Le Braci, di Màrai Sàndor, Adelphi editore (pagg. 181). €. 10
 
Nota di copertina:
 
Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna.
 
Nota di recensione:
 
Recensire questo libro è per me, che pure ne ho letti molti, impresa non meno ardua che scalare l’Everest. Perché è un libro intenso, bello e profondo quanto quello che lo è nella massima misura. E’ un libro pieno di significati, anche se non sempre espliciti. Ma è scritto impeccabilmente, forse in maniera un po’ prolissa ma tutt’altro che noiosa, con un forte senso della geometria e un grande rispetto verso il lettore. Devo però confessare che in un primo tempo la prima parte non mi aveva granché entusiasmato perché, nonostante la mia forte spocchia intellettuale, dello scrittore Sàndor Màrai non avevo mai sentito parlare. Ma, per via della grande stima che porto alla intelligenza di chi me lo ha prestato, ho continuato a leggerlo e così ho potuto raggiungere la sua seconda parte, la quale mi ha soggiogato.
Ma ora, ripensandosi meglio, anche la prima parte mi par bella. La prima parte che narra degli anni giovanili dei due amici, colleghi, coetanei e cadetti militari, ma uno ricco e l’altro povero con sullo sfondo quell’impero asburgico dalla unitarietà del quale a cinquanta milioni di esseri umani discendeva un comune senso di sicurezza, perché ungheresi, tedeschi, moravi, cechi, serbi, croati e italiani basavano sulla consapevolezza che l’unico in grado di mantenere l’ordine in quella marea di desideri, inclinazioni e passioni tumultuose era l’imperatore.”
Ma la suprema maestà imperiale di certo non poteva scrutare l’erebo dell’animo umano. Perché la passione travolge e sconquassa qualunque cosa e ci fa bruciare come se fossimo delle braci. E fra le passioni l’odio che scaturisce dall'invidia sociale è una delle più forti, più forte dell’amore e certamente più dell’amicizia.
E perché la vecchiaia non ha sopito le passioni né ha cancellato i sospetti, dopo quarantuno anni i due uomini, ormai settantacinquenni, si ritrovano uno di fronte all’altro per dar luogo ad un regolamento di conti senz’ armi. Uno dei due, quello povero, quello che suonava il pianoforte e che amava Chopin non riuscendo a perdonare all’amico generoso e ricco le fortune che una posizione sociale acquisita probabilmente senza meriti gli aveva procurato, per quella irresistibile forza che sotto tutte le latitudini porta i meno abbienti a odiare coloro che son ricchi (e che in fondo è una delle leggi che muovono il mondo) gli seduce la moglie e durante una battuta di caccia col fucile mira per sparargli, anche se all’ultimissimo momento desiste. Il legame familiare degli affetti e la legge geometrica del triangolo hanno stretto indissolubilmente fra di loro i tre protagonisti, per cui, forse, non c'è stato tradimento. E forse per questo il generale desiste dal vendicarsi. L’amico-rivale non ammetterà niente ma il generale le risposte, nei quarantuno anni di attesa, se le era già date e ora che la loro comune donna era morta e anche loro due erano per avviarsi a morire non gli importava più di sentirle.
Ma forse, la ragione ultima che fa desistere il generale e che in fondo a me par essere l’autentico messaggio di Màrai (che morirà suicida) “l'autentico tradimento consiste nel sopravvivere alla catastrofe esistenziale”.
Il libro si legge come si mangiano i carciofi; l’accostamento non sembri irriverente poiché tale non vuol essere. Anzi questo aspetto è uno dei fattori che lo hanno reso particolarmente gradevole al palato della mia mente. Perché tiratane e gustatane una foglia ogni foglia successiva apre dei differenti scenari senza che per fortuna il gusto cambi.
 
2009-02-02