MORTI SENZA TOMBA e LE MANI SPORCHE, drammi di Jean Paul Sartre (1949) Edizioni Mondadori.

Nota di copertina: Entrambi scritti nell’immediato dopoguerra, "Morti senza tomba" e "Le mani sporche" rappresentano una felice sintesi di tutto il pensiero filosofico di Sartre: libertà, scelta, responsabilità sociale. Il primo è ispirato alla Resistenza francese; un gruppo di partigiani attende di essere torturato, l’orgoglio di una volontà libera e fiera consentirà loro di resistere fino a quando il diritto alla vita non si imporrà come unica, fondamentale verità. "Le mani sporche", rappresentato per la prima volta nel 1948 e in seguito ritirato dall’autore per le clamorose polemiche suscitate, è il dramma di un giovane intellettuale e del suo intimo contrasto tra la rigorosa aderenza a una scelta ideologica e i compromessi imposti dalle necessità politiche contingenti.

Nota di recensione: Avevo incocciato questi due drammi da giovane, quasi ancora ragazzo, e di Le mani sporche me ne ero appassionato, come comunista stalinista e come intellettuale, e già allora avevo dato ragione ad Hoederer (nel prosieguo con Sartre non ebbi più tanta fortuna: la "Nausea" non fui capace di finirlo, "I sequestrati di Aaltona" non mi riuscì di capirlo). L’ho voluto rileggere perché recentemente ho avuto la fortuna di poterlo rivedere in televisione, nell’eccellente allestimento datogli da Elio Petri, con le superbe interpretazioni di Giovanni Visentin (poi ispiegabilmente scomparso dalla circolazione) e di Marcello Mastroianni. Vorrei consigliarne la lettura e subito dopo la visione a tutti. Io dispongo e del libro e della videocassetta.

14/3/98