Tempo di elezioni.
L’estrema sfida tv tra i due candidati, un duello all’insulto
d’autore.
Si capisce che non
si poteva restare a lungo ai coglioni e ai delinquenti,
agli ubriachi e agli utili idioti. Il dibattito andava elevato. Se non il dibattito, il livello dell’insulto. I due contendenti,
nel corso di un ultimo e inaspettato faccia a faccia, hanno fatto registrare
l’attesa evoluzione. Il Foglio presenta una sintesi del confronto.
Moderatore: “Al termine
della campagna elettorale, può ognuno di voi definire il suo avversario?”
Cav.: “Escimi dinanzi
mostro, deposito di bugie, scrigno d’imposture, pozzo d’iniquità, inventore
di malvagità, propalatore di sciocchezze”.
Prof.: “Canaglia,
furfante, leccavanzi; vile, sfrontato, stupido, miserabile,
sudicio briccone; ribaldo privo
di fegato sempre pronto
ad attaccar briga in tribunale”.
Cav.: “In ogni ora, in
ogni luogo ne raccontate tante, con voi ci vogliono occhi attenti e mente pronta”.
Prof.: “Non è ribaldo
questo, che si fa laude con l’altrui buone opre?”.
Cav.: “Ladron feroce e furioso, d’ogni misfatto e d’ogni sceleranza ardito e frodolento esecutore”.
Prof.:
“Ubriacone, goloso, bugiardo spudorato, imbroglione, ladro, vile bestemmiatore,
pendaglio da forca”.
Cav.: “O mostro orribile!
Come è simile a un maiale nel suo sonno inebetito”.
Prof.: “Disonesto,
ribaldo e gran goloso, ebbro, porco, tristo e lussurioso”.
Moderatore: “Definizioni
chiarissime. Ma dello schieramento dell’avversario,
cosa pensate?”
Cav.: “Si dedicano tutti
a una sola occupazione, hanno tutti una sola mèta:
imbrogliare con cautela, combattere con l’inganno, vincere con le lusinghe,
fingersi persone dabbene, tessere insidie”.
Prof.: “Quelli che
cambiano il nero in bianco, che prendono tranquillamente in appalto templi,
fiumi, porti, fognature da vuotare, morti da mettere nella tomba e schiavi da
vendere all’incanto”.
Cav.: “Immenso barile
di vin di Spagna, cassapanca
stipata di budella, manzo arrostito imbottito di porridge,
reverendo vizio, canuta iniquità”.
Prof.: “Pezzenti avvinazzati,
usciti da qualche dispensa di vino inacidito! Pellacce! Otri viventi!”.
Cav.: “Tu menti, tu menti:
parola mia, tu menti, e io ti odio per questo; sei un volgare zotico, una sciocca
canaglia; oppure un astuto temporeggiatore”.
Prof.: “O incantatori
funesti e malvagi! Ah, se vi potessi veder tutti infilati
per le branchie come mazzi di sardine!”.
Cav.: “Corvo dalle candide
piume di colomba! Agnello vorace come lupo! Sostanza abietta in divina apparenza!
Santo dannato, canaglia piena d’onore!”.
Prof.:
“Ma le vostre lusinghe non vi varranno a nulla: non partirete da qui senza aver
la testa mozzata”.
Cav.: “Uomo dalla mente
liquefatta! Non hai più cervello di quanto ne abbia
io nel gomito; l’ultimo degli
asini potrebbe farti da
maestro; somaro, fanfarone, pezzo di cafone!”.
Prof.: “Buffone nuovo
e imbecille vecchio”.
Cav.: “Balordo foderato
di balordaggine, con guarnizioni di maligno e birbaccione”.
Prof: “Una figura
più di mummia che d’uomo; orrido tutto e squallido
e difforme”.
Cav.: “Quel saltapreti, quel fantasma di notte”.
Moderatore: “Siamo
al confronto finale, volete ora scusarvi reciprocamente?”
Prof.: “Uomo falso
e nefando, nemico di giustizia, fiera empia con la bifida sua lingua”.
Cav.: “O tu capace di ogni ardire, e di trarre da ogni argomento un’astuta apparenza
di onestà”.
Prof.: “Sputa le tue
menzogne, insulso millantatore”.
Cav.: “Tu, tu che superi
in scelleratezza tutto il sesso femminile!”.
Prof.:
“Deh, che venir ti possa el vermocane!”.
Cav.: “O pane male impiegato!”.
Prof.: “E’ una belva,
un veleno! Una peste per questo paese!”.
Cav.: “C’infetti tutti
quanti con quel tuo dannato fiato!”.
Prof.:
“Rubacipolle, mulo cornuto che sei. Sor testa di maiale,
zampa di vecchio saltamartino, caccola
di coniglio, gogna della
suburra, fondo di forno di tegole”.
Moderatore: “Dibattito
piuttosto acceso. Come giudicate il programma dell’avversario?”
Cav.: “Il vizio lo chiamano
virtù, la cattiveria bontà, il tradimento lealtà, il ladrocinio liberalità;
rapina è il loro
motto, e tutto questo lo
fanno con sovrana e irrefutabile autorità”.
Prof.: “Senti, o è
il dispiacere che ti fa uscir di cervello, o tu di cervello non ne hai mai avuto
un briciolo”.
Cav.: “Ma è possibile
che la sia così duro di cervello, e abbia la testa
così vuota da non vedere che quel che le dico è la pura verità?”.
Prof.: “Creatura sciocca,
non hai ancora detto una parola da quando mi parli,
che non abbia messo in mostra la tua dabbenaggine!”.
Cav.: “Se c’è uno sciocco
e un pettegolo, quello sei tu”.
Prof.: “E’ un matto,
un disperato, un indemoniato quello che abita qui”.
Cav.: “Uomo antidiluviano,
anticaglia, babbione”.
Prof.:
“Ma quanto dovremo sopportarlo ancora questo castrone!”.
Cav.: “Ah, cieca umana
mente, come i giudizi tuoi son vani e torti!”.
Prof.: “Tu hai anche
la prerogativa di far diventar pazzi e mentecatti tutti quelli che ti praticano”.
Cav.: “Uomo di insulsaggine estrema”.
Moderatore: “E in
caso di vittoria dell’avversario?”
Prof.: “Falsità, ladroneccio e simonia, ruffian,
baratti e simile lordura”.
Cav.: “Con chi ti sei
rimpizzato di aceto e fave?”.
Prof.: “Siete uno
spaventacchio, e di più vi puzza il fiato, sgraffignate, avete modi di ragno,
e facilmente sarete lebbroso”.
Cav.: “Ma che può fare
un uomo che d’umano non ha altro che il nome?”.
Prof.: “Leccapiedi
pelato!”.
Cav.: “Perché la terra
non si spalanca sotto i piedi, affinché precipiti nelle tenebre infernali questo
serpente, rovina del genere umano?”.
Prof.: “Disgraziato,
sei solo un uomo e fai la voce grossa, ti dai arie?”.
Cav.: “Ma è tollerabile
sentire da costui questi insulti?”.
Prof.: “Canaglia!
I piccoli funghi non potranno mai rivaleggiare con l’altezza dei cedri”.
Cav.: “Don baccalà, anima
di mortaio, nocciolo di dattero”.
Prof.: “Anima vile!”.
Cav.: “E’ il vertice
assoluto della cattiveria”.
Prof.: “Canaglia,
non conosci né legge divina né legge umana”.
Cav.: “Taci, maledetto
lupo”.
Prof.: “Il tuo spirito
da cane rabbioso deve avere abitato un lupo prima di
te”.
Cav: “Sangue di lepre
ci avete nelle vene”.
Prof.: “Cane agli
sguardi e cervo al core!”, e poi: “O uomo che hai più della bestia che delle persona umana. Asino sei, asino sarai,
e asino morirai prima che tu t’accorga d’essere una bestia”.
Cav.: “Di che temi, codarda
creatura? Di che piangi, cuore di burro? Chi ti insegue
e ti molesta, anima
di topolino?”.
Prof.: “Ah, brutto
sporcaccione traditore!”.
Cav.: “Ahimè, che afflizione
codesta tua santità!”.
Prof.: “Falso millantatore”.
Cav.: “Gente immane e
indemoniata”.
Prof.: “Ladro da mettere
tre volte alla forca”.
Cav.: “O falso traditore…”.
(Ringraziamo i candidati.
E soprattutto Dante, Cervantes,
Rabelais, Ariosto, Lope
de Vega, Shakespeare, Omero, Tasso,
Menandro, Catullo, Virgilio, Chaucer…
e i curatori di “Insulti d’autore. L’offesa come forma
d’arte” Mondadori).
(da “Il Foglio” del
8/4/2006)
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