Alexandr Zavarov

 

Nazionalità

Sovietica (Ucraino)

Ruolo

Mezzala

Venuto in Italia nel

1988

Notorietà

* * * *

Rendimento

* * *

Maglie

Juventus

 

Edit 9/91

 

Ovvero storia di un fallimento annunciato. Perché Sacha Zavarov, regista e leader della fortissima Dinamo di Kiev e della Nazionale dell’Unione Sovietica; perché Sacha Zavarov, primo sovietico ad approdare in Italia; perché Sacha Zavarov, faccia da contadino ucraino, timido ed impacciato fino al disagio, ragazzo impaurito spaesato e frastornato fino all’inverosimile, doveva necessariamente fallire. Così era scritto e così doveva essere.

E così fu. Come nel racconto di Garcia Marquez: tutti sapevano che doveva morire, tutti sapevano che era innocente, ma nessuno mosse un dito per salvarlo. Neppure il suo allenatore, preoccupato solo a cercarsi le sue personali salvezze. Non la società, non l’avvocato Chiusano, superficiali e inadeguati.

E così il buon Sacha, carattere di contadino ucraino, introverso e timido quant’altri mai, fu letteralmente lasciato sbranare da tutti i farisei, gli scribi e i publicani che affollano gli alti scanni delle nostre troppo numerose e pingui rubriche giornalistiche.

E così il buon Sacha, dopo un avvio eccellente, comprese, nonostante che non capisse l’italiano (mentre tutti protervamente pretendevano che l’imparasse in quindici giorni!) che stava diventando, era diventato, al di là dei suoi meriti e dei suoi demeriti, la comoda causa della crisi di una Juventus che monumento Zoff non riusciva a far girare.

Non gli riusciva di farla girare perché s’ostinava, e con l’andar del tempo se ne ostinò sempre di più, a far giocare lui in avanti e Rui Barros sempre più indietro.

Mauro, un mezzo giocatore di piccole virtù, né carne né pesce, che ebbe la ventura d’esserne il sostituto, fu d’improvviso cantato e decantato dal criticume ipocrita nostrano come se fosse sempre stato o fosse improvvisamente diventato un altro Cruijff, e ciò allo scopo di spezzare le gambe e il morale, sempre di più, al nostro russo, al sempre più rassegnato e silenzioso compagno Zavarov.

Anticomunisti di tutto il mondo, unitevi! Il vostro Viszinskij è quel bastardo di Paolo Forcolin. Sacha Zavarov, che gli intervistatori con perfido cinismo fin dal principio e fin’a un certo momento cercavano solo per chiedergli (stronzi malefici!) "quando finirà questa tua crisi?", o "perché continui a deludere?" (e ciò a prescindere da ciò che egli faceva sul terreno di gioco), poi, cannibali satolli e soddisfatti, lo dimenticarono.

E così il buon Sacha, timido, disciplinato, frastornato, scivolò nello sconforto e da lì immediatamente nel dimenticatoio. Tanto che – tanto per dire – quando la Juve lo scaricò, pur di fuggire dal nostro Paese, Paese di santi, di poeti, di navigatori – il Paese di Bengodi! – rifiutò le offerte del Parma per accettare quelle della povera e della più debole delle squadre francesi (il Nancy, cui lo aveva raccomandato Michel Platini):

E fece come al solito male. Perché nel buon Parma di Nevio Scala, squadra coriacea e ancora sanamente provinciale, avrebbe certamente potuto non dico convincere delle sue ragioni gli Intini e i Selva del giornalismo sportivo italiano, ma almeno mettersi in pace con i suoi scrupoli di ragazzo troppo pieno di sensibilità e troppo sprovvisto di malizia.

In campo era di una generosità estrema. Si dannava l’anima; passava sempre il pallone in velocità, era rapidissimo di gambe, ottimo nel dribbling, di fulminee intuizioni. Ma non era una punta! Non poteva ripetere – anche per mille altre ragioni – i fasti di Platini.

Non giocò male, tutt’altro. L’ho visto con i miei occhi tante volte e ho le videocassette dei campionati 88/89 e 89/90 per dimostrarlo.

Ma Giovanni Verga è morto; a chi può più interessare?

 

Revisione dell’aprile del 2000: Nulla da aggiungere o da togliere, se non che, varcate le Alpi, se n’è persa ogni traccia. Mai più sentito parlare di lui o su di lui letto un rigo. Scomparso, svanito nel nulla. Missing. Non credo ai rimorsi collettivi, sfortunato com’era probabilmente sarà finito sotto un camion.