Zbignew Boniek
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Nazionalità |
Polacca |
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Ruolo |
Attaccante |
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Venuto in Italia nel |
1982 |
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Notorietà |
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Rendimento |
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Maglie |
Juventus, Roma |
Edit 9/91
Fortissimamente voluto da Boniperti, lo prelevarono dal W. Lodz a mezzo della Fiat che lo pagò (forse qual segno del destino) con camion e trattori.
Molto fece anche in Italia, ma ben di più avrebbe potuto fare, anche se con la maglia bianconera vinse due scudetti, una coppa delle Coppe, una coppa dei Campioni, una coppa Italia e il Mundialito di berlusconiana invenzione.
Contropiedista di potenza devastante, quando calava le corna a terra e, quale ottuso bufalo, caricava, i casi quasi sempre erano i seguenti due:
- o inciampava nel pallone dentro l’area avversaria, e in tal caso era rigore;
- o vi inciampava più o meno fuori nel qual caso era punizione.
In questo consisteva il suo compito, e, occorre riconoscerlo, raramente tornava a mani vuote, i suoi piedoni mulinanti avessero spinto la canonica sfera di cuoio, un’anguria o anche una palla da cannone.
Alle trasformazioni poi provvedevano, con esemplare ispirazione e mirabile efficacia, Michel Platini e il suo destro cartesiano.
Era, il simpatico Zibì, un elemento che poteva dare il meglio in quegli ampi spazi che nei tornei di coppa l’insipienza tattica delle straniere e l’oculato raziocinio trapattoniano solitamente gli offrivano.
Mentre nelle vicende del campionato nostrano, dove la sagacia tattica delle avversarie e il rango costringevano la Juve a condurre il gioco, si smarriva, intrattenendo col pallone un rapporto di drammatica conflittualità ed avendo – come posso dire? – una scatola cranica portata più alla procreazione che alla speculazione, più al coito che al cogito a volere essere più assonanti e meno raffinati.
Croce e delizia della tifoseria, l’Avvocato Agnelli con felicissima ispirazione lo battezzò "bello di notte", del che il nostro, presuntuoso e imprudente come que’ suoi connazionali che avevano preteso di fermare i tanks di Guderian con le sciabole, ebbe pubblicamente a lagnarsi.
Dopo la parentesi romana – dove non vinse nulla -, appesi al chiodo gli scarponi, intraprese con immutata fiducia e rinnovate speranze la carriera di allenatore.
Nelle Puglie, precisamente. Ove non glie ne è andata bene una e dove ha fallito senza nemmeno avere avuto il tempo di riuscire a capire il perché e il per come.
Al riguardo il cronista non può tacere come egli (il buon sangue polacco non mente mai), trovandosi con la squadra in una delle consuete ultime spiagge abbia ritenuto salvifico e risolutivo costringere la compagnia:
a): non ai soliti ritiri;
b): non a raddoppiate porzioni di giri di campo;
c): non ad ore ed ore di lavagna;
d): nemmeno ai silenzi stampa, alle multe o alle torture;
e): nemmeno all’ergogenia medicamentosa, risorsa opinata anche a li
maggiori nostri.
Diavolo di un polacco, se li portava tutti in chiesa se li portava! E guai a chi non si prendeva l’ostia!
"Merde!" avrebbe esclamato Michel Platini, seppellendolo sotto una gran risata.
Revisione dell’aprile del 2000: Fallito come allenatore, si è dato all’ippica. Ha dei cavalli che gli corrono a Tor di Valle. Ogni tanto appare in televisione a sputare veleno contro la sua vecchia società. Probabilmente anche lui voleva la sua brava Concessionaria in Polonia.