Ian Rush
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Nazionalità |
Gallese |
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Ruolo |
Centravanti |
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Venuto in Italia nel |
1987 |
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Notorietà |
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Rendimento |
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Maglie |
Juventus |
Edit 9/91
Quando giunse in Italia – nel 1987 - era l’uomo gol più famoso d’Europa. Venne alla Juve –strapagato - al fine di sostituire nel cuore dei tifosi e dell’Avvocato, nel modo più degno, il declinato Platini.
Il trasferimento dal fortissimo Liverpool di quei tempi – allora appena squalificato dai tornei internazionali per i fatti dell’Heysel – ad una Juve divenuta povera di giocatori di classe, costituì per lui un evidente regresso, che egli, da buon inglese, accettò non certo per la gloria, o per la maggior gloria (aveva vinto, con i "reeds", tre volte la coppa dei Campioni!), ma per il tantissimo, moltissimo denaro dell’Avvocato, poor vecc.
Ma capitò nella Juve di Marchesi, che solo il razzista Brera s’ostina a ritenere un grande tecnico.
Era una delle più grigie e deludenti Juventus che si siano mai viste. Pavida, prudente, incapace di armarlo.
Mentre il problema, con un Rush lì davanti, era uno soltanto: fargli arrivare palloni più che fosse possibile, preferibilmente dai lati. Ché a metterli dentro ci pensava lui.
Ne mise dentro dieci o undici, in quel campionato 1987/88, e non è che glie ne fossero arrivati molti di più!
L’anno dopo ritornò al Liverpool senza troppo rimetterci e senza avere imparato una sola parola d’italiano, mentre tutti, qui in Italia, gongolavano per il fallimento d’un sì grande campione.
Ma non è vero che abbia fallito.
Si pensi a cosa avrebbe fatto se avesse potuto giovarsi, mettiamo, d’un Hassler a destra e d’un Caniggia a sinistra!
Revisione dell’aprile del 2000:
Nulla da aggiungere o da togliere.