IO NON HO PAURA di Niccolò Ammanniti (2001) Einaudi - pagg. 219. euro 9,00.

Nota di copertina: Dopo 'Ti prendo e ti porto via', Niccolò Ammaniti in questo romanzo va al cuore della sua narrativa, con una storia tesa e dal ritmo serrato, un congegno a orologeria che si carica fino a una conclusione sorprendente: e mette in scena la paura stessa. Michele Amitrano, nove anni, si trova di colpo a fare i conti con un segreto così grande e terribile da non poterlo nemmeno raccontare. E per affrontarlo dovrà trovare la forza proprio nelle sue fantasie di bambino, mentre il lettore assiste a una doppia storia: quella vista con gli occhi di Michele e quella, tragica, che coinvolge i grandi di Acqua Traverse, misera frazione dispersa tra i campi di grano. Il risultato è un racconto potente e di assoluta felicità narrativa, dove si respirano atmosfere che vanno da Clive Barker alle Avventure di Tom Sawyer, alle Fiabe italiane di Calvino.
La storia è ambientata nell'estate torrida del 1978 nella campagna di un Sud dell'Italia non identificato, ma evocato con rara forza descrittiva. In questo paesaggio dominato dal contrasto tra la luce abbagliante del sole e il buio della notte, Ammaniti alterna a colpi di scena sapienti, la commedia, il mondo dei rapporti infantili, la lingua e la buffa saggezza dei bambini, la loro tenacia, la forza dell'amicizia e il dramma del tradimento. E insieme tratteggia un indimenticabile campionario di adulti. Romanzo della scoperta di sé attraverso un rischio estremo, e la necessità di affrontarlo, 'Io non ho paura' diventa un addio struggente all'età dei giochi e dello stupore, all'energia magica che ci fa lottare contro i mostri. E si insinua sotto pelle in ciascuno di noi, come una tenera pugnalata nel petto.

Nota di recensione: Non amo i ragazzini, né li capisco, però so che vanno forte. Soprattutto negli scaffali dei supermercati. Ammanniti ammicca a Stephen King, e dipana il gomitolo narrativo con molta destrezza. Con uno stile coinvolgente e scorrevole conferisce alla lettura una semplicità coerente con le aperture mentali (credo, mi pare) del piccolo Michele. E dà alla storia, come il buon King comanda, la esatta struttura di una sceneggiatura da film.

Basterà che trovino gli interpreti giusti (ce ne sono a centinaia) e per un paio d'anni non ce lo togliamo più dai piedi, né noi e né gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado.

25/3/03