DIARIO DI UN KILLER SENTIMENTALE, di Luis Sepulveda (1998). 80 pgg, editore Guanta.
 
Nota di copertina (recensione tratta da L'Indice): In settantatré pagine si narrano, con singolare equilibrio espressivo, sette giorni di vita di un professionista del delitto su commissione, che così descrive il suo passato: "Arrivo, ammazzo e me ne vado. Ecco cosa ho fatto negli ultimi quindici anni". Ma in quella che sarà l'ultima missione, il meccanismo che ha regolato la sua inappuntabile carriera professionale si inceppa. Il sicario viene tradito e lasciato dalla sua ragazza, la "gran figa francese" con cui ha vissuto negli ultimi tre anni e per la quale ha violato diversi precetti professionali.
Malgrado questo e altri segnali negativi gli sconsiglino di farlo, decide di portare a termine l'impresa che gli è stata assegnata, "perché, anche cornuto, un professionista è sempre un professionista". Deve eliminare in modo esemplare uno strano personaggio, un tipo che ha tutta l'aria di un benefattore e che suscita la sua curiosità. Contro ogni deontologia professionale, inizia a interessarsi alla sua vita, a domandarsi perché debba uccidere il membro di una Organizzazione Non Governativa, perché la Dea lo protegga, perché un moderno filantropo introduca nel mercato ottima droga a prezzi irrisori.
Sulle tracce della vittima, il killer si sposta incessantemente da un albergo di lusso a un altro, da Madrid a Istanbul, da qui a Francoforte e a Parigi. Giunge, infine, a Città del Messico, dove la vicenda si conclude senza negare al lettore il finale imprevedibile e dove il sicario, sacrificando il suo sentimentalismo alla ferrea logica professionale e alla ragione economica, rinsalda il suo status, minato da una serie di disdicevoli errori.
L'azione del romanzo, scandita da un succedersi di avvenimenti, di equivoci, di scontri e di incontri, ma anche dal monologo ossessivo del protagonista diventa via via più incalzante. Il ritmo dell'azione contagia la prosa scarna e visiva dello scrittore cileno, che è molto ben resa dalla traduttrice Ilide Carmignani.
Con "Diario di un killer sentimentale "Luis Sepúlveda propone un'opera originale rispetto alla sua produzione anteriore: si allontana dal racconto della sua vita e abbandona i grandi spazi naturali, la foresta, il mare, le distese della Patagonia, scenari di libri come" Il vecchio che leggeva romanzi d'amore "(Guanda, 1995) o "Il mondo alla fine del mondo "(Guanda, 1994; cfr. "L'Indice", 1994, n. 8). Sulla scia di scrittori come Paco Ignacio Taibo II e Jerome Charyn, sceglie di inoltrarsi nei territori metropolitani per svelare le nuove forme di criminalità, per mettere a nudo la "logica", gli abusi e i soprusi del Potere. Ciò che rimane invariato, dunque, è il proposito dell'autore di confrontarsi col disordine della realtà, di decodificare il caos attraverso l'arte della semplicità e dell'immediatezza.
 
Nota di recensione: Banale, insulso, frettoloso, mal pensato e, sovra tutti i difetti, mal scritto. Mi era capitato molte volte nel passato di imbattermi in cose parimenti prive di sostanza e di apparenze, ma mai che fossero state scritte così male.
 
3 dic. 06