HITLER, il figlio della Germania (1991) – Oscar Mondadori.
Nota di copertina: "Una biografia a un tempo rigorosa e appassionante sull’uomo politici che, col nazismo, ha tragicamente segnato un’epoca nella storia della Germania e del mondo, il Capo carismatico "eccezionale" che i tedeschi aspettavano come il "Redentore" inviato dalla Provvidenza divina, per la conquista del loro futuro e dell’Europa, dopo l’unificazione del Terzo Reich. Figlio della Germania e del suo tempo, Hitler si affermò come dittatore in una nazione sconfitta e in grave crisi economica. Interprete di una cultura tedesca che si nutriva di irrazionalismo, che odiava le dottrine illuministiche e la democrazia, e si ispirava a Spengler, Heidegger, Schopenauer, Wagner e Nietzsche, il Fuhrer sostenne l’ideologia della razza ariana pura ed eroica, che lo avrebbe portato al genocidio degli ebrei, e vaneggiò il diritto dei tedeschi all’espansionismo illimitato per una missione storica e un fatale destino. Illuso e capace di illudere, con forza magnetica, una nazione fino a condurla all’autodistruzione, bramoso di eternità e capace di costruire il proprio mito, folle, mostro o criminale, Hitler lascia ancora oggi degli interrogativi aperti."
Nota di recensione: Equilibrato e onesto, anziché non come, in questa parte di mondo, sono quasi tutte le biografie di Hitler. Ci risolvemmo ad acquistarlo incoraggiati dal sottotitolo "il figlio della Germania" che ci fece sperare che il demonizzatissimo Fuhrer, al di là del suo sanguinario fanatismo e delle sue criminali visioni pangermaniche, non vi venisse rappresentato, come ossessivamente si pretende e come siamo stanchi di leggere e di ascoltare, come un pazzo estemporaneo senza credito e senza seguito che fosse fuggito nottetempo da qualche manicomio, ma piuttosto per ciò che – se si rispetta la storia e la si sa leggere – egli effettivamente fu, cioè quella voce che il popolo tedesco lì e in quel momento desiderava sentire.
17/4/2001