LA BANDA AMADEUS, di Anthony Burgess (1991) Edizioni Bollati Boringhieri

Nota di copertina: Il bicentenario della morte di Mozart è avvenimento che non può passare inosservato neppure nella beata comunità dei santi che si raccoglie in paradiso. La corte dei divini musicisti è così tutta in fermento per l’organizzazione di un degno omaggio al supremo genio musicale. Con la regia, nientemeno, del "diabolico" Burgess, ammesso in cielo in grazia della sua sconfinata curiosità intellettuale. Mossa dalle sue mani giocose, forse impazzite, una giostra da capogiro dissolve ed accavalla i tempi storici, increspa l’immobile quiete dal paradiso con l’eco terrena dei cannoni di Saddam Hussein, proietta sulla scena, immersi in conversazioni tra ilare e cogitabondo, i grandi creatori del passato: Beethoven e Prokofiev, Wagner e Mendelsson, Rossini e Berliotz, Schonberg e Gerswhin. E tra un dialogo e l’altro, come in uno spettacolo di fuochi d’artificio, la celebrazione esplode moltiplicandosi in una serie di vertiginose invenzioni, trionfo dell’intelligenza divertita e dissacrante di Burgess: il libretto di un’opera buffa che condensa la biografia del "figlio di Dio"; la sceneggiatura di un film popolato da uno stuolo di suoi contemporanei più o meno maltrattati dalla storia; un saggio di dialettica schizofrenica nella conversazione di Anthony e Burgess; uno spericolato tentativo di tradurre in parole la sinfonia n. 40 di Mozart.

Altrettanti frammenti di un funambilismo "pastiche" da cui irrompe il ritratto scanzonato, fuori da retoriche celebrative, di un Mozart ribaldo e ciarliero, sempre pronto a far risuonare su tutto e tutti la sua risataccia di fanciullo divino. Maschera ludica dietro la quale l’illusionista Burgess svela una trama di ponderose questioni: la semantica musicale, il nesso musica-letteratura, la rete di relazioni tra arte, pubblico e sistema, il senso ideologico, politico e sociale della musica, il suo rapporto con le culture nazionali.

Nota di recensione: Non si sa proprio cosa scrivere più su Mozart! Anche questo costoso libello (150 lire a pagina, mentre un prezzo onesto non dovrebbe superare le 100 lire) annaspa nel vuoto, attaccandosi alla ormai frustra trovata dell’invidia (il titolo originale, giocando sul doppio significato del nome, è Mozart and the Wolf Gang e i lupi sarebbero proprio i suoi biliosi colleghi). Ma quella dell’invidia è una storia vecchia, risale a Puskin, è oltretutto è stata già magnificamente sfruttata da Schaffer e da Forman. La verità vera è che, almeno fino a quando non se ne comprenderà il mistero, sulla musica di Mozart sarà difficile scrivere qualcosa di serio. Il mistero sta nel fatto -come ha acutamente intuito il maestro Sinopoli- che non si riesce a comprendere come detta musica ci giunga alle orecchie stranamente asimmetrica per divenire, immediatamente dopo, nel "compos" cerebrale, perfettamente simmetrica.

18/11/95