MALEDETTO di Susanna Sarti (2005), della “Editing” di Treviso. Pagg. 188, euro 13.
 
Nota di copertina: Maledetto è un romanzo d’invenzione che sconfina nella realtà della dura vita trascorsa in un carcere dove la dignità dell’uomo viene calpestata. La sua intensa vicenda psicologica si sviluppa nel racconto di Mary e Lavia, due donne condannate a scontare una pena all’ergastolo.
Ambedue hanno ucciso per paura del dolore, distruggendo il rispetto per se stesse. Due storie diverse, con un interrogativo comune: sottrarsi alla sofferenza o abbandonarvisi ciecamente?
Tra le anguste mura di una piccola cella, segnata dal grigiore e dalla ripetizione di gesti abituali, tuttavia è ancora possibile provare dei sentimenti e intravedere le ragioni profonde delle proprie emozioni, delle proprie paure, delle proprie terribili scelte.
Se tu dovessi scegliere, preferiresti dover morire per amore o uccidere per amore”?
Questa è la domanda che un giorno Mary pone a Lavia, la protagonista.
Nessuna risposta, se non il racconto del suo racconto con Lorenzo, musicista molto più giovane di lei, al quale si abbandona senza riflettere, aspettandosi di trovare nella passione la realizzazione di un sogno.
Storia di due vite cui è stata negata la possibilità di realizzarsi pienamente, perché è mancato il coraggio di accettare la realtà, perché ognuna di loro si è arresa davanti alle difficoltà di un figlio drogato o di un amante egoista ed egocentrico.
Con questo nuovo romanzo Susanna Sarti si addentra con grande sensibilità e intuizione nei labirinti della passione e delle sue sconvolgenti conseguenze.  
 
Nota di recensione: Mi sono imbattuto in questo romanzo per puro caso, anzi per fortuna. Ero interessato a “Eros maledetto” della Levante, e per saperne di più m'ero messo a cercarlo su IBS. Per pigrizia, per abbreviar le cose, per quelle oscure circostanze che ogni tanto ci prendono la mano nella finestrella di ricerca anziché “Eros maledetto” ho digitato “Maledetto” così che m’è venuto fuori l’intero florilegio dei libri che nel titolo portano il sopradetto aggettivo. Del libro che cercavo ho trovato poco o niente, se non che, guardando appena sotto ho scorto questo titolo che mi colpì per la lancinante perentorietà. Vi entro e subito noto il buon numero di recensioni, rilevante per una scrittrice alla sua prima opera, ma sopra tutto mi strabilia la elevatissima media dei voti che i diversi lettori (vox populi, vox Dei) hanno assegnato al romanzo. Leggo uno per uno, con attenzione, i diversi giudizi, mi persuadono, il libro non costa neanche molto, decido di comprarlo. “Maledetto” è il più bel romanzo che da due anni in qua mi sia capitato di leggere, e vi assicuro che di libri io ne leggo parecchi. Ma è giusto che le ragioni di tutto quest'entusiasmo io le spieghi. Umberto Eco nella prefazione a una nuova edizione del Conte di Montecristo ha scritto che (cito testualmente) “Non conta se un romanzo è scritto male o bene, conta se è una macchina per produrre agonia (nel lettore)”. Fermo che l’agonia cui si riferisce l'insigne professore non è lo stato di pre-morte quanto la lotta (appunto da agòne) di diversi o contrapposti sentimenti, vengo a dirvi che questo romanzo della signora Sarti non soltanto ha suscitato in me le vivissime emozioni tanto attese e proclamate dal professore Eco, ma che è scritto in un italiano limpido e perfetto, che i caratteri dei personaggi appaiono sempre veridici, credibili e ben disegnati e che (spazio tiranno!) la narrazione ha la concinnità dei ultimi quartetti beethoveniani: lucida follia inquadrata in un impeccabile formalismo classico.
 
8 febbraio 2006