IL DOTTOR FAUSTUS, di Thomas Mann, ovvero la vita del compositore tedesco Adrian Leverkuhn narrata da un amico. 1947 - Edizioni Mondadori.

Nota di copertina: Opera tra le più significative di un grande scrittore, il Doctor Faustus è la tragica storia di Adrian Leverkuhn un musicista tedesco che come Faust ottiene dal demonio anni di meravigliosa attività intellettuale in cambio della dannazione eterna. Scritto alla fine dell'ultima guerra e nell'immediato dopoguerra, il libro non poteva esprimere meglio l'atmosfera disperata di quella che fù la catastrofe della Germania. Il protagonista assurge a simbolo di un'epoca e di un popolo, che guidato dalla superbia di una folle ascesa, era destinato alla nemesi più tremenda. Intorno al nucleo storico che abbraccia il periodo di tre generazioni si muovo un mondo di personaggi presentati con la sapiente maestria di un grande stilista, con accorata pietà o con mordente ironia, e alla trama centrale si annodano digressioni che spaziano nei campi della musica, della filosofia, della fisica e dell'astronomia. E' uno di quei libri ai quali hanno "posto mano e cielo e terra".

Nota di recensione: Fanno sfondo a questo romanzo, come data di concepimento e di stesura (ché la storia narrata si svolge invece agli inizi del secolo) gli anni fra il trenta e il quaranta di questo secolo, durante i quali maturava e si consumava la catastrofe tedesca e di questa appare un simbolo la vita del protagonista, Adrian, narrata con commossa partecipazione dall'amico Serenus Zeitblom. Apre il racconto la magistrale rappresentazione di una città della Turingia dove, negli ultimi del secolo decimonono, Adrian trascorre gli anni dell'infanzia: sono uomini, cose, atmosfere e paesaggi che preludono allo svolgimento futuro dell'azione. Poi gli studi di teologia all'Università di Halle e quelli di musica a Lipsia: e quì Adrian compie l'azione che graverà poi su tutta la sua vita. Incontra una giovane prostituta, Esmeralda, e, nonostante gli ammonimenti di lei, la possiede. Viene colto così da una terribile malattia che lo distruggerà lentamente ma gli consentirà anche momenti di intensa eccitazione immaginativa. Dopo altre peregrinazioni (che offrono all'A. l'occasione per presentarci uomini e ambienti della cultura tedesca di quel periodo), Adrian viene in Italia, a Palestrina, dove ha luogo un incontro decisivo per la sua arte. Sotto le spoglie di un distinto signore, dall'apparenza mutevole e imprecisa, gli appare un giorno il diavolo. Apparizione reale?, visione?, dialogo con un immaginario se stesso?, allucinazione dovuta alla malattia? Il diavolo comunque propone ad Adrian un terribile patto: ventiquattro anni di attività artistica intensa, durante i quali potrà dar vita a una musica mai udita fino ad allora, e in cambio la rinuncia ad ogni affetto e ad ogni contatto umano, l'aridità, il gelo. Adrian accetta, si ritira in campagna a Pfeiffering, vicino a Monaco di Baviera, e quì attende alla sua opera definitiva, la "Lamentatio Doctoris Fausti" un oratorio apocalittico che egli alfine presenta agli amici riuniti. Ma a questo punto scoppia la crisi, Adrian confessa senza pudori il suo terribile segreto e crolla sul pianoforte. Prigioniero della pazzia, trascorrerà di ultimi anni insieme con la madre nella piccola città natia. Questa, brevemente, la trama, ma si tratta di un'opera estremamente complessa, densa di citazioni erudite e, come sempre in Mann (vds. per esempio La Montagna Incantata), intessuta di riferimenti simbolici coerenti al suo tempo. Adrian Leverkuhn appare essere la raffigurazione di Nietzsche (e sulla biografia del filosofo è ricalcato l'episodio della prostituta), ma va anche veduto come un'altra incarnazione dell'artista moderno quale costantemente lo vede Mann, cioé (vds. ne i Buddenbrook) condannato all'isolamento, costretto a scegliere la malattia come situazione privilegiata. D'altra parte Adrian è anche un simbolo del popolo tedesco, che ha stretto un patto diabolico con Hitler, e a confermare questa chiave di lettura interviene la costante narrazione del biografo che registra passo per passo gli avvenimenti che nello stesso periodo stanno sconvolgendo la Germania, e li registra con l'angoscia impotente di un umanista raffinato, un tipico rappresentante di una borghesia colta ma incapace di reagire, portata ad assistere con smarrimento alle varie tappe della rovina del proprio paese. Infine va ricordato che Mann per esemplificare la nuova tecnica musicale ideata da Adrian si è ispirato alla rivoluzione dodecafonica attuata da Arnold Schonberg. Adrian assumerebbe così alcuni caratteri dell'artista contemporaneo, con la sua intelligenza astratta, il suo rifiuto dell'istinto in favore della ragione, il gusto dell'ambiguità, la ricerca di combinazioni inattese giocate (leggo) "come partite a scacchi", la creazione, infine, di una musica che più che rivolgersi all'orecchio tende a dare allo spirito la rivelazione di (leggo sempre) "un ordine cosmico". Il fallimento, la rottura, il crollo avvengono nella dicotomica constatazione che non esiste più soluzione, composizione, tra lo spietato desiderio di gloria di Adrian e l'arte ancora come fatto umano, nel senso, credo di capire, così mi piace interpretare il dramma estetico portato dal libro, che (dopo Bach, dopo Beethoven) nella musica ormai tutto è stato compiuto e altre strade non sono più percorribili. Il romanzo ha provocato non poche polemiche in campo musicale, e l'impressione è stata tanto più forte in quanto Mann vi affronta i problemi con una competenza straordinaria: certe sue analisi di composizioni di Wagner o di Beethoven sono pezzi critici magistrali per sensibilità ed acume (ah, come di dolgo di non saper leggere la musica!, quale crudele mutilazione al mio lèggere). Altre discussioni sono nate sul piano religioso e politico. Indubbiamernte Mann-Zeitblom è un laudator temporis acti (ma poteva non esserlo, dati i tempi?), l'opera pur viziata da qualche manierismo è di non comune tensione drammatica, ricca di descrizioni pregnantissime (p.e. le lezioni musicali di Kretzschmar), ed è dominata costantemente da un implicito appello ad una umanità serena ed equilibrata (per l'appunto il narratore si chiama Serenus), libera dal torbido, dall'apocalittico, dall'orgia barbarica della volontà di potenza, da ogni irrazionalismo e fanatismo.

16 ott. 94