Il 2006-2007, l’anno della grande congiura mediatica, l’anno della fellonìa, l’anno nel quale gli stessi nostri proprietari ci spogliarono e ci vendettero ai nemici.

 

"Cronaca di una morte annunziata"

 

 

Nello scorso mese di maggio, alla vigilia delle partite della penultima giornata d'un campionato che avevamo dominato e che come di consueto stavamo vincendo, siamo caduti in una imboscata che come quella che nel 44 d.C. portò alla eliminazione fisica di Giulio Cesare, ha rapidamente portato all'annientamento della società Juventus e alla trasformazione dell'istituzione Calcio in Italia in un qualcosa senza credibilità e senza valore che da ora in avanti potrà appagare solo gli invidiosi, i molti mediocri e gli eterni perdenti. Si è perpetrato regicidio in piena regola, un delitto così efferato e cruento che, se esistesse, soltanto un William Shakespeare potrebbe rendercelo in tutta la sua oscura crudezza. Alla vile congiura sono seguiti atti di scempio e di villania di cui non credevamo gli umani capaci. Profondo è il vulnus, e insanabili le ferite, così che da oggi più nulla potrà essere come prima: un campionato di serie A senza la Juventus non ha alcun valore, e l'Inter, semmai dovesse vincerlo dovrebbe non accettarlo, così come avrebbe dovuto non accettare lo scudetto del campionato appena concluso (campionato che, è bene precisarlo, non è stato oggetto di alcuna indagine), graziosamente regalatole dal commissario straordinario della Fededercalcio, suo tifoso ed ex consigliere, il quale non si è minimamente curato della circostanza che nel campionato di riferimento la sua squadra era giunta a 15 punti da noi ed era stata da noi battuta sia a Torino che a Milano. La squadra bianconera, modello di organizzazione tecnica e societaria, prima da sempre per prestigio e per consuetudine alle vittorie, viene scacciata dai teatri che contano, smantellata e impoverita. Nelle pagine che seguono, che pel raccapriccio che un tempo ci suscitò la lettura dell'assassinio del povero Santiago Nasar abbiamo voluto intitolare "Cronaca di una morte annunciata", chi scrive vi darà conto, con interventi propri e riportando articoli di benemeriti osservatori "che non l'hanno bevuta", delle ragioni di questo ignobile crimine, facendovi conoscere i nomi dei mandanti, quelli degli esecutori, quelli dei complici e chi sono stati gli sciacalli che si sono spartite le gloriose spoglie della nostra amata Juventus.


 Commento sulla faccenda (ché di una sporca faccenda si tratta) delle intercettazioni.

Per essere stata nei suoi centonove anni di storia la squadra più forte e la società meglio organizzata che si sia mai vista in Italia e con ciò una delle prime al mondo, in questa Italia marxista e clericale dove al merito mai si perdona e la ricchezza è sempre vista come un furto, la Juventus non solo è la squadra con più tifosi, ma, nello stesso tempo, quella che ha contro di sé i detrattori più irriducibili e feroci. Siamo stati sempre odiati, e accusati, per dileggio e per un trito e tristo luogo comune che è diventato becero costume e vizio costante, di vincere a mezzo di maneggi o favoritismi. Il che è tutt’altro che vero, e chi ne segue e ne ha seguito costantemente le vicende, e non sia accecato da astio o da interesse di tornaconto, non può non avere visto quanto sudate sono sempre state le nostre vittorie, e spesso cocenti e talvolta immeritate le sconfitte. Ma siccome qui nel Bel Paese non si esce mai di scena e chi sbaglia non paga mai, accade che degli insuccessi noi siamo soliti dare sempre la colpa ai nostri nemici e, quando siamo così malmessi da non averne neanche uno, alla sfortuna, ma mai alle nostre inadeguatezze e alle nostre errate valutazioni. Così è e così sarà sempre, e anche per questo l’Italia non sarà mai un Paese normale.

Dall’estate del 1994 e cioè dall’avvento in società dei signori Antonio Giraudo e Luciano Moggi (la figura e le mansioni di Roberto Bettega non appaiono rimarchevoli), la Juventus football club ha vinto sedici trofei (do per scontato il 29/mo scudetto), e, sopra tutto, presenta i conti in ordine e un bilancio sano, cosa che in quest’Italia dove il debito pubblico è più alto che in ogni altro Paese al mondo e la faciloneria e l’improvvisazione fanno premio su tutto, e tutto è devoluto alla parola, è molto più difficile che giacere ignudo con donna – cito la celebre massima di Fra’ Dolcino – “senza che avvenga commercio carnale”.

Ma è successo che dei magistrati napoletani, è da sottolineare il “napoletani” giacché ognuno sa quanto più meritorio e proficuo avrebbe potuto essere l’impegno e l’impiego del denaro pubblico, presso quella Procura, han fatto intercettare per tutti gli otto mesi del campionato 2004-2005 i telefonini di Luciano Moggi, traendo da esse qualcosa come centomila conversazioni. Ma non essendo emersi fatti penalmente rilevanti - lo ha scritto testualmente il dottor Marcello Maddalena, capo della Procura di Torino dai napoletani interessato per competenza territoriale, l’indagine venne abbandonata e la pratica archiviata. Questo, lo si è saputo ora, avvenne circa un anno fa.

Se non ché. all’improvviso, quei verbali, non si sa da dove e per mano di chi (ma da chi, con ogni evidenza, di quei verbali possedeva le copie o piuttosto le matrici), sono all’improvviso saltati fuori, finendo, con gran clamore, sui tavoli di tutti gli organi di informazione cartacea e televisiva. E siccome qui in Italia la giustizia penale e quella sportiva sono, com’è giusto che sia, due cose distinte e separate, la Figc se ne è interessata per quanto di sua competenza al fine di reprimere uno scandalo di dimensioni epocali che La Gazzetta dello sport aveva subito chiamato “Moggiopoli” e comminare pene esemplari. da lì, come regolarmente accade in Italia, ogni cosa è subito rimbalzata sui tavoli dei giornali, così che le conversazioni che Moggi intratteneva con Giraudo e con i molti personaggi del bosco e del sottobosco calcistico sono diventate di pubblico dominio.

Ora noi tutti sappiamo chi è Luciano Moggi, così come sappiamo che tipo di persona è il dottor Giraudo. Sono due ceffi con tre metri di pelo sullo stomaco che di potenza e di prepotenza hanno saputo conseguire gli obiettivi che la proprietà dieci anni fa affidò loro, e cioè vincere senza che loro, gli azionisti, la proprietà, non scucissero un quattrino.

Impresa tutt’altro che facile, se è vero com’è vero che un tanghero come Massimo Moratti nello stesso arco di tempo ha cambiato, per vincere il resto di niente, venti allenatori, acquistato 230 giocatori e distrutto qualcosa come 1500 miliardi delle vecchie lire, e che lo stesso Galliani, un dirigente spregiudicato e scaltro non meno che Moggi, ogni anno per ripianare le perdite di gestione d’una società ricca come il Milan deve andare a bussare alla porta del suo munifico presidente (stendiamo invece un pietoso velo sui bilanci e le vicende delle due squadre romane, che solo una Federcalcio in mano a Carraro e quindi collusa agli interessi di Capitalia ha potuto conservare nella massima serie).

In questi dodici anni, la Juventus, in mano a Moggi e a Giraudo ha vinto 7 campionati e, sopra tutto, ha saputo spuntare contratti di sponsorizzazione e per la vendita di diritti di immagine per più di 1000 milioni di euro …

Riportiamo da Fabiano Baldini di Sport Magazine del 29 sett. 2005: [“Il bilancio chiuso al 30 giugno del 2005 evidenzia un giro d’affari di oltre 229 milioni di euro, in aumento del 10,2% rispetto al risultato dell’anno prima. La fonte principale di ricavi per la squadra restano i diritti televisivi, che hanno superato i 124 milioni di euro, oltre il 50% del giro d’affari complessivo. I manager bianconeri hanno realizzato un margine operativo lordo in aumento del 23,5% rispetto all’esercizio precedente, oltre 45 milioni di euro. L’Ebitda margin (l’utile al lordo di ammortamenti, svalutazioni, oneri finanziari e fiscali) è pure aumentato del 19,9%. Si arriva così ad un risultato ante imposte positivo per circa 6 milioni di euro, contro la perdita di quasi 20 milioni dell’esercizio precedente.

Andato a vedere come è maturato un simile risultato, e scendendo quindi nei dettagli delle voci, notiamo che sono aumentati i ricavi da gare (la vendita dei biglietti, in sostanza), passati da circa a 17,6 a 22,8 milioni, i proventi da sponsorizzazione, anche se in misura minore, passati da 53,7 a 57,5 milioni, e si è anche avuto un incremento dei proventi da cessione dei diritti televisivi, arrivati alla fantasmagorica cifra di 124,3 milioni di euro. Lo strapotere in campo della squadra nei confronti degli avversari, è in questa voce pressappoco lo stesso. Quasi tutte le altre squadre di serie A fanno fatica ad arrivare ad un decimo di tale, straordinaria, performance economica”]. Si tratta di cifre che nel recente passato nella avanzatissima Inghilterra solo il Manchester Utd. aveva saputo e potuto conseguire. Ed erano, il dottor Antonio Giraudo e Luciano Moggi, ossequiati, blanditi, cercati e temuti; intorno a loro e dietro l’uscio dei loro uffici c’era sempre una pletora di servili questuanti e di affamati famigli.

Dalla diffusione delle intercettazioni è venuto al mondo che “(riporto da l’Espresso) … i due, servendosi di un linguaggio da trivio e di metodi gangsteristici, con metodi prepotenti e toni arroganti, cercavano di condizionare, alternando blandizie a minacce, l’intero mondo arbitrale, i presidenti delle altre società di calcio e persino l’allenatore della Nazionale, e che avevano a libro paga moltissimi giornalisti, in specie televisivi e sopra tutto quelli della Rai”.

Il calcio è in cima agli interessi degli italiani, la odiata Juventus, di cui Luciano Moggi è il boss, sovrastà a questi interessi. Ce n’è quanta ne basta perché i pennivendoli bastardi e le iene microforate che hanno un forte bisogno di rifarsi una verginità diano addosso ai potenti caduti in disgrazia. Ce n’è quanta ne basta perché presso tutti gli organi di stampa e radiotelevisivi (interamente e fortemente asserviti alle milanesi o alle romane) si iniziasse una autentica caccia all’uomo con diritto al linciaggio, e in Italia oggi che han vinto “i migliori” niente è più facile di questo. Ne è scaturito uno scandalo di dimensioni epocali che sta tenendo fortemente banco sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali e lo e terrà almeno fino a quando – presto per fortuna – non inizieranno i campionati del mondo di Germania. Perché quando chi sta molto in alto cade, il fragore che ne consegue è sempre frastornante. Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono potenti, vincenti e competenti, e come tutti i potenti sono apparentemente blanditi ma visceralmente detestati.

Di sicuro all’improvviso si è rotto, né mi sento di giurare che la politica non c’entri. Lo capiremo più avanti chi dovremo ringraziare. Per ora tutti urlano e ci danno addosso. Noi per ora ci sediamo sommessamente dalla parte del torto perché, come disse Berthold Brecht, tutti gli altri posti sono stati occupati.

C’è comunque la debolezza fondamentale costituita dal fatto che dopo la morte di Giovanni e di Umberto Agnelli i pacchetti azionari della Fiat e delle partecipate riposano sulle fragili ginocchia di una mezza dozzina di vecchie zie e di quasi altrettanti giovani nipoti, alcuni dei quali abbastanza slombati. Così come ci sono l’ovvio disinteresse del “canadese” Sergio Marchionne (cui rendiamo volentieri il merito di avere miracolosamente risollevato le sorti della casa madre) e, sopra tutto, la malcelata ostilità per i colori bianco-neri del “bolognese” Luca Cordero di Montezemolo (i meno giovani si ricorderanno della sua terrificante esperienza quale amministratore delegato della Juventus nel 1990, quando finimmo quart’ultimi), fatto sta che alle primissime avvisaglie della crisi, presa di paura o insofferente della piega che avevano preso le cose (mi rifiuto di credere che Grande Stevens, Gabetti e Elkann non sapessero quali potevano essere quei metodi, dopo che ci avevano riccamente lucrato per dodici anni!) la proprietà ha subitaneamente scisso le proprie responsabilità da quelle dell’amministratore delegato e del direttore generale, dando loro pubblicamente il benservito, anzi gettandone i corpi ancora caldi in pasto alle iene e agli sciacalli. Son piemontesi, son sabaudi, tengono all’immagine quasi quanto al danaro. Secondo me il giovane Elkann poteva farne a meno di dare subito tutto questo sazio a un universo di giornalisti che da servili turibolanti si erano immediatamente trasformati in una canea di lupi affamati. La fossa ce la siamo scavata, con le nostre stesse mani, il 7 Maggio del 2006, quando John Elkann si dichiarò "non insensibile" e liquidò la vecchia dirigenza, ammettendo, di fatto, la nostra colpevolezza.

Dopo, nulla più poteva essere fatto. Ma loro, Marchionne, Elkann, e sopra di tutti Montezemolo, avevano, hanno in mente la loro sempre tanto strombazzata “Operazione Simpatia”, che nel loro intento dovrebbe portare la Fiat a vendere le nuove Punto e la nuova Croma anche agli interisti, ai milanisti, ai romanisti, ai fiorentini e a persino ai bresciani e ai cagliaritani.

Perché il problema vero – ed è giusto dirlo chiaramente - è che in Fiat si sono seccati di tirarsi appresso la Juventus, considerata fino a ieri il giocattolo dell'Avvocato e del fratello Umberto. Persino l'a.d. Marchionni, qualche mese fa, non ebbe timore a dire che sarebbe stato opportuno tagliarla. Va ricordato che Cobolli Gigli è l'uomo-Ifil che ha liquidato alla grande La Rinascente, facendo entrare un bel po' di liquidità nelle casse della Famiglia. Perché è stato scelto proprio lui per guidare la Juve? E perché, appena arrivato, ha letteralmente svenduto i giocatori con maggiore mercato non acquistando praticamente nessuno (Boijnov è un prestito che rientra nell’operazione Mutu, Marchionni e Zanetti furono presi senza l’esborso di un euro da Luciano Moggi, Paro e Palladino sono dei rientri)?
Montezemolo è il vero deus ex machina di questa triste faccenda: presidente della Fiat e pure di Confindustria, cercherà prima di tutto di tutelare gli interessi aziendali anziché quelli juventini, accreditandosi la fiducia del “Palazzo”. E’ stato lui ad ordinare il ritiro del ricorso al Tar proprio per evitare di compromettersi i rapporti col Governo, che - va rammentato - ha sempre sovvenzionato la Fiat (pensate solo alle tante casse integrazioni richieste fino ad oggi da Torino). La Juve viene lasciata cadere. Qualcuno prima o poi si farà avanti per acquistarla. E non gli importerà nulla che tutti i giorni, in tutti i momenti del giorno, in tutti i telegiornali e nei radiogiornali, durante moltissime e lunghissime trasmissioni e nel corso di numerosissimi dibattiti costruiti ad hoc, l’opinione pubblica e i trenta milioni di tifosi a noi contrari che di questa merda avidamente si nutrono, vengono letteralmente bombardati di “scandalose rivelazioni”, di “scoperte” dell’ultima ora, di interviste di “addetti o ex addetti ai lavori” tese tutte a dimostrare (qualora ce ne fosse ancora bisogno) che “ogni partita era truccata, che fasulli erano i risultati, pilotati gli arbitraggi, rubate le vittorie, nulli gli scudetti”.

Alice è sbarcata nel più sporco dei paesi e si vi trova perfettamente a suo agio. Anche L’Osservatore romano, il giornale del Vaticano, è sceso in campo; i preti, anziché preoccuparsi degli scandali che ne hanno minato e ne minano la credibilità si stracciano anche loro le vesti per “la dilagante immoralità, la mancanza di etica, la furbizia che c’è nel calcio” (io penso che sia invece molto più immorale spendere come ha fatto Moratti 1500 miliardi di lire senza mai vincere un cazzo. Ma non lo si può dire, mica siamo calvinisti!)

Ne è scaturito che adesso i magistrati di ben tre città (di nuovo Napoli, nuovo Torino e la immancabile Roma) stanno spulciando (con quale competenza non riesco ad immaginarlo; come si fa a giudicare la correttezza di un arbitraggio?!!) i verbali delle trascrizioni, e vivisezionando le partite dell’intero penultimo campionato (“è ovvio che nell’ultimo le cose siano andate di pari modo” apoditticamente si sostiene, e non appare rilevante che al Milan – tanto per dire - siano stati concessi dieci calci di rigore e a noi cinque), mentre fragorisissimamente sale al cielo la pressione dei nostri eversori affinché si comminino ai rei delle punizioni esemplari, “così che a nessuno mai più venga in testa di condizionare l’andamento di una partita di calcio, di trattare con arroganza gli arbitri (dei quali arcinota è invece la “libido servitii”), di chiudere negli spogliatoi il signor Paparesta (che a Reggio Calabria probabilmente per mandare a Moggi un contro messaggio di stampo camorristico ci aveva annullato due gol validi e ostacolato in cento mila modi).

Che la mala pianta dell’arroganza e della superbia vengano per sempre sradicate e dove prima ossequiati e riveriti sedevano Moggi, Giraudo e Bettega (anche il povero Bettega che niente ha fatto, e non una sola parola ha detto) vengano sparsi quintali di sale (e non conta niente che fino a poco fà non solo l’Inter che non vince mai niente, ma anche il Milan che in questi anni ci ha tenuto testa, han cercato di acquisirne le prestazioni). L’Italia è il paese di piazzale Loreto, il Paese nel quale fino al 25 luglio tutti erano fascisti e all’indomani non se ne trovò più uno nemmeno a cercarlo col lanternino, il Paese che non ha mai finito una guerra a fianco dell’alleato o degli alleati con i quali la aveva cominciata. Gli italiani sono la gente più cinica e cattiva che c’è al mondo e nello stesso tempo, purtroppo, quelli che nello stesso tempo, a parole, ma solo a parole, danno di più a vedere di tenere all’etica e al garantismo. Che Dio li stramaledica! Le “tricoteuses” in servizio permanente effettivo (irriducibili giacobini come Marco Travaglio, come Oliviero Beha, come quel pezzo di merda di Gianni Minà, ma la fila è interminabile) e gli inesausti moralisti alla Veltroni invocano punizioni esemplari, la revoca degli scudetti vinti e la retrocessione della squadra in B, “no, anzi in C!”

Chissà realmente cosa c’è sotto! Permettetemi di dire che è faccio fatica a credere che un volpone come Luciano Moggi possa avere regalato ad un mentecatto come Aldo Biscardi un Rolex da 40 milioni affinché il lunedì sera, nel corso del suo indecente processo, il suo "zubbèr mobbiolista" indirizzasse i suoi giudizi (sulle sviste arbitrali) in una data maniera, perché si tratterebbe, se c’è una logica nelle cose, di uno smaccato e imperdonabile spreco di denaro e di energie giacché anche i neonati sanno che la credibilità di quel cesso di trasmissione è meno di zero, e che la sua canea di ospiti figuranti è smaccatamente e incorreggibilmente antijuventina...! Fosse vero, io lo punirei Luciano Moggi solo per questo! Può essere che forse qualcosina ci sia stata, o forse no; siamo sotto a un bombardamento terrificante e nessuno può mettere il naso fuori di casa. Lo vedremo più tardi; mi piacerà vedere sopra tutto se i mostri sono solo Moggi e Giraudo perché francamente stento a credere che, tanto per fare un nome, un Galliani possa più a lungo recitare la parte della vergine in un bordello. Sì, c’è il vizio, comune a tutti i potenti, dell’arroganza e della sbrigatività cui fa da pendant la consuetudine tutta italiana del servilismo, ma sopra tutto più è il “fumus persecutionis” che l’arrosto; secondo me si tratta sopra tutto di scene di figura, nel senso che “big Luciano” (la definizione non è mia) li teneva tutti sulla corda sia facendo la voce grossa e sia pagandoli (a troppo caro prezzo, ma siamo in Italia dove tutto è acquistabile ma costa carissimo).

Solo chi segue con costanza le vicende che settimanalmente si dipanano sopra ai terreni di gioco sa quanto siano sudati e meritati i successi che la squadra per la quale tifo spesso consegue, e quanto alto sia il valore complessivo dei suoi giocatori. Il lettore sa che quest’anno ad un certo punto del campionato avevamo sul Milan tredici o quattordici punti di vantaggio, vantaggio che nel prosieguo si è ridotto al minimo. E che la stessa cosa avvenne l’anno scorso. Sarebbe potuto succedere questo se veramente Moggi avesse tenuto in mano gli arbitri (e da loro com’è più probabile non si facesse invece menare per il naso?). E non muove ad alcuna considerazione il fatto che tutte le provinciali si battono contro di noi sempre alla morte, come il risultato della partita contro la magna Juventus decidesse ogni volta del loro futuro? Non si possono scardinare certi preconcetti. E’ più facile che gli israeliani e i palestinesi facciano un governo di unità nazionale che far ragionare gente come Dotto, Ziliani, Pistocchi, Piccinini, Liguori, Mentana, Sconcerti, Cucci, Boniek, Mancini, Ancelotti, il solito Zeman, i Della Valle, il latitante Gaucci, lo Zamparini che in questo sistema ci ha sempre guazzato, lo stesso Berlusconi che fa finta di non ricordare che Giraudo e Moggi sono stati i grandi elettori del geometra Galliani alla presidenza della Lega. Potrei continuare all’infinito, salvo solo Padovan, Christian Rocca, Giuliano Ferrara e Vittorio Feltri il direttore di Libero, cui piace sempre andare controcorrente. Il clima da caccia ‘alla strega’ è inarrestabile e non promette nulla di buono. Appare evidente che può essere realmente sanato solo dando ai nostri eversori tutte le soddisfazioni che chiedono, una di meno li farebbe gridare al favoritismo. E cioè il totale annientamento della società Juventus, dopo che hanno avuto la distruzione fisica dei suoi dirigenti.

E’ da quando seguo il calcio che si dice che la Juve vince rubando, ora hanno o credono di averne le prove. Che Dio abbia pietà dei vinti! Torneremo ad essere simpatici quando non saremo più capaci di vincere, come l’Inter e il suo presidente che, lasciatemelo ripetere, fino a ieri avrebbe fatto carte false per prenderseli lui Giraudo e Moggi. E come lui, qualche mese fa, apertamente, Berlusconi.

A Bari domani vinceremo il 29/mo scudetto (il 7/mo negli undici anni di gestione della così detta Triade). Mi registrerò la partita e conserverò la cassetta perché sarà un evento epocale e nulla più poi sarà come prima. E perché di questa dirigenza io riconosco ancora il valore e gli dico “Grazie”.

 

 Articolo di Christian Rocca che dopo aver letto le deliberazioni del capo della procura della repubblica di Torino dott. Maddalena così su Il Foglio del 9 maggio scrive:

Siamo un paese fatto così. Da una settimana gli italiani hanno la prova mediatica che la Juventus compra gli arbitri. Ma questa “prova” arriva da una richiesta di archiviazione che, al contrario e senza alcun dubbio, prova come la Juventus non abbia comprato gli arbitri. Buffo, no? La richiesta di archiviazione non è stata scritta da un magistrato del porto delle nebbie né da un amichetto del quartierino né da un ipergarantista, ma da quel Marcello Maddalena che in un libro-intervista a Marco Travaglio disse che “quello immediatamente successivo all’arresto è un ‘momento magico’…” (pagina 27, righe 24 e 25).
Le intercettazioni che in questi giorni abbiamo letto sui giornali sono allegate al documento depositato da Maddalena che chiede al Tribunale di chiudere la pratica perché si tratta di una “indagine indubbiamente destinata a durare per anni e a riempire in eterno le pagine dei giornali e le trasmissione radiotelevisive ma per il cui avvio, lo si ripete, non è rimasto, allo stato (dopo tutti gli accertamenti che sono stati effettuati), neppure uno straccio di ‘notizia’ che lo consenta”. Avete letto bene, anche se in tv e sui giornali non viene ricordato: il magistrato ha scritto che dopo tutti gli accertamenti non esiste “neppure uno straccio di notizia” che consenta di continuare l’indagine. In un paese normale ci sarebbero state le scuse pubbliche alla Juventus e soltanto, ripeto: soltanto, un severo giudizio etico e disciplinare nei confronti del designatore degli arbitri e del direttore di una società sportiva colti a intrattenere rapporti troppo stretti. Le inchieste di Roma e Napoli riguardano altro, a quanto se ne sa: la gestione di calciatori, non di arbitri.
Dai processi si può uscire soltanto in due modi, o da innocenti o da colpevoli. Moggi, Giraudo e il designatore degli arbitri ne sono usciti da innocenti, sia in punta di diritto sia in punta di fatto. Per la precisione, nel processo non ci sono nemmeno entrati perché la stessa procura della Repubblica che ha ipotizzato nei loro confronti prima il reato di associazione a delinquere, poi di corruzione e infine di frode sportiva – e per questo li ha iscritti nel registro degli indagati – ha deciso che gli elementi raccolti, vale a dire le telefonate che abbiamo letto sui giornali, non solo non erano sufficienti a sostenere l’ipotesi accusatoria in un processo, ma non bastavano nemmeno a far continuare le indagini né per il reato di associazione, né per il reato di corruzione né per il reato di frode sportiva. Addirittura, ha scritto il pm Maddalena, “in ordine a eventuali designazioni di arbitri finalizzate a favorire la Juventus, dalla oggettiva analisi della documentazione non solo non si trae conferma alla iniziale ipotesi investigativa, ma al contrario si traggono elementi probatori di segno opposto, indicativi della assenza di irregolarità e di forme più o meno mascherate di designazioni arbitrali pilotate da parte del Pairetto”. Di nuovo, ci sarebbe da chiedere scusa alla Juventus. Invece, con la stessa foga dei bei tempi di Mani Pulite, si usano intercettazioni giudicate dai magistrati “elementi probatori di segno opposto” e “indicativi della assenza di irregolarità e di forme più o meno mascherate di designazioni arbitrali pilotate” per condannare in diretta televisiva e sui soliti giornali mozzorecchi chi nelle aule giudiziarie è risultato senza alcun dubbio innocente. Al carnevale giustizialista partecipa il solito Marco Travaglio, per l’occasione riesumato da Repubblica, il vice Torquemada della Gazzetta dello Sport e un paio di ridicoli deputati che, in quanto interisti o romanisti, si sono presi una licenza dalla loro presunta fede garantista nei confronti di Craxi e Berlusconi.
Ripeto: fatto salvo il tono delle telefonate, il linguaggio da bar dello sport e la millanteria dei protagonisti l’unica cosa che emerge dalle intercettazioni è l’inelegante intimità di rapporti tra uno dei due designatori e Moggi. La richiesta di avere taluni arbitri alle partite amichevoli, che peraltro dalle intercettazioni risulta avvenire dopo la designazione, è consentita ed è legittima visto che le amichevoli sono partite organizzate dalle società e non dalla federazione (parole sempre del pm). Quanto alla partita di Champions League, dalle intercettazioni viene fuori che Moggi avrebbe preferito un arbitro diverso da quello poi effettivamente designato. E il magistrato spiega che in generale “pare alquanto limitata la possibilità di Pairetto di pilotare le designazioni arbitrali”, mentre nel caso specifico “emerge come per tale partita la designazione dell’arbitro non sia stata affatto pilotata dal Pairetto”.
Un’altra intercettazione riguarda una Maserati sollecitata da Moggi a casa Agnelli. A leggere i giornali e ascoltare la tv sembra che Moggi abbia regalato una macchina costosa a Pairetto. Ecco che cosa scrive Maddalena: “L’ipotesi accusatoria… non ha trovato alcun riscontro, non potendosi ritenere tale il presunto intervento da parte di Moggi per anticipare la consegna di una autovettura Maserati destinata a conoscenti di Pairetto (autovettura regolarmente pagata dagli acquirenti)”. Leggete qui: “L’interessamento richiesto a Moggi non riguarda la consegna a titolo gratuito dell’auto e nemmeno la concessione di sconti, bensì il fatto che i tempi ordinari di consegna dell’auto sono molto lunghi, circa un anno di attesa”.
Le parole del pm Maddalena, di nuovo, sono definitive: “In tutta l’imponente massa delle conversazioni intercettate emerge in verità un atteggiamento integrante una sorta di ‘presunzione’ o ‘complesso di superiorità’ che potrebbe suonare così: ‘noi siamo i più bravi, i più forti, i più belli, i più tutto: ergo, non abbiamo bisogno di arbitri compiacenti o di favori, ma solo di arbitri bravi, onesti e corretti, che arbitrino secondo le regole… E così vinceremo’. Ed in effetti tutte le osservazioni, i commenti, le indicazioni (per le partite amichevoli), i suggerimenti riguardanti gli arbitri sembrano porsi sempre nell’ottica della ricerca dell’arbitro migliore per le partite della Juve, dell’arbitro cioè che meglio garantisca il regolare andamento ed il regolare esito della competizione sportiva”.
Le intercettazioni si sono protratte fino a comprendere le prime quattro giornate di campionato. Scrive il pm: “Per tre di queste partite non sono state registrate conversazioni utili tra gli indagati, nel senso che gli arbitraggi di tali gare non sono stati oggetto di particolari commenti e valutazioni”. Si è parlato, invece, di Samp-Juve, finita 0-3. E qui c’è una delle più incredibili mistificazioni giornalistiche degli ultimi anni. I giornali legano a quella partita una telefonata a Pairetto da parte dell’arbitro Dondarini (quella dei “cinquanta occhi che guardano”). La richiesta di archiviazione invece dice chiaramente ed esplicitamente l’opposto: i due non parlavano di Juventus, ma dell’inserimento di Dondarini nella lista degli arbitri internazionali nelle liste Uefa. L’arbitro sarebbe stato sotto i riflettori dell’Uefa, non di Moggi. Leggete che cosa ha scritto il magistrato: “E quindi si tratta di conversazione assolutamente… innocua (anche nell’ottica della peggior cultura del sospetto) perché di Samp-Juve non si parla proprio e, men che meno, si parla o si accenna a un arbitraggio di favore per la Juventus”.
Infine, ha scritto il procuratore Maddalena: “Ferme restando tutte le perplessità che suscita l’eccessiva contiguità tra il designatore arbitrale Pairetto ed i dirigenti della Juventus, rimane la considerazione – obbiettiva – che di quattro partite di campionato giocate ad intercettazioni in corso, e quindi possibili oggetti di frode sportiva, su tre non si sono registrati commenti di alcun genere idonei a supportare l’ipotesi di reato, e su una – appunto Sampdoria-Juventus – sono state invece registrate significative conversazioni tra tutti i protagonisti della ipotizzata possibile frode, ma da esse non solo non si traggono riscontri alla ipotesi investigativa, bensì piuttosto elementi di prova di segno contrario”. Né associazione a delinquere, né corruzione né frode sportiva, “piuttosto elementi di prova di segno contrario”. Moggi sarà impresentabile, ma se al Quirinale ci fosse uno come D’Alema, uno che la gogna delle intercettazioni sa che cosa sia, tutto ciò, diciamo, non accadrebbe.

 

“Non si vince un tubo con lo stile e con gli Elkann”:

Qui si tratta solo di scegliere se è da preferirsi una moglie ricca o che sia bella pur se povera, perché tutte e due le cose non è possibile averle. Io la preferisco senz'altro brutta e ricca, ma per quel che riguarda la Juventus non sono io che comando. Io comando sì e no a casa mia, e per questo ho già provveduto a dare disdetta dell'abbonamento a Sky Calcio. Io considererò sempre Moggi e Giraudo "in quanto sporchi, brutti e cattivi" i manager più adatti a muoversi (e a vincere) nella situazione particolare nella quale si muove oggi il calcio e, dentro di esso, la "mai finanziata" società Juventus. Tiferò sempre Juve, con la rabbia che tutti i giorni mi fa litigare "come un cane arrabbiato" con gli amici, i colleghi e i conoscenti che mi vengono addosso con le corna affilate, ma - visto che il signor di Montezemolo (John Elkan è solo un ventriloquo) ci vuole poveri e belli, accettiamolo questo ridimensionamento (e che possiamo farci?!!), prepariamoci ai classici 7 anni di vacche magre (e che possiamo farci?!!), e approntiamo una squadra di giovani che corrano molto e costino poco (sempre meglio dell'Inter dove corrono poco, costano molto e non vincono un'amata sega).

 

La mistica delpieriana:

Traggo da La Stampa di oggi: “Cobolli Gigli ha già scelto Del Piero come giocatore simbolo da cui ripartire. Tanto da farne un esempio di lealtà da inserire nel nuovo codice etico: «L’ho sempre apprezzato per come si è gestito. Ricordo l’episodio con Cufrè quando non reagì dopo lo schiaffo del romanista. Sarà la nostra bandiera»”. Per Dio, cominciamo bene...! Perché non (anche) san Francesco d'Assisi allenatore, madre Teresa di Calcutta massaggiatrice, Giovanni XXIII amministratore delegato e sopratutto il mahatma Gandhi presidente. Scusatemi, ma pensavo che fossero altre le doti per riuscire bene nel calcio. Meno male che ho già dato disdetta a Sky!

 

Se la Juventus non dovesse retrocedere”:

Solo se ci autosopprimessimo, se ci eliminassimo fisicamente, se scomparissimo dalla faccia della terra, solo cessando di esistere e di respirare potremmo sperare, dopo qualche anno, in un po' di misericordioso silenzio, in un po' di benefica smemoratezza, da parte di quelle iene sanguinarie, belve malefiche, servi assassini che sono i giornalisti. Una sentenza di assoluzione gli ridarebbe solo vigore, centuplicando il loro astio verso di noi (pensate ai vari Liguori, Sconcerti, Beha, ricordatevi di Mancini, di Boniek e di Moratti...). Detto ciò è chiaro che io spero in una piena assoluzione ma non m’illudo.

 

“Accanto a Pessotto c’è un amico speciale”, dove si sottolinea l’attaccamento di Paolo Montero alla maglia e ai compagni:

Paolo Montero, che il cielo lo protegga, in una recente dichiarazione, parlando proprio di Pessotto, ha detto che (Gian Luca) era l'unico che quando giocavano poteva prendersi il lusso di rimproverarlo, che solo da lui accettatava una cosa del genere.

Io di Paolo Montero, che nei dieci anni che è stato il baluardo della squadra (ogni volta che uno dei nostri faceva gol si faceva di corsa ottanta metri di campo per andare ad abbracciarlo) conservo gelosamente la maglietta col n.ro 4 (sponsor tecnico la Lotto). Io spero di non dover mai morire, ma se dovesse mai capitarmi una cosa del genere - non si sa mai - ho dato disposizioni a chi di dovere di mettermela, la sua maglietta, nella bara.  Insieme col CD de “La Passione secondo Matteo” di Johann Sebastian Bach.

 

“E con don Fabio se ne sono andati i 3 migliori al mondo. Juventini, provinciali, tutti contenti?”:

I sostenitori di Del Piero - che purtroppo sono la stragrande maggioranza - pretendono che portandone la sacra icona in campo si possa, come si faceva col sosia del grande Kagemusha, terrorizzare gli avversari e metterli in fuga. Io non penso che cingendosi di vetuste bandiere e mettendo dei fiori nei propri cannoni, come pretende il Giovin Signore Yaki (quello dell’ “Operazione Simpatia” , si possa reggere a una guerra che sarà come sempre cruentissima. Io non penso che la così detta e maledetta etica che è solo la giustificazione degli impotenti ("Io non sono bella..., però sono virtuosa...!", dicono certe donne di sé maledicendo in cuor loro di non essere invece belle e puttane) possa mai risultare pagante.

Io sono stato uno dei primi a scrivere che auspicavo l'acquisto della Juventus s.p.a. da parte del colonnello Gheddafi, così come sono stato uno dei primi a scrivere che un ignorante analfabeta come Tardelli (un'altra bandiera, Dio ce ne scansi!!!) non ci servirà a niente come a niente ci servirà un'isterica spiritata come la Christillin. Ho sostenuto che Montezemolo in cuor suo ci odia e sono stato sempre coerente nel sostenere che ci attendono almeno 7 anni, se non 14, di vacche magre.

Sono infine persuaso che si possa vincere anche senza Capello (penso ad una accoppiata Deschamps-Lippi), ma sono arciconvinto che non lo si possa fare con Yaki, col quel Giglio di fra’ Cobolli, con le vibrazioni della Christillin e con le interviste televisive a quel semianalfabeta di Tardelli. Ci attendono almeno altri 14 anni di vacche molto magre. Per cui - ve lo ripeto - meno male che ho dato disdetta a Sky, anche se la mia juventinità, signori delpieristi, è forte e splendente come il brunito acciaio.

 

“Piero Ostellino ha scritto: la Juve ha patteggiato la serie B”.

Questo è un procedimento (un procedimento, non un processo) farsa, lo spiega ampiamente Piero Ostellino sul Corriere della sera di oggi. Andatevelo a leggere e poi mettetevi, mettiamoci, il cuore in pace. Lasciamo perdere quel che va dicendo la ministra Meandri, ma ieri Mortadella Prodi ha bonfonchiato, biascicato, sibilato e cantilenando ha scandito che “Servono condanne esemplari e durissime", perché nel calcio si sono rinvenute – ha continuato - "attività criminose". Ha detto proprio così quel faccia di culo: Attività criminose". Che andiamo cercando? La Juventus farà da capro espiatorio e con il sangue del suo sacrificio (abbondante e nobile) si laveranno le colpe di tutti. Io non ho fiducia né in Yaki Elkann e ancora meno in quello che è il suo puparo, il signore di Montezemolo (ché costui secondo me deve odiare la Juve come Grasso, il critico televisivo del Corriere della sera, odia chiunque abbia un po' di fortuna nel mondo mediatico e dello spettacolo, cioè con l'odio di quello che è fallito là dove gli altri venuti dopo di lui invece sono riusciti), e sono persuaso che una Juve ripulita e impoverita farà in pieno il loro gioco. Sarà serie B, le altre resteranno in A con qualche punto di penalizzazione. Non potremo farci niente, la unica, la sola cosa che nel mio piccolo potevo fare (la disdetta a Sky calcio) l'ho fatta.

 

Siamo “Campioni del mondo”:

Italiani maestri nell'arte del catenaccio e della provocazione; i nostri politici insuperabili maestri in quella di accaparrarsi i meriti altrui; i giornalisti pennivendoli senza pudori; italiani festaioli miserabili e sguaiati. Nella partita, i francesi hanno smarrito la loro cartesiana clarté, gli azzurri la chirurgica incisività. Tre (occasioni da gol) a una per la squadra di Domenech. Italiani fortissimi in difesa, forti a centrocampo, inesistenti in attacco, nonostante tutta la insopportabile prosopopea d’accompagno; inevitabili i calci di rigore. I francesi vengono condannati da David Trezeguet, purtroppo negato ai tiri dal dischetto. La vittoria mi fa piacere solo per Marcello Lippi che stimo e al quale voglio bene. Ma di più mi addolora la miseranda fine di Zinedine Zidane che per avere ingenuamente e platealmente reagito alle solite provocazioni del solito Macellazzi da oggi verrà fatto sedere tra Milosevic e Saddam Hussein, e da quella scomoda posizione non potrà mai più levarsi. Ma peana agli azzurri; la storia non si cura mai dei vinti! Onore Buffon, a Zambrotta, a Cannavaro, a Materazzi, a Grosso, a Pirlo e a Camoranesi, eroi di queste moderne forme di resistenza. E a Marcello Lippi che fino a un mese fa i solerti custodi della Moralità Nazionale ritenevano, per il sol fatto d’avere un figlio nella vituperata Gea (una sorta di Spectre calcistica) indegno della Nazionale; Marcello che è uno collerico e vendicativo ha fatto sapere al Gabibbo Rossi che lascerà la Nazionale. Coltivo una piccola speranza che possa tornare da noi, con Deschamps in panchina, al posto di Luciano Moggi.

 

La Juventus, la Fiat, gli Elkann e Montezemolo: 

Riguardo a Yaki dirò due cose che in qualche modo potranno se non giustificare quantomeno a spiegare le ragioni del mio sospetto nei suoi confronti. La prima, di natura ambientale, sta nel fatto che in Fiat (& derivati) comandano il dottor Marchionne (cui si deve per intero il merito della salvazione della "casa madre") e, per ragioni diciamo così "naturali" o biologiche) Luchino di Montezemolo. Dallo stimatissimo dottor Marchionne nulla m'aspetto, egli è più canadese che italiano e della Juventus gli interesserà quanto a me può interessare dei Toronto blizzard. Né è uno che possa stornar energie dal "core business". Invece per Luchino di Montezemolo nutro una profonda antipatia, nonché il non sradicabile sospetto che egli odii Juventus e ancor di più i suoi tifosi, non tanto e non soltanto per il suo essere tifoso del Bologna, quanto per l'inestinguibile bruciore che deve ancora sentire per quella sua sciagurata esperienza a capo della società quindici anni or sono, giacché è nella natura degli uomini portare rancore verso quelli che sono riusciti là dove noi siamo falliti. Il giovane Yaki lì dentro è come un ministro senza portafogli, e non vedo, se anche lo volesse, cosa potrebbe fare. Riguardo a lui personalmente c'è un aneddoto che mi ha personalmente e sgradevolmente colpito. Due o tre anni fà, nel punto più nero della crisi della Fiat (subito dopo la gestione Fossa), quando le azioni toccarono il prezzo più basso, un giornalista ebbe a porre in dubbio, con un articolo che suscitò un certo scalpore, le capacità imprenditoriali di Giovanni Agnelli, attribuendo a questi e alle sue scelte, molte delle quali sbagliate, le ragioni di quella profonda crisi. Il giornalista concludeva scrivendo che "dopo l'allontanamento del dottor Romiti, l'Avvocato, lasciato solo, non solo ha sempre sbagliato la scelta dei manager, ma avendo voluto fare di testa sua ha legato con le sue dita i nodi che ora sono venuti al pettine". L'Avvocato era già morto e l'articolo era molto duro.

Il giovane Yaki nella sua veste di erede designato (e – si dice-  di nipote prediletto dell'Avvocato) si assunse l'onere della risposta. Che risposte avrebbe dovuto o potuto dare per difendere la memoria e sopratutto l'operato dello zio? Gli argomenti di pertinenza, a volerli trovare, non mancavano (la saturazione dei mercati, la congiuntura internazionale e l'aggressività dei costruttori dell'estremo oriente, l'eccessivo costo del lavoro in Italia, la esterofilìa automobilistica degli italiani, solo per restare in superficie), invece cosa ti fa il bel ragazzo? T'appare in televisione e mettendosi a piagnucolare dice che "Non si sparla chi non può difendersi". Proprio così: Non si sparla chi non può difendersi…! Come se Giovanni Agnelli non fosse stato un personaggio pubblico e, direi anche, storico. Allora, per il principio preteso dal prediletto nipote, neanche Hitler, Stalin, Napoleone, i Borgia e il povero Nerone dovrebbero esser giudicati e criticati (dagli storici), non potendo difendersi in quanto morti. Che discorsi sono? Ed è per questo che ho perduto la stima di questo ragazzo nelle cui vene corricchia anche il sangue molliccio del padre Alain Elkann, giornalista-scrittore mai realizzatosi.

Per tornare al resto e per parafrasare il celebre detto del "romanista" Andreotti, io penso che alla proprietà il ridimensionamento in atto convenga, quanto meno per stare a vedere come evolvono le cose, e se ci sia da mettere in conto anche la possibilità di una vendita.

Comunque allo stato attuale delle cose la cosa peggiore che possa capitarci è una condanna seguita da una amnistìa; Mastella parla da quello che è, cioè da democristiano ma io non lo seguo. Verremmo crocifissi ad ogni cantone; rassegniamoci a pagare il prezzo della nostra superiorità. "Essere i migliori costa, in un paese di mediocri".

Sono contento per Deschamps; nutro la pazza speranza di un Lippi che venga a prendere il posto che fu di Moggi. […]

 

Un mio “pezzo” uscito l’11/7 dal titolo “Crucifige…!, crucifige…!:

Ai molti non par giusto che la Juve retrocessa in B abbia a poter godere dei suoi 110 milioni di diritti tv contro i soli 600 mila del Lecce. Ohibò, alla salute di Cocò! Non gli basta, a questi pingui discepoli del Savonarola, a questi bardi dell'egualitarismo a tutti i costi (purché non intacchi i loro privilegi) che ci facciano ardere su un'ardente pira… Vogliono, pretendono, esigono, che le nostre ceneri vengano disperse al vento.

 

Finalmente la sentenza:

E’ una sentenza bestiale, un aborto giuridico che fa acqua da tutte le parti, un giudizio che proprio non si capisce dove poggi; si tratta di una esecuzione sommaria, figlia del rancore montato per anni e fortemente alimentato dai “media” e dai sostenitori delle solite perdenti (Inter, Roma...), contro la squadra più forte e i dirigenti migliori. Non si è trattato di un processo, ma di un procedimento farsa che uguali non se ne facevano neanche nei sotterranei della Lubianka o ai tempi della Santa Inquisizione. Non si è rinvenuta traccia di partite aggiustate, ci hanno condannato con un discorso che fa il paio con quello che il lupo di Fedro fece all'agnello ("Non eri ancora natooo…??! Allora di sicuro fu un tuo fratello?!! Non hai fratellini…???!!! Allora, lo so, fu tuo padre che mi intorbidì l'acqua...!!!!!"). Sii cercava solo di condizionare con minacce o blandizie di peso tutto irrilevante o risibile un mondo arbitrale prono e naturalmente desideroso di farsi condizionare. Facevano le stesse identiche cose Moggi di qua e Galliani di là, solo che Galliani le faceva tramite il Meani-fantozzi ristoratore di Lodi avendo cura di non esporsi in prima persona. Un'altra differenza (non di poco conto) stava nel fatto che il predetto Galliani aveva, ha, dalla sua degli atouts che i dirigenti bianconeri non possiedono (i contratti televisivi). La retrocessione dei bianconeri in B e i meno 30 punti di penalizzazione poi ridotti a 16 costituiscono una condanna capitale perché di fatto portano allo smantellamento e alla distruzione di un capitale-squadra che era ai vertici europei se non mondiali l’ha dimostrato la recente vittoria al Campionato del mondo). Di sicuro non si morirà per questo, ma poiché penso che dovranno passare almeno dieci anni prima che si possa tornar grandi io ho già dato disdetta a Sky calcio. Vorrò vedere chi seguirà la domenica le trasmissioni televisive di Mediaset col Messina, il Treviso e il Lecce al posto della Juve, e di quanto calerà la vendita dei giornali dei signori Verdelli e Vocalelli. Ma la cosa che ci brucia di più è la revoca dei due scudetti vinti sul campo. Solo chi come noi ha seguito con puntualità e passione tutte le vicende domenicali della squadra sa che questi come gli altri sono figli della classe, del sudore, della disciplina e di una superiorità che i recenti mondiali hanno conclamato.

 

“Claudio Gentile vicino alla Juventus; pronto già un posto da dirigente”:

Oh per la gran carità, un altro semianalfabeta?!! Non gli basta già Tardelli?!! E poi finitela con questo maledetto vezzo di considerare la dirigenza della s.p.a. Juventus una sorta di cimitero d’elefanti!

 

L’ipocrita Chiamparino:

L'ipocrita Chiamparino in fondo sta facendo solo il suo mestiere di tifoso torinista. Ma chi mi rode l’animo e mi lacera le budella con denti di volpe che se lo incontrassi per strada gli sputerei in faccia è quel verme di Walter Veltroni, ex comunista ed ex juventino che stamattina era tutto commosso della penalizzazione inflitta alla Lazio, e non una sola parola per la Juve. Ah, perché non vivo a Roma e non ho le ghiandole salivari dei lama (o di Francesco Totti)??!!...”.

 

Il presidente Boniperti farebbe meglio a continuare a star zitto:

In una intervista uscita ieri su La Stampa il presidente Boniperti ha dichiarato di attribuire quel che sta accadendo alla Juve (cito testualmente) "a gente che non le ha voluto bene e non ha saputo preservarne il patrimonio ultracentenario". Traspare evidente il riferimento al torinista Giraudo e al "senza patria" (e senza cuore) Moggi.

Piano, per favore, ché un po' di freddezza non guasterebbe. Capisco i sentimenti di Boniperti che sono, possono essere, anche quelli di chi ha visto le persone che lo hanno sostituito conseguire risultati pari se non superiori (mi riferisco al lato economico) ai suoi, ma cosa c'entra l'amore nella gestione (commerciale, industriale, affaristica) di una società per azioni? Si persiste nel solito pernicioso equivoco del sentimentalismo. Con tutto il rispetto per l'antico presidente, io faccio molta fatica a pensare che Giraudo e Moggi abbiano affossato la Juve per una sorta di carenza affettiva. Si può essere stati torinisti e anche in cuor proprio restarlo ma quando si dirige un'impresa che ci da ricchezza e prestigio si usano il cervello, le palle, il fegato, la milza.

Il cuore, quello è un optional che quasi sempre si rivela essere un cattivo consigliere.

 

 

Situazione tecnico economica a metà luglio 2006:

Giocatore / Ingaggio / Scadenza:

Buffon / 5 milioni / 2010

Bonnefoi / 150 mila / 2008 (prestato per un anno al Metz)

Balzaretti / 750 mila / 2010

Cannavaro / 4,5 milioni / 2008 (venduto al Real Madrid per 5 mln.)

Thuram / 5 milioni 2008 (venduto al Barcellona per 5 mln.; ha voluto 4 mln. per togliere il disturbo. Han fatto bene a darglieli)

Kovac / 2,5 milioni / 2008

Legrottaglie / 1,7 milioni / 2007

Tudor / 2,2 milioni / 2007

Zambrotta / 2010 (venduto al Barcellona per 14 mln.)

Chiellini / 1,2 milioni / 2009

Zebina / 2,5 milioni / 2007

Birindelli / 2 milioni / 2007

Blasi / 2 milioni / 2009 (prestato per un anno alla Fiorentina)

Camoranesi / 3,5 milioni / 2008

Emerson / 4,5 milioni / 2008 (venduto al Real Madrid per 18 mln.)

Vieira / 5 milioni / 2009 (venduto all’Inter per 9,5 mln.)

Nedved / 5 milioni / 2008

Giannichedda / 1,7 milioni / 2008

Olivera / 800 mila / 2008 (ceduto in prestito con dir. di riscatto alla Sampdoria)

Mutu / 2,2 milioni (venduto alla Fiorentina per 8 mln.)

Del Piero / 5,5 milioni / 2008

Miccoli (rinnovo per un altro anno del prestito al Benfica)

Trezeguet / 4,5 milioni / 2009

Ibrahimovic / 1,7 milioni / 2008 (venduto all’Inter per 24,8 mln.)

Zalayeta / 1,2 milioni / 2007

Allen. Deschamps 700 mila 2008

Totale monte stipendi netto (prima della campagna acquisti-cessioni): 66,1 milioni
Totale monte stipendi lordo (prima della campagna acquisti-cessioni): 132,2 milioni
Fatturato 2005-06: 260 milioni circa

L’estate del 2007 sarà un’estate fortunatissima. Per scadenza di contratto ci libereremo, senza colpo ferire, di cariatidi (Legrottaglie, Tudor, Zebina, Birindelli e Zalayeta).

 

Articolo di Christian Rocca uscito su Il Foglio del 16/7:

Io ricorrerei al Tar, ma contro la nuova dirigenza della Juventus. Ancora oggi insistono nel chiedere la clemenza della Corte, dopo il grande successo ottenuto in primo grado, quando nella sentenza "golpista" c'è scritto che non è stata aggiustata nessuna partita, che non c'era nessuna cupola, che non è stato commesso alcun illecito sportivo ex art. 6 ma qualche comportamento sleale ex art.1 (per cui non si va in B). Una sentenza che ha assolto tutti gli arbitri delle partite della Juve (e della Lazio), che si basa su un pregiudizio da bar dello sport (tutti sapevano che la Juve era favorita), che condanna la squadra per aver ottenuto "vantaggi in classifica" non precisati e, soprattutto, diversi da aiuti nelle partite. Invece che chiedere l'assoluzione visto che non c'è cupola, non ci sono arbitri comprati, non ci sono partite aggiustate, non ci sono sorteggi truccati, vogliono ripartire da zero, dalla serie B, per espiare, per rinascere, per ripartire con i giovani... Avete visto che ieri hanno presentato la nuova maglia, ma senza lo scudetto? Credono così di diventare "più simpatici". Agli avversari, ovviamente.
A me sembrano, invece, la realizzazione del peggior incubo per un tifoso della Juve, che non è affatto la serie B, ma avere una squadra gestita da dei Moratti senza soldi.

 

Ancora sulla sentenza:

Si è fatta non sradicabile in me la convinzione che quanto stia capitando alla Juventus compiaccia moltissimo ai suoi nuovi amministratori e pertanto alla proprietà. La quale non solo non ha mai una volta invocato il beneficio del dubbio, non solo ha suggerito al giudice tramite l'avvocato Zaccone la pena gradita (serie B con penalizzazione), non solo va (da tempo) dicendo di starsi attrezzando per la B, ciò perché sperano che così facendo imporranno una drastica cura dimagrante ad una attività che richiede troppi soldi e loro da 12 anni non ne hanno uscito alcuno. Quindi non mi meraviglio della disparità di trattamento nei confronti di un Milan che non meno pulito e anzi probabilmente più sporco, sta difendendosi in tutti i modi.

Ma noi resteremo sempre grati alla Triade, e più tempo passa e più si fortificano in me dolore, rimpianto e senso del perso per sempre. "Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra" come disse don Fabrizio il principe di Salina).

 

Incredibile, demenziale, pazzesco (Quando i milioni a certa gente che non ha mai lavorato escono di tasca):

Leggo su Il Corriere dello sport di oggi che lo scudetto a tavolino frutterà alla squadra nerazzurra il premio pro-capite di 200 mila euro (considerate che gli azzurri recenti campioni del mondo ne han presi 250 mila a testa), appunto come fu stabilito ad inizio di campionato quale premio scudetto. Io non credo a tutte le cazzate che leggo, ma conoscendo quant'è fesso Moratti a questa cosa così abnorme, invereconda, insensata, immorale quasi ci credo. Se così fosse i suoi congiunti dovrebbero uscire dagli indugi e farlo immediatamente interdire.

 

Un articolo di Piero Ostellino uscito su il Corriere della sera del 24/7 col titolo “Paradosso Calciopoli: Un Moggi “americano” sarebbe il capo della FIFA”:

Mi si passi il paradosso, mentre si apre il processo d’appello su Calciopoli. Sapete qua è la differenza fra un Grande Paese – che sa come va il mondo – e la piccola Italia, moralista, ipocrita e furbastra? Un grande Paese uno come Moggi lo fa nominare a capo della Fifa e poi va a riscuotere: Materazzi non sarebbe punito quasi come Zidane. La piccola Italia uno come Moggi lo identifica con il Male Assoluto, fa strame dello sport e persino del diritto, finendo col distruggere il proprio campionato di calcio dove vincono sul campo quegli stessi che vincono sul campo il campionato del mondo contro i Grandi Paesi e che ora tutti vogliono (ma non vincevano grazie a Moggi?).

Luciano Moggi è stato punito per quello che ha fatto in quanto dirigente di una società sportiva. Bene. Ma quello che ha fatto – lo dice la sentenza – è ciò che si fa quotidianamente dappertutto: aveva tessuto “una rete consolidata di rapporti”. Si chiama networking e negli Stati Uniti è oggetto di studio nelle università. Da noi, fa sentenza per illecito sportivo. E, allora, che facciamo? Fra una intercettazione e l’altra, processiamo l’attività di milioni di italiani che è fatta di intese, di complicità ai confini della morale, del fair play, ma che – fino a prova contraria – non ha e non dovrebbe avere nulla a che fare col diritto? Si? Allora, fuori le intercettazioni delle conversazioni fra i cardinali prima e durante l’ultimo Conclave. Forse, in nome dello Spirito Santo, riusciamo a revocare la vittoria del cardinale Ratzinger e a retrocederlo a parroco in Baviera.

Secondo il dispositivo della sentenza : 1) i sorteggi arbitrali non sono stati truccati; 2) le ammonizioni ai giocatori non erano mirate; 3) la Juventus e i suoi dirigenti non hanno alterato il risultato di alcuna partita; 4) nessun arbitro, guardalinee, giocatore ha alterato lo svolgimento delle gare. La Juve è stata condannata “perché è concettualmente ammissibile l’assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall’alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara” (!!!). Anche il professore Guido Rossi – se non fosse pure lui colpito dalla sindrome da bar sport – potrebbe definire la sentenza “un atto di violenza nobilitato da un rito formale”.
Confesso, a questo punto, di avere qualche difficoltà a capire perché un dirigente di società di calcio che abbia familiarità con i designatori degli arbitri che dovranno arbitrare la sua squadra sia sospettabile di tentativo di illecito e un avvocato che abbia la stessa familiarità con la Procura che, prima o poi, dovrà giudicare atti che lo riguardano, non lo sia. Solo perché le telefonate di quell’avvocato non sono state intercettate e passate ai giornali com’è consuetudine delle Procure per creare uno scandalo mediatico e cucirci soprale proprie sentenze? Non voglio nemmeno pensarlo. Tanto meno voglio pensare che all’avvocato in questione non capiterà mai di essere intercettato proprio perché ci sarebbero “familiarità” più uguali delle altre. Ma mi piacerebbe lo stesso che mi spiegassero le ragioni della differenza.
Ora, ci vogliono far credere che nulla sarà più come prima. Dopo Mani Pulite, i Grandi Moralizzatori – che fanno le proprie personali fortune sollevando gran polveroni giudiziari spacciandoli per Giustizia – avevano detto la stessa cosa. Ma l’Italia non cambia, perché – come dice il mio amico Memmo Contestabile – “ci sono troppi italiani in questo Paese”.

 

Un articolo di Michele Brambilla uscito su Libero il 25/7:

Il piano prevede un anno di B solo, per non perdere gli sponsor e le tv. E sta riuscendo benissimo. Si è partiti con la condanna-shock, B e -30, perché ovviamente in appello era prevista una riduzione in modo da tarare la condanna a quello che si voleva. Se in primo grado fosse stata B semplice senza penalizzazione, magari c'era il rischio di rimanere in A in appello (come probabilmente farà la Lazio). La sentenza a cui il giustiziere della Juventus Elkann mira è una B da cui risalire subito, e infatti sarà così. Alla faccia di chi dice che la famiglia Agnelli/Elkann non conta più nulla, i giudici stanno facendo per filo e per segno quello che vogliono loro! Soldi persi: pochi. Un pochino di tv (ma SKY manco ha la clausola retrocessione, quindi al massimo si contratta amichevolmente). Nike e Tamoil restano, l'hanno detto, l'importante è che sia un anno di B solo. Al massimo limeranno qualcosina anche loro, ma poco.
Per contro, vediamo le entrate. Stiamo bassi e consideriamo solo quelle sicure. Venduti: Zambrotta e Thuram, poi anche Cannavaro e Emerson, malgrado le dichiarazioni patetiche della società. Totale quasi 45 milioni di euro. Poi Viera. Totale arriva sui 60 milioni. Poi volete che non vendano due tra Ibrahimovic, Trezeguet, Camoranesi? E facciamo finta che rimanga Buffon! Siamo sui 70 milioni incassati solo di cartellini Risparmi sugli stipendi: Zambrotta, Thuram, Cannavaro, Emerson, Vieira.
Fanno 5 con stipendio medio di 5 milioni di euro netti all'anno. Totale risparmiato dalla Juventus 50 milioni lordi risparmiati già nel prossimo anno solo per questi cinque!! Poi facciamo che parta uno tra Trezeguet, Ibra o Camoranesi. Se è Trezeguet sono altri 10 milioni lordi risparmiati, se no poco meno (Ibra in ogni caso avrebbe voluto l'aumento).
Totale finora di soldi risparmiati dalla Famiglia-killer già solo nella prossima stagione: 130 milioni sicuri sicuri che tra incassi e mancate spese entrano in saccoccia! Praticamente un budget più alto di qualunque club italiano a parte Juve, Milan e Inter!
E ovviamente non è finita qui, perché abbiamo (avevamo) il mese scorso 42 giocatori nella rosa... ci sono un sacco di giocatori medi (e forse anche di campioni, vedi Buffon) che possono partire... Kovac rimane? Boh! E Tudor? Ariboh! Se poi va via Buffon sono minimo minimo 20 milioni in contanti di cartellino più contro partita tecnica + altri 10 milioni risparmiati per il mancato ingaggio. Qualcuno arriverà in entrata nella campagna acquisti, ma il killer Elkann dice "Basta spese folli" (ROTFL!! Non cacciano una lira da 12 anni!!). Insomma, con una tale pioggia di denaro le tv e gli sponsor (che comunque rimangono tagliano pochissimo) potrebbero tagliare quanto vogliono che il bilancio lo farebbe in attivo anche un analfabeta dei conti (più o meno come gli Elkann)...
Questo per il primo anno... Poi si torna in A, ma "ovviamente" bisogna tenere un budget basso perché siamo neopromossi e quindi c'è ancora la scusa che non si può pensare in grande (pensare in grande, fare una squadra da scudetto è una cosa che solo a pensarci a Elkann distrugge il fegato per lo stress, tanto è vero che lasciava fare tutto a Moggi/Giraudo e adesso casca dal pero)... Una bella squadrina da Intertoto, e nel frattempo magari c'è qualche gonzo che la compra, oppure si fa una bella public company... oppure in ogni caso a Elkann non gliene frega nulla della Juventus e figuriamoci se pensa a lungo termine...
In ogni caso, il prossimo bilancio, il 30 giugno 2007, sarà un boom, comprate azioni Juve, vedrete che a giugno saranno salite!
”Squadra ridicola, ma soldi in saccoccia” è il motto della Famiglia degenere!

 

Alessandro Del Piero: stringetevi attorno al vostro capitano”:

Siete ridicoli, ci hanno investito fatti tragici dopo i quali niente più sarà come prima e voi pateticamente vi trastullate con questo costosissimo ex giocattolino che da troppi anni ormai gioca per se e per gli sponsor. Ma non temete, nessuno ve lo leverà, ha un ingaggio così alto e un rendimento così modesto che nessuno mai ve lo porterà via, e così continueremo a fregiarci delle prestazioni della riserva più cara del mondo. Anche in serie b dove non toccherà un pallone.

 

Editoriale di Gian Carlo Padovan uscito su Tuttosport del 26/7 col titolo “Giustizia è sfatta”:

Vergogna, vergogna, ancora vergogna. I soloni che si stracciavano le vesti di fronte a quello che con enfa­si definivano «il più grave scandalo della storia del cal­cio italiano» sono pregati di fare ammenda e, se possibi­le, di arrossire, ammesso che ne abbiano la capacità. Lo scandalo adesso è questa sentenza di secondo grado che, non solo fa pagare tutto (o quasi) alla Juve, ma addirit­tura smentisce e smonta completamente il castello accu­satorio. Nel 1980 per il primo e terremotante calcio­scommesse furono condannati, oltre che giocatori di fa­ma e caratura internazionale, perfino incarcerati per qualche giorno, anche Milan e Lazio. Oggi, di fatto, pa­ga solo la Juve. Voglio essere chiaro e non equivocabile: la serie B con penalizzazione di diciassette punti (anzi­ché trenta), è una pena che in casa bianconera ci si po­teva attendere. Infatti, su Tuttosport di ieri, l’avevamo previsto. Come, per logica consequenziale, avevamo pre­visto la serie B alla Fiorentina, il ritorno in serie Adi una Lazio penalizzata (avevo scritto meno 15 invece sarà me­no 11) e il meno 8 del Milan (avevo scritto meno 7). Tut­tavia nessuno poteva immaginare un verdetto così illo­gico e inaccettabile: il Milan, nonostante il riconosci­mento di responsabilità e i 30 punti di penalizzazione sul campionato scorso, avrà accesso alla prossima Cham­pions League (seppur dai preliminari), quando la sua esclusione sembrava inevitabile. Non si tratta di una san­zione leggera, ma di una sanzione risibile. Sorprenden­te pure l’esito che riguarda la Fiorentina: per riportar­la in serie A sarebbe stato necessario riconoscere l’inesi­stenza dell’illecito, impensabile qualsiasi altra derubri­cazione come invece la sentenza certamente contempla. Scandalo senza dimensioni: la multa di 80.000 euro a Franco Carraro che riforma l’inibizione di 4 anni e 6 mesi, inflittagli in primo grado, dimostra come la Corte d’Appello Federale si sia rivelata sensibile all’imputato eccellente che proprio questi uomini, eccetto uno, aveva scelto alcuni anni fa. Era facile prevedere anche per l’ex presidente della Figc un sensibile sconto. Era inammis­sibile il colpo di spugna. Questo lo è. Ma se esisteva il si­stema- Moggi con chi interagiva questo Belzebù del pal­lone? Si limitava a telefonare solo ad Antonio Giraudo e a Innocenzo Mazzini? Dov’erano gli altri compagni di merende e, soprattutto, con chi trafficavano per dare so­stegno alla Cupola? O la Cupola si reggeva da sé mede­sima? Paga la Juve. E si sapeva. Ma non paga solo con la B e l’handicap di 17 punti. Paga con la privazione di due scudetti (stagione 2004-2005 e 2005-2006, quest’ultima assolutamente immacolata e nemmeno intaccata da un barlume di inchiesta), paga con la perdita per almeno due anni della Champions League, paga con la diaspo­ra dei suoi talenti e campioni che all’Italia hanno fatto vincere un Mondiale. Danno gravissimo. Il presidente Cobolli Gigli dice che gli avvocati procederanno in tut­te le sedi possibili. Giusto. Ma visto che allo stesso mo­do si comporteranno anche Diego Della Valle e Lotito, viene da chiedersi se non sarebbe stata più opportuna una difesa improntata ad un atteggiamento più aggres­sivo fin dal giudizio di primo grado. I lettori di Tuttosport sanno come la penso. L’avvocato Zaccone, secondo me, ha peccato di eccesso di signorilità e i vertici della Juve hanno alzato la voce troppo tardi. Adesso, sotto la sede, la voce la alzano i tifosi e non è giusto, anche se la delu­sione va compresa. Se possibile, attenuata con gli atti (Tar et similia) e i fatti: squadra forte per risalire subi­to, altro che svendite. La Juve in A è un obbligo. E sul campo, dove parla il calcio.

 

Ha vinto Zaccone... purtroppo per noi!:

Vi sembrerà strano ma è la verità, la difesa della Juve era finalizzata ad una serie B con penalizzazioni, e così è stato. Ma evidentemente la proprietà e la dirigenza non si aspettava che a fronte di una sentenza del genere, le altre venissero punite lasciandole tutte in A, e addirittura il Milan "punito" con i preliminari di Champions League, anziché con la qualificazione diretta, come conseguita sul campo. E probabilmente stanotte non avranno dormiranno tranquilli, nell’avere scoperto come si sono fatti fottere in modo davvero puerile; ma evidentemente l’avversione verso la vecchia dirigenza, il desiderio di cacciarli definitivamente fuori e magari pensare ad azioni di risarcimento danni verso di essi, sono state tutte componenti più forti e condizionanti, rispetto al sacrosanto dovere di difendere un patrimonio di famiglia e del calcio intero, che ha una storia ultrasecolare.
Per capire l’assurdità di questa sentenza, basta solo pensare al fatto che le vicende sono accadute nella stagione 2004-05, e che a fronte di cinque gare sospette per la Fiorentina, di quattro per la Lazio, e di due per il Milan, la Juve era sotto indagine per due sole gare, e per la famosa telefonata sulle griglie arbitrali con Bergamo, mentre Meani discuteva, ad esempio con assistenti di linea che dovevano tenere la bandierina alzata o abbassata, a seconda dei bisogni rossoneri, e mentre lo stesso Meani relazionava il suo datore di lavoro, Galliani, che, incidentalmente, era, anche, il presidente di Lega Professionisti.
Bene: il Milan ha avuto 30 punti di penalizzazione applicati nel campionato 2005-06, scendendo quindi a 58 punti, e dunque al quarto posto assoluto, preliminari di Ch. L. assicurati in danno del Palermo (in fondo sta bene a Zamparini, sempre pronto a parlare a vanvera), e soli 8 punti di penalizzazione per la prossima stagione, ossia meno di quelli che c’erano di distacco a fine campionato tra i rossoneri e l’Inter. Quindi totale punti tolti in due stagioni: 38.
La Juventus si vede invece revocato lo scudetto 2004-05 (e ci poteva stare in caso di condanna), ma a parte questa sanzione, si vede retrocessa all’ultimo posto nella stagione 2005-06, con l’obbligo di ripartire nel prossimo campionato con 17 punti di penalizzazione. Sommate 86 punti (stagione 2004-05), con 91 (2005-06) con 17, troverete che la Juventus ha pagato per tre stagioni con una penalizzazione complessiva di 194 punti! Ossia sei volte la penalizzazione del Milan, con l’aggiunta di due titoli cancellati.
Non commento le condanne di Lazio e Fiorentina, che erano state coinvolte gioco forza, dato che il vero obiettivo, fin dall’inizio, era quello di colpire solo la Juventus, ma si badi, LA JUVENTUS, non i suoi vecchi dirigenti, ormai fuori causa. Era fin troppo chiaro il gioco sporco praticato con questa vicenda, un intreccio politica-affari (o malaffare), nel quale i killer avevano come unico scopo quello di eliminare un elemento scomodo quale la Juventus, scomodo sia per la ripartizione dei diritti televisivi, sia per la forza societaria e tecnica sul campo.
Questo la proprietà non l’ha capito, o peggio, ha fatto finta di non capirlo, e mi auguro che sia vera la prima, perché se davvero Montezemolo e gli Elkann per il solo scopo di far fuori Giraudo e Moggi avessero accettato di far immolare la Juventus in questo sporco gioco al massacro, sarebbero davvero imperdonabili e meritevoli di ogni biasimo, specie ricordandosi di quanto amore avevano avuto in vita il loro bisnonno Edoardo Agnelli, sia il loro nonno Gianni Agnelli, persona che in fondo è stata anche quella che ha lanciato Montezemolo ad altissimi livelli.
Sinceramente, mi auguro che così non sia stato, mi auguro che si tratti solo di un cattivo pensiero in un momento di grande sconforto, per una sentenza decisamente vergognosa, molto più di quella di primo grado. Ma è una sentenza che la società si è quasi cercata, con un atteggiamento inspiegabilmente rinunciatario, reticente, quasi ai limiti della complicità con i carnefici.
Sta qui la mia rabbia, in una cosa che da anni scrivo quando commento le gare della mia Juventus: non importa che si perda e con che scarto si perda, ma conta il modo COME si perda. Per capirci, ci siamo fatti eliminare come contro l’Arsenal a Torino, nei quarti di CL, senza un tiro in porta degno di nota, quando la squadra avrebbe avuto il dovere di sputare sangue e di tentare il tutto per tutto. Dovere che aveva anche in questo processo, e che non mi pare abbia assolto, nel rispetto della tradizione, dei colori sociali e soprattutto di noi tifosi.
Io non entro nel merito dei fatti, anche se potrei dire che in qualsiasi aula giudiziaria seria, fatti come quelli per cui la Juventus è stata processata, non avrebbero neppure la dignità di essere presi in considerazione, figuriamoci se addirittura degni di divenire elementi di accusa e ragioni di condanna.
Dico di più, normalmente MAI entro nel merito delle strategie difensive di altri avvocati, sia per una ragione squisitamente deontologica (essendo avvocato ho rispetto sempre del lavoro di altri colleghi), sia pure perché è sempre il difensore a conoscere gli atti e valutare dunque le armi da usare: certo, discutendosi accademicamente, e precisando che non conosco totalmente gli atti, e che da quanto mi consta, Zaccone è sicuramente un principe del foro, al cui cospetto chi vi scrive può solo portare indegnamente la borsa, qui potrei sostenere che poteva risultare più efficace attaccare subito sul piano della legittimità il collegio di primo grado, dato che competente a conoscere degli illeciti sportivi è la Commissione Disciplinare, assurdamente esautorata da Caligola Rossi (per chi non lo sapesse, CAF è la sigla di Commissione di Appello Federale, dunque giudice di appello), attaccare subito per la evidente violazione dei diritti di difesa (tre giorni per esaminare settemila pagine, compresa una domenica nel mezzo), formalizzare comunque mezzi di difesa, qualunque essi fossero, insomma preparare il terreno ad una impugnativa anche davanti al TAR assumendosi la lesione di principi fondamentali, nel procedimento che aveva portato alla sanzione sportiva.
Ma, vedete, sono questi discorsi diciamo soggettivi, non è detto che avrebbero prodotto esiti diversi: certamente avrebbero prodotto agli occhi di noi tifosi la consapevolezza che era stato fatto tutto il possibile, mentre oggi siamo tutti assaliti dal dubbio più o meno fondato, che non tutto si sia fatto per salvare soprattutto l’immagine della Juventus. Tuttavia, la proprietà aveva una formidabile arma difensiva da utilizzare in aula e fuori dall’aula, che invece è passata quasi sotto silenzio. Ossia, l’esautorazione, prima che si aprisse il processo, e, soprattutto, prima ancora che esplodesse la vicenda in tutte le sue proporzioni (scarsissime ma abilmente ingigantite dai media), della vecchia dirigenza, e il rinnovamento integrale dei vertici societari.
Questa scelta poteva e doveva avere una risonanza fortissima nei media, e soprattutto poteva e doveva essere il migliore elemento di difesa della Juventus. Bastava solo illustrare questo tipo di ragionamento:
"Eccellentissimi Giudici della Corte, eccellentissimi giornalisti televisivi e della carta stampata, noi non vogliamo entrare nel merito di comportamenti posti in essere dai signori Giraudo e Moggi, non spetta a noi qualificarli, ci saranno giudici sportivi e ordinari che ci diranno come vanno qualificati quei comportamenti. Ma noi abbiamo voluto dare un segnale, forte a 360 gradi, a tutti coloro che parlano di calcio pulito e della necessità di riscrivere le regole del calcio: un calcio pulito e regole nuove e valide per tutti, possono partire soltanto se si rinnovano i protagonisti degli scenari passati, se quelli che ieri erano partecipi del gioco, e nulla dicevano di quel gioco che oggi si assume essere stato sporco e truccato, domani non dovranno più essere presenti in quel mondo del calcio, perché non hanno titolo per poterci stare, prima che lo infettino. Noi, prima ancora che dei giudici ci dicano se Giraudo e Moggi fossero colpevoli di falli illeciti, abbiamo dato il nostro giudizio, e ci siamo assunti l’onere di azzerare una dirigenza che, nel bene o nel male, aveva dato molto alla Juventus, e lo abbiamo fatto proprio perché crediamo fortemente alle esigenza di rinnovare, di ripulire, di dare credibilità al calcio, e per far questo siamo partiti dal nostro interno. Altri invece sono rimasti al loro posto, vogliono fortemente rimanere al loro posto, sono stati protagonisti di vicende non meno gravi eppure passate sotto silenzio negli anni scorsi, dando invece impressione di volere continuare nei metodi del passato, di volere mantenere le loro posizioni acquisite negli anni scorsi, insomma di volere un rinnovamento ed una pulizia fittizi, che sa solo di epurazione di chi è scomodo, e non di pulizia effettiva.
Volete condannare la nuova Juventus?
Fatelo pure.
Ma avrete condannato il segnale che si voleva mandare al mondo del calcio. Avrete condannato chi ha voluto fare pulizia al proprio interno, modo essenziale per presentarsi domani a riscrivere regole di un nuovo calcio che si assuma diverso e pulito rispetto a quello passato. E soprattutto avrete premiato chi invece di quel calcio che si assume essere sporco, ne ha fatto parte coscientemente, ci ha vissuto e bene, senza mai avere detto che fosse sporco, e che domani continuerà a comportarsi come nel passato, consapevole che solo chi ha voluto fare pulizia al proprio interno ha pagato per tutti.".
Ecco, bastava fare questo ragionamento in modo pubblico ed anche assordante: non venite a dirmi che il gruppo IFIL, il presidente di Confindustria, la famiglia Agnelli-Elkann, non avevano le possibilità di far rimbombare questo tipo di ragionamento ovunque, nelle televisioni, nei giornali, nelle aule della giustizia sportiva! Sarebbe stato il ragionamento che avrebbe messo a nudo l’ipocrisia della Gazzetta dello sport, che io continuerò a chiamare “la Gazzetta del Milan”, e di personaggi mediocri come Palombo che scrive per l’equivalente moderno dei trenta denari di duemila anni fà: un giornale sportivo che di fatto ha usato due pesi e due misure per tutti questi mesi, giustizialista e forcaiolo verso la Juventus, indulgente e complice verso il Milan, e di questo spero la tifoseria juventina se ne ricordi e soprattutto se ne ricordi al momento opportuno.
Mentre questo ragionamento non è stato affatto compiuto e spiegato, anzi spesso è sembrato percepirsi quasi il desiderio autolesionista e masochistico di far continuare il linciaggio mediatico, visto che negli stessi interventi pubblici dei vari Cobolli Gigli, Grande Stevens, Tardelli, più che il bisogno di difendere la Juventus in quanto tale, sembrava emergere il bisogno di non difendere troppo la vecchia Triade. Ed ora ci ritroviamo, unica società, a pagare per tutti.
La sentenza d’appello smonta definitivamente sia la tesi di Borrelli, sia le conclusioni di Palazzi, ma di fatto ripristina la tesi de “La Gazzetta del Milan”, ossia che esisteva solo il sistema Moggi, e tutti gli altri erano vittime. Quindi erano vittime del sistema personaggi che come sapete contano moltissimo in Italia, da Berlusconi a Galliani, a Moratti, a Tronchetti Provera, a Geronzi, alla classe politica intera nazionale, visto che un ex capostazione di Civitavecchia di fatto comandava su tutti costoro, e senza che costoro avessero la forza o la capacità di denunciarne le malefatte.
Ecco la barzelletta che abbiamo ascoltato dalla bocca di Sandulli!
A questo punto mi chiedo se ne valga la pena ricorrere al TAR.
Anzi, forse sarebbe più dignitoso per la proprietà e la dirigenza se si accettasse la sconfitta e si pensasse solo a ripartire e bene, facendo tesoro del primo grave peccato commesso al loro inizio, ossia aver pensato che un atteggiamento ossequioso, quasi servile, e di silenzio, potesse essere utile, mentre ha avuto l’effetto contrario.
Adesso, dopo una difesa blanda e quasi spuntata, ricorrere al TAR e magari avere ragione, non farebbe che attirare maggiore odio verso la Juventus; viceversa una sentenza che, nel modo come emessa in appello, viene vista da tutti come un regalo al Milan, una amnistia indiretta a Lazio e Fiorentina, ed una punizione alla sola Juve, di fatto dimostra che era tutto prestabilito a danno dei bianconeri, e per agevolare i nuovi equilibri di potere nel calcio, fondati sull’asse Milano-Roma, con la benedizione di politici e gruppi economici. Solo che la Juventus ha un tesoro immenso che nessuna altra società ha: quattordici milioni di tifosi appassionati, che sono il grande capitale su cui investire per l’avvenire.
Insomma cari Elkann e compagnia bella, avete preso la fregatura, pensavate di evitarla, ma vi ci siete cacciati dentro come polli: quindi ormai tenetevela e pensate a lavorare per la squadra e per i tifosi, preparando il momento in cui ci sarà da prendersi la rivincita.
Perché il bello della vita, come nel calcio, è che ogni partita ha il suo ritorno, la prima l’abbiamo giocata fuori casa e l’abbiamo perduta di brutto, con pubblico inferocito contro di noi, arbitri tutti a loro favore, e falli e fallacci subiti a ripetizione. Ma verranno a giocare a casa nostra, prima o poi questi signori, e allora si che ci si dovrà ricordare di come ci hanno trattato.
Non so perché, ma ieri sera mi è venuto inconsciamente, nel prendere un cd musicale da ascoltare mentre scrivevo questo amaro pezzo, di prendere un cd che è la riedizione di un famoso LP uscito nel 1973, dei Genesis, "Selling England by the pound", che tradotto dovrebbe significare "vendendo l’Inghilterra a peso".
Ecco: pensate quindi, cari Elkann e compagnia, a ripartire da quei tifosi, a non deluderli e dunque a non svendere la Juventus a peso, non lasciateci quindi soli a "danzare con il cavaliere illuminato dalla luna" (per chi conosce la canzone e le parole, sa di cosa parlo). Avete già svenduto la Juventus a Capello, il traditore, e a Baldini, colui che per ipocrisia fece il gran rifiuto: costoro mai avrebbero dovuto essere più interlocutori della nostra società, ed invece hanno quasi fatto da padroni con noi a fungere da servi. Adesso sappiamo di nostri dirigenti che vanno a Milano a trattare con Moratti a casa sua per la cessione di Vieira, o di uno tra Trezeguet ed Ibrahimovic: insomma quello che ci accusava di ladrocinio vuole comprare i giocatori di quel ladrocinio. Guai a voi, se cedete qualcuno di questi giocatori all’Inter, o questi o altri al Milan per noi sarebbe una coltellata ancora più difficile da assorbire, rispetto alla sentenza della Corte Federale. Sarebbe il chiaro segnale di una dirigenza imbelle e sputtanata, e noi tifosi juventini non la meritiamo. Ma soprattutto non la vogliamo...

 

Editoriale di Gian Carlo Padovan uscito su Tuttosport del 27/7 col titolo “Imprese a tavolino”:

Non c’è altra strada: rialzarsi e lottare. Lo deve fare la Juve, devono farlo i tifosi e tutti quelli che hanno a cuore la giusti­zia. Trascuro, di proposito, la giustizia sportiva: avessimo avuto bisogno di una prova – l’ennesima – della sua inadeguatezza in materia di diritto l’abbiamo avuta. Chi ha letto l’editoriale di Tuttosport di ieri o si sia imbattuto nel mio intervento televisivo su Raiuno di martedì sera, saprà che toni e contenuti erano vee­menti. Ventiquattr’ore dopo, quei toni e quei contenuti vanno ri­baditi e accresciuti in rapporto alle aree di malcontento che il giu­dizio della Corte Federale ha saputo allargare. Da ieri mattina, per esempio, penso al Genoa di Preziosi e ai tifosi rossoblù, alla smisurata sanzione comminata a tutti loro un anno fa (doppia re­trocessione), al silenzio che, con pochissime eccezioni, ha accom­pagnato l’accanimento dell’allora presidente federale (Carraro) e dei giudici, pescati come una banda di ripetenti in collegio a scambiarsi bigliettini per ribadire una sentenza già scritta e il di­leggio verso un imputato (Preziosi per l’appunto). Se il Genoa ha pagato in misura tanto onerosa, perché questa volta nessuno, a parte la Juve, ha pagato? Non smetto di ripeterlo: vergogna, vergogna, ancora vergogna. Più che un colpo di spugna, l’ultimo verdetto sembra il colpo di coda di un potere ramificato attraverso una burocrazia compo­sita, sensibile ad ogni suggerimento e rabdomantica nel cogliere il più vantaggioso tra quelli che le vengono avanzati. Evidente­mente è un potere ancora forte se in un solo colpo ha saputo mettere in crisi la rivoluzione di un Commissario straordinario, ha sconfitto Palazzi, smontato Borrelli, ridimensionato Ruperto. E salvato Carraro – questo il marchio di qualità dell’operazione – annientando la Juve. La durezza della pena addossata ai bian­coneri avrebbe dovuto disinnescare il prevedibile sconcerto ge­nerale per le ciambelle di salvataggio dispensate agli altri, ma questa volta qualcosa non ha funzionato. Che cosa? La sproporzione tra l’attesa di un repulisti e il palliativo di sanzioni simbo­liche, ridotte o improprie. Non lo dico solo io. Lo scrive L’Osservatore Romano, organo della Santa Sede: «Quello che era stato definito come un sistema di illegalità esce ridimensionato dalla sentenza con l’illusione che, allontanando dal mondo del calcio i personaggi risultati più esposti, si sia fatta pulizia. L’anno zero non sarà il 2006». No, questa seconda parte dell’anno si annuncia più conflittuale e più cupa di ogni altra stagione. Su di essa incombe una crisi isti­tuzionale gravissima che, dopo la Federcalcio, culminerà con il commissariamento della Lega dove tutti, come sempre, sono con­tro tutti anche se adesso non c’è più Giraudo, il sodale di Belzebù Moggi. I ricorsi individuali fioccheranno per moltissimi e non so­lo in direzione del Tar. Ne basta uno, accolto dai tribunali ordi­nari o dalla Corte di giustizia delle Comunità europee, per far sal­tare l’avvio dei campionati. Aproposito: l’Uefa ha congelato l’i­scrizione del Milan alla Champions League. Abbiamo la Nazio­nale campione del mondo di calcio e siamo la nazione campione del mondo del grottesco.

P.S.: ci giunge notizia che, dopo diciassette anni di attesa, l’In­ternazionale Milano Football Club ha conquistato il suo quat­tordicesimo scudetto, il primo in assoluto assegnato a tavolino al­la terza classificata del campionato 2005-2006. A Massimo Mo­ratti, a Roberto Mancini e al Commissario federale, Guido Ros­si, i più vivi rallegramenti per la straordinaria impresa sportiva.

 

Christian Rocca con un articolo uscito oggi su Il Foglio 

Christian Rocca con un articolo uscito oggi su Il Foglio ci narra che l'avvocato Sandulli serafico serafico ha dichiarato che nel comminare le sanzioni han tenuto conto, giacché nulla concreto v’era nelle carte, delle aspettative della piazza avverse a noi. Una cosa pazzesca! Questo processo e questa sentenza verranno fatti a pezzi se appena s'azzarderanno a spuntare il naso al di là dalle Alpi! Ci hanno ingiuriati, offesi, calpestati, irrisi, derisi... Hanno fatto strame di noi e hanno arato la terra che ci sosteneva. Quella dello scudetto alla squadra del commissario Rossi (da te una volta acutamente definito un Quisling) proprio non riesco a mandarla giù, perché in fondo in fondo non ci credevo, non pensavo che sarebbero arrivati a tanto. Non m'interessa della B, quasi non mi interessano neanche i punti di penalizzazione, le cose che mi bruciano di più sono (nell'ordine): la revoca dei due scudetti, e segnatamente dell'ultimo, relativo a un campionato definito dagli organi inquirenti e giudicanti del tutto pulito; la impunità del Milan e la (chiamiamo le cose col loro nome, ché di questo si tratta: in fondo a tutto lo scudetto ai nerazzurri gli viene dato più per toglierlo a noi che per darlo a loro) definitiva vittoria del "sistema" Milan sul "sistema" Juventus. A me pare che il rapporto tra loro e noi ricalchi la questione israelo-palestinese, e di più, per tema che mi radano la casa al suolo, preferisco non aggiungere.

Ma la colpa di tutto ce l'hanno Montezemolo per il suo perdurante silenzio e Yaki Elkann per il suo frettoloso parlare dopo la partita col Palermo; entrambi li amo quanto Annibale amava i romani. Le sorti della nostra cara Juventus sono nelle mani di gente fredda e tecnocratica. Mi vergognerei d’avere come presidente un Massimo Moratti, ma vivaddio, una via di mezzo non c’è?!!

 

Un articolo del prof. Paolo Bertinetti, docente di Letteratura inglese all’Università di Torino e promotore del Manifesto bianconero, uscito su Tuttosport del 27/7 col titolo “Con altri giudici possiamo farcela”:

La Corte Federale ha confezionato la sentenza che molti di noi avevano previsto. Facile previsione: era quella che coincideva con la sentenza prescritta sin da maggio dalle gazzette e dalle televisioni roma­ne e milanesi (RAI in testa). Tutti i discorsi di carat­tere morale, che comicamente venivano ripetuti in TV la sera della sentenza, erano e sono pretesti per ma­scherare il desiderio di vedere la Juve demolita (e in B) e tutte le altre squadre del cuore in A. Non impor­ta che abbiano commesso gravi irregolarità nel re­cente passato: su di esse, ohibò, non ci sono intercet­tazioni, non ci sono indagini, non ci sono processi “sportivi” in atto. E quindi, per i nostri moralisti, in questo caso la questione morale non si pone. Anzi, ci spiegano che è immorale difendersi da accuse non provate facendo notare le colpe (provate, ma non per­seguite) degli altri.
Lasciamo quindi i cieli dell’etica e scendiamo sul ter­reno dei processi. Perché se con i giudici alla Juve è stato tolto quanto meritatamente vinto sul campo, è le­gittimo che grazie ad altri giudici (magari meno ete­rodiretti) la Juventus provi a riottenerlo. Credo che la Corte arbitrale del Coni, preoccupato per i ricorsi, sia disposta a riduzioni di pena, che per la Juve potreb­bero arrivare fino alla B senza penalizzazioni. Dopo il Coni, la tappa successiva è il ricorso al Tar. Ma è da tenere presente la possibilità di un ulteriore ricorso al­la Corte Europea. La sua sentenza di pochi giorni fa costituisce un precedente formidabile: se la Feder­calcio si è affrettata a sottolineare le differenze tra il caso appena giudicato e il nostro caso è perché è ter­rorizzata dalle somiglianze.
Il presidente Cobolli è stato chiaro e determinato. Per­sonalmente ritengo che l’obbiettivo debba essere la A e la non cancellazione degli scudetti. Per essere pre­cisi: una penalizzazione non superiore a quella del Milan, le cui colpe sono almeno uguali a quelle della Juve. Come ha dichiarato il Ministro Giulio Santa­gata, la sentenza CAF dimostra chiaramente chi dav­vero è il controllore del calcio italiano; e quindi chi è il massimo colpevole; e chiarisce inoltre che l’argo­mento difensivo di Moggi, «mi sono dato da fare non perché la Juve venisse favorita, ma perché non ve­nisse di proposito danneggiata», è ineccepibile. Già la prima sentenza ammetteva che non c’era un sistema Moggi. La sentenza della CAF, dato il tipo di pene in­flitte, dimostra che c’è invece un sistema Milan-Ber­lusconi.
I firmatari del cosiddetto Manifesto Bianconero, e le migliaia di tifosi che vi hanno aderito, si sono oppo­sti prontamente alla canea mediatica e ai suoi prete­stuosi argomenti; mentre altri hanno ecceduto nel­l’umiliarsi. Forse era meglio essere più decisi sin da subito. Ma adesso tutti i tifosi debbono dare pieno ap­poggio al presidente Cobolli, confortandolo nella sua determinazione a ricorrere alla magistratura ordina­ria (io insisto, fino alla Corte europea). Come si leg­ge nelle Scritture, «il sì è sì, il no è no, il resto è del demonio». E quindi sì, è da sostenere fermamente.

 

Dalla “piccola posta” di Dagospia del 29/7:

Dopo che il vincitore del Tour de France è stato squalificato per doping pare che il titolo verrà assegnato all'Inter che, per questo motivo, giocherà in campionato con lo scudetto sulla maglia gialla...

 

Dalla striscia quotidiana di Gene Gnocchi su La Gazzetta dello sport (30/7/06): La GEA è in liquidazione; Ilaria Amico ha comperato il figlio di Moggi a metà prezzo…

 

Il tifo è una malattia mortale…:

Ho detestato con tutte le mie forze la Lazio di Cragnotti quando con Daniela Fini, Clemente Mimun e i suoi tele-camerati ci aizzavano la piazza contro, e quel deficiente di Ancelotti si fece scippare di tasca uno scudetto già vinto con la facilità con la quale si toglie un biberon a un bambino. Però adesso Lotito mi è simpatico e parteggio per lui contro i chinagliani e i dicaniani che non trovando mangime nella greppia lo vorrebbero morto.

Ho odiato di un odio implacabile e feroce la Roma di Sensi e di Capello quando vincevano perché "dovevano vincere" (per la quotazione in borsa, perché Roma in quei due anni era tornata ad essere per causa dell'anno giubilare “caput mundi”, perché lo scudetto l'anno prima andato ai cugini dell'altra sponda e ora doveva andare a loro). Così si era stabilito, e quel deficiente di Ancelotti, nella partita di Torino nella quale a 3 o 4 giornate dalla fine li inseguivamo di un punto, a mezz’ora dalla fine, sul 2 a 0 per noi, tolse Pippo Inzaghi per fare entrare il cadavere di lingua lunga Conte, e loro con un po' di pressione e l'imbroglio (l’extracomunitario Nakata che non poteva e non doveva essere schierato) raddrizzarono la partita e restarono primi, fino alla fine, per un sol punto. Però adesso adoro Rossella Sensi.

Odio il Milan per il cospicuo, costante e capillare controllo che ha dei massmedia, per il bassissimo, anzi becero, anzi vomitevole livello delle trasmissioni di Mediaset ove lo si esalta al di là del bene e del male come direbbe Nietzsche, e per i violenti, rozzi e zozzi tifosi partecipanti, quali conduttori o ospiti, alle trasmissioni delle reti del padrone.

Degli interisti mi irrita profodissimamemente la assoluta incapacità di fare autocritica, il vittimismo linguacciuto e arrogante di tutti i suoi rappresentanti, il falso perbenismo dei suoi dirigenti, la incultura dei suoi giocatori che è maggiore che nella media dove è già assai bassa (le sentite le interviste a gente come Zanetti, Cambiasso, Figo, Stankovic, Samuel...!??), la ottima stampa di cui perennamente gode quell'imbecille di Moratti che è figlia dell'interessato servilismo dei nostri giornalisti che il predetto foraggia a mani piene.

Non mi importa chi vincerà il prossimo campionato di serie A; esso senza la Juventus sarà un campionato farsa, con un esito falsato. Non me ne informerò neanche...

Ma più di tutti odio, detesto, aborro i politici, da quel Prodi che senza neanche informarsi cosa fosse successo, a metà maggio, subito appena sulla Gazzetta si cominciò a parlare di “scandalo Moggi" si prese la briga di informare solennemente gli italiani, con quella sua bocca a cul di gallina e con quel suo modo di parlare che mi fa vomitare, che ci trovavamo di fronte ad uno scandalo di "e-nor-mi pro-por-zio-ni" e che i rei sarebbero stati spazzati dalla faccia della terra. Detesto il sor Petrucci nume tutelare delle squadre romane, la ministra Melandri che di calcio non capisce un cazzo e che nel 1996 col suo capo corrente Veltroni fu corresponsabile (ella gli era sottosegretaria) di quelle leggi sul calcio (diritti individuali e trasformazione delle società di calcio in società per azioni “con fini di lucro”, cosa che allora enormemente giovò a Roma e Lazio sull’orlo del collasso finanziario ) che loro stessi oggi con una faccia tosta quanto il culo dichiarano essere la causa di tutti i mali. Basta, mi fermo qui, se no mi scoppia il fegato già di prima mattina!

 

No all’amnistia!:

Se restassimo in serie A come preconizza il democristiano Mastella chi le fermerebbe le bocche perennemente vomitanti merda come Ziliani, come Beha, come Travaglio, come Minà, come Mancini, come Sconcerti, come Moratti...! No, meglio un lavacro in B (ma senza penalizzazione e con la restituzione dei 2 scudetti, ma sto illudendomi), così che una drastica cura dimagrante ci faccia perdere i chili di troppo, voglio dire i calciatori avanti negli anni e con i contratti più onerosi. Secondo me l'errore più tragico che la Dirigenza ha commesso (ma Giraudo e Moggi non c'entrano, fu il dottor Umberto) fu quello di avere chiamato, nel maggio del 2004, Fabio Capello. Contratti costosissimi a giocatori ormai quasi allo stremo (vedi il caso Trezeguet), una arrogante serie di vittorie che ci ha resi (agli occhi degli anti juventini) odiosi oltre ogni limite, la paura di una supremazia infinita (che ha fatto scattare le note contromisure taglia Juve).

 

Un articolo di Giovanni Cerruti uscito su La Stampa del 5 agosto:

E meno male che la Juventus ha la sua storia da Signora, i suoi campioni hanno appena vinto un Mondiale, la proprietà ha subito detto addio a Luciano Moggi e Antonio Giraudo e un difensore ha ammesso che un anno in serie B con una quindicina di punti in meno non sarebbe stata ingiustizia gravissima. Meno male, perché a leggere le 117 pagine depositate ieri dalla Corte Federale un dubbio rimane. Se la Juventus, come è scritto, non avesse avuto la sua storia da Signora, i campioni che hanno vinto il Mondiale e quell’avvocato senza la maiuscola, che fine avrebbe fatto, l’Interregionale o la Seconda Categoria?
È il dubbio del giorno della sentenza. Con la Juve la mannaia. Con Fiorentina, Lazio, Milan, Franco Carraro e Adriano Galliani, tanta, ma tanta comprensione.
Piero Sandulli, il presidente della Corte Federale, è un signore bonario che tifa Lazio, pratica il diritto, insegue il distinguo e non ama il parlar chiaro. Per dire che la sua Corte è garante delle leggi recupera una figura dell’antica Grecia e la «funzione nomofilattica». Il Nomofilace Sandulli, prima di spiegare il perché della sua sentenza, si presenta come uno dei tanti santoni del ciclismo, quelli che a ogni caso di doping dicono che il legislatore dovrà metter mano... Belle parole, e già sentite, che non aiutano a capire come mai da una sentenza di primo grado con tre retrocessioni si sia arrivati a questo appello che di retrocessioni ne ha una sola. O perché l'illecito sportivo, il severissimo articolo 6, sia stato applicato alla Juventus e basta.
Per la verità la sentenza tenta di spiegarlo, ma in un modo così brusco da lasciare perplessi. Nell’ultima pagina, sotto la firma del presidente Sandulli, c'è anche quella di Guido Rossi, il Commissario straordinario della Federcalcio: essendo pure lui un luminare del diritto si guarderà bene dal commentare, però la lettura delle pagine su Moggi & Giraudo dice che la Corte Federale ha condiviso le valutazioni («del tutto esattamente») del primo processo e ha rimandato alle pagine della prima sentenza, dalla 79 alla 90, proprio quelle dove si legge che l'illecito avviene «al momento della realizzazione di una qualsiasi condotta» diretta «all’assicurazione di un vantaggio». Basta provare che «una qualsiasi condotta» abbia avuto inizio ed ecco l'articolo 6.
Ma è così solo per pochi. Per la Lazio no. «I fatti sono suscettibili di diversa interpretazione e qualificazione». È vero che c'è stato un girotondo di telefonate tra il presidente Claudio Lotito, il designatore degli arbitri Paolo Bergamo e il presidente della Federcalcio Carraro. Ma che diamine, «non vi è prova». Per carità, lascia comunque intendere la Corte Federale, qui scatta l'articolo 1 sulla lealtà sportiva e vanno sanzionati. Però Carraro è intervenuto per evitare «la prosecuzione di errori arbitrali ai danni della Lazio». E Lotito «per l’eliminazione di ingiustizie e danni per la propria società». A Carraro una ramanzina da 80 mila euro di multa, «quale monito ad attenersi, per il futuro, a una più oculata osservanza dei doveri deontologici».
Stesso distinguo giuridico per la Fiorentina e i Della Valle brothers. Bellissima, giustissima, sacrosantissima la sentenza di primo grado. Però... «Non vi è prova che esistesse alcuna consuetudine di rapporti tra Diego Della Valle e i designatori arbitrali, e per realizzare il proprio progetto dovette rivolgersi anche a Moggi». Insomma, la Fiorentina quasi come la Juventus? Risposta della sentenza: «In un’ideale graduatoria di responsabilità la Fiorentina si colloca al secondo posto alle spalle della Juventus, ma a debita distanza da essa». Appunto, una in B e l'altra in A, la debita distanza tra l'art.1 e l'art. 6, tra la mancata lealtà e l'illecito. Solo per Moggi e Giraudo resisterà «la piana e concreta attitudine a falsare la classifica» trafficando con i designatori.
E il Milan? Non merita più di quattro paginette. C’era quel Leonardo Meani, il dirigente addetto agli arbitri. «Senz’altro da riprovare», si legge a pagina 110. Però calma, è uno che «ha abbondantemente travalicato le sue funzioni interessandosi di questioni non consentite». Che Maramaldo, questo Meani. E ha pure «posto in essere comportamenti non di sua competenza». Ma come si è permesso? E Galliani, cosa ne sapeva Galliani? Più o meno zero, «apprende spiegazioni». Ma stia più attento ai collaboratori, perché il suo è stato «un comportamento criticabile di consistenza non particolarmente penetrante»... E adesso tutti a presentare dotti ricorsi. Avanti che c'è posto. E magari un altro Nomofilace, custode delle leggi e del cavillo, è lì che aspetta. Con la lima.

 

Svenduti!:

Studiando la storia risorgimentale, ci siamo imbattuti tutti nella lettura del famoso "grido di dolore", pronunciato da Vittorio Emanuele II parlando al parlamento piemontese nel gennaio 1859: "Noi non siamo insensibili al grido di dolore che da ogni parte d’Italia si leva verso di noi".
Furono le parole che di fatto avviarono la fase di unificazione dell’Italia. Come dire, anche a noi servirebbe un Vittorio Emanuele II ed un Camillo Benso conte di Cavour, espressione di una Torino che pensava decisamente in grande, quando attualmente, in casa bianconera, sembrano esserci personaggi che al contrario si mostrano altamente "insensibili" al grido di dolore che da tante parti d’Italia la tifoseria bianconera leva verso di loro, chiedendo tutela e difesa del grande patrimonio juventino.
Uno dei rimproveri più frequenti che sto ricevendo dagli amici che mi hanno scritto, è quello di essere stato troppo accondiscendente ed adesivo con la condotta e le linee della nuova dirigenza, e dunque di non aver preso posizione critica verso Elkann, Cobolli Gigli e soci.
Onestamente non è stata, la mia, accondiscendenza e adesione alla nuova linea societaria, ma una semplice posizione di attesa, nel senso di aspettare un poco, vedere comportamenti, scelte, decisioni, e quindi avere un quadro più chiaro prima di esprimere la mia opinione sulla nuova linea societaria.
Qualcuno ricorderà che a suo tempo scrissi, a nome dello staff di Juventus 1897.it, e sul forum j1897.com, una lettera aperta alla nuova dirigenza, nella quale auspicavo, dopo una prima fase diciamo di rodaggio, che la dirigenza cominciasse a prendere posizioni forti ed autorevoli, diciamo "da Juventus", nel richiamo alla migliore tradizione societaria bianconera.
Da ultimo, come avrete invece potuto leggere, ho accentuato le mie perplessità verso i comportamenti dei nuovi dirigenti, e credo proprio nel mio ultimo intervento, "La regina del forse", di averli esternati con estrema chiarezza, sperando comunque che certe cadute di stile, o certe posizioni deboli, fossero solo scelte momentanee e comunque da superarsi.
Purtroppo non sembra essere così, e certi fatti di questi ultimissimi giorni, sembrano denotare più una volontà di liquidazione del grande patrimonio juventino, ed una volontà, come dire, troppo accondiscendente e remissiva con i nuovi poteri forti del calcio: cosa che non mi sta bene, come non credo stia bene a nessun tifoso juventino, appunto perché siamo tifosi "della Juventus", altrimenti avremmo tifato per il Roccacannuccia!
Mi riferisco intanto alla cessione di Vieira all’Inter, ma anche a quanto mi è dato leggere oggi su Tuttosport, con riferimento ad una intervista ad Alessio Secco, e con riferimento all’iniziativa dei piccoli azionisti della Juventus di adire il TAR a tutela dei loro diritti.
Che nessun giocatore juventino dovesse andare a rafforzare le squadre espressione di quei soggetti che hanno organizzato la buffonata denominata "calciopoli" (o "Moggiopoli", come la definisce il fogliaccio rosa milanese), ossia Inter, Roma e Milan, penso sia cosa che accomuna tutta la tifoseria.
Vedere però il galantuomo degli elettrostimolatori agli arbitri, dei passaporti falsi, e dei bilanci fittizi con cessioni fittizie di marchi, annunciare l’acquisto di Vieira con l’enfasi di chi ha fatto il colpo
fregando il poveraccio in disgrazia, pagandolo la metà di quanto era costato alla Juventus l’anno prima, e presentandolo con un curriculum indicante, tra i risultati conseguiti dal francese, una retrocessione in B con la maglia bianconera, è stato decisamente offensivo per me e penso per tutti, e cosa ancora più offensiva è stata la mancata reazione della società a questa cialtronata di un uomo che, perdente per definizione, adesso trova il suo momento di gloria grazie al fatto che i suoi amici alleati hanno occupato il palazzo del calcio, con la complicità dei politici di governo, e la non ostilità dei politici di opposizione!
Certo, a ciò si aggiunge il volto sorridente di un giocatore più volte bistrattato e denigrato da coloro che oggi gli hanno consegnato quella maglia con lo scudetto della vergogna, a riprova che Vieira probabilmente è degno giocatore da Inter.
Ma un comunicato stampa di protesta e di risposta alle provocazioni nerazzurre, me lo sarei aspettato, quantomeno per puntualizzare che l’ultimo risultato conseguito da Vieira è frutto di decisioni a tavolino, come lo scudetto di cartone all’Inter: questo l’ha dovuto scrivere un quotidiano, Tuttosport, non la Juventus F.C., in persona del presidente pro tempore.
Certo, forse speravo e spero troppo da una dirigenza che non ha avuto il buon gusto di presentare la nuova maglia con lo scudetto conquistato sul campo, prima ancora che la giustizia sportiva si pronunciasse ...
Ed ancora oggi debbo sentire che le milanesi parlano di giocatori della Juventus come obiettivi di mercato, ne parla Mancini, ne parla pure lo squalificato Galliani, che incurante della squalifica continua ad amministrare il Milan, ne parla Raiola, procuratore di Ibrahimovic, cosa quest’ultima oltremodo irritante ed offensiva.
Io non so cosa deciderà lo svedese, che come sapete è il mio beniamino, ma francamente il comportamento di Raiola è di quelli che fanno inalberare, e che andrebbe stigmatizzato ben oltre le parole decise ma non troppo, di Alessio Secco, nella sua odierna intervista a Tuttosport.
A provocazioni come quelle di Raiola si risponde in un modo solo: c’è un contratto fino al 2008, la società intende rispettarlo, prolungarlo ed adeguarlo, se non si è d’accordo il giocatore rimane sotto contratto fino alla scadenza e, nel 2008, quando sarà libero, potrà scegliere quello che vuole; se rifiuta la B, può ben rimanere in tribuna per due anni a riposarsi.
E in questo entro nei punti toccati da Alessio Secco nella sua intervista.
Quando ne ho completato la lettura, ho avuto la sensazione di una persona decisa e sicura di sé, ma non eccessivamente sicura dell’assetto societario che gli sta sopra, dato che ogni sua presa di posizione netta, veniva puntualmente annacquata da affermazioni possibiliste.
In sostanza, non ha detto chiaramente che il mercato in uscita è chiuso, dato che, dopo parole estremamente rassicuranti e direi anche forti, il finale è stato quel "vedremo" che non lascia ben sperare. Soprattutto non lascia ben sperare il fatto che siano sempre le milanesi a contendersi pubblicamente i nostri giocatori, grande contraddizione di chi fino a ieri si lamentava di perdere per complotti di palazzo, o di chi reclamava la restituzione di due scudetti!
Credo quindi che sia arrivato il momento di dirlo a voce forte e chiara, visto che Cobolli Gigli e soci, Elkann e proprietari, sembrano non avere buon udito per ascoltare gli appelli della tifoseria juventina: Guai a voi se cedete altri campioni alle Milanesi, la tifoseria non accetterebbe oltre l’ennesimo schiaffo alla propria passione per la Juventus, calpestata proprio da chi la guida attualmente!
Vedete, io sono convinto che i primi difensori della Juventus debbono essere i tifosi, anche perché mi rendo conto che la proprietà deve in questo momento riannodare le fila e quindi salvaguardare (almeno così spero e speravo fosse), il grande patrimonio bianconero; non ho mai pensato o creduto che la nostra difesa dovesse indirizzarsi nei confronti dei nuovi dirigenti, ma adesso comincio a temere che forse il modo migliore di difendere la Juve, è quello di difenderla da possibili smobilitazione decise
dalla proprietà per ragioni le più disparate.
Abbiamo un bel dire a proclamare boicottaggi, a disdire contratti con televisioni a pagamento, a non comprare giornali e riviste antijuventine, quando poi Cobolli Gigli rilascia interviste alla Gazzetta del Milan, ossia il vero e proprio braccio armato di chi ci ha voluto affossare!
Ed abbiamo un bel dire, quando noi vogliamo tutelare la storia e la leggenda bianconera, mentre altri subiscono e vogliono subire passivamente, guardando addirittura di malocchio le iniziative a tutela della società.
Ritengo grave quanto letto sempre oggi, su Tuttosport, che la proprietà ufficiosamente ha mostrato di non gradire l’iniziativa dei piccoli azionisti di riunirsi ed agire davanti al TAR, a tutela della ... Juventus, perché di questo si tratta.
Dopo la linea servile di Zaccone (che ripeto, è tra i migliori in Italia, e dunque debbo presumere che fosse la sua, una linea indicata dalla proprietà), dopo certe frasi a briglia sciolte, scarsamente difensive delle ragioni della società, adesso mi tocca leggere che anche chi si muove di propria iniziativa a difendere la società e la squadra, non è visto di buon occhio, quando invece sta sostituendosi a chi aveva l’obbligo di difendere in ogni modo un patrimonio del calcio italiano, messo sull’altare
sacrificale da un vergognoso accordo politico - economico.
Se gli Elkann non hanno più interesse per la Juventus, bene, la cedano, o accettino l’iniziativa dell’azionariato popolare (altra iniziativa che sembrerebbe poco gradita); se Montezemolo deve vendicarsi dell’unica macchia alla sua brillante carriera manageriale (ossia la giuda della Juve nel 90 -
91), distruggendo ciò in cui fallì, lo dica chiaramente, ci saranno molti altri a volere evitare la distruzione di quella leggenda che dura da 109 anni.
Ma in ogni caso, facciano, lor signori, in modo che mai la tifoseria juventina debba manifestare e lottare a difesa della propria squadra del cuore, contro chi ne è proprietario o contro chi la guida.

P.S.: chiudo con il mio personale "avviso" ai naviganti, in palese copiatura di Beccantini, che finalmente ha scoperto che Calciopoli non avrebbe prodotto il calcio pulito, ma solo il calcio senza Juve, come in tanti gli avevamo anticipato da tempo.
E’ tornata a parlare "ministra melandra" (rigorosamente minuscolo), che da brava portavoce di chi decide per lei e le passa le veline da leggere, ci ha comunicato che a Guido Rossi non basteranno tre mesi per riscrivere le regole nuove per il calcio.
Ha ragione, in effetti il nostro Caligola - Rossi, ha sperperato tre mesi per riscrivere solo gli organigrammi della federcalcio, in perfetta logica spartitoria Inter - Roma - Milan, e per riscrivere una classifica, dichiarando campione d’Italia chi è arrivata terza sul campo, dopo una annata di imprese in giro per l’Italia.
Se si fosse dedicato realmente a riscrivere le regole, più che a nominare arbitrariamente giudici con il mandato di assassinare la Juventus, probabilmente Rossi sarebbe già a metà dell’opera, ma avendo perso tempo per cose più importanti, ossia la tutela della sua Inter, e la preparazione del terreno adatto alle vittorie della Roma, patrocinata dal suo grande sponsor D’Alemino, con contentino finale a Berlusconi per non creare troppi casini in parlamento, è chiaro che il nostro commissario dittatore delle banane, dovrà avere maggior tempo, e dunque ciò significa che questo signore potrà spadroneggiare per tutto il tempo che vuole, mentre sull’altro fronte in Lega si scannano un po’ tutti, a conferma del caos che regna nel nostro calcio, anche perché chi doveva riportare armonia e serenità, sta invece
lavorando a favore di qualcuno e a danno di tutti gli altri.
E nel frattempo, Guido Caligola continua nel suo lavoro di nomina dei suoi asini a senatori del Palazzo calcistico: dopo avere sistemato tal Nicoletti, consulente di Moratti, come vice commissario federcalcio, adesso ha nominato altri due nuovi vice commissari, Vito Gamberale, e Maurizio Coccia.
Interessante la nomina di questi due personaggi.
Il primo, attuale a.d. di "Autostrade" (gruppo Benetton, quindi altro personaggio di area Inter), è stato l’uomo di fiducia di un ex sindaco di Roma anni ’80, lì catapultato dalla Milano da bere anni ’80, da un accordo di ferro Andreotti - Craxi, ed il cui nome, se la memoria non mi inganna, mi pare sia Carraro Franco ... che sia l’ex presidente "graziato" della FIGC?
Il secondo invece è uno dei tre saggi che con il suo parere ha assegnato lo scudetto a tavolino all’Inter, e dunque un premio lo meritava, quindi vicecommissario FIGC, così almeno potrà essere indennizzato per il parere dato a favore della squadra di Rossi - Caligola!
Decisamente, quando ebbi a scrivere "Il calcio pulito che verrà", non avrei mai immaginato che la realtà avrebbe superato ogni mia immaginazione!

 

Editoriale di Gian Carlo Padovan uscito su Tuttosport del 6/8:

All’inizio, meno di un mese fa, ci crede­va solo Tuttosport. Anzi, se il presiden­te Giovanni Cobolli Gigli me lo permette, il nostro giornale e i suoi entusiasmanti letto­ri ci credevano più di quanto ci credesse la nuova Juve, appiattita su un atteggiamen­to di retroguardia: l’indubbia signorilità, l’inconfondibile distacco sabaudo e la con­vinzione che lo stile paghi sempre. Errore. Nel calcio italiano e, soprattutto nella giu­stizia sportiva che dovrebbe regolarlo, si avvantaggia solo chi strilla, chi minaccia e, magari, chi scende in piazza o blocca i treni. A Torino no. A Torino, grazie a Dio, non si fa, e nessuno vuole si faccia. A Torino c’è chi, come noi, crede che a pagare sia la civiltà del diritto. Certo ci vuole qualche giorno in più ma si arriva comunque, anzi meglio.
Noi – lo ripeto per i duri di comprendonio – non abbiamo mai sostenuto né l’innocen­za della Juventus, né la sua non punibilità. Sosteniamo – mi pare con discreti argo­menti di persuasione – che la pena inflitta­le sia squilibrata rispetto a quella commi­nata al Milan e anche alla Fiorentina. Tut­tavia non posso negare la mia sorpresa e – confesso – anche una grande soddisfazione quando, ieri mattina, ho letto l’editoriale di prima pagina della Gazzetta dello Sport, a firma del vice direttore Ruggiero Palombo, provvidenzialmente intitolato «Se l’unità di misura diventa il Milan». Ne stralcio alcu­ni passaggi fondamentali: « C’è un solo club, il Milan, che non ha presentato ricor­so. Domandiamoci perché. E proviamo a usare per una volta il Milan come unità di misura. Una penalizzazione di otto punti per il prossimo campionato, una minire­trocessione dalla Champions League diretta a quella dei preliminari, una giorna­ta di squalifica del campo. L’unità di mi­sura Milan ci dice forse una cosa: la serie B ( che vuol dire come minimo niente Champions League per due anni), 17 punti di penalità, due scudetti in meno e tre giornate di squalifica al campo rappresen­tano per la Juve una pena eccessiva » . Scrive ancora Palombo: « La sproporzione del­la pena tra Milan e Juve, ora che è passa­to del tempo, è evidente ( e qualcuno ha già cominciato a pensarci) al di là dell’altret­tanto evidente, diversa e maggiore, responsabilità di Moggi e Giraudo rispetto a Galliani e Meani » . Conclusione del vicedi­rettore della Gazzetta: « Ecco perché la Juve può puntare a una significativa ridu­zione se non addirittura a un annullamento della penalizzazione in serie B » .
Otto giorni fa Tuttosport aveva scritto che qualcosa stava cambiando. Poco dopo ab­biamo ribadito che qualcosa era già cam­biato ( e mi riferivo alla fermezza della so­cietà Juve rispetto alla sentenza di secon­do grado), ora sono certo che qualcosa cambierà. Anzi molto, non qualcosa. Convinzione che mi si rafforza e che trasferisco agli juventini se mi avventuro nelle motivazioni della Corte Federale nelle quali perde definitivamente quota il teorema del sistema Moggi, non c’è condanna per illeciti consumati e però resiste «un’alterazione della classifica a vantaggio della Juventus per effetto del condiziona­mento del settore arbitrale » . Mi restano solo due dubbi: chi tra Rossi, il Coni, il Tar e il Consiglio di Stato renderà il verdetto meno iniquo? E, soprattutto, quando?

 

Una intervista al direttore di Tuttosport Gian Carlo Padovan uscita su Nero su Bianco il 8/8:

“Si ricomincia e non ho mai visto tanta compattezza e voglia di Juve tra i tifosi bianconeri. Sarà una Juve molto competitiva, molto più forte e organizzata delle altre squadre della B. Già attualmente, la rosa bianconera è completa in ogni reparto, da Buffon, che credo rimanga, a Bojinov, Del Piero e forse anche Trezeguet in avanti. Balzaretti e Chiellini sono due terzini di prima fascia, ci sono tanti difensori centrali, da Kovac e Legrottaglie. E anche il centrocampo, sebbene non assortito al meglio nel mezzo, con Marchionni, Giannichedda, Zanetti e Nedved, non sfigurerebbe nemmeno in A. La Juve sarà promossa sul campo”.
E nei restanti tribunali?
“Avrà qualche sconto, perché attorno s’è creato un clima di clemenza. Persino la Gazzetta dello Sport, con il suo Ruggiero Palombo, ha cambiato rotta, auspicandosi una riduzione o addirittura un azzeramento della penalizzazione della Juve”.
12 milioni di tifosi sono 12 milioni di potenziali lettori, faranno gola?
“Proprio per questo, credo, la Gazzetta s’è ravveduta. Ma è troppo tardi per recuperare
la credibilità perduta. Io non sono tifoso della Juve, sono semplicemente un amante della giustizia e dell’equilibrio. La Juve non ha pagato tantissimo, sono gli altri che hanno pagato pochissimo. Non ci sono parametri. La Juve in B, con Milan e Fiorentina in A, è una vergogna”.
Altro mistero dell’estate. Perché la Juve ha pagato per tutti? Supposizione: perché i media e la politica, la classe forte, non si sono presentati alla cassa?
“Entrambe. La Juve non è stata tutelata dai media. E, poi, non ha figure di spicco e influenti, tranne un defilato Montezemolo, che sono intervenuti in suo soccorso. La situazione è sfuggita di mano, tutti hanno goduto degli sconti, tranne la Juve”
Tra Mancini e Moratti, nei suoi ironici complimenti, ha inserito anche il Commissario Rossi.
“E’ stato Rossi a girare lo scudetto all’Inter, dopo un’inutile parere di un gruppo di saggi che, di fatto, saggi non erano. E non dimentichiamoci che Guido Rossi è stato membro del CdA dell’Inter”.
Dal sistema Moggi al sistema Inter, corredato di connotazioni milanesi. Milano capitale del calcio?
“Stanno lavorando in questa direzione. La Juve è in fuorigioco, le romane, anche la Roma, sono in difficoltà e la Fiorentina, a -19, dovrà fare un mezzo miracolo per salvarsi. Ma io credo e spero in una sorpresa, un Chievo, un Palermo. Di sicuro, con il Milan affaticato per i preliminari, se l’Inter nemmeno quest’anno vince lo scudetto sarà clamoroso e vergognoso per quel tricolore che ha erroneamente sulle maglie”.
Come i parenti e gli ospiti, dopo quattro, cinque anni il direttore va cambiato. Un’usanza elusa soltanto dai 19 anni di Cannavò. E lei che farà?
“Io sto benissimo a Tuttosport, siamo in 55, lavoriamo bene e con notevoli risultati. I direttori vanno cambiati e non si discute. Riguardo Cannavò, se si resta in sella per così tanto tempo,
bisogna capire dove fi niscono i meriti e dove inizia qualcos’altro…”

 

Moratti chiama Buffon:

Non me la prendo con quel mentecatto, rovina matrimonii di Moratti (lo ricordate quando ci strappò Lippi? Lo ricordate quando voleva portarci via Moggi?), è uno che gode di buona stampa perché il 99% per cento dei giornalisti qui in Italia sono dei venduti affetti da libidine servile, e lui li ha quasi tutti a libro paga, nel senso che a Natale e nelle feste comandate gli fa avere, a tutti, dei blocchetti di buoni benzina alti come il romanzo di Victor Hugo “I Miserabili”. Io me la prendo invece col moralizzatore Rossi, qui acutamente definito "Il Gabibbo" e con quella Troika della Melandri (gli altri due? Fate voi, non importa...!) che dovevano portare nel calcio, protervamente infangato da Moggi e Giraudo, delle regole chiare e dei comportamenti cristallini. Invece vediamo un pizzaro come Raiola che va offredo Ibrahimovic a destra e a manca, e Moratti e lo squalificato-sospeso-inibito Galliani che alla luce del sole ne trattano il prezzo, come se si trovassero al mercato delle vacche. Cosa pretende il pizzaro Raiola, di fissare anche il prezzo della vendita del suo assistito? Perché la FIGC non emette un comunicato e stigmatizza questo modo di fare? Sono o non sono anche loro dei tesserati? Perché non prende dei provvedimenti? O l'unico provvedimento che gli serviva lo hanno ormai preso!
La Juve è stata: 1) retrocessa; 2 e 3) le sono stati revocati 2 scudetti regolarmente e meritatamente vinti; 4) le è stata inflitta una penalizzazione in punti che la condannerà almeno a due anni di purgatorio; 5) non potrà partecipare per almeno 2 anni alla Champions League (mentre quel maiale di Ancelotti si lagna per un preliminare che prego il cielo non riescano a superare!); 6) sta vedendosi il patrimonio giocatori azzerato, con quel che ci vorrà per ricostruirlo; 7) per quel che riguarda gli abbonamenti alle partite casalinghe avrà degli incassi risibili, quasi prossimi allo zero; 8) ha perduto due manager di vaglia che spudoratamente Milan e Inter ci contendevano; 9) dobbiamo subire le angherie e le derisioni dei tifosi delle squadre nostre rivali; 10) la società è in mano a degli apprendisti stregoni che - immensa sciagura! - sopra ogni cosa "vogliono apparire simpatici!. Ecco lo scenario, caro Pisolo. Prendermela con Moratti o con Galliani?! Certamente, ma il pesce puzza dalla testa, ricordatelo.


Intervista di Fausto Cairoti a Luciano Moggi uscita su Libero il 7/8:

Un anno fa, di questi tempi, Luciano Moggi, assieme a Giraudo, Bettega e Capello disegnava quella Juventus che, di lì a poco, si sarebbe sbranata il campionato. Trecentosessacinque giorni dopo è cambiato tutto. La Norimberga del pallone, il processo a quel “sistema” che qualcuno ha voluto ribattezzare Moggiopoli, ha condannato la Juventus a “restituire” gli ultimi due scudetti vinti, retrocedendola in serie B con penalizzazione di 17 punti. Tranne pochissime eccezioni, i campioni bianconeri stanno facendo a gara a chi scappa prima verso lidi più prestigiosi. La giustizia sportiva ha decretato che Moggi dovrà stare per cinque anni lontano dal mondo del calcio. Lui, Lucianone, sentimentale com’è, in questa estate così diversa da tutte quelle che l’hanno preceduta cerca rifugio nei luoghi cari. Fa base a Follonica, nel grossetano, dove è protetto dai congiunti più stretti e passa le giornate a marcare stretto la nipotina. Oggi è a Napoli, dove i tassisti ancora si commuovono al ricordo di "quella" squadra. Seduto in terrazzo, il deposto rais del calcio italiano fuma il sigaro. Davanti ci stanno 'o sole e 'o mare.
Mezzo secolo tra Juventus, Lazio, Torino, Roma e ancora Juventus. Quanto hanno vinto le sue squadre?
«E chi se lo ricorda. Le Coppe Italia saranno quattro o cinque. Gli scudetti sette, almeno mi pare. Poi coppe intercontinentali, supercoppa italiana, coppa Uefa, coppa dei Campioni…».
E dopo aver vinto più o meno tutto quello che c'era da vincere ora si trova tagliato fuori dal mondo del calcio. Come si sente?
«Mi sento bene. Anche perché sono forte della convinzione che è stata fatta una cosa che ha senso solo per chi l'ha voluta, ma non ha senso per la logica. Quando si sa che le cose fatte non costituiscono illeciti si ha la coscienza tranquilla e si può andare avanti a combattere».
E lei fin quando combatterà?
«Fino all'estremo. Prima ci saranno la camera di conciliazione e il Tar. Ma io sono pronto ad arrivare fino alla Corte europea».
Ha trovato una spiegazione a quello che è successo?
«La spiegazione è facile. Dava fastidio la Juventus e davano fastidio Moggi e Giraudo. Per cui bisognava trovare il modo di farli fuori».
Se è così, missione riuscita.
«Devo dire che sono stati abili a fare il loro raid. Ma la loro è solo una vittoria momentanea. Alla luce di quello che è emerso in questi due processi proprio non ci sono gli elementi per dire che sia successo qualcosa di particolare».
Niente di particolare? Lei è stato inibito per cinque anni e a Giraudo non è andata meglio.
«Quelli che avevano associato a noi sono stati tutti assolti. Quindi la "cupola" l'avremmo fatta io e Giraudo. In due. Fa ridere: più che una cupola, un campanile: lui tirava la fune e io stavo al batacchio».
E chi avrebbe compiuto questo raid? Chi ci sarebbe stato dietro questo piano per farvi fuori?
«Non lo so».
Se lo sarà pure chiesto.
«Certo, ma ancora non ho trovato risposta. Siccome sono uno che ha fede, vado avanti per scoprire la verità. E sicuramente ci riuscirò».
Prima della sentenza lei aveva avuto parole di elogio per Guido Rossi, che si era battuto per trattenere Marcello Lippi alla guida della nazionale. A sentenza avvenuta, conferma il suo giudizio positivo su Rossi?
«Su come si è comportato con Lippi il mio giudizio è positivo, perché se ne è fregato di quello che dicevano tutti e lo ha confermato alla guida della nazionale. Se però Rossi adotta in tutte le cose questo modo di fare, se insiste a fregarsene di tutto e tutti, a fare di testa sua e ad andare avanti come meglio crede, il mio non è più un giudizio positivo».
E che giudizio è?
«Il giudizio su una persona che non conoscendo il calcio va avanti a ruota libera senza tenere conto di quello che è il calcio concretamente».
Come giudica il risultato complessivo del processo d'appello?
«Al momento sono contento perché alcune squadre sono rimaste in serie A, ma mi spiace per quello che è successo alla Juve, che senza colpe è andata in B. Perché le colpe bisogna dimostrarle, non ci si può basare su teoremi».
Tra i tifosi juventini c'è chi le colpe le addossa a lei e Giraudo.
«Non direi. Non ne ho ancora trovato uno».
Vorrà dire che quei pochi sono quelli che fanno vedere in televisione.
«Probabilmente. Tutti sono d'accordo nel dire che la Juventus ha fatto un ciclo di vittorie impressionante, tutti ricordano questi dodici anni. La finale dei mondiali a Berlino, tra la Juventus francese e quella italiana, dimostra che questa squadra non aveva bisogno di essere aiutata, ma di essere difesa».
Difesa contro chi?
«Il primo ostacolo che era venuto fuori è uno che è stato assolto ed era presidente della federazione».
Lei si sente sempre juventino?
«Dalla testa ai piedi. Anzi, ora più che mai».
Come la vede la Juve in serie B a partire da -17?
«Penso che avrà comunque la forza di vincere il campionato. Ma questo non vuol dire che debba rimanere in questa posizione. Se la Juve si difenderà, se avrà modo di dimostrare a tutti che non è colpevole e se a me e a Giraudo sarà dato modo di difenderci in tutte le sedi, penso che la posizione della Juve possa migliorare di molto».
Ma se è stato lo stesso legale dei bianconeri, Cesare Zaccone, a proporre la retrocessione in B con penalizzazione…
«Mi ha lasciato perplesso quando lo ha fatto. Probabilmente si trovava dinanzi a una domanda imprevista e improvvisa. Dopo, sia lui che la dirigenza hanno mostrato di voler andare in A».
Cosa prova a vedere trasformata la "sua" Juventus in un supermercato?
«Quando si fa una squadra come quella, capace di dominare su tutti i campi, e poi si assiste alla partenza di giocatori importantissimi, come Cannavaro ed Emerson, il sentimento che prevale è la tristezza».
Fa bene la nuova dirigenza a lasciarli andare?
«Hanno ritenuto opportuno sgravarsi degli stipendi di alcuni giocatori, perché in serie B avrebbero avuto un carico di gestione enorme».
Da juventino come ha vissuto l'addio di Fabio Capello?
«Eh... Certo, speravo che Capello restasse anche in serie B. Ma ha avuto un'occasione importantissima. Capisco anche lui».
Al suo posto è arrivato Didier Deschamps. Lei lo conosce bene.
«Deschamps è un amico. Sono convinto che saprà sostituire Capello nel migliore dei modi. Gli faccio i migliori auguri. Come li faccio ad Alessio Secco, nuovo direttore sportivo, e ai tifosi».
Ha avuto modo di parlare con il nuovo presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli?
«Una volta sola. Ma non abbiamo potuto dirci molto, perché erano momenti in cui eravamo impegnati più a difenderci che a fare altro».
Come sono i rapporti con l'attuale dirigenza bianconera?
«Senza dubbio buoni. Anche perché l'operato nostro ha dato lustro alla Juventus. È chiaro che quello che è successo è dispiaciuto a noi e ai nuovi dirigenti. Ora faremo il possibile per mostrare la nostra innocenza».
Ha ragione il suo amico Giraudo quando dice che tra gli imputati del processo mancavano alcune grandi squadre, come la Roma dei Rolex agli arbitri e l'Inter?
«La Roma non lo so. L'Inter di sicuro, perché ha patteggiato per un passaporto falso, dimostrando l'indebita utilizzazione di un giocatore. Più lampante di così. Però c'è un caso strano».
Quale?
«Ho domandato a Candido Cannavò, referente principale di Moratti e di Rossi e titolare di una rubrica sulla Gazzetta, dove la vicenda di cui stiamo parlando è stata ribattezzata "Moggiopoli", se mi poteva dare risposte ad alcune domande precise sull'Inter. Primo: cosa significa patteggiare un passaporto falso. Secondo: che differenza c'è tra le cene con i designatori arbitrali che faceva Facchetti e le cene nostre. Terzo: che differenza c'è tra il parlare con i designatori come ha fatto Facchetti e come abbiamo fatto noi. Poi gli ho chiesto conto delle deposizioni di Gazzoni Frascara, in cui l'ex presidente del Bologna diceva che una fidejussione l'aveva emessa Facchetti. Attendo ancora le risposte di Cannavò».
Basta che non si metta pure lei a querelare i giornalisti.
«No, io non querelo nessuno. Per adesso».
A proposito: lei è stato querelato da Moratti e Facchetti per quello che ha detto dell'Inter.
«A me non ha querelato nessuno. Non vedo quali motivi avrebbero per farlo. Non penso che possano querelarmi per aver ripetuto una cosa che ha detto Gazzoni Frascara. Per il resto, mi sono limitato a fare delle domande».
Alla fine, l'Inter ne esce con uno scudetto. Moratti dice che se lo sono meritato.
«Dopo tanti anni di collaborazione con Juventus e Milan, cui hanno fatto vincere tanti scudetti cedendo giocatori del calibro di Pirlo, Seedorf e Cannavaro, e vendendo al Real Madrid uno come Roberto Carlos, mi sembra bello che riescano a vincere uno scudetto pure loro».
Moratti ha detto che le sue sono parole di un uomo disperato.
«Vorrei assicurarlo che non sono affatto disperato e che sto benissimo. Ora sono in un momento di incazzatura, che porterà poi a qualcosa di positivo. Sto pensando a molte cose».
Del tipo?
«In un momento come questo, in cui è esploso in maniera indegna il fenomeno delle intercettazioni, le dichiarazioni fatte mesi fa da Mancini mi hanno lasciato molto perplesso».
Mancini disse che lei avrebbe dovuto rispondere di ciò faceva "in altra sede".
«E in quello stesso periodo Facchetti disse ai giocatori interisti di non preoccuparsi perché sarebbero potute succedere cose importanti e impreviste, che avrebbero dato soddisfazioni alla squadra. Lì per lì non ci feci mente locale».
Ora sì.
«Diciamo che, visto ciò che è successo, qualche perplessità, qualche piccolo dubbio ora ce l'ho. E non sono certo il solo ad averlo».
Si riferisce al ruolo della Telecom di Tronchetti Provera nelle intercettazioni?
«Io non mi riferisco a niente. Ho solo dei dubbi, delle supposizioni».
Quando è stata l'ultima volta che Moratti ha provato a portarla all'Inter?
«Io ho un contratto con l'Inter. Lo tengo in cassaforte. Ce l'ha anche Moratti quel contratto. Non più tardi di un paio di anni fa mi disse che quando volevo era fatta».
L'avrebbe ricoperta d'oro. Le sta antipatico Moratti?
«No. Anzi, è persona simpatica, che in tutto quello che è successo è forse il meno colpevole. È un supertifoso, ha fatto molti sacrifici per l’Inter. Stavo quasi per accettare. Però, considerando che stavo bene dove ero, ho lasciato cadere la cosa, ringraziando Moratti del pensiero».
Lei ha detto che quella che ha vinto i mondiali è stata la Juventus-Italia. Forse si aspettava un posto sul pullman dei vincitori in quella notte romana…
«No. Quando vinciamo il campionato e sfila il pullman per Torino io non ci sono mai. È giusto che la soddisfazione sia di chi è sceso in campo. Certo, non mi sarei mai immaginato di trovare sul carro dei vincitori gente che non sa nemmeno che il pallone è tondo».
Ogni riferimento al ministro Giovanna Melandri è puramente casuale.
«Non ricordo chi c'era. Ricordo solo che c'erano persone che con il calcio non hanno niente a che vedere, ma che hanno colto l'occasione per pavoneggiarsi».
L'addio di Lippi alla Nazionale ha un forte sapore polemico nei confronti di chi lo aveva processato già prima del mondiale a colpi di intercettazioni. Lo stesso Gigi Riva ha avvalorato questa lettura delle dimissioni del Ct. Ha fatto bene Lippi a lasciare?
«Sì, ha fatto bene. A me ha impressionato, dopo la vittoria, vedere tutti quelli che lo volevano mandare via fare a gara per abbracciarlo. Penso che tanti di loro non hanno avuto il coraggio di guardarsi allo specchio, tornando a casa».
Vi parlate spesso lei e Lippi?
«Certo, siamo amici, abbiamo condiviso anni di vittorie».
Amici. Eppure la Gazzetta pubblicò una telefonata in cui lei diceva a Giraudo che Lippi sarebbe durato poco alla guida della nazionale.
«Questa è la conferma di quello che possono fare le intercettazioni quando due persone al telefono scherzano».
Si sente anche al telefono con Cannavaro e gli altri campioni del mondo juventini?
«Sì, parlo spesso con tutti loro».
Tutti vicini a lei.
«Lei che dice? Mi pare che le loro dichiarazioni lo confermino chiaramente».
Chi vince il prossimo campionato?
«Sarebbe il colmo se l'Inter non riuscisse a vincere neppure il prossimo campionato, però ho paura che possa andare davvero così, perché credo che il Milan possa recuperare gli otto punti di svantaggio. Certo, mancherà a tutti la Juventus. Ammesso che poi manchi davvero…».
E lei, cinque anni fuori dal calcio riesce a starci?
«Non voglio neppure pensarci, anche perché ho ricevuto offerte televisive e giornalistiche. Però a chi pensava di aver trovato un personaggio ferito ed emozionato, dico che da adesso avranno davanti un Moggi diverso, che ha voglia di combattere».
In effetti l'abbiamo vista sull'orlo delle lacrime.
«È successa una cosa che nessuno poteva prevedere. Ho accusato il colpo a Bari, quando i giornalisti sono venuti da me a dirmi quello che sarebbe venuto fuori con le intercettazioni di Napoli. Un giornalista della Gazzetta ha poi scritto che era avvenuto un tsunami».
Difficile dargli torto.
«Quello stesso giornalista, a Natale, per prendere il mio regalo si era scomodato a venire sino all'albergo della Juventus. Aveva paura che non glielo dessi».

 

“Vergognosamente antijuventini!” di Antonio La Rosa:

Questi sono i nostri cosiddetti dirigenti della nuova era bianconera. Gentaglia che ha svenduto la dignità, l’onore, la leggenda di una squadra che fino a luglio è stata una delle più forti di sempre. Gentaglia che se potesse si venderebbe anche i quattordici milioni di tifosi juventini, pur di fare cassa, e poter spremere soldi dalla gallina dalle uova d’oro che è la Juventus, per utilizzarli ad altri fini non calcistici. Gentaglia a cui avevamo chiesto una sola cosa: difendete almeno l’onore e il nome della Juventus, ed invece stanno facendo esattamente il contrario.
Avevamo detto a gran voce, nessun giocatore juventino alle milanesi, specie all’Inter. Moratti ci aveva già preso per il fondoschiena con Vieira, lo ha presentato sbeffeggiando la Juventus, e adesso avrà un altro campione bianconero, e ciò dopo averci rubato uno scudetto grazie alla banda Rossi e complici. L’Inter ha impostato la sua pubblicità di stagione in chiave prettamente antijuventina, il pregiudicato e patteggiatore Oriali con la tracotanza di parlare di scudetto degli onesti, proprio lui che è stato artefice di uno dei più gravi scandali insabbiati del calcio. Una società seria, una dirigenza degna del nome della Juventus, avrebbe chiuso ogni tipo di dialogo con personaggi inqualificabili come Moratti e soci, invece ci fa affari, fottendosene della propria tifoseria e della propria immagine.
Mi chiedo: ma perchè Elkann e Montezumolo ci odiano così tanto?
Invidia perchè il grande Gianni Agnelli amava più la Juventus di loro?
Rancore perché quando "Libera e Bella" (così lo chiamavano Montezemolo) ha dovuto guidarla, ha fallito di brutto, regalandoci la peggiore stagione di sempre?
O desiderio scellerato di far soldi?
Stanno assassinando la Juventus, questa è l’amara verità.
E noi a prendercela con Rossi, con Ruperto, con Sandulli, con la Gazzetta del Milan, con Sky, con Mediaset; e noi ad organizzare boicottaggi, proteste, appelli a Tuttosport, a creare siti a tutela della Juventus.
Fatica sprecata.
Per cosa dobbiamo batterci quando i nostri peggiori nemici sono proprietà e dirigenza, che puntualmente remano contro?
Ora si capisce perché Zaccone quando si parlava di assoluzione della Juventus, quasi quasi si mostrava infastidito; si capiscono meglio gli interventi di Tardelli in TV, l’atteggiamento defilato di Montezumolo, e la fuga del rampollo erede al trono degli Agnelli.
Cobolli Gigli è arrivato da noi con la fama di essere stato grande liquidatore di società del gruppo, e sta eseguendo la missione anche per la Juventus; come calciatore "bandiera" tra i tanti, abbiamo preso l’unico che, storicamente, volle abbandonare la Juventus di Platini, per andare all’Inter, a riprova della sua mentalità vincente.
Purtroppo abbiamo sbagliato decisamente tutto, il vero boicottaggio dovevamo iniziarlo, e da subito, contro questa dirigenza, indegna del nome della Juventus, servile verso gente come Moratti, ossia il nostro peggiore nemico, colui che ha sempre disprezzato la Juventus, che ha sempre imbandito di tutto contro di noi, che è stato l’ispiratore di autentici linciaggi mediatici.
Per quanto mi riguarda, la F.C. Juventus di Torino, nata il primo novembre 1897, è morta il quattordici maggio 2006: questa qui non è e non può essere la mia Juventus, che ho amato anche nei momenti difficili, gli anni in cui non si vinceva, ma l’ho amata perchè aveva orgoglio, dignità, consapevolezza di essere "la Juventus".
Non so se ancora avrò la forza e la voglia di parlare di questa Juventus, qui e altrove: ma d’ora in avanti mi dedicherò, e molto, a dar battaglia a questa dirigenza indegna, con un solo obiettivo: Dovete andare via alla svelta!
Liberiamo Corso Galileo Ferraris dagli svenduti interisti!

 

Chi è pro Elkann?”:

Per favore smettetela di prendervela con Blanc e con Cobolli Gigli, che sono solo del funzionari. I malefici responsabili della distruzione della Juventus sono Yaki Elkann e quel velenoso antjuventino, per non dire altro, che è Luca Cordero di Montezemolo. La distruzione e la umiliazione della Juventus ubbidisce a una precisa strategia minimalista e perbenista voluta da loro.

 

Sulla politica della della vecchia dirigenza, di quella della nuova, su Bonipert e su Del Piero:

“Del Piero è sempre stato un grandissimo campione nel gestirsi al meglio nello spogliatoio, arruffianarsi chi conta, adeguarsi all'aria che tira. Il nostro strombazzatissimo ex campione ha avuto la brillantissima idea di rilasciare una bella intervista alla Gazzetta dello Sport (sì, proprio a quel giornale lì!) dove da quel gran virtuoso d’equilibrismo qual è ha dichiarato che è stata "durissima rimanere alla Juve" (anche se anche i barbieri e i balbuzienti sanno che da anni non ha alcuna offerta da altre squadre che gli pagherebbero l'attuale ingaggio annuale da top player; basta pensare che guadagna attualmente più di Eto'o per esempio e quanto un certo Thierry Henry. Ha anche preso debitamente le distanze da Moggi, come devono fare tutti i bravi ragazzi come lui, e come gli è stato "suggerito" di fare dalla neoproprietà targata Elkann. Quel Luciano Moggi che senza le pressioni e la preoccupazione di una ribellione della tifoseria organizzata e non, il contratto a Del Piero durate il suo infortunio non glie lo avrebbe certamente rinnovato come sia a Torino che altrove tutti sanno, tanto che Umberto Agnelli, che con Luciano era in perfetta simbiosi, disse:"Ci siamo dovuti ricomprare Del Piero", non dimenticando le tante frecciate anche sue e del fratello sul modesto rendimento del giocatore (ricordate lo scherzevole sopra nome di Godot?). Nell'intervista alla Gazzetta di Del Piero non ha risparmiato velenose frecciatine a Capello, cioè a chi gli ha fatto vincere alla grande due scudetti,a quello che è stato capace di tirare fuori il meglio da un calciatore al tramonto quale lui è, centellinandone le energie, la stessa cosa che ha fatto Marcello Lippi in Nazionale dove lo ha impiegato col contagocce. Insomma un'intervista "furbissima", come se niente fosse successo, come se la Gazzetta non fosse stata il braccio armato del megacomplotto contro la Juve...
Del Piero costituì l’ultima scintilla della disastrosa gestione Boniperti, dal quale fu acquistato dal Padova, quel Boniperti che è stato capace di vincere solo in regime di monopolio, quando in regime di autarchia tutti i migliori giocatori italiani confluivano alla Juve, buoni giocatori in verità capaci di un quarto posto ed una vittoria ai mondiali, mica mezze figure! Ma che nelle mani di un allenatore mediocre come Trapattoni bastarono appena per vincere sei campionati in undici anni con qualche misero punticino sulla seconda (che erano sempre squadre povere e modeste), sfoggiando, con tutta quella Juve sempre dei miserevoli catenacci e cotanta mediocrità gestionale che ci portava a collezionare in Europa solo figure barbine (incredibile la sconfitta di Atene contro un modestissimo Amburgo). Ma di regola quella Juve veniva eliminata al secondo turno da modestissime e semisconosciute squadre di seconda fascia, ma tatticamente disposte con qualche nuova idea (per es. la zona o il pressing) rispetto a quelle “rocchiane” e obsolete che poteva discernere Trapattoni. Poi quando arrivò un poco di concorrenza (il Milan di Berlusconi), Boniperti ci regalò un vuoto di vittorie lungo 10 anni e un “en plein” di continue umiliazioni. La squadra schiacciasassi del maniacale Sacchi fece fare al calcio italiano un salto in avanti di vent’anni, mentre Boniperti lapidava miliardi con scelte fallimentari (Magrin, l'inglese Rush, il portoghese Rui Barros, e allenatori docili quanto incompetenti (Rino Marchesi, Dino Zoff). Nel 1994, grazie a Umberto Agnelli che finalmente aveva rilevato la gestione della società dal fratello Gianni, arrivarono Giraudo, Moggi e Bettega che con gli avanzi di Boniperti e con un allenatore geniale e lungimirante come Marcello Lippi ci hanno regalato dodici anni di fantastiche vittorie che come peso specifico hanno superato quelle del Milan perché ottenute con risorse economiche limitate, anzi nulle.
Quale “enfant du pais”, e sempre senza mai far nulla di rimarchevole, con la Triade Del Piero è entrato di diritto nell'Olimpo dei supereroi bianconeri. Erano altri tempi, la Gazzetta ci strizzava l'occhio, ed a ogni stormir di fronda erano titoloni sul “Grande Del Piero”, titoloni che però non hanno mai avuto adeguati riscontri sul campo. Sempre straordinariamente bravo a sapersi gestire, ad onor del vero pareva che sulle ali della forza del complesso qualcosa di buono Del Piero facesse, ma con Lippi doveva adattarsi a giocare tornante altrimenti avrebbe dovuto accomodarsi in panchina; motore della Juve di quei tempi erano Paulo Sousa, Deschamps, Vialli e Ravanelli... e poi il grande Zinedine Zidane (il miglior giocatore del mondo degli ultimi 15 anni), e furono subito vacche grasse per tutti, anche per del Piero. Con uno come Zidane in squadra anche se non sei un fenomeno rimedi sempre la tua buona figura, non a caso la Juve e la Francia di Zidane hanno vinto tutto, la Juve di Zidane ha fatto 4 finali europee mentre la Juve di Del Piero da quando Zidane se ne è andato non ne ha fatta una.
Poi venne l'infortunio e nonostante il completo recupero fisico Del Piero non si è più ripetuto, anche perché le aspettative sul suo conto erano talmente alte che il poveraccio non riusciva più a fare nemmeno quel poco che poteva. Il povero Ancelotti, obbligato a farlo giocare sempre, ci rimise due scudetti, guadagnandosi così la fama di “perdente nato”. Il resto è storia recente, la storia di un lento, lunghissimo e inesorabile declino, dopo i primi tre anni (dal 1995 al 1997, l’infortunio del quale si è detto è del novembre 1998) ad alto livello. Vi invito a leggere i tabellini delle partite per farvi vedere, negli ultimi otto anni, in quante partite di livello internazionale e in quelle contro il Milan e l’Inter, Del Piero sia stato decisivo. Le conterete sulle dita di una mano. […].

 

Dalla striscia quotidiana di Gene Gnocchi su La Gazzetta dello sport (13/8/06):

Dopo aver visto l’Inter nel trofeo Birra Moretti, il patron Moratti ha detto che, per lo scudetto 2006-2007, spera in una nuova serie di intercettazioni.

 

Del Piero, Capello, Lippi e Ancelotti:

Eccoci all'esame finestra, anzi all'esame panchina; finalmente siamo al punto. Ammettiamolo, è divenuto giocoforza sia da parte dei delpieristi che da parte dei antidelpieristi, giudicare Capello sopratutto per come si è rapportato col "capitano". I delpieristi gli rimproverano la "umiliazione" delle molte panchine che gli ha inflitto, gli antidelpieristi il contrario, o addirittura (e io sono tra costoro) che non lo abbia cacciato via gratis come ha fatto con Tacchinardi, Montero, Maresca, Miccoli, Tudor e Legrottaglie. I delpieristi insultandomi come son soliti fare quando gli si tocca il loro beniamino verranno a dirmi che una cosa è il loro ben delpierino e un'altra cosa i vari Tacchinardi, Montero, Maresca, Miccoli, Tudor e Legrottaglie (sì, ma non Montero!) Non lo so. So solo (sto riferendomi ai delpieristi) che nel calcio come nella vita non si può continuare a vivere di ricordi. E so pure che secondo me Capello non ha mai amato Del Piero pel semplice fatto che egli, Capello, di sua natura non ama i mezzi calciatori (scusatemi se la definizione vi parrà offensiva, ma con questo termine una volta si definivano i calciatori che non erano né carne e né pesce, e in effetti, a mio vedere, in questi ultimi tempi non si capisce più Del Piero cosa sia, e a cosa serva, tant'è che lo mettono all'ala dove una volta, prima che si consentissero le sostituzioni, si lasciavano i giocatori non gravemente infortunati che non potevano correre). Risulta comunque che Capello non ama i mezzi giocatori, come lo dimostrano i suoi rapporti con Roberto Baggio e con Dejan Savicevic, per non andare lontani. Io penso che Capello di Del Piero ne avrebbe volentieri fatto a meno e che una forza a lui superiore gli abbia imposto (come prima lo aveva imposto ad Ancelotti e a Lippi) l'utilizzo. E che, di conseguenza, l'impiego "part-time" sia stato un onorevole compromesso. Ora che Capello non c'è, il vostro beniamino potrà tornare a spadroneggiare in campo (e sopratutto nelle interviste e negli spogliatoi). Col massimo godimento di quelli tra di voi che di lui siete le infaticabili suffragette.

 

Due articoli di Gianni Dragoni usciti su Il Sole-24 ore 14/8:

1 – Il doppio binario dei conti bianconeri:

Contabilità con due pesi e due misure per il nuovo consiglio della Juventus guidato da Giovanni Cobolli Gigli e JeanClaude Blanc, sotto la regia Ifil. Nella relazione trimestrale al 30 giugno 2006, che segna la chiusura del bilancio con una perdita - a sorpresa - di 21,6 milioni, il cda ha preso atto degli effetti dell'accelerata campagna vendite dei camioni bianconeri. Le cessioni di Mutu, Zambrotta, Cannavaro, Ibrahimovic, perfezionate tra il 10 luglio e il 10 agosto, fruttano 35,2 milioni di plusvalenze di cui godrà il bilancio al 30 giugno 2007.

Invece, le minusvalenze di 12,1 milioni derivanti dalla vendita di Vieira e Thuram sono state addebitate, attraverso svalutazioni, al bilancio al 30 giugno scorso, benché le operazioni siano state concluse dopo questa data. La società non ha dato spiegazioni del diverso criterio temporale. Peraltro, la cessione di Zambrotta (11,4 milioni di plusvalenza) è avvenuta lo stesso giorno, 21 luglio, di Thuram (3,5 milioni di minusvalenza).
Sarà interessante conoscere il parere del revisore PriceWaterhouse, dei sindaci, della Consob. Anche per fugare il sospetto che il nuovo corso bianconero abbia inteso scaricare i pesi sul bilancio dei predecessori (Giraudo-Moggi) e dare il belletto al proprio.

2 – Più rosso per la Juventus:

Salasso per i conti della Juventus dopo la retrocessione in serie B decisa dalla giustizia sportiva. Una perdita netta di 21,6 milioni di euro è il risultato dell'esercizio chiuso il30 giugno scorso, secondo la relazione del trimestre aprile-giugno approvata ieri dal nuovo consiglio di amministrazione, presieduto da Giovanni Cobolli Gigli.
Benché non sia paragonabile al profondo rosso cui sono abituati club di serie A come Inter e Milan, è la perdita più alta della Juventus negli ultimi 12 anni, quelli della gestione di Antonio Giraudo, dimessosi insieme a Luciano Moggi l'11 maggio. La Juventus aveva perso tre milioni nel bilancio al 30 giugno 2005 e 18,5 milioni nel 2004, dopo sette esercizi consecutivi in utile.

Nella voragine al 30 giugno si intravedono sia le prime conseguenze della sentenza sportiva, che ha spinto i nuovi dirigenti del club a una vendita accelerata di ottimi calciatori, sia una manovra di pulizia contabile dei nuovi vertici. Sono infatti stati addebitati al bilancio 2005-2006 gli oneri delle cessioni di Vieira (minusvalenza di 8,6 milioni) e Thuram (minusvalenza di 3,5 milioni), con svalutazioni per 12,1 milioni, benché le vendite siano state realizzate dopo la chiusura dell'esercizio. Senza questo addebito, il bilancio di Giraudo e Moggi avrebbe avuto una perdita limitata a 9 milioni.
Al contrario, le plusvalenze per le cessioni di luglio e agosto, pari a 35,2 milioni, verranno accreditate al bilancio al 30 giugno 2007. Cobolli e l'a.d. Jean Claude Blanc hanno messo fieno in cascina per il loro primo bilancio. Un bilancio che, a meno di ripescaggi in serie A, subirà un calo dei ricavi per la rinegoziazione dei contratti con tv e sponsor e il venir meno dei proventi da Champions League (22 milioni l'anno scorso).«Con la serie B l'impatto negativo sui ricavi non è al momento prevedibile », ha rilevato Cobolli.

30/6/03 30/6/04 30/6/05 30/6/06

I bilanci della Juventus (dati in milioni di euro):

Ricavi 215,4 208,1 229,3 251,5

Costo del personale 131,7 117,1 127,1 132,4

Plusvalenze nette da cessione calciatori 13,0 3,6 16,8 1,9

Altri proventi straordinari netti 39,8 7,6 9,1 1,4

Risultato netto 2,1 -18,5 -3,0 -21,6

(Fonte Juventus).

La perdita al 30 giugno 2006 potrebbe aumentare in maniera «anche significativa» — ha avvertito la società — quando il cda approverà il progetto di bilancio, il 22 settembre, «a seguito delle valutazioni che potranno essere fatte con riferimento alle operazioni della campagna trasferimenti in corso, nonché sulla base di possibili eventi collegati al procedimento sportivo in atto».
I ricavi dell'ultimo esercizio sono saliti del 9,5% a 251,5 milioni, il record per la Juve. La metà, 127 milioni,deriva da diritti tv. I costi del personale sono saliti da 127,1a 132,4 milioni e comprendono 5,1 milioni di «premi riconosciuti a calciatori e tecnici per la vittoria del campionato 2005-2006». Il club ha sommato il danno alla beffa, perché la vittoria in campionato si è trasformata in una retrocessione.
In una Torino semideserta,davanti alla sede Juventus era parcheggiata una Fiat Punto Blu, i vetri tappezzati da cartelli che contestano la nuova dirigenza e la proprietà. Sul parabrezza: «Venderete anche i tifosi a Moratti. Serie A meno 29 scudetti. Unica soluzione: Tar». Sul vetro posteriore: «Via gli Elkann dalla Juve — Moggi ci manchi».

 

Articolo di Christian Rocca uscito su Il Foglio 15/8:

Dovrei scrivere di Juventus, parlo di Inter. Della Juve ha detto tutto il presidente della Corte federale, Piero Sandulli, mica Luciano Moggi: “Non ci sono illeciti, era tutto regolare, quel campionato non è stato falsato, l’unico dubbio riguarda la partita Lecce-Parma”. E allora, direte, perché mai la B, due scudetti tolti, la Champions, la A tra due anni (basta fare i conti) e la nonna stuprata? Lo ha spiegato l’altro giudice della Corte, tal Mario Serio from Palermo, Sicily: “Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo, abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d’onda”. Molto, molto, molto serio. Nonché la conferma che l’imbroglio non era moggiopoli, ma calciopulitopoli. A questa panzana chiamata calciopoli poteva credere soltanto un paese ridicolo come il nostro e ora lo confermano anche loro, i giustizieri. Quindi è successo questo: era tutto regolare, ma siccome gli ubriachi del bar sotto la curva sud chiedevano di inchiappettare la Juve, i giudici si sono dovuti adeguare. Ma se “sentimento collettivo” aveva da essere, non avrebbero fatto prima con un semplice colpo alla nuca a Moggi Luciano?
Complimenti all’Inter dunque […] e complimenti ai saggi di Guido Rossi, i quali per sanzionare il campionato “falsato-ma-non-falsato” del 2004-2005, hanno a loro volta falsato quello regolarissimo del 2005-2006, non oggetto di alcuna indagine e con i terribili designatori Pairetto e Bergamo addirittura già in pensione. Ora, finalmente, ho capito qual è il famoso illecito sportivo “concettualmente ammissibile” contestato alla Juve nella prima sentenza Caf. Vi ricordate? La Juventus è stata condannata per aver usufruito di “vantaggi in classifica” diversi da quelli ottenibili dall’alterazione del risultato o dello svolgimento di una partita. Nessuno aveva capito come si potessero ottenere “vantaggi in classifica” senza aver taroccato le partite, ma l’assegnazione dello scudetto all’Inter l’ha spiegato. Eccola la fattispecie delittuosa: è sufficiente che una “temperie” di Palazzo faccia retrocedere la Juve e tolga 30 punti al Milan perché si possa vincere lo scudetto ottenendo “vantaggi in classifica” senza bisogno di taroccare le partite. Illecito sportivo ex articolo 6, secondo la giurisprudenza Caf. Ci fosse un giudice serio con la esse minuscola sarebbe titolo revocato e Inter in B.
Oggi le comiche, quindi, se non fosse che poi gli interisti credono davvero di essere la squadra degli onesti, come quel partito di La Malfa di cui oggi nessuno ricorda più il nome. Onesti, qualsiasi cosa voglia dire e malgrado due mesi fa – in piena calciopoli – un loro alto dirigente e un loro calciatore (Gabriele Oriali e Alvaro Recoba) abbiano patteggiato in un tribunale ordinario una pena a sei mesi di reclusione per aver falsificato un passaporto, cioè per aver tesserato un extracomunitario che non avrebbe potuto giocare. Onestissimi, qualunque cosa significhi e nonostante dieci giorni fa il Sole 24 Ore abbia raccontato di un aiutino da 60-80 milioni di euri ricevuto dalla Federcalcio guidata come un sol uomo dall’avvocato Rossi. L’Inter aveva compiuto un’operazione di “cosmesi contabile”, realizzando una plusvalenza fittizia di 158 milioni di euro. Quando la Covisoc – che è la Consob del calcio – ha chiesto all’Inter di ricapitalizzare per 100 milioni, pena la mancata iscrizione al prossimo campionato, l’Inter si è rivolta alla Federcalcio che, alè, le ha fatto uno sconticino del 60 per cento. Siccome la notizia è uscita su un giornale color salmone, e non su quello rosa che nei bar si trova sul bancone dei gelati, nessuno ha avvertito il bisogno di mettersi “sulla lunghezza d’onda” del “sentimento collettivo” che, evidentemente, considera Mancini un grande allenatore e Burdisso meglio di Zambrotta.
Quanto alla Juve, cosa volete che aggiunga su una società che ieri sera non aveva ancora commentato il furto di scudetto? Ci fossero quegli antipatici di Giraudo e Moggi, starei tranquillo: sfiderebbero Rossi a venirseli a riprendere, quei due trofei da campioni d’Italia, e li farebbero difendere da Paolo Montero, Ciro Ferrara e Sergio Brio.

 

C’è addirittura chi ritiene questa dirigenza indegna dei favori del suo pupillo.

Ma dove vuoi che vada!?! Potrebbe andare solo in Giappone o nel Qatar, notorio cimiteri d'elefanti calcistici. Ma poi, perché dovrebbe farlo?! Qui, alla Juve, guadagna a dismisura; può dire, fare e non fare quel che vuole ché molti, troppi imbecilli lo adorano “per quel che ha fatto” (sic!). Gode sempre di troppa buona stampa e la proprietà non osa mettersi contro il mito che artificiosamente e che per proprio tornaconto gli ha costruito addosso. La situazione è senza via di uscita; mi vengono alla mente i casi di Maldini che nel Milan, a 37 anni è diventato come quei vecchissimi capi tribù indiani che dispensano saggi consigli non uscendo mai dalla tenda, come furono, in ultimo, Antonio Conte alla Juve che ad Ancelotti dettava la formazione (e difatti purché giocasse lui il giovane Zambrotta faceva panchina) o “cicciobello” Marocchi al Bologna, cioè gente corta di gambe e lunga (solo) di lungua. Non c'è salvezza, dovremo sorbircelo (e la società dovrà sorbirsi il suo sciaguratissimo contratto) ancora per altri due anni. Secondo me un provvedimento da attuare immediatamente se si vuole salvare il calcio è quello dei contratti con validità annuale, come nella NBA americana. All'inizio ci sarebbe una giostra tale da far girare la testa, ma poi, poco a poco, le cose si sistemerebbero da sole. E ogni bottone (scusate la metafora) troverebbe l'occhiello che merita.



Massimiliano Nerozzi su La Stampa”:

“La Reggina e l’Arezzo, riconosciute colpevoli sconteranno le penalizzazioni loro inflitte (meno 15 i calabresi, meno 9 i toscani, nelle serie di appartenenza. Che di sei club finiti sotto processo ne sia retrocesso solo uno, resta un dato eclatante, “pur se Luciano Moggi fosse stato Kaiser Soze”.

 

Ancora su quella enormità giuridica che è stata la sentenza che ci ha mandati in B e lì vuole che restiamo:

Dopo la fallita conciliazione, il giudice conciliatore prof. Angelo Piazza ha (tra l'altro) dichiarato (cito le parole testuali) che “discutere della [riammissione della Juventus in] serie A non è stato possibile perché la Figc avrebbe dovuto tenere conto dei diritti delle interessate (Messina, Lecce e Brescia)". Cioè a dire - se si è capito bene – La Figc e per essa l'avvocato Rossi per riportare la Juventus in serie A avrebbe bisogno del preventivo consenso, del benestare, delle danti causa Messina, Brescia e Lecce, perché una di queste squadre, qualora i bianconeri ritornassero in A (dico i bianconeri che hanno vinto lo scudetto) dovrebbe restare o ritornare in B (dove il responso del campo le aveva mandate). E' uno Stato di diritto questo?!! E' più facile che un oste ti dica che il suo vino non è buono piuttosto che il Messina, o il Brescia, o il Lecce ti dicano "E' giusto, è senz’altro giusto che la Juventus rientri in serie A”?

 

Un interessantissimo articolo (fondamentale per capire come le cose sono andate realmente) del procuratore Vincenzo Morabito, uscito su Lazio.net il 17/8/06:

E' passato ferragosto, siamo tornati al calcio giocato, la vittoria del mondiale appartiene ormai agli archivi storici.
E' passato lo "tsunami del cacio". Il più violento, il più devastante della storia del pallone italico, uno tsunami che ha colpito con violenza non uniforme ma concentrata su poche "aree".
Lo tsunami è passato e ora si deve ricostruire. Il calcio italiano è sepolto sotto le macerie: vertici federali nuovi ed inadeguati, vertici arbitrali guidati da un ex dirigente di club, presidenza della Lega ad un Matarrese che, come diceva scherzando anche lui, si era dato da tempo "all'ippica". Via Lippi, via Gentile, allenatori federali di successo, dentro le forze pulite, come li chiamano gli argonauti federali. Criteri di scelta particolari, senza tener conto di gerarchie e di valori. Ha deciso Albertini la scelta del suo ex compagno Donadoni (entrambi calciatori appartenenti alla scuderia di Giovanni Branchini, procuratore molto interista e molto morattiano, l'uomo che decise il destino di Ronaldo strappandolo alla Lazio di Cragnotti). C'è anche tanto Campana dietro queste scelte.

Tre mesi è durato lo tsunami: danni per tanti, calcio italiano devastato e qualcuno invece si è visto assegnare uno scudetto che "con orgoglio" ha attaccato subito al petto. Qualcuno, piano piano, a spintarelle è arrivato dalla Coppa UEFA direttamente in Champions, senza passare per i preliminari.
Qualcuno [l’Inter di Moratti] si permette di comprare tutto e tutti sul mercato, allestendo non una ma due formazioni da scudetto. Qualcuno invece [la Juventus campione d’Italia] è stato condannato a svendere campioni che appena tre mesi fa erano inavvicinabili.
E allora, passato l'uragano, il sisma violento, ci si chiede cosa è successo veramente.
C'era una volta, prima dello tsunami, un uomo che tutti osannavano, tutti volevano. Chi vinceva era fiero di averlo, chi perdeva lo corteggiava un giorno si e l'altro pure. Quest'uomo era Luciano Moggi; voluto alla Juve da Antonio Giraudo, formavano entrambi una coppia che ha permesso alla Juve di dominare in Italia e all'estero per tanti anni, una coppia voluta e sostenuta da Umberto Agnelli. Ma si sa, vincere è permesso, stravincere no. E il Lucianone toscano oltre a vincere, negli ultimi tempi si era messo anche a deridere i propri avversari, soprattutto colui che ogni anno spendeva più di tutti sul mercato e poi restava regolarmente con un pugno di mosche in mano. E alla fine Luciano divenne insopportabile. Lui era fedele alla Juventus e malgrado i corteggiamenti milanesi non se ne parlava proprio di abbandonare la vecchia Signora. Toglierlo di mezzo non era possibile perché Luciano aveva le radici forti, ben piantate, una quercia secolare. Ci voleva appunto un tornado, uno tsunami asiatico.
Luciano Moggi e il suo sistema. Tanti amici, tanti favori dati e tanti favori ricevuti. Una rete capillare, alleanze importanti di mercato, amicizie importanti. Ma tutti lo volevano, juventini e no e Luciano era osannato da Nord a Sud: il Re del Mercato. Un sistema di questo tipo, "all'italiana", tu mi fai un favore a me e io ne faccio uno a te. Favori tanti.... Illeciti....nessuno. Un Moggi così sarebbe durato altri vent'anni, inossidabile, inattaccabile, imbattibile. Lui e Giraudo i veri dominatori, i veri innovatori, e Galliani che aveva sposato la vecchia teoria ... if you cannot beat them..join them. (se non puoi sconfiggere il tuo nemico...alleati con lui)! Un'alleanza importante da cui dipendeva il destino del 90% dei club italiani. E poi c'era sempre lui, figlio di quel grande Moratti che aveva dominato gli anni sessanta. Ma Massimo aveva speso più di 1500 miliardi vincendo appena una Coppa Uefa e una Coppa Italia. Moratti l'aveva cercato a più riprese Don Luciano; c'era un contratto pronto che Moggi non firmò mai. Moratti sconfitto in campo e fuori, eterno perdente. Pirlo, Seedorf, Cannavaro..., tanti calciatori regalati a parametro zero agli avversari. Il fortino della Lega inavvicinabile per il patron nerazzurro. Tutto questo era insopportabile: il sistema Moggi andava demolito e l'unica arma di demolizione possibile era un forte tsunami che avrebbe travolto Moggi, Giraudo, la Juventus, e passando avrebbe staccato anche qualche alberello qua e là (Lazio, Fiorentina, Milan).

Era necessario sacrificare gli alberelli, era doloroso abbattersi violentemente sul calcio italiano, ma era l'unico modo per eliminare quest'uomo invincibile. Lo tsunami fu confezionato: una bella campagna mediatica; ci si svegliò una mattina e telegiornali, prime pagine: tutti con il faccione di Moggi, il mostro, il Girolimoni, l'eretico da bruciare.
E così per alcune settimane ci fu il processo e la conseguente condanna mediatica: ergastolo per Moggi e Co; il calcio italiano era malato. “Calciopoli”, “Moggiopoli” titolavano quelli della Gazzetta. Tutti i fedeli amici di Lucianone alla gogna mediatica: dirigenti, arbitri, giornalisti. Liste di nomi sui giornali. Intercettazioni terribili... tante frasi ad effetto... tanto fumo... Ma l'arrosto?? Uno tsunami di telefonate... Tutte finite nelle prime pagine dei giornali (e questo sì che è un illecito!).
Sentenze mediatiche seguite dalle sentenze di una giustizia sportiva super rapida in un paese dove i processi durano anni; tanta fretta per sfruttare l'onda mediatica e l'ira della gente, dei tifosi, contro i grandi inquinatori del calcio italiano. Sentenze in fotocopia, durissime, pesanti. Tutti colpevoli: club, dirigenti, arbitri. Classifiche rivoluzionate, partecipazioni alle coppe europee decise a tavolino, calciomercato con l'Inter per la prima volta a farla da padrone.
Ma soprattutto Luciano Moggi, l'uomo onnipotente, il re del calcio italiano completamente nudo, in lacrime, polverizzato. Il sistema "ruspante" di don Luciano raso al suolo e insieme a lui tanta parte del calcio italiano. E mentre lo tsunami faceva danni irreparabili, otto giocatori di Lucianone si giocavano una finale mondiale e il CT che tanti volevano far fuori prima della partenza per la Germania portava alla vittoria un gruppo di "onesti" calciatori” guidato da tre campioni juventini: Buffon, Cannavaro e Zambrotta. Ridisegnati i vertici federali, assegnato lo scudetto all'Inter, messe al sicuro le partecipazioni dei club italiani alle coppe europee, lo tsunami si è placato, i giornali hanno esaurito le intercettazioni da pubblicare, la giustizia ordinaria ha preso atto del materiale in suo possesso e la rapida giustizia sportiva si è messa finalmente a riesaminare, con calma, gli atti processuali.
E così si scoprì che non c'erano illeciti, che Moggi non aveva comprato nessun arbitro, che Lotito aveva fatto il suo lavoro di presidente intrattenendosi con i vertici federali, che il dirigente Meani aveva un po’ esagerato, che Della Valle (disperato) aveva telefonato a destra e a manca per denunciare le sviste arbitrali; tanti comportamenti irregolari... nessun illecito! Nessun arbitro da condannare... Presidente Federale assolto e penalizzazioni per i club da ridurre. Una marcia indietro brusca, ma dovuta. Non un colpo di spugna, ma un'analisi vera, reale e lucida dei fatti. Senza il polverone della gogna mediatica. Tanti comportamenti scorretti come la presenza dei dirigenti juventini nello spogliatoio di Paparesta... Ma quale sequestro di persona!... una goliardata di Lucianone che ne faceva tante di queste... Ma nessuno si era preso la briga di denunciare Stankovic per aver chiuso le porte degli spogliatoi davanti alle TV di tutto il mondo. Tante piccole scorrettezze, piccoli abusi di potere... nessun illecito ma soprattutto nulla in confronto alle fidejussioni false, ai passaporti falsi, alle plusvalenze e ai bilanci taroccati… questi si fatti gravi e rilevanti dal punto di vista penale!
E così pian piano lo tsunami ha assolto il suo compito: il calcio italiano si è liberato di Luciano Moggi e anche se i tribunali lo riabiliteranno, ormai il leone resterà per sempre in gabbia e avrà smesso di ruggire. Tanto rumore per nulla dunque....? No, non per nulla. Rimane che il sistema Moggi è stato sconfitto e di fatto siamo forse tornati indietro di quarant’anni, agli anni del dominio nerazzurro....
In tutto questo casino i piccoli alberelli travolti... pian piano si stanno risollevando, e pazienza se hanno perso qualche ramo... L'eliminazione quasi fisica di Moggi valeva qualche sacrificio, qua e là.

Nel frattempo il campionato italiano non è più il più bello del mondo, la "Nazionale" è ridiventata un'armata Brancaleone, nella Champions League il Chievo rimedia due pappine dai modesti bulgari. E poi via Zambrotta, Cannavaro, Thuram, Sheva, persino la "stellina" Tavano... Tutti verso Spagna ed Inghilterra... i veri dominatori del calcio europeo di club!
L'Italia è diventata "Italietta", e i tifosi pian piano si preparano a ridisegnare gli striscioni da esibire negli stadi... Non più "Moggi ladrone", non più "Moggi in galera", ma tanti "Rossi vattene" e "Moggi torna da noi"

Vincenzo Morabito

PS. Mi rendo conto che sono riflessioni forti, che ancora tanti di voi non condividono. Non è l'avvio di un processo di "beatificazione" di Luciano Moggi, al cui "sistema" non sono mai appartenuto. E' solo un'attenta e lucida riflessione su quello che è successo..., il tentativo di capire se il nostro calcio era veramente malato o se invece siamo stati vittime di una truffa colossale... Io ho meditato, mi piacerebbe che lo faceste anche voi, con serenità, anche criticando però con civiltà
Un saluto a tutti e Forza Lazio....

PSS. In tutto questo succedersi di avvenimenti, mi ha colpito molto il comportamento della dirigenza juventina. Nessuna ribellione nella fase di dibattimento davanti la Corte Federale, un'accettazione passiva delle sentenze, pesantissime. Chiunque altro avrebbe urlato con forza: Dove sono gli illeciti? Gli avvocati juventini hanno chiesto ed ottenuto la Serie B! Viera e Ibra venduti all'Inter. Buffon e Trezeguet negati al Milan, Moggi e Giraudo rinnegati e ripudiati, ma il terzo della “Triade”, Roberto Bottega, a fare il mercato della Juve, un allenatore nuovo, Deschamps. Finita l'era di Alessandro Moggi, ecco il procuratore francese di Didier, il signor Jeanol Verth, che fa incette di procure in Francia (Boumsong, Faty, ecc..) promettendo ai suoi assistiti che vestiranno la maglia bianconera. Qualcuno mi dice che tanti personaggi della Famiglia Agnelli (soprattutto i due giovani fratellini) hanno tirato un sospiro di sollievo vedendo il faccione di Luciano piangente negli spogliatoi di Bari. Qualcuno mi dice che se Giovanni ed Umberto fossero ancora vivi.... questo tsunami sarebbe andato ad abbattersi su qualche area deserta del nostro pianeta.

 

Ecco il testo del comunicato della Juventus che motiva il ricorso al Tar contro la sentenza della Caf.

«Il Consiglio di amministrazione di Juventus FC SpA si è riunito oggi per esaminare la situazione dopo l'esito negativo del tentativo di conciliazione con la F.I.G.C. nella seduta del 18 agosto 2006. Il Consiglio di Amministrazione ha preso atto che la posizione della Federazione emersa in quella sede - possibile riduzione della sanzione pecuniaria e delle giornate di squalifica del campo di gioco torinese - ha lasciato irrisolte le questioni centrali: l'ingiustificata gravità delle sanzioni e la mancanza di equità di trattamento riservato alla Juventus rispetto a tutti gli altri club concorrenti. Le sanzioni previste per la Juventus risultano ancor più sproporzionate se si tiene conto che le corti sportive hanno costruito un illecito sportivo come somma di comportamenti contrari a lealtà e correttezza. Appare incomprensibile che il trattamento più severo sia stato riservato proprio alla Juventus, cioè alla squadra che si è dimostrata più risoluta ad assumersi le proprie responsabilità, modificando la propria organizzazione societaria e adottando un sistema di controllo e di prevenzione più severo ed efficace. La sola ipotesi di retrocessione in Serie B con un'importante penalità ha già determinato un notevole impatto negativo sul piano sportivo: la fuoruscita di alcuni campioni che hanno contribuito a determinare in passato il successo sportivo della Juventus ha notevolmente indebolito il potenziale tecnico della squadra; questo fatto non si è peraltro verificato nelle altre società che hanno subito sanzioni minori. Inoltre l'esclusione della squadra dalla massima divisione, la revoca degli ultimi due scudetti e la mancata partecipazione alle competizioni internazionali non comporterebbero solo una drastica riduzione dei ricavi, con serie conseguenze sul profilo patrimoniale della società, ma causerebbero anche, e soprattutto, un grave danno all'identità stessa della Juventus FC, che nel corso di oltre un secolo di vita ha contribuito a scrivere la storia del calcio italiano: una tradizione di eccellenza sempre viva e attuale, come dimostrano i ben nove giocatori bianconeri che hanno disputato la partita finale della recente Coppa del Mondo. Il Consiglio ha preso atto con profondo rammarico della situazione che si è venuta a creare. Conferma la ferma volontà della società di collaborare con gli organi della Federazione nel processo di rinnovamento del calcio, ma si è visto dall'altra parte costretto a deliberare, anche per la doverosa tutela dei propri azionisti, dei terzi portatori di interessi e dei propri tifosi, con decisione unanime, l'immediato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, riservandosi di valutare nei tempi consentiti il ricorso alla Camera Arbitrale del CONI».

 

Commento sulla dichiarata intenzione della dirigenza bianconera di adire il TAR:

Prendo atto con soddisfazione della notizia che la soc. Juventus ricorrerà al TAR, al TAS e ovunque riterrà utile farlo per tutelare al meglio i suoi interessi. Armeremo un casino d'inferno; e chi se ne frega!!? Quando scoppia una guerra, quando si è attaccati, la difesa del proprio territorio e dei propri beni non deve conoscere mezze misure nè mezzi termini, anche perché, come ha recentemente scritto il signor Vincenzo Morabito che di tutto può essere accusato ma non di essere tifoso della Juventus, questo proditorio agguato che ci è stato vilmente teso non è stato casuale, bensì premeditato e scientificamente preparato (non è la ex monopolista Telecom Italia di Tronchetti Provera, notoriamente contigua all'Inter e al suo onorevole presidente, la detentrice delle matrici delle registrazioni delle conversazioni che più o meno legalmente si conducono in Italia? Non è a dette intercettazioni che allusivamente, da parecchi mesi l'allenatore dell'Inter Mancini si riferiva nelle pubbliche interviste per le sue polemiche di eterno perdente contro Moggi?). Il mio rancore verso i nostri eversori, che dalla nostra spoliazione stanno traendone i benefici maggiori è inestinguibile, e non verrebbe colmato neanche con una più piena riabilitazione, perché ormai la gran parte del danno è fatto, e chi è andato via (penso sopratutto a Ibrahimovic) non ritornerebbe. Quindi andiamo alla guerra, e chi avrà più munizioni dalla sua la vincera!
Però, detto questo, io vi dico, amici, che una B senza punti di penalizzazione e sopra tutto la restituzione dei due scudetti in qualche modo mi appagherebbero, perché la squadra, la struttura, la società, nel frattempo sono state irrimediabilmente indebolite e non credo che siamo del tutto attrezzati per condurre un campionato di vertice in serie A.
Non è meglio, in queste condizioni, partecipare e vincere in B e tornare alla grande in A, piuttosto che condurre in campionato di A tra Chievo, Lazio, Sampdoria e Palermo col rischio di subire lo smacco di non qualificarci neanche per la UEFA? C'è magari chi se ne accontenterebbe, ma io non saprei abituarmi ad una Juve che non giocasse per giungere come sempre prima fra tutte.

 

Un articolo di Massimo Gramellini uscito su La Stampa del 29/8/2006 col titolo “Diversità interista”:

C'era un vuoto ed è stato subito colmato: l'Inter è la nuova squadra più antipatica d'Italia. E' riuscita a diventarlo ancor prima di cominciare a vincere, e questo indiscutibile record susciterebbe un'ombra dell'antica tenerezza, se a guastare ogni benevola predisposizione d'animo nei confronti del compagno Moratti non intervenissero le siringate continue della prosopopea interista. L'ultima è dell'allenatore Mancini. Gli dicono che la sua squadra è favorita per lo scudetto, ma lui, dopo una riaggiustata al ciuffo, si schermisce: "Se si gioca in modo leale, nel calcio nulla è scontato". Sottinteso: in passato l'Inter ha perso campionati con 15 punti di distacco perché era una ragazza perbene. L'Inter del passaporto ballerino di Recoba. L'Inter che cercò a qualsiasi costo di ingaggiare Moggi.
A togliere autorevolezza a certe affermazioni basterebbe il vittimismo in cui vengono avvolte. Ma bisogna essere davvero ingenui o in malafede per accettare lezioni di "bon ton" da un club che, nell'estate più dura del calcio italiano, ha declinato ogni invito alla sobrietà. Accettando uno scudetto che nel 1927, in condizioni analoghe, il Bologna rifiutò. E continuando a spendere con arroganza il triplo, il quadruplo, il decuplo rispetto agli altri. Nella situazione attuale, cinque terzini sinistri non sono neppure più un lusso, ma una barzelletta. A noi tutte le portate, alla concorrenza le briciole. Sarebbe questa la "diversità" interista? Questo "il gioco leale" che piace a Mancini? L'esibizionismo dei troppo ricchi è sempre fastidioso. Ma diventa urticante quando cercano di contrabbandarlo per bontà.

 

Un articolo di Christian Rocca uscito su Il Foglio del 15/08/2006:

C'era una volta la Juventus, ora non c'è più. E' morta. E' stato bello, ma è finita. Thank you very much, John Elkann. Inutile illudersi. Insensato sperare in una rinascita targata famiglia Agnelli. Folcloristico pensare che in cotante mani l'orizzonte sportivo di questa entità che si ostinano a chiamare Juventus F. C. possa essere diverso da quello di una tonica Sampdoria o di una frizzante Udinese. Niente di male, per carità. C'è di peggio nella vita, a cominciare dagli islamo-fascisti che ci vogliono tagliare la testa. Ma se parliamo di Juventus, be' la Juventus è un'altra cosa. Un'altra cosa che ora non c'è più, scomparsa con la morte di Gianni e Umberto Agnelli. Addio Giuve. Non ti hanno nemmeno dato l'onore delle armi, magari cedendo tutti i calciatori a una sola squadra in modo da far continuare altrove il mito di questi anni. A scanso di equivoci hanno preferito rinforzare gli avversari di una vita, compresi i miserabili indossatori di scudetti altrui.

Il caravanserraglio di amministratori francesi col nome da difensori scarsi dell'Inter, di esperti di tennis, di allenatori di pallavolo, di campioni bolliti e di dirigenti col doppio cognome ha scelto consapevolmente di liquidare la più formidabile squadra di calcio degli ultimi vent'anni, riducendola a un distributore automatico di campioni pronto a colmare le lacune tecniche delle migliori squadre del continente, più l'Inter che dell'aggettivo "migliore" non sa nemmeno come si faccia lo spelling.

Non resta che mostrare voglia di dimettersi da tifosi bianconeri, finché sorte non ci separi da questi inenarrabili Moratti-senza-soldi che ci sono capitati tra i piedi. Non resta che seguire l'esempio di Capello, Cannavaro, Zambrotta, Thuram, Emerson, Mutu, Viera, Ibrahimovic e, spero, anche di Buffon, Trezeguet e Camoranesi. Fossi in Deschamps, me ne andrei di corsa prima del disastro. Questi campioni che sono scappati, o che presto se ne andranno, non sono affatto traditori, né mercenari, tantomeno professionisti senza cuore. Sono persone sane di mente che hanno capito per tempo il progetto funerario di Camogli Gigli o come si chiama il simpatico signore addetto alla liquidazione che tanto piace a quel giornale della City che da anni non ne azzecca una nei settori di sua competenza, figuriamoci quando affronta la scienza calcistica. Il rammarico è che questa liquidazione non sia avvenuta per causa di ‘calciopulitopoli’, cioè di quella bufala gettata in pasto ai babbei che leggono la Gazzetta sui banconi dei bar dello sport e si ritrovano con un'erezione ogni volta che compare Pistocchi alla moviola. E' davvero un gran peccato che non abbia prevalso la linea forcaiola di Borrelli-Palazzi, quella che avrebbe voluto sbattere i campioni d'Italia in serie C per manifesta superiorità, ovvero i nove campioni del mondo delle ultime tre edizioni mundial più Ibra e il pallone d'oro Nedved a fare undici. Ci avesse chiuso bottega Guido Rossi sarebbe stato molto più dignitoso, quasi motivo d'orgoglio. Avremmo potuto denunciare il colpo di stato, far valere l'inconsistenza delle accuse e avremmo potuto indicare uno per uno i reali poteri forti del calcio, quelli che non sono entrati in calciopulitopoli malgrado il passaporto per accedervi fosse stranamente in regola, e anche quelli che ne sono usciti più o meno immacolati. Fosse stato un complotto esterno contro la Juventus, a Torino si sarebbero difesi invece di dire prego-accomodatevi-eccovi-gli-scudetti-eccovi-i-campioni-grazie-mille-se-ci-date-la-B-purché-con-forte-penalizzazione. Non fossero stati loro stessi a perseguire scientemente la liquidazione e la retrocessione e l'umiliazione, sarebbero stati i primi a rimboccarsi le maniche, magari avrebbero restituito un po' di quei quattrini sottratti dalla quotazione in Borsa e si sarebbero attrezzati per fare un mazzo così a tutti quanti, senza perdere un calciatore e senza rafforzare gli avversari diretti. Invece è successo il contrario. E tutti a credere alla favoletta che la penalizzazione comporta dolorosi e necessari ridimensionamenti, che guarda caso non ci sono stati né al Milan né alla Fiorentina e nemmeno alla Lazio. E nessuno a ricordare che la Juventus odierna non ha perso nemmeno un euro tra sponsor e diritti tv. Nemmeno uno, visto che il popolo juventino è sempre qui. L'unica grave perdita è la Champions League per due anni, ma sarebbe bastato difendersi ­ come ha fatto il Milan ­ per riottenerla. L'altra balla è che una società di calcio non possa fare nulla per trattenere un giocatore che vuole andare via. Ah, sì? A Della Valle sono bastati cinque minuti netti per far capire a Luca Toni chi paga e chi comanda.

Dimissioni pro tempore da juventino, dunque, per non rendersi complici del misfatto. Non un uomo, non un soldo, nessun alibi per i liquidatori della Juventus, pronto perfino ad accollarmi la pena accessoria di avere molti weekend liberi nei prossimi anni. E' fin troppo umiliante dover ricordare la sequela di scelte bizzarre, di comportamenti comici e di decisioni folli del nuovo corso torinese. L'unica spiegazione alternativa al trattamento sanitario obbligatorio, cioè al manicomio, è la precisa volontà di far cassa e di rendere i bilanci meno pesanti per un eventuale acquirente. Speriamo che arrivi davvero un nuovo proprietario e che arrivi presto. Faster, please.

 

Tratto il 31/8 da Inscj:

Grazie alla nuova dirigenza, larve al soldo degli Elkann, oggi, 31 Agosto 2006, è finito un mito ed è nata la seconda squadra di Torino, i cui obiettivi futuri saranno: salvarsi ogni anno. Una prece.

 

Calciomercato estate 2006:

Acquisti: Bojinov (prestito), Marchionni (param. zero), Zanetti C. (param. zero), Belardi (prestito) e Boumsong (4,2 mln.). Totale 4,2 milioni di euro

Cessioni

Ibrahimovic (Inter, 24,8 mln.), Emerson (Real Madrid, 16,0 mln.), Zambrotta (Barcellona, 14,0 mln.), Vieira (Inter, 9,5 mln.), Mutu (Fiorentina, 8,0 mln.), Cannavaro (Real Madrid, 7,0 mln.), Thuram (Barcellona 5,0 mln.), Blasi (Fiorentina, prestito), Olivera (Sampdoria, prestito), Kapo (Levante, prestito), Chiumiento (Young boys, prestito), Scarzanella (Crotone, prestito), Volpato (Arezzo, prestito), Luci (Pescara, prestito). Totale: 84,3 milioni di euro.

 

Articolo di fondo di G.C. Padovan uscito su Tuttosport di oggi, 1/9 (stralcio):

Il verdetto di secondo grado, ancor più scopertamente del precedente, era spaventoso non solo perché condannava la Juventus in maniera pesantissima, ma soprattutto perché non condannava nessun altro. Così come lo scudetto 2005-2006, sot­tratto con un colpo di mano che più di ogni altra operazione ha reso pa­lese il piano di accerchiamento bianconero, resterà una delle ingiustizie da tramandare alla storia e di cui chiedere riparazione ai posteri.

 

Un “pezzo” di Antonio La Rosa uscito su Inscj il 1/9:

Il 31 agosto 2006, alle ore 20,15, è stata pronunciata la parola "fine" alla storia della società calcistica denominata "Football Club Juventus Torino", nata il primo novembre 1897 in una panchina di un giardino torinese, per l’iniziativa di alcuni studenti del Liceo D’Azeglio.
Storia durata 109 anni, piena di grandi imprese, di grandissimi campioni che hanno indossato una maglia che fino a ieri era un mito del calcio mondiali, di grandissimi dirigenti che avevano creato un modulo societario all’avanguardia, efficiente, modello per tutti, al punto da essere definito "Stile Juventus", perchè la Juventus era appunto la Juventus, e le altre appunto le altre, quelle che dovevano misurarsi con i bianconeri, sul campo, sull’organizzazione societaria, sul blasone.
Storia di vittorie, ma anche di sconfitte assorbite con grande signorilità e con la consapevolezza che dalle sconfitte bisognava trarre lezioni per il futuro, per ritornare nuovamente vincenti; storia di imprese epiche, di grandi nomi, Orsi, Monti, Cesarini, Combi, Rosetta, Caligaris, Parola, Boniperti, Hansen, Charles, Sivori, Furino, Zoff, Morini, Scirea, Causio, Bettega, Capello, Tardelli, Cabrini, Platini, Baggio, Vialli, Zidane, Del Piero, Buffon, e dei tanti altri che non sto ulteriormente a dilungare.
Poi, un bel giorno, arrivarono i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, coloro che scendendo in terra a porre fine a questa leggenda del calcio che tanto aveva fatto soffrire le concorrenti, per qualche piatto di lenticchie cominciarono a smantellare e svendere ai nemici il grande patrimonio di quella società e di quella squadra che era il più fulgido esempio del calcio italiano, così fulgido da essere la squadra nella quale militavano o avevano militato ben 11 giocatori presenti nella finale dei mondiali di calcio in Germania.
Luca Cordero di Montezumolo, Giovanni Coniglio Gigli, John e Lapo Elkann: passeranno alla storia come i giustizieri della Grande Juventus, come i liquidatori di una leggenda, come i carnefici della passione sportiva di milioni di tifosi juventini.
Ed in questo momento, chissà perché, mi vengono in mente solo dei morti: il grande Edoardo Agnelli senior, l’uomo che lanciò il mito della grande Juventus, i 39 morti allo Stadio Heysel, Gaetano Scirea, Giovanni Agnelli, Vittorio Chiusano, Umberto Agnelli.
Molti tifosi juventini hanno pianto per la loro scomparsa, in quanto tutte persone che avevano amato fino all’inverosimile quella maglia, che per vedere quella maglia vincente in Europa, trovarono la loro tragedia, che quella maglia avevano difeso da tutto e da tutti.
Al contrario di questa banda che ha preso in mano le sorti della società, strisciando ai piedi di un commissario da repubblica di banane, dando mandato ad un grande avvocato di fare più l’accusatore che il difensore, svendendo ai sicari i propri talenti calcistici (quando un tempo quella società sciagurata strisciata di azzurro doveva venire in punta di piedi e a capo chino di fronte alla nostra dirigenza), fingendo anche una linea dura per prendere in giro una tifoseria intera, facendo diventare quella maglia mitica e quella società temuta e riverita, una società ridicola, da sbeffeggiare e denigrare nelle curve e nelle pagine dei quotidiani pseudosportivi.
Sono questi i signori che ci stanno uccidendo l’anima, che ci stanno togliendo la gioia di tifare per quei colori sociali, che ci stanno letteralmente svendendo per chissà quali "trenta sporchi denari".
Ed a proposito di trenta denari, consentitemi l’ennesima riflessione cattiva: ieri mattina, si è tenuto il Consiglio dei Ministri che ha posto le basi per la prossima finanziaria; ieri pomeriggio il C.d’A. della Juventus, e la decisione pare sia stata adottata dopo una telefonata di Petrucci (il filogovernativo presidente del CONI, uomo del biennio giubilare quale commissario federcalcio) alla IFIL; stamattina leggo di ministra melandra (rigorosamente in minuscolo), che pare abbia ringraziato la società bianconera del buonsenso avuto in questa vicenda.
Qualcosa mi fa supporre che a breve sapremo quale è stato il prezzo pagato dal governo alla IFIL per consentire la vendita del calcio italiano all’asse Inter - Milan - Roma, politicamente vicino al governo, anche per ragioni economiche (Tronchetti Provera, futuro socio di Murdoch, che finanzia il calcio; Mediaset che dà soldi al calcio e non ostilità politica al governo; gruppo bancario Capitalia, grande creditore delle romane, ma anche grande amico del capo del governo) e soprattutto per assassinare la Juventus.
Per quanto mi riguarda, da oggi è nata una nuova società, pavida, indegna dei colori sociali, capacissima di qualsiasi nefandezza, compresa quella di offendere una tifoseria, che ha trasformato quella maglia e quella leggenda come merce di scambio per ottenere chissà cosa in chissà quali altri campi.
Ed avrò difficoltà a tifare per quella squadra: o meglio quando scenderanno in campo i colori bianconeri ed i miei amati campioni, sono certo che il mio cuore avrà i soliti sussulti, chiunque sia la squadra avversaria, ma dovrò faticare tantissimo a cancellare dalla mia visione la banda di avvoltoi che oggi è alla guida della società.
Quello che hanno fatto questa estate, per quanto mi riguarda, non glielo perdonerò.
Mai.
Anche se in avvenire dovessero (in via molto ma molto ipotetica) riportare in auge i colori bianconeri, per me rimarranno quelli che tra il difendere l’immagine e la dignità di una squadra e di una tifoseria, ed il sottomettersi ai mediocri che hanno preso il controllo del calcio in Italia, hanno scelto la seconda strada.

P.S.: negli anni scorsi, curavo la presentazione della giornata calcistica, il commento e le pagelle delle partite della squadra, di campionato e coppa, e curavo anche il punto settimanale di commento alla giornata calcistica.
Quest’anno non me la sento di farlo, e fino a quando questi signori saranno alla guida della società bianconera, probabilmente non lo farò.
Ma su una cosa continuerò a scrivere, sul fatto che questi signori dovranno andare via e alla svelta.

 

E come da tradizione sabauda confideremo nella benevolenza del Napoleone III di turno…:

Il C.d.A. della Juventus oggi pomeriggio ha votato all’unanimità la proposta del presidente Cobolli Gigli di non presentare ricorso al Tar, e di rimettersi supinamente all’arbitrato del Coni, il quale, bontà sua, ridurrà di qualche punto la penalizzazione, lasciando la squadra in serie B, e, sopratutto, all’Inter lo scudetto relativo al campionato scorso, come indecentemente disposto con un atto d’imperio di nessuna fondatezza giuridica dal commissario della Figc ed ex parlamentare dei DS, avvocato Guido Rossi, tifoso e consigliere della società del presidente Moratti, un personaggio che gli italiani dovrebbero eleggere a simbolo di questo miserevole e miserabile paese, a guisa dei francesi che qualche anno fa elessero a simbolo della loro nazione la regale Catherine Deneuve.

La Juventus senza più tutele non poteva resistere alla forza di 45 milioni di contro-tifosi che la odiano d’un odio irriducibile e vorrebbero cancellarla dalla faccia della terra; né a quella di formidabili interessi, legati ai diritti televisivi, che le si sono coalizzati contro.

Gli è che viviamo in un paese diverso dagli altri. Nel quale diciotto secoli di servaggio allo straniero e venti di bavaglio religioso hanno prodotto una arretratezza culturale e civica che ci hanno resi dei furfanti atti a vivere di scaltrezze e di espedienti, buoni solo a rubare o a rammaricarci di non poterlo fare. Siamo il popolo più cinico ed ipocrita che esista al mondo e per questo che tutti ci giudicano infidi e miserevoli. Siamo vili e servili, incapaci di soffrire, e buoni solo a lamentarci. Dalla caduta dell’Impero Romano non abbiamo più vinto una guerra, e dall’Unità d’Italia in poi non ne abbiamo finita una con chi l’avevamo cominciata. Sconosciamo il significato di parole quali Patria, onore, dignità, coerenza, coraggio. Non sappiamo cosa siano né la magnificenza del prevalere e la dignità del soccombere. Da noi chi vince viene sempre odiato e chi perde dileggiato. Non siamo capaci di riconoscere ai vincitori il merito che gli spetta, onore e valore sono espressioni che non appartengono al nostro vocabolario.

Non così è all’estero, dove le supremazie vengono apertamente osteggiate e apertamente riconosciute. Si guardi, restando al calcio, in Germania, dove il Bayern di Monaco ogni anno può comprare e ogni anno compra i giocatori che vuole; si guardi in Francia dove il Lione sono 5 o 6 anni di fila che vince il campionato; si guardi in Spagna dove il predominio di Real Madrid e Barcellona, società plutocratiche, solo sporadicamente, e da terzi sempre diversi, viene interrotto. Si guardi l’Inghilterra dove solo da poco il Chelsea del magnate russo Abramovic ha acquisito i mezzi e la forza per contendere al Manchester Utd. un predominio che durava da quindici anni.

Non così da noi, non così in quest’Italia malefica e maledicente fatta di cortigiani usi a mostrarsi forti coi deboli e deboli coi forti, e di giornalisti perennemente affetti di cupidigia servile. Da buoni cattolici, noi italiani vediamo nell’eccesso di forza e nell’ostentazione della ricchezza (che non si tratti però dei criminali sprechi di quel “galantuomo” del signor Moratti) qualcosa di demoniaco, di sporco, di socialmente pericoloso.

Hanno atteso a lungo, hanno atteso pazientemente, ma ce l’hanno fatta. Quando anche il secondo e ultimo dei maggiori Agnelli è stato calato nella tomba, si sono liberati scatenandosi, prendendo immediato profitto dal fatto che la proprietà è passata nelle rosee mani dei giovani slombati e senza interesse, deboli di carattere e nel cognome.

Han messo su un processo farsa che, chiaramente finalizzato alla esclusiva distruzione dell’istituzione Juventus, a ciò ha infallibilmente portato; un processo tutt’interno alla Federcalcio vistosamente privo di regole, con delle modalità di esecuzione inedite e pericolose, che se arrivasse sul tavolo di qualsivoglia giudice verrebbe smantellato in un meno d’un minuto, e che se mettesse anche solo il naso al di là delle Alpi farebbe sganasciare dalle risate l’intera Europa.

E siccome questo, l’avvocato Guido Rossi e il sor Petrucci, che fessi non sono, lo sanno bene, han minacciato i pavidi dirigenti bianconeri e, tramite loro, dei proprietari che nella maggior parte dei casi non aspettava altro, di contromisure che avrebbero durevolmente reso la vita impossibile alla squadra. Che quindi per cortesia abbozzassero: l’avvenuto smantellamento della squadra e la sostituzione di Giraudo e di Moggi con degli amministratori senza protervia e senza nerbo, fino a quando la Juventus resterà una squadretta di media entità e di modeste ambizioni, gli basterà.

Ai signori John Elkann e Montezemolo non gli è parso vero. Non solo a nessuno gli verrà mai in mente di chiedergli di porre mano al carnet d’assegni, col ridimensionamento e la vendita di Ibrahimovic e degli altri han potuto fare impudica e cospicua cassa, vendendo tutto quanto era vendibile. Non fatevi infinocchiare da quel che dicono in televisione e fanno scrivere sui giornali: i signori Del Piero, Trezeguet, Camoranesi e Zebina sono rimasti per il solo fatto che non hanno mercato; l’unico che ne ha, il portiere Buffon, è stato fatto restare perché lo ha chiesto pubblicamente, ma sono intesi che se ne andrà l’anno prossimo.

Tutto ciò sotto l’egida protettiva del governo Prodi e del suo ministro per lo sport, la veltroniana signora Melandri. Di quello stesso Prodi e di quella Melandri (dieci anni fa sottosegretaria del cinematografaro romanista Veltroni) che nel 1996, siccome il bancarottiere Cragnotti doveva quotare la sua indebitatissima Lazio in Borsa al fine di spillar quattrini ai babbei, decretò che le società di calcio si trasformassero in società “con fini di lucro”, concedendo anche, così come richiestogli dalla Roma di Sensi che col Mediocredito Centrale del banchiere tifoso Carraro aveva debiti ingenti e doveva in parte rientrare, la vendita soggettiva dei diritti televisivi.

Ma successe che anche in queste attività che definiremmo finanziarie -commerciali Giraudo e Moggi si sono rivelati imbattibili, riuscendo, loro soltanto fra tutti, a vincere e con gli antichi e con i nuovi sistemi, e, sopra tutto, senza mai andare a chiedere soldi agli azionisti.

Fino a quando, appunto, non son caduti nel tranello delle Inter-cettazioni, e lo stesso John Elkann anziché difenderli non ne ha platealmente gettato ai cani i corpi e le teste ai piedi dell’onnipotente avvocato Rossi, tifoso interista.

Ieri dunque il C.d.A. della Juventus ha deliberato di non adire la giustizia ordinaria e le corti di giustizia europee; nella buona sostanza hanno patteggiato, riconoscendo la asserita e non dimostrata colpevolezza di Moggi e di Giraudo, invisi per arroganza e eccessiva consuetudine alla vittoria.

Il presidente Cobolli Gigli e i consiglieri della Juventus si sono acquietati a subire lo smantellamento e la distruzione di quella che è la società di calcio che più ha vinto in Italia e che per un secolo è stata la squadra leader.

Noi che traemmo godimento dalle imprese degli Hansen e dei Boniperti, di Charles, di Sivori e di Platini, di Scirea, di Bettega, di Furino e di Tardelli, di Davids e di Montero, di Buffon, di Zidane e di Ibrahimovic, che diletto potremo trarre da questa accozzaglia di anziani imbolsiti e di ragazzini imberbi che tra una diecina di giorni inizieranno il campionato di serie B?! Meglio chiuderci in un doloroso silenzio, meglio disinteressarci del calcio. Ci sentiamo come quei newyorkesi che la mattina del 15 aprile 1912 appresero, stando sul molo del porto di New York ove era atteso che quella superba e fantastica nave arrivasse, che il Titanic era affondato.

 

Quali sarebbero state le probabili conseguenze del probabile o possibile accoglimentodel ricorso Juve al TAR :

1) insurrezione popolare degli antijuventini;
2) delegittimazione di tutto il sistema mass media;
3) dimissioni di G. Rossi;
4) dimissioni di G. Petrucci;
5) gravissimo imbarazzo del Governo che su quegli uomini aveva puntato, esponendosi anche con ministri (Meandri, Di Pietro) e con sottosegretari per difendere le decisioni della giustizia sportiva;
6) dimissioni o sostituzione di tutti i componenti della Corte Federale e della Caf;
7) Figc al ‘grounge zero’, con probabile richiesta risarcitoria della Juve per milioni di euro (che né la stessa Figc e nemmeno il Coni) avrebbe potuto soddisfare);
8) campionati bloccati o che slittano a tempo indeterminato;
9) Uefa che avrebbe sanzionato l'Italia, con conseguente esclusione delle squadre di club dalle competizioni europee e della nazionale (campione del mondo) dalle qualificazioni agli europei.
In una parola: un terremoto epocale, che avrebbe veramente permesso di ripulire tutto quel che di marcio c'è nel calcio (che invece è rimasto lì, tal quale a prima); uno scossone all'establishment che avrebbe toccato, inevitabilmente, anche il Governo e la parte finanziaria del Paese che ad essa è più legata.

A quelle già elencate possono sommarsi, in quanto non sono alternative tra di loro, anche il "regolamento di conti" tra i vari proprietari (Andrea Agnelli e L’Elkann spalleggiato da Montezemolo) e quello – per me di primaria importanza – che il ricorso, se anche non avesse avuto fortuna, avrebbe di fatto se non di diritto coinciso con la difesa di Moggi e di Giraudo, cosa per la ragioni già dette non gradita a nessuno. Non è neanche da escludere che la scossa tellurica che ne sarebbe conseguita avrebbe toccato anche Montezemolo che con le sue innumerevoli cariche nel sistema ricopre un ruolo importante e che molto si è speso per la soluzione “minimalista” che è stata portata avanti. E certamente Montezemolo da quel livoroso antijuventino e livido uomo d’affari qual è ha subito e pienamente condiviso.

 

Ancora Antonio La Rosa in data 2/9 circa il mancato ricorso al TAR del Lazio:

Anche stavolta il mio intervento sulla rinuncia della dirigenza al ricorso al TAR, ha suscitato delle vivaci critiche […]

Per quanto riguarda questa critica, ribadisco ancora una volta che la rinuncia al ricorso al TAR è stata la scelta più scellerata ed autolesionista fatta da una dirigenza che se in buona fede va qualificata almeno come “sprovveduta”, mentre se in malafede va definita, sic et sempliciter, “disonesta”, sopra tutto verso di noi tifosi!
E ne spiego il perché.
Parto intanto dalla fine, ossia dal "dopo" rinuncia.
Come avrete letto, i media si sono scatenati nell’insinuare accordi sottobanco, e lo stanno facendo appunto per evitare che gli sconti ai bianconeri arrivino sul serio, cominciando ad aizzare certe piazze, tipo Napoli, sul discorso che una ulteriore riduzione di penalizzazione danneggerebbe i partenopei nella corsa alla serie A, come se fosse certo che i napoletani a fine stagione saranno certamente promossi.
E puntualmente sono arrivate le dichiarazioni di Petrucci e Caligola Rossi, i quali entrambi hanno escluso accordi sottobanco, confermando anzi, il commissario delle banane, la linea intransigente della federcalcio. Come dire: la punizione è questa e questa sconterete.
In sostanza la Juventus, dalla rinuncia al ricorso al TAR non otterrà nulla, ed anzi vi faccio notare che essendo previsto il possibile arbitrato solo a fine ottobre, a quella data avremo già scontato le tre giornate di squalifica del campo! Quindi una parte della condanna sarà stata già scontata; con riferimento alla penalizzazione è indubbio che, a campionato in corso, tutte le concorrenti per la promozione si ribelleranno, e dunque si rimarrà a - 17; resta solo la sanzione pecuniaria, come dire, nella migliore ipotesi ci offriranno un caffè al bar ...
Mi chiedo e vi chiedo: è intelligente e dotata di amor proprio una dirigenza che baratta una propria azione legale per non ricevere nulla di certo, e forse il nulla completo?
Io ritengo di no, se poi per qualcuno di voi è stata una mossa astuta, gradirei riceverne ampie spiegazioni. Si dice che il ricorso sarebbe stato rigettato, e che De Lise (presidente del TAR Lazio) ha tirato un sospiro di sollievo dalla rinuncia al ricorso, essendo in grave difficoltà a pronunciarsi, per le pressioni certamente ricevute.
Rifletteteci bene su questa situazione, e vi renderete conto che l’unica ragione per cui c’erano pressioni sia alla dirigenza bianconera, sia al presidente del TAR, non poteva che essere quella che il ricorso era fondato nel merito e dunque da accogliersi, cosa che avrebbe creato il caos totale nel mondo del calcio italiano.
Se Caligola Rossi fosse stato certo delle sue buone ragioni, non si sarebbe preoccupato granché dell’azione giudiziale juventina, per il semplice fatto che avrebbe avuto la quasi certezza del rigetto del ricorso juventino. Infatti, quando lo scorso anno a ricorrete fu il Genoa (che, ricordo, ricorreva per fare annullare la sua sanzione, e in quel modo metteva in discussione serie A e serie B, già in corso, insomma con gli stessi possibili effetti deleteri di quello juventino di quest’anno), la Federcalcio non si scompose più di tanto, consapevole che, per le specifiche ragioni di quel ricorso, lo stesso era inammissibile.
Quest’anno si sono mossi Blatter, Caligola Rossi, Petrucci, ministra melandra, lo stesso Romano Prodi (in una manifestazione politica ebbe a dire che la giustizia sportiva non deve uscire dall’alveo sportivo), politici più o meno noti, commentatori e opinionisti più o meno autorevoli, tutti accomunati nell’appello alla dirigenza bianconera a rinunciare al ricorso, e qualcuno di essi con qualche minaccia oscura e ai limiti del mafioso. Perché tutto ciò, di fronte ad una azione giudiziale velleitaria e infondata?
La risposta indiretta viene appunto da quanto detto da De Lise, liberato da questa rogna, che ha detto di avere tirato un sospiro di sollievo.
Bene: l’unica ragione per cui può avere tirato un sospiro di sollievo non può che essere quella che avrebbe avuto grossissime difficoltà il TAR Lazio a rigettare il ricorso bianconero, nonostante le potenti e asfissianti "pressioni" che probabilmente aveva ricevuto.
Sul punto debbo entrare nell’aspetto prettamente tecnico - giuridico, precisando che comunque non sono esperto in materia amministrativa (odiata fin dai tempi universitari, forse a causa del manuale scritto dal padre del famigerato prof. Piero Sandulli), ma che qualche amico amministrativista ce l’ho pure io.
Se il ricorso della Juve fosse stato rigettato, si sarebbe creato un pericolosissimo precedente in materia di procedimento amministrativo, ossia il consentire ad una qualsiasi Pubblica Amministrazione, di poter a proprio piacimento modificare il procedimento di formazione di un atto amministrativo, soprattutto di tipo sanzionatorio, in danno del soggetto passivo, senza che al soggetto passivo si potesse garantire la piena partecipazione e difesa delle proprie ragioni in sede di procedimento.
Per uscire dal "tecnico", e parlare più semplicemente, i vizi erano stati troppi e troppo grossolani per passare sotto silenzio: la riduzione dei gradi di giudizio da tre a due, con esautoramento della Commissione Disciplinare, competente in primo grado; attribuzione di competenza di primo grado alla CAF (Commissione di Appello Federale, ossia come dice la parola stessa, Giudice d’Appello); nomina dei giudici della CAF illegittima in quanto compiuta da un Commissario che, per ragioni normative, può compiere solo atti di ordinaria amministrazione, mentre la nomina di giudici è atto
di straordinaria amministrazione; contingentamento dei tempi del processo, con evidente violazione del diritto di difesa (concessi solo tre giorni per esaminare settemila pagine di atti!); illogicità e contraddittorietà delle motivazioni contenute nel provvedimento finale (se illeciti non ne sono stati compiuti, sanzioni non ne vanno applicate).
Ho indicato solo alcune tra le più clamorose violazioni di legge compiute in sede di processo sportivo, ve ne sarebbero molte altre, non meno rilevanti sotto il profilo giuridico, ma meno interessanti, con riferimento al discorso prettamente calcistico.
Quindi era molto probabile l’ottenimento della sospensiva dei campionati, in attesa della pronuncia di merito.
Se non fosse stata ottenuta, c’era un iter amministrativo da seguire, fino in fondo, e nella peggiore ipotesi, la situazione della Juventus non sarebbe cambiata, né sarebbe peggiorata, serie B a - 17 era e tale sarebbe rimasta, due scudetti cancellati e cancellati sarebbero rimasti: ma almeno tutti
avremmo preso atto di una battaglia portata fino in fondo, a difesa dell’immagine e della dignità di società, giocatori e tifoseria.
Ci poteva anche essere una soluzione diciamo "intelligente" anche in caso di sospensiva accolta.
Immaginate un po’: la Juventus, con gesto di grande buonsenso, ma con un provvedimento giudiziale favorevole in mano da usare, consentiva ugualmente l’inizio dei campionati, accettando la serie B e dichiarandosi disposta a trattare esclusivamente sulla restituzione dello scudetto 2005 - 06 e sulla
penalità comminata, oltre che sulle giornate di squalifica di campo.
A quel punto sì che poteva avviarsi una trattativa seria, partendosi proprio dal riconoscimento che il gesto societario di accettare comunque la B era un segnale di distensione verso tutto il mondo del calcio, i campionati sarebbero partiti regolarmente, tutto era salvo, rimanevano sul piatto solo
altre questioni che di per se stesse non avrebbero bloccato il corso della stagione, ma avrebbero messo la società bianconera in posizione di forza per trattare.
Per comprenderci: o mi restituisci lo scudetto, togliendolo dalla maglia degli usurpatori, e mi togli i punti di penalità, oppure vado fino in fondo al giudizio amministrativo, con grandi possibilità di successo e dunque grandi possibilità di dare una bastonata potente alla Federcalcio.
Una dirigenza con gli attributi, avrebbe operato certamente così, perché solo rimanendo su posizioni di forza si può trattare.
Invece, i quattro cavalieri dell’Apocalisse, a semplice telefonata di Petrucci all’IFIL (e perché non alla Juventus, in corso Galileo Ferraris?), hanno ceduto armi e bagagli agli interlocutori. Adesso si è nuovamente aperto il fuoco di sbarramento per evitare che Federcalcio e CONI possano cedere qualcosa alla società, dunque tutto rimarrà invariato.
Anzi no, una novità c’è: adesso, rinunciando a difendere la dignità della Juventus, gli antijuventini potranno dire liberamente (anzi lo stanno già dicendo), che in questo modo si è riconosciuto che in questi anni si è vinto solo rubando, che neppure il cambio di dirigenza potrà ripulire la Juventus
dal disonore di avere vinto barando, e cose del genere.
Ecco a cosa sono pervenuti i nostri baldi dirigenti.
E qualcuno di loro dice che l’hanno fatto per noi!
Caro Tardelli, a noi tifosi juventini ci pensiamo noi, tu pensa a fare bene il dirigente, cosa che finora hai mostrato di non saper fare, partecipando anche tu alla svendita e allo sputtanamento della nostra immagine.

 

Antonio Girando “tra il 7° scudetto in arrivo e il rischio Champions si programma il dopo, pensando al sorpasso di Real e Chelsea…). I piani per il futuro dell’amministratore delegato: "Noi, primo club al mondo". Intervista di Maurizio Crosetti:

(Secondo il mio personale parere è stato proprio il piano industriale presentato dall’ A.D. al consiglio di amministrazione e da questo mai discusso a mettere in allarme a causa che per la sua manifesta ambizione sia il sistema calcio che la proprietà, restia a sostenere i costi (propri ed impropri) del progetto.

Giraudo parla, e intanto scrive. E mentre scrive disegna. Traccia mappe, sviluppa diagrammi, incrocia segni e parole su un grande bloc-notes quadrettato. Più che altro cerchia e sottolinea. Il futuro, forse.
Dottor Giraudo, lei resterà davvero alla Juventus?
"È il mio sogno. Vogliamo farla diventare il più importante club del mondo, secondo un preciso modello industriale e sportivo che non ha eguali nel calcio. Solo in Formula uno esiste qualcosa di simile, alla Ferrari".
Il suo contratto scadrà il 30 ottobre: a parole, la famiglia Agnelli l'ha già confermata. Però i matrimoni si fanno in due.
"Vorrei chiarire una cosa importante. In questi mesi si è scritto, letto e detto di tutto, per esempio che vorrei fare dei mestieri diversi. È chiaro che quando esistono scadenze contrattuali, dall'esterno c'è sempre chi può offrire grandi opportunità, è una legge di mercato. Ma il mio sogno è restare ancora molti anni alla Juventus, sulla base dei ragionamenti iniziati dodici anni fa con l'avvocato Agnelli e col dottor Umberto".
Cosa prevedevano quei ragionamenti?
"Che la Juventus diventasse la prima società-azienda del mondo. Cominciammo a parlarne durante le vacanze di Natale del 1993. Dall'Avvocato e dal dottor Umberto traspariva sempre una grande passione per il calcio e per la Juventus, di cui erano tifosissimi".
Ritiene che i vari passaggi siano stati compiuti?
"Due su tre. Ora manca l'ultimo, il più importante, su cui vorrei continuare a lavorare".
Parliamo dei primi due.
"All'inizio cominciammo con l'intervento su costi e conti, di pari passo con l'obiettivo sportivo. Poi ci siamo mossi per consolidare la società Juventus, attraverso operazioni che ci hanno portato alla quotazione in Borsa e allo stadio di proprietà, oltre alla realizzazione di un centro sportivo d'avanguardia che inaugureremo presto. I lavori per lo stadio-gioiello cominceranno alla fine del campionato. Queste sono iniziative che resteranno, in grado di produrre anche ricavi diversi da quelli tipici delle squadre di calcio".
Arriviamo alla terza fase: quella, pare di capire, dalla quale dipende anche la sua permanenza alla Juventus.
"Bisogna prepararla velocemente. Io lo chiamo il "modello Ferrari", perché è quello cui ci ispiriamo. Ovvero una grande industria che produce utili per una parte sportiva di assoluta eccellenza. La stessa cosa dovrebbe accadere alla Juventus. Era, lo ripeto, il pensiero di Giovanni e Umberto Agnelli".
La Juventus, oggi, rispetto a quel modello cos'è?
"Esiste solo la seconda parte, quella sportiva. Manca la prima, industriale. Cioè la componente che porterebbe ricavi aggiuntivi attraverso investimenti mirati".
Se abbiamo capito bene, una Juventus che agisce e produce anche fuori dal calcio?
"Una Juventus che possa operare in settori come l'intrattenimento, oppure l'alberghiero mediante l'acquisto di una catena di hotel. O magari nel campo immobiliare, o in quello dei media attraverso un gruppo editoriale. Qualcosa di simile al gruppo "L'Espresso", visto che ne sto parlando con "la Repubblica". Perché no?".
Cosa chiede l'amministratore delegato agli azionisti?
"Chiedo di investire risorse importanti per creare una società più forte, strutturalmente solida a livello patrimoniale ed economico".
Dopo l'ultimo Consiglio d'amministrazione, il dottor Gabetti che è presidente dell'Ifil, cioè la finanziaria della famiglia Agnelli che controlla la Juventus, ha annunciato che il piano industriale sarà ambizioso ma non faraonico. Non le pare già una risposta parzialmente negativa alle sue richieste?
"Penso che la portata del piano e degli investimenti sia conseguente al risultato che si vuole ottenere. Non chiediamo soldi per coprire perdite o per acquistare qualche altro giocatore, ma per creare un modello formidabile che nel calcio non esiste, e che ci permetterebbe di colmare il gap attuale tra una società come la nostra e altre grandi realtà europee, come ad esempio il Chelsea e il Real Madrid".
Quali le ricadute dal punto di vista sportivo?
"Vogliamo creare risorse permanenti che permettano alla Juventus non solo di finanziarsi al suo interno nel tempo, grazie al formidabile marchio commerciale che rappresenta, ma di avere una squadra sempre più forte e di livello mondiale".
Ritiene che questo sarebbe sufficiente per essere i più competitivi al mondo, e com'è ovvio in Italia?
"No, penso che non basterebbe. Perché quando si è risolto il problema patrimoniale ed economico, occorre acquisire più peso politico a livello di media. Per la Juventus, oggi non è così. Alcuni tra i nostri avversari dispongono di emittenti televisive e gruppi editoriali, e questo conta molto".
Crede che i proprietari di questi gruppi editoriali diano indicazioni precise ai loro dipendenti per favorire le loro squadre?
"Non penso che si arrivi a tanto. Ma non escludo che alcuni servi sciocchi si spingano oltre, più realisti del re. Può succedere, anzi succede".
Dottor Giraudo, e se fossero altri dirigenti a concludere il suo progetto, o comunque a godere i frutti del lavoro già svolto?
"L'interesse della Juventus e dei suoi tifosi viene prima di tutto. Certo, il nostro sogno non può che essere quello di vedere realizzate le cose che abbiamo progettato, e gestirle in prima persona. Mi spiacerebbe molto non proseguire la terza fase del programma".
Crede che i giovani della famiglia Agnelli abbiano la stessa passione dell'Avvocato e del dottor Umberto? Convinceranno la famiglia a investire nuove risorse nella Juventus?
"Me lo auguro, anzi ne sono sicuro. Spero che ci sia in loro lo stesso amore. La presenza fisica dell'ingegner John Elkann e di Andrea Agnelli all'ultimo Consiglio di amministrazione è stata significativa, così come quella del dottor Gabetti. Allo stesso modo è da interpretare la cooptazione in Consiglio del dottor Sant'Albano, nuovo amministratore delegato Ifil: un segnale importante".
Ma il tifo dei giovani Agnelli?
"Tifo e passione saranno da verificare nel tempo, però sono la premessa per tutto il resto".
Quando e come preparete questo famoso progetto industriale?
"Dovremo vederci a scadenza almeno settimanale. Sottolineo che si tratta di un piano da far nascere insieme, Ifil e management bianconero, condiviso dalla famiglia Agnelli, per identificare le tipologie di investimenti da condividere".
La proprietà della Juventus non mette in dubbio che lei, Moggi e Bettega possiate restare al comando. Ottimismo eccessivo?
"La fiducia fa molto piacere. Voglio esprimere gratitudine per le tante opportunità che mi sono state offerte in questi anni, il resto lo vedremo".
Davvero Silvio Berlusconi le ha offerto un incarico importante?
"Con il dottor Berlusconi ho da sempre ottimi rapporti, e lui non ha mai mancato di mostrare apprezzamenti verso il nostro lavoro. Fu estremamente sportivo quando ci prestò Abbiati. Anche se lui ha sempre pensato che avrei continuato a lavorare per la Juventus, ha voluto incontrarmi e dirmi, in sostanza: "La stimo, sono sicuro che resterà a Torino ma qualora cambiassero le condizioni, sappia che noi possiamo far nascere insieme delle opportunità"".
E lei cos'ha risposto?
"Beh, in questi casi si ringrazia e si vede quel che succede".
Esiste la concreta possibilità che lei si occupi dei nuovi stadi per l'Europeo 2012?
"Il mio sogno è continuare a lavorare a tempo pieno per la Juventus".
Lo stadio rifatto porterà finalmente i torinesi alla partita?
"Senz'altro sì. Non mi sento di incolpare i tifosi per le gradinate semivuote: oltre metà del pubblico arriva da fuori, per lo più dalla Lombardia, e la Torino-Milano è impraticabile; le nuove norme per la sicurezza hanno creato restrizioni che possono scoraggiare; molte gare della Juve si disputano in notturna, ed è un sacrificio se la mattina dopo si va a lavorare. Inoltre, le statistiche dimostrano che gli italiani spendono il 5,5% in meno per spettacoli e divertimenti. Noi abbiamo cercato di premiare gli abbonati: mi spiace che si sia tanto parlato delle curve a 50 euro contro Inter e Milan, e pochissimo degli abbonamenti a un euro per le donne e i bambini".
C'è il rischio che la Juve perda Capello?
"Non esiste. Il progetto è che rimanga con noi fino al 2009".
Campionato quasi vinto, Coppa quasi persa.
"Al tempo. A Londra abbiamo creato i presupposti per una grande impresa a Torino. Voglio elogiare questo gruppo, probabilmente il migliore dei nostri dodici anni: grandi campioni e ragazzi di carattere. Hanno fatto non bene ma benissimo, sono in testa da settanta partite, questo spiega chi è il più forte".
La Coppa, invece, continua a essere una sofferenza: perché?
"Si tratta di un torneo dove i rischi sono maggiori. L'anno scorso ha vinto il Liverpool, quest'anno va forte l'Arsenal che in campionato ha 28 punti in meno del Chelsea già eliminato".
A quanto ammontano i mancati ricavi per chi esce nei quarti?
"Se vinci la Coppa, incassi circa 15 milioni di euro che diventano 10 per il secondo posto. La semifinale vale circa 5 milioni di euro".
Nel prossimo mercato venderete qualche pezzo pregiato?
"Non esistono esigenze di bilancio in tal senso. Ogni scelta servirà solo a rafforzare la Juventus. La proprietà ci ha dato indicazione di muoverci come se il progetto industriale esistesse già, ed è pronto un primo intervento finanziario. Le mosse iniziali sono state gli ingaggi di Marchionni e Cristiano Zanetti".
Dunque lavorate come se foste sicuri di rimanere.
"Per altri dodici anni, come ha detto il dottor Gabetti. La Triade e Capello per la Juve più forte del mondo. Speriamo".
Cosa chiedete al nuovo governo?
"La priorità sono gli stadi, oggi totalmente inadeguati. Servono mutui agevolati per le ristrutturazioni, non necessariamente private, com'è accaduto in Inghilterra, in Portagallo per gli Europei 2004 e in Germania per i mondiali 2006. L'Europeo 2012 è l'occasione giusta per creare tanti posti di lavoro, una grande opera di economia diretta e indiretta".
Uno juventino di ieri, Michel Platini, se l'è presa con il G 14 di cui fate parte sulla questione degli indennizzi per i nazionali. Ha qualcosa da rispondere?
"Intanto, oggi la convocazione in nazionale conviene solo al giocatore e non al club. In caso di infortuni, le assicurazioni non coprono il pagamento degli stipendi, tuttavia non bisogna fare muro contro muro, non bisogna essere troppo rigidi. Da parte dei club serve forse più intelligenza, ma all'amico Michel suggerisco di essere meno demagogico e meno populista".

 

Articolo di Christian Rocca uscito su Tuttosport del 4/9/06:

Ricapitoliamo: la Juventus è stata retrocessa in Serie B, defraudata di 2 scudetti (uno dei quali non oggetto di indagini), penalizzata di 17 punti, defraudata di 8 campioni, privata di 130 milioni di euro, cacciata per 2 anni dalla Champions, più varie pene accessorie. Questo cataclisma, che qualcuno ha il coraggio di definire “colpo di spugna”, è capitato malgrado il giudice che ha firmato la condanna avesse definito “regolare” il campionato inquisito e “di per sé” non configuranti l’illecito sportivo i comportamenti di Moggi e Giraudo. La Corte federale ha assolto arbitri, guardalinee, squadre, dirigenti e complici del cosiddetto “sistema” Juve che le stesse sentenze hanno precisato non essere mai esistito.
Ce n’era abbastanza per scomodare la Corte dei diritti dell’uomo, altro che il Tar del Lazio. Senonché la Juventus ha prima chinato la testa, quasi invocando la ghigliottina, e soltanto in un secondo momento, su impulso di John Elkann, tentato una riscossa durata poco più di dieci giorni, sufficienti perlomeno a ottenere un probabile sconto di pena (che scommetto non sarà di -5) e la conferma di Buffon, Trezeguet e Camoranesi. Il ricorso al Tar era lo strumento per riprendersi ciò che era stato ingiustamente tolto, la chiave per restituire l’onore alla più formidabile squadra di calcio degli ultimi 15 anni. Eppure a Torino si è deciso di lasciar perdere. Pressioni esterne e interne alla holding che guida la Juventus – ma che ha forti interessi in altri settori – hanno convinto (non tutti) i dirigenti bianconeri a non creare ulteriori problemi potenzialmente più dannosi per l’intero gruppo torinese.
Queste cose vanno ricordate, se davvero si vuole chiudere questa triste storia. Così come va spiegato che è molto probabile che la Juventus fosse favorevole fin dall’inizio alle scelte di Guido Rossi. Pensateci: la Juve non ha soltanto mostrato il petto di fronte al plotone di esecuzione, ma è stata l’unica società – assieme ai profittatori di scudetti altrui – ad aver sposato il progetto di rinnovamento e di riscrittura delle regole auspicato da Rossi. Non appaia un paradosso, ma è altrettanto probabile che la Juventus sia stata maltrattata dai giudici di secondo grado – quelli nominati dalla Federcalcio di Carraro – non in quanto società corruttrice, ma in quanto neo-alleata del Commissario straordinario e del suo fallito tentativo di moralizzare il calcio e di fare piazza pulita del vecchio regime.
Ma questo è il passato. Il punto ora è che cosa fare. Sul campo, la Juventus non avrà problemi, anche a meno 17: è eccezionale per la B, anzi è pronta già a un quarto o quinto posto in A. Paolo Bertinetti e Tuttosport auspicano l’azionariato popolare sul modello Real e Barcellona, un’ipotesi suggestiva ma non so quanto praticabile. So, però, che John e Lapo Elkann sono tifosi veri della Juventus. Li conosco e lo posso certificare. Ma ora devono farsi vedere e sentire. Le ovattate smentite alle voci sulla vendita non sono più sufficienti. Se non vogliono perdere il principale asset della squadra, cioè i suoi tifosi, John e Lapo dovranno convincerli che la Juve resterà una società economicamente solida e calcisticamente competente. L’incubo non è la B, ma essere guidati da gente a la page come gli indossatori di scudetti altrui. Non è mai cortese dare consigli, specie quando non sono richiesti, ma se fossi al posto di John Elkann entrerei nel cda, darei il benservito a Cobolli Gigli, assumerei Marcello Lippi come manager all’inglese, lascerei un triangolino bianco sul lato sinistro della maglietta e giocherei sempre con la splendida divisa nera vista l’altra sera al Trofeo Tim. In segno di lutto. Non perché la Juve si trova in B, ma perché inspiegabilmente quest’anno qualcuno ha deciso di sopprimere la serie A.

 

“Cambiare tutto perché nulla cambi…”. Il punto sulla situazione.

Non ritorno oltre sulle vicende estive del processo e della condotta complessiva societaria, ne ho parlato diffusamente, anche se ritengo utile ribadire, per l’ennesima volta, che i nostri baldi dirigenti hanno sprecato una formidabile linea difensiva, quella dell’avere cambiato (unici e soli), i vertici societari.
In una situazione nella quale tutti parlavano di pulizia, di rinnovamento, di nuove regole, di trasparenza e così via, l’esautoramento di Moggi e Giraudo, al cospetto di un Galliani squalificato che continua a fare mercato, di un Della Valle squalificato che continua ad amministrare la sua società, di un Oriali definitivamente iscritto nel casellario giudiziario come patteggiatore di pena per falso, e ancora al suo posto per spiegare a tutti cosa è il calcio pulito, di una Rosella Sensi figlia di chi presentò fideiussioni false per iscriversi al campionato senza avere soldi e titoli, il presentarsi con l’immagine di società nuova e orientata a cambiare totalmente metodi, poteva essere una difesa fortissima, una sfida.
"Noi abbiamo cambiato tutto, e gli altri?"
"Condannare noi significa condannare la volontà di cambiare".
Potevano essere due temi fortissimi di difesa, invece non utilizzati.
Ma andiamo ad altre situazioni, dato che, come qualcuno mi ha scritto, non è possibile che questa dirigenza nuova abbia sbagliato tutto, ma proprio tutto, finora.
Bene: ho cercato di fare mente locale a qualche iniziativa, a qualche comportamento, a qualche scelta da potersi ritenere quantomeno "non negativa": non sono riuscito a trovarne una.
Parliamo di cura dell’immagine societaria, di gestione squisitamente tecnica e di mercato.
Il primo a fare "per viltà il gran rifiuto" è stato Franco Baldini, interpellato come possibile D.G dei bianconeri; successivamente l’altro gran rifiuto è stato compiuto da Fabio Capello, non interessato a sposare il nuovo progetto e ripartire dalla B.
Una società che è dotata di amor proprio e di grande dignità, non dovrebbe poi avere nell’immediato rapporti diretti con chi ha loro sbattuto la porta in faccia o è fuggito mentre la nave andava a fondo: invece, per tutta risposta si è consentito a Capello e Baldini di venire a fare shopping a prezzi di vendita promozionale, dando loro Cannavaro ed Emerson.
Lo stesso dicasi per le cessioni all’Inter di Vieira (a metà prezzo!) e di Ibrahimovic.
L’Inter ha puntato totalmente la sua propaganda nell’antijuventinismo più becero ed ottuso, onde sfogare decenni di umiliazioni e di sconfitte; è la società che in fondo sta dietro a tutta la montatura di calciopoli; è quella che ne ha beneficiato con uno scudetto vergognoso, doveva quindi essere la società con la quale nessuna trattativa di mercato doveva intavolarsi.
Invece è stato fatto l’esatto contrario.
Andiamo all’aspetto più tecnico.
Si era detto che il progetto di base era quello di rinnovare l’organico, di puntare al vivaio e ai giovani promettenti, per costruire un progetto a più ampio respiro e a medio termine.
La cosa poteva essere pure condivisibile, diciamo un ispirarsi alla linea dell’Ajax Amsterdam, che poi a ben vedere fu la grande scelta strategica di Boniperti nel 1970, organico rinnovato, spazio a giovani talenti, che poi diventarono Causio, Furino, Bettega, Capello, Gentile, Scirea, Tardelli, Cabrini, Rossi etc..
Pensate che sia stato realmente avviato un progetto del genere?
Direi di no.
Non siamo riusciti a prendere Felipe, nè Givet, ma Boumsong, il più anziano dei tre obiettivi di mercato; i nuovi arrivi portati dalla nuova dirigenza si riducono al prestito di Bojinov, al prestito di Belardi, al ritorno di alcuni giocatori e poi basta; alcuni dei nostri giovani più interessanti (Chiumiento, Volpato), nuovamente in giro in prestito; nessuna garanzia per i nuovi ed i giovani di poter fare parte della squadra titolare, che con ogni probabilità sarà: 4 - 2 - 3 - 1, Buffon; Balzaretti, Kovac, Boumsong, Chiellini; Giannichedda, Zanetti; Camoranesi, Del Piero, Nedved; Trezeguet.
Come dire, a parte Chiellini, già presente spesso la scorsa stagione, e Balzaretti, poi ci sarà una squadra che andrà dai 27 anni di Boumsong ai 34 di Nedved!
Ciò perché, a mio modo di vedere, sono state totalmente errate le scelte di mercato, soprattutto in uscita.
Passi per le cessioni degli anziani Thuram, Cannavaro, Emerson, Vieira; passi pure la cessione di Zambrotta, tenuto conto che bene o male Chiellini e Balzaretti potrebbero anche esplodere avendo maggiore spazio; ma è decisamente incomprensibile la cessione di Ibrahimovic, 24 anni, quando si sono tenuti i quasi trentenni Camoranesi e Trezeguet, entrambi con ottimo mercato, e addirittura il secondo chiesto dal Manchester Utd ad un prezzo uguale a quello ottenuto dalla società per Ibrahimovic.
Pensate un pò: avevamo preso Marchionni, esterno destro già nel giro della Nazionale; abbiamo due attaccanti molto promettenti, Palladino e Bojinov: tre giocatori giovani che in queste condizioni non avranno molto spazio per mettersi in mostra e maturare definitivamente, anzi Marchionni è ormai una realtà che, in questo momento, rischia di essere un lusso in B.
Mentre Ibrahimovic poteva essere facilmente trattenuto, aumentandogli e prolungandogli il contratto, al limite mandandolo in prestito per un anno all’estero, magari in una squadra che disputa la CL, e ritrovarselo, a 26 anni, nuovamente in squadra, più maturo e probabilmente definitivamente evoluto in quello che a mio giudizio dovrà essere il suo ruolo definitivo, ossia di trequartista offensivo (diciamo alla Nedved, guastatore fra le linee).
Dico "facilmente" trattenuto perché, nello scontro tra una dirigenza seria ed i capricci di un ex pizzaiolo (con tutto il rispetto per i pizzaioli, categoria nobile e sicuramente migliore di Mino Raiola), vince la dirigenza, in grado di imporre almeno il rispetto dei contratti sottoscritti.
Una società lungimirante, nel quadro di un vero programma di rinnovamento e di promozione dei giovani in prospettiva, queste valutazioni deve farle, deve rendersi conto che, se vuole davvero fare mercato, tra due offerte uguali (circa 25 milioni di euro) deve accettare quella per il giocatore più anziano, Trezeguet, e tenere quello più giovane, Ibrahimovic, tenuto conto anche dell’organico a disposizione.
Quindi, non abbiamo più il giocatore che fra qualche anno poteva prendere il posto di Nedved, a dire il vero non abbiamo neppure altri in organico (Chiumiento, fortissimo qualche anno addietro, nuovamente in prestito a perdersi definitivamente!); in compenso abbiamo ben 4 prime punte, 3 esterni destri di centrocampo, 4 mediani, forse anche 5 se Tudor viene avanzato, un grandissimo punto interrogativo per il ruolo di centrale difensivo, se Boumsong non dovesse adattarsi in Italia e Legrottaglie dovesse riconfermare l’andazzo di qualche anno addietro; nessuna alternativa ai giocatori di fantasia di centrocampo.
Insomma, se andiamo subito in A, anziché avere una squadra pronta per essere competitiva con alcuni ritocchi, dovrà invece essere alquanto potenziata e rinnovata in quanto vecchia e con gente che non ha avuto spazio sufficiente per poter dimostrare di essere o meno da Juve, mi riferisco ai vari Paro, Marchisio, Marchionni, Palladino, Bojinov.
Quindi, dove è stata la programmazione intelligente?
Sono queste le cose che mi inquietano, questo navigare a vista senza una rotta ben chiara e precisa, questo ondivagare in qualsiasi campo, dalla difesa dell’immagine, alla difesa nel processo, alla tutela del patrimonio societario, alla programmazione seria: insomma manca del tutto una strategia societaria.
Non sappiamo più chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, consentitemi la frase fatta, ma la verità è questa, purtroppo.
E nel dire queste cose non entro nell’aspetto agonistico.
Deschamps e la squadra sono sicuro che faranno il massimo per noi tifosi, ma è chi la guida sul piano societario che mi fa paura, non chi andrà in campo.
Del resto, come l’otto settembre, il Re che aveva l’obbligo di garantire la continuità dello Stato e di garantire la Capitale, preferì fuggire a Brindisi (piuttosto, avete notato tutti l’assordante silenzio, su tutta la vicenda, di Luca Cordero di Montezumolo?); mentre Badoglio prima proclamava alla radio che "la guerra continuava", salvo poi firmare un armistizio il 3 settembre, ma farlo sapere cinque giorni dopo, per avere il tempo di mettersi al riparo.
Come appunto il nostro Giovanni Badoglio Gigli!
Speriamo adesso che quanto prima emergano i vari De Gasperi, Togliatti, Nenni, Saragat, Parri, e così via, che possano prendere in mano la situazione e pensare alla ricostruzione della società bianconera, dandole nuovamente una immagine seria ed efficiente ed una dignità.
Per questo, affermo ancora una volta che Montezumolo, Badoglio Gigli e gli Elkann debbono essere cacciati dalla Juve!

 

Oggi 9 settembre 2006 partono i campionati di A e di B. Io noi non ne seguirò alcuno: quello di A perché un torneo senza la Juventus è come una partita a poker che si giochi senza puntar danari, e pertanto chi lo vincerà o lo perderà non avrà vinto o perduto niente. Quello di B per il semplice fatto che non è il nostro e non ci riguarda. Per dovere di cronaca daremo solo lo scarno tabellino.

 

Precampionato deludente (il Napoli ci ha esclusi dalla Coppa Italia); rimarchevoli solo le due vittorie nei tornei Birra Moretti e Tim sulla esecrata Inter di Mancini, Moratti, Ibrahimovic e Vieira.

9/9/06- Rimini Juventus 1-1 per i gol di Paro e di Ricchiuti. Formazione: Buffon, Birindelli, Kovac, Boumsong, Chiellini; Marchionni (Camoranesi), Giannichedda (Bojinov), Paro, Nedved; Del Piero (Palladino), Zalayeta. A disposizione: Mirante, Balzaretti, Marchisio, Guzman.

 

"Mastro don Luciano e gli imbavagliatori di regime…”

Luciano Moggi era l’uomo-prodotto di questo calcio, dunque non diverso moralmente da altri semmai degli altri più abile, ma non per questo peggiore. Tuttavia, avendo io retto e riletto i grandi romanzi del Verga che tanto scrisse sui “Vinti” e che così bene li descrisse, io quando un uomo potente come Luciano Moggi cade in disgrazia tendo naturalmente a solidarizzare con lui, giacché di regola viene abbandonato da amici e conoscenti, vilipeso anche da chi a lui dovrebbe render molto e ringraziarlo per le provvidenze ottenuto, e parimenti osteggiato da chi pur di rifarsi una verginità perduta non sa trovare di meglio che erigersi a moralista dei comportamenti altrui.
Vedete, è facile mimetizzarsi nella massa, ci si confonde, non si viene notati, si può essere protagonisti in quanto componenti di una moltitudine, non per quello che si rappresenta realmente, si può anche venire buoni per tutte le stagioni, essendo sempre e comunque non contrari alle opinioni dominanti del momento: questo perché distinguersi dalla massa rende antipatici, espone ad accuse e a critiche, proprio perché, molto spesso, chi si distingue dalla massa si distingue perché migliore della media, perché ha qualcosa di nuovo e di diverso da esporre, e la novità, oltre alla qualità, è normalmente osteggiata dalla massa, appunto perché costringe a riflettere su sé stessi, a ragionare, e tante volte produce la consapevolezza nella massa si essere mediocrità, non qualità.
In fondo Luciano Moggi assomiglia molto a Mastro don Gesualdo, inutile raccontarvi la vicenda del romanzo, sapete bene che era un contadino divenuto il più ricco del paese, ma per essere accetto nella società bene doveva fare il salto di immagine, da “mastro” doveva diventare “don”, e nel tentativo di fare quel salto qualitativo cominciò la sua disgrazia.
Un po’ la vicenda di Moggi, arrivato nel calcio come scopritore di giovani promesse, entrato nelle grazie di Italo Allodi, divenuto in grande esperto di mercato muovendo i primi passi all’ombra del grande general manager dell’Inter prima e della Juventus poi, al punto da essere stato a suo tempo battezzato il “mediatore con i gorilla”, perché pur essendo D.S. del Torino (parlo degli anni ’70), praticamente mediava trattative con tutte le società, per piazzare i suoi giocatori (i gorilla), anche se non militanti nelle sue squadre.
Il suo momento di grande ascesa fu a Napoli, arrivato ai vertici del calcio italiano ed estero nei suoi anni, poi il ritorno al Torino, che dalla mediocrità della B, con lui ritornò ad essere squadra protagonista del calcio italiano.
Ma naturalmente tutto ciò non era sufficiente per fare di lui un grandissimo, anzi “il grandissimo del calcio italiano”, occorreva la conquista della “nobilitas”, l’essere dirigente di una stella di prima grandezza, cosa che appunto gli offrirono il “torinista” Giraudo e la Juventus.
Era evidente che il suo arrivo nei vertici del calcio italiano ne avrebbe da un lato accentuato doti e capacità, ma dall’altro gli avrebbe creato nuovi nemici, più potenti che nel passato: quei nemici che vedevano intaccato da un “contadino” il loro salotto bene, quei nemici che incapaci di competere con lui con le stesse armi, non potevano che cercarne la eliminazione in tutti i modi, così da poter nascondere agli occhi di tutti la loro mediocrità.
L’avere infatti alle spalle la Juventus, la famiglia Agnelli, insomma la faccia migliore dell’industria nazionale e del calcio italiano, non poteva che farlo ulteriormente crescere come prestigio e come potere nell’ambito calcistico, anche se a ben vedere negli anni in cui è stato dirigente ha avuto pure i suoi momenti critici, ha commesso i suoi errori anche di mercato e di gestione societaria; ma ha dimostrato di essere il più abile, oggetto del desiderio di tanti, che a parole magari lo denigravano, a cominciare da quel galantuomo di Massimo Moratti (e dovrà arrivare il giorno in cui scopriremo il perché uno come Massimo Moratti per la stampa nostrana è sempre un “galantuomo” a prescindere dai comportamenti, compreso quello di fare lo sciacallo alla memoria di Facchetti!).
Giustamente per battere Moggi bisognava da parte dei concorrenti, fare il salto di qualità, migliorarsi, sapersi muovere al meglio nell’ambito calcistico, essere più scaltri e intelligenti: tutte cose che costano fatica a chi vuole vincere senza sacrificarsi, senza impegnarsi nel migliorare sé stesso.
Dunque cosa di meglio che eliminare il concorrente, così da poter sguazzare al meglio nella mediocrità generale e quindi vincere da mediocre?
Ci provarono con la vicenda doping, una vicenda che, ricordo bene, la costruirono in modo infame: Zeman, da uomo pavido quando velenoso, non ebbe mai a dire che in casa Juve si faceva uso di doping, ma solo che si meravigliava dell’aumento della muscolatura di Vialli e Del Piero, e la notizia fu sufficiente a tal Guariniello per aprire una mole mastodontica di indagine finita poi nel nulla, grazie alla sentenza della Corte d’Appello di Torino; altrove si sono fatti nomi, riferimenti precisi, si sono fornite prove, eppure lì le procure dormono.
Stavolta l’imboscata è stata ancor più efficace, tanto che si è arrivati ad una sentenza arrogantemente sconcertante, che nel dire che non c’è prova di illeciti e di esistenza di cupole, tuttavia ha comminato squalifiche a senso unico, Juve in B (per punire chi voleva rinnovare nel calcio), Moggi e Giraudo definitivamente fuori causa, tutti gli altri assolti e ripuliti, compresi i patteggiatori per falso, e i fideiussori falsi.
Ma non è di questo che mi preme parlare, bensì di un altro aspetto.
Per circa due mesi, come sapete tutti, sono state imbandite trasmissioni sul tema calciopoli o “Moggiopoli” (termine tanto caro ai servi scemi del calcio milanese, che scrivono sul fogliaccio rosa), e mai si è dato a Moggi il diritto al contraddittorio, o il diritto di replica: abbiamo seguito trasmissioni “bulgare” su RAI e Mediaset, dove venivano imbanditi tribunali speciali, al cui cospetto quello di Verona del 1944 poteva pure sembrare democratico, abbiamo ascoltato giornalisti più o meno noti, più o meno raccomandati, fare da moralisti contro Moggi, magari per far dimenticare come essi sono diventati giornalisti di regime e quali meriti “linguistici” (nel senso di uso della lingua in modo opportuno, non di conoscenza di lingue) o di alcova abbiano avuto per essere stati assunti nei posti che occupano; non c’è stata una trasmissione sportiva o una rubrica sportiva di telegiornali e talk show nella quale la vicenda calciopoli è stata sempre definita “il più grande scandalo nella storia del calcio”.
Bene, non mi risulta che nessuno si sia indignato più di tanto verso questo accanimento mediatico contro una sola persona, nessuno abbia fatto appello al garante della privacy, nessuno abbia voluto ricordare l’esistenza di diritti inviolabili dell’uomo, o diritto alla difesa, o diritto alla imparzialità dell’informazione.
Oggi invece leggo i giornali e scopro che è accaduto l’ennesimo fatto scandaloso che ha tanto turbato benpensanti e vuote a perdere come ministra melandra.
Cosa è accaduto di così grave?
Da quanto ho potuto appurare, è accaduto che finalmente dopo quattro mesi di dileggio totale, Moggi ha potuto dire la sua in un canale RAI, a “Quelli che il calcio”, e da quanto mi risulta, aveva come contraddittori personaggi certamente non amici suoi, quali la antijuventina Simona Ventura, il laziale bisteccone Galeazzi, l’umorista Gene Gnocchi (parmense ed antimoggiano dichiarato), e anche quell’Andrea Vianello che mesi addietro, a “Mi manda raitre” imbandì una trasmissione oscena assieme a quel campione di faziosità antijuventina dal nome Renga Roberto, con riferimento ad un Lecce – Juventus stagione 2004 – 05, nel tentativo di presentarla come gara falsata, quando neppure i magistrati di Napoli l’hanno mai messa in discussione.
Quindi un contesto nel quale, così almeno presumo, dato che non guardo e non guarderò per mia scelta trasmissioni sportive quest’anno, il contraddittorio c’era eccome.
Stamattina ho letto di comunicati stampa di violenza inaudita a firma del consigliere di amministrazione Curzi Sandro, il noto fondatore di Telekabul; di comunicati di protesta del sindacato Usigrai, oltre che del solito puntuale quanto banale intervento inutile ed insignificante, di ministra melandra.
A questo punto, quella che fino a ieri era stata per me una posizione per certi aspetti agnostica verso Moggi, è divenuta posizione chiara e forte di solidarietà verso questo personaggio, e di esecrazione verso i soliti imbavagliatori di regime, che evidentemente temono le verità di Moggi, e per questo vogliono estraniarlo, metterlo a tacere, non dargli più risonanza e spazio di autodifesa.
Perché, pensateci bene, quelli che oggi si stanno indignando, sono gli stessi che per cinque anni hanno fatto i servitori sciocchi del berlusconismo e che oggi si avviano a fare i servitori sciocchi del prodo-dalemismo, sono quelli che sostanzialmente nulla fecero quando avvennero le epurazioni di personaggi scomodi quali Biagi (uno che come sapete si è distinto dalla massa anche su calciopoli, sostenendo trattarsi di una bufala e non di uno scandalo reale), o Santoro o Luttazzi, anche perché domani saranno i sostenitori di altre epurazioni.
Ministra melandra si è lamentata del troppo spazio dato a Moggi: quindici minuti, ripeto quindici minuti, quando ci siamo sorbiti ore ed ore di trasmissioni goebbelsiane contro Moggi e la Juventus.
Si è pure lamentata, ministra melandra, della mancanza di contraddittorio, dando sostanzialmente del “cretino” ai vari Gnocchi, Galeazzi, Vianello e alla Ventura, perché se loro non sono stati abili contraddittori, significa che sono stati nulli, e dunque sostanzialmente cretini di fronte al grande satana del calcio.
Dimentica, ministra melandra, che proprio lei, in più comparizioni televisive, ha potuto sproloquiare senza contraddittorio e per tutto il tempo che ha voluto, parlando della vicenda calciopoli, che proprio lei si è fatta il giro di Roma, per apparire meglio ai suoi elettori, sopra l’autobus della Nazionale campione del mondo, unitamente ai sicari moggiani Lippi, Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Del Piero, Ferrara, agli ex sicari moggiani Inzaghi e Perrotta, ed in quella situazione non mi risulta fosse poi tanto indignata di stare assieme a “gentaglia” di così basso livello morale!
Quindi, come vedete, è il contesto morale dei nemici e denigratori di Moggi che me lo sta facendo diventare simpatico, proprio ora che è sicuramente un ex del calcio, uno che appare irrimediabilmente come un “vinto”, forse per avere osato sfidare il fato che non voleva certo che lui volasse troppo ma troppo alto.
Caro Luciano, tu certamente non sei stato, non sei e non sarai mai uno stinco di santo, sicuramente avrai usato metodi ai limiti del moralmente giustificabile, ma una cosa è certa: i tuoi nemici sono molto peggiori di te, dato che almeno tu il coraggio di esporti e di scommetterti in prima persona l’hai avuto, hai vinto ed ora hai perso forse definitivamente.
Altri non perderanno mai perché mai si scommetteranno di persona, pronti come sono a stare sempre in attesa di salire sul carro dei vincitori o di confondersi nella massa dell’opinione pubblica dominante, non sbaglieranno mai perché non faranno mai qualcosa, e dunque non facendo non sbagliano.
Ed oggi lor signori sono tutti accomunati nell’essere nemici tuoi: del resto a parlare male di te si conquista consenso, magari elettorale, si fa carriera, e possibilmente si ritorna ai vertici.
Come Matarrese.

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Va tutto bene, anzi benissimo, Antonio quando impugna la clava diviene irresistibile. Per cui le mie osservazioni si riducono ad una soltanto. Non mi piace che Antonio si rammarichi della “amoralità” di chi come Luciano Moggi (o come Giraudo) era stato chiamato ad agire in un mondo di immorali (illuminante al riguardo della situazione in generale più che sul personaggio Moggi, la celeberrima battuta dell’avvocato Agnelli sullo stalliere del re d’Inghilterra e i ladri di cavalli…). Non adeguarsi sarebbe come pretendere che si vada a caccia di lupi, disarmati e vestiti con pelli d’agnello; o che si faccia la guardia ai detenuti sventolando ramoscelli d’ulivo. E perché il mio amico Antonio mi intenda, mi esprimerò con un antico adagio delle sue e mie parti: “Chi pecora si fa, il lupo se lo mangia”. A parte questi discorsi sui grandi sistemi rimane il fatto che per me Moggi era solo un geniale arruffone, ingenuo la sua parte e forse un po’ troppo chiacchierone. E giacché posso, inviterò il mio amico a considerare se i comportamenti dei nostri politici siano da considerarsi meno esecrabili delle mene di don Luciano. Perché come disse Dostoevskij "vi sono uomini che non hanno ucciso, eppure sono molto più cattivi di chi abbia assassinato sei persone". Per me da annoverare tra i primi sono i "virtuosi" che perseguono il bene pubblico e dovrebbero garantire la pubblica moralità, e il pluri omicida (solo) il povero "mastro" Luciano (anche il “don” gli è stato revocato!). Lo stesso Boniperti, a mio parere, che il mio amico rimpiange come si rimpiange una mitica età dell’oro, non sarebbe stato idoneo ai tempi; forse sarebbe stato capace di farsi diavolo, ma non di scendere a patti col diavolo!

 

Ancora un altro articolo su Moggi di Stefano Olivari quasi giusto, dal titolo “Un caso umano” uscito oggi sul www.indiscreto.it:

Luciano Moggi non è tornato, per la semplice ragione che non se ne è mai andato. Il suo quasi- monologo a ‘Quelli che…’ e l’intervento un po’ più movimentato di lunedì sera ad Antenna Tre, sia pure in un contesto con prevalenza di amiconi, hanno scandalizzato solo chi pensa che l’ex direttore sportivo della Juventus dal 1994 al 2006 (ma gli arbitri sono stati condizionati ed intimiditi solo nel 2004-2005: se si rispetta la giustizia sportiva bisogna rispettare anche questo aspetto della questione, visto che la giustizia è per sua natura sempre parziale) sia il demonio inserito in un ambiente sano ed eticamente irreprensibile. Un demonio senza diritto all’autodifesa, ovvio. Siccome in genere parliamo di calcio, ci ritroviamo spesso a parlare di Moggi: ma allargando lo sguardo, non si può non notare che audience e tirature vengono alzate da criminali patentati, da sospetti infanticidi, da mostri degni della sedia elettrica spacciati per casi umani. A meno che il problema non sia l’antipatia nei confronti della Ventura, con l’immancabile Ordine del Lazio che ha osservato che la conduttrice non è iscritta all’albo dei giornalisti. Il problema non è quindi che la Ventura abbia fatto domande-assist o che si sia zerbinata, ma che non è giornalista. Ci viene in mente che quasi tutti i partecipanti al Processo di Biscardi erano iscritti al mitico albo: infatti lì le inchieste su Moggi non si contavano…

Fin qui sembrerebbe l’articoletto di uno dei tanti amici di Lucianone, così come viene chiamato dai mille uomini di calcio sudaticci che lo idolatrano: in realtà penosi mendicanti di favori, dal biglietto omaggio per Juve-Reggina alla raccomandazione per far assumere a tempo indeterminato il figlio giornalista dalla pay-tv, passando per la maglia firmata o quel calciatore che avrebbe bisogno di una lezione per interposta persona. Tutte cose rese pubbliche dalle vituperate intercettazioni, che hanno avuto il grande difetto di riguardare una stagione sola e di fatto una squadra sola, con le altre condannate solo in quanto chieditrici di favori a Lucianone e ai suoi compari, da Mazzini in giù. Quello che vogliamo dire è che il dibattito sul Moggi mediatico è senza senso, mentre troviamo molto peggiore il fatto che il Moggi reale sia ancora presente in tutto il calcio italiano. Pieno di squadre della vitalissima Lucianone League, decine di giocatori gestiti dagli amici degli amici, società che non possono attaccarlo perché lui sa o perché a suo tempo si è messo a disposizione, per non parlare della Juventus, con gli Agnelli-Elkann che fra un polsino e l’altro lo hanno ridicolmente licenziato come se per oltre un decennio avesse truffato i suoi datori da lavoro o questi l’avessero a suo tempo assunto in quanto esempio di limpidezza e di decoubertinismo.

Insomma, il Moggi reale è molto più vivo di quello televisivo, anche se gli amici del secondo sono utili a ricordare il potere del primo. Basato, bisogna ricordarlo ai Mastella di questo mondo (che peraltro lo sanno benissimo), su scambi di favori, minacce allo stato più o meno latente, intimidazioni, carriere stroncate perché appena sotto al rango dei fuoriclasse (calciatori, arbitri, allenatori o giornalisti che siano) un cretino vale l’altro, ricatti, consigli ai giocatori controllati militanti in teoriche avversarie. Al di là delle battute e dei santini, la realtà era questa. E il ‘simpatico’ Moggi è sempre qui, gli scroccatori di cene che gli riferiscono tutto sono sempre nelle redazioni (del resto la parte giornalistica di Calciopoli ha dimostrato che non si può licenziare nemmeno chi rivela in anticipo il contenuto degli articoli di un collega), le logiche che sovrintendono al calciomercato sono sempre quelle. Moggi non è l’unico colpevole per il marcio del calcio, ma di sicuro lo ha cavalcato benissimo: senza bisogno di pretesti giudiziario-sportivi o penali, un sistema sano dovrebbe ripartire senza di lui. Sparisca dal calcio e poi rimanga pure in televisione, anche se livoroso e incattivito com’è (soprattutto contro la banda degli smile: ma chi la fa l’aspetti…) perde molta della sua famosa simpatia. Comunque fra un caso umano e l’altro non sfigurerà.

 

Anche Flavio Briatore vuole dire la sua sulla Juventus in B. Ben venga! Da tempo sono persuaso che egli sia il solo che possa proficuamente sostituire Giraudo e Moggi:

Lo fa da tifoso e da Monza dichiara che la dirigenza bianconera ha commesso un "clamoroso errore di strategia". Il team manager Renault dice: "Per uno juventino la squadra in serie B è inconcepibile. Siamo stati penalizzati più di tutti. Si vede che la gestione di questa fase cruciale è stata fondamentale. Non si può andare là a dire che si è contenti di andare in B. Hanno chiesto la B e alla fine gliel' hanno data. E' stato un clamoroso errore di strategia quello che è stato fatto nel dichiararsi colpevoli. Da tutto quello che ho visto io non capisco cosa abbia fatto la Juventus per meritarsi la retrocessione".

 

16/9 - Juventus Vicenza: 2 a 1 per i gol di Trezeguet, Del Piero e Raimondi. Formazione: Buffon; Birindelli, Kovac, Boumsong, Chiellini (Balzaretti); Marchionni (Camoranesi), Zanetti, Paro, Nedved; Del Piero (Palladino), Trezeguet. A disposizione: Mirante, Giannichedda, Bojinov, Zalayeta.

 

“Boniperti? Figura inutile e forviante”:

Oggi pomeriggio, dopo dodici anni, Giampiero Boniperti si è riportato a vedere allo stadio per una partita della “sua Juventus. Come si usa con i vecchi personaggi innocui e rappresentativi, è stato da tutti osannato.

Di Giampiero Boniperti è certamente giusto ricordare che in maglietta e mutande, negli anni cinquanta fu un grande giocatore e un perfido capitano, e con giacca e cravatta, nei settanta un presidente felicemente attivo e cattivo. Ma era un calcio artigianale, gestito da mecenati ricchi di danaro ma privi di senno e di competenza (i famosi “ricchi scemi” di Giulio Onesti).

Ma non si può e non si deve tacere che verso la fine degli anni ottanta, quando Silvio Berlusconi di quel mondo soffice e sclerotizzato venne improvvisamente a mutare le visioni e le struttura, il vecchio Boniperti non seppe adeguarsi ai nuovi metodi e dimostrò, nel corso dello sciagurato triennio con Trapattoni, di avere completamente perduto il contatto con la realtà, non vincendo nulla e, sopra tutto, lasciando circa 100 miliardi di debiti.

Deluso, anche l’avvocato Agnelli mollò. Gli subentrò il fratello Umberto che lucido e pragmatico chiamò al capezzale di una società squattrinata e di una squadra sbrindellata, il “torinista” Giraudo (che a sua volta chiamò Moggi, e costui Marcello Lippi). E’ sotto gli occhi di tutti quel che il trinomio Giraudo-Moggi-Lippi di bello ed esaltante ha saputo combinare in tutti questi anni: gli anni nei quali il bilioso Boniperti non ha più messo piede allo stadio.

Salvo a farlo ora per avallare la politica minimalista e distruttiva di Elkann e Montezemolo.

 

Un altro importante articolo di Piero Ostellino sulla attendibilità della libera stampa sia in rapporto al caso Tangentopoli e sia in senso più largo:

Tangentopoli, Calciopoli, certe vicende economico-finanziarie sono solo alcune delle occasioni che il nostro giornalismo ha perso per distinguere fra, da una parte, diritto, mercato, democrazia e, dall'altra, interessi e poteri. Sono prevalsi il giustizialismo che è poi la plastica facciale dell'ideologia come giustizia e del moralismo come diritto -- e il conformismo (l'anticamera di ogni regime). 11 Paese attraversa una crisi culturale, morale e politica. E un certo giornalismo, che non fa il suo mestiere, ne è il riflesso e una delle cause.

Tangentopoli è stata un fenomeno complesso: il tentativo del mondo economico di sottrarsi alla concorrenza (con la corruzione di quello politico); il tentativo del mondo politico di finanziarsi (con la concussione nei confronti del mondo economico). Una limitazione dell'autonomia della politica di perseguire l'interesse generale; una limitazione dell'autonomia del mercato di funzionare correttamente. Ma il cortocircuito media-procure, riducendo il fenomeno a semplice caso di illegalità diffusa, ha prodotto un deficit di democrazia (il ricambio della classe politica per via giudiziaria); un deficit di civiltà del diritto (i processi di piazza quale premessa di quelli in tribunale); una distorsione politica (i comunisti, sconfitti dalla storia e legittimati dalla crisi).

Calciopoli era una rete di relazioni finalizzata al potere di alcuni personaggi, che generava influenza, ma non corruzione.

La remissività della nuova dirigenza juventina - che non si difende, ma invoca la punizione - è parsa più una forma di complicità con l'accusa per risolvere un conflitto di potere fra il maggiore azionista e quella vecchia che un'ammissione di colpevolezza. La sentenza finale -- che tutti citano e nessuno sembra aver letto - è un pasticciaccio che condanna senza provare. (A credere alle favole è rimasto il «Bar Sport»).

Di fronte a queste e altre anomalie, un giornalismo non asservito al conformismo e meno sensibile a interessi extra-sportivi si sarebbe posto qualche interrogativo invece di limitarsi a razzolare nella spazzatura delle intercettazioni. Né, ora, dopo la penosa esibizione della squadra, se la prenderebbe con i giocatori, invece di chiedersi con che animo essi scendano in campo (forse, nella convinzione che qualcosa di poco chiaro sia passato sopra le loro teste). Con Tangentopoli e Calciopoli - ferma restando la loro oggettiva rilevanza -- il nostro giornalismo ha scritto le due pagine più vergognose della sua storia recente. Il linciaggio di Simona Ventura perché ha consentito a Luciano Moggi di esporre le proprie ragioni - dopo che lo si era descritto per mesi come «il» mostro - è un caso esemplare di vocazione al regime mascherata da moralismo.

Infine, premesso che del mio editore non ho ragione di lamentarmi e che i direttori che si sono succeduti nel frattempo mi hanno sempre garantito piena libertà, non penso che, in linea di principio, e indipendentemente dai singoli casi, fra i doveri dei giornalisti ci sia anche quello di difendere gli editori dalle scalate ai giornali e i loro molteplici interessi, bensì di informare come stanno le cose e se lo scalatore abbia o no le carte in regola. La scalata a un giornale è il mercato, non «un attentato alla libertà di stampa», come si dice quando il giornale è «amico», né la proprietà di un giornale dovrebbe esentare dalle critiche. Che, poi, i nostri giornali difendano i propri editori, gli interessi consolidati e il conformismo generale è pur sempre legittimo. Ma è un giornalismo che a me non piace. E il Paese mi fa paura.

 

Un “pezzo” di Antonio La Rosa uscito su J1897.com sull’evento che in questi giorni sta scuotendo il mondo calcistico-finanziario, e cioè la nomina del commissario della Federcalcio avv. Guido Rossi a commissario della Telecom Italia:

Quando poco tempo addietro, ebbi a scrivere che dietro alla cosiddetta vicenda "calciopoli" non c’era affatto una volontà di fare pulizia nel calcio, di reprimere condotte illecite, bensì una non meglio precisata operazione politico - finanziaria, tendente a mettere sotto controllo il calcio per ragioni sia economiche (diritti televisivi, sponsorizzazioni, insomma tutto il business che traina), e politiche (pagare prezzi elettorali, tenersi amiche certe tifoserie "elettorali), parecchi mi diedero del visionario e del vittimista, mi accusarono di volere a tutti i costi coprire il marcio della Triade juventina, insomma venni accusato un pò di tutto.
Adesso che le nebbie polverose del bombardamento mediatico cominciano a diradarsi e che il vero panorama sta emergendo con inquietante chiarezza, sarei io curioso di sapere da coloro che mi accusavano, cosa ne pensano delle ultime evoluzioni, in particolare della vicenda Telecom e della nomina di caligola Rossi a presidente della società che sponsorizza il campionato, che gestisce direttamente e indirettamente la trasmissione di gare di campionato, mediante internet (Rosso Alice) o digitale terrestre (Carta+ La7), che in sostanza è una grande finanziatrice del calcio italiano e che
è, come sapete, molto ma molto vicina alla squadra che di calciopoli ha tratto i maggiori benefici, tra cui uno scudetto a tavolino (peraltro già dall’inizio mal onorato) e la possibilità di acquistare calciatori della
odiata rivale a prezzi di svendita fallimentare.
Una situazione insomma non diversa, anzi più grave di quella a suo tempo rivestita da Galliani quale presidente di Lega, cosa che tanto faceva indignare gli interisti, nonostante il signor Moratti Massimo fosse di fatto un grande elettore del pelatone.
Vedete, a sostenere certe cose non ci vuole certo la sfera di cristallo magica, o presunti poteri extrasensoriali, ma semplicemente mantenere una discreta memoria, e non dimenticare che certi comportamenti a volte ritornano.
Il film che stiamo vivendo adesso, per quanto mi riguarda, è già visto, perchè non è altro che la rielaborazione di un altro film già proiettato nel periodo 1998 - 1999, anche se stavolta il delitto è stato commesso con migliore abilità, i sicari non hanno fallito, memori anche delle figuracce di Guariniello, o del fatto che certi nemici se possono riorganizzarsi, ritornano nuovamente forti come e più di prima, per cui occorre "tagliare le teste" per evitare problemi.
Anche all’epoca c’era una squadra fortissima e vincente che si chiamava Juventus, che vinceva contro i desideri di certi presidenti idioti quanto capricciosi come Moratti, o di certi potentati economici bancari romani, o di certi pezzi grossi della politica nazionale.
Tutto venne preparato dapprima con la trasformazione delle società calcistiche in Società per Azioni, ritenuto modo per poter competere meglio contro Juventus e Milan da parte delle romane (che infatti intrapresero subito la via della quotazione in borsa, con i risultati che sappiamo tutti), quindi con la normative che consentì la vendita soggettiva dei diritti televisivi.
Questa fu la mossa diciamo più grave di tutte, e tutt’oggi rimasta, come dire, quasi ignorata dai media, ma è quella che a suo tempo produsse certi fatti importanti.
Per potersi vendere i diritti televisivi in modo soggettivo, occorre naturalmente un acquirente, che abbia anche intenzione di pagarli a certi prezzi, e siccome il mercato non può essere ignorato, è evidente che chi ha maggiore bacino d’utenza (diciamo potenziali abbonati televisivi) ha pure maggiori possibilità di guadagno, mentre chi ha un bacino d’utenza ridotto solo al proprio territorio, non ha molte possibilità di vendere a prezzi elevati il proprio prodotto: occorreva quindi un acquirente apposito, che pagasse certi diritti televisivi a peso d’oro, pur sapendo che l’acquisto sarebbe stato in perdita.
Fu così che venne "pilotata" la privatizzazione di Telecom Italia, privatizzazione che, guarda caso, venne preparata da un fedele esecutore di ordini, dal nome Guido Rossi (vi ricorda qualcuno questo nome?) quale presidente Telecom, venne completata sotto gli auspici di Massimo D’Alema presidente romanista del Consiglio, la privatizzazione (definita una rapina con destrezza da parte del Financial Times), produsse la nascita del secondo polo televisivo satellitare, Stream, gruppo Telecom Italia, polo che pagò a peso d’oro i diritti televisivi di alcune società consorziate in una società creata "ad hoc", la SDS presieduta da Franco Sensi, nella quale aderivano anche i grandi futuri bancarottieri Cragnotti, Tanzi e Cecchi Gori. Tutto denaro fresco che consentì a quelle squadre di spendere e spandere nella serenità di poter recuperare con il tempo sfruttando la gallina dalle uova d’oro (Sensi in una sola campagna acquisti dilapidò i soldi avuti per tre anni di diritti televisivi ceduti, idem fecero Cragnotti, Tanzi e Cecchi
Gori: e poi qualcuno si chiede perchè tre dei quattro fallirono e il quarto è stato spudoratamente salvato dal potere politico - giudiziario!), e che consentì a queste squadre di essere altamente competitive.
Ma ciò non era sufficiente, perchè bisognava fare i conti con chi sul campo era forte di suo.
Ed ecco quindi che si scatenò quel famoso linciaggio mediatico prima, a seguito di Juventus - Inter del 26 aprile 1998, e quell’insulsa messa in scena dell’episodio Iuliano - Ronaldo, che avrebbe falsato il campionato (tacendosi che era la Juve in testa, che era la Juve in vantaggio in quella gara, e che l’Inter un tiro in porta degno di nota fino al 27’ della ripresa non l’aveva compiuto!), e giudiziario poi, quella volta partito dal settimanale L’Espresso, da una intervista a Zeman, che parlava di tutto tranne che di doping in casa Juve (solo una insinuazione sull’aumento della massa muscolare di Del Piero e Vialli), e successivamente dai blitz a vuoto di Guariniello, che comunque si ebbe a ritagliare un rilevante spazio di
notorietà. Le conseguenze le ricorderete tutti: l’Inter scosse l’albero ma non raccolse i frutti, che invece vennero raccolti a Roma, nel biennio giubilare, grazie pure a giocatori schierati in violazione di norme (la cosiddetta vicenda passaporti falsi, Veron e Cafù schierati come comunitari ed entrambi protagonisti dei campionati di Lazio e Roma), il diluvio perugino, le regole cambiate in corsa tre giorni prima della gara decisiva per le sorti dello scudetto 2001. […].

 

Dalla striscia quotidiana di Gene Gnocchi sulla Gazzetta: “Il pieno delirio di onnipotenza ieri Guido Rossi ha chiesto la mano di Afef”.

 

19/9 - Crotone Juventus 0 a 3 per i gol di Bojinov (doppietta) e di Boumsong. Formazione: Buffon; Birindelli, Kovac, Boumsong, Balzaretti; Camoranesi (Marchionni), Giannichedda, Zanetti (Paro), Nedved (Palladino); Zalayeta, Bojinov. A disposizione: Mirante, Chiellini, Zebina, Trezeguet.

 

Francesco Saverio Borrelli in Parlamento severamente spiega alla nazione perché la Juventus è in serie B:

"Moggiopoli? Erano dei poteri strani, non sempre si avevano dei ritorni immediati, ma il gusto dell'esercizio del potere Moggi lo aveva in termini di vanità e di gratificazione personale".

 

L’ “affaire” Inter-cettazioni; cui Prod(i)est?:

C'era da aspettarselo: subito, da oggi, da questa mattina stessa, pesantissime sanzioni pecuniarie andranno a togliere il pelo e il vizio a chiunque pubblicherà conversazioni comunque intercettate. Lo hanno gridato i campioni dell’ ‘Etica Perpetua’ che nei palazzi del potere tengono in mano le nostre sorti e voglion tagliar le mani a chi parla o scrive male (di loro). Ma se ci avete fatto caso a nessuno di lor signori è uscita di bocca una parola, una parola sola, una parola che fosse una, di rincrescimento che valesse a consolare coloro che fino a ieri di quell’arbitrio (dico la libera pubblicazione delle intercettazioni) sono stati le vittime, perché se si vuol ragionare, non diciamo secondo etica ma con un minimo di riguardo al diritto, una cosa quando è sbagliata è sbagliata per tutti, indipendentemente da quando è successa e chi ne abbia tratto vantaggio. Invece no, poiché i beneficiati sono stati sempre loro, loro dello schieramento di quel signore che la sera dell’antivigilia delle elezioni si presentò in televisione e promise agli italiani non ‘meno insicurezza’, non ‘minore instabilità dei prezzi’, non ‘una sanità meno indecente’, non ‘una previdenza con meno scossoni’, non ‘meno sprechi del pubblico denaro’, e neanche ‘un po’ più di moralità’ (perché loro vi sono tenuti per pubblico mestiere, io per scelta personale), bensì, ‘sic et sempliciter’, perché probabilmente discorsi troppo lunghi non è in grado di farne, “la fe-e-licitàaa…”, le intercettazioni che ci sono state se le sono tenute; altro che rammaricarsene! Neanche la finta! E’ gente, quella, che quel che ha incassato non lo rende.

Vi ricordate di quelle che tagliarono le gambe a Stefano Ricucci e permisero a Romano Prodi e al suo schieramento di poter continuare a contare nel delicatissimo frangente pre-elettorale sul fuoco amico della corazzata "Corriere"? Vi ricordate di quelle che nel frattempo avevano impedito a Giovanni Consorte e alla Unipol di scalare la BNL e consentirono allo stesso Prodi, a Rutelli e al partito della Margherita di tenere per le palle l’infido D'Alema e i ‘diesse’ più pericolosi? Vi ricordate di quelle che, vinte appena le elezioni, misero fuori gioco la Gea e la Juventus, e che sono state più volte e pubblicamente benedette dallo stesso Capo del Governo, dalla vispa ministra per lo sport, e, per grazia ricevuta, dal presidente della Confindustria, i quali tutti, insieme e di concerto, ne hanno fatto l'uso che hanno voluto? E che ve ne pare di queste di ora che serviranno a Prodi (sempre lui!) per tenere ben salde sotto il tallone le grigie tempie di Tronchetti-Provera che con le finte dimissioni della settimana scorsa chissà quali libertà pensava di potersi prendere? Un mandato d'arresto per il Tronchetto dell'Infelicità sicuramente giace, già pronto e bell'e firmato, in uno dei cassetti della procura milanese, e potrà esser tirato fuori in qualunque momento, ad un semplice alzata di telefono da Palazzo Chigi (questa sì, non intercettata). D’altronde, chi può ragionevolmente credere che il signor Tronchetti-Provera non sapesse…!

 

Commento sulla intervista del giornalista Roberto Beccantini all’amico Massimo Moratti:

Agli amici juventini non sarà sfuggita la sgradevole intervista che il signor Roberto Beccantini ha ieri regalato su La Stampa al signor Massimo Moratti, il nostro nemico più velenoso e arrogante e per questo il meglio gratificato. C'è da restarne basiti a leggerla! Costui mi suscita il fastidio che nei poveri diavoli che pagano le tasse e s’affannano a sbarcare il lunario suscitano i provveduti di cospicue fortune che per personale sollazzo, e senza alcun ritorno, dilapidano patrimoni inattaccabili. Non si capacitava il “presidente galantuomo” che il suo Vieira, espulso nel corso della partita con la Roma, fosse stato squalificato per tre partite, e se ne lagnava col buon Beccantini adducendo che si trattava d’un sopruso intollerabile, dovuto al mutato colore di maglia... “perché l’anno scorso Vieira non fu mai espulso”.

Beccantini invece di star zitto e raccoglierne le calde lacrime avrebbe dovuto avere la compiacenza di spiegargli che forse una delle tante differenza che tengono l’Inter così distante dalla Juventus sta nella circostanza che nell’ Inter quando un giocatore sbaglia e viene sanzionato lui, il Moratti, subito si leva a vezzeggiarlo e difenderlo blaterando al cielo (e ai giornalisti amici) di complotti, soprusi e vessazioni, mentre quando una cosa simile capitava alla Juve, Moggi al malcapitato gli raddoppiava la multa; per prontamente triplicargliela nel caso (improbabile) che recidivasse. Chi vuol saperne di più s’informi con Mauro German Camoranesi che nonostante ciò (o magari a causa di questo) è il più continuo e positivo dei nostri giocatori.

 

23/9 - Juventus Modena 4-0 per i gol di Trezeguet, Del Piero, Trezeguet, Nedved. Formazione: Buffon; Zebina (Birindelli), Kovac, Boumsong, Balzaretti; Camoranesi (Marchionni), Zanetti (Giannichedda), Paro, Nedved; Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Mirante, Chiellini, Bojinov, Zalayeta.

 

Dal blog di Christian Rocca, il 25/9:

Ehi, voi del giornale rosa che si trova sui banconi dei bar dello sport, non eravate i moralisti in capo contro il calcio marcio e gli autonominati indefessi accusatori delle lobby e dei conflitti di interessi? Volete un aiutino?
Eccolo: gli indossatori di scudetti altrui, i cui proprietari (Moratti, Tronchetti) e massimi dirigenti (Buora) sono proprietari (Tronchetti), massimi dirigenti (Buora) e membri del Cda (Moratti) della Telecom, secondo la Stampa (non smentita) hanno pagato all'estero la società di investigazione privata che intercettava illegalmente mezza Italia e che, secondo i magistrati e i testimoni, usufruiva di solide entrature in Telecom. Le inchieste commissionate dagli indossatori di scudetti altrui riguardavano pedinamenti e intercettazioni illegali su un arbitro e una serie di calciatori.
Si noti, solo per inciso, che Guido Rossi è stato consulente di Moratti, membro del Cda della squadra, assegnatore dello scudetto a tavolino per un campionato non oggetto di indagini e ora presidente di Telecom, chiamato da Tronchetti Provera e ratificato dal cda ove siede anche Moratti. (Tronchetti, poi, ha un ruolo di primissimo piano nell'assetto di controllo del vostro giornale, ma questo lo sapete bene). Berlusconi e Galliani, al confronto, sembrano frati trappisti.
Tra l'altro: il bonifico effettuato dagli indossatori e trovato nei conti esteri della società di investigazione oggi nei guai è a bilancio ufficiale della società sportiva o no?
I giornali, poi, raccontano di manovre dentro la Telecom per evitare che alcuni particolari telefonini fossero intercettati dalla magistratura o, perlomeno, per avvertire in tempo i titolari del fatto che i pm stessero ascoltando. La Juve è andata in B perché Moggi si serviva, legalmente, di schede sim straniere. Paolo Bergamo chiede da settimane dove siano finite le intercettazioni delle sue telefonate con i dirigenti delle altre squadre.
Verdelli e Cannavò, che fate, dormite?

 

Luciano Moggi il 26/9 sera a Matrix (stralcio):

"E' venuto dalla casa madre: Milano, Inter, Telecom. Moratti, Rossi e Tronchetti Provera i quali sono all’incirca tutta la stessa cosa, ha fatto quello che doveva fare ed è tornato alla casa madre. Una sorta di ‘viene, fa e va’". [...] “La verità vera è che Moratti [non ha mai vinto niente] perché ha sbagliato 55 acquisti; quest’anno con due che ha preso dalla Juve si è sistemata la squadra…”.

 

Morattopoli, ovvero come si distrugge un patrimonio senza vincere un cazzo… (da alcune mie ricerche):

Rivas, Guglielminpietro, Caio, Cesar, Jocelyn Angloma, Cauet, Dabo, Dalmat, Domoraud, Silvestre, Georgatos, Karagounis, Robby Kean, Darko Pancev, Gamarra, Gresko, Francisco Javier Farinos, Antonio Pacheco, Centofanti, Fresi, Paganin, Pistone, Rambert, Pedroni, Seno, Galante, Ferrari, Manicone, Colonnese, Ze’ Elias, Mezzano, Camara, Gilberto, Milanese, Tarino West, Ventola, Michele Serena, Cirillo, Macellari, Corrado Colombo, Recoba, Anselmo “Spadino” Robbiati, Sorondo, Padalino, Okan, Adani, Coco, Vivas, Martins, Morfeo, Luciano, Brechet, Kily Gonzales, Pasquale, Solari, Sorondo, Hakan Sukur, Van der Meyde, Vampeta, Ze’ Maria. E mi verrebbe d’aggiungere anche l’ “imperatore (?)” Adriano (sospensiva…). Ci sono poi i casi di giocatori di valore che non comprendendone il valore li han subito dati via (Bergkamp, Adrian Mutu, Roberto Carlos…), ma il discorso si farebbe troppo lungo.

 

30/9 - Piacenza Juventus 0 a 2 per i gol di Trezeguet. Formazione: Buffon; Birindelli, Kovac, Boumsong, Chiellini; Camoranesi (Marchionni), Zanetti, Giannichedda (Paro), Nedved; Del Piero (Bojinov), Trezeguet. A disposizione: Mirante, Balzaretti, Palladino, Zalayeta.

 

Morattopoli 2: L’ ”onesto” Moratti, sorpreso per la questione delle Inter-cettazioni con le mani dentro il vasetto della marmellata, al solito suo si difende spandendo vittimismo a tutta forza. “Dopo aver pagato per anni sul piano sportivo un tributo altissimo al sistema di potere esercitato da una certa parte, come si è appurato, - ha dettato ai suoi famuli della Gazzetta - adesso siamo diventati bersaglio di un sistema mediatico che ha più o meno identici connotati.”.

 

Mio commento: Ma, forse, a pensarci bene, non ha tutti i torti. Non ci fossero state Juventus e Milan, forse in questi 16 anni che è all’Inter forse uno scudetto giusto l’avrebbe vinto…

 

Vediamo di chiuderla però con questa storia di Moggiopoli che m’ha stancato. Si tengano pure lo scudetto che ci hanno rubato, contenti quelli che contano contenti tutti… Per fare il punto sulla rivoluzione (a metà, ma secondo me è riuscita tutta) di Moggiopoli m’affido alla veemente penna di Gian Carlo Padovan (da Tuttosport del 4 ott.):

Più passa il tempo e più mi chiedo non a chi, ma a cosa sia servita Calciopoli. Si diceva a fare pulizia. Ma l’unica ad averla fatta, dentro e intorno a sé, tra l’altro prima che muovesse la medievale macchina della cosiddetta giustizia sportiva, è stata la Juve: via il vertice, via la base, varo di un codice etico, maggiore disponibilità verso l’esterno, serietà nei comportamenti diri­genziali e tecnici, dignità di fronte a prov­vedimenti drastici. Si diceva che Calciopoli sarebbe servita a fa­re giustizia. Ma non si può dire sia stato così se a Franco Carraro è stata comminata una multa e al Milan preservata la Champions League. Anche in questo caso, la sola ad essere stata colpita è stata la Juve che ha pagato con la requisizione di due scudetti, la retrocessione in serie B, una penalizzazione pesantissima (solo la Fiorentina, però, salvando almeno la serie A, ha avuto di peggio), la perdita della Champions League e dell’indotto ad essa riferito, lo smantellamento della squadra e la rinuncia ai giocatori migliori.
Calciopoli, dicevano, avrebbe favorito le riforme. Ma non una nuova norma è stata scritta, né si ha traccia di quanto avrebbe dovuto (o voluto) fare il primo commissario straordinario Guido Rossi. Il quale – sia detto senza alcuna polemica postuma – troppo tempo ha perso (l’intero mese di agosto). Forse perché pensava di governare il calcio con la riconosciuta disinvoltura di un manager affermato. Forse perché l’ambiente del calcio gli appariva facilmente gestibile. Purtroppo Rossi, così radicale in alcune delle sue scelte, altrettanto non lo è stato quando si trattò di commissariare la Lega di A e B. Infatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti e le spaccature di queste ultime ore peggiori delle precedenti. Certo, nessuno potrà sostenere che Calciopoli ha aiutato il ricambio dirigenziale visto che a presidente della Lega è stato rieletto Antonio Matarrese, l’uomo che c’era già ventiquattro anni fa.
Infine qualcuno riteneva che Calciopoli sa­rebbe servita a separare il grano dal loglio, la parte sana dalla parte malata. Al contrario la vicenda Telecom-Inter, colpevolmente e lungamente sottovalutata da stampa e opinione pubblica, dimostra che il sistema di attacco e difesa, ingerenza e interdizione era sviluppato a livelli diversi e senza esclusione di responsabilità. Non so quanto l’incontro tra Massimo Moratti e Francesco Saverio Borrelli abbia chiarito la questione- De Santis. Ho però la netta sensazione, indirettamente confermata dalle stesse parole di Moratti («spero di non dover torna­re »), che non sia finita qui. Primo, perché inevitabilmente Borrelli dovrà acquisire gli atti dell’inchiesta giudiziaria e questo non accadrà subito. Secondo, perché siamo in presenza di una duplice contraddizione: quella di Moratti con se stesso (prima pubblicamente ammise e poi negò i controlli su De Santis) e quella di Tavaroli (controllavo De Santis su richiesta dell’Inter) con lo stesso Moratti. Borrelli vuole capire tutto: chi, come, quando, per quanto tempo (vedi eventuale prescrizione) e perché. Già, perché un’azienda telefonica sarebbe interessata a spiare un arbitro, un assistente, la Federcalcio, la Gea?

 

Un intemerato e meritorio articolo di Antonio La Rosa uscito il 10/10 su J.1897.com dal titolo “Rinunciare all’arbitrato”:

E venne il giorno dell’arbitrato, che, come era facilmente prevedibile, è stato preceduto dal fuoco di sbarramento mediatico, politico e pseudocalcistico.
Basta solo leggere i quotidiani di questi giorni, per vedere che i soliti tromboni in malafede hanno dato fiato ai soliti loro rancori antijuventini.
Il tutto in barba sia al grande rinnovamento societario fatto in casa bianconera (unica che lo ha fatto sul serio), sia alla cosiddetta "operazione simpatia" lanciata da una dirigenza, la quale pensava maldestramente che il mostrarsi servili ai nuovi potenti del calcio e il non difendere l’immagine della Juve (che, ribadisco, non coincideva con l’immagine di Moggi e Giraudo, a prescindere dalle loro colpe vere o presunte) avrebbe fatto acquisire benefici di immagine alla società ed alla squadra nei media e nel mondo pallonaro.
Così non è stato, così non è e non sarà mai, per la semplice ragione che la Juventus è la Juventus, è la squadra vincente ed antipatica per antonomasia, è la squadra che ha da sempre suscitato invidie e ancori per avere avuto da sempre il meglio del calcio, italiano ed internazionale, per cui non sarà mai simpatica e riverita.
A meno di diventare qualcosa di diverso da quello che è.
Ha cominciato il presidente del Napoli, De Laurentiis, a parlare di campionato falsato se viene ridotta la penalizzazione ai bianconeri, e vi faccio notare la contraddizione del ragionamento fatto da questo dirigente, la cui qualità è pari a quella dei film da egli prodotti in questi anni: il nostro De Laurentiis ha detto che comunque la Juve in A ci andrà lo stesso, anche con questa penalizzazione, ma nel ridurla si falserebbe il campionato.
Mia domanda: ma se la Juve in A ci andrà lo stesso, che parta da - 17 o da - 10 o da zero, non importa nulla, dato che per andarci dovrà recuperare i 17 punti ad almeno 20 squadre delle 21 concorrenti, dunque la penalizzazione sarebbe del tutto irrilevante, dovendo comunque vincere il campionato con netto distacco.
Quindi dove starebbe la presunta falsificazione del campionato?
Purtroppo siamo alle solite, tutti si sentono in dovere di dire la loro quando c’è la Juve nel mezzo, anche perchè, da casa Juve non si sente il dovere di mettere i puntini sulle i, quando si parla di altre società.
Io faccio mia la battuta di Marco Bernardini su Tuttosport di oggi, quando dice che se anche Preziosi comincia a dare lezioni di etica, allora è meglio prenderla a ridere.
Non ha tutti i torti: i moralisti del nostro calcio sono i pedinatori illegali, i falsificatori di passaporti, o di fideiussioni, i regalatori di Rolex, i signori con le borse piene di soldi sospetti, i galoppini dei politici di turno.
Già, infatti non potevano mancare le loro voci, evidentemente alla ricerca di qualche facile consenso elettorale in certe piazze.
Si è esibito il solito ineffabile Paolo Cento (il Gasparri della sinistra), lo stesso ha fatto il vice ministro Lolli, e figuriamoci se poteva mancare all’appello ministra melandra: tutti uniti nel dire che una riduzione delle penalità costituirebbe un "colpo di spugna"!
Quindi, dopo avere tolto due scudetti ai bianconeri per conversazioni al cui cospetto quelle di Allodi (general manager dell’Inter di Moratti padre) sarebbero state da fucilazione seduta stante, dopo avere tolto almeno tre anni di coppe europee, dopo avere spedito una squadra in B, il toglierle parte o tutta la penalizzazione per il campionato in corso costituirebbe "colpo di spugna".
Ma veramente questi signori pensano di avere a che fare con gente lobotomizzata o con il cervello totalmente lavato, permettendosi di offenderci in modo così arrogante quanto maldestro?
Purtroppo la cosa era prevedibile, dato che la nuova dirigenza e la proprietà, in questi mesi, si sono ben guardati dall’erigere un vero muro a difesa della società e della squadra.
Sono le conseguenze di comportamenti e atteggiamenti timidi, servili, posti in essere da gente che aveva più a cuore la totale cancellazione dell’epoca della Triade, che non le sorti della Juventus società e squadra.
Ribadisco, anche a costo di diventare monotono, che la Juventus aveva una formidabile arma di difesa, mal utilizzata finora: ossia l’avere azzerato la dirigenza, l’essere ripartita da capo.
Doveva essere questa la sfida verso il restante mondo del calcio di Moratti, Galliani, Sensi, Zamparini, Corioni, Preziosi, Matarrese e soci, doveva essere la pietra di paragone con il comportamento delle altre, invece è stato, l’azzeramento della dirigenza e il nuovo assetto societario, il punto debole di tutto, dato che finora uno scatto di orgoglio da parte di Badoglio Gigli e soci, a difesa del nome della Juventus, francamente non l’ho visto.
E’ questa la conseguenza pure di una rinuncia affrettata e immotivata all’azione giudiziaria avanti al TAR: ricorderete il plauso di tutti, ministra melandra compresa, su quella scelta di rinunciare ad una azione che poteva aver effetti devastanti sul calcio italiano, che poteva anche produrre il blocco dei campionati.
Bene, per tutto ringraziamento, nel momento in cui la società ha "scelto" (diciamo meglio, si è piegata) la via dell’arbitrato, scelta nella quale tutto sommato non potrà riottenere quanto toltole, ma solo una minima riduzione di quella pena scellerata e gigantesca subita, gli stessi che avevano ricoperto Badoglio e soci di complimenti, adesso di fatto intimidano il collegio arbitrale, dicendo che un provvedimento favorevole per i bianconeri (ovvero consentirle di competere alla pari o quasi, con le concorrenti n B), sarebbe un colpo di spugna.
In fondo se lo meritano i nostri, che se fossero davvero degni della Juve, a questo punto non avrebbero che una via sola: rinunciare all’arbitrato.
Si, perché tanto, comunque vada, avrà ripercussioni negative: se viene accolto in tutto o in parte, ci sarà chi griderà allo scandalo; se invece viene respinto, i nostri dirigenti avranno fatto la figura dei polli presi in giro, allora tanto vale abbandonarlo e scegliere la via del "chi è senza peccati scagli la prima pietra".
Perchè in questo mondo del calcio ripulito da Moggi e Giraudo, peccatori "mortali" ne girano anche troppi, e credo sia arrivato il momento di ricordarlo e bene, cosa che potrebbe fare appunto una dirigenza che nel passato mai si è trovata invischiata in quel mondo del calcio cosiddetto sporco, nel quale però tutti ci hanno sguazzato e bene.
Perché è davvero grave che si parli da campionato falsato, in caso di riduzione della penalizzazione ai bianconeri, proprio in quelle piazze che furono ampiamente beneficiate dalla grande sanatoria del 2003 (il vero scandalo degli scandali), quando società che presentarono, in grave ritardo rispetto ai tempi peraltro, delle fideiussioni false per l’iscrizione ai campionati: dovevano essere radiate e ripartire dal campionato di Eccellenza, quelle squadre, invece vennero salvate per ragioni di ordine pubblico, ed oggi ci vorrebbero spiegare cosa è il calcio pulito e cosa è falsare i campionati.
Come dire, da tre anni i campionati sono falsati perchè giocano in A e B squadre che dovrebbero, nella migliore ipotesi, militare in CND o C2, e le dirigenze di queste squadre ci vengono a dire che il problema del nostro calcio sta nell’arbitrato chiesto dalla Juventus.
Ecco, che comincino Badoglio e soci, a far rispettare il nome della Juventus, che alzino la voce in modo forte quando i vari De Laurentiis, Garrone, Preziosi, Zamparini e Moratti la nominano invano, sarebbe molto più utile per i bianconeri di 4 o 5 o 10 punti di penalità tolti.
Tanto in A ci andremo lo stesso, se i giocatori in organico continueranno a ricordarsi di essere la Juventus, ed a questo punto andarci partendo da -17 sarebbe uno schiaffo ancora più forte verso quel mondo ipocrita del calcio che per coprire la propria sporcizia, ha tentato di scaricare il tutto verso la società bianconera.

 

[Prima della partita di ieri a Tblisi Alessandro Del Piero aveva dichiarato che avrebbe giocato in nazionale fino a quarant’anni. Invece, spedito da Donadoni in tribuna gli tocca oggi sorbirsi il dileggio di Gene Gnocchi. Ma ben gli stia! E si convinca per favore che non si può eternamente campare di rendita.]

Dalla striscia quotidiana di Gene Gnocchi su La Gazzetta dello sport: “Del Piero in tribuna. Donadoni ha spiegato: è l'unico modo di tenerlo in nazionale fino a 40 anni".

 

Intervista a Pavel Nedved uscita su Il corriere della sera del 13 ott. ’06 (Pavel è una persona seria e un uomo generoso e merita il riguardo della riproposizione):

Pavel lei è rimasto alla Juventus in serie B, come è arrivato a questa scelta? «Ci sono arrivato dopo la prima sentenza. Anch'io avevo la possibilità di andare via. Avevo offerte in Inghilterra e quel campionato mi piace. Però, con la Juve in serie B a -30, ho pensato che non sarebbe stato giusto mollare proprio nel momento peggiore».

Pentito dopo le prime cinque partite in serie B? «Per me è cambiato poco. È sempre calcio. Noi siamo una buona squadra che spera di salire subito. Dobbiamo essere la Juve anche in serie B, sempre in campo per vincere».

Che differenze ha trovato con la serie A? «Le squadre sono meno forti tecnicamente, ma sul piano agonistico sono più agguerrite. Dobbiamo abituarci, ma mi sembra che ci stiamo riuscendo bene».

Che effetto fa passare da una squadra dove era alla pari con altri dieci campioni a quella di adesso, divisa tra grandi giocatori e giovani speranze? «È vero, quella dell'anno scorso era una squadra fenomenale. Doveva vincere tutto, specialmente la Champions League. Adesso c'è un bel misto, giocatori esperti e maturi e giovani che promettono bene. Qualcuno diventerà un fuoriclasse».

Nomi. «Tanti. E me ne dimentico sicuramente qualcuno. Paro, Palladino, Marchisio, De Ceglie, Guzman. E Bojinov: è del 1986, grande talento, ha un futuro da campione».

Alcuni dei «grandi» della Juve 2005-06 sono rimasti, altri sono partiti. Ha qualcosa da dire a chi se n'è andato? «Non voglio giudicare nessuno. Ognuno nella vita deve fare le sue scelte, ma giù il cappello davanti a quelli che sono rimasti, a Del Piero, Buffon, Trezeguet, Camoranesi: tra di loro ci sono dei Campioni del Mondo. La loro è stata la scelta del cuore. È bello averli accanto».

Mercoledì la Juve è stata all'arbitrato. Cosa si aspetta? «Mi aspetto che ci azzerino almeno i punti di penalizzazione. Mi sembra giusto. Tutte le altre squadre coinvolte sono rimaste in serie A, gli unici ad esser scesi di categoria siamo stati noi e ci hanno pure penalizzati. C'è troppa disparità. Però, devo dirlo, non mi aspetto molto».

Perché? «Per come sono andate le cose si è visto che la giustizia non esiste».

Si spieghi meglio. «Hanno detto che bisognava azzerare tutto, cambiare. L'unica che lo ha fatto è stata la Juve. Vedo che i dirigenti delle altre società sono ancora al loro posto. Si è parlato di calcio pulito, di ricominciare da zero. Questo è avvenuto solo qui, altrove no. Eppure l'unica a pagare è stata la Juve».

Nedved e gli allenatori. Lippi. «Un allenatore amico, uno che mi veniva a parlare. Mi ha anche trovato una nuova posizione in campo quando, appena arrivato, facevo fatica».

Ha fatto bene a mollare dopo il Mondiale? «Ha fatto benissimo, dopo quello che è stato detto e scritto prima della Germania. Lui, il capitano, il portiere della nazionale sono stati fatti a pezzi. Ho tifato per loro dopo la nostra uscita. Hanno dimostrato di essere un gruppo con le palle».

Riprendiamo. Capello. «Un dittatore. Uno che parla poco, che si fa rispettare che mette certe regole che non si possono infrangere».

Deschamps. «È qui da poco. Ha tre anni più di me, ma ha idee buonissime e ha vinto tutto. Caratteristica che lo accomuna a Lippi e a Capello: sono tutti e tre dei vincenti».

Da calciatore come vede la faccenda Zidane-Materazzi? «Zidane ha sbagliato, ma è sbagliato parlarne ancora. Piuttosto bisogna dire che ha chiuso la carriera un grande campione che ha fatto la storia del calcio».

Cosa farà da grande? «Non ci penso, ragiono ancora da calciatore. Così, in generale, mi vedo come allenatore per dare un esempio ai bambini».

Aveva detto che smetteva nel 2006. «Vero. E ne ero sicuro. I vecchi dirigenti della Juve si sono fatti sotto per convincermi. All'inizio ho detto no, poi ho accettato di prolungare il contratto fino al 2008. Vorrei rispettarlo, anche se, vista la situazione, mi sento molto motivato per questa stagione, voglio dare una mano a riportare in serie A. Poi il mio compito potrebbe essere finito».

 

16/10 - Treviso Juventus: 0 a 1 per il gol di Zanetti. Formazione: Buffon; Birindelli (Chiellini), Kovac, Boumsong, Balzaretti; Camoranesi (Marchionni), Zanetti, Paro, Nedved; Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Mirante, Giannichedda, Palladino, Bojinov, Zalayeta).

 

Dal blog di Camillo (Christian Rocca) :

Un uomo, un portento. Il giudice Sandulli sulla sentenza che ha sospeso per un anno la Serie A:
"Abbiamo dovuto ammettere che non era possibile parlare di "illecito conclamato". "Non c'era la prova provata dell'illecito come viene inteso nella scrittura del codice di giustizia sportiva".

 

Un altro memorabile articolo di Antonio La Rosa dal titolo “Badoglio, Badoglio, perché non taci?” uscito il su J1897.com:

Qualche amico mi ha "affettuosamente" rimproverato di non avere mantenuto la promessa di tornare a parlare solo di calcio giocato, ignorando totalmente le vicende extracalcistiche che circondano le vicende agonistiche del campionato in corso. Ha ragione, e di questo a dolermene sono io per primo, mi piacerebbe tanto parlare di gare, di aspetti tecnico - tattici, di imprese di fuoriclasse, di perdenti che onorano i vincenti e viceversa. Ad esempio mi sarebbe piaciuto tanto scrivere stavolta di partite "vere",
che so, delle difficoltà avute dalla Juventus a Treviso, pur avendo vinto con merito; o magari fare una puntatina nell’altro campionato, e commentare qualche partita del Catania, squadra geograficamente (e non solo) vicina a me, magari quando deve giocare al Meazza contro la squadra che indossa lo
scudetto della Juve.
Il problema è che nel momento in cui vorrei scrivere in merito a Inter - Catania, dovrei non solo parlare positivamente della prestazione dei rossazzurri, ma anche di vicende quali sputi, mani clamorosi, rigori
concessi per falli compiuti e non subiti; come pure, nel momento in cui vorrei scrivere di Treviso - Juventus, mi rimbombano nelle orecchie le ennesime dichiarazioni di Cobolli Gigli, ventilanti una possibile azione legale contro Moggi e Giraudo.
Se poi mi capita di leggere le ennesime dichiarazioni deliranti del solito Moratti Massimo, laddove sostiene che il suo campione svedese con nome da bosniaco adesso viene seguito con maggiore attenzione dalle telecamere, a differenza del passato, a quel punto non posso non uscire fuori dai gangheri e dimenticare il calcio giocato, per parlare ancora una volta dei personaggi in cerca d’autore che popolano il nostro calcio, e che risultano ancor più grotteschi di quelli descritti da Pirandello.
Vedete, il Moratti Massimo si sta abituando alle corbellerie e alle cialtronate, convinto come è che la stampa si può addomesticare a proprio piacimento, o che la tifoseria calcistica in genere sia come gran parte di quella interista, pronta a bere qualunque fregnaccia vittimistica ed antijuventina: tanto nessuno lo smentisce o lo contraddice, mentre i suoi fans lo osannano come e più di prima, convinti ormai di essere i giusti e gli onesti, al punto da potere anche imporre alle televisioni private chi deve parlare e chi no (mi riferisco alle intimidazioni verso Tele Lombardia e Antenna 3), del resto sono nel giusto e nessuno li contrasta sui media. Ecco quindi che molti credono alla cialtronata dello svedese oggi
perseguitato perché nell’Inter, dimenticando che lo svedese dal nome bosniaco è stato in passato sempre seguito in modo maniacale dalle telecamere, quando aveva una maglia senza l’azzurro e con il bianco, al punto che ogni suo gesto veniva vivisezionato, e che l’unica squalifica per prova televisiva gli venne comminata per un tentativo di testata verso un giocatore della sua Inter.
Certo, il Moratti Massimo è stato subito accontentato, nessuna prova televisiva per lo sputo dello svedese - bosniaco, ma la cosa più squallida è che con le sue dichiarazioni non contestate da giornalisti aventi gli attributi, è riuscito a coprire il fatto che, a fronte di una sola squalifica di giocatore interista per prova TV, negli anni scorsi sono state comminate ben 7 squalifiche a giocatori juventini per prova televisiva, come dire, se una squadra è stata vivisezionata dalle telecamere in questi anni è stata appunto la squadra che il Moratti odia, non quella che lui presiede personalmente o con interposte persone. Ma il personaggio è questo, trova una tifoseria (non tutta, per fortuna), pronta ad acclamarne le cialtronate e ritenerle verità assolute, trova una stampa che lo elogia sempre come "signore", anche quando mente o dice stronzate, per cui il teatrino continua sempre allo stesso modo, con le solite vicende e i soliti attori.
Solo che, da ultimo, temo che anche il nostro Cobolli Gigli Giovanni, si sia convinto che la tifoseria juventina sia come quella interista, o che sia come i lettori del fogliaccio rosa milanese, ossia disposta a credere a tutto e magari a credere alle teorie sul sesso degli angeli o sugli asini che volano. Già il nostro Cobolli Gigli Giovanni si era distinto in passato per dichiarazioni e proclami, degni di essere pubblicati nella vignetta in basso a destra di pagina 43 de "La Settimana Enigmistica" (ossia "le ultime parole famose ..."), e siccome da ultimo non ci aveva deliziato di perle di sua saggezza, ha ritenuto opportuno farlo lunedì sera a Treviso, ritornando a criticare la gestione della triade, sostenendo che d’ora in avanti la società sarà gestita con metodi diversi (e fin qui ci può stare), aggiungendo che Moggi in sostanza farebbe meglio a stare in silenzio e defilato (e qui ci sta di meno), chiudendo con il discorso che si continua a valutare l’opportunità di agire per danni verso Moggi e Giraudo.
E qui (scusatemi il francesismo), cominciano a girarmi i "cosiddetti", e da quanto mi risulta, penso di non essere il solo, ma di essere in ottima e nutritissima compagnia. Perché trovo irritante e sospetto il riprendere questo discorso in questo momento, quando l’evoluzione della vicenda calciopoli, ed in particolare lo scandalo Telecom, sta delineando uno scenario molto diverso da quello fasullo raccontatoci per mesi da media e giornali. Irritante perché mentre altri cominciano a ritenere che questo scandalo non fosse poi uno scandalo così grave come descritto, il nostro presidente invece parla come se fosse stata una vicenda da vergognarsi e da provocare una reazione contro chi avrebbe infangato la storia della Juventus; sospetto perchè è l’ennesimo segnale di una linea che fin dall’inizio è stata più "realista del re", più accusatoria di quanto abbiano fatto i vari Caligola Rossi, Borrelli, Palazzi, Ruperto, foglietto rosa milanese, Milanset etc.
Perchè questo atteggiamento?
Si vogliono per caso mandare segnali a chi magari da tempo dice che la Juventus farebbe bene a zittire Moggi, uno che ormai non ha più nulla a che fare con la società bianconera? Si vuole far capire che, probabilmente, la nuova dirigenza è "allineata e coperta" con i nuovi padroni del vapore?
Quindi, nel momento in cui si comincia a ragionare a freddo sulla vicenda calciopoli; sul fatto che questo grandissimo presunto scandalo ha prodotto la punizione solo di una squadra e solo di un arbitro, per una gara nella quale la Juve non era coinvolta; sul fatto che la sentenza definitiva ha escluso illeciti sportivi tali da falsare i campionati; sul fatto che la Juventus è stata punita in modo esagerato rispetto alle ipotetiche colpe; sul fatto che altre società escono come immagine meno bene, in quando non hanno cambiato assetti societari, hanno magari commesso cose ben più rilevanti etc.; sul fatto che è la Juventus ad attirare audience e interesse, con l’exploit del campionato di B e la perdita di interesse della serie A; insomma proprio nel momento in cui ci si accorge che calciopoli è una vera e propria montatura, la nuova dirigenza se ne esce con dichiarazioni che di fatto smentiscono questa visione "revisionistica" della vicenda, tornando ad accusare metodi della triade, ed apparendo quindi agli occhi di tutti come i veri accusatori di Moggi e Giraudo. Come dire, ennesima caduta di stile di un presidente che dovrebbe pensare a ben altro. Forse nessuno glielo ha spiegato per bene quale sia il suo nuovo ruolo, che non è quello di amministrare società in crisi e liquidarle o risanarle al meglio, per cui penso sia il caso di spiegarglielo:
Caro Cobolli Gigli Giovanni, se nessuno te l’ha detto, noi siamo la Juventus, ripeto NOI SIAMO LA JUVENTUS, non siamo gli altri. Tu sei il presidente della squadra italiana più importante e gloriosa, e noi siamo i tifosi della società più importante e gloriosa d’Italia, abituati quindi a ben altri dirigenti e ben altri metodi, che non possono essere confusi con i metodi di altre società dedite alla sconfitta e al vittimismo. Quindi, avendo tu questo incarico oltremodo prestigioso, cerca di ricoprirlo al meglio, soprattutto cerca di non prendere a calci nel sedere la storia e il mito di questa società, che deriva da 109 anni di trionfi, da persone che l’hanno creata, amata, resa fortissima e invidiata. E di questa storia fa parte anche il periodo della triade, che non è la spazzatura gettataci addosso, in malafede, a seguito di calciopoli, doping, Iuliano - Ronaldo, telefonate a designatori, comportamenti più o meno ortodossi ma non certo diversi da altri comportamenti non censurati: Giraudo e Moggi hanno certamente le loro colpe, nell’avere "dejuventinizzato" la Juventus, nell’avere avuto comportamenti e modi non proprio esemplari, ma non erano né gli unici, né i soli. Con la differenza che altrove gli emuli mal riusciti di Giraudo e Moggi sono stati difesi ed esaltati, anche di fronte a fatti davvero scandalosi ed illeciti, mentre in casa bianconera, per ripristinare una immagine ed uno stile perduto, si è voluto dare un taglio a quei metodi. Bene, è una scelta della proprietà che può anche essere condivisibile, a patto però di non diventare la scelta dell’autolesionismo, e soprattutto la scelta della resa dei conti interna alla società.
Vuoi, volete girare pagina? Fatelo, chiudete con il passato e pensate al futuro, pensate a come riportare in alto e quanto prima possibile la Juventus, perché è quello il posto che compete alla società un tempo di Edoardo Agnelli, poi di Gianni Agnelli, poi di Umberto Agnelli, poi di Boniperti, e poi anche della Triade. Ma anche questa ultima parte di storia bianconera è una storia che ci deve rendere orgogliosi, dato che mentre altrove si sperava in mediocri come Zeman, Simoni, Hodgson, o in bidoni come Pistone, Centofanti, Cauet, Vampeta, Bartelt, Fabio Junior, Trotta, Gomez e così via, il bianconero lo vestivano gente che si chiamava e si chiama Peruzzi, Ferrara, Deschamps, Conte, Di Livio, Baggio, Vialli, Ravanelli, Del Piero, Montero, Zidane, Inzaghi, Buffon, Thuram, Nedved, Trezeguet, Cannavaro, Zambrotta. Gente che ha fatto la storia del calcio italiano ma anche del calcio internazionale. Invece quindi di pensare alle azioni di danni contro i vecchi dirigenti, pensa a riprenderne almeno quei pregi che hanno riempito le bacheche societarie senza pesare sui costi della proprietà.
Cosa che puoi fare anche tu e l’attuale C.d’A., purché abbi la compiacenza di parlare di meno, molto meno, ed agire di più nell’interesse della Juventus. Ecco, cerca di farti ricordare un domani per essere stato un grande presidente, non il liquidatore della più grande squadra di calcio italiana e tra le più grandi al mondo.

 

Intervista del giornalista de La Stampa Massimiliano Neirozzi a Mauro German Camoranesi, il migliore dei nostri, il mio idolo, il solo da quando Zinedine Zidane ci ha lasciati che quando riceve la palla io tra me e me tutte le volte dico “ne farà l’uso migliore e sarà certamente un bel vedere”:

Parla come gioca, Mauro German Camoranesi, e non gli importa dei fischi e degli applausi. Voleva andarsene, «perché mi sono fatto un mazzo così per arrivare qui», e ora è di nuovo fra i migliori, «perché adesso la realtà è la B». È uno che «volta pagina». E non è detto che questa sia l’ultima bianconera: «A fine anno parleremo. Ma vincere la Champions con la Juve non è da fantascienza».
Jorge Valdano ha scritto che «la tecnologia di punta per il calcio sudamericano è la strada». Vale anche per lei?
«É così per tutti. Inizi a giocare nel tuo quartiere, finché non diventi grande abbastanza e vai in una squadra».
A 19 anni era già all’estero.
«In Messico, 5 dicembre 1995, me lo ricordo ancora. Ero andato lì perché il mio procuratore mi aveva consigliato a Hernandez, che aveva giocato nel Torino, e che allenava là. Mi prese subito. Andò molto bene, grande anno. Poi mi feci male. E tornai in Argentina»
Quindi, ancora Messico. Ed Europa: Verona, la Juve. «El linye», il vagabondo, come la chiamavano da piccolo.
«Mi aveva soprannominato così mia nonna, perché c’era un tango che parlava di un vagabondo: forse era stanca di vedermi tornare a casa ogni sera sporco, col pallone, i vestiti strapazzati e la faccia arrabbiata. Però è vero, un po’ vagabondo mi sento».
Voleva andarsene anche questa estate.
«Vero. Dissi: “Cavolo, mi sono fatto un mazzo così per arrivare fin qua e adesso devo andare in serie B?”. Dal mio punto di vista, poi, senza alcuna colpa».
Perché non ha fatto come Vieira, Ibra e gli altri?
«Attenzione, ci terrei fosse scritto chiaro. Non ho avuto la possibilità di scegliere».
Lione, Valencia, Inter: che c’era di vero?
«Si parlava di un trasferimento all’estero. Le offerte c’erano e sono stato bloccato. Dell’Inter non so nulla».
Nemmeno Trezeguet aveva una gran voglia, però a lei l’hanno bollata come «mercenario».
«Ancora questa storia? Ormai è passato un mese. Ma io dovevo anche pensare alla mia carriera e ho detto ciò che avevo in mente. Non mi piace dire falsità. Ai fischi non ci facevo caso, avevo altro per la testa. Non sono uno di quei giocatori che va sotto la curva a gettare la maglia».
Espulso a Napoli, pareva svogliato all’inizio: dalla terza giornata, a Crotone, è tornato super.
«Sono uno che volta pagina. Ormai il campionato è partito e lo vogliamo vincere. E poi non mi piace continuare a parlare di cose che non posso più cambiare. Questa è la mia realtà».
Lei ha un contratto e a fine stagione che si fa?
«Vediamo. Spero che sia importante anche la volontà di un giocatore. Quest’anno è stato privilegiato il desiderio della società».
Rimessi i piedi in A la Juve mollerebbe uno dei migliori al mondo?
«Ho detto vediamo, non che andrò sicuramente via. Dialogare serve a questo».
Prima bisogna essere promossi. Mai pensato: “Tenetevi i 17 punti, tanto in A ci andiamo lo stesso”?
«Non sarebbe una cosa facile, anche se questa squadra è attrezzata per questo. E non è detto che le vinceremo tutte: con qualche punto in meno sarebbe più facile».
Alfredo Di Stefano ha detto: «Ci vergognavamo a esultare come pazzi dopo un calcio di rigore, per aver sfruttato un simile vantaggio». Oggi c’è chi grida per averne lucrato uno.
«Devo dire che il calcio è cambiato? Forse. Ma io sono d’accordo con i simulatori, perché il pallone è fatto anche di furbizia. Io mi sono tuffato anche quando giocavo in strada. La furbizia è un’arma: se l’arbitro lo è più di te, ti caccia. Finita lì. Tutti i grandi giocatori erano furbi».
La mano di Dio di Diego, il suo idolo. Altri piedi da ricordare?
«Francescoli e Romario, che giocatori! E tanti altri sudamericani, anche se non sono riusciti a sfondare da voi».
Lei c’è riuscito.
«Negli anni ‘70 e ‘80 il calcio italiano era inguardabile. Per modo di giocare, intendo. Presente il catenaccio? Per molti era difficile adattarsi».
Poi?
«Un po’ più spettacolo e quando non c’è, è pure colpa mia, perché faccio parte di questo mondo. Però se penso a squadre come il Milan, mi sembra che negli ultimi anni abbia fatto spettacolo».
La sua Juve no?
«I primi due anni sì, gli altri due meno».
Meglio Lippi di Capello?
«Non ho detto questo».
Erano i due allenatori.
«Abbiamo vinto con entrambi. Solo che nelle ultime due stagioni potevamo fare meglio».
Si sarà consolato con il mondiale. Ora si sente italiano?
«Sono orgoglioso di questa vittoria, ma mi sento argentino: là sono nato e cresciuto. Ma ho difeso i colori dell’Italia degnamente. Penso che nessuno possa dirmi nulla».
La notte di Berlino ha svuotato il cassetto dei sogni?
«No, manca la Champions League».
Fantascienza vincerla con la Juve?

«Dobbiamo tornare in A, poi qualificarci. Parleremo, ma non è irreale».

 

21/10 – Triestina Juventus: 0 a 1 per il gol di Zanetti. Formazione: Buffon, Birindelli, Kovac, Boumsong, Chiellini; Camoranesi, Giannichedda (Paro), Zanetti, Nedved; Trezeguet (Balzaretti), Del Piero (Zalayeta). A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Marchionni, Bojinov.

Inguardabile Del Piero e insopportabile la sua pretesa di giocare per se stesso e per suo stramaldedettissimo duecentesimo gol. Inquietante la pervicacia di Deschamps di continuare a puntare sempre su di lui. Irritanti i continui incensamenti che gli rivolgono i dirigenti.

 

Il presidente Cobolli Gigli in una intervista del 23/10 a La Stampa dichiarato essere in corso trattative per un prolungamento del contratto di De Piero.

Dico la mia: “Riterrei il prolungamento del contratto a Del Piero, come già lo ritenni nel 2002, la più perniciosa delle ipotesi, quella che per più anni tarperebbe le ali a qualsiasi ipotesi di crescita. Non voglio offendere nessuno e vi prego di prendere quel che sto per scrivere per quel che è, cioè per una metafora, ma io a un professore morto preferirò sempre un asino vivo”.

E a proposito delle osannanti suffraggettezze di Del Piero che intolleranti e isteriche affollano Inscj così continuavo:

In questo Forum caro Libero_Catena ché in quello che (quantitativamente) va per la maggiore ti avrebbero insultato, seppellito di sputi e di maledizioni e bannato per l'eternità. Per delitto di lesa maestà, come si suol dire. Come hanno fatto con me quando molto civilmente ho osato esprimere qualche onesto dubbio sulla inopportunità di questa diuturna, esagerata, inopportuna, irritante santificazione di costui che da 8 anni è un ex atleta e che dal punto di vista umano - nessuno me lo toglie dalla testa - è uno che se ti da la mano subito dopo si conta le dita.

Son ragazzini, quelli di quell'altro Forum che (quantitativamente) va per la maggiore, ragazzini che conoscono la storia della nostra Juventus come conoscono l'italiano (sì, quelli che scrivono con le x, le k e saltando le vocali...), cioè poco o niente, che non han visto campioni e persone come Boniperti, come Scirea, come Platinì, come Bettega, come Sivori, come Charles, come Haller, che han dimenticato Montero, che han dimenticato Zidane, che i ricordi gli arrivano solo fino ad Antonio Conte, uno che più testa di cazzo di così non ne vedrò mai.
Che ferocemente, furiosamente stravedono per questo principino del sapersi vendere che ha perso scatto e velocità, che non sa più saltare l'uomo, che per trasformare una punizione dal limite prima deve sprecarne venti, che gioca per sè e per le sue personali glorie. Inutile all'economia del gioco e avulso dagli schemi, se ne sta costantemente in area a pestare i piedi a Trezeguet aspettando comodi palloni da trasformare in facili gol. E se per caso il centravanti glie ne devia uno togliendoglielo dalla conta lui nemmeno esulta, e se il tecnico lo fa uscire 10 minuti prima mette giù un broncetto da numetto irato che lèvati!
Basta! Del Piero sono 8 anni che gioca per se stesso, impedendo alla società una serie di coraggiose e più opportune scelte alternative. Ora Cobolli Gigli serafico viene ad annunciarci la lieta novella che stanno discutendo del prolungamento del contratto... Io ho la memoria d'un elefante, io me le ricordo le estenuanti manfrine della volta precedente! Il nugolo di avvocati giapponesi e italiani che ne patrocinava gli interessi, la esosità delle loro richieste, quel che alla fine, dopo circa sei mesi di estenuanti trattative, spuntò, una cifra tale che ci vollero due anni prima che Totti potesse (pur se di poco superarlo) quale calciatore meglio pagato in serie A, le sue frequenti apparizioni in tv e le sibilline dichiarazioni sulle trattative per il prolungamento del contratto, sull'esito certo, certissimo, ...anzi probabile! E magari come dici tu andrà a finire che glie lo rinnoveranno davvero. Perché farsi meraviglia? E' l'impronta montezemoliana: in primis il merchandising, in secundis la simpatia. Il resto conta poco o niente.
Del Piero è quel che è Maldini nel Milan, quel che era Antonio Conte da noi stessi nei grami tempi ancelottiani, quel che furono Cicciobello Marocchi e Antonio Cabrini nel Bologna di Ulivieri, ex atleti moggi di gambe ma lesti di lingua che pretendono di dettare la formazione. E' il loro tempo. Non per nulla il Governo si sta danando per allungare l'età pensionabile.
Signori cari, questa è la mia opinione e se mi permettete desidero che venga rispettata. Si può non esser d'accordo quanto si vuole, si può benissimo dissentire. Purché lo si faccia civilmente.

 

Da Paolo Ziliani su Del Piero (articolo uscito su “Calciatori.com” il 27 ott.). Paolo Ziliani è un pezzo di merda, ma questa volta ha ragione:

A intervistarlo è stato un giornalista di Sky, Federico Ferri, che lo ha fatto parlare di Juve e di nazionale. E a proposito di nazionale, e dell’ultima comparsata di Alex Del Piero nel club azzurro di Donadoni, il capitano juventino ha pronunciato poche ma chiare parole: “La tribuna contro la Georgia mi ha dato fastidio, ma di questo ci sarà tempo e modo di parlare”. Con Donadoni? “Appunto, con Donadoni, visto che al momento non ne abbiamo ancora parlato”. Sei arrabbiato o deluso? “Arrabbiato, certo, ci mancherebbe”. Dunque, è ufficiale: Del Piero ce l’ha con Donadoni per il trattamento ricevuto nell’ultimo, doppio impegno azzurro contro Ucraina (a Roma) e Georgia (a Tbilisi). Per chi l’avesse dimenticato: Donadoni ha schierato Ale titolare contro l’Ucraina sostituendolo a metà ripresa, sullo 0-0, con Di Natale. Risultato finale: 2-0 per l’Italia con Di Natale decisivo, protagonista di almeno tre splendide iniziative (assist per il 2-0 di Toni compreso). Quattro giorni dopo, in Georgia, il c.t. promuove titolare Di Natale – che assieme a De Rossi risulterà il migliore in campo - e manda Del Piero non in panchina, ma in tribuna. Scelta che fa discutere, che scatena le ire dell’Italia “delpieriana” e che provoca le lamentazioni a scoppio ritardato del capitano juventino. “Ne parlerò con Donadoni”, preannuncia Ale. Forse l’idea è buona. A patto che il chiarimento sia totale e serva a mettere un punto definitivo all’annosa questione di Ale in azzurro. Perché ormai, davvero, non se ne può più e Del Piero – lodato da tutti per la sua saggezza e la sua educazione – a dirla tutta incomincia a stancare.
Sarà infatti il caso di ricordare che:
1) Del Piero ha avuto la possibilità di prendere parte a 3 Europei (Germania 1996, Olanda 2000, Portogallo 2004) e a 3 Mondiali (Francia 1998, Giappone 2002, Germania 2006) senza mai giocare una partita degna di essere ricordata: in senso positivo, intendiamo. Ha deluso su tutto il fronte quand’era considerato titolare (vedi Francia 98), ha deluso su tutto il fronte quando – assai più frequentemente – è partito dalla panchina (vedi i 2 gol sbagliati nella finale europea Italia-Francia del 2000).
2) Del Piero è stato preso in considerazione da 6 commissari tecnici diversi: Sacchi, Maldini, Zoff, Trapattoni, Lippi e Donadoni. Ebbene, se è vero che nessuno se l’è mai sentita di accantonarlo, è altrettanto vero che nessuno si è mai sentito di farne un punto fermo della nazionale. Maldini e Zoff, anzi, hanno pagato a carissimo prezzo la fiducia e la considerazione riposte in lui mancando traguardi che apparivano ad un passo.
3) Del Piero è da anni un giocatore atleticamente spento. Nella Juve, Capello o lo metteva in panchina oppure non gli faceva finire una partita; ma anche Deschamps, in serie B, lo toglie dal campo praticamente sempre. E insomma un motivo ci sarà pure...
4) Del Piero si considera una punta e come tale vuole essere impiegato. Okay. Peccato che Lippi, all’ultimo mondiale, lo mettesse in coda – nel ruolo – a una compagnia composta da Toni, Gilardino, Iaquinta e Inzaghi. La sola partita giocata da Ale da titolare è stata Italia-Australia: Lippi lo preferisce a Totti ma Del Piero in campo è una pena. Al punto che a un certo punto deve lasciare il posto proprio a Totti che in 20 minuti – e nonostante le disastrose condizioni di forma – salva il mondiale azzurro dapprima lanciando Grosso all’assalto decisivo (rigore procurato al 90’), poi realizzando il rigore che ci manda ai quarti.
5) Del Piero si considera una punta di valore mondiale: in realtà è il più bravo di tutti solo nel tirare i rigori (non li sbaglia praticamente mai). E sorvolando sui problemi creati a Lippi al momento di decidere la successione dei 5 rigoristi della finale mondiale (le immagini di Sky, con Ale che si rifiuta di calciare il primo rigore costringendo il c.t. ad andare in cerca del sì di Pirlo, sono inequivocabili e a disposizione di tutti), va detto che per quasi 3 anni, nella Juve, Ale non è riuscito a segnare un gol su punizione.
6) Del Piero, che in estate è diventato campione del mondo, a novembre compie 32 anni. Ci chiediamo (e gli chiediamo): perché non approfittare della festosa occasione per salutare tutti e accomiatarsi in grande stile con tutti gli onori del caso? Che senso ha prolungare questa indicibile agonia azzurra, che ha ormai assunto i tratti dell’accanimento terapeutico? Quando Del Piero dice: “Voglio giocare in nazionale fino a 40 anni”, perché lo fa? Non si rende conto che è in campo, oggi, che Ale dimostra 40 anni? Del Piero ha detto che vuole parlare con Donadoni: chissà cos’ha intenzione di dirgli.
Come si dice in questi casi: che Dio ce la mandi buona...

 

Dal sito ufficiale della società: Il presidente Cobolli Gigli commenta così l’esito dell’Arbitrato che ha tolto 8 punti di penalizzazione sui 17 precedenti: “Ovviamente siamo soddisfatti che ci sia stata una riduzione della pena quasi del 50% e soprattutto che si sia chiuso un libro di grandi sofferenze. Nel cuore dei tifosi, e quindi nel mio, c’è però il macigno della serie B. Ora che il capitolo è chiuso, non resta che pensare al campo, a giocare e vincere per tornare subito in serie A”.

Mio commento (ma forse sono ingiusto verso il Presidente in quale da piemontese e da funzionario lega l’asino dove vogliono i padroni, ma che anzi – io ne sono dìcerto – di questi ha più cuore ed è più attaccanto alla squadra:

A me sinceramente sta parendomi questo Cobolli Gigli come il vecchio cane lupo del mio amico Forestale, che se non ricordo male si chiamava Cesare, il quale cane la notte che nella villetta vennero a rubare i ladri anziché abbaiare furiosamente e azzannargli le chiappe gli portò uggiolando le pantofole.

 28/10 – Juventus Frosinone 1 a 0 per il gol di Del Piero. Formazione: Buffon; Birindelli, Kovac, Boumsong, Balzaretti; Camoranesi (Marchionni), Paro, Zanetti, Nedved; Bojinov (Del Piero), Trezeguet (Marchisio). A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Palladino, Zalayeta.

 Un mio “pezzo” uscito il 31/10 su PBN in risposta a chi si sta stracciandosi le vesti per l’esonero di Antonio Conte dalla panchina dell’Arezzo:

Personalmente io Antonio Conte l'ho sempre giudicato un emerito testa di cazzo, caratterialmente egoista, tatticamente malaccorto e grammaticalmente incapace di mettere due parole in fila, e l'essere stato per alcuni anni un nostro giocatore non è di sè e per sè ragione valida per non accorgersi dei suoi limiti o per tacerli. Lì ad Arezzo di 7 partite non ne ha vinta neanche una, non vedo che altro avrebbe potuto fare il suo presidente o chiunque altro al suo posto se non silurarlo.

 

Risposta a chi vede già in Del Piero il manager del domani:

Per favore, lasciatemi opinare che allenatori e general manager si nasce e non si diventa. Io riconosco al votro pupillo doti di intelligenza e di freddezza assolutamente al di sopra della media, ma Gippone Viani (ve lo ricordate? Il grande Milan della seconda metà degli anni cinquanta-primi anni sessanta…) era poco più che un carrettiere ma costruì un Milan che per vederne uno parimenti grande occorrerà aspettare trent'anni (Ghezzi, Fontana, Salvadore, Liedholm, Maldini, Trapattoni, Chiggia, Grillo, Altafini, Schiaffino, Sorensen se non ricordo male), nè, per salire ancora un po' più su', credo che fare il capostazione a Civitavecchia sia o possa essere la scuola migliore per imparare il calcio. Voglio dire che uno la stoffa o ce la o non ce l'ha, e che se non ce l'ha nessuna scuola può insegnargli il mestiere. Per il bene del nostro calcio e probabilmente anche della nostra amata juve io mi auguro che Del Piero sappia affermarsi quale direttore tecnico e durevolmente eccellere, ma non lo darei per scontato. Quella che con tanto strobazzo Cobolli Gigli e i suoi padroni stanno mettendo sù a me par'essere solo una operazione di ‘captatio benevolentiae’ nei confronti dei tifosi. O, per dirla in un altro modo, una operazione nello stile di Massimo Moratti che appena prese in mano l'Inter chiamò a governarla i giocatori simbolo (Suarez, Mazzola, Facchetti e anche quel morto di sonno di Mariolino Corso) della vecchia Inter di suo padre.

 

1/11 – Juventus Brescia 2 a 0, per i gol di Del Piero e l’autorete di Colombo. Formazione: Buffon; Birindelli, Kovac (Balzaretti), Boumsong (Legrottaglie), Chiellini; Marchionni (Camoranesi), Paro, Marchisio, Nedved; Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Mirante, Balzaretti, Guzman, Bojinov, Zalayeta.

 

Un magistrale articolo del maestro di tattica e scienze calcistiche “Senzasenso” uscito il 2/11 su J1897.com.:

Trezeguet e Del Piero sono due palle al piede per una Juventus che vuole rinnovarsi tatticamente... L’uno e l’altro costringono i compagni a correre il doppio e così ad esaurire le energie prima degli avversari, questo perché se ne stanno entrambi fermi a pestarsi i piedi dinanzi al portiere avversario senza partecipare alla costruzione delle azioni d’attacco, senza offrire varietà e creatività agli schemi. Così che il gioco è sempre lo stesso e risulta sempre prevedibile, con il lancio lungo a Trezeguet o con il passaggino a Del Piero che tre volte su cinque si fa togliere il pallone e le altre due velleitariamente lo spreca, a parte il fatto che tiene solo 30 minuti, poi si siede e aspetta che i compagni gli diano il pallone.... E’ penoso vedere la Juventus che si trascina sulle spalle due giocatori che giocano per se stessi, possibile che non possano giocare in velocità, con la palla a terra....
La Juventus se non si rinnova va in serie A ma lì si ferma. Deschamps deve avere il coraggio di mandare in panchina quelle due palle al piede e far giocare gente che ha fame (in caratteri maiuscoli nel testo), gente che darebbe imprevedibilità alla manovra, gente che lotta, combatte, contrasta, che esca dal campo sudata.....
La Juventus deve costruirsi un futuro, non specchiarsi nel suo passato... non devono guardare in faccia nessuno, e devono farlo anche con Del Piero che da tempo ormai è un ex giocatore di calcio. Devono pensare al domani, e per questo devono far giocare subito (in caratteri maiuscoli nel testo) Bojonov e Palladino che correndo e combattendo possono far lavorare meno il resto della squadra, e così provare ad attuare il 4-3-3 con in attacco Giovinco –Bojinov e Palladino. Vedere Nedved che si ammazza di lavoro per permettere a Trezeguet e a Del Piero di camminare è vergognoso e controproducente, Nedved con Giovinco, Palladino e Bojinov lo vedremmo tirare più volte in porta, sia perché arriverebbe al tiro più lucido che ora e sia perché la squadra giocherebbe in velocità e con più forza nelle gambe (Palladino, Giovinco e Bojinov hanno tutti e tre insieme la somma degli anni di Trezeguet e di Del Piero), non dando punti di riferimento agli avversari.

 

Un interessantissimo articolo del dr. Corrado De Biase che con chiarezza e precisione esprime il suo punto di vista sul processo che ha portato la Juventus in serie B, alla revoca dei due scudetti, ai punti di penalizzazione e a quel quant’altro che ognuno sa.

Il dott. Corrado De Biase è stato per anni responsabile della giustizia sportiva ed è lo stesso giudice che nel 1980 condannò per illecito Milan e Lazio alla retrocessione in B e comminò al presidente dei rossoneri Colombo e a taluni noti calciatori (Paolo Rossi, Albertosi, Morini, Wilson) pesanti squalifiche. Io con questo suo esplicito ed esaustivo articolo chiudo con questa vicenda che quel farabutto del direttore della Gazzetta ha inteso chiamare “Moggiopoli”:

“Non posso sapere perché la proprietà della Juventus si sia mossa in un certo modo, ma mi sento di dire, al 99%, che la vicenda è stata abilmente pilotata dai vertici della squadra torinese, a cominciare dalla richiesta di Zaccone, che ha lasciato tutti di stucco. Zaccone non è un incompetente, come molti credono, ma è stato solo un attore di questa vicenda. Bisogna avere, innanzitutto, il coraggio di affermare una realtà: il procedimento di questa estate ha partorito un autentico aborto giuridico.
Quando parlo di "aborto giuridico" mi prendo la piena responsabilità di ciò che dico. Quando si vuole espletare in due settimane un procedimento che richiederebbe almeno 6 mesi solo per un corretto iter investigativo, non può che venir fuori un aborto giuridico. Quando si cassa, per motivi di tempo, un grado di giudizio, quando si impedisce agli imputati di portare testimoni, dossier e filmati in loro discolpa, ma gli si concede solo 15 minuti per una arringa difensiva, non si può che parlare di aborto giuridico.
Quando non si concedono agli avvocati difensori degli imputati i testi integrali delle intercettazioni, adducendo che non sono pertinenti, si può solo parlare di aborto giuridico. Quando, infine, si disassegna un titolo ad una squadra, la Juventus, per assegnarlo ad un'altra, l'Internazionale, prima che sia pronunciato il verdetto del primo iter istruttorio, allora siamo ben oltre l'aborto giuridico.
Non è un problema di giustizia ordinaria o sportiva: in ogni paese che si definisca civile eventuali pene e sanzioni devono essere comminate dopo che sia stato verbalizzato un verdetto di colpevolezza, mai prima. E non venitemi a parlare di normative UEFA o di liste da dare alla stessa per le coppe europee: i diritti degli imputati, tra cui quello di potersi difendere con i mezzi che l'ordinamento mette loro a disposizione, vengono prima di una partita di calcio.
Il punto che mi fa pensare che Zaccone abbia agito su input della proprietà è un altro, e cioè il modo in cui si sono mossi i vertici dirigenziali della Juventus, con quel finto ricorso al TAR. Come, mi chiedo, tu allontani i dirigenti, praticamente dichiarandoti colpevole, poi assisti inerte ed impassibile ad uno scempio mediatico e giudiziario ai danni della tua squadra e poi minacci di ricorrere al TAR?
E' il concetto di chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti, se ci pensate bene. Prima ti fai massacrare senza muovere un dito, ti fai disassegnare il titolo, fai stilare i calendari per i campionati e le coppe europee e poi minacci di andare al TAR, strombazzando il tutto sui giornali? Sa tanto di mossa politica per placare l'ira dei tifosi, mi pare. Se Zaccone, che è uomo di valore ed esperienza, avesse avuto il mandato di evitare il disastro si sarebbe mosso in maniera diversa, nel senso che avrebbe fatto notare queste "anomalie" nel tempo intercorso tra la fine del dibattimento e l'annuncio dei verdetti. Quello, infatti, era il momento buono per minacciare di ricorrere al TAR, quando le sentenze non erano ancora state scritte, ma andava fatto in camera caritatis, chiedendo un incontro con Ruperto, Sandulli e Palazzi, e non di fronte ai giornalisti della Gazzetta.
Vi prego di notare che non sto discettando di alta strategia dell'arte forense, ma dei principi basici, dell'ABC della professione, di cose che si insegnano ai ragazzi che vengono in studio a fare praticantato: se tu, avvocato difensore, ritieni di avere delle armi da giocare, chiedi un incontro con il giudice e il PM, nel periodo che intercorre tra il processo ed il verdetto, e gli fai notare che, se il responso sarà giudicato troppo severo, le userai. E qua di armi ce ne erano in quantità industriale.
Poi, di fronte al fatto compiuto, chi si prende la responsabilità di fermare una macchina che macina miliardi di €, tanto da essere la sesta industria del paese? Io, per conto mio, posso solo ribadire il concetto già espresso: una penalizzazione di 8/10 punti, una multa e la squalifica di Moggi e Giraudo per 10/12 mesi, questa era la pena congrua, a mio parere. Ogni parallelo con la vicenda del 1980 è improponibile: qua non ci sono tracce di illecito, né denaro o assegni. L'illecito ambientale non è un reato contemplato da nessun codice, a meno che non si tratti di inquinamento atmosferico…”

 

Ancora a  proposito di G.P. Boniperti:

Giampiero Boniperti è stato un grandissimo giocatore, un grande presidente ma come tifoso non ha saputo sottrarsi alla meschina debolezza, peraltro assai umana, di chi non vuole riconoscere che altri abbiano potuto fare quel che abbiamo fatto noi e forse anche di più. Giampiero Boniperti è un cattivo di genio e forte costanza, i suoi rancori sono ineliminabili. E' stato dodici anni a tifarci contro, o, più precisamente a tifare contro Giraudo e Moggi rei solo d'averlo sostituito, anziché riconoscere il buono che ne veniva quando "Moggiopoli" era ancora lontana e la squadra con Lippi e con Capello conseguiva rimarchevolissimi successi. Ora bel bello ritorna rilegandosi festante e compunto al carro del padroncino, mettendo una buona sordina alla sua seconda esperienza quale presidente, alla sciagurata decisione di richiamare in panchina Giovanni Trapattoni (il più grande bluff della storia del calcio in Italia), ai cento miliardi di lire (del 1994) di buco lasciati in eredità al torinista Giraudo che, al contrario di lui che aveva alle spalle il munifico "avvocato", ha subito ripreso a vincere autofinanziandosi.
Nella intervista cortesemente propostaci dall'amico Guido mancano i passi nei quali il vecchio taccagno parla di "moggiopoli" che io vorrei introdurre (solo poche righe) perché quel che il vecchio notabile ha dichiarato mi è piaciuto poco o niente. Perché sono parole che fanno interamente, e in maniera subdola e losca, il gioco della proprietà, che, come ha esplicitamente detto il dottor Corrado De Biase, ha deliberatamente voluto affossare la Juve per conseguirne un immediato e radicale dimensionamento.

> Presidente Boniperti, cosa prova da juventino del secolo?
> «Una grande malinconia. Noi in B, il Milan in Champions. Faccia lei».
> Non a caso, crescono i nostalgici di Giraudo e Moggi.
> «Ognuno ha i suoi gusti».
> Sono parecchi anche i tifosi che rivorrebbero lo scudetto 2005-2006, quello regalato all’Inter.
> «Li capisco. Attenzione, però. Meno si parla del passato, meglio è. Temo che, se lo riesumassero, finiremmo per pagare molto di più».

Con le sopradette allusioni, degne più d'un Moratti o d'un Mancini che d'un Grande Presidente, Boniperti che ama Giraudo come Annibale amava i romani, si fa utile portavoce di Elkann e di Montezemolo (e quindi dell'avvocato Zaccone, di Ziliani, di Cucci, di Verdelli, di Beha, di Paolo Liguori, di panzone Rossi, della Melandri, di Zeman, di Moratti, di Mancini e via disdicendo), tirando impietosamente sassi alla cieca verso i vecchi dirigenti anziché spendere una sola parola di pacificazione o quanto meno glissare con classe.
Guai ai vinti, si diceva una volta. Che dai nemici li guardi Iddio, Giraudo e Moggi, che dagli "amici" non so chi potrà mai salvarli.

 

Il giaguaro e l’amico del giaguaro…:

Su J1897.com è uscita una doppia intervista al tifoso della Juve Cristian Rocca e alla quinta colonna della proprietà Roberto Beccantini. Riposto le domande e le risposte fornite dall’uno e dall’altro, così che il secondo possa distinguere tra un vero tifoso uno scrivano “realista”, stipendiato da Elkann e amico di Cobolli Gigli. Non per nulla qui Beccantini si fa portavoce dei punti di vista della proprietà mentre Rocca lo è di noi tifosi. Ed è proprio per questo che delle 40 risposte date dall’uno e dall’altro io faccio mie 39 volte quelle di Rocca e solo 1 volta ho condiviso quella di Beccantini (la 30/ma, quella relativa alla fatal Perugia):

1) Quanti sono gli scudetti della Juventus? R. Rocca: Chiedilo a Cobolli Gigli. Beccantini: Ventinove, con due asterischi.
2) Cosa pensa di Calciopoli? R. Rocca: Tutto il male possibile. Beccantini: Uno spaccato del nostro Paese. Mancavano soltanto le prove. Le hanno trovate. Per anni, è stato tutto o quasi regolare per somma di irregolarità. Poi qualcuno ha rinunciato al turn-over e ha esagerato. Puro delirio di onnipotenza.
3) Cosa pensa dei 3 personaggi che componevano la Triade? R. Rocca: Non mi piacevano, li trovavo arroganti e, scusate la parola, antipatici, però Giraudo ha risanato la società e Moggi e Bettega hanno comprato grandi calciatori. I tre erano i migliori, infatti sia Moratti sia Berlusconi gli facevano la corte. Beccantini: Bettega, un mistero. Giraudo e Moggi: competenti, birbanti, polli. I favori alle Grandi gli arbitri li offrono gratis, non c’era bisogno di armare tutto ‘sto casino.
4) Ha mai pensato veramente che la Juventus vincesse per aiuti esterni al campo? R. Rocca: Sì, l’ho sempre pensato. La Juve negli ultimi anni vinceva sempre anche grazie agli aiuti forniti dalle campagne acquisti di Massimo Moratti. Beccantini: Le scorte c’erano: a volte restavano in garage, a volte uscivano.
5) Perché Moratti pure investendo somme mostruose non è mai riuscito a vincere sul campo? R. Rocca: Perché con Carlo Verdelli e Cobolli Gigli è uno di quelli che in Italia capisce meno di calcio. Beccantini: Perché ragiona da tifoso, perché l’abbiamo scelto come “atollo” dei nostri esperimenti, dal caso Ronaldo-Iuliano in su e in giù.
6) Cosa pensa di Guido Rossi e del suo operato in Figc? R. Rocca: Tutto il male possibile, anzi di più. Ha assegnato l’ultimo scudetto alla sua ex società, malgrado quel campionato non fosse oggetto di indagini e quindi ha falsato un campionato perfettamente regolare. Beccantini: Bene all’inizio, quando ha fatto il Montero. Male alla fine, quando ha fatto l’attore.
7) Ruperto e Sandulli hanno garantito la vera giustizia? R. Rocca: La Corte di Ruperto è stata nominata pochi giorni prima del processo da Guido Rossi. Quella di Sandulli è stata nominata dal vecchio regime e ha salvato tutto il vecchio regime, tranne la Juve che nel frattempo – unica società d’Italia – s’era schierata con i moralizzatori di Guido Rossi. Beccantini: La giustizia sportiva sta a quella ordinaria come i cento metri alla maratona. Per questo: otto a Ruperto, due a San-Dulli.
8) Cannavaro pallone d’oro. Cosa dice a tutti quelli che lo volevano cacciare dalla nazionale per le dichiarazioni pro-Juve fatte in pieno scandalo Calciopoli? R. Rocca: Mi fa troppe domande la cui risposta inevitabilmente è “tutto il male possibile”. Beccantini: Grazie: l’avete aiutato a vincere Mondiale e Pallone d’oro.
9) Ha mai creduto veramente che la Juventus facesse uso di doping? R. Rocca: Credo che la Juventus, come le altre squadre, abusava di farmaci legali e permessi dalle leggi. Solo che le inchieste sono state fatte soltanto a Torino. Mi chiedo, per esempio, perché mai a Milano nessuno abbia deciso di indagare sulle dichiarazioni fatte da uno dei 76 terzini sinistri assunti da Moratti; tal Georgatos. Beccantini: Ho sempre sperato di no, anche se a pane e acqua non va più nessuno. La sentenza d’appello mi conforta.
10) Tra Lippi e Zeman chi fa più bene al calcio? R. Rocca: Zeman è un genio del calcio. Mi ricordo ancora quando nei primissimi anni 80, se non alla fine dei 70, vidi una partita di serie C2 Alcamo-Licata. Vinse il Licata 4 a 1 e ancora rimango a bocca aperta al solo pensiero. Non ha vinto nulla perché credo sia un testone. Lippi invece è uno duttile, quello che per primo ha giocato con tre punte e poi s’è inventato il trequartista di nuova generazione, alla Zidane. Beccantini: In campo, Lippi. Fuori, Zeman.
11) Cosa pensa delle accuse di furti e doping che infangano il nome della Juve? R. Rocca: Tutto il male possibile. Beccantini: L’invidia è una medaglia al valore. A patto di non offrire troppi pretesti.
12) Qual è il giocatore che più l’ha fatta sognare nella sua vita da tifoso? R. Rocca: Michel Platini. Poi Totò Schillaci, Pippo Inzaghi e Zlatan Ibrahimovic. Stravedo per Kakà e Sheva. Beccantini: Omar Sivori; sono diventato juventino grazie a lui
13) Cosa pensa dell’attuale dirigenza? R. Rocca: Tutto il male possibile per ciò che riguarda il passato, bene per la gestione del presente. Beccantini: Parla troppo. Ma ha diritto a un anno di lavori forzati.
14) Ci crede al progetto azionariato popolare per la Juventus? R. Rocca: No. Beccantini: No

15) La partita che più l’ha fatta sognare ed emozionare? R. Rocca: La vittoria l’anno scorso a Bari per il 29esimo scudetto. Beccantini: Tante. Scelgo Juventus-Fiorentina della stagione 1994-95, da 0-2 a 3-2 con il gol di Del Piero, il più bello della sua carriera.
16) Che idea si è fatto in merito al Ricorso al Tar ritirato? R. Rocca: I piani alti della proprietà hanno imposto il ritiro. Beccantini: Ero contrario. Resto contrario. Sarò sempre contrario.
17) Il goal di Turone era valido? R. Rocca: Con la nuova regola del fuorigioco sì, con quella di allora chiaramente no. Beccantini: Sì
18) Il rigore di Ronaldo c’era? R. Rocca: C’era Pagliuca che s’è mosso in anticipo sul successivo rigore sbagliato da Del Piero. Beccantini: Sì.
19) Cosa vuol dire esser juventini? R. Rocca: Essere i più forti e i più vincenti. Beccantini: Vincere a qualche costo, non a tutti.
20) Sivori, Platini, R.Baggio, Zidane, Del Piero. Ordini per bravura questi campioni. R. Rocca: Sivori non l’ho mai visto. Scelgo Platini, malgrado i gol di Del Piero e la tecnica di Baggio. Ma Zidane, forse, è il più tecnico di tutti perché fa le stesse cose di quei tre ma a velocità maggiore. Beccantini: Zidane, Sivori, Platini, R.Baggio, Del Piero.
21) Zoff o Buffon? R. Rocca: Buffon è nettamente più bravo. Beccantini: Zoff

22) La formazione ideale di tutti i tempi della Juve e il suo allenatore preferito. R. Rocca: Quella che ha vinto l’anno scorso il 29/mo scudetto. Beccantini: Con il 4-3-2-1: Zoff; Gentile, Parola, Scirea, Cabrini; Boniperti, Tardelli, Zidane; Platini, Sivori; Charles. In panchina Trapattoni.
23) Cosa pensa del potere mediatico nel calcio? Condiziona la stampa? R. Rocca: Le trasmissioni sportive di Mediaset e la loro insistenza sulle moviole anziché sul calcio hanno rovinato il calcio italiano. Beccantini: No. La più grande inchiesta sul doping la dobbiamo a Zeman.
24) Secondo lei è immaginabile una Juve con un proprietario diverso dalla famiglia Agnelli? R. Rocca: No, purtroppo. Beccantini: Spero di no, temo di sì.
25) Chi più l’ha delusa questa estate dei partenti? R. Rocca: Nessuno. Hanno fatto benissimo ad andarsene. Hanno capito che la società voleva retrocedere e si sono accorti che non sono in grado di tornare grandi. Beccantini: Nessuno.
26) A quale colpa espiata dalla Juve si riferisce il Presidente Cobolli Gigli? R. Rocca: Cobolli Gigli deve ancora rispondermi sul numero di scudetti vinti dalla Juve. Beccantini: Cobolli, alla retrocessione; Gigli, non so.
27) Cosa pensa di Montali e Tardelli nel Cda della Juve? R. Rocca: Ah, sono nel Cda della Juve? Beccantini: Una manina di vernice.
28) Ha mai amato, professionalmente parlando, Capello? R. Rocca: E’ il migliore di tutti. Seguivo da vicino il suo Milan scarsino, quello con Massaro, e riusciva a vincere sempre. Mi sono accorto della sua superiorità quando con la Roma vinse a Torino 2 a 0. Cambiò all’improvviso squadra, giocando con un solo attaccante, e la Juve di Lippi non ci capì niente. In due anni l’ho visto in difficoltà soltanto contro la Roma di Spalletti e contro il Werder Brema. Entrambe giocavano senza attaccanti e lui non è mai riuscito a trovare la chiave. A parte questi due casi, ha sempre vinto tatticamente le partite. Beccantini: Professionalmente, alla follia.
29) Quanti scudetti “meritati” ha vinto la Juve? R. Rocca: Ripeto, lo chieda a Cobolli Gigli. Beccantini: Perché, hai dei dubbi su qualcuno? Sembra la domanda di un granata.
30) Ha fatto bene Collina a far giocare Perugia-Juve? R. Rocca: Ovviamente no. Beccantini: Sì. Siamo la Juve e si ripartiva da 0-0.
31) Crede che le curve possano esser condizionate dalla Presidenza o l’opposto? R. Rocca: Le curve non mi piacciono, men che meno i presidenti che gli vanno dietro. Beccantini: I tifosi hanno preso troppo potere. Quando ero ragazzo, tifavo e basta.
32) Il calcio adesso è più pulito? R. Rocca: No, è più noioso. E più falsato. Beccantini: È meno orientato.
33) Segue la noiosissima serie A di quest’anno? R. Rocca: Vuole dire il precampionato? No. Beccantini: Certo. Meglio noiosa dal vivo che troppo vivace al telefono.
34) Senza Ibra e Vieira, Moratti sarebbe riuscito a non vincere anche quest’anno? R. Rocca: Sì, ma meno facilmente. Beccantini: Sì.
35) Se dico “Combriccola Romana” cosa le viene in mente? R. Rocca: I giornalisti sportivi. Beccantini: De Santis. Purtroppo.
36): Cosa pensa di quanto dichiarato dal giudice De Biase (giudice dello scandalo Calcioscommesse) secondo il quale la Juve meritava al massimo qualche punto di penalità? R. Rocca: Aveva ragione De Biase. Beccantini: Era un grande insabbiatore, non mi meraviglio.
37) Cosa pensa delle intercettazioni telefoniche? Possono esser modificate e selezionate a piacimento da chi le gestisce? R. Rocca: Le intercettazioni sono un’aberrazione del diritto. Non so rispondere alla seconda domanda. Beccantini: In Italia tutto è possibile: anche che siano vere.
38) Crede che le grandi società come Fiat, Telecom, Mediaste, Capitalia influiscano sul calcio giocato? R. Rocca: Sul calcio giocato no, la palla è rotonda. Tu puoi avere la Telecom e i petrodollari dietro, ma se schieri Burdisso invece di Zambrotta perdi sempre. Beccantini: Sì.
39) La Juve avrebbe dovuto restituire la Coppa dei Campioni vinta all’Heysel? R. Rocca: Perché? Beccantini: Sì

Intervista a cura di Stefano Discreti (Montero77)

 

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6/11 - Napoli Juventus 1 a 1, per i gol di Del Piero e di Bogliacino. Formazione: Buffon, Birindelli, Legrottaglie (De Ceglie), Chiellini, Balzaretti, Zanetti, Marchisio, Paro, Camoranesi, Del Piero, Zalayeta. A disposizione: Mirante, Zebina, Urbano, Guzman, Bojinov, Palladino.

11/11 – Juventus Pescara 2 a 0, doppietta di Nedved. Formazione: Buffon; Birindelli (Zebina), Kovac, Chiellini, Balzaretti; Camoranesi, Paro, Zanetti, Nedved; Del Piero (Bojinov), Trezeguet. A disposizione: Mirante, De Ceglie, Marchisio, Guzman, Palladino.

18/11 – Albinoleffe Juventus 1 a 1, per i gol di Joelson su rigore e di Palladino. Formazione: Buffon, Birindelli, Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Camoranesi, Paro, Zanetti (Marchisio), Nedved; Bojinov (Mirante), Palladino. A disposizione: Zebina, Urbano, Kovac, De Ceglie, Maniero.

25/11 – Juventus Lecce 4 a 1, per i gol di Osvaldo, doppietta di Bojinov, Palladino, De Ceglie. Formazione: Mirante; Birindelli, Kovac, Boumsong, Balzaretti (Chiellini); Camoranesi, Paro, Marchisio (Venitucci), Nedved; Bojinov (De Ceglie), Palladino. A disposizione: Belardi, Urbano, Giovinco, Maniero.

1/12 – Genoa Juventus 1 a 1, per i gol di Nedved e di Juric. Formazione: Buffon; Birindelli (Zebina), Kovac, Boumsong, Balzaretti; Camoranesi, Paro, Marchisio, Nedved; Bojinov, Palladino. A disposizione: Mirante, Chiellini, De Ceglie, Venitucci, Guzman, Maniero. Arbitrava quel farabutto di Stefano Farina che come fa sempre quando ci arbitra si è ingegnato in tutti i modi per farci perdere la partita, compresi, oggi, un gol incomprensibilmente annullato a Palladino, un rigore letteralmente regalato ai genoani (ma che per fortuna Gigi Buffon ha parato) e i soliti due pesi e le solite due misure nella valutazione delle entrate (espulso Nedved, ammoniti lo stesso Nedved, Birindelli, Paro, Balzaretti e Zebina) insieme con la costante licenza di praticare contro i nostri un calcio violento e intimidatorio.  

9/12 – Juventus Verona 1 a 0, per il gol di Camoranesi. Formazione: Buffon, Zebina, Kovac, Boumsong, Chiellini, Camoranesi, Paro, Marchisio (Piccolo), Palladino, Bojinov (Del Piero), Zalayeta (De Ceglie). A disposizione: Mirante, Guzman, Urbano, Venitucci. 

19/12 – Bologna Juventus 0 a 1, per il gol di Zalayeta. Formazione: Buffon; Zebina, Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Camoranesi (Birindelli), Zanetti (Marchisio), Paro, Palladino; Zalayeta, Del Piero (Trezeguet). A disposizione: Mirante, Kovac, Guzman, Bojinov.

22/12 – Juventus Arezzo 2 a 2, per i gol di Trezeguet, Palladino, Martinetti (rig.), Martinetti. Formazione: Buffon; Chiellini, Boumsong, Balzaretti, Birindelli; Paro, Zanetti (Marchisio), Palladino; Del Piero, Trezeguet, Zalayeta. A disposizione: Mirante, Bojinov, Piccolo, Guzman, Zebina, De Ceglie.

6/12/06 – Per la 16/ma edizione del Trofeo Berlusconi: Milan Juventus 3 a 2, per i gol di Inzaghi, Nedved, Del Piero, Seedorf, Aubameyang. Formazione: Buffon (Mirante), Birindelli, Boumsong (Zebina), Chiellini (Kovac), Balzaretti, Palladino (Bojinov), Zanetti (De Ceglie), Paro, Nedved, Del Piero (Venitucci), Trezeguet (Zalayeta).

13/1/2007 – Mantova Juventus 1 a 0, per il gol di Bernacci. Formazione: Buffon (Mirante); Birindelli (De Ceglie), Zebina, Kovac, Balzaretti; Paro, Piccolo (Camoranesi), Marchisio, Del Piero; Zalayeta, Trezeguet. A disposizione: Urbano, Bojinov, Guzman, Venitucci.

16/1/07 – Juventus Cesena 2 a 1, per i gol di Del Piero, Trezeguet, Papa Waigo. Formazione: Mirante; Birindelli, Kovac (De Ceglie), Zebina, Balzaretti; Camoranesi (Piccolo), Paro, Marchisio, Palladino; Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Belardi, Venitucci, Guzman, Bojinov, Zalayeta. 

 


Coraggio Cobolli, reagisci allo scippo di
Christian Rocca editorialista de Il Foglio.

Un vecchio adagio dice che domandare è lecito, ri­spondere è cortesia. Dopo quasi due mesi di si­lenzio da parte del presidente Giovanni Cobolli Gigli, mi sa che la cortesia di rispondere a una domanda semplice semplice – «quanti scudetti ha vinto la Ju­ventus, 29 o 27?» – evidentemente non rientra nell’o­perazione simpatia avviata con successo dalla nuova dirigenza juventina. Nemmeno ora che tutti – tranne la Pradva rosa che si trova sui banconi del gelato nei bar dello sport – provano imbarazzo per chi, oltre al­lo scudetto, si è appropriato anche del titolo di Squa­dra Immacolata, naturalmente anche questo conqui­stato a tavolino, visto che sul campo si ricordano piut­tosto una patente ricettata, un passaporto falsificato, una condanna penale patteggiata, pedinamenti com­missionati a un dirigente Telecom oggi in attesa di giu­dizio, ipotesi di reati finanziari e anche la vendita fit­tizia del proprio marchio a una società di comodo. Tra l’altro, gli Immacolati non si sarebbero potuti iscrive­re al torneo aziendale di quest’anno se, come ha scrit­to il Sole-24 Ore, non fosse arrivato uno sconto di 60 milioni di euro accordato da un ex membro del consi­glio di amministrazione, diventato nel frattempo Com­missario della Federcalcio, e poi tornato in Telecom, ma solo dopo aver consegnato lo scudetto vinto rego­larmente sul campo dalla Juventus.
Continuo a sostenere che le procure debbano restare fuori dal calcio, anche nel paradossale caso degli one­sti indossatori di scudetti altrui. Pensate al povero Ibrahimovic: a causa di inchieste di ogni tipo non sa se è stato campione d’Italia, non sa se lo è, non sa se lo sarà mai.
Meglio restare sul calcio giocato, proprio per questo ri­peto al presidente della Juventus la domanda calcisti­ca che gli posi su queste colonne il 28 novembre scor­so: «Signor Cobolli Gigli, quanti scudetti ha vinto la Juventus: 29 o 27?». E’ così difficile rispondere? A me pare di una semplicità e di una linearità pari al­l’azione con cui l’anno scorso, a San Siro, Mauro Ger­man Camoranesi fece fesso uno dei 18 argentini di Mancini e mise al centro la meravigliosa palla con cui poi Ibra si inghiottì altri tre sudamericani per il gol del­l’uno a zero a San Siro.
Mi chiedo come mai Cobolli non risponda e, inoltre, perché non abbia sentito il dovere di smentire il gior­nale di famiglia, La Stampa, che lo avrebbe visto ap­plaudire, in Lega, la consegna della Coppa dello scu­detto a Massimo Moratti. Mi chiedo, ancora, perché non rivendichi gli scudetti sottratti. Mi chiedo, insom­ma, di che cosa si occupi Cobolli se non di questo?
Ripeto ancora una volta la domanda: ventinove o ven­tisette, signor presidente?
Se la risposta fosse ancora il silenzio, aumenterebbe il sospetto che sia vero quanto si dice a Torino e altrove riguardo alla farsa chiamata Calciopoli con cui è sta­ta condannata soltanto la Juve, e un po’ la Fiorenti­na, malgrado i giudici non avessero trovato né una partita truccata né un arbitro colpevole di aver aiuta­to i campioni d’Italia (quelli veri).
Il dubbio di cui parlo sappiamo tutti qual è. Abbiamo visto tutti che la Juve non s’è difesa. Abbiamo visto tut­ti la liquidazione degli uomini di Umberto Agnelli. Ab­biamo visto tutti che la Juve ha chiesto di essere con­dannata, malgrado non ci fosse “uno straccio” di pro­va come aveva scritto la procura di Torino. Abbiamo visto tutti come è stata fatta cassa, smantellando la mi­gliore squadra degli ultimi 15 anni. Abbiamo visto tut­ti che non è stato detto nulla al momento dello scippo degli scudetti. Abbiamo visto tutti la rinuncia al Tar e poi anche al Tas e poi a qualsiasi altra cosa potesse ser­vire a ristabilire la verità sportiva, cioè che la Juven­tus quegli scudetti li aveva vinti regolarmente e meri­tatamente sul campo. Insomma c’è il sospetto concre­to che il ruolo della Juve in Calciopoli sia stato più dal­la parte delle guardie che tra i ladri. Fino a prova con­traria non è così, ovviamente. Ma per smentire queste voci, acquisire un minimo di credibilità per il futuro e fidarsi degli ottimi progetti industriali di Jean Claude Blanc, basterebbe che il presidente Cobolli rispondes­se «29 scudetti» alla mia domandina facile facile. E che poi li rivendicasse uno per uno, mostrandoli sulla divisa, in sede e allo stadio.


"Così non si può" (articolo di Christian Rocca, editorialista de Il Foglio).

Questo è il titolo che non leggerete sul giornale rosa di domani. Dunque, fosse applicato lo schema Guido Rossi-Carlo Verdelli-Paolo Liguori, quello per cui alla giustizia sportiva non servirebbero le prove, gli indossatori di scudetti altrui non avrebbero potuto iscriversi al campionato di A del 2004-05 e avrebbero dovuto giocare in B l'anno scorso, quindi Borrelli dovrebbe subito aprire d'ufficio l'inchiesta e i procuratori federali chiedere il ritiro dello scudetto rubato l'anno scorso, più la penalizzazione quest'anno – giusto del numero di punti per non fargli vincere lo scudetto – e, ovviamente, la B per il prossimo. Ibra, ovviamente, tornerebbe a noi in A. Sarebbe fatta, se solo gli indossatori avessero come presidente Cobolli Gigli

 

20/1 – Juventus Bari 4 a 2 per i gol di Santoruvo, Trezeguet, Nedved, Del Piero, Nedved e Gervasoni. Formazione: Mirante; Birindelli, Piccolo, Giannichedda, Balzaretti; Camoranesi (Marchionni), Paro, Zanetti (Marchisio), Nedved; Del Piero (Bojinov), Trezeguet. A disposizione: Belardi, Legrottaglie, De Ceglie, Palladino.

27/1 – La Spezia Juventus 1 a 1 per i gol di Gonfalone e di Nedved. Formazione: Buffon; Birindelli (De Ceglie), Piccolo, Giannichedda, Balzaretti; Camoranesi (Marchionni), Zanetti, Paro (Palladino), Nedved; Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Marchisio, Bojinov.

 

“Il nuovo calcio che piace alla Pravda rosa”, di Christian Rocca, editorialista de Il Foglio.

Ora ci sono i dati ufficiali a dimostrare il danno che le procure e i bar dello sport colorati di rosa hanno fatto al calcio italiano. Rispetto all'anno scorso – l'anno del bellissimo campionato falsato dalla sentenza della Federcalcio di Guido Rossi preannunciata sulle colonne della Pravda rosa – gli abbonamenti negli stadi di Serie A sono diminuiti del 17.5%, gli spettatori paganti allo stadio sono diminuiti del 10% e sono calati anche i valori dei contratti Pay tv. I dati provengono da Mediaset, che a causa di questo disastro ora vuole pagare di meno i diritti e ha chiesto i danni alla Federcalcio (ma li dovrebbe chiedere anche a Paolo Liguori, però). A questi numeri vanno aggiunti la fuga all'estero di grandi calciatori, non rimpiazzati, il calo degli ascolti in televisione e la risoluzione dei contratti per la trasmissione delle partite italiane in Inghilterra e in Spagna (per mancanza di interesse). Tutto questo, fate attenzione, nell'anno del trionfo mondiale, quando cioè ci sarebbe dovuto essere un boom del settore calcio, grande entusiasmo, passione eccetera. Questi cali, dunque, valgono il doppio, se non il triplo. Anzi pesano ancora di più, perché questo non è soltanto l'anno del trionfo mondiale, ma in teoria anche quello in cui finalmente i campionati avrebbero dovuto essere avvincenti, puliti e non decisi da Moggi. Gli stadi vuoti e gli ascolti bassi dimostrano che a questa barzelletta hanno creduto solo i giornalisti sportivi. Chi paga per vedere il calcio preferisce quello precedente, quello in cui i campionati si vincevano sul campo, non a tavolino né a Tavaroli. Manca solo un dato a completare la fotografia del disastro: quante copie ha perso la Gazzetta dello Sport?

Non c’entra con la Juve (almeno non c’entra direttamente) ma quel che è successo venerdì sera a Catania va più in là del tollerabile... Quel che scrive oggi Zucconi su Repubblica è giusto e sacrosanto. A mali estremi estremi rimedi...

Il peggiore insulto alla memoria dell'ispettore ucciso arriva dai pelosi, ripugnanti cordogli di quei personaggi che hanno per anni allevato e coccolato la vipera del teppismo organizzato che ora si rivolta contro il calcio e oggi stigmatizzano ciò che avevano sotto il naso e sotto gli occhi. Sospendere i campionati per riprenderli poi con qualche minuto di silenzio, è fare come il tossicodipendente che sta un anno senza farsi e poi ricomincia per premiarsi di essere stato pulito. Abbiamo creato noi media, in primo luogo le tv sia quelle ufficiali che quelle spazzatura e le tragiche radio tifo, la cultura del "moviolismo", del "ce l'hanno con noi", del "soli contro tutti", del "gol del Turone", del rigore su Ronaldo, del "gomblotto", alimentando l'illusione che qualche miracolo tecnologico o quale testa importante simbolicamente mozzata potesse supplire alla ignoranza, alla violenza, alla idiozia di certi farabutti da curva e alla disonestà di maneggioni che presentano bilanci truffa anno dopo anno. Abbiamo - per favore non diciamo "hanno" come fanno i cialtroni qualunquisti indicando sempre gli altri - abbiamo ammazzato il calcio come sport professionale organizzato. L'Italia, la nostra Lega, deve essere espulsa dalla Uefa e messa in quarantena, come i portatori di tifo e di colera, e poi, se saprà dimostrare di aver fatto pulizia dei piccoli assassini e dei grandi farabutti, potrà essere riammessa al tavolo degli adulti e delle persone per bene. Da soli non ce la faremo mai, Devono buttarci fuori, espellerci, sospenderci, eliminarci d'ufficio dalle competizioni internazionali, come noi avremmo dovuto fare autonomamente a maggio anziché assegnare scudetti di carta e posizioni in classifica immaginare solo per non perdere i soldi e come si fa con chi non è degno di stare con le persone civili. Fu fatto con l'Inghilterra negli anni dell'hooliganismo e funzionò. Noi non siamo degni di stare a tavola con le persone per bene. Salvate il calcio, il più bello sport del mondo, escludete l'Italia per darci la forza di espellere le sostanze tossiche accumulate in questi anni. Vi prego, vi prego, cacciateci. Vittorio Zucconi, Repubblica.it  

 

Dopo i fatti di Catania (Come mai Verdelli non ci ha ancora pensato?) Christian Rocca su Il Foglio il 5 febbraio):  

La soluzione è semplice: richiamare Guido Rossi, chiudere il campionato, assegnare lo scudetto a tavolino agli indossatori di scudetti altrui, assicurandosi di farlo prima della partita con la Roma, ché non si sa mai che i lupetti vincano a Milano e riducano lo svantaggio. Per essere sicuri sicuri, togliere una ventina di punti al Catania che è oggi quarto e, di nuovo, non si sa mai.

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10/2 – Vicenza Juventus 2 a 2 per i gol di Palladino, Del Piero, Nastos, Pavonessa. Formazione: Buffon; Birindelli, Piccolo, Chiellini (Legrottaglie), Balzaretti; Marchionni (Camoranesi), Zanetti (Trezeguet), Paro, Nedved; Del Piero, Palladino. A disposizione: Mirante, De Ceglie, Zalayeta, Bojinov.

 

17/2 – Juventus Crotone 5 a 0 per i gol di Nedved, Balzaretti, Del Piero, Del Piero, Del Piero. Formazione: Buffon; Birindelli, Zebina (Boumsong), Chiellini, Balzaretti; Camoranesi (Marchionni), Zanetti (Paro), Giannichedda,  Nedved; Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Mirante, Piccolo, Zalayeta, Bojinov.

 

26/2 – Modena Juventus 0 a 1 per l’autorete di Centurioni. Formazione: Buffon; Zebina, Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Camoranesi, Zanetti, Giannichedda, Nedved; Del Piero (Bojinov), Trezeguet
A disposizione: Mirante, Birindelli, Piccolo, Paro, Marchionni, Zalayeta.

 

4/3 - Juventus Piacenza 4 a 0, per i gol di Trezeguet e i 3 di Del Piero (di cui uno su rigore). Formazione: Buffon; Birindelli, Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Marchionni (Camoranesi), Zanetti (Paro), Giannichedda, Nedved; Del Piero, Trezeguet (Palladino)
A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Marchisio, Palladino, Bojinov.

I nerazzurri di Mancini buttati fuori dalla Champions league (traggo dal blog di Christian Rocca):

Basta che manchi almeno uno dei due calciatori scippati alla Juve, che incontrino una squadra di calcio mezza decente, che si giochi a calcio, magari con gli spettatori e senza Guido Rossi e... plof... escono prima delle altre squadre italiane come negli ultimi 40 anni.
7 marzo

 

Dal blog di Camillo (Christian Rocca (3 marzo) :

 

C’è un presidente di una squadra di calcio italiana che non sa quanti scudetti abbiano vinto i suoi ragazzi e che non riesce a rispondere a una domanda semplice semplice. Questa: quanti campionati ha vinto la Juventus, 27, 28 o 29? (For the record: sono 27 per i frequentatori delle curve sud, 28 per l’Italia di mezzo, 29 per chiunque capisca di calcio). Il presidente della Juventus invece non sa rispondere. Meglio, non vuole rispondere. Probabilmente, non può rispondere. Sui documenti ufficiali, compreso il sito della Juventus, ha fatto scrivere 27. Davanti alla sede ha fatto togliere la fioriera rossa che mostrava il numero “28”. Sul pullman di servizio, le stelline dei trofei sono due di meno. Nelle interviste, a volte dice 27, a volte spiega che sono 28. In altre occasioni si lamenta che nessuno gli restituirà mai quei due titoli scippati, una cosa ovvia non avendoli mai chiesti indietro. Stando al giornale di famiglia, La Stampa, Cobolli Gigli ha addirittura applaudito con convinzione quando gli è stato comunicato che la coppa dello scudetto che la Lega aveva consegnato alla Juventus l’anno scorso era un falso, ché quella vera stavano per consegnarla a tavolino a Moratti.
Era, insomma, dai tempi di Luca Cordero di Montezemolo che alla Juventus non capitava una sciagura come l’avvento di Giovanni Cobolli Gigli. Il presidente è un uomo elegante, certamente piacevole, gentile come pochi, quindi l’esatto contrario di quanto servirebbe a una squadra di calcio che al momento del suo arrivo aveva a disposizione la formazione più forte degli ultimi 15 anni, compresi nove tra campioni e vicecampioni del mondo più, a fare undici, il pallone d’oro Nedved e il migliore calciatore in circolazione, quell’Ibrahimovic che da solo sta vincendo il precampionato cui dà importanza soltanto un giornale rosa che si trova sui banconi dei bar dello sport.
Quella squadra formidabile non c’è più. Cobolli l’ha smantellata. Da manager proveniente dalla grande distribuzione, ha distribuito due campioni al Real, due al Barcellona, due alla Fiorentina e due agli indossatori-di-scudetti-altrui, rafforzando tutti e indebolendo solo la società che rappresenta. Per un soffio, al simpaticissimo Cobolli, non è riuscito di vendere anche Buffon, Camoranesi e Trezeguet, ma per loro c’è ancora tempo. Certo la Juve stava per essere retrocessa, ma il dramma di Cobolli è che la Juventus non è andata in B per le colpe della vecchia gestione Giraudo-Moggi, cioè di Umberto Agnelli, visto che le accuse da bar dello sport sono state rigettate sia nei processi sportivi sia in quelli penali (non c’è stata alcuna partita truccata, nessun sorteggio taroccato, nessuna ammonizione mirata e gli arbitri sono stati assolti). La Juventus è in B perché la sua proprietà, ramo Gianni Agnelli, ha deciso per motivi oscuri di non difendersi e di sbarazzarsi degli ingombranti uomini del ramo Umberto. Nessuno sarebbe riuscito meglio di Cobolli a farsi travolgere come ha saputo fare lui. La Juventus cobolliana ha chiesto di essere retrocessa, purché con forte penalizzazione e malgrado non ci fosse “uno straccio” di prova come aveva scritto la procura di Torino chiedendo l’archiviazione dell’indagine. Poi ha rinunciato al Tar e anche al Tas, infine a qualsiasi altro strumento anche simbolico per ribadire che la Juventus quei titoli li aveva vinti meritatamente sul campo. Cobolli quasi non c’entra, fa anche tenerezza, forse meriterebbe un premio, il suo problema è che vanta una credibilità pari al numero di scudetti vinti da Moratti. A meno che non risponda forte e chiaro “29” alla domanda di cui sopra.
  

 

4/3 - Juventus Piacenza 4 a 0, per i gol di Trezeguet e i 3 di Del Piero (di cui uno su rigore). Formazione: Buffon; Birindelli, Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Marchionni (Camoranesi), Zanetti (Paro), Giannichedda, Nedved; Del Piero, Trezeguet (Palladino)
A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Marchisio, Palladino, Bojinov.

10/3 –Brescia Juventus 3 a 1 per i gol di Serafini, Del Piero, Serafini, Serafini. Formazione: Buffon; Zebina (Bojinov), Boumsong, Chiellini, Balzaretti (Palladino); Camoranesi (Marchionni), Zanetti, Giannichedda, Nedved; Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Mirante, Birindelli, Legrottaglie, Paro. In tutti i 90 minuti più recupero, i nostri non hanno tirato in porta una sola volta. Nemmeno in occasione del gol!

12/3 – Juventus Treviso 1 a 0 per il gol di Palladino. Formazione: Buffon, Birindelli, Zebina, Boumsong, Chiellini; Marchionni (Bojinov), Paro (Marchisio), Giannichedda, Nedved; Del Piero, Palladino (Balzaretti). A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Giovinco, Zalayeta.

19/3 – Juventus Triestina 5 a 1 per i gol di Piovaccari, Camoranesi, 3 volte Palladino e Bojinov. Formazione: Buffon; Zebina (Birindelli), Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Nedved, Camoranesi, Zanetti (Marchisio), Paro; Del Piero, Palladino (Bojinov). A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Marchionni, Zalayeta.

 

“La ricapitalizzazione è stata una presa in giro”:

vorrei dire anch'io la mia. secondo me l'aumento di bilancio è stato onesto, giusto e misurato. non per fare voli pindarici ma per attuare quella politica di "crescita equilibrata" indicata da blanc fin dall'inizio della sua gestione (dov'è dunque la sorpresa?). quindi per favore togliamoci dalla testa i grandi nomi e i grossi ingaggi, perché i tempi delle vacche grasse son finiti o stan per finire per tutti, anche per il real madrid se non trova un'altra ciudad deportiva da vendere e le milanesi se dopo essersi venduto il marchio non potranno vendersi anche il battesimo...). io m'attendo che puntino con coraggio e coerenza (voglio dire senza farsi condizionare dai malumori dei tifosi e dalle ciniche strumentalizzazioni dei giornalisti) su una gestione innovativa, puntando sui giovani e scovando i buoni giocatori (anche non giovani, almiron è uno di questi) là dove non si vedono o prima che diventino troppo cari. a parer mio i vari blanc, cobolli e secco stanno lavorando onestamente, tenendo conto che sono solo dei dipendenti, quindi io me ne starei tranquillo a guardarmi su sky le partite, lascerei a casa loro i vari e variegati trentenni che vengono a bussare alla nostra porta per mangiarsi a nostre spese la frutta e il dolce  (a meno che non si tratti di altro nedved...!), e, incrociando le dita attenderei che chi ci prenderà (perché io son sicuro che mamma fiat prima o poi ci venderà) sia un buon partito.   

 

31/3 – Pescara Juventus 0 a 1 per il gol di Alessandro Birindelli. Formazione: Buffon; Zebina (Birindelli), Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Marchionni (Palladino), Zanetti, Paro, Nedved; Del Piero, Zalayeta (Marchisio). A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Paro e Bojinov.




Intervista a Piero Ostellino del 2 aprile 2007:

D. Ha anche lei l’impressione che le inchieste e i processi sportivi per “ripulire il mondo del calcio” siano stati pretestuosi, e che l’unico cambiamento consista nella eliminazione della Juventus dalla serie A?

R. Non è un’impressione. Sono i fatti che parlano. Poiché l’obiettivo era mandare la Juve in B, il cambiamento rispecchia l’obiettivo. Se proprio dovessi aggiungere una malignità (ma non troppo) direi che il cambiamento – con le penalizzazioni di Milan, Fiorentina e Lazio - è stato disegnato affinché, finalmente, l’Inter potesse vincere un campionato (ma grazie soprattutto ai due acquisti dalla Juve, senza i quali non ci sarebbe stata trippa per il gatto neppure questa volta).

D. Ritiene che la situazione della Juve (non solo la B, ma lo smembramento di una squadra e di una società) abbia la sua matrice in una logica per cui il primo obiettivo era colpire i nemici interni?

R. Anche qui sono alcuni fatti che parlano. Primo fra tutti la singolare arringa dell’avvocato della Juve – unica nella storia dell’Occidente – che, come usava nella Cina di Mao, invece di difendere il proprio cliente ne ha invocato la retrocessione. Io, al riguardo, mi sono fatto un’idea. E’ solo un’ipotesi - non suffragata da prove che potrei esporre in tribunale - ma avvalorata da molti rumors (qualcosa di più di pettegolezzi) e da una ricostruzione dei fatti, mia e di qualche amico, forse un po’ romanzesca, ma non del tutto campata in aria.

Primo: Giraudo e Moggi, probabilmente con l’appoggio di Andrea Agnelli (che ora, non a caso, non va neppure più allo stadio), stavano cercando di trasformare la Juve in una public company analoga al Manchester United (stadio di proprietà, albergo, ristoranti, merchandising e quant’altro).

Secondo: ciò avrebbe diluito la partecipazione dell’azionista di riferimento, una frazione del quale non l’ha presa bene (il nostro capitalismo è contrario ad ogni innovazione modernizzatrice per definizione) e ha approfittato della divulgazione di intercettazioni telefoniche, oltre tutto illegali, per “scaricare” rapidamente i due prima ancora che la giustizia sportiva se ne occupasse. E’ singolare, al riguardo, che commissario straordinario della Federazione Calcio sia stato nominato non un giurista dello sport, ma un avvocato d’affari. L’intera vicenda si innesta in una guerra finanziaria di successione fra gli eredi Agnelli, con la verosimile regia dei loro “consiglieri” in Fiat.

Terzo: Per liberarsi di Giraudo e di Moggi e, sopratutto, procedere sulla strada dello smobilizzo della società, occorre montare lo scandalo e inventarsi una sorta di Mani pulite del calcio. Il che avviene con la complicità di un giornalismo che non si pone neppure delle domande _- come ad esempio ho fatto io – ma prende per buone le ragioni della “nuova Juve” e tifa per Moratti, sponsor di Guido Rossi (ex consigliere dell’Inter). Diciamolo: uno schifo, lo specchio di un’Italia moralista d’accatto, serva, marcia dalla testa ai piedi.

Quarto: La Juve finisce in B con due sentenze che fanno strame del diritto e – se è vera la mia fantasiosa (?) ricostruzione – addirittura con il silenzio-assenso della vittima. Un doppio scandalo, ma niente di sorprendente in questa Italia che non è patria del Diritto, ma del rovescio.

Quinto: Poiché la Juve è una società quotata in Borsa, mi sarei aspettato che la magistratura ordinaria si ponesse a sua volta qualche domanda – negli Stati Uniti se un azionista danneggia la propria società per perseguire un proprio interesse viene inquisito e se si prova il dolo finisce in galera per qualche anno – e che altrettanto facesse la Consob.

Sesto: Naturalmente, poiché né la magistratura né la Consob si sono mosse, tutto lascerebbe pensare che l’intera operazione sia stata corretta e che la mia ricostruzione, i rumors e la concatenazione dei fatti – fra i quali una ulteriore sorprendente decisione: la rinuncia al ricorso al Tar, ricorso fatto bene, ma che, in tale contesto, sembra più un alibi per giustificare i precedenti che la volontà di andare a fondo - siano pura fantasia di juventini malati. Per amore della Juve mi definisco volentieri tale.

Settimo: Mi sarebbe piaciuto che, innanzi tutto, non per smentire tale ricostruzione, ma per manifestare un minimo di dignità, la dirigenza della “nuova Juve” avesse almeno protestato per uno scudetto scippato e regalato all’Inter da un suo ex consigliere – a proposito di conflitto di interessi - uno scudetto vinto in un campionato sul quale non si è neppure indagato.

Ottavo: mi piacerebbe che la dirigenza della “nuova Juve” mi dicesse quanti campionati ha vinto la società: 29 (come dico io) o 27 (come lasciano supporre loro) ? ora, però, mi piacerebbe – lo chiedo formalmente –, come tifoso e come giornalista – che la Dirigenza della Juventus dicesse chiaramente ai tifosi quali sono le sue vere intenzioni, se ha intenzione di non vendere, di rafforzare adeguatamente la squadra. La prospettiva di una Juve che vivacchia a metà classifica non è tollerabile per i tifosi e dignitosa per il suo passato. Meglio vendere.

D. Pensa che si sia ancora lontani dalla verità su Calciopoli, che si sia trattato di una intensa e breve campagna mediatica, seguita da una volontà di metterci una pietra sopra?

R. Non c’è stata volontà di metterci la pietra sopra, c’è stata una convergenza di interessi che ha concorso a seppellire uno degli scandali più assurdi e vergognosi della storia di questo i Paese. Sia chiaro: non lo scandalo di partite e campionati truccati – che non c’è stato: lo dicono le sentenze – ma scandalo per il modo col quale si è infangata una gloriosa società per ragioni del tutto incomprensibili, o fin troppo comprensibili, ma, temo, non confessabili. Comunque siano andate le cose, le clientele e le parentele, le complicità, il conformismo nazionale, le viltà di certo giornalismo, l’hanno avuta vinta. Se ne parlerà fra cinquant’anni. C’è da vergognarsi, non di essere tifosi, ma di essere italiani.

D. Noi pensiamo che i veri vincitori morali di “calciopoli” siano i tifosi della Juventus. Il loro comportamento è stato esemplare, nessuna violenza, nessuna occasione di disordini. Cosa pensa che la Juventus possa fare per premiarli?

R. Una lezione di civiltà. Ma la civiltà non è di casa in questo povero Paese che fra la gente comune, fra quei tifosi che hanno subito senza ricorrere a violenze e a proteste sconsiderate. Bravi, bravi, bravi, avete tutta la mia solidarietà e il mio plauso e il mio affetto. Che cosa dovrebbe fare la “nuova Juve” per premiarli ? Dire la verità, smetterla con le ipocrisie di un buonismo ridicolo, smentire con i fatti i sospetti che la circondano.

D. Noi avevamo proposto l’azionariato popolare modello Real Madrid. La società ha scelto invece la strada dell’aumento di capitale. Come valuta questa decisione? Quali scenari si aprirebbero nel caso non andasse a buon fine?

R. Aspetto. Voglio vedere se c’è davvero la volontà di investire nella ricostruzione di una squadra che questa stessa dirigenza ha smantellato. Ammetterete che la cosa è abbastanza surreale: prima smantellano la squadra, poi dicono di volerla rilanciare. Io continuo a sospettare che vogliano vendere la società. Spero di essere smentito e nel solo modo credibile: la ricostruzione, subito, di una grande squadra. Il resto o sono chiacchiere o è un espediente per prendere tempo in vista della cessione.

D. La Juventus si è fatta vanto di una campagna “simpatia”. Non pensa che sarebbe giusto farla anche verso i propri tifosi, spiegando quale uso si è fatto e si intende fare della somma (quasi 150 milioni di euro tra vendite di sette campioni e risparmi sugli ingaggi e relative tasse) realizzata la scorsa estate? E poi spiegare bene perché il ricorso al TAR presentato “all’unanimità” due giorni dopo è stato ritirato?

R. Credo di avere già risposto. Ma penso sia anche del tutto inutile sperare in una tale campagna di “simpatia” verso i tifosi. Forse, la nuova dirigenza non è che non voglia farla. Temo non la possa fare senza rivelare qualcosa che turberebbe i tifosi e, temo, anche le coscienze di qualcuno che ne è stato protagonista.

D. Quali cose, dal punto di vista societario e da quello tecnico, sono necessarie, e con quali tempi, perché la Juventus possa tornare a lottare per i primi posti?

R. Sempre che le intenzioni della nuova dirigenza siano per un rilancio: 1) metterci tanti soldi; 2) andare a caccia di tre-quattro giocatori giovani – non oltre i 27-28 anni - ma già affermati e maturi con i quali riaprire un ciclo; 3) evitare di imbarcarsi in acquisti di giocatori (italiani e stranieri) costosi, ma già sulla strada del declino (leggi, con tutto il rispetto, Toni e altri di cui si parla, italiani e no); 4) non pensare che quelli presi a scadenza di contratto siano qualcosa di più di un utile rincalzo (a meno che non si tratti di giovani come Saviola). Se, invece, le intenzioni non fossero per un rilancio, a questa nuova dirigenza non resterebbe che fare una sola cosa: togliersi dai piedi.

 

 

6/4 – Juventus Albinoleffe 1 a 1 per i gol di Ruopolo e di Balzaretti. Formazione: Buffon; Birindelli, Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Camoranesi (Bojinov), Paro, Giannichedda (Marchisio), Nedved; Palladino (Marchionni), Trezeguet. A disposizione: Mirante, Legrottaglie, De Ceglie, Zalayeta.  Le squadre di Mondonico non si smentiscono mai, in specie contro la Juventus.

10/4 – Juventus Napoli 2 a 0 per i gol di Camoranesi e di Del Piero. Formazione: Buffon; Zebina, Boumsong (Legrottaglie), Chiellini, Balzaretti; Camoranesi, Marchisio, Giannichedda, Nedved; Del Piero (Palladino), Trezeguet (Paro). A disposizione: Mirante, Marchionni, Bojinov, Zalayeta.
 

 

Non è ancora finita (anzi sta per ricominciare …).

 

Il 10 aprile i magistrati della procura antimafia di Napoli Narducci e Beatrice che anziché occuparsi della camorra, dell’immondizia, della delinquenza minorile e dei mille drammatici problemi che affliggono Napoli e i comuni del distretto (ma farlo costa o potrebbe costare grane e fors’anche pallottole, mentre col pallone acquisti gratuita popolarità, in specie se si spara a zero contro la Juventus…) hanno chiuso l’ istruttoria su Moggiopoli, come l’hanno chiamata, chiedendo il rinvio a giudizio “per associazione a delinquere…” di Luciano Moggi, di Antonio Giraudo, di una dozzina di arbitri (per il non dimostrato teorema che se un arbitro fischiava qualcosa alla Juve o non le fischiava qualcosa contro era solo perché faceva parte della “cupola” moggiana).

Nonostante la avvenuta evirazione d’un complesso agonistico pressoché imbattibile, nonostante che per ciò si siano venduti (o svenduti) otto dei giocatori migliori, nonostante il lavacro d’umiltà e operazione simpatia voluti dal duo Elkann-Montezemolo e nonostante la corrività dei nuovi dirigenti, puntualmente si è scatenata contro di noi, esattamente come un anno fa, la canea urlante e ululante di chi ci vorrebbe cancellare dalla faccia della terra e non s’accontenta di niente di meno.

 

 

Riporto due interventi a difesa; il primo è di Christian Rocca, il secondo è mio.  

 

Non vedo l'ora che cominci il processo a Moggi & co, malgrado la Procura e il tribunale di Napoli non siano esattamente un esempio specchiato di diritto e giurisprudenza. Finalmente vedremo l'esibizione delle prove e sarà concessa agli imputati la possibilità di difendersi. Non vedo l'ora perché finalmente si vedrà se c'è stata corruzione oppure se non c'era niente, come è venuto fuori dai giudizi sportivi. A meno che non salti fuori un colpo clamoroso, mi pare difficile che emerga alcunché visto che la giustizia sportiva, che per condannare non aveva bisogno di provare nulla, ha sentenziato sulla regolarità delle partite, dei sorteggi, delle ammonizioni e di tutto il resto che oggi torna in ballo a Napoli. Facciamo così: se viene fuori la prova che la Juve corrompeva gli arbitri e comprava le partite, io ovviamente ritiro ogni parola in difesa di quella strepitosa squadra. Se non viene provato l'illecito, come nei giudizi sportivi, gli altri faranno lo stesso?
Ribadisco che non vedo l'ora che cominci il processo: in un modo nell'altro si saprà se la Juve ha corrotto oppure no. Nell'attesa mi sono letto la dichiarazione di chiusura delle indagini, che presto si trasformerà in rinvio a giudizio. Leggetela anche voi: non c'è niente. E' ovvio che le prove, ammesso che ci siano, arriveranno al momento del processo, ma qui si nota soltanto la moltiplicazione delle chiacchiere da bar e una certa incompetenza calcistica dei magistrati, neanche fossero giornalisti del giornale rosa.
Giro di soldi non ce n'è, nemmeno alla lontana, resta quindi ignota la motivazione degli arbitri: si facevano corrompere per che cosa? Per farsi dare di cornuti negli stadi e al Processo del Lunedì? Finora l'unico movimento sospetto in questo senso, a parte i rolex d'oro della Roma e i mega regali degli indossatori, riguarda il dossier dell'azienda di Paparesta finito, tramite Milan, sulla scrivania del presidente del Consiglio. Però di questo non si parla.
La cosa più pesante contro gli associati a delinquere è la stessa alla base della condanna sportiva: i magistrati dicono che Moggi aveva dato schede estere a Pairetto e Bergamo e con queste evidentemente comunicavano. Bene. I magistrati hanno le intercettazioni? No. Non le hanno. Quindi, sentite bene, la prova della colpevolezza della Juve e degli altri non è nelle migliaia di telefonate che conosciamo da un anno. No, in quelle telefonate non c'è niente di penalmente rilevante. La prova è nelle telefonate che non conosciamo, né noi né i magistrati. Geniale, no?
La parte che preferisco è l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'ammonizione preventiva (ipotesi, oltre che assurda, già smentita dalle sentenze sportive, quelle in cui non c'era bisogno della prova per condannare, ma bastava il sospetto bla-bla, vi ricordate?). Ebbene una di queste partite è Udinese-Brescia. I magistrati scrivono che l'arbitro nelle mani di Moggi ha ammonito dolosamente Pinzi, Muntari e Di Michele per non farli giocare la settimana successiva contro la Juventus. Il problema è che Pinzi, Muntari e Di Michele non erano affatto diffidati e la settimana successiva hanno giocato regolarmente contro la Juventus. Mica male, no? Sempre nella stessa partita è stato espulso Jankulovski. Ah ah, ecco la prova della combine dolosa. Eppure qualcuno si ricorderà di quella partita. Il Brescia aveva segnato con Mannini un gol mentre il portiere dell'Udinese De Sanctis era per terra infortunato. Ricordate il casino? Bene, quello che subito dopo il gol antisportivo del Brescia è andato a colpire con un pugno in faccia un giocatore del Brescia è proprio Jankulovski. Espulso. Di più. Leggo su j1897.com che il comunicato ufficiale della Lega dopo quella partita dice che l'infrazione di Jankulovski è stata "rilevata dall'assistente", non dall'arbitro co-imputato di Moggi.
Vi sembra credibile, infine, che Moggi abbia messo su questa articolata e potente mafia russa per far squalificare preventivamente Viali (con una elle), Obodo, Petruzzi e Nastase? Nastase, poi, non era un tennista?

Continua la ridicola campagna di macchiettizzazione del diritto ad opera del giornale rosa che si trova sui banconi dei gelati nei bar dello sport. Sono fatti così al giornale rosa, usano la moviola invece della prova, le gazzette al posto delle pandette. Peccato, però, che si siano dimenticati di questo rigore netto negato alla Juve nella stessa partita incriminata. (Ehi, Verdelli, siamo capaci tutti di giocare al piccolo Biscardi). Peccato, inoltre, che si siano dimenticati della squalifica ex post comminata a Ibrahimovic di un numero di giornate pari a quelle necessarie a non affrontare il Milan nella partita decisiva, poi vinta dalla Juve (ma non controllavano il campionato?). Peccato si siano dimenticati che il fallo da prova televisiva di Ibra (che peraltro non era niente di speciale) sia avvenuto in un Juve-Inter di tre giornate prima, vinto dagli indossatori e con arbitro De Santis (ma De Santis non era il pilastro dell'associazione a delinquere?). Peccato che se De Santis avesse voluto aiutare i compari della Juve avrebbe dovuto scrivere nel referto di aver visto lo scontro Ibra-Cordoba e di averlo valutato involontario o regolare. Se avesse fatto così, Ibra non sarebbe stato squalificato, invece è stato squalificato, al punto da non giocare la partita decisiva dello scudetto a San Siro col Milan. Niente, al giornale rosa non ne sanno niente. Loro si occupano di Cogne, ora.

Oggi i professorini di diritto delle cronache sportive sostengono che la Juventus ora rischia la C o ancora la B o una penalizzazione nella prossima A. Lasciamo stare che non si curano di premettere "se saranno confermate le accuse", ma non è questo il punto. Il punto è che non hanno letto le sentenze di condanna dell'estate scorsa: i giudici non avevano trovato nessuna partita falsata in quel campionato, ma siccome dovevano condannare lo stesso perché lo chiedeva il bar dello sport, hanno condannato la Juventus considerando l'intero campionato corrotto (sebbene non si capisce come sia possibile alterare un campionato, senza taroccare nessuna partita). Se i giornalisti travestiti da giureconsulti avessero letto la sentenza dell'estate scorsa, saprebbero che anche se ora si trovassero le prove della corruzione di tutte e 34 le partite di quel campionato, la Juve è stata già condannata esattamente per aver corrotto tutto il campionato (anche se senza prove, anzi con le prove del contrario, ma questa è un'altra storia).

 

A pagina 16 del documento di chiusura delle indagini, scrivono che Simone Inzaghi è stato ammonito nella giornata precedente per evitare che giocasse nella "partita Juventus-Sampdoria 1-0 del 2 febbraio 2005…”. Peccato che la partita sia finita 0-1, per la Samp.

 

 

 

E’ venuto il tempo che ci facciamo sentire pure noi…

 

Ma che vuoi farti sentire...! – gli rispondo - possiamo solo fare come quei fanti che sul Carso, rimasti senza munizioni, facevano finta di sparare agli austriaci facendo BUM! BUM! con la bocca!
Come vuoi che ci sentano quando la ministra dello sport è tifosa della roma, quello degli esteri anche lui roma, il sindaco di roma e futuro leader della coalizione (spero vivamente di sbagliarmi) campione dell'opportunismo antijuventino, il presidente della camera milanista, il presidente del consiglio torinista, i due vicepresidenti del consiglio uno romanista e l’altro laziale, quello degli interni per sua stessa definizione "torinista e antijuventino", come vuoi che ci sentano quando la punta di lancia del giornale di famiglia è il paludatissimo dottor Beccantini (quello del "Tutto va bèn, madama la marchesa...!), e la più grossa delle bocche da fuoco puntate contro di noi è la Gazzetta in buona parte controllata dalla Fiat… Noi non abbiamo televisioni e, a conseguenza di questo, giornalisti che tifino per noi! C’è pure che Torino è una città provinciale, che per andarci ci devi andare di proposito. Guarda quanti sostenitori prezzolati hanno la Roma, la Lazio e il Napoli (in groppa alla Rai), il Milan (che ha Mediaset), l'Inter ché Milano è una metropoli e Moratti ne ha a libro paga una cinquantina. Noi abbiamo lo stadio e il pubblico di una piccola città, una proprietà ambigua e vereconda, soldi pochi o comunque poca voglia di spenderli. La salvezza è nel subentro di un vecchio pazzo cui il caldo del deserto abbia dato alla testa, abbia moltissimi soldi, il coraggio di spenderli e che, sopratutto, consideri i giornalisti per quello che sono: dei autentici pezzi di merda, cioè il colonnello Gheddafi. 

 

 

 

14/4 - Lecce Juventus 1 a 3 per i gol di Marchionni, Polenghi, Zalayeta e Camoranesi. Formazione: Buffon; Birindelli, Zebina, Chiellini, Balzaretti; Camoranesi (Trezeguet), Marchionni (Bojinov), Venitucci, Nedved; Zalayeta, Palladino (Bianco). A disposizione: Mirante, Legrottaglie, Piccolo, De Ceglie. Due parole. Quest’anno le partite non le commentiamo ma non possiamo non dire come l’arbitro Pantana abbia fatto di tutto per non farci giocare, lasciando impunito ogni tipo di fallo perpetrato dai leccesi (anche a gioco fermo e a palla lontana) sui nostri giocatori. E come lungo tutto questo campionato di dolori e di sofferenze Pavel Nedved, Mauro German Camoranesi e Giorgio Chiellini abbiano sempre giocato partite rilevantissime.     
    

 

17/4 – Juventus Rimini 0 a 0. Formazione: Buffon; Birindelli, Legrottaglie, Chiellini, Balzaretti; Camoranesi, Marchisio (Zebina), Giannichedda, Nedved; Del Piero (Zalayeta), Trezeguet (Palladino). A disposizione: Mirante, Venitucci, Marchionni, Bojinov.

L’arbitro è stato un bastardo; per carità di patria taccio invece su Deschamps che si ostina a far giocare Trezeguet e Del Piero.

 

21/4 – Juventus Genoa 3 a 1 per i gol di Nedved, Chiellini, Di Vaio e Trezeguet. Formazione: Buffon; Birindelli (Boumsong), Zebina, Legrottaglie, Chiellini; Camoranesi (Marchionni), Marchisio, Giannichedda, Nedved; Del Piero (Zalayeta), Trezeguet. A disposizione Mirante, Venitucci, Palladino e Bojinov.

Eccellenti prestazioni di Nedved, Marchisio e Chiellini. Latitante Trezeguet, irritante Del Piero che s’intromette in tutte le azioni d’attacco rallentandole.

 

 

 

Dopo diciotto anni l’Inter ha vinto il suo 15° scudetto. Il quotidiano La Stampa ci chiede “Fu vera gloria?” e all’uopo ha aperto un forum. Ecco il mio intervento, che ho firmato con tanto di cognome, nome e indirizzo di posta elettronica. 

 

Titolo: uno scudetto onanista…

Sono dei miserabili, degli eterni perdenti, degli insopportabili piangina. E quello che, pro domo loro, hanno combinato Tronchetti Provera e l'avvocato Rossi grida vendetta, altro che chiacchiere e autoincensamenti. Si gloriano di un scudetto che non posso che definire onanistico e del quale in un paese serio ci si vergognerebbe. Si è trattato di una truffa e mi dispiace che un giornalista intelligente come Piroso questa mattina al termine di Omnibus si sia messo a sventolare la magliettina. Queste cose le lasci fare a Moratti e ai millanta che come Mancini ha iscritto a libro paga; da Antonello Piroso c'era da attendersi, invece, un po' più di verecondia e di autoironia. In un paese serio Luciano Moggi starebbe a capo della Federcalcio e l'Italia del pallone sarebbe un paese temuto e rispettato.

 

23/4/2007.   

 

 

27/4 – Verona Juventus 0 a 1 per il gol di Boumsong. Formazione: Buffon; Zebina (Birindelli), Legrottaglie (Kovac), Boumsong, Chiellini; Camoranesi, Marchisio, Giannichedda (Marchionni), Nedved; Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Mirante, Venitucci, Palladino, Zalayeta.

 

 

1/5 – Frosinone Juventus 0 a 2, i gol entrambi di Zalayeta. Formazione: Buffon; Zebina, Legrottaglie, Boumsong, Balzaretti; Marchionni (Chiellini), Camoranesi (Venitucci), Marchisio, Nedved; Zalayeta, Palladino (Del Piero). A disposizione: Mirante, Birindelli, Bojinov, Trezeguet.

 

 

 

Smisurate, sconce, insopportabili e sguaiate si sono fatte la prosopopea e la iattanza di moratti e dei suoi dipendenti ora che han vinto, in un campionato costruito ad hoc, questo scudetto di cartone!

Del Piero, che in quanto a lingua non lo batte ancora nessuno, ieri glie ne ha cantate quattro, ma mi piace riportare quel che è uscito oggi sul blog di Camillo (al secolo Christian Rocca) che da juventino sfottuto e fottuto ce l’ha a morte con “gli indossatori degli scudetti altrui”, come lui li chiama…

 

 

"PRESO GILBERTO!" (Indimenticabile titolo di prima pagina di una sempre lucidissima Gazzetta di qualche anno fa).

Oggi è il 5 maggio, il giorno di "Ei fu siccome immobile", no, non Napoleone, tal Gresko. Per festeggiare la ricorrenza, un estratto da "Il sistema Inter" di Emilio Cambiaghi:

"Champions League:
▪ Ultima vittoria: 1965
▪ Ultima finale: 1972
▪ Semifinali negli ultimi 35 anni: 2 (1981, 2003)

Consideriamo gli anni dall’ultimo scudetto reale, quello del 1989 (tra parentesi i dati con i tre punti a vittoria):
▪ 1989/90 - Terza: -7 (-11) punti dal Napoli vincitore, pari con la Juve
▪ 1990/91 - Terza: -5 (-7) punti dalla Samp vincitrice, +9 (+14) sulla Juve
▪ 1991/92 - Ottava: -19 (-31) punti dal Milan vincitore, -11 (-19) dalla Juve
▪ 1992/93 - Seconda: -4 (-5) punti dal Milan vincitore, +7 (+9) sulla Juve
▪ 1993/94 – Tredicesima: -19 (-27) punti dal Milan vincitore, -16 (-22) dalla Juve
▪ 1994/95 – Sesta: -21 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 1995/96 – Settima: -19 punti dal Milan vincitore, -11 punti dalla Juve
▪ 1996/97 – Terza: -6 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 1997/98 – Seconda: -5 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 1998/99 – Ottava: -24 punti dal Milan vincitore, -8 punti dalla Juve
▪ 1999/00 – Quarta: -14 punti dalla Lazio vincitrice, -13 punti dalla Juve
▪ 2000/01 – Quinta: -24 punti dalla Roma vincitrice, -22 punti dalla Juve
▪ 2001/02 – Terza: -2 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 2002/03 - Seconda: -7 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 2003/04 - Quarta: -23 punti dal Milan vincitore, -10 punti dalla Juve
▪ 2004/05 - Terza: -14 punti dalla Juventus vincitrice
▪ 2005/06 - Terza: -15 punti dalla Juventus vincitrice.


Sintesi: in 17 anni l’Inter ha raggiunto solo tre volte il secondo posto ed è stata in corsa per il titolo fino alla fine solo in due occasioni (1997/98, 2001/02). Nel 1992/93 e del 2002/03 l’Inter si è classificata seconda ma senza opporre una valida resistenza alle squadre campioni (Milan e Juventus). Ma i dati più significativi sono quelli legati ai punti di distacco. Considerando la formula dei tre punti a vittoria, nei diciassette anni presi in esame, si ottengono queste cifre:
▪ 255 punti di distacco dalla squadra campione. Una media esatta di 15 punti a stagione
Punti di distacco accumulati dall’Inter nei confronti della Juventus. Per questa classifica partiamo dalla stagione 1993/94 perché, a partire da quella data, per 13 anni, l’Inter non è stata in grado di sopravanzare i bianconeri in classifica:
▪ 156 punti di distacco dalla Juventus. Una media esatta di 12 punti a stagione

Calciatori in rosa durante la presidenza di Massimo Moratti (1994/95 – 2006/07)
Portieri (15): Ballotta, Bindi, Carini, Cordaz, Ferron, Fontana, Frey, Frezzolini, Julio Cesar, Mazzantini, Nuzzo, Orlandoni, Pagliuca, Peruzzi, Toldo.
Difensori (63): Adani, Andreolli, Angloma, Barollo, Bergomi, Bia, Blanc, Bonucci, Brechet, Burdisso, Z.Camara, F.Cannavaro, Centofanti, Cirillo, Coco, Colonnese, M.Conte, Cordoba, Dellafiore, Domoraud, Favalli, Ferrari, Festa, Franchini, Fresi, Galante, Gamarra, Georgatos (due volte), Gilberto, Gresko, Grosso, Helveg, Macellari, Maicon, Materazzi, Maxwell, Mezzano, Mihajlovic, Milanese, Padalino, A.Paganin, M.Paganin, Panucci, Pasquale, Pedroni, Pistone, Potenza, Rivas, Roberto Carlos, Samuel, Sartor, M.Serena, Silvestre, Simic, Sorondo, Tarantino, Tramezzani, Vivas, West, Wome, J.Zanetti, Ze Maria.
Centrocampisti (66): Almeyda, Aloe, Beati, Belaid, Berti, Bianchi, Biava, Binotto, Brocchi, Cambiasso, Carbone, Cauet, Cinetti, Dabo, Dacourt, Dalmat, D’Autilia, Davids, Dell’Anno, Di Biagio, Djorkaeff, Emre, Fadiga, Farinos, Figo, Gonzalez, Guglielminpietro, Ince, Jonk, Jugovic, Karagounis, Kily Gonzales, Lamouchi, Luciano, Maa Boumsong, Manicone, Marino, Morfeo, Moriero, Nichetti, Okan, Orlandini, A.Orlando, Paulo Sousa, Peralta, Pinto Fraga, Pirlo, Pizarro, Rebecchi, Seedorf, Seno, Sergio Conceiçao, Sforza, Shalimov, Simeone, Solari, Stankovic, Trezzi, Vampeta, Van Der Meyde, Veron, Vieira, Winter, Zanchetta, C.Zanetti, Zé Elias.
Attaccanti (42): Adriano, M.Altobelli, Baggio, Batistuta, Bergkamp, Branca, Caio, Choutos, Colombo, Corradi, Crespo (due volte), Cruz, Delvecchio, Di Napoli, Ferrante, D.Fontolan, Ganz, Germinale, Ibrahimovic, Kallon, Kanu, R.Keane, Martins, Meggiorini, Momenté, Mutu, Pacheco, Pancev, Rambert, Recoba, Robbiati, Ronaldo, Ruben Sosa, Russo, Sinigaglia, Slavkovski, Hakan Sukur, Ventola, Veronese, C.Vieri, Zamorano.
Allenatori (14): Bianchi, Castellini (due volte), Cuper, Hodgson (due volte), Lippi, Lucescu, Mancini, Simoni, Suarez, Tardelli, Verdelli, Zaccheroni
In totale, 186 calciatori e 14 allenatori (una media di 1,16 allenatori a stagione) sono entrati a libro paga dell’Inter nei 12 anni e mezzo di presidenza morattiana (Massimo rilevò l’Inter il 18 febbraio 1995). Per fare un confronto, la Juventus si è avvalsa di 135 calciatori e 4 allenatori (Lippi, Ancelotti, ancora Lippi, Capello) nell’analogo periodo.
Alla fine del 2006 sono ben 120 i giocatori acquistati, grazie all’esborso di circa 700 milioni di euro, con una media di 56 milioni l’anno".

5 maggio

 

6/5 – Cesena Juventus 2 a 2 per i gol di Solvetti, Trezeguet, Nedved e Papa Waigo. Formazione: Buffon; Birindelli, Legrottaglie, Boumsong, Chiellini; Marchionni (Balzaretti), Marchisio, Nedved (Bianco); Zalayeta, Del Piero (Bojinov ), Trezeguet. A disposizione: Mirante, De Ceglie, Venitucci, Palladino. I migliori Marchisio e il solito Chiellini. A Del Piero i trinariciuti suoi supportes (di cui i Forum son pieni) han riservato, nelle pagelle di fine partita, un impietoso (ma per me generoso) 4,5, tanto che il pavido Deschamps a un certo punto l’ha avvicendato col reprobo Bojinov. Solo che loro, i trinariciuti incompetenti di cui i Forum son pieni, hanno accompagnato il basso voto col (fideistico) commento che “ha voluto prendersi una settimana di riposo”, mentre la verità vera è che si tratta di un ex calciatore che l’egoismo rende insopportabile. Papa Waigo guadagna in un anno, e forse neanche, quel che il decantatissimo Del Piero guadagna in un mese.    

 

 

12/5 – Juventus Bologna 3 a 1 per i gol di Bellucci, Del Piero, Del Piero (rig.), Trezeguet. Formazione: Buffon; Zebina (Birindelli), Boumsong, Chiellini, Balzaretti; Marchionni, Marchisio, Giannichedda (Zanetti), Palladino (Giovinco); Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Mirante, Bianco, Zalayeta, Bojinov. Ottimo come sempre Claudio Marchisio (oggi il migliore), buoni Palladino, Marchionni e Boumsong. Buono il primo tempo di Del Piero che nel secondo è fortemente calato (bravo però in occasione del doppio tiro dal dischetto). Le assenze di Nedved e di Camoranesi si fanno sentire. Nullo, irritantemente nullo, Trezeguet, nonostante il gol (a partita finita, su prezioso assist dell’esordiente Giovinco). E’ l’esordio in prima squadra (gli ultimi 10 minuti, ma con Deschamps è una festa…) della “Formica Atomica” cioè a dire di Sebastian Giovinco la notizia del giorno (la non notizia il persistente non utilizzo di Bojinov…). La serie A è vicina ma forse Deschamps ci lascerà. Persona seria, allenatore pratico e pragmatico; il limite più vistoso è che non osa toccare gli intoccabili… .

 

 

19/5 – Arezzo Juventus 1 a 5 per i gol di Del Piero, Chiellini, Floro Flores, Chiellini, Del Piero e Trezeguet. Formazione: Buffon, Zebina (Birindelli), Boumsong (Kovac), Chiellini, Balzaretti, Marchionni (Palladino), Marchisio, Zanetti, Nedved, Del Piero e Trezeguet. A disposizione Mirante, Bettega, Giovinco, Zalayeta. Facile vittoria contro la squadra allenata da quel rognoso di Antonio Conte, ma ci voleva ben più che il suo livore per fermarci. Incredibile la odierna prestazione di Marco Marchionni... 

Con tre giornate di anticipo oggi la Juve si è garantita la promozione in serie A; non era scontato e non è stato facile, ma di questo scriveremo in sede di consuntivo.

 

 

 

Ecco l’intervista di Fabrizio Biasin a Zlatan Ibrahimovic uscita il 23 maggio su Libero. Una cosa mi ha colpito sovra ogni altra. Il giocatore che da del tu al suo presidente, o, per dirla meglio, un presidente (Moratti) che accetta corrivamente e magari si compiace che un suo dipendente gli dia del tu... Questo, più di ogni altra cosa, spiega il secolare divario di rendimento tra la nostra squadra e quella di Moratti.   

 

(...) Sono le tre del pomeriggio;usciremo dalla suddetta un’ora e mezza dopo. In 90’ minuti di chiacchiere e confidenze al pepe, uno dei fenomeni più puri del calcio mondiale parlerà e parlerà.
Zlatan ci accoglie in tuta e maglietta («griffata Nike, altrimenti mi ammazzano! ») e si coccola il terzo vertice del triangolo, Luciano Moggi, uno «a cui devo molto: quando ero all’Ajax mi voleva solo lui, dicevano che segnavo poco». Nell’altra stanza il piccolo Maximilian, ottomesi e la stessa faccia furba del padre. «È il mio piccolo bastardo» sorride Zlatan, che strizza l’occhio alla moglie («sto sempre con lei e con il piccolo, le notti milanesi non mi interessano») prima di iniziare lo show.
Molto piacere...
«Aspetta - suona il telefono - “Ok Mino, a dopo”. Scusa, era il mio procuratore».
Problemi?
«Assolutamente no, solo che oggi va a trovare Moratti: devono parlare dell’adeguamento del mio contratto... »
Ripeto: problemi?
«Guarda, l’estate scorsa Moratti è stato bravissimo, il più veloce di tutti. Mi voleva anche il Milan, ma i nerazzurri hanno sbaragliato la concorrenza: avevano un progetto. Mi piacerebbe che ci fosse la stessa decisione anche adesso».
Questione di quattrini?
«Eheheheh. Alla Juve su certe cose erano più decisi».
Spiegaci.
«Con lui (indica Moggi ndr) era tutto preciso e stabilito, del resto la Juve era una squadra abituata a stare al vertice. Non potevi sgarrare. All’Inter abbiamo appena cominciato a stare nel “paradiso delle vincenti”...».
Differenze tra le due squadre?
«Per farti capire: quando entravamo in campo con la Juve gli avversari se la facevano sotto. Prima della partita eravamo già 1-0 per noi. All’Inter questa cosa non succede».
Fantastichiamo: Juventus 2005/06 contro Inter 2006/07. Chi vince?
Sono due grandi squadre, ma la Juve aveva qualcosa di più. Un senso di coesione che a Milano ancora non c’è».
Questione di caratteri?
«Non saprei. Ma ti posso dire che l’anno scorso se uno giocava male gli altri lo tiravano su, qui invece accade il contrario: chi gioca male trascina gli altri. Te l’ho detto, bisogna saper stare ai vertici. All’Inter stiamo imparando. E poi...».
Prego?
«Una grande squadra non può permettersi di prendere sei gol in una partita. Neanche quando manca di motivazioni e in palio c’è “solo” la Coppa Italia».
Servono ritocchi per l’anno nuovo?
«Tre. C’è bisogno di gente di spessore che ci faccia fare il salto di qualità».
Un nome?
«Christian Chivu. Giocavamo insieme all’Ajax e per me è un fenomeno. Fossi in Moratti non me lo farei scappare».
E Suazo?
«Bel giocatore. Se arriva sono contento. Anche se siamo già in quattro all’attacco ».
In cinque. C’è anche Recoba...
«È vero, ma guarda che non l’ho dimenticato. In allenamento si impegna come pochi, quest’anno però ha dovuto fare i conti con continui infortuni».
Domani (oggi ndr) c’è la finale di Champions. Ti toccherà guardarla in tv.
«Potevamo esserci anche noi. A Valencia siamo solo stati sfortunati».
E invece si affrontano Milan e Liverpool. Chi vince?
«Il Milan. Grande squadra e hanno troppa voglia di vendicarsi».
Così i maligni diranno: “Anche quest’anno l’Inter ha vinto meno del Milan”.
«Io dico il contrario. Se vincono i rossoneri mettiamo a tacere tutti quelli che dicono che la serie A è un torneo in discesa libera. E noi, del resto, saremmo quelli che hanno battuto due volte i campioni d’Europa. Mica male no?».
Vero. Chi deciderà la partita?
«Non lo so, ma ti faccio un’altra previsione. Il Pallone d’Oro andrà a Kakà. Anche se dovesse perdere la finale».
A te niente?
«Non ci penso. Sono cose che devono arrivare naturalmente».
A che punto sei della tua carriera?
«Ho vinto 5 titoli nazionali, ma devo ancora crescere in molte cose. Quando avrò raggiunto il top sarà il momento di smettere. Si va avanti solo con gli stimoli».
In effetti tecnicamente hai ancora molto da imparare...
«Eheheheh…! Colpa di questo (mostra il piede nudo ndr). Ho il 47».
Parlavi di cinque titoli nazionali. C’è chi non è d’accordo...
«Peggio per lui. Ho vinto due titoli con l’Ajax, due con la Juve e quest’anno con l’Inter. Stop».
Sei affezionato ai tuoi vecchi compagni?
«Sì, a Torino stavo bene e come città la preferisco a Milano. Poco fa ho sentito Nedved e sono contento per lui e per la Juve. L’anno prossimo sarà una bella sfida».
Già, Inter-Juve. Che match sarà?
«Darò il massimo per far vincere l’Inter naturalmente».
Naturalmente. Il collega che ha inciso di più l’anno scorso e quello che ha fatto altrettanto quest’anno.
«Guarda, non riesco a fare distinzioni. Siamo stati tutti bravi sia alla Juve che all’Inter. Certo quest’anno Materazzi e Stankovic hanno fatto meraviglie».
A proposito di Materazzi, mai avuto problemi con lui?
«Neanche uno. È un grande e mi dispiace non poterci giocare contro: avversari come lui mi stimolano ».
Meglio Capello o Mancini?
«Capello è bravissimo perché ha il fare del leader e vuole avere sempre il polso della squadra. Mancini è bravissimo perché parla poco: si aspetta che i giocatori si comportino da professionisti. In più ha un tocco di palla...».
Ti capita di sentire ancora Capello?
«No».
A proposito: l’infortunio all’adduttore? Per fortuna ci sono le vacanze...
«Sto recuperando, ma ci vuole tempo. Andrò in vacanza, forse alle Maldive, ma prima devo giocare due partite di qualificazione agli Europei con la Svezia...».
(«Pensa a rimetterti Zlatan, altro che partite! » lo consiglia Moggi). A proposito di nazionale: hai ricucito i rapporti col ct?
«In ottobre mi caccia dal ritiro perché una notte arrivo con un’ora di ritardo: non ero ubriaco, né avevo combinato guai. Poi mi richiama dopo una settimana e mi fa: “Vabbè, dimentichiamo tutto”. Col cavolo, dico io. Sono tornato, ma gioco esclusivamente per la gente e per tutti quei ragazzini che in Svezia mi adorano».
Il Mondiale però è andato male.
«Avevo problemi personali: se la mente è altrove in campo combini poco...».
Gira una leggenda: hai 12 anni, la tua squadra perde 4-0, entri nel secondo tempo e segni 8 gol. Finisce 8-4 per voi.
«Tutto vero. In campo ero il più piccolo».
Grazie Zlatan. Ah... Bella la Bentley.
«È di Vieira. Abita qui sopra e ancora più su c’è Ronaldo. Anch’io però ho le mie belle macchine. Una in particolare...».
Scommetto una Ferrari...
«Prima di firmare con la Juve dico a Giraudo: “Firmo, però voglio una Enzo Ferrari”. E lui: “Tranquillo”. Dopo un po’ torno alla carica e Giraudo mi fa: “Ti do la sua, quella di trent’anni fa...”. Alla fine sono riuscito ad averla veramente, è bellissima, ce ne sono solo 399 esemplari al mondo».
Erano forti quelli della Triade.
«Li hanno fatti fuori perché vincevamo troppo: questione di gelosia. Quando sono arrivato all’Inter la prima cosa che ho detto a Moratti è stata: “Se vuoi cambiare la mentalità devi prendere Luciano”. Per fortuna abbiamo vinto lo stesso...».

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Le dimissioni di Didier:

 

Guadagnata contezza del primo posto, prima della partita con Mantova Didier Deschamps ha comunicato l’intenzione di lasciare la Juventus. Didier voleva contare di più nelle scelte di mercato e pretendeva un quinquennale anziché il contratto fino al 2010 propostogli. L’a.d. Blanc le ha accettate perché nelle questioni finanziarie l’ultima parola spetta sempre all’amministratore delegato e l’ultimatum di Deschamps (“O io o Secco”) non poteva essere preso in seria considerazione. Devo dire che Blanc non poteva agire diversamente. Un po’ di mi dispiace che se ne sia voluto andare; io ne ho criticato talune scelte, ma in A ci ha fatti risalire nel modo più rapido e migliore.

 

 

 

26/5 – Juventus Mantova 2 a 0 per i gol di Trezeguet e di Nedved. Formazione: Buffon, Zebina (Birindelli), Boumsong, Chiellini, Balzaretti, Marchionni (Palladino), Marchisio, Zanetti, Nedved; Del Piero, Trezeguet (Zalayeta). A disposizione: De Ceglie, Mirante, Legrottaglie, Bojinov.

Molto bene Marchionni e Balzaretti.

 

 

2/6 – Bari Juventus 1 a 0, gol di tal Carrus. Formazione: Mirante; Zebina, Boumsong, Legrottaglie, Balzaretti; Birindelli, Zanetti, Venitucci (Giovinco), De Ceglie (Bianco); Trezeguet, Zalayeta (Lanzafame). A disposizione: Belardi, Piccolo, Urbano, Cuneaz. Allenatore: Corradini

 

 

10/6 – Juventus Spezia 2 a 3, gol di Pecorari, Trezeguet, Guidetti, Bianco, Padoin. Formazione: Mirante; Zebina, Boumsong, Piccolo (Bianco), Balzaretti; Birindelli (De Ceglie), Giannichedda, Venitucci, Giovinco; Del Piero, Trezeguet. A disposizione: Belardi, Urbano, Bettega, Bojinov, Lanzafame.

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Su Sebastian Giovinco, la Formica Atomica:

 

Sebastian Giovinco è la nuova sensazione dell'Under 21 del prossimo biennio, che l'altro ieri ha esordito con un rotondo successo contro l'Albania. Un piccolo grande talento, dal basso del suo metro e 64 centimetri, che tuttavia già ha fatto intravvedere bagliori di classe purissima. A dispetto del fisico minuto, i tecnici profetizzano un grande futuro per il fantasista della Juventus.

"Ha una grande sensibilità tecnica che gli permette di fare con i piedi ciò che la gente comune fa con le mani - dice Antonio Rocca, vice di Casiraghi, alla Gazzetta dello Sport - Ma lui è speciale perchè sa applicare queste doti alle situazioni di gara. È basso? Io ho pregato che non crescesse. È proporzionato così e poi ti sa fregare anche di testa perché ha elevazione e mestiere. È rapido sia nello stretto sia negli allunghi e legge il gioco in anticipo. Fatte le debite proporzioni, ha le caratteristiche per diventare un nuovo Kakà. E questa storia della statura è stata uno stimolo per smentire tutti. Seba è un ragazzo fantastico, consapevole della propria forza, ma senza essere sbruffone. Uno che arrossisce ancora per un rimprovero. Segnale che ha dei valori".

Giudizi importanti, sottoscritti anche dal Ct degli azzurrini: "Trovargli una posizione non è semplice, ma la qualità è lì da vedere. È unico per la naturalezza del gesto tecnico in velocità. Deve imparare a perdere meno palloni, ad essere più presente nel gioco e migliorare la fase difensiva. È letale anche sui calci piazzati. Con quel piedino sa calciare a giro ma anche, come Pirlo e Del Piero, con traiettorie a saliscendi". Chiude Gianfranco Zola, e c'è poco da aggiungere: "È uno di quelli che stimolano la fantasia. Non saprei dedicargli un pensiero più bello".

 

 

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La dirigenza ha scelto il nuovo allenatore. Sarà Claudio Ranieri, ultimamente al Parma ove era giunto dopo alcune esperienze (non esaltanti) in Italia (Cagliari, Fiorentina, Napoli e lo stesso Parma) e all’estero (Valencia e Chelsea). A me non piace, ma questo è e di questo devo accontentarmi. Riporto, riguardo a lui, quel ne ha detto l’ex calciatore (e persona seria) Gianfranco Zola dopo avere appreso dell’ingaggio (l’intervista è uscita su Tuttosport, per questo il tono è stucchevole).

 

Magic Box per i tifo­si dello shed ( la curva più calda e passionale di Stamford Bridge, tana del Chelsea), che nella sua car­riera ha pure collezionato il titolo di miglior straniero della storia Blue e che è sta­to anche nominato cavaliere dell’Order of the British Em­pire dalla Regina Elisabetta II, plaude alla scelta della Juventus di affidarsi alle sa­pienti mani di Claudio Ra­nieri.
Magic Box, infatti, ha potuto apprezzare i metodi di lavoro del nuovo tecnico bianconero per quasi 5 an­ni: 1 anno e mezzo all’ombra del Vesuvio, quando Ranieri guidava il Napoli e Zola ne era l’estro e la fantasia; 3 stagioni sotto il Big Ben, quando il Chelsea iniziò ad affacciarsi prepotentemente sulla ribalta non solo della Premiership, ma anche del­l’Europa con i due ancora protagonisti. « Penso che Ra­nieri sia un tecnico davvero in gamba, oltre che una per­sona deliziosa - spiega Zola -. Vi dirò di più: è il miglior allenatore per un certo tipo di squadra. La Juve è proprio quel tipo di squadra. E’ bravissimo a valorizzare i giovani, un fenomeno nel farli sbocciare senza ri­schiare di bruciarli sottopo­nendoli a pressioni esagera­te. Lo ripeto: è di gran lunga il migliore su piazza per ciò che riguarda valorizzare i giovani campioni. E per la Under, la nostra Under, que­sto non può che essere un bene: penso a Mimmo Cri­scito, Paolino De Ceglie, Claudio Marchisio, Seba­stian Giovinco, tutti giova­ni bianconeri che stanno fa­cendo molto bene anche qui in azzurro ».
Non basta. Il bello di Zola, l’ennesimo prodigio di Ma­gic Box, è che riesce a spie­gare il calcio, i suoi segreti, parlando in maniera sem­plice, immediata, efficace. Uno spettacolo, insomma. Sentitelo: « Proviamo ad analizzare la stagione del Parma dopo l’avvento di Ra­nieri in panchina. Quando è arrivato in Emilia tutti da­vano i gialloblù per già re­trocessi. Lui no, lui ci crede­va. Lui li ha salvati con un lavoro incredibile. Secondo me nel girone di ritorno il Parma è la squadra che ha espresso uno tra i migliori tipi di gioco, tra i più diver­tenti ed efficaci di tutta la Serie A. Insomma non solo li ha salvati, ma l’ha fatto pure vincendo e diverten­do ». Sir Magic Box, insom­ma, si toglie il cappello di fronte a Ranieri. « Vi dicevo della valorizzazione dei gio­vani. Prendete il lavoro che ha fatto con Frank James Lampard. Quello che ades­so è uno tra i centrocampisti più forti del mondo arrivò a Stamford Bridge a 23 anni e per 3 stagioni fu allenato da Ranieri, per due anni ebbi il piacere di giocarci assieme. Lui era cresciuto nel vivaio del West Ham, esordendo in prima squadra a soli 18 an­ni proprio con gli irons. Si vedeva già che aveva gran­dissimi mezzi, ma proprio con Claudio riuscì a esplo­dere definitivamente e a di­ventare una delle colonne della Nazionale. Ecco, que­sto è solo uno dei tanti esempi che spiegano che ti­po di professionista è il nuo­vo allenatore della Juve... » . Lampard che diventa cam­pione con Ranieri, questa l’equazione. Si potrebbe quindi azzardare che Lam­pard potrebbe cedere al fa­scino e alla gratitudine ver­so uno dei suoi maestri e tornare a lavorare con lui a Torino. « I giocatori inglesi sono strani, per certi versi. Sono legatissimi all’Isola, alle loro origini... Non credo sia facile per uno come Frankie staccarsi da Londra, da una realtà vincente come quella del Chelsea. Certo, tutto dipende dalle sue motivazioni, dalla voglia che potrebbe avere di rimet­tersi in gioco in un tipo di campionato molto diverso dalla Premiership a quasi 29 anni » . Guarda la formazione che Ranieri potrebbe avere a disposizione, quella pub­blicata su Tuttosport di ieri, tanto per intenderci, con Cris, Sissoko, Lampard e Huntelaar, Gianfranco Zola e commenta: « Se davvero i dirigenti bianconeri mette­ranno a disposizione di Ra­nieri una squadra di questo genere, la Juve farà il botto. Sì, un gruppo così con Pal­ladino,
Criscito e altri rin­calzi di valore, può tranquil­lamente competere per tra­guardi d’assoluto prestigio » . Prima di tornare all’Un­der, alla sua Under, Magic Box si trasforma in oracolo magico e predice un futuro radioso per Criscito, un bianconero che sarà una del­le colonne dell’Under del prossimo biennio, quella che ha triturato l’Albania a Pon­tedera venerdì scorso. « Do­menico è un predestinato. Ha piedi da centrocampista pur facendo il difensore, è devastante in accelerazione e attento in fase di copertu­ra. Ricordatevi quello che vi sto dicendo oggi: è uno de­stinato a lasciare il segno, a far parlare di sé per tanti e tanti anni » . Si sta volentieri ad ascoltare Mister Zola: il suo linguaggio semplice na­sconde solide idee, il suo to­no non va mai sopra le righe e nel calcio attuale, fra tan­te stonature, sembra davve­ro un Flauto Magico. 

 

 

Il campionato appena finito: Le pagelle:

 

·         Buffon (numero di maglia 1, presenze 40): sull’alto standard consueto, solo che ai più ha fatto impressione che sia voluto rimanere con la Juve in B, per cui, ogni volta, tutti i discorsi più che sui fatti tecnici giravano e rigiravano sul perché non ci abbia mollato anche lui.

 

·         Mirante (numero di maglia 12, presenze 7). E’ giovine, è da vedere.

 

·         Balzaretti (numero di maglia 14, presenze 40): destrorso ma non del tutto destro di piede, sulla fascia sinistra è andato su e giù sempre come un treno. Generoso, spesso prezioso. Non vale ancora Zambrotta, ma non lo ha fatto rimpiangere.

 

·         Birindelli (numero di maglia 2, presenze 40): riserva di Zebina ma frequentemente utilizzato, ha un offerto un rendimento apprezzabile ma si vede che ormai è vecchio.

 

·         Boumsong (numero di maglia 18, presenze 33): un negro con gli occhi celesti è un ossimoro, una contraddizione in termini, e quindi non lo si può valutare senza sospetto. Ha cominciato male ma poi si è ripreso, senza però mai vincere la prevenzione dei tifosi. Ha un fisico bestiale ma talune volte negli spazi larghi s’è fatto sorprendere; probabilmente con vicino un Montero sarebbe risultato insuperabile non meno del famoso tonno.

 

·         Chiellini (numero di maglia 3, presenze 35): una forza della natura! Eccellente sia sulla fascia che in mezzo alla difesa, dove per necessità, spesso è stato impiegato. E’ da nazionale.

 

·         Kovac (numero di maglia 4, presenze 19): partito titolare, dopo poche partite è stato retrocesso a riserva. Si dice per infortuni, ma io penso che non abbia convinto Deschamps.

 

·         Legrottaglie (numero di maglia 30, presenze 12): uno dei più grandi errori di Luciano Moggi. Non era cosa da Juventus e c’è poco da studiare.

 

·         Zebina (numero di maglia 27, presenze 24): odiatissimo dai tifosi, quando ha giocato lo ha fatto con una furia iconoclasta, travolgendo tutto e tutti, e con apprezzabilissima tecnica. Professionista serio, a me è piaciuto.

 

·         Camoranesi (numero di maglia 16, presenze 35): forse è rimasto di malavoglia, ma quando di questa malavoglia s’è dimenticato, ci ha ricordato a tutti: primo che non per caso è campione del mondo e secondo che nella squadra, da quando Zidane se ne è andato, nessuno ha la sua classe e le sue giocate. Per me, Mauro German, da parecchi anni, da quando se ne è andato Paolo Montero, è il mio idolo.

 

·         De Ceglie (numero di maglia 29, presenze 8): solo delle sporadiche apparizioni, troppo poche per poterlo giudicare; posso però dire di non avergli mai visto fare nulla di ragguardevole. Ma anche di lui, probabilmente generalizzando, si parla bene.

 

·         Marchionni (numero di maglia 32, presenze 28): un campionato in ombra con delle significative sortite solo nel finale, quando l’infortunato Camoranesi gli ha dato la maglia e una certa tranquillità. ; i numeri li ha ma deve acquistare personalità.

 

·         Marchisio (numero di maglia 15, presenze 26): la bella sorpresa dell’anno! Un fenomeno, un campioncino vero e fatto in casa; speriamo per davvero che continuino a fidarsi di lui. Mi ha fatto venire in mente il primo Tardelli, quello sottile come un giunco e sgusciante come un’anguilla. 

 

·         Nedved (numero di maglia 11, presenze 35): [riporto, senza nulla togliere o aggiungere, dalle pagelle di Roberto Perrone del Corriere della sera]. “Inusitato. A lui, a Pavel, la serie B gli sta proprio lì, non l’ha presa con calma, l’ha travolta, l’ha attraversata con la sua solita furia, anzi no, è stato ancora più furibondo del solito. Quelli che s’indignano per i suoi atteggiamenti non sanno che intende il calcio come sudore e polvere da sparo e quindi, quando si ferma a terra come colpito da un razzo, sta solo prendendo fiato. Ha segnato 10 gol, ma, soprattutto, non c’è stata partita che non abbia giocato come se si trovasse a disputare la finale di Champions, quella del 2003, quella che perse per squalifica. Anche lì per colpa della sua foga.”.

 

·         Paro (numero di maglia 19, presenze 30): ne parlano bene ma a me è sempre parso lento e prevedibile.

 

·         Giannichedda (numero di maglia 8, presenze 23): quell’onestissimo “rubapalloni” che si sapeva. Spesso fuori per infortuni, ma encomiabile per l’impegno.

 

·         C. Zanetti (numero di maglia 6, presenze 28): (troppo) spesso fuori per infortuni, quando ha giocato ha dato ai compagni un buon contributo di tecnica e di esperienza.

 

·         Bojinov (numero di maglia 9, presenze 21): la grande occasione persa da Deschamps…! Meritava più fiducia, molta più fiducia, ma chi può osare, oggi, a Torino, di sfidare la enorme popolarità di Del Piero?!

 

·         Del Piero (numero di maglia 10, presenze 37): è chiaramente avviato sul viale del tramonto, lo salvano l’immensa classe e il feroce attaccamento ai suoi (cospicui) interessi; giocando quasi da fermo ha segnato una molti gol (23?, ma facendone segnare assai pochi a Trezeguet…. Ha perso velocità e scatto ma non l’insopportabile pretesa di volere entrare in tutte le trame d’attacco (e di calciare tutte le punizioni dal limite).

 

·         Palladino (numero di maglia 20, presenze 25): un’altra giovane promessa; ha buona tecnica ma secondo me non vale Bojinov, al quale è stato sempre preferito. L’indomani del pomeriggio che segnò tre gol i giornali se ne uscirono chiamandolo enfaticamente Palladinho e Palladinovic... Per favore, siamo seri!

 

·         Trezeguet (numero di maglia 17, presenze 32): centravanti di stampo antico, buono solo a buttarla dentro, il che non è poco; vorrebbe andarsene ma ha un ingaggio troppo alto e poco mercato per cui temo che dovremo tenercelo anche l’anno prossimo. Ha segnato 15 gol ma avrebbe dovuto segnarne almeno trenta.

 

·         Zalayeta (numero di maglia 25, presenze 17): il panterone è uno che conta poco ma sul quale si può costantemente contare. Al contrario di Del Piero gioca per gli altri e qualche volta fa anche gol (4 quest’anno, giocando pochi minuti ogni tanto).

 

·         Giovinco (numero di maglia 43, presenze 3, di cui solo una, l’ultima, di 90 minuti). E’ il campioncino di domani. Nel fisico, nella rapidità e nelle movenze evoca Lionello Messi. Solo che in Spagna e altrove su un ventenne di talento vi si punta senza che ci si ponga molti problemi, in Italia nel calcio come altrove la conservazione frena.

 

17 giugno 2007

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Archiviamo (di buon grado) questo anomalo campionato 2006-2007. Ingiusto, immeritato… Ma che è il trentesimo che finiamo in testa alla classifica.  Lo facciamo gridando ai 4 venti quel che ha dichiarato il dottor Piero Sandulli, presidente del collegio giudicante, circa le motivazioni della sentenza:

 

 

Da un articolo di Christian Rocca uscito su Libero leggiamo:

 

Dovrei scrivere di Juventus, parlo di Inter. Della Juve ha detto tutto il presidente della Corte federale, Piero Sandulli, mica Luciano Moggi: “Non ci sono illeciti, era tutto regolare, quel campionato non è stato falsato, l’unico dubbio riguarda la partita Lecce-Parma”. E allora, direte, perché mai la B, due scudetti tolti, la Champions, la A tra due anni (basta fare i conti) e la nonna stuprata? Lo ha spiegato l’altro giudice della Corte, tal Mario Serio from Palermo, Sicily: “Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo, abbiamo ascoltato la gente comune e provato a metterci sulla lunghezza d’onda”. Molto, molto, molto serio. Nonché la conferma che l’imbroglio non era moggiopoli, ma calciopulitopoli. A questa panzana chiamata calciopoli poteva credere soltanto un paese ridicolo come il nostro e ora lo confermano anche loro, i giustizieri. Quindi è successo questo: era tutto regolare, ma siccome gli ubriachi del bar sotto la curva sud chiedevano di inchiappettare la Juve, i giudici si sono dovuti adeguare. Ma se “sentimento collettivo” aveva da essere, non avrebbero fatto prima con un semplice colpo alla nuca a Moggi Luciano?
Complimenti all’Inter, dunque. Ai campioni d’Italia. Io, per esempio, appena mettono in vendita il dvd del loro trionfo sportivo, me lo compro subito. Vuoi mettere rivedere Camoranesi far fesso uno dei 17 argentini di Mancini, mettere al centro la formidabile palla con cui poi Ibra fa fessi altri tre sudamericani per il gol dell’uno a zero? Volendo, potrei anche recuperare la bandierina nerazzura col 14esimo scudetto, quella raccattata dalle parti dell’Olimpico un pomeriggio del maggio 2002. Non so se avete presente: era il giorno in cui l’Inter perse uno scudetto, malgrado la squadra avversaria, compresi i tifosi, avessero fatto di tutto per regalarle il tricolore. Capitò, però, che nella Lazio giocavano un ex interista incazzato perché era stato scaricato e un ceco a cui la stessa Lazio non aveva rinnovato il contratto, mentre nell’Inter c’era l’incapace difensore di turno. Era una partita aggiustata, quella? Zorro Zeman si sarebbe alzato dalla panchina indignato? Non importa, la palla è comunque rotonda, infatti persero i più scarsi, cioè i neocampioni d’Italia.
I saggi di Guido Rossi, peraltro, per sanzionare il campionato “falsato-ma-non-falsato” del 2004-2005, hanno a loro volta falsato quello regolarissimo del 2005-2006, non oggetto di alcuna indagine e con i terribili designatori Pairetto e Bergamo addirittura già in pensione. Ora, finalmente, ho capito qual è il famoso illecito sportivo “concettualmente ammissibile” contestato alla Juve nella prima sentenza Caf. Vi ricordate? La Juventus è stata condannata per aver usufruito di “vantaggi in classifica” diversi da quelli ottenibili dall’alterazione del risultato o dello svolgimento di una partita. Nessuno aveva capito come si potessero ottenere “vantaggi in classifica” senza aver taroccato le partite, ma l’assegnazione dello scudetto all’Inter l’ha spiegato. Eccola la fattispecie delittuosa: è sufficiente che una “temperie” di Palazzo faccia retrocedere la Juve e tolga 30 punti al Milan perché si possa vincere lo scudetto ottenendo “vantaggi in classifica” senza bisogno di taroccare le partite. Illecito sportivo ex articolo 6, secondo la giurisprudenza Caf. Ci fosse un giudice serio con la esse minuscola sarebbe titolo revocato e Inter in B.
Oggi le comiche, quindi, se non fosse che poi gli interisti credono davvero di essere la squadra degli onesti, come quel partito di La Malfa di cui oggi nessuno ricorda più il nome. Onesti, qualsiasi cosa voglia dire e malgrado due mesi fa – in piena calciopoli – un loro alto dirigente e un loro calciatore (Gabriele Oriali e Alvaro Recoba) abbiano patteggiato in un tribunale ordinario una pena a sei mesi di reclusione per aver falsificato un passaporto, cioè per aver tesserato un extracomunitario che non avrebbe potuto giocare. Onestissimi, qualunque cosa significhi e nonostante dieci giorni fa il Sole 24 Ore abbia raccontato di un aiutino da 60-80 milioni di euri ricevuto dalla Federcalcio guidata come un sol uomo dall’avvocato Rossi. L’Inter aveva compiuto un’operazione di “cosmesi contabile”, realizzando una plusvalenza fittizia di 158 milioni di euro. Quando la Covisoc – che è la Consob del calcio – ha chiesto all’Inter di ricapitalizzare per 100 milioni, pena la mancata iscrizione al prossimo campionato, l’Inter si è rivolta alla Federcalcio che, alè, le ha fatto uno sconticino del 60 per cento. Siccome la notizia è uscita su un giornale color salmone, e non su quello rosa che si trova nei bar sui banconi dei gelati, nessuno ha avvertito il bisogno di mettersi “sulla lunghezza d’onda” del “sentimento collettivo” che, evidentemente, considera Mancini un grande allenatore e Burdisso meglio di Zambrotta.
Quanto alla Juve, cosa volete che aggiunga su una società che ieri sera non aveva ancora commentato il furto di scudetto? Ci fossero quegli antipatici di Giraudo e Moggi, starei tranquillo: sfiderebbero Rossi a venirseli a riprendere, quei due trofei da campioni d’Italia, e li farebbero difendere da Paolo Montero, Ciro Ferrara e Sergio Brio.
Christian Rocca

 

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