Jane Eyre di Charlotte Bronté (1848).
 
L’edizione che ho letto porta una breve nota di copertina priva di significato; così che per offrirne ai miei lettori una un po’ meglio articolata copio e incollo dal Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi:
 
Romanzo dl Charlotte Bronté(1818-1855), pubblicato nel 1847 con lo pseudonimo di Currer Bell. La protagonista, Jane eyre è una povera orfanella che, dopo aver trascorso la sua fanciullezza in un triste asilo di Lowood, entra come governante in casa Rochester. La piccola governante dignitosa e bruttina attira l’attenzione del padrone di casa
che le concede dapprima sua stima e la sua fiducia e poi si innamora di lei. Ma quando essi stanno per unirei in matrimonio si scopre che Rochester è già sposato; la moglie è pazza furiosa ed egli la tiene nascosta in casa sua. Rochester supplica allora Jane di fuggire con lui in un luogo appartato dal mondo, ma questa, sopraffatta dalla tremenda rivelazione, si allontana dalla casa di lui e viene raccolta svenuta nella landa e curata dal pastore Giovanni Rivers e dalle sue due sorelle. Sta quasi per acconsentire a sposare il reverendo Rivers quando, una notte, le sembra di sentire la voce di Rochester che la chiama. Saputo che egli ha perduto la vista nel vano tentativo di salvare la moglie da un incendio che ella aveva appiccato alla casa, Jane accorre a lui e lo sposa.
Questo romanzo, il primo pubblicato da Charlotte Bronté, uscì quasi contemporaneamente alle opere delle sue due sorelle, anch’esse scrittrici, Agnes Grey di Anne e Cime tempestose di Emily, e incontrò un così vivo successo che l’opera, ben più possente e originale di Emily passò quasi inosservata e fu trascurata dai contemporanei. L’eccessiva drammaticità e 1a morbosa ricerca del sensazionale che si notano nell'opera, spiegano la grande popolarità di cui essa godette fin da principio, ma ne appaiono oggi il lato meno persuasivo. L'arte sicura e delicata con cui la Bronté sa presentare i sentimenti dei suoi protagonisti, e in particolar modo l'amore ardente e devoto di Jane, costituiscono il pregio maggiore del romanzo.
 
Nota di recensione: Il classico romanzo dell’ottocento inglese dove povero e di flebile voce è il bene e invece feroci e tenaci sono la crudeltà degli umani, ma dove, alla fine, demiurgicamente, il bene finisce sempre per trionfare sul male, così che le cose sempre s’aggiustano, chi deve ammaritarsi s’ammarita, chi deve ammogliarsi s’ammoglia e tutti diventano ricchi, restando perennemente contenti e innamorati (senza cessare di essere, si spera, anche giusti e generosi). Quindi opera sommamente prediletta da giovani sognatrici, da parrucchierine alle prime armi, da sartine con poco lavoro e da chiunque ancora  creda a Babbo Natale e ai Principi Azzurri & Danarosi (le maiuscole e le congiunzioni sono d’obbligo).
Io che invece credo alle Fate Turchine aspetterò che una di queste mattine venga a svegliarmi con un tenero bacio la deliziosissima bruttina Charlotte Gainsbourg, protagonista nel 1995 d’un film che della vicenda trasse quel noto ortaggio della famiglia delle ombrellifere dalle proprietà emmenagogene chiamato Franco Zeffirelli che molto mi piacque (il film, non l’ortaggio).
 
15/8/06