Canne al vento di Grazia Deledda. 1913, editore Rizzoli, 215 pgg. €. 8,00.
 
E' unanimemente ritenuto il capolavoro di Grazia Deledda. Narra le vicende di tre sorelle, le dame Pintor, rimaste padrone di una casetta e di un piccolo podere, cui accudisce il vecchio servo Efix.
Il protagonista, Efix, coltiva l'ultimo podere rimasto alle tre nobili discendenti di una famiglia in rovina: Ruth, Ester, Noemi. Efix vive un fantastico rapporto con i folletti, i giganti della montagna, i santi del cielo, i morti, vivi e per lui reali come le persone del presente. La nobile casa cade a pezzi e le dame vendono di nascosto le verdure del poderetto.
Il padre le teneva segregate in casa e quella che fu un tempo la condanna della gioventù e dell'amore è adesso per loro l'estrema difesa. Due di loro sono vecchie e dolci, ma Noemi che serba ancora un resto di gioventù e di bellezza , è altera e dura. Una delle sorelle, Lia, non accettò quella sorte, e fuggì tanti anni prima sul continente; il padre che la inseguiva fu trovato morto sul ponte, e si credette ad una disgrazia. Fu, invece, Efix a ucciderlo involontariamente, mentre vegliava sulla fuga di Lia, per la quale egli aveva una devozione appassionata molto simile all'amore.
Nessuno conosce il delitto di Efix e quando Giacinto, orfano e scacciato per un furto dal suo impiego alle Dogane, viene a cercar lavoro in Sardegna, gli ritornano in mente i tragici ricordi del passato. Giacinto in paese gioca, fa i debiti, firma cambiali con il nome delle zie, si innamora di Grixenda, che è una povera ragazza nipote della vecchia Pottoi e vuole sposarla. Efix, che ama Giacinto più di quanto non lo amino le zie, tenta inutilmente di ammonirlo e il ragazzo disperato a causa dei rimproveri del vecchio, gli fa capire che conosce la storia del delitto, il quale gli fu rivelato dalla madre. Poi lascia Galte e va a Nuoro in cerca di lavoro.
Intanto la scadenza della cambiale porta la rovina e la disperazione in casa delle dame Pintor, Ruth muore improvvisamente ed Ester e Noemi sono costrette a vendere il podere a un cugino, don Predu, che le salva dal dissesto economico. Efix spera che da quel riavvicinamento nasca un matrimonio fra Predu e Noemi, ma lei si rifiuta di accettare la proposta di matrimonio del cugino. Allora Efix pensa che quell'accecamento sia il castigo di Dio al suo passato delitto. Lascia la casa e vive mendicando.
Efix ritorna finalmente al paese dove credono che sia stato in America, trova Giacinto che lavora da mugnaio e sposerà Grixenda, anche Noemi accetta ormai l'offerta di Predu. Ora il buon servo può riposare e il giorno delle nozze di Noemi, Efix muore consolato. Così in questa umile accettazione della vita, il servo trova la sua pace, e il suo significato fa sconfinare il breve cielo dove Efix cercava i suoi santi e i suoi folletti nel cielo eterno cui tende il dolore di tutti gli uomini, servi anche essi di sconosciuti padroni.
 
Quella che è preceduta è la trama del romanzo, che inusualmente non ho scritto io. Ho copiato da Google quella che mi è sembrata essere la migliore (ma ce ne sono molte).
A nessuno parrà vero ma per me Canne al vento è anche un romanzo d’amore. Difatti dopo lungo tergiversare Giacinto finirà per corrispondere al forte sentire di Grixenda, una povera ragazza ricca solo di buoni sentimenti. E sicuramente c’è anche l’amore tra le ragioni che spingono la apparentemente algida e segretamente passionale Noemi a smorzare dentro di sé il sentimento che inaspettatamente le è nato per il giovane nipote, e finire con l’accettare, onde chiudere la porta ai rimpianti e ai ripensamenti e aliena com’è alle mezze misure, la corte di don Predu, il ricco cugino che con amorosa pazienza ne subirà le schizofreniche reazioni che le nascono dall’orgoglio e dalla antica superbia. Ma l’amore che tutto copre, un amore universale, filosofico, un amore quasi metafisico è quello del vecchio Efix il quale per tutta la vita è stato il nume tutelare delle figlie di don Zame Pintor (un nume tutelare poverissimo e con pochissimo ascendente, ma strenuo e indefettibile) e poi, messosi in cammino senza danaro e senza una meta per assecondare gli spiriti e la propria coscienza, quando ha accudito, curato e vegliato i miserabili, gli orbi, gli storpi e tutti i mendicanti nei quali si imbatteva. Com’è indubitabilmente amore il sentimento che spinge donna Ester sola nella grande casa allietata dalle nozze di Noemi col cugino don Pedru a parlare come in una nenia funebre al servo morto, ad apostrofarlo, a rassicurarlo su quel matrimonio tanto contrastato, a vestirne il cadavere leggero….
 
13/12/2008