I DELITTI DI VIA MEDINA–SIDONIA DI Santo Piazzese (1996) – Sellerio editore.

Nota di copertina: "I sani, buoni, misteriosi delitti, che gli mancano tanto; quelli che rendono vivibili tutti i paesi civili di questo mondo. Quelli con un bel movente, quelli da scavarci dentro, come Maigret, come Marlowe, o – più realisticamente – come don Ciccio Ingravallo, per arrivare infine ai meccanismi elementari della psiche. Da noi, però, c’è la mafia che oscura tutto, e non concede ad un detective brillante alcuna possibilità di uscire dalla routine" Ma il delitto, il duplice delitto che insanguina a Palermo, nei giorni del pieno scirocco, i giardini botanici, è di quelli sani, buoni e misteriosi: senza mafia, radicato invece in una complicanza annosa di gelosie e inconfessabili colpe, in un ambiente di ozi e di stranezze universitarie. Conduce l’indagine una specie di prototipo palermitano, colto e nullafacente, raffinato e sensuale, ironico e sentimentale, così simile – per chi conosce Palermo – a una visione sprovincializzata e moderna dei siciliani-dei di cui diceva il principe Fabrizio del Gattopardo (o a un miscuglio meridionale di Marlowe e Philo Vance). Ed è questo suo senso metastorico di superiorità che gli consente di condurre l’indagine con la facilità, e la felicità, di chi insegue un ritmo. Un blues palermitano.

Nota di recensione: E’ l’opera prima di uno scrittore dilettante e come tale porta i vizi delle applicazioni eccessivamente pensate. Vi risalta, nel complesso, un eccesso di cerebralismo, di elaborazione, di ricercatezza nonché una insopprimibile tendenza dell’autore all’autoreferenzialità (che comunque non nuoce alla simpatia del protagonista) e un eccesso (affatto gradevole) di citazioni colte che rendono il prodotto, da buona opera prima d’un dilettante, un po’ barocca. Tuttavia la storia la si legge bene, la trama la si segue senza difficoltà e quando lo si deve posare, il libro, lo si posa mal volentieri. E il congegno narrativo (si tratta di un classico giallo dove il colpevole come nei vecchi gialli d’una volta lo si scopre solo nelle battute finali, raccogliendo, i lettori più attenti e il nostro intraprendente epigono di philiph marlowe, indizi di leggero spessore che l’autore ha qui e lì con consumato mestiere disseminato), e la stessa trama, in uno scenario non consueto situato ai margini del mondo accademico, non ci è apparso né banale e nemmeno troppo improbabile. Un ultimo pregio, massimamente rimarchevole nei tempi che corrono, è che da nessuna parte vi spira, nelle volute della articolata narrazione, il fastidioso olezzo della pornografia, egregiamente sostituita da una mediterranea e pur gentile (o per questo gentile, comunque suggestiva) sensualità per il piacere del bon vivre, del bon mangèr, del bon pènser che fa del protagonista un personaggio che vorremmo volentieri rivedere.

(G.B.) 29/6/2001

 

 

Il 1 luglio 2001 regalato a mio cugino Piero, con la seguente dedica:

Al mio "prezioso" cugino, nel 45° suo anno di grazia, per leggerlo sotto il mitico "cinzu" dell’agro calascibettese, con l’augurio di ripeterci, e continuare a scherzare, almeno fino al 90° e nei tt.ss. (con golden gol).

1/7/2001

Ps: al di là delle micidiali buone intenzioni mi riesce sempre assai difficile (acquistare e) regalare un libro senza (prima) leggerlo. Per cui te lo do sì defoliato della carta di avvolgimento esterno del signor Vittorio Giovannacci emerito libraio pontremolese ventende in Biella, ma impreziosito della mia immancabile recensione.

Giampiero