In morte del Papa polacco, il distruttore d'Imperi:

un paio di mesi fa, di sera tardi, alla periferia di verona, una giovane prostituta slava, una ragazza di 23 anni, venne uccisa da un tizio che cercava di derubarla. la notizia fece pigro capolino nelle pagine della "nera" e se ne parlò, se se ne parlò, nell'esiguo spazio di quella mattinata.
fine, basta, punto. gli veniva di dire (a quei pochi che per colmo di scrupolo volevano subito mettersi il cuore in pace) che come al solito erano volati quei poveri soliti stracci che quando si leva un po' di vento regolarmente volano via, che sono casi cui che nessuno ormai ci fa caso. e diciamolo pure, era una prostituta, in un certo senso se l'era voluta...!
il caso invece è, secondo la mia visione etica della società, emblematico di ciò che, per esclusivo merito di questo papa polacco che in questi giorni invereconde orge mediatiche stanno incensando, intronando e santificando fino oltre l'estremo confine del disgusto, sono diventati i paesi dell’est europa dopo che egli quasi da solo ha distrutto il comunismo.
caduto senza misericordia, senza grazia e senza necessità il comunismo, i poveri disgraziati di quei paesi si sono immediatamente dispersi, dando corso a una diaspora della quale opportunamente ma colpevolmente si tace, diaspora che ha portato alla nostra libera, civile e democratica europa, manodopera a basso costo, giovani prostitute slave (ché in effetti delle nigeriane stavamo cominciando a stancarci un po'), e, ultime ma non meno importanti, centinaia di povere badanti nelle quali oggi carlo marx probabilmente vedrebbe i nuovi proletari. carol wojtyla con un poderosa e brutalissima pedata ha scoperchiato quel mondo, privando di colpo e senza alcuna misericordia quella povera gente delle loro protezioni, di quelle dignitose e utili certezze che li rendevano poveri ma non miseri. in cambio di niente gli ha tolto tutto, che la libertà e la democrazia non vedo a che possono giovare a chi ha la pancia vuota.
però l'impero del male è stato debellato, l'equilibrio del terrore spezzato, e lui, il papa polacco avrebbe potuto fare, se solo al cremlino fosse restato quell'ubriacone di eltsin, il suo ecumenico ingresso a mosca, cosa che non riuscì nemmeno a napoleone e a hitler.
pazienza, non si può avere sempre tutto, gli dispiacerà anche che quell’ex cekista di putin non sia venuto al funerale, in fondo si tratta di dettagl. l’importante è che ora il pianeta con buona pace di tutti riposa sulle ben oleate ginocchia dei texani, mentre lui, il papa polacco, risoltosi finalmente a togliere il disturbo ché francamente s’era ridotto a una rantolante larva, verrà fatto, nella più impudica autocelebrazione, santo.
ma io, vitangelo moscarda detto gengè, non li cambierei, lui, i suoi torvi occhi di slavo cattolico, il suo rancoroso integralismo, il suo frenetico ecumenismo, la sua plutocratica santità, con l' "innocenza" di quella povera ragazza ucraina di 23 anni, che un grasso e grosso dio ha cinicamente immolato sull'altare della libertà e della democrazia.

(vitangelo moscarda, detto gengè, il 9 aprile '05 sul forum di andrea de carlo)