I BUDDENBROOK di Thomas Mann (1900) Mondadori - pagg. 710. Lire 15.000.

Nota di copertina: Primo romanzo di Thomas Mann, I Buddenbrook (1901) – storia dell’ascesa e del tramonto di una famiglia dell’alta borghesia mercantile attraverso l’arco di quattro generazioni – ottenne un vasto successo, che fece conquistare al giovane scrittore la notorietà presso il pubblico e la critica. Quest’opera raccoglie l’eredità dei grandi romanzi ottocenteschi, e sia per il contenuto che per l’impostazione stilistica ne costituisce una suprema sintesi e insieme un superamento; nel cogliere i primi segni di un progressivo sgretolamento dei valori borghesi della sicurezza e della rispettabilità, Thomas Mann anticipa le contraddizioni e le incertezze della nostra epoca, di cui si rivela interprete e protagonista tra i più lucidi e appassionati.

Nota di recensione: Qualunque pagina di questo sublime, solenne, magnifico affresco storico di 700 pagine può essere presa a campione per mostrare a chi voglia informarsene quale sia il modo più perfetto e preciso di scrivere un romanzo. La qual cosa secondo me avviene quando una data storia e le figure che la animano vengono rappresentati non solo in modo efficace e credibile, ma anche elegante, composto ed equilibrato. Senza che la cura che è giusto che si dia ai particolari porti alla ridondanza o, al contrario, il timore di cadere nella sovrabbondanza porti alla vaghezza e all’imprecisione. Questo è, nella sua piena sostanza estetica, I Buddenbrook. E stupisce, meraviglia – e io personalmente non me ne capacito – che Thomas Mann abbia iniziato a scriverlo che aveva appena 27 anni e lo abbia dato alle stampe che ne aveva soli trenta. Il Mann maturo ha dato al mondo capolavori di intensa complessità, mai più però, secondo una mia profonda convinzione, un’opera altrettanto perfetta, intangibile, perfetta nel senso classico come I Buddenbrook.

Il leggerlo o il rileggerlo mi procura nell’animo le stesse ineffabili sensazioni che l’ermo colle e "quella" siepe procuravano al Leopardi. Io, seduto in cima a questo limpido e sublime capolavoro, mi proietto con la fantasia in quella Lubecca del XIX secolo che, puritana, protestante e virtuosa, aspirava fortemente alla perfezione. O quantomeno alla perfezione formale che della perfezione tout court è il lato distintivo e probabilmente la porzione più difficile da conseguire.

Inserisco, a beneficio del lettore che non conosca Thomas Mann, un brano del romanzo. Indeciso a lungo per imbarazzo di scelta, alla fine ho preferito le quattro pagine nelle quali Antonie, che pur se donna in quella peculiare ed esclusiva società è di quella ricca famiglia l’orgoglioso araldo, confida all’amica Ida i suoi timori alla vigilia del giorno che potrebbe portarla al secondo matrimonio e, soprattutto, fuori di quel mondo. Non ho scelto questo brano per la chiarezza descrittiva, né per l’acutezza con la quale Mann rende la complessa psicologia della giovane donna, poiché ogni altra pagina vi si sarebbe prestata altrettanto bene. L’ho scelta perché nella confessione di Tony risalta - luccicante, intangibile, intero - l’orgoglio della appartenenza ad una classe sociale prediletta da Dio ed invidiata dagli uomini. Quella che, secondo il pensiero riformato, l’Altissimo premia col successo negli affari.


Parte sesta, capitolo quinto:

Le tendine verdi nella camera della signora Grünlich al secondo piano erano leggermente mosse dal tepido respiro di una limpida notte di giugno, poiché le finestre erano aperte tutte e due. Sul tavolino da notte, di fianco al letto col baldacchino, ardevano in un bicchiere, sopra uno strato d'olio che a sua volta nuotava sull'acqua con cui il bicchiere era riempito fino a meta, alcuni stoppini che diffondevano nella stanza e sulle poltrone rigide, i cui cuscini erano protetti da fodere di tela grigia, una luce calma, debole e uniforme. La signora Grünlich era coricata, la bella testa affondata nei cuscini morbidi orlati di larghi volanti di merletto, le mani giunte sulla trapunta. Ma i suoi occhi, troppo pensierosi per chiudersi, seguivano i movimenti impacciati d'un grosso insetto dal corpo allungato che girava con molta costanza, e con milioni di vibrazioni silenziose delle ali, intorno al bicchiere luminoso. Alla parete accanto al letto, fra due vecchie incisioni in rame, due vedute della citta medioevale, si leggeva questa sentenza dentro una comice: 'Affida al Signore il tuo cammino!". Ma è forse confortante giacere in letto a mezzanotte con gli occhi aperti e dover risolversi da soli, senza il consiglio di nessuno, a decidere della propria vita con un si o con un no, e non solo questo?

C'era un grande silenzio. Solo la pendola faceva tic-tac e ogni tanto dalla stanza attigua, separata da quella di Tony solo mediante le portiere, si udiva la signorina Jungmann che si raschiava in gola. Là era ancora accesa la luce. La fedele prussiana era ancora seduta sotto il lampadario alla tavola per stirare, e rammendava calze della piccola Erika, della quale si poteva udire la respirazione tranquilla e profonda, poiché ora la bimba abitava nella Mengstrasse, dato che le allieve di Sesemi Weichbrodt avevano le vacanze estive.

La signora Grünlich si sollevò un poco sospirando e si sorresse la testa con la mano:

"Ida?" chiamô con voce sommessa. "Sei ancora costì a rammendare?"

"Si si Tony, figlia mia" fu la risposta di Ida. "Dormi pure, domattina dovrai alzarti presto e non avrai riposato abbastanza. "

"Va bene, Ida. Dunque mi svegli aile sei?"

"Aile sei e mezzo bastera, figlia mia. La carrozza è ordinata per le otto. Dormi pure: cosi sarai piu fresca..."

"Oh, non ho ancora chiuso occhio! "

"Ahi, Tony, non sta bene. Non vorrai mica venire a Schwartau col mal di testa? Bevi sette sorsi d'acqua, voltati sul fianco destro e conta fino a mille..."

"Senti, Ida, fammi il piacere, vieni un po' qua! Non posso dormire ti dico, devo pensare a tante cose che la testa mi fa male... Vedi, mi pare di aver la febbre, e poi mi dà noia lo stomaco; o forse è l'anemia che mi fa gonfiare e battere le vene alle tempie; sono cosi piene che mi dolgono, ma questo non esclude che al cervello affluisca troppo poco sangue..."

Si udi spostare una sedia, e la figura grossa e robusta di Ida Jungmann comparve fra le portiere nel suo schietto e antiquato abito color marrone.

"Corne, come, Tony? La febbre? Fammi sentire, cara... faremo una piccola compressa..."

E con quei suoi passi lunghi, rigidi, quasi virili, si avvicinò al canterano, ne prese un fazzoletto, lo immerse nel catino, ritornò vicino al letto e lo posò cautamente sulla fronte di Tony passandovi poi le mani per lisciarlo.

"Grazie, Ida, sento che mi fa bene... Cara vecchia Ida, siediti un momento qui con me sulla sponda del letto. Capisci, non posso fare a meno di pensare continuamente a domani... Non so che cosa fare. Ho una gran confusione in testa."

Ida si era seduta accanto a lei, aveva ripreso l'ago e la calza tesa sulla palla da rammendo, e mentre chinava la testa grigia e seguiva i punti con gli occhi castani e instancabili disse: "Credi che farà la domanda, domani?".

"Certamente, Ida. Non c'e dubbio. Non si lascerà scappare l'occasione. Ti ricordi Clara? Anche lei durante una gita cosi... Io potrei evitarlo, capisci? Potrei stare insieme con gli altri e non lasciarlo avvicinare. Ma allora tutto finisce. Lui parte posdomani, cosi ha detto, e se domani non se ne fa nulla non sarebbe decente che rimanesse più a lungo. Domani si deve, si deve decidere... Ma se fa la domanda, che cosa devo rispondere, Ida? Tu non hai mai avuto marito e perciò non conosci veramente la vita, ma sei una donna onesta, hai la tua intelligenza e hai quarantadue anni. Non sapresti consigliarmi? Ne ho tanto bisogno."

Ida lasciò cadere la calza in grembo.

"Oh, Tony, anch'io ci ho pensato molto. Ma, cerca cerca, ho trovato soltanto che non c'e nessun consiglio da dare, cara figliola. Infatti lui non può andar via senza aver parlato con te e con la tua mamma e se non volevi, dovevi mandarlo via prima..."

"Hai ragione, Ida; ma non potevo farlo perché ci si deve pure arrivare! Penso continuamente: posso ancora tirarmi indietro?, ancora non è troppo tardi! E sto lì, a torturarmi il cervello..."

"Gli vuoi bene, Tony? Dillo onestamente. "

"Si, cara. Mentirei se dicessi il contrario. Non è un bell'uomo, ma questo non conta nella vita; è profondamente buono e, credi pure, incapace di commettere una cattiveria. Quando penso a Grünlich... Dio mio, diceva sempre di essere attivo e svelto e mascherava perfidamente le sue mariolerie. Permaneder, vedi, non è così. E’, si direbbe, troppo amante delle comodita e prende la vita troppo alla buona perché possa essere cattivo; d’altro canto questo è un rimprovero che gli si può fare, perché certamente non diventerà milionario e credo che abbia un po’ la tendenza a lasciar correre e a tirare a campare, come dicono laggiù… Devi sapere che laggiù sono tutti cosi, e questo è il punto di cui volevo parlarti. A Monaco infatti, in mezzo ai suoi pari, fra persone che erano che erano corne lui e parlavano come lui, lo amavo addirittura: tanto mi sembrava caro, buono e cordiale. E notai subito che la cosa era reciproca: forse contribuiva il fatto che egli mi considera ricca, più ricca, temo, di quel che sono, poiché la mamma, corne sai, non può darmi molto… Ma questo, sono persuasa, non sarà un ostacolo per lui. Non credo che aspiri gran che al denaro… Insomma, che cosa volevo dire, Ida?"

"A Monaco, Tony; qui invece?"

"Gia, qui, Ida. Hai capito che cosa intendo. Qui, tolto dal suo ambiente vero e proprio, in mezzo a persone che sono tutte diverse da lui, piu rigide, più dignitose, più ambiziose… qui, dirò quasi che spesso mi vergogno di lui, sì, te lo confesso, Ida, proprio onestamente; mi vergogno per lui, benché sia probabilmente una mia cattiveria. Vedi, qualche volta commette errori di grammatica: laggiù accade spesso. Ida, capita anche alle persone più colte, quando sono di umore gaio, e non fa male a nessuno, non costa niente e passa inosservato e nessuno si stupisce.

Qui invece la mamma lo guarda di sbieco, Tom alza un sopracciglio, lo zio Justus si dà uno scrollone e sta per scoppiare a ridere al modo dei Krôger, Pfiffi Buddenbrook lancia un'occhiata a sua madre o a Friederike o a Henriette, e allora mi vergogno e mi vien voglia di scappare e non so immaginarmelo corne marito..."

"Va là, Tony, con lui dovrai ben vivere a Monaco."

"Questo e vero, Ida. Ma ora viene il fidanzamento che bisognera festeggiare, e se dovessi continuare a vergognarmi davanti alla famiglia, ai Kistenmaker, ai Môllendorpf e a tutti gli altri perché è cosi poco signore... Oh, Grünlich era più distinto, ma in compenso era nero di dentro, corne deve aver detto a suo tempo il signor Stengel. Ida, mi sento girare la testa. Fammi il piacere, rinnova la compressa... Infine ci si deve arrivare" riprese poi a dire con un respiro di sollievo per la compressa fredda. "Quel che conta in primo luogo è che io trovi da sistemarmi e non debba gironzolare più da divorziata. Oh, Ida, quante volte ripenso ai giorni in cui Grünlich comparve per la prima volta e mi fece quelle scene... un vero scandalo, Ida!... E poi Travemünde, gli Schwarzkopf..." e mentre parlava lentamente, i suoi occhi sognanti fissavano il punto rammendato della calza di Erika. "Poi il fidanzamento e la nostra casa... Molto signorile, Ida: quando penso aile mie vestaglie... Non vivrò piu così con Permaneder; sai, la vita insegna a essere modesti... e il dottor Klaassen e la bambina, e il banchiere Kesselmeyer e poi la fine: spaventevole, tu non puoi fartene un'idea; e quando si sono fatte nella vita esperienze cosi orribili... Ma Permaneder certamente non farà porcherie; non lo credo capace, e per gli affari possiamo fidarci di lui, perché sono convinta che guadagna parecchio insieme con Noppe nella birreria di Niederpaur. E quando sarò sua moglie, vedrai, Ida, ci penserò io a farlo diventare piu ambizioso, affinché si sforzi e faccia la sua strada e faccia onore a me e a tutti voi, poiché quest'obbligo, in fin dei conti, se lo assume sposando una Buddenbrook! "

Intrecciô le mani sotto la testa e guardò il soffitto.

"Ecco, sono passati dieci anni suonati da quando presi Grünlich... Dieci anni! E ora sono di nuovo allo stesso punto e dovrei dire il mio sì a un altro. Sai, Ida, la vita e terribilmente seria. Ma c'è questa differenza: che allora si fece un gran chiasso e tutti insistevano e mi tormentavano, mentre adesso tutti se ne stanno silenziosi e trovano naturale che io dica di si: infatti devi sapere, Ida, che questo fidanzamento con Alois (ormai dico Alois perché infine ci si deve pur arrivare) non e niente di gaio o di festoso e in fondo non si tratta della mia felicita, ma soltanto di riabilitarmi aggiustando il mio primo matrimonio con questo secondo, con molta calma e giudizio, perché questo è il mio dovere verso il nome che portiamo. Così pensa la mamma, così pensa Tom..."

"Ma no, Tony! Se non lo vuoi e se lui non potrà renderti felice... "

"Oh, Ida, io conosco la vita, non sono più un'oca e ho gli occhi per vedere. La mamma... può darsi che la mamma non voglia spingermi perché sulle questioni delicate passa sopra e dice assez. Ma Tom, sì che vuole. Non verrai tu a dirmi chi è Tom! Sai come la pensa Tom? Pensa: "Chiunque! Chiunque, purché non sia del tutto indegno. Questa volta infatti non si tratta di un partito brillante, ma soltanto di riparare alla meglio lo sbaglio dell'altra volta con un secondo matrimonio". Cosi pensa. E appena arrivato Permaneder, Tom, senza dir nulla, assunse informazioni sul suo conto, stai pur tranquilla, e, poiché erano piuttosto sicure e favorevoli, per lui fu affare fatto... Tom è un cervello politico e sa quello che vuole. Chi ha buttato fuori Christian? La parola è dura, Ida, ma il fatto rimane. E sai perché? Perché comprometteva la Ditta e la famiglia, e anch'io, Ida, le comprometto secondo lui, non con parole o azioni, ma con la mia esistenza di divorziata. Questo stato di cose deve cessare e Tom non ha torto, e Dio sa che non gli voglio meno bene per questo, e confido che quest’affetto sia reciproco. In fin dei conti tutti questi anni ho sempre desiderato di rimettere piede nella vita, perché qui con la mamma mi annoio, e Dio mi punisca se questo è peccato, ma ho solo trent anni e mi sento giovane. Vedi, Ida, la vita non è uguale per tutti: tu a trent’anni avevi già i capelli grigi, è una cosa di famiglia, e tuo zio Prahl, quello che è morto di singhiozzo ... "

Quella notte Tony fece anche altre considerazioni e ripeté alcune volte "infine ci si deve pur arrivare", e poi dormì cinque ore d'un sonno placido e profondo.


8 luglio '03