ARGO IL CIECO ovvero I SOGNI DELLA MEMORIA di Gesualdo Bufalino (1984) - Sellerio Editore.
Nota di copertina: Scrive Leopardi in un luogo della sua Storia del genere umano: "E Giove seguitò dicendo: avranno tuttavia qualche mediocre conforto da quel fantasma che chiamano Amore". Non diversamente il protagonista di queste pagine (lo stesso autore, forse; ma forse no, a dispetto della coincidenza onomastica), assediato dall’inverno in un albergo romano, rievoca, per medicina dei suoi accessi d’angoscia, antiche venture di cuore nel Sud, al tempo della gioventù. Ne risulta uno sdoppiarsi dell’io parlante in due città ed età diverse sotto due maschere alterne, in altalena perpetua tra abbandono e impostura, sfogo ingenuo e farnetico astuto. Un diario-romanzo, insomma, che via via può leggersi come ballata delle dame del tempo che fu, o come Mea culpa di un vecchio che vanamente si ostina a promuovere in leggenda, attraverso ilarotragici ingranaggi di parole, la sua povera "vita nova".
Nota di recensione: Deh! In vero costui par d’essermi padre, e scrive proprio come vorrei scrivere io. Mi vengono i brividi, fra venti giorni lo leggerò di nuovo. Scrive le stesse cose che fra vent’anni potrei scrivere io.
Fatti pochi, idee moltissime, in un mare di ribollente sentimentalismo che un mugghiante reticolo di arsi e tesi, come dice lui, e una disperata serie di cappii e di nodi scorsoi stringe e serra; rimpianti e singhiozzi che con empia sincerità sgorgano da un cuore di vitello, gonfio, pieno, dolorosamente pregno di sapientissima cultura classica.
Libro scritto intingendo la penna in questo gran cuore nero come l’inchiostro, eppure sola cosa viva in un corpo ormai morto che si è voluto scrivere, con queste pagine, uno splendido ineguagliabile lancinante epitaffio.
20/2/1985