L'Archivio del granchio
Joseph De Maistre: Elogio del boia.
Che cos'è dunque questo essere inspiegabile che a tutti i mestieri piacevoli, redditizi, onesti e anche onorevoli che si presentano in gran numero alla forza e all'abilità umana ha preferito quello di tormentare e uccidere i propri simili? Questa testa, questo cuore sono fatti come i nostri? Non racchiudono in sé qualcosa di particolare e di estraneo alla nostra natura? Quanto a me, non ho dubbi: egli è fatto come noi esteriormente; nasce come noi; ma è un essere straordinario, e affinché egli esista nella famiglia umana è necessario un decreto specifico, un fiat della potenza creatrice. Egli è creato come un mondo. Provate a pensare all'opinione che gli uomini hanno di lui e immaginate, se vi riuscite, come egli possa ignorare questa opinione o affrontarla! Appena l'autorità gli ha fissato una dimora, appena egli ne ha preso possesso, le altre abitazioni arretrano fino al punto da cui non vedranno più la sua. In mezzo alla solitudine e al vuoto che gli si è creato intorno, egli vive solo, con la sua compagna e i suoi bambini che gli fanno conoscere la voce dell'uomo: senza di loro ne conoscerebbe soltanto i gemiti... Un lugubre segnale è dato; un abietto ministro della giustizia viene a bussare alla sua porta e ad avvertirlo che c'è bisogno di lui; egli parte, arriva in una piazza pubblica gremita di una folla pigiata e palpitante. Gli consegnano un avvelenatore, un parricida, un sacrilego: egli lo afferra, lo stende, lo lega su una croce orizzontale, alza il braccio: allora si fa un silenzio orribile, e non si sente più che il grido delle ossa che scoppiano sotto la sbarra, e le urla della vittima. Egli la slega; la porta su una ruota; le membra fracassate sono fissate ai raggi, la testa pende, i capelli si rizzano, e la bocca, spalancata come una fornace, emette di tanto in tanto solo poche parole sanguinolente che invocano la morte. Ha finito: il cuore gli batte, ma di gioia; è soddisfatto, dice a se stesso: "Nessuno arrota meglio di me". Scende; allunga la mano sporca di sangue, e la giustizia vi butta di lontano qualche moneta d'oro che egli si porta via passando fra una doppia siepe di uomini che si scostano per l'orrore. Si mette a tavola, e mangia; poi a letto, e dorme. E il giorno dopo, svegliandosi, non ricorda più quel che ha fatto la vigilia. E un uomo? Sì: Dio lo accoglie nei suoi templi e gli permette di pregare. Non è un criminale; tuttavia nessuna lingua accetta di affermare, per esempio, che è un uomo virtuoso, un onesto, che è degno di stima, ecc. Nessun elogio morale gli può essere tributato, perché ogni elogio morale presuppone un rapporto con gli uomini, mentre egli non ne ha alcuno.
E tuttavia ogni grandezza, ogni potere, ogni subordinazione dipendono dal boia: egli è l'orrore e il legame dell'associazione umana. Togliete dal mondo questo agente incomprensibile, e nello stesso istante l'ordine lascia il posto al caos, i troni si inabissano e la società scompare. Dio, autore della sovranità, lo è pure del castigo; fra questi due poli ha gettato la nostra terra: "ché Jehova è il padrone dei cardini della terra, e su di essi fa girare il mondo" (I Samuele, 2, 8).