COSA SOGNANO I PESCI ROSSI di Marco Venturino. Editore Mondadori (2005). 245 pagine, €. 16,50.
Nota di copertina:
Pierluigi Tunesi, quarantacinquenne di successo e soddisfatto della propria esistenza, si trova - a seguito di complicanze sopraggiunte dopo un intervento chirurgico - ricoverato in gravi condizioni in un reparto di Terapia intensiva.
Luca Gaboardi, quarantacinquenne in difficoltà e in conflitto con la propria esistenza, è il medico responsabile del reparto nel quale Pierluigi è stato ricoverato.
Due uomini totalmente diversi, due vite andate in direzioni opposte, si trovano per destino faccia a faccia.
Abbandonato, dopo l'operazione malriuscita, dal grande chirurgo privo di scrupoli che lo ha operato, e scaricato nelle mani frettolose, frustrate ma ancora non indegne di Gaboardi, nel giro di pochi giorni Tunesi ha visto se stesso trasformarsi, da uomo rispettato e potente, in "pesce rosso": un paziente bisognoso di tutto, incapace di parlare, di dare sfogo a quel dolore che pure sente con una nitidezza abbacinante, con una misura resa atroce, implacabile, dall'impossibilità di esprimerlo. Mentre Gaboardi, con i suoi fallimenti simili a quelli di tanti suoi colleghi, è soltanto una delle "facce verdi" che, indistinte, inadeguate, indifferenti, si chinano sul dolore altrui. Eppure questi due uomini, questi due coetanei le cui vite hanno avuto percorsi tanto diversi, hanno ancora qualcosa da dire e da dare. A se stessi, alla vita, e l'uno all'altro.Così, una pagina dopo l’altra, un capitolo narrato dal "pesce rosso" e uno dalla "faccia verde", prende quota un romanzo tragico e straordinario. Non c’è dolore, non c’è abiezione, non c’è indifferenza che riesca a costituire un limite invalicabile: ogni volta l’uomo si dimostra molto peggiore e molto migliore di quanto riusciamo a credere. Mentre s’innesca implacabile il meccanismo degenerativo della malattia, mentre speranze prive di fondamento servono solo ad alimentare il fuoco di paglia dell’illusione, mentre la classe medica non fa che dare mediocri prove di ambizione, di vanità, di insensibilità, quando non di dissennato accanimento, ecco, all’improvviso, che nascono la solidarietà profonda, l’eroismo quotidiano, la forza di continuare nonostante tutto. Ecco nascere un libro come questo, durissimo eppure pietoso, emozionante, vitale nonostante il dolore e l’angoscia, forte, potente come un inno alla vita.
Nota di recensione:
Ho appena finito di leggere questo stupendo, affascinante, soggiogante e bellissimo libro che sopra ogni altra definizione m’è parso essere un romanzo giallo, o qualcosa che in qualche modo gli si avvicina. Non sembri riduttiva tale definizione, probabilmente è successo che partecipando con troppo fervore alle drammatiche vicende del povero Tunesi e alle angosce professionali del dottor Gaboardi ho finito per farmi prendere dall’ansia e dall’emozione e a temere la venuta della morte quasi come se doveva venire a prendere me. Non ricordo di avere mai letto nulla che mi abbia soggiogato e commosso tanto, il dottor Venturuno ci ha regalato (dico regalato perché il dottor Venturino non è uno scrittore di professione) un libro che, per la capacità di penetrazione psicologica, per la figurazione dell'umano e del disumano dolore, per il senso di dolorosa partecipazione ai misteri dell'essere e del non essere e - ultimo aspetto ma di certo non il meno importante - per la lucidità e la limpidezza dello scritto, è un’autentica perla, un tesoro che in qualche modo ci rende più ricchi o meno poveri (anche il trascorrere una diecina d'ore "avvinti" a qualcosa di straordinario è oggi come oggi un valore aggiunto). Il mio è un giudizio pienamente condiviso, se è vero com’è vero che il sito di "Internet book shop" è infarcito di giudizi encomiastici (presenta l’inverosimile media-voto di 9,5/10). E un po’ scherzando e un po’ pensando seriamente m’è venuto di considerare che nominerei senz’altro il dottor Marco Venturino dell'Istituto Europeo di Oncologia e autore del libro "giallo" o comunque del bel romanzo "Cosa sognano i pesci rossi", ministro della sanità, responsabile dell'igiene mentale delle popolazioni e tutore della salute pubblica, intendendo quest'ultima espressione così come la si intendeva ai tempi della rivoluzione francese.
10/11/05