Ruud Gullit
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Nazionalità |
Olandese del Suriname |
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Ruolo |
Attaccante |
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Venuto in Italia nel |
1987 |
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Notorietà |
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Rendimento |
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Maglie |
Milan |
Edit 9/91
Dotato di mezzi tecnici fuori dal comune, quando è in buona salute la sua potenza e il suo vigore fisico possono riuscire, spesso sono riusciti ad essere, devastanti.
E a questo punto quella intorno al suo ruolo sul campo diviene una discussione da bar o da luogo di lavoro, nel senso che in quelle giornate di grazia egli è mediano, mezzala, centravanti ed ala.
Tutto nello stesso tempo e tutti con pari grandissima efficacia.
Nei colpi di testa s’impenna a due metri; la palla, pur non essendo in questo infra i primissimi, sa trattarla su livelli superiori alla media e quando parte in progressione (a parere mio il suo posto è proprio sulla fascia destra in modo da farlo partire da lontano, ma senza chiedergli di seguire l’avversario) è infrenabile.
Solo che ha le ginocchia di vetro e da due anno ormai è più assiduo in infermeria che sul terreno di gioco.
Ma nel suo primo anno in Italia fece vedere cose così grandi che al Milan – che è una società dove meno che nelle altre si indulge ai sentimenti – sperano ancora, sperano sempre, che ritorni ad essere quello che è stato.
Vorrei sbagliarmi, ma io non ci credo più.
E non perché, come dicono, sacrifichi con particolare trasporto e devozione a Bacco, Tabacco e Venere (se non fosse così non sarebbe Gullit), ma perché è la possente muscolatura che è logora.
Revisione dell’aprile del 2000: Tra i suoi trofei sui campi piumati la giornalista di Repubblica Liciona Granello e l’esigentissima signora Baresi, proprietaria d’uno dei migliori negozi di scarpe in Milano e (poi) mamma di un vispo e riccioluto morettino. Ma imprese memorabili compì anche a Genova (Sampdoria) nell’anno che, occorrendo proprio tutelare l’onorabilità del capitano, lì lo mandarono, ma da dove l’anno seguente dovettero riprenderlo a furor di popolo e con l’ingaggio raddoppiato.