Dona Flor e i suoi due mariti, di Jorge Amado (1966), editore Garzanti. pagg. 525, € 15,00.
Nota di copertina: Il romanzo ruota attorno alla vedovanza di dona Flor e al suo lutto stretto, vissuto nel ricordo di Vadinho, delle loro ambizioni, del fidanzamento e dello sposalizio. Coglie l'intimità della giovane vedova, il suo riserbo, le sue notti insonni e la sua insoddisfazione. Racconta di come arrivò onorata al suo secondo matrimonio, quando il fardello del defunto cominciava a pesare sulle sue spalle, e di come visse in pace e armonia, senza dispiaceri né soprassalti, con suo bravo secondo marito, nel mondo della farmacologia e della musica. E mentre lei brilla nei salotti e il coro dei vicini le ricorda la sua felicità, Vadinho, nel suo corpo astrale, la visita, la corteggia, le elargisce gioie eccezionali e consigli formidabili.
Nota di recensione: L'ho letto 25 anni fà, Dona Flor e i suoi due mariti (poi ho visto anche il film con Sonia Braga, ma ne fecero una cosina boccaccesca), mi ammaliò così profondamente e tanto durevolmente che da allora io che libri ne ho letti millanta che tutta notte canta lo ritengo il romanzo più strano e suggestivo che mente umana possa concepire.
Vi si respira, a far tempo dalla prima pagina, un’aria di morte. Ma poi il dolore, un dolore prima senza respiro ma che poi, per fortuna, com’è umano che accada, va perdendo piano piano i tratti più tetri, inizia a farsi mestizia, quindi rassegnazione. E poi non si capisce più che cosa diviene, cominciano ad accadere cose che stanno tra il cielo, la terra e nei più reposti recessi del cuore umano.
Tutte queste cose, senza che lo volesse, capitavano alla povera dona Flor, vedova anzitempo di quell’impunito di Vadinho che era sì il più affascinante dei mariti ma che era anche l’uomo più inaffidabile e bugiardo che fosse mai nato, fannullone impunito e impenitente donnaiolo. Il quale durante il carnevale, all’improvviso, stramazza a terra e muore, ucciso dai suoi stravizi e dai suoi incontenibili eccessi.
Muore Vadinho e la povera dona Flor, inconsolabile vedovella, sola la notte nel suo grande letto piange e si dispera. Ahi Vadinho adorabile bugiardo che mi rubavi i soldi e mi picchiavi! Chi potrà più amarmi come te? Chi potrà più darmi il calore che mi davano i tuoi baci?
Chissà, forse il dottor Teodoro Madureira, farmacista a Bahia……
Il buon dottor Teodoro coi suoi composti interludi e gli accordi di testa, i suoi purganti e i rassicuranti sciroppi, la sua buone abitudini, i suoi impeccabili pigiami.
Il dottor Madureira, un uomo solido, forte e vigoroso. Un uomo probo e protettivo, una nave scuola, un porto sicuro. Il porto più sicuro ove potesse approdare una giovane donna vedova del più sconsiderato e ribaldo dei mariti.
Va tutto bene, il dottor Teodoro è amante tenero e protettivo; tra le sue braccia la povera dona Flor si sente come dentro la cassaforte di una banca, ed è come se fosse passata dall’amor profano all’amore sacro. Si sente contenta ma un poco disorientata. Va tutto bene, anzi benissimo. Ma sente un vuoto dentro l’anima. Sono ubbie, sciocchezze, malumori passeggeri forse dovuti alla cattiva digestione.
E la testa, alla fine, le gira vorticosamente, le girerà come la pallina dentro quelle ruote tanto amate dal suo Vadinho. Fino a quando, alla fine, non le uscirà l’undici!
E' un romanzone picaresco, anzi pazzesco. Una sorta di canto corale più che un romanzo popolare. Una sorta di canto corale scritto con perfida leggerezza e il sorriso sulle labbra di chi nel mondo ne ha viste così tante che non gli sono rimaste più lacrime. Per cui la povera dona Flor piange e noi ci ridiamo sopra. Un guazzabuglio di situazioni e una serie di personaggi talmente incredibili che più veri di questi non ne vedrete mai (il compare e gli amici di Vadinho, la gringa, dona Gisa, l’infernale donna Rozilda, lo ze’ Sampajo).
Il libro è come un pentolone nero di fumo, sporco di grasso, unto di antichissime pietanze; da esso si sentono uscire profumi mai odorati prima e sapori inebrianti. Vi si vivono situazioni pazzesche, si vedono intrecciarsi tra di loro le più perverse passioni e i più commendevoli sentimenti, fino a quando non vedrete, non voglio togliervi la sorpresa, il più ineffabile, improbabile e pazzesco dei sogni trovare consolazione nella più pazzesca, improbabile e ineffabile delle soluzioni.
Come ho detto, da 25 anni ritengo questo libro se non il miglior romanzo che abbia letto, certamente il più originale e, proprio perché il più allegramente insensato e il meno probabile, il più bello e strambo che mente umana potesse concepire.
Ammaliante dalla prima all’ultima pagina, sentimentalmente toccante, sornionamente ammiccante, Amado ne ha fatto qualcosa di così pazzesco, di così tragico e gioioso che fa morire i vivi e resuscitare i morti.
10/12/2004