CON GLI OCCHI CHIUSI, di Federigo Tozzi (1913), edizioni Rizzoli.

Nota di copertina: Capolavoro di Tozzi, datato 1913, ma pubblicato solo nel 1919, "Con gli occhi chiusi" narra le vicende, tra piccola borghesia di provincia e mondo contadino, dell'adolescenza e della giovinezza di Piero, cresciuto sotto l'affetto aggressivo e ostile del padre trattore e quello fragile e protettivo della madre, e del suo amore per la bella contadina Ghisola. Sullo sfondo di una campagna violenta e struggente e di una Siena trasfigurata e magica, Pietro non riesce a "vedere" e nel suo procedere "con gli occhi chiusi" manca tutti gli appuntamenti con la vita. Aprirli sulla realtà, anche se per un solo istante, significherà per Pietro accettare l'inettitudine e l'estraneità al mondo. Romanzo di formazione alla rovescia, "Con gli occhi chiusi" nega la possibilità di qualsivoglia redenzione e si chiude con la registrazione dell'accanirsi di una realtà indecifrabile su un'umanità schiacciata dall'impotenza. Il romanzo ebbe al suo apparire l'attenzione di Pirandello che lo recensì subito favorevolmente.

Nota di recensione: La narrazione che è lineare, rapida, immediata (... Il prete, avvertito certo da quell'altro di Radda, rimproverò la signora che l'aveva presa al servizio. La giovine sentì in lui un persecutore fanatico: lo vedeva bene nella sua fisionomia alterata e biancastrona quand'egli la guardava torcendo la bocca tutta da una parte; con gli occhi noccioluti e miopi. Ed ella allora camminò più rimpettita, più lascìva, come un'ànatra che tiene alto il becco ...), sosta appena in qualche delicato paesaggio pieno d'anima. I fatti son pietre rotolanti, di quelle che fàn male. E' la storia d'un amore ancillare tra Pietro Rosi, un giovanetto malaticcio e sognatore, del tutto privo di determinatezza e di vigore, e di Ghìsola, contadina poverissima ma non per questo quèta e rassegnata. A complicar le cose si ci mettono le spietate leggi della biologia che vogliono che le femmine in forza del fuoco che gli brucia dentro maturino ben prima dei maschi e li precedano d'almeno una mezza dozzina d'anni nei tortuosi percorsi della vita. Piero ama Ghìsola a modo suo, un amore irrisoluto e paralizzante. Ma a Ghìsola, che pel freddo patito da piccola ha ora il fornellino ben'acceso e che per la troppa fame adesso ha fretta, i tremòri, i casti baci e le lunghe attese di Piero non possono bastare.

Per cui, irrequieta, ancora diciassettenne si dà a diverse fugaci avventure fin'anco a divenir l'amante fissa d'un maturo commerciante d'un paese vicino. Salvo a ricordarsi di Piero, che mai l'ha dimenticata, quando si ritrova sola perché l'uomo fallisce. A tal punto ha la necessità d'incoraggiarlo, perché sa bene che sposando quel povero figlio d'un padre ricco non solo diverrebbe la padrona "di dieci podèri e della trattorìa", e potrebbe far la signora, ma anche perché così potrebbe anche dargli il carico di una gravidanza dovuta alla relazione col commerciante. Lo sollecita pertanto a quei rapporti più espliciti che la toglierebbero da ogni impaccio. Quando Piero, pur amandola, pur desiderandola, un pò per riguardo al sentimento, volendo rispettarla fino al matrimonio, un pò per soggezione del padre vi si sottrae ella, non sapendo più fronteggiare gli eventi, fugge. Ad un disperato, irrisoluto Piero il messaggio d'un pietoso sconosciuto consente d'aprire gli occhi: vai in tale via, in tale numero. E' l'indirizzo d'un postribolo dove la trova gravida e in atteggiamenti osceni. Piero che finalmente ha aperto gli occhi fugge inorridito.

Storia di miserie e di dolori, analoghe situazioni molto più spesso si sono risolte e si risolvono con maggiori soddisfazioni per tutti, e sono piuttosto frequenti i casi che siffatte donne evalvano soddisfatte verso onorabilità a prova di bomba (per rimanere nel campo de' libri Il corpo della ragassa di Gianni Brera e La vita le avventure e gli amori di Molly Flanders di De Foe).

Da questo buon libro, il cui stile pesca felicemente nel lessico contadino toscano, la bravissima Francesca Archibugi ha tratto un film. Lo vedrò molto volentieri e lo recensirò in calce al presente.

16 aprile 1995