L'AVARO, di Molière. 1668, Edizioni Newton-Compton.

Nota di copertina: Questa commedia è indubbiamente fra le più famose di Molière. "L'Avaro, in cui il vizio distrugge ogni pietà che unisce il padre al figlio, è di una straordinaria grandezza e giunge a un alto livello di tragicità": anche Goethe al pari di tanti altri critici leggeva, dietro l'apparente comicità di Arpagone, il più ossessionato e ossessionante dei grandi protagonisti del teatro molieriano, il dramma di un uomo vittima di se stesso prima che delle vittime delle proprie angherie. Soppresso ogni sentimento umano tranne l'avarizia, odiato persino dai propri figli, questo personaggio, ispirato all'Aulularia di Plauto, continua ad essere uno dei più celebri ed amati del commediagrafo francese.

Nota del recensore: L'impostazione, gli schemi, il dipanarsi delle situazioni, l'obbligo del buon finale, il teatro stesso, tutto ciò è troppo distante da noi moderni, dai nostri gusti, dalle mie abitudini. Non ci ho provato gusto; letterariamente parlando preferisco di gran lunga il Grandet di Balzac (nel quale, presso a morire, il crocifisso dorato desta un ultimo lampo di cupidigia).

L'odio dei figli al padre per il denaro, tutto sommato allora non si spingeva all'assassinio.

16 ott. 94