Il Papa, di Joseph de Maistre (1819) – edtore Rizzoli (Bur), pagg. 444, lire 18.000
Nota di copertina: Presentare oggi un’opera come "Il Papa" di Joseph de Maistre può sembrare provocatorio. La sua fama di "classico del pensiero reazionario" non gli ha giovato, né ha giovato al suo autore, considerato emblematicamente uno dei maggiori rappresentanti della Restaurazione e quindi tenuto ai margini del pensiero liberale e quindi trascurato, se non ignorato, nel dibattito della cultura di sinistra. In realtà De Maistre, per la sua posizione anti-illuministica, legata ad un rigorismo cattolico che suggerisce a Carlo Bo di avanzare nell’Introduzione un parallelo con i giansenisti, si fa interprete, dalla lontana Pietroburgo, di quell’inquietudine serpeggiante in Europa che sfocerà nel Romanticismo. Il suo contributo alla cultura romantica è dato dall’alto concetto della storia intesa come tradizione e conservazione dei valori morali, religiosi e politici. In tal senso "Il Papa" è venuto acquisendo con il tempo un valore diverso, non più legato alla contingenza del momento. Giustamente Bo ricorda al lettore che non deve cercare "In quest'opera di De Maistre l’immagine cristiana del Papa ma soltanto l’idea che il grande scrittore si faceva dell’ordine e della stabilità del mondo. Il Papa per De Maistre era un simbolo, più che il rappresentante del Cristo era il modello – l’unico – della continuità del potere concesso da Dio agli uomini…". La nuova Chiesa post-conciliare può avere attenuato la rigidità di certe sue manifestazioni, ma non è mutato il pensiero di cui De maistre si era fatto campione.
Nota di recensione(utilizzo una nota che in accompagno al libro ho inviato a chi me lo ha prestato):
Caro Renato,
ti restituisco con il ritardo dovuto al fatto che non ho saputo sottrarmi al piacere di leggerlo per intero, anziché limitarne la letture alle sole 100 pagine che trattavano del de Maistre, "Il legno storto dell’umanità" e i due volumi che mi imprestasti a soddisfo del mio desiderio di approfondire la conoscenza dell’elogiatore del boia e devoto al papa signor Joseph de Maistre, ambasciatore del re del Piemonte alla corte di San Pietroburgo (lo sai che la municipalità di Torino non gli ha dedicato una strada?) e strenuo difensore dell’ancièn regime.
Ti dico subito che il saggio di Berlin, che vale tanto oro quanto pesa, mi è stato di grandissimo aiuto in siffatto progredire. Mi è servito ad arrotondare i concetti, a puntualizzare le impressioni, a correggere gli errori che mi ero fatto a leggere e Le considerazioni sulla Francia e, soprattutto, Il Papa.
Come quello, per esempio, di darlo per un forsennato papista. Io lo definirei piuttosto "papista disperato ", perché a me il suo papismo, o neoguelfismo che dir si voglia, appare funzionale al suo progetto di "società virtuosa" (ognuno di noi ha il diritto di immaginarsi la società che meglio gli aggrada; lo fanno anche i presidenti degli Stati Uniti…) perché – pensa il de Maistre - solo il più assoluto dei sovrani (da "ab solutus", sciolto da vincoli) può esigere la più assoluta delle ubbidienze, una ubbidienza irrazionale e quindi perfetta.
La disciplina e il rispetto delle regole devono essere assoluti. Che magari si discuta, purché quando s’ha deciso qual partito prendere non si discuta più e non si sgarri (questo sto aggiungendolo io, vetero-comunista nostalgico del togliattiano centralismo democratico). Perché l’ubbidienza, come ogni cosa, se non è assoluta non è perfetta. E fuori dall’ubbidienza, fuori dalla disciplina, fuori dal rispetto delle regole, senza il rigore, il rigore, il rigore formale da cui discende il rigore morale, non c’è famiglia, non ci sono né lo Stato e né la Società (le maiuscole sono d’obbligo).
Può darsi che, come Pirandello e me, il de Maistre pensasse che non esista una sola verità e ne esistano cento, centomila o tante quante sono le teste che camminano sul mondo. E poiché il pensare di poterle mettere tutte in armonia è cosa da matti o di filosofi, egli disperato si sia rivolto al papa come ai tempi della tragedia greca ci si rivolgeva al Demiurgo. Non si può dare una spiegazione a tutto, non si può dare ragione a tutti (mi piace pensare che il d. M. che temesse che un giorno questo bel tempo sarebbe arrivato e sarebbe diventato regola), quindi il Papa, il Papa che è giusto per antonomasia e infallibile per volontà divina. Solo Lui può autorevolmente imporsi ai re, dirimere le questioni, cassare le controversie, punire i rei.
Il nome del de Maistre è noto a pochissimi eruditi (inter quos tu, caro Renato, e vivamente me compiaccio quale ennesimo o ulteriore segno della tua brillantissima cultura); le sue opere giacciono sotto i cumuli di macerie sovra i quali chi da mezzo secolo in qua scrive i libri di storia ha piantato la bandiera della democrazia. Perché solo la democrazia favorisce la libera circolazione delle idee e, soprattutto, delle merci.
Ti ringrazio di nuovo, salutandoti con il consueto affetto e aumentata stima.
A presto.