|
Arrivi:
Stephan Appiah, centrocampista. La scorsa stagione al Brescia, acquistata dal Parma la piena proprietà per 7 milioni di euro.
Manuele Blasi, mediano. Dal Perugia per fine prestito (Acquistata la p.p. 12 mesi fa).
Mauro G. Camoranesi, ala, già nei ruoli in comproprietà. Riscattata dal Verona l’altra metà al prezzo di 4 mln di euro.
Nicola Legrottaglie, difensore centrale del Chievo. Acquistata la p.p. per 7,5 mln.
Enzo Maresca, mezzala. L’anno scorso in comproprietà al Piacenza. Riacquistata la p.p. al prezzo di 3 mln. di euro.
Miccoli Fabrizio, attaccante, dal Perugia per fine prestito (Acquistato 12 mesi fa dalla Ternana e ceduto in prestito per un anno alla squadra di Gaucci e Cosmi).
Partenze:
Manuele Blasi, mediano, al Parma in prestito per un anno; era la "conditio sine qua non" per potere avere Appiah.
Davide Baiocco, mediano, l’anno scorso in prestito al Piacenza. Va in prestito alla Reggina.
Emiliano Moretti, terzino sinistro, l’anno scorso in prestito al Modena. Va in via definitiva al Parma.
Cristian Zenoni, terzino destro. Ceduto in prestito alla Sampdoria.
Matteo Brighi, mezzala, già in comproprietà col Parma viene lasciato tutto intero agli emiliani.
Marcelo Salas, invendibile per il troppo alto ingaggio e ciò nonostante (s)venduto a sette o otto squadre italiane e straniere, accetta solo il River Plate cui va in prestito per un anno "per avvicinarsi alle figlie". La Juve pur di toglierselo dai piedi abbozza. Un altro caso Fonseca.
I convocati per il ritiro (tra parentesi l’età, il numero di maglia; la scadenza del contratto resta da indicare):
Gianluigi Buffon (25-1-06)
Antonio Chimenti (33-12-n.d.)
Antonio Mirante (20-22-scon.)
Alessandro Birindelli (28-15-04)
Ciro Ferrara (36-2-04)
Salvatore Fresi (30-6-05)
Mark Iuliano (29-13-05)
Nicola Legrottaglie (26-23-08)
Paolo Montero (31-4-04)
Gianluca Pessotto (32-7-05)
Lilian Thuram (31-21-06)
Igor Tudor (25-5-05)
Stephan Appiah (22-18-06)
Mauro German Camoranesi (26-16-07)
Antonio Conte (33-8-04)
Edgar Davids (30-26-04)
Enzo Maresca (23-14-05)
Pavel Nedved (30-11-06)
Alessio Tacchinardi (27-3-05)
Gianluca Zambrotta (26-19-05)
Alessandro Del Piero (28-10-08)
Marco Di Vaio (27-20-07)
Fabrizio Miccoli (24-9-n.d.)
David Trezeguet (25-17-05)
Marcelo Zalayeta (24-25-n.d.)
Ruben Olivera, (20-scon.-06) il quale doveva andare a farsi le ossa a Empoli, ma che non ha voluto andarci. L’Empoli e Empoli non gli piacciano; forse crede di essere un secondo Enzo Francescoli.
Inoltre saranno aggregati al gruppo tre ragazzi della Primavera, tutti classe 1984:
Giovanni Bartolucci, difensore
Abdoulay Konko, centrocampista
Luca Schicchitano, centrocampista
Ho cercato di ricostruire l’entità del portafoglio tecnico della società, cioè quali e quanti giocatori abbia qui e là in prestito o in comproprietà. Sono riuscito a risalire ai seguenti nomi, alcuni dei quali persistono perché è diventato praticamente impossibile vendere:
Aronica Salvatore (difensore), era uno dei ragazzi più promettenti della primavera, ma l’anno scorso non so dove sia stato e cosa abbia fatto. Quest’estate è stato dato in comproprietà al Messina.
Athirson (terzino sin.), finiti i 18 mesi di prestito al Flamengo – squadra dove è cresciuto e alla quale era stato strappato – non è stato incluso nella rosa e gli si sta cercando una sistemazione. Apprenderemo in ottobre che il giocatore e la società hanno raggiunto un accordo di scioglimento consensuale. Peccato – mi riferisco a lui e a Carini -. Hanno avuto la sfortuna di arrivare a Torino nell’anno e, soprattutto, con l’allenatore sbagliato. Mi riferisco ad Ancelotti che, pur non avendo allora né Buffon e né Zambrotta, nulla fece per valorizzarli. Ma a novembre il sito www.calciatori.com continua a darlo di proprietà della Juventus e in prestito al Flamengo. Nel gennaio del 2004 viene venduto al Cska di Mosca.
Baiocco Davide (centrocampista), l’anno scorso in prestito al Piacenza, quest’anno alla fine s’è deciso ad accettare la Reggina, dove va in comproprietà.
Benjamin Onwuaky (attaccante), nigeriano diciannovenne che l’anno scorso ha fatto faville nella Reggiana giocherà nella squadra "Primavera".
Beretta Domenico: ex primavera, ex Triestina, cercansi notizie. Il sito www.calciatori.com continua a darlo di proprietà della Juventus in prestito alla Triestina. Dal gennaio ’04 al Crotone.
Blasi Manuele (mediano), l’anno scorso ha giocato (benissimo) in prestito al Perugia. La Juve lo aveva fatto venire a Torino per tenerselo. Ma ad un certo punto è stato giocoforza sacrificarlo per potere prendere Appiah. Farà un anno in prestito a Parma.
Bonnefoi Landry (portiere), fino l’anno scorso titolare della squadra primavera, va in prestito al Messina.
Brighi Marco (mediano), ex primavera, aggregato alla prima squadra. Il sito www.calciatori.com lo dà in prestito alla Lucchese. Dal gennaio ’04 alla Vis Pesaro.
Brighi Matteo (centrocampista), l’anno scorso in comproprietà col Parma, quest’estate mi pareva che gli fosse stato lasciato in piena proprietà. E credo anche che neanche loro lo volessero, tant’è che poi lo hanno imprestato al Brescia. Questo ragazzo s’è mezzo perduto per strada. Il sito www.calciatori.com però continua a darlo di proprietà della Juventus e in prestito al Brescia.
Bruno Moraes dos Santos (diciannovenne centravanti brasiliano cresciuto nel Santos). Preso quest’estate, è stato girato in prestito agli svizzeri dello Young Boys. No, il sito www.calciatori.com. solitamente bene informato, lo dà ancora di proprietà e possesso del Santos
Carini Fabian (portiere uruguagio, titolare della nazionale uruguagia). In prestito allo Standard di Liegi.
Cassani Mattia: ex primavera, quest’estate è andato in comproprietà al Verona a parziale pagamento della seconda metà di Camoranesi.
Cipriani Giacomo (centravanti), già promettentissimo a Bologna, dopo due anni di fermo per gravi infortuni, ricomincia da zero o quasi a Piacenza (in prestito). A gennaio passa non so in prestito o in comproprietà alla Sampdoria.
Docente (attaccante) al Rimini.
Ergic Ivan (mezzala), ventiduenne talentuoso croato quasi sempre infortunato. Se le mie informazioni non sono sbagliate dovrebbe iniziare il terzo anno di prestito (o di comproprietà) presso il Basilea.
Fofana A. (centrocampista): al Millwall.
Frara Alessandro (mediano), cresciuto nella primavera, l’anno scorso è stato aggregato alla prima squadra. Quest’anno è stato ceduto in comproprietà alla Ternana.
Gamberini (difensore), cresciuto nel Bologna dove ancora gioca.
Gasbarroni Andrea (mezzala), cresciuto nella primavera, due anni fa venne aggregato alla prima squadra e l’anno scorso fu dato in comproprietà o in prestito alla Sampdoria perché si mettesse in mostra e dove si è comportato egregiamente. Quest’anno è stato dato in comproprietà al Palermo, un’altra forte squadra di serie B, segno che la società lo segue attentamente.
Gastaldello Daniele (difensore), ex primavera cresciuto nel Padova; è andato in comproprietà al Chievo nell’affare Legrottaglie. Dal gennaio ’04 al Crotone.
Gentile Andrea (difensore), forse figlio di Claudio: ex primavera, è stato dato in comproprietà al Messina.
Gorzegno Marco (centrocampista): un altro giovanissimo che va a crescere fuori. Va in prestito all’Albino-Leffe.
Grando (centrocampista): Lodigiani.
Guzman Tomas (paraguayano, mezzala d’attacco), cresciuto nella primavera, due anni fa venne aggregato alla prima squadra e l’anno scorso fu dato in comproprietà alla Ternana perché si mettesse in mostra. Ha deluso talmente tanto che gli umbri non lo hanno più voluto. Quest’estate è stato dato in prestito al Messina.
La Vecchia Luigi (centrocampista): un altro giovanissimo che va a crescere fuori. Va in comproprietà al Messina.
Kovalenko (attaccante): Lodigiani. Non so nulla di lui.
Maietta Domenico (centrocampista): un altro giovanissimo che va a crescere fuori. Va all’Avellino e da gennaio ’04 al Perugia.
Marzullo (attaccante) alla Reggiana.
Nicoletto (difensore) alla Lucchese.
Olivera Ruben (centrocampista): in prestito all’Atletico di Madrid.
Papa (centrocampista) alla Spal.
Paro Matteo (centrocampista): ex primavera aggregato l’anno scorso alla prima squadra; è andato in comproprietà al Chievo nell’affare Legrottaglie. Dal gennaio ’04 al Crotone.
Pederzoli Alex (centrocampista): un altro giovanissimo che va a crescere fuori. Va in prestito al Como. A gennaio ‘04 passa al Rimini.
Pericard Vincent (francese di pelle nera, attaccante), cresciuto nella primavera, l’anno scorso venne dato in comproprietà al Portsmouth (first div. inglese) dove si è comportato bene guadagnandosi con i compagni la Premier League. Alcune gazzette parlano di rinnovo prestito altre di riscatto da parte degli inglesi. Il sito www.calciatori.com lo dà ancora ora di proprietà della Juventus e in prestito agli inglesi.
Piccolo Felice (difensore): un altro giovanissimo che va a crescere fuori. Va in comproprietà al Como.
Re David Vito (centrocampista) al Crotone.
Rigoni Marco (attaccante), a farsi le ossa alla Triestina.
Romano S. (centrocampista) alla Pro Patria.
Rondinella (centrocampista) alla Lucchese.
Salas Marcelo (attaccante), invendibile per il troppo alto ingaggio, dopo che ha rifiutato ogni possibile destinazione è stato dato in prestito con diritto di riscatto (e forse un’opzione su Fernando Cavenaghi) al River Plare.
Scardina Salvatore (difensore) al Crotone.
Sculli Giuseppe (centravanti), l’anno scorso in prestito al Modena, è andato in comproprietà al Chievo nell’affare Legrottaglie.
Sedivec Jaroslaw (mediano centrocampista cèco), importato la scorsa estate venne dato (credo in prestito) al Catania per fare esperienza, dove nessuno lo ha notato. Quest’anno risulta ancora in forza alla squadra etnea. Il sito www.calciatori.com lo dà di proprietà degli etnei.
Sorrentino (attaccante) al Pizzighettone.
Van Stratten Jess Kedwell (portiere australiano) alla Carrarese. Dal gennaio ’04 al Verona.
Vieri Massimiliano (centravanti), andato l’anno scorso in comproprietà al Verona nell’affare Camoranesi non so è distinto particolarmente. Quest’estate è stato dato in comproprietà al Napoli.
Vitone Fernando (centrocampista): dal Pizzighettone nel gennaio ’04 alla Lodigiani.
Zalayeta Marcelo (attaccante), da gennaio 04 in prestito al Perugia dove appena giunto, giocando nella "celeste" si è gravemente infortunato. Non visto.
Zanchi Marco (difensore), gioca (poco) nel Bologna, ancora in comproprietà, credo, con la Juventus.
Zenoni Christian (terzino d.), alla Sampdoria in prestito per un anno.
Zoro Kpolo Marco Andrè (difensore ivoriano), importato dalla Salernitana, dal gennaio ’03 al Messina.
La società sottoscrive con la Nike un contratto di sponsorizzazione tecnica valido per i prossimi 12 anni che le frutterà, nell’arco del periodo, 200 milioni di euro, più percentuali tra il 5 e il 10 per cento sul merchandising e ulteriori premi per le affermazioni di prestigio.
24/7/2003 : a Chatillon (am.) Juventus contro Rappresentativa Valdostana: 12 a 0. Per i gol di Del Piero, Davids, Del Piero ®, Trezeguet, Nedved, Di Vaio, Di Vaio, Di Vaio, Conte, Di Vaio, Miccoli, Olivera. Il gol più bello quello di Miccoli.
27/7 a Boston (am.) : Juventus Barcellona 2 a 2 (ai rigori 8 a 7 per gli azulgrana) per i gol di Saviola ®, Saviola, Di Vaio (da Miccoli) e Miccoli (da Camoranesi). Mi è piaciuto più di ogni altro Miccoli. Ronaldinho e Saviola se ne sono stupiti e lo hanno chiamato fenomeno.
1/8 a New York (am.) : Juventus Manchester Utd. 4 a 1 per i gol di Giggs, Scholes, Van Nistelrooy, Nedved, Solskjaer. Risultato bugiardo, i bianconeri non hanno demeritato e il loro portiere americano (Tim Howard) ha fatto grandi parate. Mi è piaciuto molto Maresca.
Muore a 75 anni l’avvocato Vittorio Chiusano, presidente dal 1990. Ne prenderà il posto l’avvocato Franzo Grande Stevens. La scelta non fa una piega: il neo eletto è il civilista della Famiglia, così come l’avvocato Chiusano ne era stato il penalista.
3/8 a New York per la Supercoppa di Lega : Juventus Milan 1 a 1 (ai rigori 6 a 4 per i bianconeri) per i gol di Pirlo ® al 15 del 1° t.s. e di Trezeguet al 17°. Sfida avvincente con molte occasioni da gol. Il gol di Pirlo su rigore magnanimamente concesso dal solito Collina proprio allo scadere del primo tempo supplementare poteva risultare risolutivo (silver gol), ma il pareggio di Trezeguet (Camoranesi, Nedved, Legrottaglie, Abbiati, Trezeguet), due minuti dopo, nel recupero, ha riportato la partita ai calci di rigore dove nessuno dei nostri (Di Vaio, Trezeguet, Birindelli, Camoranesi e Ferrara) ha sbagliato. La coppa del migliore il campo il dottor Galliani, a. d. del Milan e presidente della Lega Calcio, l’ha conferita a Gigi Buffon. Il migliore invece è stato Appiah, il peggiore Del Piero.
8/8 a Bari la Juventus si aggiudica la 7^ edizione del Trofeo Birra Moretti:
Inter Juventus 1 a 2 per i gol di Camoranesi (di testa, su calcio d’angolo), Di Vaio (Appiah, Montero, Di Vaio) e Crespo.
Juventus Sampdoria 1 a 1 per i gol di Pedone e di Di Vaio (da Miccoli), (6a 5 per i bianconeri agli shoot outs).
Brevi note: Marco Di Vaio è stato proclamato miglior giocatore del triangolare (dato ufficiale). Del Piero anche oggi non ne ha azzeccata una. Miccoli sull’1 a 1 ha infilato nella porta dei sampdoriani un gol bellissimo che purtroppo l’arbitro Ayroldi non ha veduto. Legrottaglie non ha lasciato a Vieri l’aggio d’un solo tiro in porta, né l’Inter come complesso ne ha fatti più dell’uno che le ha fruttato 1 a 2. Stranamente svogliato Davids, molto bene Appiah. Molto bene Montero, ma questa non è una notizia.
10/8 a Saint Vincent amichevole Juventus Reggina: 3 a 0 per i gol di Enzino Maresca (azione personale sulla sinistra dove si libera di cinque uomini e tira rasoterra angolato e preciso), Del Piero (su rigore per fallo sullo stesso) e Olivera (da Nedved). A Miccoli viene sconciata una caviglia e mancherà alle partite di domani. Maresca sullo zero a zero di testa colpisce una traversa.
12/8 a Ancona l’Inter si aggiudica la 3^ edizione del Trofeo Tim:
Juventus Milan 1 a 0 per il gol di Stephen Appiah (palleggio volante di destro e tiro di sinistro dal limite dell’area). I bianconeri (Buffon, Thuram, Iuliano, Montero, Pessotto, Conte, Appiah, Davids, Olivera, Di Vaio e Nedved) hanno dominato la rivale e ad un inoperoso Buffon ha fatto riscontro un Dida diverse volte impegnato. Al di là del gol, molto mi è piaciuta la prova di Appiah.
Juventus Inter 0 a 1 per un gol di Crespo dopo 3 minuti. Avesse schierato, Lippi, la squadra della prima partita, magari mettendo Camoranesi al posto di Conte, di sicuro avremmo vinto anche questa e il trofeo. Molte azioni da gol hanno costruito i bianconeri troppo concedendo alla rivale in sede di conclusioni, nonostante che i Nerazzurri abbiano giocato abbastanza bene e facendo un pressing alto e aggressivo come mai prima d’ora.
Brevi note: Pavel Nedved è stato proclamato miglior giocatore del triangolare (dato ufficiale). Non sono d’accordo perché troppo ha sprecato sotto rete tirando male o non passando la palla a compagni meglio piazzati. Oltre che Appiah, molto bene hanno giocato Montero nella prima partita e Camoranesi nella seconda (stima personale).
17/8 a San Siro per la 13^ edizione del Trofeo Berlusconi: Milan Juventus 0 a 2 per i gol di Del Piero (al 39’ su preciso passaggio filtrante di Appiah) e di Camoranesi (al 45’, da un’azione centro-sinistra-centro di Trezeguet e Nedved). Ben altra cosa per velocità, determinazione e precisione il gioco de bianconeri rispetto a quello dei campioni d’Europa. E non solo questo, perché puoi avere i migliori schemi del mondo ma se non sai trattare la palla come si deve non puoi applicarli. Il migliore in campo secondo l’a.d. Galliani è stato Alessio Tacchinardi. Io però la magalomaniaca coppazza di migliore in campo, e senza con ciò voler togliere nulla al prescelto, l’avrei data a Zambrotta o ad Appiah o a Nedved, oppure a Paolo Montero, sempre assolutamente olimpico nelle sue uscite. Ma è bello quando si ha l’imbarazzo della scelta!
Di queste 13 edizioni la Juve ne ha vinte 7, più di quante – non so con quanta gioia del presidente Berlusconi - ne abbiano vinte i rossoneri che lo organizzano. Le due società, che come si ricorderà sono legate da una sorta di patto commerciale, proprio ieri sera si sono accordate di giocarselo tra di loro, ogni anno ad agosto, ancora fino al 2014. Sono stati dei dissennati, Berlusconi e il fido Galliani! Avessero scelto di giocarselo con l’Inter anziché con la Juve avrebbero riempito ugualmente ogni anno lo stadio e in più avrebbero potuto vincerne più edizioni di quante potranno vincerne sfidando noi.
Trasferimenti (Juventus a parte):.
Estero – estero: David Beckham (mezzala, Manchester Utd.) al Real Madrid; Ronaldinho (mezzala, P.S.G.) al Barcellona; Marquez (stopper, Auxerre) al Barcellona; Rustu (portiere, Besiktas) al Barcellona; Henry Kewell (mezzala, Leeds) al Liverpool; Djemba-djemba (mediano, Nantes) al Manchester Utd.; Tim Howard (portiere, N.Y. Metrostars) al Manchester Utd.; Geremi (difensore, Real M.) al Chelsea; Juan Sebastian Veron (centrocampista, Manchester Utd.) al Chelsea; Roy Makaay (attaccante, Deportivo La Coruna) al Bayern di Monaco; Joe Cole (centrocampista, West Ham) al Chelsea; Cristiano Ronaldo (mezzala, Sporting di Lisbona) al Manchester Utd; Kleberson (mediano, Atletico paranese) al Manchester; Damien Duff (irlandese, mezzala sin., Blackburn, fantasista di primo piano - ma allora perché Mutu?-) al Chelsea; Makelele (mediano, Real Madrid) al Chelsea; Mc Manaman (mezzala, Real Madrid) al Manchester city; Fernando Morientes (cerntravanti, Real Madrid) in prestito al Monaco.
Estero – Italia: Van der Meyde (ala s., Ajax) all’Inter; Christian Chivu (difensore, Ajax) alla Roma; Yanagisawa (mezzala, Japan) alla Sampdoria; Gianfranco Zola (mezzala, Chelsea) al Cagliari; Demetrio Albertini (mediano, dall’Atletico Madrid al Milan per fine prestito) alla Lazio, Brechet (terzino sin., Lione) all’Inter. John Carew (centravanti, Valencia) in prestito alla Roma. Occhio a questi due ragazzi: Maurizio Pinilla, 19 anni, cilena, mezzala (Universidad do Chile): preso dall’Inter e girato in prestito al Chievo; Joe Bothroyd, centravanti di 21 anni, ribattezzato per l’aspetto e la truculenza dei modi Jack lo squartatore, pescato da Gaucci nella serie B inglese (Coventry city).
Italia – Estero: Adrian Mutu (mezzala, Parma) al Chelsea; Gabriel Batistuta (ex centravanti, di proprietà della Roma, l’anno scorso all’Inter) alla Al Aràbi, squadra del Qatar. Ce ne congratuliamo con la Roma e con lo stesso giocatore, che in un remoto passato fu grandissimo uomo gol, e che ora, andando a morire in quel cimitero d’elefanti che sono gli Emirati Arabi ci evita lo scempio del buon ricordo; Stephane Dalmat (mediano, Inter) in prestito al Middlesborough.
Italia su Italia: Cafù (terzino-ala, Roma, a fine contratto) al Milan; Giuseppe Pancaro (terzino, Lazio) Milan; Luciano (ala, Chievo) Inter; Lamouchi (mezzala, Parma) all’Inter; Dabo (mediano, Atalanta) alla Lazio; Cristiano Doni (mezzala, Atalanta) Sampdoria; Gigi Di Biagio (mediano, ex Inter per contratto risolto anticipatamente) Brescia; Zauri (terzino sin., Atalanta) alla Lazio; Sergio Conceicao (ala, ex Inter per contratto risolto anticipatamente) Lazio; Julio Ricardo Cruz (centravanti, Bologna) all’Inter. Muzzi (centravanti, Udinese) alla Lazio.
Commento al calciomercato:
Con i tempi che corrono dobbiamo guardare anche a quel che succede oltralpe. Sir Alex Ferguson con Kleberson e il diciottenne Cristiano Ronaldo ha sostituito nel modo migliore, e con un forte beneficio per le casse sociali, i due grandi partenti, Beckham e Veron. E se consideriamo anche che con gli spiccioli s’è preso anche quel portiere di grande forza e sicurezza che da tempo cercava (si tratta dell’americano Tim Howard che finalmente metterà in pensione l’inaffidabile e pittoresco Barthez) e un mediano coi controfiocchi come il giovane camerunense Djemba-djemba, non possiamo non giungere alla conclusione che il Manchester Utd., nella sua isola e sul vecchio continente, è di gran lunga la squadra da battere. Più forte del Real Madrid che con il sopra detto Beckham ha solo aggiunto un altro importante pezzo al suo mosaico di squadra costruita soprattutto per vendere magliette. Più ancora del Chelsea del petroliere Roman Abramovich che sicuramente non è quel ricco scemo che i nostri saccenti gazzettieri vogliono farci intendere: egli con Veron e Mutu ha preso due autentici pezzi da novanta (che io molto volentieri avrei visto alla Juve) e pare intenzionato a non fermarsi. Sta insistentemente bussando alla porta dell’Inter per avere Vieri o Crespo, e io da interista giudicherei un atto di grande dissennatezza il non approfittarne, sempre che i giocatori siano d’accordo ché con i tempi che corrono se non sono d’accordo loro le società possono mettersi il cuore in pace. Il magnate russo avrebbe preso anche Edgar Davids ma appunto la indisponibilità del giocatore ad assecondare i progetti della dirigenza bianconera ha fatto saltare l’accordo, anzi ogni accordo, ché Moggi giustamente ha cercato di venderlo alle squadre di metà Europa per evitare di vederlo andar via gratis l’anno prossimo, com’è suo preciso diritto (e l’eltsiniano magnate russo è andato poi a soddisfarsi con Makelele, letteralmente strappandolo – 20 mln. di euro; 5 netti l’anno al giocatore - al Real M.). Il Barcellona del nuovo presidente Laporta in mezzo una situazione economica disastrosa (ma come si può avere una situazione siffatta con centomila abbonati stabili!) ha cercato di fare meglio che si potesse: notevole l’acquisto del brasiliano Ronaldinho e forse anche quello del difensore messicano Marquez. Importante l’unica acquisizione del Liverpool, che pur se forte di ottimi giocatori vince assai meno di quanto potrebbe e dovrebbe: l’australiano Kewell potrebbe finalmente farli decollare. Notevole infine l’acquisto di "pistolero" Makaay da parte del Bayern di Monaco, l’uomo giusto in una squadra da sempre coriacea ma mai abbastanza spietata in zona gol.
La Juventus, incapace di uscire dall’equivoco Del Piero, che più avanza negli anni meno rende e più aumenta le pretese di guadagno, la qualcosa – detto per inciso – ci ha privati e continua a privarci della possibilità di ingaggiare mezze-ali d’attacco eccellentissime, di lui più giovani, più brave e meno costose - ha condotto una campagna di rafforzamento sobria, essenziale e assolutamente ottima.
Con Legrottaglie, Appiah, Maresca e Miccoli sono arrivati 4 giovani determinati a non sfigurare e maturi per il gran salto, evitando, a differenza del Milan, di correre incerte avventure con talentini ancora tutti da scoprire (il conclamato Kakà) o con vecchi cavalli bolsi buoni per il macello (Cafù, Pancaro e, appena 12 mesi fa, il costosissimo Rivaldo).
Il pugliese Legrottaglie è di buon’altezza, forte di testa e buono nell’anticipo. Appena la smetterà di gigioneggiare (ma con Lippi c’è da essere sicuri che la smetterà presto) potrà raggiungere livelli di rendimento adeguati. Il ventiduenne Appiah per duttilità tattica, doti tecniche, velocità, senso della posizione e resistenza fisica è un fenomeno del tutto degno di poter avvicendare in questa e nelle stagioni che verranno il grande Edgar Davids, rispetto al quale ha, anzi, una maggiore confidenza col gol (7 gol l’anno scorso nel Brescia; uno Davids).
Enzino Maresca è il mio personale idolo, perché è scorbutico e cattivo, ma geniale, ma capace di grandissime giocate. E’ un puledrino ombroso e alquanto lunatico e ha bisogno di essere costantemente stimolato. Ma è uno dei pochi che sa unire ad un forte talento naturale una grinta di prim’ordine. Fabrizio Miccoli, detto il bomber tascabile, detto il Romario del Salento, detto il Maradona dei poveri, è quello che se un po’ di fortuna e se il coraggio di Lippi lo assistono, ci libererà dalla Del Piero dipendenza. E scusate se è poco.
A proposito del Cristiano Ronaldo acquistato dal Manchester (Alex Ferguson va dicendo che C.R. è il calciatore del quale si parlerà di più nei prossimi dieci anni) parrebbe, dico parrebbe perché le sue strategie di mercato Luciano Moggi non le va di sicuro a riferire ai giornalisti, che la Juve lo cercasse con la reale intenzione di prenderlo. Se così fosse emergerebbe che Lucianone per una volta s’è fatto fregare, ma non è questo il punto. Il punto secondo me è che alla Juve forse stanno veramente cominciando a "pensare" a un’alternativa a Del Piero e che quindi l’ipotesi di un rinnovo del suo oneroso contratto fino al 2008 sia tutt'altro che scontata. Quindi ancor meno comprendo le ragioni del mancato acquisto del giovane D’Alessandro, un talento sul quale due tipi niente male come Sivori e Maradona giurano e spergiurano, che inopinatamente è finito nella tetra Wolfsburg a far l’operaio alla Volkswagen.
Della campagna di rafforzamento dell’Inter posso dire che hanno effettivamente cercato delle ali che gli allarghino il gioco sulle fasce ma che non dispongono ancora del play maker che sappia ordinarne i movimenti. Dove vai se chi possa lanciarti le ali non ce l’hai? Quindi secondo il mio (im)modesto parere innanzitutto avrebbero dovuto prendere un Eugenio Corini, o un Pizarro (23 anni, e già regista tutto fosforo), se volevano praticare con efficacia il tipo di gioco aereo. Di sicuro non il torvo Lamouchi, e nemmeno il modesto Karagounis! L’arrivo del vecchio Kily Gonzales ingrosserà la colonia di argentini, nulla aggiungendo, checché il buon Cuper possa pensarne, a quel che i nerazzurri già hanno o non hanno. Nulla so dire su questo Brechet venuto da Parigi a rinforzare, anche lui, il gioco sulle fasce.
Il Milan ha cacato l’asso (pardon, dovevo scrivere "ha calato l’asso"). Nel senso che con Kakà Galliani e Braida hanno preso il più promettente "fenomeno" del momento, già titolare, a 18 anni, della nazionale verde oro. Ora rimane da vedere se ad Ancelotti, che in quella zona del campo dispone già di Rui Costa, di Rivaldo, di Pirlo e di Redondo, serva veramente un trequartista. Senza considerare che si tratta di un frillo di poco più di sessanta chili, e vorrò vederlo quando lo prenderanno in custodia ceffi come Cristiano Zanetti o il suo compagno Materazzi, detto Macellazzi. A mio vedere al Milan, forte in difesa, forte a centrocampo e forte all’attacco, servirebbe piuttosto un allenatore più coriaceo e spregiudicato di Ancelotti, sul tipo, per fare un esempio, di quel Fatih Terim preso due anni fa e subito gettato dentro il secchio della spazzatura.
La Roma ha fatto un gran bel colpo con Christian Chivu, che l’onnipotente Gerozi (usque tandem, don Cesarino?) gli ha praticamente regalato, offrendo agli olandesi delle fidejussioni in pratica non molto dissimili da quelle che prima gli rilasciava la marchigiana SBC. Manca tuttavia a Capello il grosso goleador essendo che di Montella non so perché egli non vuol fidarsi ed essendo che il John Carew raccattato proprio a chiusura di mercato nel magazzino degli scarti (prestito gratuito dal Valencia) appartiene a quella categoria di giocatori (che io detesto) che col fisico che si ritrovano potrebbero spaccare il mondo ma che nelle aree di rigore avversarie si muovono timide e irrisolute come fanciullette alla festa della prima comunione. I gazzettieri amici avevano strombazzato a lungo i nomi di Viduka, di Cissè, di Morientes ben sapendo che non sarebbero arrivati. Le casse sociali sono desolantemente vuote e l’amico Geronzi consente all’amico Sensi, così come ieri e l’altro ieri all’altro suo amico Cragnotti, di impiparsene dei rigori della buona amministrazione.
Invece la Lazio il curatore Baraldi l’ha egregiamente tirata fuori dalle secche di una situazione debitoria fallimentare e da una gestione che si muoveva ai limiti del codice penale. Baraldi è riuscito a non vendere Stam, Stankovic e Corradi, il che è rimarchevole, e se avesse preso anche Pizarro e Jorgensen (affare saltato per l’indisponibilità di Castroman e di Liverani a trasferirsi a Udine) sarebbe stata fortissima. Ma tuttavia così com’è rimane una signora squadra, anche perché il giovane Mancini, contrariamente a quel che credevo, ha saputo darle un gioco, un’identità e un carattere. Baraldi è riuscito anche nell’impresa - ben più difficile che risanare un bilancio - di fare accettare a tutti i tesserati (tranne che al coriaceo Stam, ma Stam può permettersi questo e più) la cosidetta spalmatura degli stipendi, si è fatto cioè regalare da ciascuno dei tesserati (mercenari legati solo al dinero, non romantiche mammolette) due anni di contratto a costo zero.
Delle altre non ci occuperemo, non ne vale la pensa. Quest’anno saremo più sobri.
Le 18 squadre che partecipano al campionato di serie A:
Ancona (Menichini, secondo di Carletto Mazzone nei due anni passati a Brescia // dopo la 4^ giornata sostituito con Nedo Sonetti), Bologna (Francesco Guidolin // ancora prima che s’inizi sostituito da Carletto Mazzone), Brescia (Giovanni De Biasi), Chievo (Francesco Del Neri), Inter (Hector Cuper // dopo la 6^ sostituito da Alberto Zaccheroni), Empoli (il secondo Baldini, Daniele, dopo che l’altro, quello dell’anno scorso, Silvio, è andato a Palermo per guidare la favorita in serie A // dopo la 6^ sostituito da Alberto Perotti), Juventus (Marcello Lippi), Lazio (Roberto Mancini), Lecce (Delio Rossi), Milan (Carlo Ancelotti), Modena (Alberto Malesani), Parma (Claudio Prandelli), Perugia (Serse Cosmi), Roma (Fabio Capello), Reggina (Franco Colomba// dalla 11^ Giancarlo Camolese), Sampdoria (Walter Novellino), Siena (Giuseppe Papadopulo), Udinese (Luciano Spalletti)
La Snai ha fissato le quote per le scommesse "antepost vincente serie A", quelle cioè sulla squadra campione d'Italia 2003-2004. La Juventus, squadra favorita anche per il prossimo campionato, è quotata a 2,50. Seguono Inter e Milan a quota 3,00. A 8, parecchio staccate, vengono date Roma e Lazio. Seguono Parma (33) e Udinese (66), chiude la neo promossa Sampdoria (80).
Il C.d.A. della Juventus ha reso noto di avere cooptato nel suo seno l’avvocato Grande Franzo Stevens e di averlo eletto alla carica di presidente in sostituzione dell’avvocato Vittorio Chiusano deceduto lo scorso 31 luglio. Il C.d.A. ha altresì reso noti i dati di bilancio relativi all’esercizio 1/7/02-30/6/03 (così per le società di calcio). L’esercizio finanziario relativo alla stagione appena trascorsa si è chiuso con un utile netto di 2,2 milioni di euro e anche quest’anno verrà distribuito dividendo. La relazione sottolinea la crescita dei ricavi del 22,9%, passati da 175,3 a 215,4 milioni di euro, il ritorno in positivo del margine operativo lordo (16,3 milioni di euro, contro un saldo negativo di 12,8 milioni al 30 giugno 2002) e il fatto che la Juventus non si è avvalsa dei vantaggi del cosiddetto "decreto salvacalcio", che permette di svalutare su un più lungo periodo i diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori.
Il bilancio evidenzia inoltre che la Juventus in giugno ha incassato la bella somma di 74,9 milioni di euro per la cessione dei diritti televisivi criptati per il campionato 2004-2005, contro i 69,7 per la stagione appena iniziata e i 64,6 del 2002-2003.Non sono i numeri che ci stupiscono, in Juve la buona amministrazione e la puntualità dei pagamenti sono da sempre regole primarie. L’aspetto che è importante sottolineare consiste piuttosto nel fatto che l’utile di cui sopra è stato conseguito facendo discrezionalmente a meno di ricorrere alle possibilità consentite dal c.d. "decreto salvacalcio" che la scorsa estate il governo Berlusconi varò di tutta fretta, per consentire a diverse società di calcio (e in primis alle romane), che i debiti stavano portando al fallimento e non potevano nemmeno iscriversi all’iniziante campionato, di spalmare su un più lungo periodo i diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori. Una sorta di "compra oggi, pagherai tra 5 anni" che fa a pugni con le più elementari regole di buona amministrazione, in un contesto dove la non considerazione di queste norme costituisce già di per sé illecito sportivo.
Dopo tanti acquisti scellerati finalmente una vendita intelligente, anzi più che intelligente. Perché vendere è sempre assai più difficile che comprare, specie quando bue Vieri ti minaccia d’appenderti al muro (ma come glie lo permettono!). Il presidente Moratti (o sarà stato Branca, o sarà stato Moretti, o sarà stato Tronchetti Provera?) ha venduto Hernan Crespo al Chelsea. Per 24 milioni di euro. Così almeno quest’anno non dovranno fare, in via Durini, aumenti di capitale. Il magnete Abramovich (quam mutatur ab illa, la vecchia Russia!), dopo Duff (24 mln, di euro), dopo Mutu (22 mln.), dopo Joe Cole (10 mln.) e dopo Veron (21 mln.), aggiunge un altro pezzo da novanta alla sua collezione di assi. La dirigenza nerazzurra per tacitare la piazza, e non perché gli serva, è corsa ad ingaggiare il bolognese Cruz detto ‘o jardinero’, un gran bel centravanti utile in qualunque squadra ma non nella loro.
22/8 amich. Napoli Juventus 1 a 3 per i gol, nel primo tempo, di Nedved (da Miccoli), di Miccoli (da Maresca) e di Miccoli (su tiro rimpallato di Di Vaio). Nel II t. di Bernini. Primo tempo gaudioso, secondo tempo (con Del Piero e Trezeguet, e senza Maresca) misterioso.
28/8 a Villar Perosa per il consueto "vernissage" contro i ragazzi della "primavera": 6 a 2 per i gol di Chiumiento, Benjiamin, Miccoli, Trezeguet, Del Piero, Trezeguet, Trezeguet, Trezeguet.
Già insopportabilmente stanco del suo continuo lamentarsi, il presidente del Bologna, Gazzoni Frascara (quello dell’acqua frizzante) a tre giorni dall’inizio del campionato ha cacciato fra’ Francesco Guidolin (detestatissimo anche dai tifosi) sostituendolo col sor margara Mazzone che, fiutata prontamente l’aria, da un paio di settimane già avvoltoieggiava. Questo Mazzone, odioso per la sua incontenibile prosopopea intrisa di falsa umanità romanesca, avrebbe fatto bene invece ad appendere la panchina al chiodo.
Sorteggi di Champions League:
Gruppo A: Bayern di Monaco, Olimpic di Lione, Celtic di Glasgow, Anderlecht;
Gruppo B: Arsenal, Inter, Dinamo di Kiev, Lokomotiv di Mosca;
Gruppo C: Deportivo La Coruna, PSV Eindhoven, AEK di Atene, Monaco;
Gruppo D: Juventus, Galatasaray, Olimpiakos di Atene, Real Sociedad;
Gruppo E: Manchester Utd., Panatinalkos di Atene; Rangers di Glasgow, Stoccarda;
Gruppo F: Real Madrid, Porto, Marsiglia, Partizan di Belgrado;
Gruppo G: Lazio, Chelsea, Sparta di Praga, Besiktas;
Gruppo H: Milan, Celta Vigo, Aiax, Bruges.
Spesati di tutto e nutriti dal principe Alberto di Monaco, i soloni dell’Eufa si sono riuniti ieri sera a Montecarlo per deliberare chi – nelle due competizioni per club a livello continentale - siano stati nella passata stagione calcistica, in Europa, rispettivamente: il miglior portiere, il miglior difensore, il miglior centrocampista, il miglior attaccante, il miglior giocatore in assoluto e il miglior allenatore.
Miglior portiere è stato riconosciuto Gian Luigi Buffon (Juventus), miglior difensore Roberto Carlos (Real Madrid), miglior centrocampista Pavel Nedved (Juventus), miglior attaccante Ruud Van Nostelrooy (Manchester Utd.). Miglior giocatore in assoluto è stato nominato il nostro Gigi Buffon. Non fai in tempo a rallegrarti della eminenza e della ridondanza dei nomi che la nomina di Carlo Ancelotti (Milan) a miglior allenatore ti fa letteralmente cascare le braccia.
Basta, domani finalmente si parte. Dice Marcello Lippi: "Cercare di vincere tutto per riuscire a vincere qualcosa".
Abbonati : 31.418. I torinesi meritano il Toro! E’ un’indecenza che siano così avari di soldi e di sentimento nei riguardi di una società di così alto e costante rendimento come la Juventus. Il lettore confronti il trend degli abbonamenti che più la squadra vince più essi calano di numero!
2002.03: 33.428; 2001.02: 35.535; 2000.01: 35.446; 1999.2000: 34.276; 1998.99: 43.533; 1997.98: 40.338.
31/8, 1^ di campionato:
- Juventus Empoli 5 a 1 per i gol di Del Piero (al 16’, di testa su cross di Zambrotta), di Del Piero (al 51’ su punizione dal limite), di Trezeguet (facile, al 61’, su pallone vagante dinanzi al portiere), di Trezeguet (al 74’ di piede, elegante, su traversone di Zambrotta), di Di Vaio (all’85’ su rigore, per fallo di Cribari su di lui) e, alla fine, all’88’, di Di Natale. Troppo il divario tra le due squadre. I bianconeri sono scesi in campo così (quest’anno daremo ogni volta la formazione, per vedere come Lippi sceglie nella rosa di – dice lui – 25 titolari): Buffon, Thuram, Legrottaglie, Montero, Zambrotta, Tacchinardi, Appiah, Miccoli (Camoranesi), Nedved (Maresca), Trezeguet, Del Piero (Di Vaio). "Il ribelle" Davids non è stato neanche portato in panchina. Il migliore dei bianconeri: non so decidermi tra Appiah e Camoranesi.
- Inter Modena 2 a 0 per i gol di Vieri e di Materazzi. Nella ripresa i nerazzurri hanno arrembato di brutto per arrivare al gol. Che dopo innumerevoli errori è arrivato a soli 4 minuti dal 90* per merito del solito Vieri.
- Lazio Lecce 4 a 1 per i gol di Albertini, Corradi, Fiore, Konan e Oddo. Non male il Lecce, ma troppo forte la Lazio.
- Udinese Roma 1 a 2 per i gol di Del Vecchio, Kroldrup e di Montella. Una grande giocata del due Cassato Montella ha bellamente schiodato la partita da un giusto pareggio. Notevole ci è apparso quel giovane brasiliano esterno sinistro (Mancini) pescato da Capello nel dimenticatoio di Venezia.
- Ancona Milan 0 a 2, i gol entrambi di Shevchenko. La vittoria dei rossoneri e il risultato non fanno una piega.
Le altre: Bologna Parma 2 a 2 (Guly, Adriano, Locatelli, Adriano); Brescia Chievo 1 a 1 (Lanna, Filippini ®); Perugia Siena 1 a 1 (Vryzas, Ardito, Botrhoyd, Taddei); Reggina Sampdoria 2 a 2 (Cozza, De Michele, Bazzani, Diana).
14/9, 2^ di campionato:
- Chievo Juventus 1 a 2 per i gol di D’Anna (al 21’, su rigore decretato dal sig. Trefoloni per un accenno di fallo di Camoranesi sul cascatore Sculli), di Legrottaglie (al 25’ di testa, su calcio d’angolo battuto alto e perfetto da Camoranesi. Poi Legrottaglie si è lasciato andare alla stucchevole, insopportabile, ipocrita manìa di non esultare "per rispetto del mio vecchio pubblico"; che andasse a zappare la terra, pagliaccio!), di Trezeguet (al 48’, di piede, elegante, dopo avere smorzato il pallone col petto, su traversone di Zambrotta il quale Z. sui 7 gol che la squadra ha segnato finora 3 li ha fatti fare lui). Squadra carogna e dura, il Chievo; che come quella gallina spennata del suo allenatore non ci sta mai a perdere. Ma se una cosa si può imputare alla Juve è di non essere riuscita, a causa dei troppi errori di mira, nella mezzora successiva al gol, a mettere al sicuro il risultato. I bianconeri sono scesi in campo così: Buffon, Thuram, Legrottaglie, Montero, Zambrotta, Tacchinardi, Appiah, Camoranesi (Davids), Nedved, Trezeguet (Di Vaio), Del Piero (Birindelli). Del migliore tra i bianconeri non so, non ho visto la partita. E di quello che scrivono e dicono le iene microfonate io non mi fido; però uno dei pochissimi con il quale lo faccio, Gianni Mura di Repubblica, tale titolo l’ha dato ad Appiah e a Nedved.
- Sampdoria Lazio 1 a 2 per i gol di Inzaghi, Albertini ® e Bazzani. Troppo forte il dislivello dei valori in campo; e nulla da parte dei doriani negli ultimi 20 minuti, quando dopo avere raggiunto l’1 a 2, intravedendo la possibilità di pareggiare, la formazione in rimonta di solito fa fuoco e fiamme, è stato concesso ai blu-cerchiati.
- Milan Bologna 2 a 1, per i gol di Shevchenko, Nervo e Inzaghi. Milan lezioso e privo di idee. L’ha salvato, a 5 minuti dalla fine, il suo furioso, formidabile, indemoniato superPippo, con un gol, invero difficile, rabbiosamente voluto. Tra i bolognesi ho visto giocatori come Rossini, Dalla Bona, Guiglielminpietro e il decrepito Signori, che dire che sono da B è dire troppo.
- Siena Inter 0 a 1; nerazzurri osceni come domenica scorsa col Modena, solo che oggi che re Brenno Vieri non c’era, a toglierlo dagli impacci è intervenuta una provvidenziale autorete dello sciagurato Cufré. I senesi hanno colto 2 traverse.
- Roma Brescia 5 o 0 per i gol di Montella, Chivu, Totti, Totti e Carew ®. Brescia neanche troppo male, ma i capellians quest’anno sono una supercorazzata armata con cannoni di 80 mm. Chivu che ha segnato un gol bellissimo già parla l’italiano meglio di Totti. Domenica prossima chi vivrà assisterà a Juventus Roma.
Le altre: Empoli Reggina 1 a 1 (Mozart, Di Natale); Lecce Ancona 3 a 1 (Siviglia, Ganz ®, Vucinic. Cassetti); Modena Udinese 0 a 1 (Pizarro ®); Parma Perugia 3 a 0 (Bresciano, Adriano ®, Gilardino).
Scalpore hanno suscitato, sulla fascia sinistra dei clivensi le volate e le folate di un certo Mario Alberto Santana, argentino ventiduenne che ad un certo Thuram ha fatto vedere le streghe. E su tutto il fronte dell’attacco del Lecce gli spunti dell’estroso Vucinic, serbo diciannovenne.
Oggi Umberto Agnelli ha propalato una verità sacrosanta che meritava senz’altro d’essere detta, e cioè che Luciano Moggi "è stato il nostro miglior acquisto degli ultimi due lustri".
17/9 1^ di C.L. : Juventus Galatasaray 2 a 1 per i gol di Del Piero al 4’ (al volo rasoterra, in diagonale, su bellissimo servizio filtrante di Camoranesi), Hakan Sukur al 18’ (di testa, su calcio d’angolo da destra), Del Piero al 73’ (punizione dal vertice sin. dell’area, calciata bassa a servire al centro area Ferrara, il quale però calcia ma non trova il pallone. La Uefa ha attribuito il gol a Ciro che volendo segnare non ha segnato, anziché ad Alessandro che voleva solo passare il pallone ma l’ha messo dentro). Sembrava dovesse trattarsi di una proficua seduta di allenamento, di quelle che si giocano al piccolo trotto e finiscono in goleada, invece, trovato il pareggio su calcio piazzato (bravo comunque Sukur), un Galatasaray apparso fino a quel momento intimorito s’è messo a stendere sulle gambe dei bianconeri un reticolato tattico fittissimo che ha finito per frenarli anche quando avrebbero voluto, nel secondo tempo, accelerare il passo per chiudere la partita. Gioco poco brillante, con i turchi che pressando pressando si avvicinavano pericolosamente all’area dei nostri. Il gol della vittoria è stato abbastanza fortuito ma non dobbiamo dimenticare, pur nella scura serata (scura soprattutto per il desolantamente basso numero di spettatori), le azioni gol di Trezeguet, Nedved, Del Piero (palo) e di Di Vaio. Lippi ha schierato: Buffon, Thuram, Ferrara, Montero, Zambrotta, Camoranesi (Tudor), Appiah, Tacchinardi (Davids), Del Piero, Nedved e Trezeguet (Di Vaio). Il migliore dei nostri io l’ho individuato in Igor Tudor che entrato dopo circa un’ora di gioco e una lunghissima assenza, piazzandosi dinanzi alla difesa ha orchestrato il gioco con molta bravura e senno tattico, spezzando le trame dei turchi (bel complesso quello di Fatih Terim) e ottimo il laterale destro brasiliano Prates) e lanciando in attacco preziosi palloni.
Nel gruppo D: Real Sociedad Olimpiakos di Atene 1 a 0 (Kovacevic ®).
Le italiane: Milan Aiax 1 a 0 (Inzaghi); Besiktas Lazio 0 a 2 (Stam, Fiore); Arsenal Inter 0 a 3 (J.Cruz, Van der Meyde, Martins).
21/9, 3^ di campionato:
- Juventus Roma 2 a 2 per i gol di Di Vaio al 20’ (a conclusione di uno spunto sulla destra di Nedved, con Trezeguet che di testa impegna il portiere, Pellizzoli respinge corto e Di Vaio che s’avventa e violentemente infila), di Chivu al 24’ (come domenica scorsa, su punizione dal limite), Di Vaio al 35’ (a deviare, come avrebbe voluto fare Ferrara mercoledì scorso, una punizione radente di Nedved) e di Zebina al 87'’(il più scarso della compagnia, anche se sulle spalle porta la maglia col numero che fu del divino Falcao, con un tiraccio ad occhi chiusi da fuori area). La forte Roma dal favoloso tridente che manda in deliquio i giornalisti della Rai (mentre la vera forza della squadra è il centrocampo) ha potuto rimediare ad una partita che per due volte s’era messa male e che stava per finire, con i tiri (franco il primo, fortuito il secondo) di due difensori, mentre che Capello aveva fatto uscire prima Montella e poi Cassano perché incapaci a superare, specie il primo, il secondo cercava spazio indietreggiando, i difensori juventini ("erano in giornata no", si dice in linguaggio amico). Però la Juve la partita non l’ha vinta, e la cosa ci brucia perché essere di nuovo raggiunti dall’osannatissima Roma dell’esoso Capello a pochi minuti dalla fine, non è una bella cosa ed evoca dolorosi ricordi. Dobbiamo anzi ringraziare Buffon se non abbiamo perduto la partita, giacché in pieno recupero, nello disorientamento psicologico e tattico conseguente al subìto pareggio, si è trovato davanti un Totti libero come una rondine non abboccando alla finta di "pupone" e miracolosamente intercettandogli il pallonetto, e "pupone" è uno che palle simili difficilmente le sbaglia. La Juve ha tenuto il controllo del campo solo un’ora, poi cedendo alle fatiche della partita di mercoledì contro i galati, mentre i giallorossi, fuori dalla champions league e non ancora impegnati nella coppa Uefa, potevano pensare a preparare al meglio per il macht-clou. C’è stato pure che dopo un’ora Lippi ha dovuto retrocedere in area Tudor pel fatto che Montero si era fatto male. Senza quel formidabile frangiflutti davanti alla difesa la squadra rinculava e i giallorossi prendevano terreno come in quella famosa partita di 2 anni fa quando Carletto Ancelotti forte di un insperato 2 a 0 sostituì subito Inzaghi con Conte e retrocesse Del Piero a terzino. Absit iniuria verbis, l’ho detto solo per ricordarlo, sono io il primo ad essere consapevole che apparentare Lippi a Ancelotti è una cosa senza senso. Comunque i giallorossi, senza tuttavia avvicinarsi troppo a Buffon se non nell’occasione ultima sopra detta, trovavano, da quei formidabili palleggiatori che sono, sempre più campo. La maggior parte delle volte in situazioni del genere la si spunta, qualche volta finisce male. Stavolta è finita male, avendo trovato quel broccaccio di Zebina il tiro della madonna. La Juve al 12° minuto aveva perduto Del Piero per un guaio muscolare ad un polpaccio che lo terrà fuori dai campi di gioco per un mese. L’entrata di Di Vaio è quindi un po’ frutto del caso; spero che lui stesso, Miccoli e il povero Maresca (dico povero perché mentre io per lui stravedo, Lippi par che non lo veda nemmeno col binocolo) possano trovare, in questo mese che il capitano mancherà, spazio e tempo sufficienti a le loro qualità. L’arbitraggio del signor Pellegrino di Barcellona Pozzo di Gotto non darà adito, dalle parti di Trigoria e Saxa Rubra, alle lamentazioni di rito, io piuttosto mi lagno di un paio di regole del vantaggio non dateci e, nel finale, di un fallo da rigore di Lima che schienava Camoranesi, fallo che a magliette invertite li avrebbe mandati in deliquio (zio ulcera Bergomi che affiancava il telecronista si metteva in pace coi suoi istinti di ex interista dicendoci che "Camoranesi non ha neanche protestato"). Lippi ha fatto scendere in campo Buffon, Thuram, Legrottaglie, Montero (Camoranesi), Zambrotta, Appiah, Tudor, Davids, Nedved, Trezeguet ((Birindelli), Del Piero (Di Vaio). Trezeguet, uscito a 10 minuti dalla fine, si è risentito con Lippi della sostituzione con Birindelli ed addebita a questa mossa la mancata vittoria. Trezeguet è un ragazzo intelligente e dal linguaggio forbito, ma se ci tiene al posto queste critiche deve risparmiarsele. Davids, messo a guardia di Totti ha giocato col freno a mano tirato; non voglio insinuare niente, dico solo che non mi è piaciuto, Totti ben 5 volte, a parte l’ultima in pieno sbandamento, ha potuto pericolosamente tirare in porta, 2 volte Buffon gli ha respinto il tiro, 3 volte ha mancato la porta di poco. Legrottaglie, ottimo nell’anticipo, non ha sbagliato un pallone, dell’apporto di Tudor ho detto (Lippi di lui dice che è grandissimo in difesa ed eccezionale a centrocampo), Zambrotta è stato come sempre generosissimo, e moltissimo ha fatto Nedved, pur se poco assistito dai compagni, tra i centrocampisti e i difensori avversari (è indubbio che il cèco con Del Piero ha un’intesa migliore di quella che può avere con Di Vaio), buoni spunti hanno avuto i due attaccanti pur alle prese con difensori come Samuel e Chivu. A proposito della designazione del migliore dei nostri sono, come il buon Mura domenica scorsa, indeciso tra Appiah e Nedved, due atleti eccezionali.
- Lazio Parma 2 a 3 per i gol di Bresciano, Stam, Adriano, Inzaghi e Bresciano. Non c’era niente da fare: ogni volta che i laziali arrivavano a pareggiare ecco che subito i giocatori del Parma si portavano di nuovo in vantaggio. Stanchezza per la partita di mercoledì scorso? Può essere, comunque la vittoria dei gialloblù è netta e meritata, e quell’Adriano, se appena trova un po’ di spazio (e un po’ di voglia) diventa un’autentica forza della natura. I centrocampisti della squadra di Mancini (penso soprattutto all’osannatissimo Albertini) non si sono visti, e anche il roccioso Stam ha perso la bussola.
- Perugia Milan 1 a 1, per i gol di Gattuso e di Vryzas. Giusto il pareggio tra un Milan abulico e un Perugia che se avesse avuto ancora Miccoli probabilmente avrebbe rivinto.
- Inter Sampdoria 0 a 0. I nerazzurri che mercoledì scorso avevano fatto strame di quell’Arsenal che confortato dal pubblico di casa gli si era avventate a corna basse; per poco oggi non sono usciti loro scornati. Il povero Cuper l’aveva detto che la sua squadra gioca meglio ("sa giocare solo…") quando può ripartire in contropiede. Contro l’accorta Samp, i suoi centrocampisti e i suoi attaccanti costretti a far la partita hanno saputo impegnare Antonioli solo grazie a due punizioni dal limite di Macellazzi. E mi stupisco che un allenatore intelligente e risoluto come Novellino s’attardi ad insistere su un Doni sempre velleitario e incapace, anziché far giocare un Flachi di lui più concreto (il che è quasi incredibile) o il giapponese Yanagisawa, un tipo tosto, tenace, veloce e insidioso quanto pochi.
- Le altre: Ancona Modena 1 a 1 (Kamara, Bilica); Bologna Udinese 2 a 0 (Guglielminpietro, Dalla Bona ®); Brescia Reggina 4 a 4 (Sottil, Di Biagio, Nakamura ®, Bonazzoli, Caracciolo, Filippini, Nakamura, Petruzzi); Lecce Chievo 1 a 2 (Lanna, Chevanton, Cossato); Soena Empoli 4 a 0 (Chiesa ®, Chiesa ®, Chiesa, Flo).
Certo, certissimo, anzi …probabile! Si danno per già avvenuti i seguenti acquisti (le fonti sono le solite, cioè quanto di più inattendibile possa trovarsi, ma le notizie afferirebbero a trattative già concluse):
Gilardino del Parma, Perrotta del Chievo, Santana del Chievo (la comproprietà in mani del Palermo), Jankulowsky dell’Udinese. Tranne quello di antana (l’argentino è un elemento tutto da scoprire) mi sembrano tutti degli acquisti azzeccati. Di contro, si da per ormai avvenuto il passaggio del "traditore" Davids alla nemica Roma. Vorrò vederlo, quando gli stipendi tarderanno ad essergli pagati!
27/9, 4^ di campionato:
Reggina Juventus 0 a 2 per i gol di Di Vaio al 14’ (centrale, a conclusione di uno spunto sulla destra di Nedved lanciato lungo da Maresca), di Nedved al 50’ (su passaggio di Maresca filtrato da Di Vaio). La bella Reggianella volenterosa e bellicosa che per 32 domeniche l’anno tanto amo tanto ce l’ha messa tutta, sfrontatamente affrontando la Juve con due attaccanti di ruolo e un nugolo di centrocampisti offensivi, e attaccando a tutto spiano. Una sola ne aveva punta, la Juve. Ma ha vinto, giocando forte, ribattendo colpo su colpo. Maggiore il tempo di tenuta palla degli giocatorini di Colomba rispetto a quello dei giocatori della magna Juventus, più numerose le loro conclusioni, più numerosi i calci d’angolo, due a uno i pali (di Di Vaio il nostro). Ma la Juve è la Juve e ci vuole ben altro per smontarla. Lippi inizialmente aveva schierato Buffon, Ferrara, Tudor, Iuliano, Birindelli, Camoranesi (Zambrotta), Appiah, Tacchinardi, Maresca (Montero), Di Vaio e Nedved (Miccoli) volendo giustamente attuare un po’ di turn-over in vista della partita di martedì ad Atene. Ha retrocesso Tudor a difensore data la presenza al centro dell’attacco avversario di Bonazzoli, ottimo colpitore. E Tudor ha giocato benissimo, così come Ciro Ferrara, come l’onesto e veloce Birindelli che ha messo la museruola all’estroso e sgusciante Di Michele, e come Appiah, Nedved e Di Vaio. Buffon il suo solito grande intervento lo ha effettuato sul 2 a 0. La palma del migliore l’assegno a Enzino Maresca, dal cui piedino sono partiti, oltre che le azioni che hanno portato i gol, tutti gli spunti intelligenti nei rovesciamenti di campo in favore della Juve e strano, stranissimo, anche i giornali gli hanno affibbiato dei bei voti.
- Udinese Inter 0 a 0. L’Udinese di Luciano Spalletti gioca un bellissimo calcio; nel corso dello scorso campionato ogni volta che la vedevo giocare ne ho cantato puntualmente le lodi, non avvenne d’altronde per caso che alla fine del torneo si classificarono a ridosso delle grandi e quest’anno si stanno giocando la Coppa Uefa. L’allenatore sa far girare i più noti (il vecchio Nestor Sensini, il play maker Pizarro sul quale più volte ho detto tutto il bene possibile, il fantasioso e sgusciante Jorgensen), e i meno noti, con una costanza di applicazione non comune, e ne sostiene l’impegno con schemi chiari, efficaci e var. Ma quel che Spalletti crea il suo presidente glie lo distrugge, perché la squadra quest’anno non ha un uomo gol che sia minimamente degno di codesta definizione. Difatti il greve Iacquista e l’inconsistente Fava non sono in grado di nuocere a chicchessia, per non dire del gigantesco Janckers che anche solo a guardarlo rappresenta un insulto al calcio. Per cui la partita di stasera (giammai, se non con la Juve, l’anno scorso i friulani ne persero una in casa) era giocoforza che finisse zero a zero, avendo badato i nerazzurri a difendersi quasi tutto il tempo, e avendo Pizarro, che mai ne aveva sbagliato uno, tirato fuori un calcio di rigore. Insomma, l’Udinese di quest’anno è quella dell’anno passato, meno Muzzi, cioè meno quello che le segnava i gol. E così non c’è più chi possa farla vincere. E anche l’Inter è quella dell’anno scorso, in quanto capace di vincere (quando può disporre di Vieri, o quando l’aggrediscono come ha fatto sciaguratamente l’Arsenal l’altro giorno oppure quando un po’ di fortuna l’assiste) ma non di creare gioco e imporlo agli avversari. Zero a zero ingiusto ma ineluttabile. Bene il vecchio Sensini e il non più giovane Jorgensen, così come il giovanissimo Kroldrup e gli ancora giovani Pinzi e (rigore sbagliato a parte) Pizarro. Nell’Inter in evidenza Xavier Zanetti, il rientrante Almeida e il terzino Cordoba, ma c’era, tra di loro, un nervosismo parossistico. Il signor Dondarini è stato troppo benevolo con i vari Kallon, Materassi, Helveg e Cordova, le cui proteste rasentavano l’aggressione. Riguardo alla telecronaca su Sky mr. Murdoch o chi per lui dovrebbe avere il buon gusto di non affiancare a Beppe Bergomi il signor Fabio Caressa: sono uno più interista dell’altro, il che non è bello.
- Milan Lecce 3 a 0, per i gol di Shevchenko, Shevchenko e Tomasson. Io la partita non l’ho vista ma il risultato parla chiaro.
- Roma Ancona 3 a 0, per i gol di Montella, Totti e Delvecchio. Come sopra; c’era il black-out.
- Empoli Lazio 2 a 2, per i gol di Stankovic, Di Michele, Tavana e Fiore. I laziali che passati presto in vantaggio con un bellissimo gol di Stankovic s’erano illusi di poter vincere facile, solo a 4 minuti dalla fine hanno potuto acciuffare il pareggio. E nel brevissimo tempo finale avrebbero potuto anche vincere: un poderoso motore col turbo mezzo guasto.
- Le altre: Chievo Perugia 4 a 1 (Zanchetta, Di Loreto, Zanchetta ®, Semioli, Amauri); Modena Bologna 2 a 0 (Amoruso, Kamara); Parma Siena 1 a 1 (Lazetic, Adriano); Sampdoria Brescia 2 a 1 (Mauri, Bazzani, Flachi ®.
30/9 2^ di C.L. : Olimpiakos Juventus 1 a 2, per i gol di Stoltidis all’11 (di testa, su calcio d’angolo, sopravanzando in altezza Legrottaglie); di Nedved al 21’ (con un forte tiro su punizione dal limite), di Nedved al 79’ (con un tiro da fuori area). Un osso durissimo, questi greci. Che ci hanno dato filo da torcere per quasi tutta la partita a avrebbero potuto vincere quasi quanto noi. Hanno ottimi elementi, a partire dal serbo Djordjevic che gronda classe da tutti i tacchetti e se non fosse troppo vecchio sarebbe conteso dei maggiori club europei. Ma c’è il diciannovenne Castillo, purissimo talento uruguagio, che certamente lo sarà quanto prima. I due hanno messo a ferro e a fuoco le nostre retrovie, impegnando al massimo i difensori e costringendo i vari Tacchinardi, Davids (in evidente ripresa), Appiah e in parte anche Nedved a spezzare il loro gioco anziché a costruirne. Agguerriti a centrocampo (onnipresente quello Stoltidis) e forti in difesa dove il cattivo e massiccio Karembeu schierato alla Desailly ha trovato una seconda giovinezza e un più idoneo impiego, risultano privi di peso sotto la porta avversaria risultando il brasiliano Giovanni quel frillo che era a Barcellona. Subito aggrediti, i bianconeri han presto ceduto subendo un gol che un più accorto Legrottaglie (che come di consueto ha alternato prodezze a sviste) lungo com’è avrebbe dovuto evitare. Fortuna che quasi subito Nedved ha saputo riequilibrare la gara, sollevandoci psicologicamente. Lungo tutto il primo tempo i greci hanno attaccato forsennatamente, mentre noi accortamente si cercava di colpirli in contropiede (sull’1 a 1 gol mancato per un soffio da Trezeguet su un affondo veloce di Nedved). Lippi ha capito che i greci correndo quanto avevano corso dovevano essere rimasti con ben poca benzina, per cui ha sparigliato le carte sostituendo un finalizzatore che in quel gran marasma aveva finalizzato assai poco (Di Vaio) e inserendo un attaccante di movimento, spirito e fantasia come Miccoli: le due circostanze hanno dato ai bianconeri la sensazione di poter vincere la partita (significativa al riguardo una traversa dello stesso Miccoli e un quasi gol di Appiah su uno spunto sulla destra non ricordo se di Nedved o dello stesso Miccoli). Ma non era solo questione di gol mancati; l’intero complesso si era rinfrancato e controllava il campo e il gioco. La sostituzione di Nedved con Birindelli a 4 minuti dalla fine era solo un doveroso tributo ad un cattivo ricordo. Lippi aveva schierato Buffon, Thuram, Legrottaglie, Montero, Zambrotta, Appiah, Tacchinardi, Davids, Nedved (Birindelli), Trezeguet, Di Vaio (Miccoli). La palma del migliore (dei nostri) in base ai vigenti criteri di calcolo dovrei darla a Nedved, non fosse che per i due gol che ci hanno dato la vittoria. Invece io, che le partite le guardo tutte e cerco di interpretarle, la palma di migliore l’assegno senz’altro a Tacchinardi. Che nel corso di quel po’ po’ di primo tempo, quando quelle furie ci attaccavano da tutte le parti, ha tamponato, arginato, cucito, costruito, corso e rincorso con grande lucidità ed efficacia. Comunque, mi piace annotare a margine che se domenica scorsa abbiamo ammirato un magnifico Maresca stasera ci siamo beati di un bellissimo Miccoli. Che dei così detti rincalzi sono i miei prediletti. Del Piero guarisca pure con calma; anzi ho trovato esagerato che la società se lo sia voluto portare ad Atene quale "capitano non giocatore". Ah, questi maledetti sponsor!
- Nel gruppo D: Galatasaray Real Sociedad 1 a 2 (Kovacevic, Halan Sukur, Xavi Alonso).
- Le italiane: Celta Vigo Milan 0 a 0; Lazio Sparta Praga 2 a 2 (Sionko, Poborsky, Inzaghi, Inzaghi ®); Inter Dinamo di Kiev 2 a 1 (Adani, Fedorov, il rientrante Vieri al 90’).
5/10, 5^ di campionato:
Juventus Bologna 2 a 1 per i gol di Iuliano al 23’ (a mezzo d’un rimbalzo su una spalla, su calcio d’angolo), di Signori al 26’ (su rigore) e di Trezeguet al 80’ (su rigore). E’ bene dire subito che i due rigori non c’erano. Di sicuro quello in favore dei bolognesi. Mentre secondo me solo dopo estenuanti moviole e accesissime elucubrazioni e terrificanti lavaggi del cervello dello strumento di tortura televisivo si può consentire che non ci fosse neanche quello che ci ha dato la vittoria. Comunque l’azione era veloce e a me sul momento era parso che ci fosse (azione Zambrotta, Nedved, Zambrotta, con Zambro che trova il corridoio giusto se non che Zaccardo che lo tallonava lo tocca e lo fa ruzzolare). Quando c’è di mezzo la Juve tutto dev’essere a doppia mandata, ché questi son capaci di negare anche la parola di Cristo. Ora son tutti infoiati a dare del simulatore al povero Zambrotta che di questa nutrita categoria non ha mai fatto parte neanche per un istante, e boccaccia di fogna Mazzone che non più tardi di una settimana fa si era graziosamente incassato un gol di mano del suo Guglielminpietro s’è messo al solito suo a fare il moralista ("gente come Zambrotta discredita il calcio e diseduca i bambini…), insomma cosa di sparargli in bocca. Perché se soggetto limpido e leale ebbe mai a calcare gli infuocati terreni dei nostri stadi questo è Gian Luca Zambrotta da Como, e non sicuramente er sor Margara. Quindi tutti a stracciarsi le vesti, Biscardi rosseggiante come non mai a tromboneggiare da par suo, per cui in fretta in fretta il governo del calcio ha istituito una commissione che d’ora in avanti metterà alla gogna i simulatori, che se non è la più colossale opera di demagogia mai partorita da mente malata poco di manca, mentre del fantomatico rigore graziosamente concesso ai rossoblù nessuno ci parla. Comunque il solito Bologna maledettamente rognoso tutto volato a difendersi e (con l’aiuto di Dio o dell’arbitro) a colpire in contropiede, meno male che è finita come è finita. C’è da dire, comunque, che il signor Paparesta non è nuovo a siffatte pratiche compensatorie. Marcello Lippi aveva schierato Buffon, Thuram, Legrottaglie, Iuliano, Zambrotta, Camoranesi (Appiah), Tacchinardi, Davids (Maresca), Nedved, Trezeguet e Miccoli (Di Vaio). La palma del migliore in campo la do di nuovo a Enzino Maresca che quando è entrato in campo lui (si era al 15’ della ripresa) la partita della Juve ha preso un altro taglio e un altro piglio.
- Lazio Chievo 1 a 0 per un gol su punizione dal limire, con tiro deviato, di Mihailovic. Brutta Lazio, I clivensi (che brutto termine) avrebbero meritato quantomeno il pareggio. Nella Lazio c’è Stankovic che probabilmente per la questione del contratto in scadenza proprio non si raccapezza.
- Siena Roma 0 a 0 risultato tutto sommato giusto, pochi i tiri a rete.
- Inter Milan 1 a 3 per i gol di Inzaghi, Kakà, Shevchenko e Martins. Giocatori bloccati e partita prudentissima fino al fortuito gol di Pippo Inzaghi (zuccata involontaria su punizione dal limite di non ricordo chi). Andati sotto i nerazzurri (che, sia chiaro, non escludo che pur se per altre vie avrebbero potuto perdere lo stesso, tanto sono privi di gioco e disorganizzati) hanno perso la testa, avventandosi a recuperare. Notte magica per Kakà e compagni ("Questo è KaKalcio" titolava la Gazzetta lunedì) che con veloci azioni di rimessa lo colpivano e ricolpivano ancora. Il (bel) gol di Martins è merito esclusivo del giocatore. Un macello, un disastro. Tutti ad invocare la testa del povero Cuper, ma Moratti che ha finito i soldi e spera l’anno prossimo in Mancini se ne uscito con la forma assai ridicola del "Cuper ha tutta la nostra fiducia, però la smetta di sbagliare". Così vanno le cose in questo mondo di pazzi e di violenti.
- Le altre: Ancona Udinese 0 a 3 (Fava, Iacquinta, Fava); Empoli Modena 0 a 3 (Cevoli, Ungari, Milanetto ®); Lecce Brescia 1 a 4 (Caracciolo, Cassetti, Caracciolo, Caracciolo, Baggio); Parma Sampdoria 1 a 0 (Adriano); Perugia Reggina 0 a 0.
La Consob ha sospeso dalle contrattazioni il titolo della Roma giacché la Delouche & Toutch non ha certificato i dati al 30 giugno scorso. La società è sommersa da una montagna di debiti – scrive la D. & T. – è occorrono tre tipi di intervento: ridurre le spese riducendo drasticamente gli ingaggi, fare cassa vendendo i giocatore migliori (liquidando costosi immobilizzi), effettuare un significativo aumento di capitale. E’ chiaro che il 74/nne Sensi passerà la mano, il potere politico non permetterà lo smembramento di una così forte squadra. Pare che debba subentrargli il signor Angelini, titolare della omonima casa farmaceutica. La longa manus del Vaticano anche sul calcio?
Invece la procura di Roma ha incriminato per bancarotta fraudolenta il signor Sergio Cragnotti e i figli. Come dire che sotto il Cupolone si è ballato una sola estate, quella del Giubileo!
Neanche i bilanci di Milan e Inter si chiudono in attivo (l’ultimo dei rossoneri si è chiuso con un disavanzo di 29,5 milioni di euro, mentre quello dei nerazzurri con un disavanzo di soli 17,4 mln.). Solo che lassù si usa che a rendiconto Berlusconi e Moratti mettono mano al carnet d’assegni personale e ripianano l’eccedenza. C’è da chiedersi quanto ancora più virtuosa risulterebbe la situazione patrimoniale della Juve (che per il settimo anno di fila ha chiuso con il bilancio in attivo, e senza fare riscorso al decreto "salvacalcio") se avesse a Torino e in Piemonte tifosi che ne riempissero almeno decentemente gli spalti. Giraudo nella relazione di bilancio ha detto che il nuovo "delle Alpi" conterrà 40/41 mila spettatori, che per me è la misura giusta e che la tolleranza dei bilanci falsi e di situazioni debitorie irregolari falsa l’esito dei campionati giacché a molte squadre consente non solo di sopravvivere ma anche di attrezzarsi oltre i loro mezzi.
Quanto guadagnano al netto delle tasse (per determinare quanto costano alle società si raddoppi il prezzo) gli allenatori delle 5 migliori squadre in classifica (si tratta nella maggior parte dei casi di contratti quinquennali):
Roberto Mancini – Lazio : 3,9 mln di euro; Fabio Capello – Roma : 3,7 mln di euro, Hector Cuper – Inter . 3,0 mln di euro; Marcello Lippi – Juventus : 2,0 mln di euro; Carlo Ancelotti – Milan : 1,5 mln di euro (però si tratta di un contratto che prevede dei premi di 250 mila, 750 mila e 1 mln. di euro nel caso di raggiungimento di parte o di tutti gli obiettivi. Che è il contratto che gli aveva fatto la Juve prima di dargli il benservito.
Anche questo può lumeggiare cosa sia la Juve e cosa siano le sue rivali.
19/10, 6^ di campionato:
- Ascoli Juventus 2 a 3 per i gol di Miccoli al 29’ (incocciando, con buona mira, appena dentro l’area un pallone basso servitogli da sinistra da non so chi, forse dallo Zambro, o da Di Vaio), di Zambrotta al 44’ (folgorante tiro all’incrocio dei pali su pallone apparecchiatogli rasoterra da Miccoli su calcio d’angolo), di Miccoli al 47’ (di testa, basso, a rischio di beccarsi sul capoccione una scarpata di Viali, a incocciare un traversone di Zambrotta), di Viali al 57’ e di Ganz al 90’. La legittimità, e la rotondità stessa, della affermazione dei bianconeri non può essere messa in discussione pel fatto che l’avversaria nel finale è riuscita a rimontarci due gol. Non si può parlare neanche di calo atletico giacché dal tempo dei loro due gol, Miccoli e Trezeguet avevano avuto il tempo e l’agio di buttare al vento due occasioni d’oro (clamorosa quella di Trezeguet, che come domenica scorsa contro il Bologna a un metro dalla linea di porta ha tirato alto; ma che ha?). Non l’ho vista la partita, l’ho ascoltata alla radio, ma in uno con le 12 partite della B, secondo l’inequamine ed irritante principio vigente in Saxa Rubra che a tutti i campi doveva venir dato l’identico tempo, anzi dopo il secondo gol di Miccoli quello che dava gli ordini raccomandò al suo inviato ad Ancora ad essere più breve. Sono tutti cattolici da quelle parti, ma disattendono quel che diceva don Milani e cioè che non c’è torto maggiore di fare parti uguali fra ineguali, Il migliore in campo? Non l’ho vista, la partita, e di quel che dicono e scrivono i giornalisti non mi fido. Tuttavia a dir Miccoli o Zambrotta non si sbaglia di sicuro. In vista del difficile impegno di martedì prossimo (e della facilità di quello di stasera) Lippi ha schierato Buffon, Birindelli, Ferrara, Montero, Zambrotta, Appiah (Iuliano), Maresca, Tacchinardi (Conte), Davids, Di Vaio (Trezeguet) e Miccoli. Ha arbitrato, bene, il signor Pellegrino di Barcellona P.G.
- Brescia Inter 2 a 2 per i gol di Baggio, Caracciolo, Cruz e Vieri su rigore a 5 minuti dalla fine. I nerazzurri sono riusciti ad agguantare un inverecondo pari grazie ad molto benevolo calcio di rigore, dopo essere stati per un’ora e passa scherzati, scherniti e surclassati dai bresciani sia sul campo che sugli spalti. Tanto che nonostante l’agguantato pareggio Moratti ha cacciato il povero Cuper. "Nave senza nocchiere in gran tempesta", è l’Inter, e "non donna di provincia, ma bordello". Hecror Cuper era parso ai più l’uomo idoneo a mettere finalmente in riga quei pelandroni straricchi e sfaticati, ma non aveva possibilità di riuscirci se lo stesso presidente gli giocava contro, smentendolo, disturbandolo, criticandogli, facendogli perdere autorità, difendendo i giocatori che il tecnico o additava per qualche giusto castigo (Toldo, Vieri, Di Biagio) o per legittime scelte tecniche non faceva giocare (Ronaldo, Recoba). Così i sopracciò dello spogliatoio, con Vieri e il Rognoso in testa, lo mandavano palesemente a cagare e rimedi peggiori del male erano le pezze conciliative che ogni volta il tremebondissimo Giovin Signore veniva a metterci. Il difetto dell’Inter è nel manico. E’ in Moratti che non capisce niente e s’è circondato di troppi consiglieri (interessati). Negli 8 o 9 anni che siede in serpa ha comprato un centinaio di giocatori, finendo poi per vendere i migliori (Roberto Carlos, Mutu, Ronaldo, Keane, Crespo) e per tenersi i peggiori. Ha sperperato qualcosa come 1.500 miliardi di vecchie lire senza vincere mai niente. Parla forbito, il Giovin Signore, con quei suoi occhioni e la faccia di vitella innamorata, ma io non gli affiderei neanche una rivendita di tabacchi.
Da domenica prossima (ospite la Roma, brrr!) sederà su quella panchina da fachiri dove nell’era di questo pagliaccio ben undici diverse paia di chiappe hanno inutilmente sudato sangue, il buon Alberto Zaccheroni. Che magari tecnicamente parlando sarà un buon tecnico, ma che – basta guardarlo in faccia in quegli occhini più bovini di quelli del suo nuovo presidente - non ha certo la stoffa del domatore. Lì forse il solo Fabio Capello non partirebbe battuto a priori, ma dovrebbero pagarlo a peso d’oro. Così tanto che nessun presidente potrebbe poi permettersi il lusso di licenziarlo e continuare a corrispondergli le sontuosissime prebende.
- Roma Parma 2 a 0 per i gol di Samuel e di Cassano, entrambi ispirati dal giovane centrocampista De Rossi. Il Parma, reduce da una buona serie di risultati, è stato letteralmente fatto a pezzi, e solo 4 o 5 prodezze di Frey gli hanno risparmiato l’onta della disfatta. Questa Roma è bella e potente, e non ha punti deboli. Se ai giocatori gli sta bene di continuare a correre senza essere pagati arriveranno lontano. Forse fino in fondo.
- Milan Lazio 1 a 0 per il gol di Pirlo, su mischia, al 37’. Non hanno di sicuro torto i laziali, e i numerosissimi giornalisti della Rai e romani, a lagnarsi dell’ingiusto annullamento, da parte del signor Racalbuto, di un gol di Stankovic realizzato, sullo 0 a 0, al 17° minuto del 1° tempo, che dando il vantaggio ai laziali presumibilmente avrebbe aperto al loro contropiede spazi d’oro. Persino il sulfureo Galliani e l’onesto Tiziano Crudeli hanno riconosciuto l’errore dell’arbitro. Per ragioni di parrocchia ne sono dispiaciuto anch’io, per l’ovvia ragione che una sconfitta dei rossoneri, o quantomeno una loro non vittoria, sarebbe stato cacio sui maccheroni del mio tifare per la Juventus. Perché ho visto un gran bel Milan, un Milan fortissimo, che specialmente nel secondo tempo ha saputo legittimare la vittoria con una prestazione maschia e virtuosa. Non che la Lazio vista ieri sera fosse l’Iradiddio, parecchi dei suoi uomini giravano a vuoto, tuttavia era il poderoso Stam che dettava i tempi lì da loro, e Stam di sicuro non ci stava a perdere. I rossoneri ce l’hanno fatta unendo forza intelligente (su tutti l’eroico Gennarino Gattuso) e proficua beltà (il flessuoso Sheva, l’araldico Kakà e l’elastico Nesta). Certo, il favore del gol annullato (l’errore è così marchiano che ieri sera i biscazzieri del Biscardi show strepitavano finanche col buco del culo) non è di poco conto, ma da qui a dire che la Lazio è stata defraudata della vittoria ce ne corre. I laziali avrebbero potuto parlare di vittoria mancata solo se si fosse trattato di un golden gol. Sul campo il duello tra il super intervistato della vigilia Demetrio Albertini e quell’Andrea Pirlo sul quale Galliani aveva ragionevolmente puntato è finito, gol risolutivo a parte, con la netta vittoria del giovane; Fiore come gli capita quando le partite si fanno roventi s’è tirato prudentemente di lato, il prode Stankovic ha la testa al rinnovo del contratto e in questo periodo farebbe bene a starsene a casa, pidocchio Lopez prima del gol annullato a Stankovic s’era mangiato un gol grande quanto una casa, e quest’errore pesa sulle disgrazie della Lazio non meno del gol annullato dal guardalinee Puglisi (da Biscardi ieri sera giuravano di averlo veduto giocare al calcetto con indosso una maglietta rossonera). Forte e armonioso invece il Milan, e bello a vedersi. Kakà sa gestire il pallone e gli ampi spazi come un piccolo Zidane, Sheva è una folgorante saetta, Super Pippo ieri sera dormiva ma ogni tanto lo faceva anche il grande Omero. Pirlo s’è irrobustito e ora sa anche contrastare, "ercolinosempreinpiedi" Gattuso devono sperare fortemente i tifosi rossoneri che non vada qualche volta in debito di ossigeno. Cosicché a me, juventino irriducibile, per quel che ho visto stasera non resta che confidare in Carletto Ancelotti. Come nel campionato passato. Anche se quest'anno, a dire il vero, ha imparato a gestire i finali di partite, cosa che negli anni passati era il suo debole e che a Torino gli costò due scudetti (su due).
- Le altre: Bologna Perugia 2 a 2 (Rossini aut., Bothroyd, Dalla Bona, Rossini), Chievo Sampdoria (Amauri, ?), Modena Lecce 2 a 0 (Vignaroli, Kamara), Reggina Siena 2 a 1 (Mozart, Leon, Flo’), Udinese Empoli 2 a 0 (Sensini, Iacquinta).
La scorsa settimana si è compiuto l’evento mediatico del rinnovo del contratto di Alex Del Piero ("un cavaliere non lascia una signora" strillavano le due pagine prese a nolo dalla società su alcuni dei maggiori quotidiani per dare risalto all’evento). Alessandro che è ragazzo intelligentissimo e provvisto di capacità dialettiche fuori del comune ha dato a mostrare d’averci abbondantemente rimesso e d’avere firmato solo "per assecondare il suo amore per questa maglia e questa società", commuovendo le mamme dell’Italia intera e i pensionati e gli uricemici che bevono acqua Uliveto. Difatti dagli 11 miliardi netti medi (12 negli ultimi 2 anni) degli ultimi 5 anni, dalla prossima stagione scenderà ad appena 8 miliardi netti di lire. Siamo tutti felici e commossi, altro che quell’esoso di Paolo Rossi che voleva farsi pagare anche le fotografie dell’infante, per non dire di Roberto Baggio che non dava gratis nemmeno le interviste.
Secondo me Moggi e Giraudo si sono fatti turlupinare una seconda volta. E’ vero che l’entità dell’ingaggio è scesa del 27 per cento (invece che del preannunciato 30), ma è anche vero che si partiva da un’altezza stratosferica, tanto alta che per un paio d’anni ha fatto di Del Piero il calciatore più pagato in Europa e quindi nel mondo. E poi tutti si sono scordati che il prossimo 9 novembre Alessandruccio compie la bellezza di 29 anni per cui, a come la vedo io e a come la stiamo vedendo con Antonio Conte, gli esborsi dei prossimi 2 anni remunereranno all’incirca delle vere e proprie prestazioni sportive, mentre le restanti tre costituiranno delle vere e proprie sinecure in favore di un pensionato fittiziamente attivo, pericolosamente attivo essendo molto più intelligente di tutti i suoi colleghi. Senza dire che la sua ingombrante presenza sta uccidendo nella culla il povero Miccoli, detto il Romario dei poveri.
21/10 – 3^ di Ch.L.: Juventus Real Sociedad 4 a 2 per i gol di Trezeguet al 3^ (scattando sul filo del fuorigioco su un filtrante invito di Camoranesi), di Di Vaio al 7^ (lanciato bene sulla sinistra da Nedved), di Di Vaio al 46^ (di testa, su cross dalla sinistra di Zambrotta), di Trezeguet al 63^ (lanciato bene sulla destra da Nedved), autorete di Tudor al 67^ e De Pedro all’80^ su punizione dal limite. I sani, forti e cattivi giocatori della Juve (23 falli contro 8) hanno messo sotto come i bulldozer le baracche dei poveri palestinesi i giocatori di quella Real Sociedad che nella passata stagione cedette al Real Madrid solo all’ultima giornata, dopo avere condotto in testa per tutta la durata del torneo. Ma non ce ne sarebbe stata per nessuno, stasera. Lippi ha forgiato un complesso forte e tremendo dove chi entra si inserisce nel modo migliore. Il modulo d’attacco mi fa venire in mente un bell’arco di quelli antichi, dei tipo di quello che prima d’infilare i Proci il prode Ulisse tese. Camoranesi e Zambrotta sono i ganci dove da un lato e dall’altro la sonante corda s’attacca, Nedved è la poderosa mano che la tende, Trezeguet Di Vaio e finanche il piccolo Miccoli ne sono le ferali quadrelle. L’avevo registrata, per farla vedere a Francalberto che torna dopodomani: penso che la terrò quale documento di cosa sia stata e abbia potuto fare la Juventus di Lippi. Non c’era Del Piero, e non c’era purtroppo Miccoli. Lippi aveva schierato Buffon, Thuram, Iuliano, Tudor (Montero), Zambrotta, Camoranesi (Davids), Tacchinardi, Appiah, Nedved, Trezeguet, Di Vaio (Birindelli). Il migliore? Indeciso tra Camoranesi e Zambrotta alla fine scelgo Camoranesi. In giornata felicissima, s’è anche concesso il lusso di avvitarsi a salvare di testa, nanerottolo com’è, un pallone che stava entrando in rete tra il palo e la traversa.
Nello stesso girone il Galatasaray ha battuto per 2 a 0 l’Olimpiakos.
Le italiane: Lokomotiv Mosca Inter 3 a 0, Chelsea Lazio 2 a 1 (gol risolutivo di Adrian Mutu), Milan Bruges 0 a 1 (gol di Mendoza). Così i turibolanti di professione finalmente la smettono di parlare e scrivere di pokerissimo!
26/10, 7^ di campionato:
- Juventus Brescia 2 a 0 per i gol di Nedved 4’ (in acrobazia, su cross di Zambrotta corretto di testa da Trezeguet); al 45’ di Trezeguet (di testa su cross di Camoranesi). Al 2’ minuto Buffon para al velenoso Baggio, che avrebbe persino messo mano al portafogli pur di dare un dispiacere all’odiato Lippi e alla detestata Juve, un rigore che poteva essere concesso come poteva non essere concesso ma che Paparesta ovviamente ha concesso. Tuttavia non ci sentiamo di infierire, Paperduck aveva da farsi perdonare dall’altra Italia il rigore fischiato due settimane fa a Zambrotta. Comunque lo stesso Paparesta, forse deluso anche lui della parata di Buffon, ha annullato a David Trezeguet, sull’uno a zero, un gol regolarissimo. Saremo brevi, s’è trattato di ordinaria amministrazione. Perché nonostante che Paparesta le abbia pensate tutte per dare una mano ai bresciani, l’unica e sola parata di tutta la partita Buffon l’ha effettuata su quel rigore, poi è andata come doveva andare. Cioè tre gol a zero (ho scritto 3 perché il gol di Trezeguet era validissimo) e diverse altre occasioni non realizzate per un nonnulla. Pur se schierato all’ala sinistra Miccoli ha sfiorato il gol ben 5 volte: una volta, la prima, un difensore gli ha respinto il pallone alla disperata, prima che varcasse la linea, le altre quattro glie le ha annullate il portiere argentino Saja come se avesse stretto un patto col demonio per non far segnare il Romario del Salento (è da apprezzare che Fabrizio tutte e 5 le volte che ha cercato il gol ha sempre trovato la porta). Lippi aveva schierato Buffon, Thuram, Ferrara, Montero, Zambrotta, Appiah, Camoranesi (Tudor), Davids (Birindelli), Nedved (Maresca), Trezeguet, Miccoli. Il migliore: direi Nedved, per il bellissimo gol, per la velocità, la bellezza, la classe, la fantasia, l’agonismo, la bionda chioma. Dove lui si lancia il terreno pare che s’inclini. Un plauso anche a Miccolino perché pur se schierato all’ala sinistra per ben 5 volte ha quasi segnato. Bene anche Tudor e Maresca, capace di trovare un compagno a 30 metri ad occhi chiusi. Davids invece in questo periodo sbaglia più passaggi del solito; se ha gennaio s’impegnerà con qualche altra squadra (quale? Non va di sicuro alla Roma uno che sulla puntualità dei pagamenti non transige!) Lippi farà bene a depennarlo durevolmente dalla lista dei convocati.
- Lazio Bologna 2 a 1 per i gol di Inzaghi, autorete di Dabò e gol vincente di Corradi al 93’. So niente di questa partita e non sono in grado di dire se la vittoria giusta o meno.
- Sampdoria Milan 3 a 0 per i gol di Tomasson, Shevchenko e Shevchenko. Passeggiata in riviera per i rossoneri. La pretenziosa Samp dell’ambizioso Novellino è stata subito messa in condizione di non nuocere e non ha potuto mai muoversi da quella scomoda condizione. Il prode Sheva stavolta bene assecondato da Serginio sulla sinistra e in area dal prezioso Tomasson assurge al ruolo di capocannoniere (lo segue il brasiliano Adriano), e sabato prossimo Milan e Juve, entrambe vincenti, entrambe imbattute ed entrambe prime in classifica, s’incontreranno. Rientrerà lo sgomitante Inzaghi, l'ucraino girerà un più al largo. Si divideranno la posta.
- Inter Roma 0 a 0. L’ambiente nerazzurro quando perdono i derby entra in spasmodica fibrillazione. Da qui la cacciata del povero Cuper e la chiamata dell’onesto Zac, le gazzarre della tifoseria, l’ascesso gengivale del povero Moratti. Per cui ieri sera i nerazzurri si sono lanciati a pancia a terra verso l’area dei nemici a creare gioco velleitario, confusionario e disordinato. Nel mentre che i perfidi Capelliani in contropiede per 5 volte sfioravano il gol. I nerazzurri lo hanno sfiorato solo allo spirare del recupero, col torvo Vieri che ha preso una traversa. Secondo me i giallorossi avrebbero potuto portarsi a casa i 3 punti se don Fabio il temporeggiatore avesse fatto giocare Montella.
- Le altre: Empoli Chievo 0 a 1 (Amauri); Parma Modena 3 a 0 (Morfeo, Adriano, Marchionni); Perugia Udinese 3 a 3 (Fava, Di Loreto, Fava, Bothroyd, Fava, Margiotta); Reggina Ancona 0 a 0; Siena Lecce (Chevanton, Taddei, Chiesa).
1/11, 8^ di campionato:
- Milan Juventus 1 a 1 per i gol di Tomasson al 65’ (solo dinanzi a Buffon per una contromossa di fuorigioco non perfettamente riuscita, non essendo stato capace Camoranesi, ai margini dell’area di rigore, di scattare in avanti in sincrono con i compagni) e di Di Vaio al 39’ (con un folgorante tiro al volo di sinistro dal limite dell’area dopo breve triangolazione con Trezeguet). Quando si riesce a pareggiare a pochi minuti dal triplice fischio di chiusura contro una squadra dalla difesa impenetrabile come la rossonera si finisce sempre per tirare un sospiro di sollievo e quasi si dimentica (e di tutto stanno facendo, gli scriba e i farisei, per farcelo dimenticare) che nel corso della partita un rimbombante palo su di un missile terra-aria di Di Vaio e il poderoso Giga con almeno quattro miracolosi interventi (due volte su Trezeguet e altrettante su Di Vaio) avevano evitato a quella difesa e a quella squadra di capitolare, e che, dall’altra parte, Buffon non ha dovuto effettuare, fatte salve un paio di uscite alte e un paio basse, una sola vera parata. Anche il conto dei calci d’angolo (6 a 1 per i bianconeri), il numero delle conclusioni d’attacco (16 contro 5) e la conta dei minuti di possesso palla (34’ minuti contro i loro 25, un abisso se si tiene conto che la rossonera è squadra che fa del possesso palla il fulcro del suo gioco) asseriscono che la Juve ha dominato l’intera partita e che il pareggio lo accettiamo perché nel calcio le partite non sempre finiscono secondo giustizia. L’unico dato che vede in vantaggio i rossoneri è quello relativo al numero dei falli (25 a 19, grazie soprattutto a Paolo Maldini, santificato in questi giorni, per via dell’assegnando pallone d’oro, quasi quanto il senatore Andreotti) ), e anche da questo, volendo, può trarsi una precisa morale. Ambedue gli allenatori, legati a doppio giro da una mortale, profondissima e inestirpabile rivalità, preferirebbero non vincere il campionato piuttosto che perdere questa partita: Ancelotti che temeva Nedved come la peste l’ha fatto marcare da Nesta (sic!), almeno le volte che il nostro povero Forrest Gump si portava avanti (e a un paio di suoi tiri sferrati dal limite dell’area Giga ha negato l’impatto con la rete con parate che non entrano nella conta di quelle che poco sopra ho definito miracolose). Ha invece sbagliato Ancelotti, a mio vedere, nel far giocare il bravo Tomasson nella posizione e nel ruolo che sono propri di Pippo Inzaghi (assente per infortunio): va bene che Tomasson ha segnato un gol nella posizione e nei modi inzaghiani, tuttavia questa scelta per me innaturale ha comportato che anche questa volta il povero Sheva è dovuto girar fuori dall’area così perdendo gran parte della sua pericolosità. Secondo il mio modo di vedere il calcio Carletto Ancelotti doveva chiedere al danese (che in questo ruolo si trova alla perfezione) quello che al rapace ed egoista Inzaghi non potrà mai chiedere, e cioè di giocare per il bell’Andrey, che nessuno può impedirmi di definire il miglior attaccante che da qualche anno circola nel campionato italiano. Lippi invece mi ha fatto inorridire schierando fin dall’inizio, dopo un mese di assenza per infortunio, Legrottaglie che io reputo ancora acerbo e, pur se capace di buoni numeri, un po’ svagato; devo invece riconosce che il platinatissimo pugliese contro due clienti di quella specie se l’è cavata egregiamente. Non apprezzo invece il fatto che Lippi continui a non dare a Maresca il ruolo e la maglia di Alessio Tacchinardi: Enzino coniuga classe e combattività come pochi (mi rammenta il miglior Redondo), sa tenere magistralmente la posizione e con rapide e illuminanti aperture è capace di aprire il gioco anche a grandi distanze, ha inoltre più confidenza con il gol. Marcello Lippi aveva fatto scendere in campo Buffon, Thuram, Legrottaglie, Montero, Zambrotta, Camoranesi, Tacchinardi, Appiah, Nedved, Trezeguet e Di Vaio, per poi, quasi alla fine, sostituire Camoranesi, Tacchinardi e Nedved con Miccoli, Maresca e Iuliano. La palma del migliore dei nostri la do ad Appiah, onnipresente ed efficacissimo. Una buona partita hanno disputato Camoranesi, Montero, Legrottaglie, Nedved e Thuram. Di Vaio e Trezeguet stretti nella ferrea tenaglia Nesta Maldini hanno fatto più di quel che fosse lecito attendersi e come ho detto più d’una volta è toccato al formidabile intervenire con madornali parate. Mi è piaciuto di più Trezeguet, anziché l’osannatissimo (per il gol) Di Vaio, il quale merita una bella tirata d’orecchie per non avere servito, al 5° minuto di partita, allo smarcatissimo francese un pallone che chiunque avrebbe potuto mettere dentro. Ancelotti davanti a Giga aveva schierato Simic, Nesta, il fallosissimo Maldini, e, a furor di presidente, Serginho (che – bisogna dargliene atto - se l’è cavata meglio da terzino che da ala); infoltivano il centrocampo il formidabile, inesauribile, preziosissimo e a me caro quanti pochi Gennarino Gattuso, l’incattivito Pirlo, la svagato Seedorf (ad inizio di secondo tempo opportunamente sostituito da Ambrosini) e l’elegante Rui Costa (sostituito a dieci minuti dalla fine dall’altrettanto elegante Kakà). Le punte erano Tomasson e Shevchenko, il primo, come ho già detto, dentro l’area e il secondo fuori. Ha arbitrato il signor Salvatore Regalbuto, siciliano di Gallarate che a me piace più dei vari Collina, Paparesta, Trefoloni, Bertini e De Santis. E non solo perché ha annullato un gol di Shevchenko per un fuori gioco di pochi centimetri.
Basta, credo di aver detto tutto. E quello che ho detto è inconfutabile.
- Udinese Lazio 1 a 2 per i gol di Corradi, Iacquista e Inzaghi. Una Lazio così così, giochicchiando nel primo tempo e non giocando affatto nel secondo, ha vinto una partita contro una Udinese che oggi stranamente non aveva un solo uomo (da De Sanctis a Iorgensen per andare dal numero uno all’undici, ma anche Bertotto, Sensini, Iankulovski, Pinzi e i minori ancora mi sono parsi dei fantasmi, Pizarro non c’era) capace di giocare decentemente la palla. Una vittoria quasi d’inerzia, quella della squadra di Mancini, che riporta i laziali a ridosso delle prime posizioni. L’Udinese di quest’anno non mi pare neanche lontana parente di quella dell’anno scorso (il campo della quale solo la Juventus l’anno scorso fu capace di violare) e dell’anno prima.
- Roma Reggina 2 a 0 per i gol di Montella e di Carew. I giallorossi hanno faticato moltissimo a piegare i molto meno ricchi (e indebitati) rivali, che si sono difesi strenuamente non rinunciando ad attaccare come e quando potevano, e solo a cinque minuti dalla fine sono riusciti a mettere al sicuro il risultato.
- Chievo Inter 0 a 2 per i gol di Vieri e di Recoba. Dopo un’ora di azioni alterne e mezz’ora che il Chievo giocava in dieci, l’Inter è passata in vantaggio per merito di Vieri (poderoso stacco e colpo di testa) e tre minuti dopo col resuscitato (a furor di presidente) "Chino" ha messo al sicuro il risultato. Fu vera gloria? A dar retta ai turibulanti in s.p.e. sotto la casa del Giovin Signore parrebbe di sì, anzi è già iniziata la più irresistibile delle ascese agli immancabili destini che li attendono. Noi che non apriamo mai l’ombrello alle prime gocce vogliamo riconoscere almeno che da quando c’è lo Zac Toldo non ha più preso gol.
- Le altre: Ancona Siena 0 a 0; Bologna Sampdoria 0 a 1 (Doni); Brescia Parma 2 a 3 (Matuzalem, Morfeo, Di Biagio, Marchionni, Gilardino); Lecce Empoli 2 a 1 (Chevanton ®, Chevanton, Rocchi); Modena Perugia 1 a 0 (Allegretti).
Il commissario europeo per la concorrenza ritiene anticoncorrenziale e quindi illegittimo il così detto decreto salvacalcio (o spalmadebiti) varato dal governo italiano nello scorso mese di febbraio. Questo decreto, poi convertito in legge, consente alle società di calcio di spalmare in 10 anni anziché nei 3 previsti dalle norme comuni le minus-valenze sul parco giocatori e, quindi, di evitare, o di limitare, le perdite e, quindi, di evitare o di limitare le esigenze di capitalizzazione e/o il rimborso dei debiti. Questo osceno escamotage, che annacqua i debiti e li trasferisce dal medio al lungo termine, ha consentito al Milan, all’Inter, alla Lazio e alla Roma di presentare bilanci al 30 giugno 2003 con passivi, rispettivamente, di 17.4, di 29.5, di 121.9 e di 104.7 milioni di euro, anziché di 304.8 i rossoneri, di 247.3 i nerazzurri, di oltre 300 la Lazio e di quasi 230 la Roma, con le squadre romane che risultano morose sia nei riguardi dei tesserati che nei riguardi dell’erario per complessivi 200 milioni di euro (83,5 la Roma e 118 la Lazio). Soltanto la Juventus non se ne è avvalsa (e, tra le non grandi, la Sampdoria), e ciò nonostante ha chiuso l’esercizio con un utile di 2.1 milioni di euro.
I "top ten" degli ingaggi (si tratta di cifre al netto, che, per dargli una dimensione reale, occorre raddoppiare): Vieri 5,2 milioni di euro l’anno; Buffon 5,0 milioni; Shevchenko 4,7 milioni; Rui Costa 4,7; Inzaghi 4,7; Maldini 4,7; Recoba 4,5; Totti 4,5; Nedved 4,5; Del Piero 4,0.
5/11 – 4^ di Ch.L.: Real Sociedad Juventus 0 a 0. E’ la prima volta che la Juve esce dal campo senza aver fatto gol. Gli è che non l’hanno cercato con sufficiente convinzione, essendogli apparso subito chiaro che la rivale non meritava il viso dell’arme. Anche se Lippi aveva praticato un turn-over massiccio schierando Buffon (turn-over o non turn-over da Gigi non si prescinde: due soli interventi ma di gran classe!), Birindelli, Ferrara, Iuliano e Pessotto in difesa (abilissimi ad attuare la pratica del fuori gioco e il povero Kovacevic ci restava impigliato ogni volta come un tordo!). La linea mediana vedeva schierati Conte (il maledetto gobbo, posto a tutela di Birindelli, non lo ha minimamente tutelato), Tudor nel consueto ruolo alla Desailly e un confusionario ed impreciso Edgar Davids a sinistra. Tra di loro e gli attaccanti Miccoli e Di Vaio stava Pavel Nedved. All’inizio del secondo tempo Lippi ha avvicendato Pessotto (anche lui come Conte e come Zalayeta all’esordio stagionale) con Appiah, e più in là Conte con Tacchinardi e Di Vaio con Panterone Zalayeta. Il caro Panterone ormai lo conosciamo: segna poco, ma è provvisto di una tecnica che nel ruolo di punta d’appoggio non deputata al gol può giocarsela anche con chi si sente il migliore. La Real S. sul terreno di gioco ricamava trame di ampia e geometrica bellezza ad un ritmo tale che non gli sarebbero bastati 180 minuti per vedergli fare un gol. Il povero Kovacevic che nella Liga segna caterve di gol tornava ad essere, contro Iuliano (che non è Nesta), quel patetico e innocuo bietolone che conoscevamo, sulle palle alte e in quelle basse Mark lo anticipava con irrisoria facilità, mentre sull’altra punta, il turco Nihat, bastavano Ferrara e, le due volte che gli è sfuggito, il super Gigi. Il migliore per me è stato Tudor, puntuale negli interventi e impeccabile nei rilanci. Miccoli e Di vaio hanno pasticciato parecchio, Nedved s’è curato poco di loro, cercando il gran gol e con esso un altro timbro sul passaporto che dovrebbe portarlo, sotto Natale, a Parigi. Stasera la Juventus si è qualificata, e con essi gli eterni rivali del Real Madrid, agli ottavi di finali. Che quest’anno si ritorneranno a giocare col sistema delle eliminazioni dirette.
Nello stesso girone l’Olimpiakos ha battuto per 3 a 0 Galatasaray tirando anche i turchi sul fondo del girone.
Le italiane: Inter Lokomotiv Mosca 1 a 1, Lazio Chelsea 0 a 4, Bruges Milan 0 a 1.
9/11, 9^ di campionato:
- Juventus Udinese 4 a 1 per i gol di Jankulowski al 65’ (su rigore, per atterramento di Fava da parte di Buffon), di Di Vaio al 78’ (di testa, su traversone di Thuram), di Miccoli all’85’ (su spunto di Tacchinardi e tiro deviato a stento da De Sanctis, sul quale il Romario del Salento s’avventa come un falchetto e da posizione molto angolata mette in rete), di Di Vaio all’88’ (al volo su passaggio filtrante di Nedved messo in moto da Miccoli), di Trezeguet al 94’ (su cross di Nedved). Ero sicuro che l’avremmo perduta, questa partita. No, non quando pur costruendo azioni su azioni non riuscivamo proprio a passare, e neanche quando siamo andati in svantaggio che mancavano 25 minuti al 90°. No, lo ero alla vigilia, per la così detta legge dei grandi numeri, che vuole che ogni tanto inatteso esca il 2. E francamente lo ero anche perché con gran battage e strepito di trombe finalmente rientrava Del Piero, venendo a riappropriarsi, a furor di giornalisti, di quel ruolo di giocatore-"icona" del quale anche per volontà e tornaconto della Società si è appropriato. Quindi fuori Miccoli, fuori Di Vaio e dentro Pinturicchio in terra ridisceso a miracol mostrare. Che invece non ha battuto chiodo, ed è bastato un Bertotto qualunque, non uno Stam, a non consentirgli di giocare il pallone, se non, le poche volte, girandosi di terga per proteggerlo e passarlo subito al compagno più vicino, per il resto mai uno scatto, non un dribbling, non un lancio. Per di più al 55 minuto ha fallito, tirandolo per fortuna sulla traversa, il calcio di rigore che avrebbe dovuto portarci in vantaggio. Galvanizzati da questa circostanza, erano i friulani invece, dieci minuti più tardi, a portarsi in vantaggio grazie ad un giusto rigore scaturito da una delle pochissime azioni che avevano saputo portare avanti. Le cose si mettevano male e il mio vaticinio mi parve sinistramente veridico. Ma i nostri, coi sopraggiunti Di Vaio e Miccoli che nel giro di un quarto d’ora hanno segnato il gol del pareggio e quello del vantaggio, si son scatenati, han ribaltato il risultato e hanno stravinto. Poi, espugnata la rocca, ancora di Vaio e finalmente Trezeguet hanno dato rotondità al punteggio. Vittoria sofferta ma giusta; i nostri avevano cercato insistentemente il gol anche prima, mentre i friulani pensavano solo a difendersi e il gol che li ha portati in vantaggio è stato episodico, bastando il solo Nicola Legrottaglie a presidiare quegli spazi larghissimi, sempre egregiamente anticipando o contrando chiunque con la palla al piede o idoneo a riceverla cercasse di portarci nocumento. per non dire delle finezze tecniche, anzi funamboliche, che si concedeva Mark Iuliano, in quel clima di libertà di pensiero. Lippi all’inizio aveva schierato Buffon, Thuram, Legrottaglie, Iuliano, Zambrotta, Camoranesi (Miccoli), Tacchinardi (Tudor), Appiah, Nedved, Del Piero (Di Vaio) e Trezeguet. Quale migliore dei nostri eleggo Alessio Tacchinardi. Sono stato a lungo incerto tra lui e Appiah, formando i due una coppia affiatatissima che oggi pomeriggio si è mossa secondo sincronismi d’alta orologeria. Mi risolvo per Alessio in ragione del fatto che il gol del 2 a 1 è quasi tutto suo e che anche in precedenza lo aveva tenacemente cercato. Tranne il rientrante Alessandro han giocato bene tutti, compreso Trezeguet cui la dea Fortuna in questi tempi sorride poco. Aveva segnato, Davìd, sul 2 a 1, un gol strepitoso, in rapidissima torsione volante a deviare, a un metro dal terreno in orizzontale, un velocissimo pallone, ma il sig. Pieri (buona la sua gara) glie lo ha annullato per un giusto fuorigioco. La rapidità del gesto tecnico rimane rimarchevole e non è stato agevolato dal fatto che si trovasse al di là dei difensori. La vittoria di oggi pomeriggio è stata sofferta ed anche un poco avventurata, ma il calcio in Italia è così: la sorpresa può venire fuori da qualsiasi partita, e vittorie sicure non ne esistono.
- Inter Ancona 3 a 0 per i gol di Cruz, Materazzi e Vieri. La sorpresa può venire fuori da qualsiasi partita e vittorie sicure non ne esistono, tranne che non si giochi contro l’Ancona e l’Empoli, squadre materasso alacremente destinate a scendere in B. L’Inter ha vinto bene, ma si può dire che giocava contro nessuno.
- Parma Milan 0 a 0. Non l’ho vista e non so dire molto se non che del pari si son detti contenti sia Prandelli che Ancelotti. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma io penso che un Milan meno lezioso con un allenatore meno placido avrebbero cercato di mettere sotto un Parma privo di Frey, di Morfeo e, soprattutto, di Adriano. Il quale per lo strappo muscolare patito domenica scorsa almeno per un paio di mesi non tormenterà la vita ai portieri avversari (speriamo d’incontrare i giallo-blù prima che guarisca e ritorni a giocare!). .
- Roma Lazio 2 a 0 per i gol di Mancini e di Emerson. E’ stata la inusuale prodezza del giovane Mansini (di tacco, su punizione dal limite) a regalare alla Roma questa importantissima vittoria, rafforzandoci purtroppo nella convinzione che forse quest’anno l’esoso don Fabio potrebbe essere l’ultimo ad alzarsi al banchetto dello scudetto. Il secondo gol è solo conseguenza del primo. I laziali han pensato soprattutto a difendersi e senza quel gol, giunto a 8 minuti dalla fine, magari gli riusciva di giungere indenni al novantesimo. Da tifoso juventino me ne rammarico.
- Le altre: Brescia Bologna 0 a 0; Perugia Lecce 2 a 2 (Chevanton, Margiotta, Ledesma, Grosso); Reggina Modena 1 a 1 (Dell’Acqua e Campedelli); Sampdoria Empoli 2 a 0 (Bazzani, Doni); Siena Chievo 1 a 2 (Pellissier, Pellissier, Chiesa ®).
France Football ha diramato l’elenco dei 50 calciatori che giocano in Europa dai quali uscirà il vincitore del "Pallone d’oro".
Aimar (Valencia) Ballack (Bayern) Beckham (Manchester Utd/ Real Madrid) Buffon (Juventus) Campbell (Arsenal) Casillas (Real Madrid) Chivu (Ajax/Roma) Deco (Porto) Del Piero (Juventus) Dida (Milan) Elber (Bayern/Lione) E’too (Real Maiorca) Figo (Real Madrid) Giuly (Monaco) Henry (Arsenal) Ibrahimovic (Ajax) F. Inzaghi (Milan) Kahn (Bayern) Kluivert (Barcellona) Koller (Borussia D.) Kovacevic (Real Sociedad) H. Larsson (Celtic) Makaay (Deportivo/Bayern) Makelele (Real Madrid/Chelsea) Maldini (Milan) Mutu (Parma/Chelsea) Nedved (Juventus) Nesta (Milan) Nihat (Real Sociedad) Owen (Liverpool)
Pauleta (Psg) Pirès (Arsenal) Raul (Real Madrid) Roberto Carlos (Real Madrid) Ronaldinho
(Psg/Barcellona) Ronaldo (Real Madrid) Michel Salgado (Real Madrid) Scholes (Manchester Utd) Shevchenko (Milan) Thuram (Juventus) Toldo (Inter) Totti (Roma) Trabelsi (Ajax) Trezeguet (Juventus) Van Nistelrooy (Manchester Utd) Vieira (Arsenal) Vieri (Inter) Wiltord (Arsenal) Zambrotta (Juventus) Zidane (Real Madrid)
I giocatori della Juventus sono ben sei, inferiori per numero solo a quelli del Real M. (8), due della quale almeno, Figo e Salgado, secondo me sono degli abusivi. Comunque il premio io lo darei a Thierry Henry.Didier Deschamps si candida ad essere il successore di Marcello Lippi sulla panchina della Juventus. Il tecnico del Monaco, in testa al campionato transalpino, sta facendo grandi cose anche in Champions League. Il suo sogno é tornare a Torino questa volta alla guida dei bianconeri. "Per il momento - dice l'ex centrocampista - sono troppo giovane per la Juventus. Comunque Trapattoni divenne allenatore della Vecchia Signora a 37 anni: io ne ho 35, per cui fra due anni...Chi porterei a Torino? Certamente Henry". (da Yahoo sport del 18/11)
22/11, 10^ di campionato:
- Modena Juventus 0 a 2 per i gol di Trezeguet al 43’ (al volo, a seguito di una punizione dal limite che Tacchinardi ha intelligentemente ("furbescamente", secondo certi cronisti) toccato, nel mentre che i difensori modenesi cincischiavano, a Zambrotta, il quale ha subito passato al centro), e di Nedved al 49’ (con un forte tiro dai 20 metri, rasoterra, da sinistra; i brevissimi filmati cui ho assistito non hanno fatto vedere com’era nata l’azione). Non posso commentare una partita che non ho visto, e poiché dei cronisti e dei telecronisti non mi fido rappresenterò solo le mie suggestioni.
Comincio col dirvi che stasera ero certo che avremmo vinto. Conosco Alberto Malesani da anni e sapevo che per trafiggere e sconfiggere l’illustre rivale avrebbe istigato i suoi ad attaccare a corna basse; c’è poco da fare, ci sono al mondo persone che non imparano mai! Inutile dire che i fatti mi hanno dato ragione: i bianconeri hanno vinto facilmente e anche se la partita ho potuto solo immaginarmela, m’è bastato contare, lungo il corso della radiocronaca, il numero e la qualità delle parate di Ballotta e quello che invece ha effettuato Gigi per potere sostenere con tutta tranquillità la tesi che quando, dopo circa una trentina minuti di gioco i nostri si sono decisi di premere il piede sull’acceleratore, subito, in 10 minuti, hanno creato una dopo l’altra quattro micidiali occasioni (colpo di testa di Del Piero parato da ballotta, palo di Del Piero dopo un pregevolissimo spunto personale, gol sprecato di testa da Legrottaglie solo a un metro da Ballotta e super parata del predetto Ballotta su gran tiro di Trezeguet) e alla quinta, puntualmente, ha segnato, mettendo al sicuro il risultato alla sesta, ad inizio di ripresa, poco dopo.
Il resto è il nulla mischiato col niente, come nulla mischiato con niente sono le calde lacrime che il radiocronista della Rai versava sul microfono, non andandogli giù che il furore proletario dei modenesi cedesse allo spietato pragmatismo degli lippiani, e maleficamente ci raccontava che la differenza tra la gagliarda squadra di Malesani e la Juve cinica e compassata stava (tutta) nel fatto che i modenesi dovevano affidare le loro soluzioni d’attacco a modesti mestieranti come Campedelli, Taldo e Vignaroli mentre la magna Juventus le sue le deputava a signoroni come Nedved, Del Piero e Trezeguet. Caspita, dico io! Ma perché invece di filosofeggiare non si tirava un po’ il conto di quel che gli costano alla Juve i predetti Nedved, Del Piero e Trezeguet, e quanto poco invece al Modena costano i suoi cavalieri di sventura! E che con quel che Giraudo paga ogni anno a Del Piero il signor Massimo Montagnani ci fa il bilancio aziendale e glie ne restano!
E che dire invece di quel velenoso manichino dagli occhi bistrati, sto dicendo di Alberto Brandi, che dai quartieri di Mediaset ieri sera per mezzora intera e per un’altra intera mezzora questa mattina ha arzigogolato velenosamente sul fatto che Tacchinardi abbia battuto la punizione da un punto che era ieri sera cinque metri e stamattina dieci metri lontano dal punto dove era stato commesso il fallo (in realtà si trattava solo di un paio di metri, ma un paio di metri indietro, non davanti, di dove Nedved era stato preso per il collo e abbattuto) per cui il gol di Trezeguet andava annullato, Tacchinardi squalificato e l’arbitro radiato e fucilato. E lì tutti ad ululare e a stracciarsi le vesti, e a dare la stura – prefiche velenose - al solito coro di lamenti sulla perduta innocenza del campionato, e l’un con l’altro si passavano la parola come in un sinistro gioco dei quattro cantoni, per concludere – oh che gran finale! - con l’immancabile Morattone (giacché sabato si gioca Juventus Inter) che immediatamente abbocca e con un improvvido "speriamo che la cosa non si ripeta anche domenica!" li manda tutti felici a letto!
La verità vera è che la madre dei farabutti è ancora più incinta di quella degli imbecilli, e che questi prezzolati soloni, questi miserabili servi che bramano di diventare lacchè, si sentono tutti investiti del compito di moralizzare un calcio dove invece l’unica cosa sana, pulita, giusta e che funziona è la Juventus. Presi dal loro bestiale furore vedono solo le cose che gli interessano, come nel caso delle pagelle del televideo della Rai dove a Camoranesi hanno appioppato un disonorevolissimo quattro e mezzo nonostante che il giocatore abbia giocato una buona partita. Ciò per il fatto che Camoranesi nello slancio d’una caduta per un fallo da dietro, avrebbe rifilato a Milanetto, per scrollarselo di dosso, una manata poi enfatizzata a gomitata. Dov’è il calcio in queste cose? Dov’è l’onesto mestiere del cronista? Che fine fanno i soldi del nostro canone?
Tra quelli della Rai che a discapito della nostra sostengono le squadre capitoline e quelli di Mediaset che o perché milanisti o perché interisti belluinamente li pareggiano, l’anti juventinismo è diventato il motivo conduttore di ogni trasmissione sportiva che s’irraddi oggi in Italia. Stasera la signora Paola Ferrari, interista nota, è stata capace nel corso dei 55 minuti di Novantesimo Minuto di riferire per ben 16 volte che il primo gol della Juve è stato un inconcepibile regalo dell’arbitro e che tra sette giorni purtroppo si gioca Juventus Inter. In questo clima di perpetua caccia alla strega noi ci troviamo a fare la parte del classico vaso di coccio costretto a viaggiare tra dei vasi di ferro. Sì, abbiamo le spalle larghe e alla fine vinciamo sempre noi, ma il fegato duole, oh se duole!
Stasera la superiorità dei bianconeri è stata schiacciante e il controllo della partita totale, eppure ecco che a destra uno strilla che la Juve vince perché ha Trezeguet e loro hanno Taldo, e sinistra un altro strepita che la Juve cinque volte che le partite glie le ha arbitrate il signor Gabriele cinque volte ha vinto e che così non si può più andare avanti. Compratevelo voi Trezeguet, se potete! E comprateveli anche voi gli arbitri, visto che sono così facilmente corruttibili. O volete che vi diamo anche i soldi?
Invece se per un solo minuto vogliamo lasciare la parola al campo rimane che i giocatori della Juve hanno concluso 12 volte e 7 i modenesi, che noi abbiamo tirato 5 calci d’angolo e loro 2 e che il controllo del pallone vede un divario di 10 punti percentuali a nostro vantaggio (dati desunti dal televideo Rai).
Marcello Lippi aveva fatto scendere in campo Buffon, Birindelli, Legrottaglie, Montero, Zambrotta, Camoranesi (Pessotto a due minuti dal termine), Tacchinardi, Conte, Nedved, Del Piero (Di Vaio a un quarto d’ora dal termine) e Trezeguet. Io sono un lippiano di ferro, un lippiano della prima ora, e chi mi conosce sa che lo fui anche nello sciagurato biennio ancelottiano. Amicus Plato, sed magis amica Veritas, però. Io stasera non ho compreso perché Marcello sul 2 a 0 non ha tirato via Nedved e messo dentro Maresca che con la sua facilità di lancio lungo poteva favorire non meno bene del cèco i contrattacchi in velocità. La circostanza che io sia un fervido sostenitore di Enzino è un fatto secondario. A me pare che Pavel abbia un grosso ed urgente bisogno di tirare un po’ il fiato e attesi i cospicui impegni dei prossimi giorni (Inter, Lazio e Galatasaray) glie la si poteva ben concedere, oggi, in una partita già vinta, un’ora di minor fatica!
Chi è stato il migliore in campo: non avendo visto la partita devo andare a lume di naso. Andandoci d’intuito, aiutandomi con immaginazione e facendomi forte dell’esperienza mi veniva di pensare, ascoltando la partita alla radio, a Paolo Montero (e dopo di lui, sempre a lume di naso, a Legrottaglie, a Camoranesi e a Zambrotta) per cui ho accolto con inconsueto fervore la circostanza che lo stesso telecronista (lui al perfido scopo di dare sostegno al suo teorema che il risultato è ingiusto perché i modenesi non hanno fatto che attaccare e la Juve s’è solo difesa) alla fine ha fatto proprio il nome di Paolo. I cronisti e i telecronisti, amici miei, sono uno più bugiardo dell’altro ma quando mi danno ragione io quasi gli credo!
Basta, ho scritto anche troppo su di una partita che non ho visto. Non è stata una partita difficile, in un paese civile non se ne parlerebbe neanche.
- Inter Reggina 6 a 0 per i gol di Cannavaro, Martins, Van der Meyde, Farinos, Cruz e Vieri. Mezz’ora senza concludere un accidente e poi, centrato al 33’ minuto il bersaglio col un gol abbastanza casuale scaturito dal tiraccio di un difensore da 40 metri, si sono aperte le cataratte. I reggini che avevano impostato la partita sulla difesa ad oltranza dello zero a zero si sono immediatamente dissolti così che i nerazzurri sono dilagati. Impressionante, dieci minuti dopo, alla fine del primo tempo, il gol di Tiramolla Martins. Odiosissimo Van der Meyde col quel suo inginocchiarsi e mimare il tiro col fucile le volte (per fortuna poche) che fa gol, e più odiosi di lui i montatori e i registi che ce lo ripropongono quarantamila volte! La vittoria dei nerazzurri non fa una piega, le partite durano novanta minuti e tutti gli episodi fanno partita. L’onesto Zaccheroni sta dando ai giocatori una maggiore convinzione e qualche schema di gioco, minori sono ora le distanze tra i reparti e qualche azione d’attacco coinvolge anche le ali. Tra sette giorni verranno a Torino, vedremo quanto la psicologia li sosterrà. E’ sicuro comunque che qualunque risultato non gradito per il loro presidente e per la canaglia che egli sotto banco ingrassa e nutre, verrà dichiarato essere disceso da favoritismi arbitrali a nostro vantaggio. "Basta, non se ne può più!", griderà lunedì sera al Processo di Biscardi la voce chioccia di Elio Corno. Gli farà ipocritamente eco il velenoso Cucci dalla barba pensosa che chioserà che "la Juve non ne ha colpa, però sono episodi che falsano la regolarità del campionato e allontanano i giovani dal gioco più bello del mondo".
Sulle fidejussioni false, sui bilanci truccati, sugli scudetti attribuiti alle squadre romane violando e ri-violando le regole sugli extracomunitari, del gol di Vieri nella partita di un anno fa che fu segnato abbattendo proditoriamente Buffon dopo un recupero che l’arbitro Collina aveva deciso di prolungare fino a quando i nerazzurri non avessero segnato, sull’arbitro Gabriele che due settimane fa nel corso di Inter Ancona non cacciò fuori Vieri che lo aveva preso platealmente per pazzo e mandato pubblicamente a quel paese, sulle continue sviste a loro favore e di quelle a nostro sfavore, non si dirà una parola.
- Bologna Roma 0 a 4 per i gol di Totti, Montella, Panucci e Cassano. Mai s’era visto tra cielo e terra quel che la Roma ci ha fatto vedere nel corso del I° tempo di questa partita. 17 conclusioni a rete contro una dei padroni di casa, una festa per gli occhi di chi ama il calcio e per il cuore di chi tifa per la squadra di Capello. Sono tre mesi che lo dico: questa Roma è fortissima. Ha un centrocampo sontuoso che rende impenetrabile la difesa (3 soli gol in tutto) e notevoli, ridondanti e pericolosissime le trame d’attacco. Nel secondo tempo non hanno voluto infierire limitandosi a gestire il cospicuo vantaggio. .
- Lazio Perugia 3 a 1 per i gol di Stankovic, Grosso, Corradi e Inzaghi. Partita che stava conchiudendosi con un giusto 1 a 1 e che una invereconda rissa finale ha falsato, consentendo ai laziali, proprio negli ultimissimi minuti, i due gol che hanno dato loro la vittoria e rotondità alla vittoria. Partita brutta, cattiva, piena di pessimi falli (44 in tutto), 5 gli ammoniti e 4 gli espulsi. Gaucci può lamentarsi quanto vuole, ma a me pare che siano stati i suoi giocatori ad iniziare le liti e a commettere i falli più violenti e plateali.
- Chievo Milan 0 a 2, i gol entrambi di Shevchenko alla fine del primo tempo e ad inizio di ripresa. Andryi Shevchenko è il miglior attaccante che circola in Italia, in particolare quest’anno che Ancelotti gli mette accanto Tomasson anziché il bulimico Inzaghi. Ha risolto lui una partita che di sicuro i rossoneri non avrebbero perduto. Nel corso di questo campionato noi della Juve abbiamo vinto 8 partite su 10 conquistando 26 punti su 30. Ciò nonostante non riusciamo a scrollarci di dosso le inseguitrici. Questo è un campionato che metterà alla prova le coronarie di molti tifosi.
- Le altre: Ancona Brescia 1 a 1 (Baggio, Berretta); Empoli Parma 1 a 0 (Foggia); Lecce Sampdoria 0 a 0; Udinese Siena 1 a 1 (Fava, Flo’).
24/11, ottavi di C.Italia: Siena Juventus 1 a 2 per i gol di Rubino al 26’, di Zalayeta al 73’ (forte tiro da fuori area a raccogliere un traversone di Birindelli) e di Benjamin Onwuachi al 82’ (azione sulla destra cominciata da Miccoli che passa a Zalayeta che si libera in dribbling di due avversari e appoggia al ragazzo che lo affiancava il quale da vicino batte il portiere). Ah, che brutto primo tempo! Loro con la grinta, il pressing e la velocità ci hanno messo in forte difficoltà, per il fatto che noi si giocava veramente male. Maresca tocchettava svogliatamente, il fumoso Olivera pretendeva di giungere dinanzi al portiere saltando in dribbling centrocampisti e difensori, il povero Pessotto che aveva già delle difficoltà a difendere non poteva neanche lontanamente pensare di proporsi in avanti, Fresi pareva che non c’entrasse (che delusione questo ragazzo!), Davids in tutti i novanta minuti non ha azzeccato un passaggio che fosse uno, e solo nel finale ha abbozzato un paio di corsette. Per cui giusto e meritato risultava il vantaggio dei senesi che anzi avrebbe potuto essere più cospicuo se "zucchina" Chimenti non avesse magneticamente tolto dai piedi la palla ad un attaccante che gli si era parato dinanzi minaccioso come un avvoltoio. E se l’arbitro Ayroldi sull’1 a 0 non avesse negato loro un rigore per un fallo di disperazione di Tudor su di un altro di loro s’accingeva pure lui a far gol. Lippi inizialmente aveva schierato Chimenti, Birindelli, Ferrara, Tudor, Pessotto, Fresi (Appiah), Maresca (Conte), Davids, Olivera (Onwuachi), Miccoli e Zalayeta. Nella ripresa con le giuste sostituzioni (mi dispiace per Maresca, ma ci stava anche la sua, e se se ne fosse potuta effettuare una quarta io son sicuro che Lippi avrebbe fatto uscire anche Davids) e con la gran cazziatona che nel chiuso degli spogliatoi certamente gli avrà fatto, la musica per fortuna cambiava. La squadra s’incattiviva, si metteva a macinare gioco e, com’era inevitabile, prima raggiungeva il pareggio e poco dopo il vantaggio. Il migliore dei nostri? certamente Zalayeta, fisicamente bestiale ma dai piedi fatati. Ha ragione Gaucci, quel ragazzo è un fenomeno. Solo che non è una prima punta. Poi, distante dal Panterone ma pur sopra gli altri, Igor Tudor, specie nella ripresa che s’è messo a curare di più la costruzione del gioco.
P.s.: Stasera avremmo dovuto giocare a Istanbul ma dopo i botti di questi ultimi giorni l’Uefa ha rinviato la gara. La si giocherà martedì prossimo 2 dicembre in campo neutro. In compenso stasera abbiamo giocato questa che avremmo dovuto giocare in quella data. Ma le altre partite di Ch. L. si sono giocate. Nel nostro girone la Real Sociedad e l’Olimpiakos hanno pareggiato 2 a 2 per cui gli spagnoli pur se con una partita in più ci stanno ben dietro a due punti. Le italiane: a San Siro l’Arsenal dell’inarrestabile Thierry Henry ha fatto strame dell’Inter, 5 a 1 il mortificante punteggio. Invece il Milan con una esemplare condotta di gara è andata a vincere all’Amsterdam Arena contro l’Ajax. 1 a 1 il risultato di Lazio Besiktas.
29/11, 11^ di campionato: Juventus Inter 1 a 3 per i gol di Cruz all’11^ e al 68^, di Martins al 84^ e di Montero al 90^ (di testa su un batti e ribatti scaturito da un calcio d’angolo). Sgombriamo il campo dagli equivoci, la vittoria dei nerazzurri è netta e meritata. Tocca al cronista cercare di capire se essa sia scaturita dai loro meriti e dai nostri demeriti, compito non facile perché in genere una squadra gioca come l’altra la fa giocare. Lippi inizialmente aveva schierato, disponendoli con il consueto 4-3-2-1, Buffon, Thuram, Legrottaglie, Montero e Pessotto (Zambrotta non stava bene); Camoranesi, Tacchinardi e Appiah; Nedved, Del Piero e Trezeguet. I nerazzurri che mancavano di figure importanti come Materazzi, Cannavaro e Vieri, i primi due sostituiti da Gamarra e da Adani, il terzo da Cruz, tenevano botta col classico 4-4-2 che dopo il gol del vantaggio, presto raggiunto grazie ad una punizione dal limite per un fallo di Montero sullo sgusciante Martins, si mutava sempre di più grazie ai ripiegamenti dell’argentino, in un 4-5-1. Il primo tempo è stato abbastanza equilibrato, ma il vigore degli interisti era maggiore per cui dopo il gol del jardinero appena due sono state le palle che i nostri avrebbero potuto e non hanno saputo trasformare in gol, un primo pallone che al 30^ Camoranesi da buona posizione tirava alto e tre minuti dopo quando Cordova anticipava d’un soffio Trezeguet che su uno spunto dalla destra di Nedved s’apparecchiava a calciare quasi a colpo sicuro. Ci penalizzava maledettamente la circostanza che Del Piero non era mai in grado di collegare il gioco dei centrocampisti (di Tacchinardi in specie) con quello degli attaccanti, non riuscendo mai a giocare decentemente il pallone, non riuscendo a saltare l’uomo, non riuscendo ad entrare in area né dalla zona frontale né da quelle laterali (un solo spunto in tutta la partita concluso con un tiro fiacco, mai un passaggio utile), sbagliando mira e misura anche sui calci da fermo, rallentando le azioni. Ovviamente la deludente prestazione di Del Piero portava scapito a Trezeguet che circondato da tutti e cinque i difensori interisti, e mai raggiunto da palloni giocabili, nulla è riuscito a fare. Sarebbe stato necessario che Lippi, giacché Lippi è uno che dalla panchina in genere le cose le vede bene, potenziasse l’attacco affiancandogli una seconda punta, senza con ciò portare discapito al centrocampo dove la rivale era agguerritissima. Ad inizio di ripresa fa sì entrare Di Vaio (io invece avrei fatto entrare il più mobile e vivace Miccoli) ma anziché fare uscire il lento e greve Del Piero ha fatto uscire Camoranesi che da quel buon tornante che è era l’unico che poteva ancora portare avanti dei palloni senza sprecarli in blandi traversoni come invece farà Thuram (peraltro encomiabile per impegno) quando sarà chiamato a spendersi al suo posto. Né Nedved, ad inizio di partita quasi assassinato da un Cordoba incongruentemente graziato dall’arbitro, era il solito Nedved. Non so se sia dipeso dal brutto fallo del colombiano, non so se sia dipeso dal fatto che il nostro povero Forrest Gump ha strabisogno di tirare un po’ il fiato, non lo so, so solo che appena prendeva il pallone lo buttavano giù e quando non lo facevano era lui a sbagliare la posizione, lo scatto o la misura. Nessuno dei sette (dico sette) falli sanzionati col cartellino giallo dall’arbitro Trefoloni nel corso dell’intera partita è stato brutto, cattivo e gratuito come quello di Cordova su Nedved di cui ho detto. Nel prosieguo l’andamento favorevole della partita, il raggiunto vantaggio prima e l’entità del punteggio conferivano ai giocatori in maglia nerazzurra, e in particolare allo Zanetti italiano, all’argentino Almeyda e all’impunito Cordoba che nel finale appiopperà anche un pugno a Tacchinardi (e menomale che mancava Materazzi), via via e sempre di più una protervia e una livorosa volontà di far male che meritavano di venire sanzionate con l’espulsione di almeno due di loro.
Il migliore dei nostri l’ho individuato in Tacchinardi, dai cui piedi sono passati tutti i palloni che dai difensori avrebbero dovuto raggiungere, tramite Nedved e Del Piero, gli attaccanti. Montero e Legrottaglie hanno effettuato delle buone giocate anche se il primo e il terzo dei gol subiti portano il nome e il cognome, il primo, dell’uno e il secondo dell’altro (grave soprattutto l’errore di Legrottaglie, che la bravura e la velocità di Martins non attenuano). Alessandro Del Piero come sabato scorso a Modena e la domenica precedente contro l’Udinese è stato inesistente, anzi pernicioso. Si dice che i giocatori che rientrano da un infortunio debbano giocare, ma non vorrei che Lippi finisse per imitare Carletto Ancelotti che gettò alle ortiche uno scudetto già vinto per non avere avuto il coraggio di fare accomodare in panchina chi come anche allora lui e Inzaghi e Conte e Zambrotta avrebbero dovuto andarci. Oggi come oggi Alessandro del Piero sul terreno di gioco (e anche fuori) è solo un manichino che fa pubblicità alle magliette della Nike. Io farei giocare Fabrizio Miccoli che sa saltare l’uomo, sa fare i gol e conferisce vivacità e velocità alle trame d’attacco. Guai ai vinti, si dice. Ne usciamo con le ossa rotte, stasera, dopo cinque anni che col loro non ne perdevamo una. Addirittura non vincevano a Torino da dieci anni e la vittoria di stasera li consolerà (speriamo) per altrettanti.
Nel corso del secondo tempo Lippi sostituiva Appiah con Conte anziché, come sarebbe stato ovvio anche in una prospettiva d’arrembaggi sotto la porta di Toldo, con Igor Tudor (non mi capacito che Marcello consideri il leccese ancora un giocatore di calcio) e, poco dopo, a 20 minuti dalla fine e sullo 0 a 2, Nedved (e non Del Piero) con Miccoli, che due o tre volte, almeno lui, ha tirato in porta, calciando per lo più da fuori area. Ma i nerazzurri davano lustro e rotondità alla loro vittoria sovrastandoci fisicamente e in determinazione e slancio, favoriti dalla incongruenza delle nostre trame d’attacco e del fatto che, come in effetti è avvenuto, col velocissimo Martins nel contropiede diventavano pericolosissimi.
Un’ultima cosa: quando si perde non è neanche giusto lamentarsi, ma permettetemi di dire che è un’indecenza che Sky abbia affidato il commento di questa partita ad un interista di chiara e manifesta fede come Beppe Bergomi. Non è giusto verso di noi tifosi bianconeri, pur se sconfitti e scornati e non è giusto, soprattutto, verso i principi di obiettività e di equidistanza. Bergomi ha tifato apertamente per la sua squadra, facendone risaltare i pregi e sottolineandoli con intensa partecipazione. Bergomi alla fine della partita era in brodo di giuggiole. Io invece ho spento subito tutto, decoder, videoregistratore, il televisore, tutte le radio, le luci di casa e della scala, i telefoni, il giradischi, il forno e persino il frigorifero.
- Siena Lazio 3 a 0 per i gol di Taddei (doppietta) e di Menegazzo. Non ho visto la partita ma un risultato così non si discute. Rimane il fatto che il giovane Mancini gode del più pingue e durevole contratto di cui allenatore goda oggi in serie A. Ma se continuano così li espungo dalla parte alta di questi commenti.
- Milan Modena 2 a 0, doppietta di Shevchenko. Ce voleva di Modena per battere il Milan di questi tempi! Ai rossoneri invece è bastato che Shevchenko si girasse un paio di volte in area.
- Roma Lecce 3 a 1 per i gol di Mancini, Carew, Totti e Chevanton. Per perdere con soli due gol di scarto i salentini ce l’hanno messa tutta, dannandosi l’anima. Complimenti! Ma alla sontuosa portaerei di Capello non hanno neanche graffiato la vernice. Cassano ha gigioneggiato da par suo, irridendoli. Al 93° minuto Capello l’ha fatto uscire al fine di fargli piovere addosso la "standing ovation", ma l’ingrato l’ha ancora mandato a quel paese. Questo solo per dire che se don Fabio invece di metterlo dietro la lavagna continua a farlo giocare è perché in campo ormai fa o può fare la differenza.
- Le altre: Brescia Udinese (Jorgensen, Fava, Caracciolo); Parma Chievo 3 a 1 (Morfeo, Marchionni, Pellissier, Gilardino ®); Perugia Empoli 1 a 1 (Rocchi, Vryzas); Reggina Bologna 0 a 0; Sampdoria Ancona 2 a 0 (Bazzani e Flachi).
Inserito nell’account di Razumichin presso il Forum di Juventus.1897:
sono razumichin, sono nuovo del forum ma non di pelo e nemmeno di esperienze. volevo parlarvi un momento del tanto glorificato turn-over di lippi, ché anche l'amico rag. doll, al cui pensiero e ai cui scritti devotamente mi inchino, loda. a me pare, quello di lippi, un turn over un po' particolare, anzi fasullo, e non è affatto vero che, come dice, per lui non ci sono titolari e riserve ma solo un gruppo di merivigliosi giocatori di pari affidabilità, e che lui li tiene tutti sotto pressione e nella stessa considerazione. no, è andata a finire che lippi il turn over lo effettua solo nelle partite di coppa italia, in quelle di champions league ora che la qualificazione al turno successivo è sicura, e, poco, molto poco, nelle partite facili. che, insomma, i vari miccoli, maresca, zalayeta (una grandissima seconda punta, credetemi), tudor, birindelli e tra poco anche marco di vaio d'iniziare una partita se lo scorderanno. che lippi, al quale va comunque tutta la mia stima, preferirà, quando la partita è delicata e importante, e cioé quasi sempre, puntare sempre sui senatori, anche se essi non stanno bene, e, come i vecchi allenatori ché anche marcello sta invecchiando, gli piacerà sempre meno fidarsi dei giovani, anche quando sono di valore come i nostri. insomma, non vorrei che insistendo troppo sull'equivico del piero (per favore non venitemi a rivangare il passato ché chi si ferma a guardare indietro non fa mai troppa strada) debba a) bruciare fabrizio miccoli che ha solo 23 anni ed è un piccolo fenomeno, b). finirgli come ancelotti che nella primavera del 2000 per non sostituire lo stesso del piero, inzaghi, conte e zambrotta che non si reggevano in piedi perse uno scudetto già vinto. io sono un lippiano, ma non sempre sono d'accordo con lippi. vedete cosa sta sopportando capello a roma da cassano, eppure fa finta di non capire e continua a puntare su di lui. anzi se volete saperla tutta, visto che sono nuovo del forum e ancora non ci conosciamo, vi dico che io di del piero mi sarei liberato da tempo, invece di farne il giocatore simbolo di questa juve commerciale. mutu, d'alessandro, kewell, nonda e lo stesso miccoli per me sono più forti di lui. vi saluto e ringrazio chi vorrà farmi intendere come la pensa.
1/12/03
Inserito nell’account di Razumichin presso il Forum di Juventus.1897:
ACB ritienimi un tuo alleato. Leggi per favore quel che ho scritto proprio oggi sul messaggio titolato "Il turn-over di Lippi". La società ha voluto fare di Del Piero una sorta di veicolo commerciale, un oggetto di richiamo, per sfoggiarlo nelle giostre e nei teatri, nei fori e nelle fiere e persino negli ospedali. Perché, ahinoi, anche noi ci stiamo trasformando in una squadra che vende magliette. Del Piero è e sarà ancora per molti anni la nostra palla di piombo al piede e per tenerlo ci faremo sfuggire straordinarie possibilità d'acquisto, come Mutu e D'Alessandro, che due anni fà avremmo potuto prendere con pochi soldi. E il piccolo e geniale Miccoli, giocatore fenomenale per versatilità e ingegno, la prossima estate, se non già a gennaio, farà le valigie.
1/12/03
2/12. Per la 5^ partita della 1^ fase di Ch. League, a Dortmund: Galatasaray Juventus 2 a 0, i gol entrambi di Hakan Sukur. Questa volta che non c’è Del Piero me la prendo con Di Vaio. Perché se egli fosse un uomo gol degno anche solo di portar le valige a gente come Shevchenko e Henry noi oggi non staremmo a dolerci della umiliazione d’avere perduto con dei gàlati, ma già nel 1° tempo li avremmo impalati così bene che nella ripresa neanche due o tre Hakan Sas avrebbero potuto riportati in vita. Ché i bianconeri pur se schierati non al meglio (e non mi riferisco, come cercherò di spiegare, al fatto che Lippi avesse schierato le riserve (sì, chiamiamoli riserve, perché è fumo negli occhi quello che Lippi ci getta in faccia; di fatto va facendosi sempre più ampia la divaricazione tra certi giocatori e gli altri), ma al fatto che anche nel loro ambito poteva scegliere meglio. Undici occasioni da gol hanno costruito i nostri giocatori nell’arco dei novanta minuti, di cui nove nel primo tempo. Solo che le prime quattro, e più tardi una quinta e una sesta, tutte invitanti, tutte facili, quelle che non devi sbagliare perché se le sbagli poi la nèmesi giustamente ti punisce, sono capitate all’ottuso caprone romano che se li è divorate. Le altre son capitate a Miccoli, su punizione dal limite dalla posizione di interno (tof, incrocio dei pali) e a Maresca per due volte, nella prima delle quali con una radente rasoiata metteva in gran difficoltà Mondragon, dragon dragon, poi si ci è messo pure Davids al quale tutto si deve chiedere ma non di far gol, che s’è messo a sparacchiare a vanvera.
In settimana Fatih Terim da quel gran volpone che è aveva pianto lacrime greche per lagnarsi che per le mene di Luciano Moggi l’Uefa avesse dirottato i turchi a Dortmund anziché lasciarli giocare pacificamente a casa loro ("garantivo io, con me di mezzo tutto si sarebbe svolto regolarmente"), facendo finta di dimenticare, sua maestà imperiale, che ci sono più turchi in Germania che turchi in Turchia, così che lo stadio di Dusseldorf ieri sera letteralmente brulicava di magliette rosse e gialle e di bandiere rosse sventolanti la mezza luna, con grandissima invidia di chi vede come vanno le cose nella brumosa e algida Turìn. Ma tant’è, nel primo tempo, considerando che un coefficiente di realizzazioni di 100 su 100 si verifica solo con Shevchenko e nel Milan di questi giorni, almeno quattro potevamo infilargliene tranquillamente, e poi nel corso della ripresa spaparanzarci in poltrona a fumarci un bel sigaro.
Al 10^ minuto calcio d’angolo per loro, Tudor respinge di testa, al limite dell’area Maresca al volo rapidissimo allunga a Miccoli che al volo rapidissimo (siamo già all’altezza del cerchio di centro campo) tocca a Di Vaio che sulla barra centrale del campo solo, libero e sperduto s’invola come un treno verso la porta avversaria. Dietro non aveva nessuno, né il portiere, fatti quattro passi e fermatosi, minimamente lo minacciava. Il caprone se ne fosse stato capace avrebbe potuto aggirarlo ed entrare maestosamente in porta, oppure, dato il grezzo piede, avrebbe potuto spedire il pallone dentro la rete prima d’andargli addosso. Difatti rallenta, si ferma,. prende la mira e tira. Zac, sul corpo del portierone disteso come il famoso gàlata morente! Non può un calciatore professionista sbagliare gol così! Fossimo andati in vantaggio avremmo stravinto, poi lui stesso magari ne avrebbe segnati altri.
Al 44° minuto del primo tempo l’Imperatore, o Gran Muftì, Terim fa uscire il fumoso e inconcludente brasiliano Carlos Preite e fa entrare Hakan Sas che chiunque sappia di calcio internazionale conosce e apprezza. Hakan Sas è un bizzarro fuoriclasse capace di caricarsi sulle spalle una squadra morente e di portarla alla più esaltante delle vittorie (esattamente come il nostro Del Pierino…). E così magicamente la Juve nel secondo tempo s’è dissolta, e così magicamente ha servito ad Hakan Sukur i palloni dei due gol, e così magicamente ai suoi compagni, tra i quali ho ammirato i giovani Berkant e Ohran, ha dato idee e convinzione.
Andiamo a Lippi. Lippi aveva schierato Zucchina Chimenti in porta, Ferrara, Tudor, Iuliano (Appiah dal 55’) e Pessotto in difesa, Zalayeta, Conte (poi finalmente Camoranesi, ma dall’85^), Davids e Maresca sulla linea di centrocampo, Di Vaio punta e Miccolino suo scudiero. Panterone Zalayeta e "panterino" Maresca non sono abituati a far da filtro, oltretutto la posizione nella quale li condannava Lippi li emarginava. In centro, a fare da filtro restavano Conte e Davids, cioè un giocatore da tempo bollito e un altro che si vede lontano un miglio che da noi ha già fatto il suo tempo, basta vedere com’è diventato timoroso nei contrasti. Per cui il pallone stava sempre nei piedi dei turcazzi, senza profitto nel primo tempo, con molto profitto quando è entrato in campo il già lodato Hakan Sas, Saladino feroce. Io al posto di Lippi avrei lasciato Conte a casa avanzato Tudor in mediana, avrei fatto accomodare Di Vaio in panchina mettendo Camoranesi sulla fascia e portando Zalayeta al centro dell’attacco. Col cavolo che perdevamo!
Il migliore dei nostri. Il cronista dovrebbe tenersi freddo come il ghiaccio e non avere sentimento. Ma io per Enzino Maresca stravedo. Carletto Ancelotti ha trovato la quadratura del cerchio quando s’è deciso d’affidare il ruolo di play basso ad Andrea Pirlo. Lippi dovrebbe fare la stessa cosa con Maresca, che ha senso tattico, colpo d’occhio, una tecnica d’alto livello, una capacità di lancio fuori del comune e quel che basta di cattiveria. Stasera quasi tutte le azioni, ed erano tutte buone azioni fatta salva la circostanza che sono state sprecate, le ha costruite lui.
Basta, è vero che quando si perde se ne parla – noi juventini almeno – più di quanto non lo si faccia quando si vince, ma tutto quello che ho già scritto basta. Ci basterà non perdere, mercoledì prossimo, contro i derelitti greci dell’Olympiakos e ci saremo guadagnato il primo posto nel girone.
6/12, 12^ di campionato: Lazio Juventus 2 a 0 per i gol di Corradi al 21’ (bello, quasi scientifico. Cross di Fiore dalla destra e perfetto colpo di testa del centravanti laziale sullo svagato Legrottaglie) e di Fiore al 47 (irresistibile spunto sulla destra di Corradi che si beve Legrottaglie, appoggia all’indietro a Fiore che libero come l’aria tira e segna). Nel primo tempo non abbaiavamo né mordevamo, pur giocando da cani. Nel secondo, con gli inserimenti, tutti e tre ad inizio di gioco, di Ferrara (per Montero), di Maresca (per Camoranesi) e di Di Vaio (per Trezeguet) qualcosa si è fatto, ma senza mai portare pericoli reali alla porta di Peruzzi, se non una volta, al 35’, quando una botta a porta sguarnita di Nedved veniva respinta da questo sciagurato Di Vaio che non solo non segna ma non fa neanche segnare. Il meno peggio dei nostri è stato Zambrotta, sui restanti è meglio stendere un pietoso velo. All’inizio in campo erano entrati Buffon (che mentre gli altri vestivano in rosa sfoggiava una non inedita ma inattesa maglietta a strisce bianche e nere); Thuram, Legrottaglie, Montero, Zambrotta; Camoranesi, Tacchinardi, Appiah, Nedved; Del Piero; Trezeguet). Nelle interviste di fine partita un Lippi deluso ma franco ha dichiarato alle gongolanti iene armate di microfoni e taccuini che la sconfitta ci stava tutta, che non si spiegava questa netta involuzione e che se avesse potuto ne avrebbe sostituiti sette o otto e non i tre che ha sostituito , nell’intervallo i quali di sicuro non erano più colpevoli degli altri. L’arbitro, il signor Cosimo Bolognino, non ha sanzionato, al 16° minuto del 2° tempo, un vistoso fallo di mano di Giannichedda su un tiro di Appiah. Non lo dico per cercare giustificazioni ma per dare un ulteriore segno del fatto che gli arbitri non ci sono affatto amici, o più amici di quanto lo sono con l’Inter, il Milan e la Roma. Lo dice anche Vittorio Zucconi la cui antijuventinità è come il prezzo dei terreni, ogni anno cresce. Rimane che il nostro !° tempo è stato, se è possibile, ancora più squallido del 2° contro l’Inter e di quello di martedì scorso contro i turchi. Non so fare diagnosi, lo scadimento è così generale che deve trattarsi, almeno questo a questo punto devo sperare, di un calo fisico dovuto a scelte di preparazione.
- Empoli Milan 0 a 1 per un gol di Kakà. Ci si rammarica molto quando, in specie nei momenti di bassa fortuna, una rivale demeritando vince con un gol trovato a 10 minuti dalla fine. Qui così è stato: un Milan con la testa in Giappone, dove la settimana prossima si recherà a giocare la Coppa Intercontinentale contro il Boca J. di Carlos Bianchi, che stancamente s’avviava a concludere una sonnolenta partita su un molto ancelottiano zero a zero è stato gratificato oltre misura da un tiro da 35 metri che Kakà, entrato pochi minuti prima, ha sparacchiato contro il barbuto Bucci che fragorosamente russava più per ammazzare il tempo che a ragion veduta. Un tiro da così lontano non è un’occasione da gol, anche se finisce in fondo al sacco. Di occasioni da gol vere e proprie i rossoneri ne avevano avuta una soltanto, nel primo tempo, che Bucci in uscita aveva parato a Shevchenko. Una ne hanno avuta pure gli empolesi ché il tiro di Di Natale era bell’entrato in porta. Ma l’arbitro non-ricordo-chi-fosse ha deciso che il pallone non aveva oltrepassato la linea bianca.
- Inter Perugia 2 a 1 per la doppietta di Vieri e, dopo, il gol di Tedesco. Vittoria sudatissima dei nerazzurri; la differenza l’ha fatta il solito Vierone ché per il resto i grifoncelli di Cosmi hanno lottano come mai quest’anno. La cura Zac sta dando ottimi frutti. la odiata Juve che 15 giorni fa li precedeva di ben 7 punti ora li precede di uno soltanto. Ma se al 93° minuto quello sciagurato di Margiotta non si fosse mangiato un’occasione grande quanto una casa ora gli scriba e i farisei non inneggerebbero alle felici intuizioni di quel volpone del Moratti che, sublime stratega, ha trovato l’allenatore giusto, ha trovato!
- Chievo Roma 0 a 3 per i gol di Totti, Mancini e Cassano. Gran squadra la Roma quest’anno. 65 minuti di onesto difendersi ma poi, in cinque minuti, zac! 3 gol di gran fattura, venuti tutti e tre dall’ispirato piede di "diamantino" Mancini e portanti tutti e tre il crisma della irresistibilità. Chapeau, se non fosse che siedono al tavolo dello scudetto con soldi falsi.
- Le altre: Bologna Ancona 3 a 2 (autorete di Bilica, Nervo, Signori, autorete di Troise, Pandev); Lecce Parma 1 a 2 (Gilardino, Chevanton ®, Gilardino); Modena Brescia 1 a 1 (Taldo, Bachini); Sampdoria Siena 2 a 1 (Flachi, D’Aversa, Bazzani); Udinese Reggina 1 a 0 (Jancker).
- Classifica delle prime posizioni: Milan e Roma 30 punti, Juventus 26, Inter 25, Parma 24, Lazio 22.
10/12. per la 6^ ed ultima partita della 1^ fase di Ch. League, Juventus Olympiakos 7 a 0. I gol (fra parentesi l’autore dell’ultimo passaggio) Trezeguet al 14’ (Maresca), Miccoli al 19’ (Trezeguet), Trezeguet al 25’ (Miccoli), Maresca al 27’ (Miccoli), Di Vaio al 62’ (Miccoli), Del Piero al 66’ (Di Vaio), Zalayeta al 79’ (Maresca). 7 gol per 4 gatti sugli spalti, una vergogna. Solo per questo la società Juventus dovrebbe venire espulsa dal club dei 14 Grandi Club che fanno cartello in Europa. Per quel che riguarda la partita posso dire solo che si è trattato di un proficuo allenamento. I sussiegosi greci che peripatevano solenni come se si trovassero in un lyceum li abbiamo fatti letteralmente a pezzi come otto giorni fà avremmo fatto a pezzi i turchi se solo lo sciagurato Di Vaio non si fosse mangiati nel primo tempo 4 gol più grandi della basilica di Santa Sofia. Quindi niente toni trionfalistici, anche se, volendolo la squadra anche nell’ultima mezzora quando pietosamente si è astenuta dall’affondare, e volendolo anche Trezeguet che anziché due avrebbe potuto farne cinque di gol (uno l’ha sbagliato che quei quattro avventurati che sedevano sui deserti spalti avrebbero dovuto rincorrerlo con l’ombrello, se lì stesso non si fosse malamente infortunato) poteva finire anche 12 o 13 a 0. Lippi aveva schierato una formazione invero graziosa, e cioè "zucchina" Chimenti che le poche volte che viene chiamato in causa se la cava sempre egragiamente, il buon Birindelli sulla destra e poi, a salire, Iuliano (Zambrotta dall’82’), Montero e l’esimio professor Pessotto; a centrocampo, sempre dal basso verso l’alto Panterone Zalayeta che dove lo metti metti il suo doverazzo lo fa sempre, l’ex giocatore Conte che ormai è buono solo per partite di questo genere, l’olimpico Tudor e il geniale Maresca; centravanti David Trezeguet (sostituito da Di Vaio al 58’ quando per la giusta nemesi d’un gol ignobilmente sbagliato il francese s’è distorta una caviglia ed è uscito in barella), col piccolo Miccoli cavalier servente che dopo un po’ anche lui è dovuto uscire per far posto a re Alex, a far da scudiero al quale s’è subito adattato Di Vaio che puntualmente gli ha servito, due minuti dopo che Sua Eminenza era entrato in campo, su di un vassoio d’argento il pallone del 6 a 0. Il migliore in campo o Miccolino che oltre a fare il suo primo gol in Europa ha messo la zampetta su 3 dei 7 e ha pure colpito di destrezza un doppio palo che avrebbe potuto essere o un gol assai bello o almeno l’ennesimo se Trezeguet non ne avesse sciaguratamente ciccato il rimbalzo. Oppure Maresca che oltre che segnare un gol assai bello ha effettuato giocate di grande intelligenza e meritoria destrezza entrando quale penultimo o terzultimo attore nella realizzazione di quasi tutti i gol. Imbarazzato oltre il lecito assegno la palma di migliore in campo a Enzino perché far bene a centrocampo è sempre meno facile che far bene in attacco. Il quale Enzino, a fine partita, sollecitato a dire se preferiva continuare a far la riserva nella Juve (circolano agghiaccianti voci d’uno scambio col laziale Oddo, una cosa da spararsi!) oppure andare a fare il titolare inamovibile altrove ha dichiarato papale papale di preferir la Juve, almeno fino a quando gli riuscirà di sostenere questa ingrata situazione.
- Le italiane: Sparta Praga Lazio 1 a 0 (laziali fuori); Milan Celta Vigo 1 a 2; Dinamo di Kiev Inter 1 a 1 (nerazzurri fuori).
- L’altra partita del girone: Real Sociedad Galatasaray 1 a 1.
I piazzamenti della fase eliminatoria (adesso la competizione va in letargo e si riprenderà, con gli scontri ad eliminatoria degli ottavi, a fine febbraio) sono i seguenti:
Gruppo A: Olympic Lione 10, Bayern Monaco 9, Celtic 7, Anderlecht 7;
Gruppo B: Arsenal 10, Lokomotiv Mosca 8, Inter 8, Dinamo Kiev 7;
Gruppo C. Monaco 11, Deportivo La Coruna 10, PSV Eindovhen 10, AEK di Atene 2;
Gruppo D: Juventus 12, Real Sociedad 9, Galatasaray 7, Olympiakos 4;
Gruppo E: Manchester Utd. 15, Stoccarda 12, Panatinaikos 4, Glasgow Rangers 4;
Gruppo F: Real Madrid 14, Porto 11, Olympic Marsiglia 4, Partizan Belgrado 3;
Gruppo G: Chelsea 13, Sparta Praga 8, Besiktas 7, Lazio 5;
Gruppo H: Milan 10, Celta Vigo 9, Bruges 8, Ajax Amsterdam 6.
Venerdì i sorteggi, alla Juve può capitare una tra Bayern, Lokomotiv, Deportivo, Stoccarda, Porto, Sparta Praga e Celta Vigo. Preferirei il Celta Vigo, mi spaventano i praghesi.
Ecco i sorteggi (partite di andata 24 e 25/2, ritorno 9 e 10/3): Lokomotiv Mosca – Monaco; Celta Vigo -Arsenal; Bayern di Monaco – Real Madrid; Sparta Praga - Milan; Stoccarda - Chelsea; Porto – Manchester Utd.; Real Sociedad – Lione; Deportivo La Coruna – Juventus.
14/12, 13^ di campionato: Juventus Parma 4 a 0 per i gol di Miccoli al 10’ (travolgente spunto di Nedved sulla destra, passaggio a Miccoli che in area, a 12 o 13 metri dalla porta, con un sinistro–sinistro di rara destrezza infila Frey nell’angolo basso), di Miccoli al 32’ (su servizio lungo di Tacchinardi, Fabrizio correndo doma col destro il pallone che fatti altri due passi calcia in porta con un diagonale forte e preciso), di Del Piero al 71’ (servizio al bacio di Maresca, Alessandro scatta, controlla da par suo e da par suo segna) e di Nedved la 72’ (imperioso spunto di Del Piero sulla sinistra, tocco all’indietro al sopraggiungente céko che subito spara una botta delle sue). Gli uomini che Lippi ha messo oggi in campo e il modo come li ha schierati rappresentano un punto di svolta tattico importante che secondo me soppianterà il precedente. Difatti oggi mister Lippi è passato dal 4-4-2 a quel 3-5-2 che avendosi gli uomini giusti (e Lippi li ha, o se non li ha se li costruisce) rende più elastici e funzionali i sincronismi tra la difesa e il centrocampo, nel senso che viene facile passare dalla difesa a tre quando il pallone è lontano, ad una a cinque quando la minaccia è vicina. Fermo Buffon in porta, ma oggi poteva anche fare a meno di venire, Lippi ha oggi affidato la difesa ai vecchi dragoni Ferrara, Iuliano e Montero, affiancandogli quali laterali di centrocampo Birindelli a destra e Zambrotta a sinistra. Si tratta di un baluardo che come il Vallo di Adriano presidia tutti i 60 metri che vanno da un lato all’altro del campo, ergo i giocatori del Parma (che di sicuro non è l’ultima squadra arrivata) non hanno fatto un tiro in porta. Thuram non ha giocato perché aveva dei problemi fisici, Legrottaglie mentali (io lo dicevo già quest’estate che questo fighetto che dopo ogni colpo di testa si pettina i capelli non era cosa per noi, Moggi ha voluto bidonare Sensi e invece gli ha fatto un favore perché lui perduto l’ossigenato pugliese è andato a prendersi il magnifico Chivu). La cerniera di centrocampo era formata dal dinamico Nedved sulla destra, dal giovane poulain Maresca al centro e dal navigato Tacchinardi a sinistra, cui si univano come ho detto i laterali Birindelli e Zambrotta. Quindi fuori Camoranesi (cui comunque in settimana Moggi opportunamente ha rinnovato il contratto prolungandoglielo e raddoppiandogli il modesto ingaggio), lo stralunato Appiah di questi ultimi tempi e quel Davids sul quale purtroppo non si può più contare. Le pratiche d’offesa erano demandate al Romario del Salento e ai piedoni grevi di Di Vaio. Io stravedevo per Di Vaio quando giocava nel Parma, e quando Moggi lo prese aprii una bottiglia. Lo dico per dire che non sempre ci azzecco. Anche se gode di buona stampa, Di Vaio è penalizzato da piedoni troppo grezzi, né il testone è troppo a posto se è vero com’è vero che quando un compagno segna io non lo vedo quasi mai esultare e correre ad abbracciarlo. Trezeguet era assente per infortunio (sebbene non sia il massimo, il francese è centravanti ben più rifinito del caprone romano) mentre Del Piero era stato fatto graziosamente accomodare in panchina. Su di lui ritornerò tra poco. Volevo aggiungere che Di Vaio non è stato una sola volta capace di superare il più goffo e maldestro dei difensori centrali che si spendono oggi in Italia e cioè quel Castellini che il Toro non ha voluto neanche per la B (invece Miccoli – lasciatemi dire anche questo - ha rovinato la domenica e la reputazione del ventiduenne Bonera che, già titolare fisso della nazionale juniores, ambisce con qualche fondata pretesa alla nostra maglia). Quindi le novità erano i dioscuri Miccoli e Maresca che Lippi ha schierato dal primo minuto, il primo al posto di Alessandro Del Piero nientedimeno, il secondo quale perno centrale della linea mediana con il conseguente declassamento di Alessio Tacchinardi. Miccoli ha acceso la partita con giocate spavalde e fantasiose, Maresca ha puntualmente tenuto in mano le redini del gioco con giocate sopraffine. Soprattutto per loro merito la partita non ha avuto storia, i nostri l’hanno dominata senza affanni e tra le parti c’è stato un divario di prestazioni (13 a 3 le conclusioni a rete). Tornando ad Alex devo dire che la declassazione a panchinaro non l’ha presa molto bene perciò quando a venti minuti dal termine Lippi l’ha fatto entrare, ha immediatamente tratto dal suo repertorio di fuoriclasse a singhiozzo due-minuti-due di giocate strabilianti, due minuti di fuoco e fiamme che ci hanno portato il terzo e il quarto gol. Questo per dirci "E ricordatevi chi sono, figli di puttana…". Che se ne stia buono per favore, Alessandruccio. Il contratto l’ha appena firmato e fino ai 34 anni l’acqua minerale non so ma il caviale e lo champagne di certo non gli mancheranno; abbia piuttosto la benevolenza di ricordarsi di quando dieci anni fa, giovane di belle speranze, aspirava al posto e alla maglia a Baggio e tutti tifavamo per l’astro nascente. Per il migliore dei nostri sono indeciso tra Miccoli e Maresca perché le cose più belle le han fatte vedere loro due. Scelgo Miccoli, anche per la bella fattura dei due gol.
- Bologna Inter 0 a 2 per i gol di Martins e di Recoba. Come al "delle Alpi" Del Piero, Bobone Vieri viene relegato in panchina immusonito più di sempre. In campo al posto suo si spendeva splendido, efficace ed elegante, un signor centravanti che segna, fa segnare ed è molto bello a vedersi. Parlo di Julio Ricardo Cruz detto "o jardinero", un atleta che avrei visto molto bene con la nostra maglia. La pratica Bologna è stata archiviata senza patemi e dispendi di forze, Cruz ha messo sui piedi rotanti di saetta-Martins il pallone dell’uno a zero e su quelli assai più complicati del "Chino" quello del due a zero. Con lui a lato Martins rende il doppio, figuratevi quindi che castigo di Dio.
- Roma Modena 1 a 0 per il gol di Totti su rigore. Qui invece grandissimi patemi e sofferenze per i padroni di casa, e il gol risolutivo che è venuto grazie ad un calcio di rigore che il signor Messina ha concesso ai capelliani valutando appena al di qua della linea bianca un fallo su Totti che invece era stato commesso appena fuori. Peccato, lo stesso don Fabio s’è lasciato sfuggire che forse un pari sarebbe stato il risultato più giusto, anche perché un fallo in area di Zebina su Kamara più evidente di quello che ha dato la vittoria ai giallorossi è stato negato alla squadra di Malesani.
- Ancona Lazio 0 a 1 gol di Liverani. Non l’ho vista e non so che scrivere, quelli di Mediaset hanno parlato di vittoria stentata, invece dalle parti di Saxa Rubra inneggiandosi al gol tottesco del mezzosangue si è fatto passare in silenzio la modesta prestazione dei biancocelesti.
- Milan Siena: si giocherà il 28 gennaio avendo i rossoneri giocato ieri a Yokohama la finale della coppa intercontinentale. Che con grande gioia mia e dei miei amici del Forum hanno dovuto lasciare all’organizzatissimo Boca di Carlito Bianchi (che negli ultimi quattro anni di coppe Intercontinentali ne ha vinte tre). La partita è stata molto tattica, essendo enorme il divario dei valori in campo il Boca l’ha giocata all’italiana (d’altronde c’erano più "italiani" tra loro che sotto le maglie milaniste), mirando soprattutto a non far giocare la rivale. La soluzione, come a Manchester il 28 maggio scorso, è venuta dalla lotteria dei rigori. E’ qui tra gli errori nostri di allora e quelli dei milanisti oggi ho rilevato una strana analogia Il pr9imo l’ha battuto Pirlo (il nostro allora Trezeguet), né Pirlo né Trezeguet ne avevano mai sbagliato uno, ma l’uno e l’altro invece nella situazione topica hanno tradito la fiducia dell’allenatore e le speranze dei tifosi. L’errore di Seedorf vale l’errore di Zalayeta, due giocatori che hanno piedi buoni ma non sono dei rigoristi l’errore ci può stare più che quelli di cui sopra. La chiamata a tirare fatta a Costacurta vale quella di Lippi a Montero. Né l’uno e né l’altro ne avevano mai tirato uno in vita loro, ma l’uno e l’altro si sono fatti avanti dato che chi avrebbe dovuto farlo non l’ha fatto (Inzaghi e Maldini nella fattispecie, Tacchinardi e Ferrara allora). Il povero Billy ha sbagliato così come sbagliò il povero Montero, avendo voluto generosamente caricarsi una croce troppo pesante per loro. Abbiate pietà di loro.
- Le altre: Brescia Empoli 2 a 0 (Mauri, Di Biagio); Udinese Lecce 1 a 0 (Pizzi); Perugia Sampdoria 3 a 3 (Flachi, Ignoffo, Margotta, Tedesco, Doni, Flachi); Reggina Chievo 0 a 0.
19/12, ottavi di C.Italia: Juventus Siena 2 a 1 per i gol di Del Piero al 45’ (su passaggio penetrante di Appiah, tempestivamente scatta e si presenta solo davanti a Fortin che batte com’è da attendersi da uno con i suoi mezzi tecnici), di Camoranesi al 52’ (gran diagonale sinistra-destra di Zalayeta, a destra Mauro controlla, fa due passi e tira in diagonale destra-sinistra) e di Ventola al 54’ su rigore per fallo di mano di Tudor. Prestazione modesta, forse più di quanto fosse lecito attendersi. Lippi fa riposare Maresca e Miccoli e si riaffida a Del Piero e Trezeguet. Schierando Chimenti in porta, Birindelli, Legrottaglie, Tudor e Pessotto in difesa; Camoranesi, Appiah, Conte e Davids a centrocampo e Trezeguet e Del Piero in avanti ritorna al 4-4-2. Poi, all’inizio del II° tempo fa entrare Di Vaio al posto di un inconsistente Trezeguet (inconsistente perché non aveva fatto né cose buone e né cattive, Di Vaio invece non farà che sbagliare, anche un gol che Zalayeta gli apparecchierà su un vassoio che definire d’argento è poco); il predetto Zalayeta al posto di un volenteroso Appiah (Edgar Davids invece ha fatto poco e quel poco che ha fatto l’ha fatto male) e al 65° Zambrotta al posto di un Del Piero che nel I° tempo aveva fatto, oltre al gol e a un palo, delle buone cose ma che nel secondo aveva tirato i remi in barca. Il migliore dei nostri: il Del Piero del I° tempo e lo Zalayeta del II°? Né l’uno e né l’altro, stavolta scelgo Antonio Chimenti detto "Zucchina", l’amico di Paolo Montero. Anche per premiarlo del fatto che le poche volte che Lippi e gli avversari lo chiamano si fa trovare sempre egregiamente pronto. Complimenti anche a Del Piero che oggi ha segnato il suo 150° gol ufficiale in maglia bianconera. La maggior parte dei quali, specie nei primi anni, molto belli.
Dichiarazioni di fine anno di Marcello Lippi:
Torino, 20 dic. - (Adnkronos) - ''Un anno da incorniciare, tranne che per quel rigore a Manchester...''. Marcello Lippi fa il bilancio del 2003 e vede tante luci e una sola, dolorosa ombra. ''E' stato un anno eccellente -dice l'allenatore della Juventus- Poteva diventare straordinario se non fosse stato per un rigore a Manchester. Abbiamo fatto 12 punti in più degli altri in questi 12 mesi. Abbiamo vinto scudetto e supercoppa Italiana. Siamo andati in finale di Champions League e probabilmente festeggeremo anche il pallone d'oro di Nedved''. Un anno così non può che rendere orgoglioso un allenatore. Lippi cita il caso del nuovo ruolo di Zambrotta. ''Ci sono momenti in cui un tecnico si rende conto che qualcosa deve cambiare. Io mi sono trovato con due ottimi giocatori come Zambrotta e Camoranesi e mi dispiaceva lasciarne fuori uno -spiega- Mi sono limitato a provare Gianluca nel nuovo ruolo perché dei due era il più polivalente, il resto l'ha fatto esclusivamente lui con passione e tanta voglia. Raramente ho visto un giocatore metterci una volontà di questo tipo e ora non sbaglia più un cross di sinistro''.
21/12, 14^ di campionato: Lecce Juventus 1 a 1 per i gol di Konan al 24’ e di Trezeguet all’85’ (su punizione al limite dell’area per fallo su Camoranesi questi passa ad Appiah che con un calibratissimo pallonetto pesca Trezeguet che scattando tempestivamente si presenta solo dinanzi al bravo Poleksic che batte come se tirasse un calcio di rigore). Non è facile giocare quando s’incontrano dei ragazzi determinatissimi a non arrendersi come i leccesi oggi. D’altronde l’essere Juventus porta anche a situazioni di questo genere, ci sono le volte che gli avversari si sentono battuti prima ancora che s’inizi a giocare e dopo un paio di scossoni crollano e c’è invece quando presi di entusiasmo e affamati di gloria si battono come gli ateniesi di Leonida alle Termopili. Così hanno fatto in specie nella prima mezz’ora Chevanton e i suoi compagni, che hanno messo a ferro e a fuoco i nostri accampamenti, ed è stata, quando la Juve finalmente s’è destata, una partita incandescente. Han fatto un bel gol, i leccesi, e un paio li hanno sprecati per eccesso di frenesia. A noi mancavano Thuram, Montero e Tacchinardi per infortuni, Nedved perché febbricitante, Davids perché la situazione si è gravemente deteriorata e Trezeguet perché forse anche la sua sta per deteriorarsi. E soffriva la magna Juventus, ma non sarebbe onesto né giusto darne la colpa alle assenze di quei grandi. O non sarò comunque io a farlo, che sono sempre favorevole ai vari Miccoli, Maresca, Birindelli, Zalayeta, Camoranesi e via discendendo, che, non dobbiamo dimenticarlo, presso gli addetti ai lavori godevano delle più ampie credenziali e del pieno pronostico. Non sono imbrocchiti di colpo, hanno solo incontrato una squadra di ragazzi irriducibili che hanno attaccato con molta pericolosità, che si sono difesi altrettanto bene e che hanno saputo meritarsi l’aiuto della fortuna, la quale, si sa, aiuta sempre gli audaci. Cosicché quando i bianconeri si sono accorti che rischiavano sul serio di perdere, e han preso a premere con veemenza il piede sul pedale dell’acceleratore, han potuto arrivare ad arraffare solo il pareggio. Sì, alla fine avrebbero potuto anche vincere i bianconeri, ché nell’ultimo quarto d’ora gli arrembaggi si son fatti furiosi e nelle ultime battute, dopo il gol del pareggio, con Maresca e con Trezeguet ci sono andati particolarmente vicini al gol del 2 a 1, ma nel calcio bisogna tenere conto anche di quello che fanno gli avversari oltre che, s'intende, della benevolenza della sorte. Lippi ha iniziato riproponendo il 3-4-3 della settimana scorsa e anche in ragione delle assenze di cui sopra ha schierato Buffon (sempre bravissimo, incolpevole nel gol), Birindelli, Legrottaglie (che al 38’ s’è fatto male ed è uscito, Lippi ha fatto entrare Zalayeta retrocedendo Birindelli. Legrottaglie aveva giocato bene, commettendo solo l’errore che ci è costato il gol, hai detto niente), Ferrara, Iuliano (espulso al 59’ per fallo su uno Chevanton che come la locomotiva di Guccini stava avventandosi su Buffon), Zambrotta (s’è dannato l’anima, il povero Gianluca), Appiah (l’unico centrocampista d’incontro, è stato molto bravo a tamponare e a costruire), Maresca (qualche pecca nei disimpegni difensivi, molto più bravo in fase di rilancio, costruzione e ricerca del gol), Del Piero (più le ombre che i lampi di luce, al 77’ Lippi lo ha sostituito con un Camoranesi che nella costruzioni degli attacchi dell’ultimo quarto d’ora è stato un’autentica spina nel fianco della difesa avversaria), Miccoli (un po’ sotto tono, al 62’ ha lasciato il campo a Trezeguet) e quel caprone di Di Vaio che se quest’estate lo avessero ceduto alla Lazio in cambio di Corradi ora non staremmo dove stiamo. Il migliore dei nostri. Io non so se i minuti si contano o si pesano, perché se si pesassero direi Camoranesi perché nei quindici minuti che ha giocato ha messo in ginocchio la difesa dei leccesi con spunti pericolosissimi, saltando i terzini con virtuosa testardaggine. La punizione dal limite dal quale è scaturito il gol di Trezeguet è venuta da un suo vertiginoso spunto spento con le brutte proprio sul limite dell’area. Se invece si contassero dovrei prendere in considerazione i 95 minuti di Appiah perché s’è dannata l’anima a tamponare, ricucire e a rilanciare, e il felicissimo passaggio a Trezeguet glie lo ha fatto lui. Per cui direi ex aequo. Basta, ho scritto troppo. Il campionato è lungo e non è detta l’ultima parola ma, come ha detto nel dopo partita un Lippi insolitamente dimesso, non sempre si può vincere. Comunque la dirigenza deve fare chiarezza nel suo interno, un po’ di aria nuova, tecnicamente parlando, non guasterebbe. Non si deve demandare la costruzione della squadra alla Nike. E il fatto che quest'anno abbiamo 4 punti in più dell'anno scorso conta poco. Quest'anno la Roma autosgravatasi di obbligazioni non assolte per ben 250 milioini di euro vola lata e pare irraggiungibile. Eolo-Geronzi le soffia alle spalle un vento spudoratamente favorevole.
- Lazio Inter 2 a 1 per i gol di Vieri, Corradi e Zauri. Lazio bella e forte ma Inter niente affatto male, ed è vero che con Zaccheroni non somiglia più a quello sgangherato galeone che era prima. Ma i laziali hanno vinto meritatamente, non fosse che per le maggiori e più pericolose occasioni da gol. Che grandissimo giocatore quel Dejan Stankovic! Mi verrebbe d’insultarlo perché ha preferito i milioni di Moratti agli euretti di Girando, per cui andrà all’Inter. Dove c’è il pallone o un compagno con il pallone vicino c’è sempre lui, e possiede una precisione e una prontezza di servizio che in Italia solo Totti possiede, corre senza mai fermarsi, ha solo 25 anni ed è bello a vedersi. Anch’io al posto suo avrei scelto Inter, alla Juve la sua posizione in campo e il suo numero di maglia appartengono per diritto divino a Del Piero che quando Lippi lo fa sedere in panchina mette il broncino e corre a lamentarsi coi giornalisti. Oggi per non aver saputo calciare con prontezza non ha segnato un gol a porta sguarnita.
- Milan Udinese 1 a 2 per i gol di Fava, Sensini e Cafù. Ai milanisti è capitata all’incirca la stessa cosa che è capitata alla Juventus. Succede, quando s’incontrano squadre che non ci stanno a perdere. Quest’anno Luciano Spalletti ci ha messo un po’ più di tempo a mettere in sesto le cose (non è facile dover fare a meno di gente come Muzzi e Pizarro) ma da qualche settimana ha fatto di nuovo dei suoi ragazzi quella squadra perfettamente funzionante che è stata negli ultimi anni. Invece Ancelotti faceva a meno di due pedine insostituibili come Shevchenko e Nesta (per gente di questo calibro la parola turn-over non esiste. Il turn-over è un espediente che si è inventato per fare a meno di gente particolarmente suscettibile), e in più si ostina, il tecnico, a far giocare il bel Kakà, caro al gran presidente, anziché il più navigato Rui Costa, e come se tutto questo non bastasse Andrea Pirlo, un tempo rigorista infallibile, ha sbagliato un altro calcio di rigore. Si può stare a discutere quanto si vuole, di vero c’è solo che la squadra che vinca sempre non l’ha ancora costruita nessuno, nemmeno la Nike. Così come non esistono squadre che debbano perdere per forza.
- Empoli Roma 0 a 2, i gol entrambi di Totti, il primo su rigore. Non l’ho vista la partita, e dovendo basarmi su quell’orgia di entusiastici consensi di cui negli ambienti Rai i giallorossi godono posso dire solo che s’è trattato, per i capelliani, solo di una seduta d’allenamento. Dell’alquanto dubbio rigore, oggi come domenica scorsa, non è lecito parlare. La squadra è fortissima, corre con il vento alle spalle e, leggera di obblighi per 250 milioni di euro non assolti, vola.
- Le altre: Chievo Ancona 1 a 0 (Cossato); Parma Reggina 1 a 2 (Di Michele, Gilardino ®, Cicciuzzu Cozza); Perugia Brescia 2 a 2 (Margiotta, Di Biagio, Dainelli (aut.), Filippini); Siena Bologna 0 a 0.
La classifica finale del Pallone d`Oro 2003:
1) Nedved 190 punti;
2) Henry 128;
3) Maldini 123;
4) Shevchenko 67;
5) Zidane 64;
6) Van Nistelrooy 61;
7) Raul 32;
8) Roberto Carlos 27;
9) Buffon 19;
10) Beckham 17;
11) Ronaldo 11;
12) Larsson 6;
13) Deco 4; Del Piero 4; Dida 4; Makaay 4; Nesta 4;
18) Nihat 3; Totti 3;
20) Ballack 2; Ibrahimovic 2;
22) F. Inzaghi, 1; Koller 1; Mutu 1; Ronaldinho 1 e Toldo 1.6/1/04, 15^ di campionato: Juventus Perugia1 a 0 per il gol di Nedved al 29’ (Zambrotta dalla sinistra poco più su della linea di centrocampo passa a Pavel che fatti quattro passi da 25 metri lascia partire di destro un tiro forte e preciso che s’infila nell’angolo alto della porta di Kalac). Incontrandosi i perugini che hanno la difesa che ha subito più gol di ogni altra squadra compreso l’Ancona il tifoso juventino di bocca buona s’aspettava (quantomeno) un rotondo 3 a 0 che l’avrebbe ripagato di tanto attendere. Invece pur avendo la squadra tenuto il campo e cercato il gol per tutti e 90 i minuti è finita che s’è vinto per un solo gol uscito e per giunta uscito dal cilindro d’un gran prestigiatore. E nient’altro, anche se Del Piero su punizione dal limite ha colpito un palo e il portiere degli avversari ha effettuato un difficile intervento su un colpo di testa di Trezeguet. Nient’altro, purtroppo. Insomma, questa squadra proprio non punge. Oggi pomeriggio l’Inter col Lecce ha trovato le stesse grosse, grossissime, identiche,difficoltà che noi trovammo coi salentini la scorsa giornata, compreso il problema del gol da rimontare. Però essendo capaci di far gol più e meglio di noi, loro quello zero ad uno che noi con gran fatica riuscimmo a cambiare in un uno a uno, lo hanno permutato in un bel tre ad uno, favoritismi arbitrali a parte e a parte anche il fatto che i ragazzi di Delio Rossi li hanno messi in croce assai più di quanto gli riuscì di fare con noi. Quindi è da spiegare al perplesso tifoso juventino perché la nostra cara squadra non segna o segna così poco, perché il nostro centravanti non vede quasi mai un pallone che gli parli e gli dica mettimi dentro mettimi dentro. Purtroppo Trezeguet non è né Henry né Shevchenko e nemmeno Vieri che i gol sanno costruirseli da soli, per cui fa gol solo quando la squadra gira a mille e gli offre dei buoni rifornimenti, per questo la contemporanea presenza di Camoranesi e di Miccoli è necessaria più di quella di Del Piero che le poche giocate che ormai gli riescono le fa per se stesso, incarognito com’è dal declinare delle sue fortune!. Lippi sta pericolosamente ancelottizzandosi perché non mostra più il coraggio e la fantasia d’una volta e stenta a fidarsi dei giovani. In campo europeo, ché le squadre lì giocano e fanno giocare, può ancora andar bene, ma non in Italia dove chi incontra i bianconeri lo fa difendendosi ad oltranza e puntando sul contropiede. La partita migliore che quest’anno ho visto giocare ai nostri è stata quella nella quale abbiamo distrutto il Parma schierando la squadra col 3-5-2 anziché col 4-4-2, quando Lippi ha affidato la difesa alla vecchia guardia, la costruzione delle trame offensive a Maresca e gli spunti offensivi a Miccoli. Ma a causa del mezzo passo falso di Lecce non ha saputo perseverare, ritornando all’antico. Oggi ha schierato Buffon in porta (indisturbato per tutta la partita), Birindelli, Ferrara, Tudor e Zambrotta in difesa (tutti bene, di più il solito Zambrotta), a centrocampo, da destra a sinistra il giovane Maresca, che è stato autore di belle giocate ma il fatto che Lippi al centro della linea mediana abbia messo il vecchio Conte è dimostrativo della scarsa fiducia che ripone nel ragazzo, appunto il vecchio Conte (non ho imbarazzi a scrivere che il maledetto gobbo ha giocato con forza e impegno) e sulla sinistra Appiah. Punte Del Piero (che ha effettuato tre o quattro giocate intrise di rabbioso individualismo) e Trezeguet (che in tutti i 95 minuti che è durata la partita non ha ricevuto un solo pallone decente, ché quello che Kalac gli ha parato con difficoltà era un calcio d’angolo e non un servizio ad personam), con Pavel Nedved recente pallone d’oro a flottare tra questi e quelli. Al 60° minuto Pessotto ha sostituito Maresca e all’81° Miccoli Del Piero. Assegno la palma di migliore a Nedved sul bravo, volenteroso e puntuale Zambrotta, perché il gol di Pavel sulla bilancia dei meriti pesa quanto la spada di Brenno. Comunque i 3 punti di oggi sono grasso che cola, specie se il Milan dovesse andare a vincere a Roma o almeno pareggiare.
- Reggina Lazio 2 a 1 per i gol di Liverani, De Michele e Cozza. Non ho visto la partita ma da tutte le parti risalta che i ragazzi di Camolese hanno vinto meritatamente, com’era giusto e normale che avvenisse. Non so spiegarmi tra i laziali l’assenza di Stankovic se non con le questioni contrattuali che in questi giorni lo stanno malamente percuotendo per colpa non so se sua o del suo disinvolto procuratore.
- Inter Lecce 3 a 1 per i gol di Bovo, Cruz, Cordoba e Vieri che così ha segnato il suo 100° gol in serie A. Una sola squadra in campo, i coraggiosi ed agguerritissimi ragazzi
di Delio Rossi che hanno buttato la vittoria al vento sprecando le innumerevoli occasioni che si sono loro presentate per raddoppiare, triplicare e finanche quadruplicare il vantaggio. Fino al pareggio su punizione dal limite del Jardinero, ché poi il gol di Ramiro Cordoba su un calcio d’angolo che non c’era e quello di Vieri scattato in fuorigioco ne hanno spento i fuochi. Peccato. Ho visto il tabellino del primo tempo e risultavano 17 conclusioni dei salentini e 7 dei nerazzurri.
- Roma Milan 1 a 2 per i gol di Shevchenko, di Cassano e di Shevchenko. Milan perfetto, che ha controllato ogni zolla del terreno di gioco e vinto con pienissimo merito. Il bell’Andriy ha avuto solo due palloni, alquanto difficile il primo, meno il secondo. Nella prima occasione ha uccellato Chivu, nella seconda Samuel, mica Castellini e Legrottaglie, amici cari. E’ un gran bel risultato perché ridimensiona notevolmente i giallorossi che i turibulanti di Saxa Rubra avevano spinto oltre l’Empireo celeste. Molto bene Pirlo e gli ormai decrepiti Maldini e Costacurta. Chapeau ad Ancelotti!
- Le altre: Ancona Parma 0 a 2 (Barone, Barone); Bologna Empoli 2 a 1 (Di Natale, Bellucci, Pecchia); Brescia Siena 4 a 2 (Mauri, Baggio, Argilli, Flo, Baggio, Mauri); Modena Chievo 0 a 3 (Cossato, Lanna, Barzagli); Udinese Sampdoria 0 a 1 (Flachi).
11/1/04, 16^ di campionato: Sampdoria Juventus 1 a 2 per i gol di Camoranesi al 23’ (da Trezeguet a Nedved che s’allarga sulla sinistra, cross, e Mauro German di testa con un bel tuffo alla Bettega infila); di Flachi al 56’ (di testa); e di Conte al 64’ (da Camoranesi al limite dell’area a Nedved che di tacco passa al sopravveniente Conte che a colpo sicuro trafigge Antonioli). Grande vittoria della Juve sul campo di una Sampdoria molto forte e risolutissima a trovare dopo molte buone prestazioni la più prestigiosa delle vittorie. Ma i nostri difensori e i centrocampisti hanno giocato una partita esemplare e il risultato – ne convengano i fautori del sempiterno Davide che col la fionda abbatte il gigante Golia - non offende nessuno. Lippi aveva schierato Buffon, Birindelli, Ferrara, Montero, Zambrotta, Camoranesi (Pessotto dal 71°), Conte, Appiah, Nedved, Trezeguet (Di Vaio dal 75°) e Del Piero (Iuliano dal 86°). Il migliore dei nostri oggi deve uscire da una rosa composta dall’impetuoso Nedved, prestigioso autore dei due passaggi gol; di Appiah che con sempre maggiore profitto macina un numero impressionante di chilometri riuscendo bene anche nell’interdizione che nel repertorio della prestidigitazione calcistica si classifica dopo il gol e la parata del portiere come la cosa più difficile; del vecchio, cinico, essenziale ma incoercibilmente elegante Paolo Montero; del saettante, poderoso ed incredibile Zambrotta, e infine di Conte, gobbo maledetto, che trovandosi di nuovo in scadenza di contratto fortissimamente vuole perpetuarsi continuando a togliere il pane di bocca ai giovani. In quest’Italia cinica e compassionevole che non dà lavoro né ne toglie, vecchi parassiti come il 36/enne Conte trovano sempre chi l’ascolta, per cui temo che anche stavolta la spunterà. Sarà un altro madornale errore di Giraudo Moggi e Lippi se ciò avverrà perché dopo che l‘inchiostro col quale saranno state apposte le firme sul nuovo contratto si sarà asciugato il vecchio Conte tornerà ad essere quello che è stato in questi ultimi due anni, cioè un pensionato in servizio lesto più di lingua che di gambe. Gente come lui ce n’è a centinaia di migliaia nel Bel Paese, ne son piene le scuole, i tribunali, gli ospedali, gli enti locali e la pubblica amministrazione ne traboccano, mentre milioni di giovani premono invano sulle inferriate di cancelli ferrignamente chiusi. Gli basti l’onore della "nomination" a Conte, la palma del migliore in campo io la conferisco a Gian Luca Zambrotta che per me è il miglior laterale sinistro che ci sia oggi al mondo, meglio ancora dell’indimenticabile Cabrini, alla pari col vecchio Roberto Carlos.
- Milan Reggina 3 a 1 per i gol di Torrisi, Kakà, Kakà e Pirlo su rigore. Se la vedono brutta i di rosso e nero vestiti nel 1° tempo, ma poi impongono i diritti della classe che sull’erba verde del Meazza e sotto le sue poderose volte si materializzano nelle vesti della più sopraffina eleganza in occasione del primo gol di Kakà, del culo più smaccato in occasione del suo secondo, ché il pallone rinviato da un difensore gli rimpalla su un gluteo, torna indietro e infila l’esterrefatto Beraldi, e infine, in occasione del terzo, nella stronzaggine più acuta per la pretesa del torvo Pirlo, rigorista (quasi) infallibile, di trafiggere il povero portiere avversario schernendolo con l’odioso sistema del cucchiaio (tra un paio di domeniche, contro l’Ancona, due rigore e a lui non ne sarà fatto tirare nessuno. Non sono un indovino, sto solo scrivendo a posteriori. Ci sarà pure una ragione…)
- Parma Inter, 1 a 0 per il gol di Filippini. Partita modesta, giocata da due squadre alquanto mediocri. Ha vinto quella che ha corso (un po’) di più.
- Perugia Roma 0 a 1 per il gol di Mancini al 2° minuto. Non c’è storia, né poteva essercene troppa dopo che quest’estate che il puliziere Gaucci dopo avere venduto Miccoli e Blasi ha comprato solo il figlio del Colonnello. Troppa la differenza dei valori in campo, troppo forte la squadra di Capello, anche se, lo scrivo perché fatti analoghi se ne fruisce la Juve destano scandalo e tutti fanno a gara a gettarci addosso fango e merda per l’intera settimana, che invece quando ne fruiscono le beneamate rivali passano quasi del tutto inosservate, l’arbitro Tombolini non ha fischiato un fallo in area del truce Dellas ai danni di Bothroyd grande quanto il Colosseo, così grande che la sera alla Domenica sportiva il signor Tullio Lanese, capo degli arbitri, ha urbi et orbi riconosciuto che il rigore doveva essere dato. E siccome mancava poco alla fine poteva succedere che se Ze’ Maria lo realizzava i giallorossi anziché portarsi via i 3 punti se ne portavano via uno soltanto.
- Lazio Brescia 0a 1 per un gol di Di Biagio. Incredibile all’Olimpico, il Brescia sembrava la Lazio e la Lazio il Brescia. Gli è che i lupacchiotti dell’ex mago della finanza Cagnotti son frastornati dal rischio del fallimento e in quel di Brescia la sapiente mano di Giovanni De Biasi incomincia a vedersi, e non sono nemmeno così antipatici come ai tempi del sor Magara.
- Le altre: Chievo Udinese 0 a 0; Empoli Ancona 2 a 0 (Di Natale, Vannucchi); Lecce Bologna 1 a 2 (Pecchia, Bojianov, Tare); Siena Modena 4 a 0 (Lazetic, Chiesa, Ventola, Morello).
15/1/04, andata dei quarti di finale di coppa Italia: Perugia Juventus 1 a 2 per i gol di Zalayeta al 45’ (di punta, di destro, da dietro un difendente, su un cross di Legrottaglie cui appena prima il portiere Bardini aveva respinto un bel colpo di testa su un traversone al bacio di Miccoli), di Manfredini al 66’; il gol della vittoria lo segna all’89’ Marco Di Vaio, di testa, intercettando un bellissimo cross di Camoranesi. Poco più d’una sgambatura. Gaucci dove vai se il Miccoli non ce l’hai?!!. L’anno scorso ci eliminaste perché il prode Serse nella sua faretra aveva quel micidiale dardo. Quest’anno che il Miccolino gioca e corre con noi, anche se mastro Lippi non crede in lui o non crede in lui quanto ci credo io, abbiamo vinto noi. Mi rendo conto che quel che ho appena scritto può apparire riduttivo nei confronti dei vari Tacchinardi, Appiah e Zalayeta (loro per citarne solo tre), ma il piccolo Miccoli che non per nulla viene chiamato Romario del Salento sa accendere il gioco come pochi, vede la porta magnificamente e si spende per i compagni con ingenuo entusiasmo. Lippi per la pratica coppa Italia aveva schierato Chimenti, Thuram (dal 72° Camoranesi), Legrottaglie (positivo rientro, dopo la lunga assenza), Iuliano, Pessotto, Tacchinardi (il perno del gioco, da scuola calcio un suo servizio a Di Vaio al 19° non sfruttato dal caprone), Zalayeta (Lippi lo sta provando sulle fasce; ovunque lo si metta lui la sua parte la fa sempre, ma è evidente che dell’ala non possiede né il passo e né la struttura fisica), Appiah, Maresca alla Nedved (dal 67° Zambrotta. Più si vede trascurato e più immalinconisce, Enzino. E’ un puledrino con un’altissima cognizione di sé e Lippi declassandolo a comprimario di coppa Italia rischia di perderlo), Miccoli e Di Vaio che dopo la realizzazione del gol della vittoria non ha esultato, intendendo esternare con questa stucchevole pantomima tutta la sua insoddisfazione nei confronti del tecnico che a suo vedere lo impiegherebbe troppo poco. Che si calmi per favore! L’attuale Trezeguet non è il massimo, ma dategli quattro palloni buoni a partita che di sicuro due li infila. Proprio non mi sento di contestare il fatto che nelle partite del campionato e in quelle di C. League Lippi gli preferisca il francese. Sul migliore di giornata non so esprimermi, tutti hanno giocato abbastanza bene, nessuno ha fatto mirabilia. Non ne servivano. Il prescelto uscirebbe dal binomio Tacchinardi - Appiah perché culturalmente io tendo sempre a premiare chi il gioco lo costruisce su chi lo finalizza.
Nella eventuale, probabile, semifinale incontreremmo la vincente dello scontro tra Inter e Udinese. La partita dell’andata, giocata ieri sera ad Udine, si è conclusa col risultato di zero e zero. Forse anche perché Vieri avendo preferito mettersi al servizio di Noemi Campbell anziché di Martins non s’era presentato all’appuntamento nell’ora che il buon Zaccheroni e i suoi compagni partivano col pullman per il capoluogo friulano. Bobo ha i c…ni gonfi delle voci che danno imminente l’arrivo a Milano di Adriano, e da ciò si presume che la bella Noemi, non nuova a relazioni con energumeni, avrà tratto, la sera di mercoledì, le sue brave soddisfazioni.
18/1/04, 17^ di campionato (ultima di andata): Juventus Siena 4 a 2 per i gol di Del Piero al 15’ su rigore (per fallo di Delli Carri sul vecchio Conte che per il rinnovo del suo contratto ancora vive e lotta con noi), di Trezeguet al 37’ (difficilissimo da fare e da raccontare, di tacco, in disarticolata torsione aerea in testa al difendente su cross di Zambrotta, una trovata geniale!), di Del Piero al 64’ (in contropiede, lanciato da un madornale errore di Delli Carri che da buon torinista sbaglia uno stop e gli serve un pallone d’oro; il prode Alessandro s’invola e sordo alle invocazioni del meglio piazzato Trezeguet infila di precisione), di Del Piero al 59’ su rigore (per fallo sullo stesso Del Piero), di Ventola al 71’ su rigore (per fallo di Buffon sullo stesso Ventola) e ancora di Ventola all’80’. L’onesto lettore non potrà mai immaginare quel che hanno detto e scritto gli scribi, i farisei e i pubblicani di tutt’Italia per incensare l’incontenibile, eccezionale, mostruoso, fenomenale Del Piero che qualcuno in evidente esaltazione etilica addirittura ha chiamato, in considerazione anche dello stato del terreno al delle Alpi, "gigante delle nevi". Tutto questo per i tre gol realizzati, perché in questo bel Paese di santi, di poeti e di navigatori i commenti alle partite mentre che nei confortevoli studi televisivi si sbevazza e cazzeggia anziché guardar le partite si fanno guardando ai tabelloni e alle brevissime sintesi di 90° minuto. La squadra che ha vinto ha sempre meritato, e se il suo allenatore è dei nostri allora ha strameritato. Se un giocatore viene ammonito gli si dà cinque anche se ha dato l’anima in campo. Se invece è stato espulso il voto, per una forma di moralismo indotto. scende a quattro. Se viene espulso per una gomitata l’orrore monta incontenibile e il quattro scende a tre (a due se si tratta di Montero). All’incirca allo stesso modo procedono con gli attaccanti: per le doppiette il manuale prevede il sette, nei casi di triplette il voto ascende ad otto, anche se due dei tre gol, appunto come oggi Del Pierino, vengono segnati su calcio di rigore. Hai voglia a spiegargli che triplette di questo genere non sono delle vere triplette, che Del Piero la sua l’ha messa al mondo grazie a due calci di rigore e ai demeriti di un difensore di pazzesca broccaggine (che il Siena oggi stesso ha sbolognato ad una squadra di B) che gli aveva servito su un vassoio d’argento il più invitante dei palloni. Ma lui, maestro di pubbliche relazioni con alle spalle torme di consiglieri americani e giapponesi, imperterrito a cavalcare l’onda come il più destro dei surfisti californiani. Intervistesse a non finire, microfoni che agitati come turiboli spargono tutt’intorno effluvi d’incenso. Io che sono maligno come il vecchio Laocoonte senz’altro diffiderei, se solo potessi attribuire alle perfide ma ottuse menti dei nostri pennivendoli un minimo di senso strategico, di tutte queste messe cantate. Si tratta invece, molto più banalmente, del malvezzo tutto italiano di saltare sul carro del vincitore perché chiunque non sia cieco o cretino dovrebbe sapere che i gol non si contano ma si pesano e che dal punto di vista della difficoltà tecnica il gol di oggi di Trezeguet vale nove dei gol che il suo benemerito capitano ha inflitto ad suam majorem gloriam ai poveri senesi. Per non dire dei due, bellissimi, e di incommensurabile valore, con i quali oggi pomeriggio un Totti che nulla più ha da invidiare a Zidane ha chiuso la difficile pratica Sampdoria. Francesco Totti è ormai un campione rifinito che ogni domenica si muove su livelli di straordinaria eccellenza, mentre Del Piero lo fa a sprazzi, ma in quest’Italia dove lo zirconio abbaglia quanto i diamanti ad ogni perluccichìo si grida al miracolo. Comunque sia, oggi pomeriggio, Del Piero o non Del Piero, abbiamo assistito sovra un campo probabilmente al di là dei limiti dell’impraticabilità ad una bella partita, o, meglio combattutissima. Perché i senesi giocano bene e conoscono varie strade per giungere al gol. Il fondo del terreno era infame e la partita, se la Juve avesse potuto disporre dell’agio d’un qualche metà settimana libero, avrebbe dovuto essere rinviata. Il pallone non si fermava mai dove avrebbe dovuto e i giocatori, in specie i difensori, avevano delle grosse difficoltà ad indovinarne le traiettorie, senza dire che spesso veniva difficile indovinare quando le cadute degli attaccanti fossero da attribuire alle loro entrate o al fondo reso scivoloso dalla neve (comunque i tre rigori c’erano tutti e bene ha arbitrato l’arbitro Bolognino). Stavolta la palma del migliore voglio darla al mio adorato Paolo, a Paolo Montero dico, ché lui, sudamericano, su quel terreno infame, correndo di qua e di là, non ha sbagliato un solo intervento, gli si parasse davanti lo sgusciante Taddei, il muscoloso Ventola, lo spigoloso Chiesa o il norvegese Tore André Flo, uno che sulla neve si ci cammina come noi sulla moquette (i due gol di Ventola si sono verificati sulla parte destra dello scacchiere difensivo bianconero, quello di pertinenza di Ciro Ferrara). Al clima particolarmente rigido e alle pessime condizioni del terreno sono probabilmente da addebitare gli infortuni di natura muscolare patiti oggi pomeriggio da Birindelli e da Ferrara. Il primo ne avrà per almeno due mesi, il secondo dovrebbe cavarsela in meno di uno. Lippi aveva fatto scendere in campo Buffon, Birindelli (cui al 52’, a causa dell’infortunio, è subentrato Tudor), Ferrara, Montero, Zambrotta, Camoranesi, Conte (dal 67’ Tacchinardi), Appiah (dal 74’ Iuliano), Nedved, Trezeguet e Del Piero, eroe della giornata.
- Inter Empoli 0 a 1, gol di Rocchi. Senza Vieri lasciato fuori da Branca l’Inter naufraga perché l’Empoli al secondo tentativo quando s’accorge che la tigre è di carta (nel primo Toldo era stato salvato dalla traversa) sbanca San Siro. I nerazzurri che giocano sotto ritmo e con le idee confuse producono in tutti i novanta minuti solo un paio di occasioni da gol che in confronto a loro il derelitto Empoli (terzultimo in classifica) sembrava il Boca Junior. Questa nuova sconfitta (la terza nelle ultime quattro partite), l’insostenibile peso dei dispiaceri, le sempre più accese contestazioni dei tifosi e probabilmente anche le pressioni dei familiari porteranno domani Massimo Moratti a dimettersi. Non sono un indovino, gli è che come ho detto sto scrivendo a posteriori. Ma cambierà poco, continuerà il Giovin Signore a dirigere la baracca tramite l’uomo di paglia Facchetti. E soprattutto continuerà a cacciare i dané, come dicono loro. Avrebbe festeggiato i nove anni di presidenza proprio in questi giorni, questo grigio nullafacente che chissà perché mi fa venire in mente la storia di quella coppia d’anziani coniugi che avevano dato al mondo ben nove figlie femmine solo perché volevano il maschio e il maschio non veniva mai. Più di mille miliardi ha speso in questi nove anni, quasi sempre male, qualche volta bene, per poter rinverdire i fasti paterni (Roberto Carlos, Ronaldo, Bergkamp, Keane, Crespo, Cannavaro, Cuper, Lippi), questo bennato con la camicia, ma sempre senza mai riuscire a cavare un ragno dal buco. Terrificano, mi terrificano, i nomi che in questi giorni di mercato riparatorio s’è scritti sulla lista della spesa: Adriano, Stankovic, Stam, cioè a dire il meglio che oggi possa essere reperito in Italia e probabilmente anche fuori dall’Italia. Ma cambieranno le cose? Forse cambieranno nel senso che oltre a vincere gli scudetti d’estate prenderà a vincere quelli di gennaio. Ma quelli di maggio, presidente?
- Roma Sampdoria 3 a 1 per i gol di Bazzani, Carew, Totti e Totti. Senza Samuel e Chivu e con Dellas e Zebina al loro posto era ovvio che contro l’effervescente e ambiziosa squadra di Novellino qualche rischio la capolista dovesse correrlo. Ne ha corso più del giusto invece, e Capello deve dir grazie a Giove Capitolino che nel soprattutto primo tempo i blucerchiati han sprecato occasioni a non finire, compreso un calcio di rigore che Flachi, che come tutti i giocatori d’estro ballerino segna i gol difficili ma sbaglia quelli facili, si è fatto parare dal bravo Zotti. E soprattutto a Totti che nel finale con due autentiche prodezze, una di testa e una di piede, ha di potenza e di prepotenza dichiarato chiusa la partita ché l’asso, secondo le regole del gioco, si pigliava tutto. Totti è un giocatore che ha raggiunto la piena maturità, gioca per la squadra ma non fa mai dimenticare di essere un grandissimo fuoriclasse. E’ un Gianni Rivera col fisico d’un Marcantonio.
- Brescia Milan 0 a 1, gol di Pancaro all’81° minuto. I rossoneri vincono per una zuccata ad occhi chiusi di uno dei suoi giocatori più modesti su un pallone che scendendo quasi in perpendicolo gli è picchiato sulla pelata. Lo squadrone rosso-nero è come quegli grossi piroscafi che continuano a muoversi anche coi motori fermi, ma i bresciani avevano buttato al vento due grosse occasioni, una col numero 6 che non mi ricordo come si chiama e una col timido Brighi che una volta era un ragazzo di bellissime speranze e ora è solo un bruciato verde. Tra questa e quella il prodigioso Nesta allungandosi a dismisura aveva impedito al lungo Caracciolo un tiro a botta certa.
- Modena Lazio 1 a 1 per i gol di Lopez e di Campedelli. Partita modesta, giusto il risultato. Allucinante l’insipienza tattica di Malsani e la sua incapacità di trar partito dagli errori, ne dà prova l’ennesimo gol subito dalla sua squadra: calcio d’angolo per i modenesi, nove o dieci gialloblù a cercar gloria nell’area di Sereni, un difensore rinvia lungo, il pallone spiove su Lopez che stazionava sul gran cerchio. Il pjoco l’aggancia e si invola libero come una rondine verso l’indifeso Ballotta che nulla può opporgli.
- Le altre: Ancona Perugia 0 a 0; Bologna Chievo 3 a 1 (Signori, Tare, Santana, Nervo); Reggina Lecce 1 a 2 (Bojinov, Chevanton, Cozza, Bojinov); Udinese Parma 1 a 1 (Alberto, Adriano).
Finisce il girone di andata, questa è la classifica:
Roma con punti 42,
Milan con punti 39 e la partita col Siena da recuperare,
Juventus con punti 39,
Inter e Parma 31 punti,
Lazio 29,
Udinese 26,
Sampdoria 24,
Chievo22,
Bologna 20,
Brescia 19,
Siena 18 punti e la partita col Milan da recuperare,
Modena e Reggina 17,
Lecce ed Empoli 12,
Perugia 10,
Ancona 5.
La Juventus, che lei per noi conta, è terza pur avendo pareggiato il record di punti conquistati da una squadra alla fine del girone di andata (il Milan l’anno scorso). Appare evidente quindi che Roma e Milan stanno correndo, dinanzi a lei, più veloci dei treni giapponesi (i rosso-neri battendo i senesi nella partita che recupereranno in casa il 28 gennaio potranno appaiare i giallo-rossi in cima alla classifica e dividere con loro l’ambito ma effimero titolo di campioni d’inverno). Ritengo che la classifica attuale, con le posizioni prima del recupero, rispecchi in pieno il valore tecnico delle tre squadre, così come credo che stante il gran numero di punti conquistati in questo girone di andata prima o poi una di loro romperà il passo e cederà alle altre. Penso alla squadra di Capello perché è quella che a mio vedere in questi quattro mesi dell’andata ha speso meno energie, anche perché non partecipa alla C.L. Di converso quella che ne ha spese e ne spende di più energie è proprio la Juventus a causa della mancanza di punte all’altezza del compito e per il fatto che quest’anno la difesa, a differenza che nel passato, prende troppi gol. Rimarchevoli appaiono quindi i meriti di Lippi per i punti ci nonostante conquistati. Come detto l’anno scorso il Milan chiuse il girone di andata alla iperbolica altezza di 39 punti ma nel girone di ritorno ne conquistò appena 16 (il che, detto per inciso, gli consentì di conquistare la Champions League). E’ molto difficile che con i tempi che corrono una squadra italiana possa arrivare in fondo ai due principali tornei, perché quasi sempre chi parte forte (come fanno le squadre di Ancelotti, compresa la sua Juve) alla fine inevitabilmente rallenta e rischia di farsi prendere. L’anno passato e in quello precedente i bianconeri partendo piano vinsero il campionato, avevano chiuso il girone di andata rispettivamente con 31 e con 35 punti (primi come detto i rossoneri con 39 punti e l’anno precedente primi i giallorossi con 36 punti).
Per quel che riguarda questo mio appuntamento settimanale, Inter e Lazio non essendo riuscite a tenere il passo delle prime tre escono dalla hit-parade per entrare nel groppone delle comprimarie.
A fine gennaio, quando si sarà chiuso, diremo qualcosa sugli esiti del mercato di riparazione.
21/1/04, ritorno dei quarti di finale di coppa Italia: Juventus Perugia 1 a 0 per il gol di Fabrizio Miccoli al 39’ quando Thuram a centrocampo intercettando un passaggio di Di Loreto a Gatti serviva il pallone a Miccoli che veloce come una freccia s’involava verso il portiere avversario, che batte, appena entrato in area, con un tiro forte ed angolato.
Nell’altra partita nella nostra parte di tabellone l’Inter dall’attacco atomico ha battuto di forza e non di gioco l’Udinese per 3 a 1 (Van der Meyde, Fava, Martins, Cruz (R)). L’altra semifinalista verrà fuori tra il Milan che ha inflitto il terzo 2 a 1 nel giro di tre settimane alla Roma e la Lazio che ha eliminato il Parma.
25/1/04, 18^ di campionato (1^ di ritorno): Empoli Juventus 3 a 3 per i gol di Rocchi al 21’, di Trezeguet al 30’, di Trezeguet al 49’, di Rocchi al 55’, di Rocchi al 62’ e di Trezeguet al 75’ (era dal 1979, mi dice l’esimio avvocato La Rosa, che un centravanti avversario non ci segnava tre gol)
Ero in viaggio e non ho visto la partita, per cui non fidandomi degli occhi e soprattutto della testa degli altri, stavolta mi asterrò dal raccontare e dal commentare e la partita della Juve e i fatti della domenica. Ad Empoli Lippi aveva schierato: Buffon, Thuram, Iuliano (dal 69’ Pessotto), Montero, Zambrotta, Camoranesi (dal 74’ Di Vaio), Tacchinardi, Conte, Nedved, Del Piero (dal 69’ Miccoli), Trezeguet. La palma del migliore per forza di cose a David Trezeguet.
- Milan Ancona 5 a 0 per i gol di Shevchenko al 64’ su calcio di rigore, di Rui Costa, di Tomasson anche lui su calcio di rigore e doppietta finale di Kakà.
- Roma Udinese 1 a 1 per i gol di Panucci e di Jankulowski.
- Le altre: Chievo Brescia 3 a 1 (Caracciolo, Barzagli, Santana, Sculli); Lecce Lazio 0 a 1 (Cesar); Modena Inter 1 a 1 (Recoba, Makinwa); Parma Bologna 0 a 0; Siena Perugia 2 a 1 (Ravanelli, Flo, Menegazzo); Sampdoria Reggina 2 a 0 doppietta di Bazzani.
Ecco che finalmente sé chiuso il così detto mercato di riparazione. Troppo lungo un mese, troppo lungo per le continue pressioni dei media e le corrispondenti attese dei tifosi che poco sanno di calcio e nulla di economia, e per la assoluta mancanza di soldi che penalizza tutte le società. Difatti quasi tutti i movimenti (circa una settantina, ci sono state squadrette che hanno cambiato quasi tutto l’organico; ma son volati soprattutto gli stracci) sono stati fatti secondo la formula del prestito gratuito ("e grazie che vi fate carico dell’ingaggio"). Di nomi grossi se ne sono mossi soltanto tre, volendo quattro: il nostro Davids che ha voluto lasciare la Juve a tutti i costi per andare a correre chissà quali fantastiche avventure in squadre che probabilmente non potranno pagargli lo stipendio. In attesa che arrivi giugno a liberarlo, la Juve lo ha prestato (gratuitamente, al solo prezzo della metà dell’ingaggio) al Barcellona. A giugno vedrà lui cosa fare, se restare a Barcellona o andare all’Inter o alla Roma. Adriano, che è ritornato a Milano avendo dovuto Moratti ricomprarselo di gran carriera e a caro prezzo per evitare il rischio che il Parma che ne possedeva la metà cedesse questa sua metà a qualche società di maggiori possibilità e i nerazzurri finissero per perderlo alle buste, essendo Adriano un attaccante che fa gola a tutti. E il fedifrago Dejan Stankovic che potendo come Davids svincolare a fine del corrente campionato, due mesi fa aveva sottoscritto un regolarissimo contratto con la Juve, salvo poi andarsi ad offrire a destra e a manca per spuntare ingaggi più redditizi. Così che il povero Moratti, che gli aveva offerto la cifra più alta, ha dovuto pagarne (alla Lazio) il cartellino mentre che tra quattro mesi avrebbe potuto prenderlo gratuitamente, senza dire che Stankovic rischia una pesante squalifica se Moggi, com’è intenzionato di fare, si recherà in Lega a depositare sulla scrivania del generale Italo Pappa il contratto col quale il serbo si era legato alla società bianconera. La Juventus non ha preso nessuno, com’era giusto e, checché pretendessero televisione e giornali, prevedibile; casomai, lavorando sotto traccia, ha acquisito delle importanti opzioni per la prossima estate (Bonera, Rodriguez, forse Stam, probabilmente Torres). Si è privata dell’inutile Ruben Olivera (in prestito all’Atletico Madrid appunto in cambio, si dice, di un’opzione sul giovane talentuoso centravanti Fernando Torres, uno che non segna molto ma che nelle movenze somiglia al grande Van Basten), del dannoso Salvatore Fresi, uno che non ha voluto assolutamente integrarsi e di panterone Zalayeta, elemento preziosissimo quanto pochi ma che ha bisogno di giocare con continuità (entrambi al Perugia dell’amico Gaucci e del bravo Serse Cosmi). Così che ora Lippi dispone di "soli" 22 giocatori (Buffon, Chimenti; Birindelli, Ferrara, Iuliano, Legrottaglie, Montero, Pessotto, Thuram, Tudor, Zambrotta; Appiah, Camoranesi, Conte, Maresca, Nedved, Tacchinardi; Del Piero, Di Vaio, Miccoli, Onwuachi, Trezeguet). Peccato che stante la assoluta penuria di denaro non ha potuto fare un solo euro di cassa.
Riguardo ai bilanci disastrati c’è una importante novità della quale dobbiamo ringraziare herr Blatter e non certo la Federcalcio, e meno ancora il nostro Governo che con il così detto decreto spalmadebiti ha casomai contribuito a peggiorare le cose. Detta novità dovrebbe finalmente portare ad un risanamento di questo "clima" ammorbato dagli eccessivi debiti e dai bilanci fasulli, e dovrebbe rendere giustizia a società che come la Juventus hanno operato ed operano con lungimiranza e parsimonia.
Dalla Gazzetta dello sport di sabato 31 gennaio. Titolo: La Uefa dice: bilanci in regola entro un mese o niente eurocoppe. Testo: "Dal prossimo anno non si scherza: i club che non si metteranno in regola con i conti non potranno prendere parte alle coppe europee. In Italia non sono molte le squadre che possono dormire sonni tranquilli. La nuova Covisoc da ieri é al lavoro per stabilire proprio quali sono i club coi bilanci in regola e dunque con i requisiti necessari per ottenere le ambite licenze Uefa. Sui questi stessi criteri, come noto, ci si baserà per ammettere le squadre anche ai prossimi campionati nazionali. Dunque entro il 29 febbraio i club dovranno consegnare i rendiconti economico-finanziari alla Lega. E il 10 aprile verranno ufficializzati i nomi delle società che avranno ottenuto la licenza per partecipare alle coppe europee. Chi verrà escluso potrà presentare ricorso, il cui esito verrà reso noto il prossimo 30 aprile (primo grado). In secondo grado si pronuncerà il 31 maggio la Camera di conciliazione e arbitrato Coni. Chi volesse ricorrere anche alla giustizia ordinaria, potrà rivolgersi al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato. Tocca dunque alla Federcalcio garantire sulle squadre da iscrivere. Ma qualora insorgesse un contenzioso tra Figc e Uefa, l'ultimissima parola spetterebbe al Tribunale arbitrale dello sport di Losanna. A livello di magistratura ordinaria sarà invece il Tribunale di giustizia dell'Aja ad esprimersi. La Covisoc si basa sui bilanci 2002-2003 e sullo "stato di salute di A e B 2002". E sulla base dei bilanci solo la Juve potrebbe iscriversi senza problemi. Milan e Inter invece sono dovute ricorrere ai soldi di Berlusconi e Moratti invece non dormono sogni tranquilli. Nessun problema invece per Empoli, Udinese e Chievo, che possono tutte vantare bilanci sanissimi.
1/2/04, 2^ di ritorno: Juventus Chievo 1 a 0 per il gol di Camoranesi al 10’ (di piede, dalla destra, su passaggio di testa di Trezeguet). Ho potuto vedere solo il secondo tempo, nel quale i bianconeri hanno pensato sopra tutto a difendersi puntando, per cercare di mettere al sicuro il risultato, sull’arma del contropiede (questo spiega il cambio Trezeguet Di Vaio). Non è che una Juve che si difende sia il massimo per noi tifosi, però ho potuto compiacermi di vedere, dopo gli inverecondi pasticci di otto giorni fa ad Empoli, una difesa coriacea e bene organizzata dove spiccavano gli interventi, notevoli per tempestività e forza, di Nicola Legrottaglie. Lippi aveva schierato Buffon, Thuram (dal 81’ Pessotto), Legrottaglie, Montero, Zambrotta, Camoranesi, Tacchinardi (che in settimana ha rinnovato il contratto fino al 2008), Appiah, Nedved (dal 62’ Conte), Del Piero, Trezeguet (dal 67’ come detto Di Vaio). Il migliore dei nostri esce dal ballottaggio tra Legrottaglie che non ha sbagliato nessuno dei molti interventi e un Camoranesi umile ed ispirato, a vantaggio , a mio vedere, del secondo. Giù di corda Nedved e, come al solito, Del Piero.
- Brescia Roma 1 a 0 per il gol di Bachini su rigore al 42 del I° tempo. Aggredito e messo alle corde, l’irriconoscibile squadrone giallorosso si è subito piegato sotto i colpi degli intraprendenti bresciani (benissimo guidati dal grintoso Di Biagio in difesa e dal tecnico Del Nero in attacco; Baggio non c’era) e dopo che stato colpito è caduto rimanendo inerte per terra. E’ la stessa crisi che a metà dicembre colpì la Juve. Si riprenderanno, ma speriamo di approfittarne domenica prossima.
- Bologna Milan 0 a 2 per i gol di Shevchenko e di Tomasson. Vittoria meritata, al Milan la crisi chissà quando gli arriverà. Non si può comunque non dire che due falli di mani in area rossonera (madornale in quanto palesemente volontario quello di Pirlo) sono passati inosservati all’arbitro signor Bolognino.
- Le altre: Ancona Lecce 0 a 2 (Chevanton, Konan); Inter Siena 4 a 0 (Recoba, Adriano, Recoba ®, Adriano); Lazio Sampdoria 1 a 1 (Fiore, Bazzani); Perugia Parma 2 a 2 (Hubner, Gilardino, Morfeo, Ze’ Maria ®); Reggina Empoli 2 a 0 (Cozza ®, Di Michele ®); Udinese Modena 1 a 0 (Iaquinta).
4/2/04 – Semifinale di andata di C. Italia Juventus Inter 2 a 2 per i gol di Adriano, su servizio del Chino, al 3’, Di Vaio al 7’ in diagonale, su maldestra respinta di Toldo rimpallata da Maresca; Adriano, di testa su calcio d’angolo, mi pare, dalla sinistra del Chino; al 34’, Di Vaio al 24’ scattando fulmineamente su servizio di Camoranesi e calciando benissimo da sotto in su.
Veniamo a commentare, con un ritardo dovuto allo scarso entusiasmo, questa partita che invece ne ha procurato moltissimo ("quattro gol, cinque pali, occasioni da rete da contarsi col pallottoliere" gridavano ieri mattina le prime pagine dei quotidiani sportivi) agli antijuventini, ai neutrali e agli juventini "che s’accontentano" (son pochi ma ce ne sono). Io invece non posso non nascondere la mia delusione, ma non per il pareggio ché anzi il pareggio rappresenta un buon progresso rispetto all’umiliante 1 a 3 che in campionato, qualche settimana fa, sempre al "delle Alpi", i nerazzurri di Cruz e Martins ci inflissero, né per la prestazione dei bianconeri, che pur se privi di diversi titolari, hanno condotto una buona gara e avrebbero potuto anche vincere la partita, sia nel durante che nel finale, quando Lippi ha schierato cinque attaccanti o possibili tali (Di Vaio, Miccoli, Del Piero, Nedved, Camoranesi) e spostato stabilmente Tudor nell’area avversaria. Il mio malcontento nasce dall’avere avuto confermato sotto un’abbagliante luce e tra terrificanti colpi di gong il personale fermo convincimento di quanto nel calcio moderno sia proficuo l’ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, o con meno sforzi che sia possibile, cosa che l’Inter è in grado di praticare quasi in sommo grado e la Juve no, nonostante i molti gol che bene o male la squadra segna. La mancanza in attacco di un "crack" e soprattutto d’una sua valida spalla ci impone, ai fini del conseguimento del gol di vantaggio e per la sua conservazione, il dispendio di tesori di energie che alla lunga logorano. Invece al Milan e all’Inter, con Shevchenko i rossoneri e soprattutto, col terrificante trio Vieri-Martins-Vieri, i nerazzurri, gli basta o gli basterà non prenderne o non prenderne troppi che il gol prima o poi puntualmente arriva). Da noi quante decine di volte Camoranesi deve fare su e giù per il campo prima che l’evento si compia? Quante decine di chilometri deve macinare l’eroico Zambrotta? Quante botti e quanti pestoni deve prendersi Nedved? Quante parate deve fare Buffon e quanto devono darsi da fare i nostri difensori nella loro area e in quella nemica prima che Trezeguet, o Di Vaio, o lo stesso Nedved, o Camoranesi trovino il golletto? La gara della quale stiamo trattando lo conferma: i bianconeri han dovuto costruire venti occasioni da gol perché Di Vaio (in serata di grazia, se no manco questo) ne realizzasse due (non contiamo i pali di Miccoli e di Tudor, anche loro ne han presi due), mentre i nerazzurri delle cinque che ne han costruiti in tutta la partita due glie li ha trasformati in gol, in un battibaleno e con una facilità irrisoria, Adriano, e le altre tre solo per un pelo non son diventate gol (due volte han preso i pali e in una il povero Chimenti s’è salvato a stento). La differenza sta nel fatto che l’Inter prima col ciclonico Vieri, dopo col travolgente Martins e adesso e per i secoli a venire col terrificante Adriano (che, giova ricordarlo, ha solo ventidue anni) ha una facilità di arrivare al gol che ha dello stupefacente, adesso più di prima. Adriano arrivò in Italia appena diciannovenne tre anni fa che il Flamenco lo regalò a Moratti per farsi perdonare d’avergli rifilato, l’anno prima, il bidone (proprio nel mentre che a noi muoveva una vera e propria guerra, con tanto di ricorso alla Fifa, perché Moggi gli aveva strappato l’oggetto misterioso Athirson). Facendo subito vedere, in quei famosissimi nove minuti finali di una agostana Inter Real Madrid che io vidi e che non ho dimenticato, di cosa fosse capace. Gli interisti fregandosi le mani lo mandarono in prestito a Firenze, dove il ragazzo, in una squadra che stava letteralmente squagliandosi, mise in mostra un campionario di qualità di prim’ordine. Dissoltasi la società viola il poco lungimirante Moratti, che aveva Vieri cui aveva appena appena consentito un ingaggio di quattordici miliardi netti l’anno, lo parcheggiò, per i due campionati che sarebbero seguiti, al Parma, ma per far qualche soldo scioccamente glie ne cedette la metà, senza salvaguardarsi sulle clausole di riscatto. Adriano nei due anni di permanenza a Parma ha confermato non soltanto di essere un incontenibile fascio di novanta chili di muscoli ma anche di avere tra i piedi, e nella testa, un bagaglio tecnico di prim’ordine. Essendo ora che anche il Parma si trova per via degli imbrogli di Tanzi sull’orlo del fallimento e Vieri per via dell’insostenibile ingaggio inviso al nuovo responsabile dell’area tecnica della società di via Durini, l’Inter se lo ha ripreso, sborsando per ciò (cioè per riprendersi qualcosa che era sua) la bazzecola di 23 milioni di euro. Ha fatto bene, non poteva fare diversamente; casomai l’errore Moratti lo commise due anni fa quando glie lo diede in comproprietà anziché in prestito, ora sussisteva il reale pericolo che Tanzi vendesse la metà di sua proprietà a qualche grosso club che avrebbe potuto aggiudicarsi l’altra parte alle buste. Così che ora il comunista Zaccheroni possiede quattro centravanti che uno solo, invece, basterebbe per farlo felice: Vieri che, non dimentichiamolo, nei suoi quattro anni e mezzo con la maglia nerazzurra ha già segnato cento gol, Cruz che sarà si soprattutto un centravanti di manovra ma ha tecnica e visione di gioco di prim’ordine, l’ubriacante oba oba Martins pericolo quanto pochi al mondo e appunto "Agiiànu", uno che attualmente in Italia solo i novanta chili di Japp Stam possono ragionevolmente sperare di fermare, neppure Nesta. Per cui nella partita della quale stiamo occupandoci mentre che i nostri s’affannavano a costruire gioco a loro gli bastava dar la palla, standosene chiusi, ad un ispiratissimo Recoba (il Chino ha giocato come dovrebbe giocare, come vorremmo che giocasse, Del Piero) per innescare quella bestia che ci faceva cacare tutti addosso.
Un quasi inevitabile due a due alla fine, "più cinque pali e un’infinità di occasioni da gol", più – permettetemi di aggiungerlo – un Di Vaio fermato una mezza dozzina di volte sull’orlo di un fuorigioco che il guardalinee deve avere più immaginato che visto. E per favore non mi si venga a ricordare che nell’ultima mezzora l’Inter ha giocato in dieci (per sostituire Toldo Zaccheroni ha, come da manuale, fatto uscire Recoba) ché anche noi dal 19’ del s.t., cioè da quando è entrato in campo Del Piero, abbiamo giocato in dieci.
Lippi all’inizio aveva schierato Chimenti (impegnato soltanto una volta; nei gol e per i pali non poteva farci molto), Ferrara (Recoba lo saltava con irrisoria facilità), Iuliano (peggio che contro Rocchi, aveva una tale paura di Adriano che non gli riuscivano nemmeno i movimenti più facili), Tudor (nel secondo tempo sull’incontenibile avversario, s’è difeso con le unghia e con i denti cavandosela un po’ meglio di Iuliano), Pessotto (prestazione opaca), Conte (confusionario più del solito, ha cercato di far gioco), Appiah (costruisce o cerca di costruire, non s’intende di coperture, forse è questa la ragione dei guai di quest’anno in difesa), Zambrotta (povera anima, a questi ritmi non arriva a trent’anni), Maresca (l’unico che ci mettesse un po’ di fosforo), Miccoli (portentoso per dinamismo e impegno, gioca più per Di Vaio che per se stesso; colpisce un clamososo palo, un suo pallonetto destinato al fondo della rete viene irregolarmente neutralizzato da Toldo che si becca l’espulsione), Di Vaio (in serata di grazia, lo ripeto; non che non abbia sprecato, ma chi lo ha fermato veramente sono stati il guardalinee e l’arbitro). Nel corso del secondo tempo Lippi per cercare di vincere la partita ha fatto entrare, al 1’, al posto del povero Zambrotta, Camoranesi (non aveva troppa voglia, stasera, il cabezon), al 19’ al posto del vecchio Conte Del Piero (ancora il solito ectoplasma; m’ha fatto invidiare persino il vituperatissimo Chino che correva come una lepre e saltava come una gazzella) e al 34’, al posto di Ferrara, Nedved (subito un’azione ubriacante che ha fatto gridare al gol, poi quasi nulla; dev’essere molto stanco). Il migliore dei nostri: senza dubbio quel t.d.c. Marco Di Vaio (il t.d.c. pel fatto che caprinamente, per protestare pel fatto che Lippi gli preferisce Trezeguet, non ha esultato).
Basta, credo d’avere detto tutto. La Juve di Lippi se ne impipa del fattore campo, per cui non partiremo battuti a Milano, la settimana prossima, nella partita conclusiva. Solo che per contenere "Agiiànu" dovremo votarci a qualche santo che in questo motivo faccio un po’ di fatica ad individuare. Nell’altra semifinale la Lazio ha sconfitto a San Siro il Milan per 2 a 1 (Fiore, Couto, Inzaghi).
8/2 – 3^ di ritorno Roma Juventus 4 a 0 per i gol di Dacourt (al 13’), di Totti (al 53’ su rigore) e di Cassano (al 70’ e al 85’). Non so commentarla, non so nemmeno da dove cominciare. Per cui questa volta mi limiterò a trascrivere, senza modifiche, quanto via via annotavo.
Del Piero a causa d’una contrattura in tribuna e al suo posto Di Vaio. Io non ci credo. Per me si tratta o d’un infortunio concordato a tavolino per salvargli la faccia o, più probabilmente ancora, o del rifiuto di D.P. d’accomodarsi in panca.
Torna ad arbitrarci quel bastardo di Collina dopo una "quarantena" di ben 16 mesi. L’ultima volta che avemmo il dispiacere di vederci arbitrare da lui fu in quell’Inter Juve che prolungò ogni oltre limite per permettere ai nerazzurri di raggiungere il pareggio, quando Toldo Di Biagio e Materassi abbatterono Buffon impedendogli d’intervenire su un calcio d’angolo e Vieri segnà il gol del 2 a 2. Che Dio ce la mandi buona, stasera.
Le formazioni. I bianconeri: Buffon, Thuram, Legrottaglie, Montero, Zambrotta, Camoranesi, Tacchinardi, Conte, Nedved, Trezeguet, Di Vaio (a disposizione Chimenti, Ferrara, Tudor, Pessotto, Miccoli).
I giallorossi: Pellizzoli, Panucci, Zebina, Samuel, Chivu, Mancini, Emerson, Dacourt, Totti, Cassano (a disp.: Zotti (forse), Tommasi, De Rossi, Del Vecchio, Carew).
6’:Nedved pare in serata di grazia.
8’:Non ce n’è, come lo Zambro!
13’:Gol di Dacourt con un tiro del cazzo come quello di Zebina all’andata!
15’:Gran bell’incrocio dei pali di Totti che meritava il gol!
21’:Un tiro di Nedved dei suoi, alto di poco.
30’:Un altro tiro di Nedved, molto alto. Ci vuole fortuna nella vita: Dacourt che segna ad ogni morte di papa o forse neanche, tira ad occhi chiusi e becca l’angolo irraggiungibile, Nedved dalla sua posizione canonica mira tira e sbaglia.
31’:Violentissimo tiro di Totti dal limite dell’area destinato probabilmente a far danni, che per fortuna incoccia in Trezeguet. Meno male, Buffon non avrebbe potuto farci niente.
32:Capelliani tonici ed aggressivi, spicca Dacourt.
36’:Il povero Montero non ce la fa.
40’:Bianconeri senza ali. Il povero Zambrotta è imbrigliato da Lima e Mancini, svagato Camoranesi.
40’:Chivu salva allungandosi su Di Vaio servito da lontano da Montero.
44’:Buffon in uscita su Totti.
44’:Di Vaio zoppica, nel 2° tempo entrerà Miccoli. Meglio.
45’:Entra Miccoli, esce Di Vaio. Forza Miccolino!
46’:Camoranesi proprio non ha voglia; non gli riescono neanche i calci d’angolo!
Intervallo: La Roma ha "trovato" il gol e poi l’ha difeso ordinatamente. La prodezza di Totti neutralizzata dalla traversa compensa la fortuità del gol di Dacourt. Nella ripresa i bianconeri dovrebbero elevare la velocità affondando sulle ali. Ma le fasce laterali dei giallorossi sono ben presidiate e Camoranesi non appare in serata.
49’:Da Emerson a Totti, bravo Zambrotta a deviare in calcio d’angolo.
50’:Sugli sviluppi di un calcio d’angolo tira Nedved: intercettato.
51’:Il povero Montero proprio non ce la fa!
52’:Fallo in area del povero Montero sul malefico Cassano. Collina ovviamente fischia.
53’:Dal dischetto botta angolatissima di Totti. E sono due!
55’:Montero falcia Totti e viene espulso. Non riuscivamo a combinar nulla in 11 figuriamoci in 10!
56’:Fanno rivedere (cinque o sei volte) l’azione in reply: Minchia che cianchettata! Paolo ha voluto vendicarsi dei dileggi di Totti, non c’era alcun pericolo tatticamente parlando.
57’:Buffon respinge un forte tiro di Mancini da fuori area.
58’:Tudor al posto di Conte. Giusto.
60’:Lippi dispone Tudor a destra, Thuram al centro e Legrottaglie a sinistra. Totti e Cassano si stanno divertendo.
61’:A centrocampo Camoranesi e Tacchinardi contro Mancini, Lima, Dacourt e Emerson. Lippi dovrebbe sostituire Camoranesi con Appiah.
61’:Tudor di testa da Miccoli, Pellizzoli para facilmente.
62’:Bravissimo Emerson!
65’:Cassano slalomeggia e tira alto.
66’:Forte tiro Miccoli dal limite dall’area su azione susseguente a calcio d’angolo. S’oppone con difficoltà Pellizzoli.
66’:Sul calcio d’angolo di Miccoli uscita a vuoto di Pellizzoli, nessuno ne approfitta.
70’:Segna Cassano con un irridente tiro da due passi sorprendendo uno svagato Thuram. Qui rischiamo la goleada!
73’:Chivu atterra Tacchinardi, Collina fischia il rigore. S’è trattato d’un fallo di confusione che secondo me il pelato viareggino si sarebbe ben guardato dal fischiare se il risultato fosse stato in bilico. Va al tiro Trezeguet che tira esattamente in bocca a Pellizzoli.
74’:Moggi dovrebbe fargli vedere a Trezeguet, quando parla di contratto, le cassette dei rigori di Manchester e quello di stasera. Io credo che sia possibile che un modesto giocatore sappia tirare i rigori ma sono persuaso che non sia possibile che un grande giocatore non sappia calciarli.
75:Quel Cassano è un gran bastardo!
77’:I nostri si salvano commettendo falli. Speriamo che questo calvario finisca presto!
79’:Punizione dal limite di Totti, Buffon respinge.
80’:Thuram salva in acrobazia su Mancini. I giallorossi ci irridono facendo melina.
80’:Facile gol di testa di Cassano su cross di Mancini. Il gran figlio di troia ci sfotte.
91’Miccoli forte da fuori area, para Pellizzoli.
93’:Fischio finale, per fortuna finisce.
Migliore in campo? Da scegliere tra un Totti maramaldo e un Emerson di tutta sostanza. Dei nostri? Per favore, lasciamo perdere!
A doverne indicare per forza uno Miccoli. Se non altro per i due tiri da lontano e quel paio di traversoni nell’area giallorossa.
Nei resoconti finali leggo che i giocatori bianconeri hanno commessi 38 falli e 24 i romanisti. E’ sintomatico, non mi sorprendo,.
Scivoliamo a 8 punti dal Milan oggi pomeriggio vincente sul Perugia e a 3 dai giallorossi E’ imperdonabile l’errore di non aver preso due estati fà Alessandro Nesta.
- Milan Perugia 2 a 1 per i gol di Rui Costa (su p.d.l.), di Inzaghi (su rigore) e di Fresi (su rigore). I rossoneri che a lungo e con forte ostinazione avevano cercato il gol, dopo averlo finalmente trovato ed averlo graziosamente raddoppiato grazie ad un rigore alla Inzaghi (ma neanche il fallo su Kakà dal quale era scaturita punizione dal limite trasformata da Rui Costa c’era), nell’ultimo quarto d’ora smettono incredibilmente di giocare e quasi si fanno raggiungere dai perugini. Durava altri 10 minuti li raggiungevano! Che si tratti delle avvisaglie d’una crisi di stanchezza?
- Le altre: Chievo Lecce 2 a 3 (Siviglia, Chevanton, Luciano, Cassetti, D’Anna); Empoli Siena 1 a 0 (Rocchi); Modena Ancona 2 a 1 (Bucchi, Marazzina, Milanetto); Parma Lazio 0 a 3 (Lopez ®, Lopez, Corradi); Reggina Brescia 0 a 0; Sampdoria Inter 2 a 2 (Vieri, Cipriani, Vieri, Doni ®); Udinese Bologna 1 a 3 (Locatelli, Jankulowski, Nakata, Colucci).
Pubblicato sul forum di Juventus.1897 l’11/2/04:
Troppo comodo è gestire le società come Cragnotti e Sensi hanno gestito e gestiscono la Lazio e la Roma. Cari amici, la batosta di domenica ha fatto del male anche a me. Ho letto, riletto, ascoltato e riflettuto. Ho letto gli impareggiabili articoli di Rag. Doll che scrive come un Dio, quelli dell'esimio avv. La Rosa, inarrivabile maestro di juventinità; ho letto i vostri appassionati interventi, ho letto e ascoltato i trionfali commenti dei nostri nemici sui giornali e sulle televisioni nemiche (oggi su Il Corriere dello sport un trionfalistico, vomitevole e velenoso articolo di Luigi Ferrajolo ci dà un Moggi bollito e la Juve finita; non parliamo dell’ingrato Tuttosport (dovrebbe prendere esempio da quelli della Gazzetta che sempre, senza mezzi termini, difendono ed esaltano quel che fanno e non fanno le squadre milanesi), per il quale la Juve è, al solito, tutta da rifare, e che con le figurine Panini costruisce i suoi soliti indecorosi castelli a beneficio dei creduloni, salvo poi a non azzeccarne neanche un nome!. Ho sentito le conferenza stampa di ieri di Moggi e quella di oggi di Lippi. Metto anche in conto che domani usciamo dalla coppa Italia e che presto (voglio affondare la lama fino al cuore) usciremo dalla Champions League. Ebbene, voglio dirvi, amici, che Moggi mi ha convinto. "Dobbiamo avere fiducia". D’altronde se un anno o due (o anche tre) non si vince non è la fine del mondo! Il Milan (ed è il Milan) non vince uno scudetto dal 1999 (la vittoria in Ch. L. l’hanno trovata per strada); i tempi dell’ultima vittoria dell’Inter (con tutto quello che Pellegrini e Moratti hanno speso e spendono) si perde nella notte dei tempi! Le squadre romane hanno vinto i loro campionati perché il commissario della Federcalcio in quegli anni, il sor Petrucci, così ha voluto. Non piangiamoci addosso. Il guaio è che nel calcio si dimentica presto. Moggi ha ragione: la Roma ha Dacourt, Chivu e Carew senza averli pagati, la Roma (come intelligentissimamente scrive ACB – tutto quello che scrive ACB è intelligentissimo) è sull’orlo del baratro e l’eventuale vincita dello scudetto (questo l’ha scritto un altro amico del quale purtroppo adesso non ricordo il nome) la farebbe sprofondare sotto un’ulteriore voragine di debiti. Troppo bello comprare senza pagare! Troppo bello giocare con carte truccate! Loro possono farlo, noi che siamo la Juve no! Noi paghiamo regolarmente e puntualmente l’irpef mentre il Torino non ci paga neanche il canone d’affitto del "delle Alpi". La Juve non confida nei continui condoni tombali, né nell’intervento di banche amiche come fanno gli altri. E’ una questione di etica. Cragnotti costruì la sua super Lazio vendendo ai gonzi carta straccia; Sensi neanche quella. La salvezza ancora una volta ci verrà dall’Uefa che, sovrapponendosi alla nostra pavida Federcalcio, imporrà a tutte le società delle regole severe, così come l’Europa con i parametri di Maastricht e i vincoli legati alla moneta comune ha salvato l’economia italiana ch’era anch’essa sull’orlo della bancarotta. Loro, le società in stato fallimentare che prudenza politica non ha fatto e non fa fallire, dovranno ricominciare, se vorranno e sapranno ricominciare, da sotto zero; noi, avendo il bilancio sano e non avendo per fortuna debiti, ricominceremo, ad essere pessimisti, da metà (vorrò vedere come faranno se Bruxelles ordinerà la revoca del decreto spalma debiti; noi non vi abbiamo fatto ricorso!). Io ho fiducia nella Dirigenza e stimo Lippi come l’allenatore ad hoc per la Juventus. Umberto Agnelli, Giraudo e Moggi rilevarono la Juve con un passivo di 100 miliardi e l’hanno risanata vincendo. Abbiate fiducia in loro anche voi! Vorrei sapere chi di questi velenosi tromboni di giornalisti che ora spietatamente ci sparano addosso, sabato o domenica mattina dava, nei loro ottusi pronostici relativi alla partita dell’Olimpico, la Juve nettamente battuta! C’era chi pensava che la Juve potesse anche vincere. Adesso tutti scoprono l’acqua calda, e gridano che la difesa è da buttare, il centrocampo da rifondare, e l’attacco da riformare.
Io sto con i nostri Dirigenti. E anzi farei di più! Venderei Nedved (ha 32 anni e sono vent’anni che corre a perdifiato!, è l’ultima occasione utile, grazie anche al Pallone d’oro, per capitalizzare qualcosa); venderei Thuram che ha un ingaggio troppo alto e mi pare irrimediabilmente avviato verso il declino, venderei Trezeguet se è vero che c’è chi lo pagherebbe 30 o 35 milioni di euro, venderei Del Piero che ha perduto freschezza e convinzione (e guadagna troppo anche lui). Terrei Montero quale utile chioccia per i futuri giovani difensori. E appunto m’affiderei ai giovani: Bonera al posto di Thuram, per il centro della difesa Rodriguez del quale si dice un gran bene; Perrotta e Blasi che sono due formidabili frangiflutti per dare nerbo al centrocampo (è inutile che si rimproveri Moggi di aver fatto andar via Davids! Davids non ci voleva più stare nella Juve, né la Juve poteva subire le sue condizioni e il fatto che nelle partite che ha giocato quest’anno ha letteralmente fatto finta di giocare), Chevanton e Bojinov (con Miccoli) al posto di Trezeguet e Del Piero. Jankulowski al posto di Nedved, dando piena fiducia a Maresca che fuor di Juve ha sempre fatto vedere ottime cose.
Certo riguardo alla lista della spesa ognuno ha le sue idee, né le mie sono le migliori. Quel che voglio dire è che occorre puntare sui giovani, che guadagnano poco e hanno voglia di correre. E far fuori tutti i senatori. Compito difficilissimo in un mercato asfittico, dove non girano soldi e dove i giocatori sono superprotetti. Non muore nessuno se per due o tre anni non si vince. E poi chi lo dice che con la linea giovani non vinceremmo? Boniperti nei primi anni settanta avviò uno splendido ciclo fidandosi dei vari Causio, Bettega, Tardelli, Gentile, Scirea e Cabrini allora giovanissimi. La Juve è la più sana delle società, più del Real Madrid. Abbiate fiducia. Grazie a chi, resistendo come un pazzo è riuscito a leggermi fin qui.
12/4, per la partita di ritorno della semifinale di coppa Italia: Inter Juventus 6 a 7 (2 a 2 dopo i tempi regolamentari). Nei tempi regolamentari gol di Adriano al 6’ (bruciando nello scatto un Legrottaglie che aveva cercato di metterlo fuori gioco), di Tudor al 41’ (a spingere dinanzi alla porta un pallone che Miccoli aveva miracolosamente agganciato e calciato cercando il gol), di Del Piero al 79’ (di testa su calcio d’angolo), di Adani al 50’ (in mischia). Dei rigori e dei rigoristi dirò dopo. E’ finita alla lotteria dei rigori (cinque esecuzioni perfette, come sempre prima e dopo Manchester!) solo perché i nerazzurri che non hanno gioco hanno, lì davanti, due mostri che fanno spavento anche solo a guardarli, mentre noi che il gioco ce l’abbiamo lì davanti abbiamo due centravanti che a mischiarli l’un con l’altro non se ne caverebbe uno appena decente. Ma ci tenevamo maledettamente a vincere (anche loro peraltro, ma noi dopo la batosta dell’Olimpico eravamo dati per spacciati), Lippi sulla scacchiera e i giocatori sul campo hanno fatto il possibile e l’impossibile per riuscirci, non lesinando invenzioni ed energie. La Juve ha condotto il gioco per quasi tutte e due le ore che per colpa dell’inopinato pareggio raggiunto dai nerazzurri un secondo prima che l’arbitro Pellegrino tirasse fuori dai polmoni l’aria per fischiare la fine dell’incontro, s’è giocato. I nerazzurri s’industriavano a difendersi, confidando nelle dirompenti progressioni di quelle due bestie lì (un gol di Adriano, un palo di Vieri, una volta Adriano è stato fermato dal guardialinee che sarebbe andato quasi certamente in rete; una traversa con un tiro della domenica di Kily Gonzales e quindi, nel finale, su mischia il golletto del terzino Adani che ci costringeva ai tempi supplementari). 19 tiri contro 6 per noi nei tempi regolamentari, 19 angoli contro 2. Con quelle tre mezze seghe lì davanti far gol è un’impresa, la difesa patisce troppo (per fortuna Adriano e Vieri li si incontra solo 2 o massimo 4 volte l’anno, ma 25 gol in 20 giornate di campionato son troppi), i centrocampisti per segnare o farli segnare trascurano di coprire. Per vincere contro una squadra di piagnoni perdenti nati, buoni solo a gridare ai complotti (si lamentano con urli da prefiche d’un rigore non concesso dal sig. Pellegrino per un fallo di Montero sul cascatore Emre e della sacrosanta espulsione di Cordoba che solo falciandolo ha potuto impedire a Nedved di andare a rete, dimenticando o facendo finta di dimenticare dell’atterramento in area di Zambrotta per mano di Helveg) abbiamo dovuto sprecare tesori di energie. Il che non va bene. Urgono rimedi, urge che Lippi s’affidi stabilmente a Maresca e a Miccoli che pur non essendo dei realizzatori sanno conferire alla manovra velocità e fantasia. Lippi aveva cominciato schierando zucchina Chimenti in porta, e in difesa da destra a sinistra Ferrara che tra due giorni compie 37 anni, Legrottaglie che se l’è cavata benissimo (né può pensarsi che un Vieri e un Adriano non debbano averla vinta neanche una volta, nemmeno Nesta sarebbe capace di tanto) e il vecchio strenuo e talvolta in affanno Montero a sinistra. La linea mediana era formata da Zambrotta (tornato con profitti maggiori che prima al vecchio ruolo di ala destra) Tudor quale pivot di centrocampo (eccellente interpretazione del ruolo; peccato che al 42’ del 1° tempo ha dovuto uscire per il riacutizzarsi di uno strappo. Lippi al suo posto ha fatto entrare Trezeguet), Appiah (formidabile; incredibili le sue ubiquità) e il professor Pessotto sulla sinistra (gli anni pesano, purtroppo). Enzino Maresca (in serata di particolare grazia, ha fatto vedere di quali luccicanti sete son fatti i suoi piedini) alla Nedved, caprone Di Vaio punta centrale e il piccolo Miccoli al suo servizio. Lippi aveva portato in panchina Buffon, Thuram, Conte, Tacchinardi, Del Piero, Nedved e Trezeguet. Trezeguet come abbiamo visto l’ha fatto entrare al 42’ del 1° tempo al posto di Tudor (Trezeguet non ha ricevuto nessun pallone idoneo ad essere trasformato in gol, e siccome non è capace di costruirsi le occasioni da sé ha fatto ancora una volta scena muta); Nedved al 19’ al posto di Pessotto quand’era l’ora dell’osare il tutto per tutto, e un minuto dopo Del Pierino al posto di Di Vaio. Il quale Del Pierino un quarto d’ora dopo di testa azzeccava il gol del 2 a 1 che purtroppo gli garantirà la titolarità fino alla fine del torneo. Dico purtroppo perché a parte il gol (segnare di testa è meno difficile che segnare di piede) e una respinta un paio di minuti prima del gol di Adani a salvare di testa quasi sulla linea di porta, Alessandro ha fatto assai poco, rallentando costantemente l’azione, regalando il pallone ai difensori avversari. Nemmeno Nedved ha fatto grandi cose, salvo, mezzo minuto dopo essere entrato, quello spunto pazzesco che lo avrebbe portato, se Cordoba non lo avesse abbattuto, diritto al gol. Fallo da ultimo difensore e cartellino rosso. Indennizzi che non valgono il gol perduto. Dopo il gol di Del Piero che li condannava all’eliminazione, i nerazzurri si sono lanciati, nei 15 minuti che gli restavano, a corna basse contro la nostra difesa. Non mi lamento del gol del solito terzino che ci punisce a tempo pressoché scaduto; mi lamento del fatto che nessuno dei nostri attaccanti sia stato in grado di punirli partendo veloce in contropiede. E’ da esaurimento (fisico e nervoso) la mediocrità delle nostre punte (sto parlando di Trezeguet, di Di Vaio e di Del Piero), non è plausibile che contro una squadra scombiccherata come l’Inter (Stankovic non si è ancora inserito negli schemi della squadra; il buon Zaccheroni non osando rischiare l’impopolarità tiene in campo contemporaneamente Vieri e Adriano quando uno solo dei due basterebbe, e affiancato al fantasista Recoba potrebbe fare anzi danni ancora maggiori). Ai calci di rigore dunque: prima loro e poi noi: Farinos, gol. Del Piero, gol. Adriano, gol. Maresca, gol. Stankovic, gol. Nedved, gol (un tiro perfetto, una esecuzione da manuale, una precisione da chirurgo; ricordiamocene se Lippi ne farà tirare ancora a Trezeguet), Helveg, gol. Legrottaglie, gol (bravo!). Al tremendissimo Vieri che tira angolato anche se non angolatissimo e forte anche se non fortissimo (li tira sempre lui i rigori nell’Inter e fino ad ora li aveva sempre trasformati) s’oppone zucchina Chimenti che trattiene a stento ma trattiene. Poteva mancarlo, il suo, il piccolo Miccoli detto anche il Romario del Salento? Certo che no!
Il migliore dei nostri: Ma-re-sca! Formidabile nel dribbling. formidabile nel lancio, formidabile nella posizione (di rincalzo, ex aequo, Appiah e Legrottaglie).
Così in finale (il 17 marzo e il 12 maggio le due partite) ce la vedremo per la possibile 10^ coppa Italia con la Lazio che l’altro ieri sera all’Olimpico ha letteralmente distrutto il Milan. Quattro gol a zero il risultato, dopo il 2 a 1 di San Siro (di Cesar, di Liverani e di Fiore, una doppietta, i gol). Se Abbiati nel secondo tempo non si fosse rimesso a far l’Abbiati e Collina avesse voluto infierire per i rossoneri di Carletto Ancelotti sarebbe stata la debàcle. Così è solo il sospetto che la cottura sia (molto) vicina.
Il lettore legga (e consideri) quel che ha scritto a proposito degli inarrestabili pianti degli interisti Victor Zucconen (Kataweb, "Il calcio in testa" del 15/2):
"L'ex presidente dell'Internazionale Football Club Massimo Moratti (oggi che cosa è, il nostro Max? Un dipendente di Facchetti? Un semplice tifoso e abbonato che paga i conti della squadra per alleggerisi la saccoccia dagli spiccioli? Uno che non avendo niente da fare nella vita va molto spesso allo stadio?) interpreta il sentimento di milioni di tifosi interisti esasperati inveendo contro l'arbitro della Coppetta dei Telefonini che lui accusa di avere favorito la Juve. E Vieri, soprendentemente, si dichiara d'accordo con l'ex presidente Moratti che a sua volta, sbalorditivamente, è d'accordo con il Presidente dell'Inter, suo stipendiato e suo superiore, Giacinto Facchetti.
Con ogni garbo e con ogni delicatezza, perché infierire sull'Inter oggi è davvero da carogne visto che provvede alla bisogna la stessa Inter con tanta efficacia, vorremo far notare che questi sfoghi e questi sbotti puntuali e ricorrenti sono esattamente la ragione per la quale la squadra neroazzurra non ha vinto un piffero in quasi dieci anni di gestione MM e sembra felicemente avviata a non vincere niente nonostante l'assunzione in massa di quasi tutta la popolazione adulta del continente sudamericano.
La ragione non sono gli arbitri, che non sconfissero l'Inter a Roma quando aveva già imbastito sulla pettorina lo scudetto. La ragione è la patologica e costante ricerca di scuse e alibi che ammorbano l'aria del club di via Durini e intossicano anno dopo anno, fenomeni, buoni giocatori, allenatori, preparatori atletici, lavandaie, cuochi, musicanti e chiunque, si chiami Ronaldo o Materazzi, tocchi quella terza rotaia elettrificata del calcio italiano che è l'Inter di Moratti.
Il morbo che paralizza la squadra e trasforma in schiappe da oratorio diecine tra i migliori giocatori di calcio del mondo e in idioti completi gli allenatori più ambiti, è la "scusite" cronica che scende dal vertice e impregna tutto l'ambiente. Non è mai colpa dei giocatori, poveri cocchi, è sempre colpa di qualcun altro. I furbacchioni in mutande che passano da Milano, succhiano la generosa tetta del sempre più disfatto Mad Max e poi vanno a ingrassare in altri lidi, sapendo che, comunque vadano le cose, possono sempre correre a rifugiarsi sotto le sottane del presidente.
Anziché inseguire con la mazza da baseball quel criminale di Cordoba, che lascia la squadra in dieci segando le gambe a Nedved come uno scarpone da torneo dei bar, anziché spiegare a Vieri che un calcio di rigore così svogliato non si tira neppure in parrocchia e fare di Chimenti un grande portiere è un'impresa riuscita a pochi attaccanti al mondo, ecco "l'infame arbitraggio", "i troppi fuorigioco fischiati agli avanti", il "ce l'hanno con noi", il "poco rispetto per l'Inter", tutte storie che i martiri del tifo neroazzurro hanno sentito centinaia di volte.
Moratti non è naturalmente il solo a soffrire di "scusite" cronica. Lui soffre in maniera soltanto più acuta della malattia endemica che affligge il calcio e la cultura italiani, sempre perseguitati dal "ritardo di preparazione", dall'"arbitraggio del signor Moreno", dal "fondo reso viscido", dalle "fatiche di coppa", dagli "infortuni", dalla "lunghezza del campionato", dal "grande vecchio", dal "gomblotto", dal "Nord che perseguita il Sud", dove la sola certezza è non dire mai che abbiamo perso perché gli altri hanno giocato meglio, la nostra difesa è composta da sonnambuli e quel coglione là davanti ha buttato fuori un gol già fatto, perché i "ragazzi" vanno sempre protetti e difesi, altrimenti gli cala il morale, poverini.
Passi per la politica e per il governo, dove la colpa è naturalmente sempre degli altri anche se non governano, ma se un padrone non si assume la responsabilità delle sconfitte, come si può pretendere che quei bambocci dei giocatori si assumano le loro?
Se ogni stagione catastrofica si conclude o si interrompe con la trombatura di un allenatore, con l'arrivo di un altro, sul quale i ras dello spogliatoio scaricheranno le sconfitte, e con un plotone di nuovi acquisti in campo, chi dovrà fare la squadra, nel senso non della formazione che anche un bambino potrebbe fare, ma della squadra come organismo collettivo? Che cosa imparerà mai a scuola, l'asino che i genitori difendono a ogni bocciatura, perché è colpa dei professori, dei bidelli, del preside, del cattivo tempo?
"La grinta" della quale parla il malcapitato Zaccheroni dallo sguardo già perfettamente smarrito che tutti i "mister" assumono dopo un mese o due seduti sulla terza rotaia, non è un liquido che si compera al supermercato. E' la coscienza di essere con le spalle al muro, di essere l'ultima trincea tra il nemico e la propria casa, di essere un organismo che ha 22 gambe, ma una missione sola e dunque un corpo solo. Ma che ha bisogno di una testa, che l'Inter non ha."
Per dare ancora più ragione a Victor evidenzio che dopo la sconfitta casalinga contro l’Udinese di …domani, i nerazzurri andranno a 16 punti dalla squadra di testa, mentre quando Moratti licenziò Cuper i punti di tale distanza erano solo 7.
16/2, 4^ di ritorno: Juventus Reggina 1 a 0 per il gol al 51’ di Maresca (cross da sinistra di Pessotto, dall’altra parte Di Vaio aggancia e tira, Belardi respinge, Maresca raccoglie e segna). Non è un bello spettacolo vedere una squadra che avvia una sessantina di azioni d’attacco, ne porta nell’area degli avversari una quarantina, ne conclude o cerca di concluderne una ventina; si procura una dozzina di calci d’angolo e alla fine ci fa contare sulle dita di una sola mano le volte nelle quali effettivamente ha sfiorato il gol (nel corso del primo tempo soltanto una volta, con Maresca che dopo essersi liberato in modo grandioso di Sottil calcia a lato; nel secondo con un paio di tiri di Miccoli, peraltro nemmeno irresistibili, e proprio nelle ultime battute con due pregevoli conclusioni di Del Piero, che una glie la respinge con una certa fatica Belardi e l’altra glie la neutralizza la traversa). Gli è che il povero Nedved è spompato e ha finito del tutto di connettere, che Di Vaio come tutti i broccacci negli spazi stretti mostra i suoi mostruosi limiti, che Del Piero non è più in grado di saltare l’uomo, si chiami esso Comotto, Sottil o Franceschini, anche se s’è mosso su tutto l’arco del fronte d’attacco come la spazzola d’un tergicristalli sul parabrezza d’una macchina. Il povero Miccoli, cui Lippi ha riservato solo gli ultimi trenta minuti di partita, è stato tenuto a buona distanza dalla porta avversaria (uscito al 62’ Di Vaio, Lippi lo ha posizionato sulla fascia destra, con Zambrotta sulla sinistra e Del Piero a fare la punta centrale). Chi può far gol in una situazione del genere? Trezeguet? Non lo credo, o non lo credo più. Trezeguet se non lo servono non segna, e in questo periodo Del Piero e Nedved che sono i suoi agenti di sussidio sono fuori forma, e Miccoli, che mostra freschezza e vivacità, spesso le partite è costretto a guardarle dalla panchina. Lippi all’inizio della partita aveva fatto scendere in campo Buffon (una sola parata, ma da par suo, su Cicciuzzu Cozza presentatosi davanti a lui libero come una rondine), Zambrotta a destra (e poi, dal 78’, entrato Ferrara al posto di Pessotto, sulla sinistra), Legrottaglie, (udite, udite) Thuram, al centro in sostituzione dello squalificato Montero, e Pessotto a sinistra. A centrocampo Maresca (al 56’ al suo posto è entrato Appiah; voglio pensare che Lippi lo abbia fatto uscire per risparmiarselo un po’, dopo le improbe fatiche di giovedì scorso), Tacchinardi, Conte e Nedved, quindi Del Piero e Di Vaio. I difensori han riposato, i centrocampisti han costruito con elaborata lentezza trame su trame, gli attaccanti non sono riusciti a cavare due ragni dal buco. Il migliore ancora Enzino Maresca, che unisce lucidità di cervello a velocità di gambe.
Il risultato ci è propizio perché ci permette di recuperare 2 punti ad una Roma ingloriosamente fermatasi in casa del fanalino di coda Ancona e al Milan che tutto sommato a Lecce l’ha sfangata abbastanza bene. Sabato sera si gioca Milan Inter mentre noi l’indomani andremo a far visita al Bologna del sor Carletto Mazzone. Si preannunciano roventi polemiche.
- Lecce Milan 1 a 1 per i gol di Chevanton e di Shevchenko. Delle furie, nel primo tempo, i ragazzini di Delio Rossi, col loro alfiere che faceva come un pazzo, facendo dannare Nesta e Maldini. Ma nella ripresa si sono spenti, come se anziché venti avessero trenta o quarant’anni. Così che l’oppiaceo Milan di Carletto Ancelotti pian piano ha potuto riportare i buoi nella stalla.
- Ancona Roma 0 a 0. Erano spente le stelle, stasera. Il pupone nervoso ai limiti dell’isteria e il pupetto svogliato ai limiti della strafottenza. Quindi due (bei) punti perduti.
- Le altre: Bologna Modena 1 a 1 (Locatelli, Amoruso); Brescia Sampdoria 1 a 1 (Caracciolo, Doni); Inter Udinese 1 a 2 (Pinzi, Fava, Cruz); Lazio Empoli 3 a 0 (Couto, Zauri, Stam); Perugia Chievo 2 a 0 (Barzagli, Cossato); Siena Parma 1 a 2 (Chiesa, Gilardino, Bresciano).
Riporto dal Forum dei tifosi della Juve:
Classifica assist:
Trezeguet 3
Di Vaio 1
Del Piero 1
Nedved 7
Miccoli 3
Camoranesi 3
Zambrotta 7
Maresca 3
Conte A. 1
Iuliano 0
Legrottaglie 0
Montero 0
Zalayeta 0
Appiah 1
Thuram 1
Tacchinardi 117/02/2004
E’ morto di miseria e di malattie il gallese John William Charles. Una delle due ragioni che hanno fatto di me uno juventino (l’altra si chiamava Omar Sivori).
22/2, 5^ di ritorno: Bologna Juventus 0 a 1 per il gol di Iuliano al 56’ (punizione da sinistra di Del Piero, che il prode Mark, una sorta di bestia nera dei bolognesi, in agguato a un passo dalla linea bianca, spinge facilmente in fondo al sacco). Bologna è una delle tappe più difficili nei nostri annuali cammini verso l’alto, ma in un modo o in un altro quasi sempre la sfanghiamo, anche se loro tutte le volte, e specialmente in quelle che hanno in panchina il sor Magàra, si dannano l’anima per batterci. Ma oggi è stato più facile che le altre volte, anche se le croniche difficoltà a far gol ci hanno tenuto in apprensione fino all’ultimo. Ma in vero Buffon non ha dovuto compiere alcun intervento significativo e la analoga circostanza nei riguardi di Pagliuca va ascritta solo a demerito delle nostre punte perché la squadra nel suo complesso il gioco l’ha costruito, mica siamo l’Inter! Abbiamo due ali che sono la nostra autentica fortuna: Camoranesi sulla fascia destra e Gian Luca Zambrotta sulla sinistra, il primo col suo estroso caracollare, il secondo coi suoi spunti imperiosi, portano avanti, quasi sempre lanciati dalle geniali intuizioni di Maresca, palloni su palloni per servirli ad attaccanti cronicamente incapaci di sfruttarli. Perché anche oggi è bastato un ventenne di belle speranze come Zaccardo per non far compiere al signor Del Piero uno spunto che fosse uno, e quel Natali regalato la scorsa estate dall’Atalanta ai bolognesi non ha fatto toccare palla a quel caprone di Di Vaio. Così accade che tutto quel costruire, tutto quel corere in su e in giù, tutto quel prendere calcioni (penso soprattutto al povero Zambrotta) viene vanificato, e meno male che questa volta la difesa ha tenuto, che se avessimo subito un gol chissà quanto avremmo dovuto aspettare e sperare prima che o Camoranesi, o Nedved, o Miccoli, o Maresca potessero trovare di nuovo la via per battere Pagliuca. Ad inizio di partita, quando ho visto che data l’assenza forzata di Trezeguet e la necessità di tener qualcuno fresco per la terribile trasferta di mercoledì prossimo a La Coruna Lippi s’era deciso per Di Vaio e del Piero mi sono un po’ oscurato. "Che almeno facesse giocare Miccoli!" pensavo. Perché io al posto del Marcello avrei fatto accomodare in tribuna il fumoso e inconcludente Del Piero e in panchina lo spento Nedved sostituendoli con il vivace e volenteroso Miccoli e con l’estroso Maresca, con l’inserimento di Appiah in mediana. Invece Lippi ha fatto scendere in campo Buffon (pressoché inoperoso), Ferrara (ma dovendo egli presidiare la fascia destra era meglio al più veloce Birindelli), Iuliano e Montero per il centro area (entrambi impeccabili) e Zambrotta per la fascia sinistra. Quindi, a centrocampo, Camoranesi (instancabile da una bandierina all’altra per tutti i 90 minuti), Conte (bella gara, maledetto gobbo!) e Maresca (nel primo tempo molte giocate entusiasmanti per freschezza e vivacità, ma era la voce di chi cantava nel deserto), Nedved (che ha assolutamente bisogno di dormire un po’). Del Piero e Di Vaio le sterilissime punte. Di Vaio non ha saputo aggirare una volta che fosse una la marcatura dell’atletico Natali e la volta che Maresca con un inaspettato pallonetto lo ha pescato che il suo marcatore non se l’aspettava ed era restato fermo, il caprone romano mancò ignobilmente il pallone. Del Piero, che al giovane Zaccardo ha fatto fare un figurone, ha sbagliato anche i passaggi più facili. Nessun tiro in porta, o uno soltanto, se la memoria non mi tradisce. Quello su calcio franco dal quale è scaturito il gol di Iuliano se lo sa lui se era un tiro o un servizio. Nel secondo tempo Maresca o perché troppo stanco o perché toccato duro non s’è fatto più vedere, così che dopo un quarto d’ora molto opportunamente Lippi l’ha sostituito con Appiah, anche perché grazie al cielo al gol ci eravamo arrivati ed era giusto che ci coprissimo un po’. Quasi contemporaneamente Miccoli finalmente sostituiva Di Vaio. Non mi ha del tutto convinto, pur con tutta la stima che ho di Lippi, il fatto che il Marcello lo abbia di nuovo messo a servire un Del Piero inopinatamente promosso punta centrale. Nel dopo partita Lippi ha risposto all’obiezione spiegando che nel calcio moderno non sempre è necessaria la presenza del centravanti di ruolo (che altro poteva dire, poveraccio?!), e che due mezze punte possono benissimo farne le veci. Lo dimostra – ha chiosato il Marcello - la Roma di Capello dove Totti e Cassano segnano caterve di gol. Va be’, prendiamola per buona, non è colpa di Marcello se l’esoso don Fabio può pasteggiare sorbendo champagne (magari non pagato, ma sempre di champagne si tratta) e lui deve ingoiare rospi. Quale migliore dei nostri scelgo Mauro German Camoranesi che è stato efficacissimo ed onnipresente lungo l’intero arco della partita. Avrei scelto Maresca se Enzino nel secondo tempo avesse ripetuto in tutto o in parte le bellissime cose fatteci vedere nel primo. Rimane il fatto che uscito lui la squadra ha finito di costruire azioni d’attacco. A proposito di Enzino, un comunicato dello staff medico ci informa che l’intervento di Nervo gli ha procurato "la frattura composta della prima vertebra lombare" e che ne avrà per almeno due mesi. Come a dire campionato concluso.
In ragione della vittoriazza del Milan sull’Inter le distanze in testa alla classifica rimangono immutate. Ci sta bene, in fondo la partita più difficile era la nostra. Domenica prossima noi ospiteremo il derelitto Ancona mentre i giallorossi andranno a far visita al Parma di Prandelli e i rossoneri scenderanno all’Olimpico ospiti di quella Lazio che recentemente li ha estromessi dalla coppa Italia. Se vinceranno anche a Roma (magari per un’autorete di …Stam) mi farò il segno della croce e dirò: "E’ proprio il loro anno. Nemmeno Ancelotti potrà fermarli". Porco d’un cane, abbiamo 4 punti in più dell’anno scorso e, anche se Lippi sta compiendo degli autentici miracoli, non riusciamo a tenerne il passo.
- Milan Inter 3 a 2 per i gol di Stankovic, C Zanetti, Tomasson, Kakà e Seedorf. Se i nerazzurri avessero vinto avrei detto che si trattava d’una vittoria immeritata e che i rossoneri, pur perdendo di due gol o anche di tre, avevano condotto la gara e costruito occasioni da gol e. A maggior ragione devo dirlo, avendo vinto i rossoneri rimontando due gol! Stabilire il confine dei meriti e dei demeriti non è facile, ma troppo stridente questa sera è apparso il divario tra le due squadre. Lo squadrone nerazzurro è il solito complessone anchilosato che perennemente affligge i suoi tifosi. Ieri sera Stankovic e i suoi hanno giocato una partita ignobile, non riuscendo ad impegnare Dida neanche quando, nell’ultimo quarto d’ora, privi i rossoneri anche di Nesta, hanno sferrato o avrebbero dovuto sferrare il serrate finale per cercare di riagguantare almeno il pareggio. L’Inter le volte che le avversarie gli imbavagliano quei due bestioni lì davanti è destinata a perdere. Perché non ha né gioco né l’umiltà di convincersene, giacché, storicamente, per loro le sconfitte o son figlie della malasorte o vengono generate da furti e angherie. La vittoria dei rossoneri di questa sera è una vittoria miliare, una di quelle che gridano al cielo che è l’anno buono. Come quella che loro stessi nell’anno che rubarono lo scudetto alla Lazio conseguirono a San Siro a spese della Sampdoria, o come quella esaltantissima della Juventus del primo Lippi sulla Fiorentina, quando il giovane e leggiadro Del Piero (quam mutatur ab illo!) in acrobatica torsione aerea segnò il gol del 3 a 2. La vittoria dei rossoneri di stasera non fa una grinza; si sono imposti col bel gioco, con la forza dei gregari e la classe dei suoi molti campioni. Moratti e i suoi troppi consiglieri devono capire che il loro inarrestabile smonta e monta non li porterà mai lontani. E cercare di capire perché a Milano Stankovic è puntualmente diventato la controfigura di quel bellissimo atleta che era a Roma e che noi juventini ardentemente concupivamo. Non c’è stata, ieri sera, porzione di gara o zolla di terreno nella quale abbiano saputo o potuto contrastare efficacemente i rossoneri. Il primo gol gli è venuto, dopo appena un quarto d’ora, da una fortuita deviazione di Seedorf, e il secondo, quasi allo scadere del I° tempo, da una (altrettanto accidentale) di Helveg. I due regali non gli sono bastati, anzi tre, perché come ho detto ad un quarto d’ora dalla fine una buona sorte straordinariamente benevola gli ha regalato anche l’invincibile Nesta, ma loro pur fregiandosi di bocche da fuoco di inaudita potenza non hanno saputo trarne partito. Il pingue Ancelotti li ha facilmente domati, Kakà ha fatto quel che ha voluto compreso un gol di splendida fattura, Seedorf li ha fatti disperare, Pirlo è il miglior regista che c’è oggi in circolazione, Tomasson riesce a fare le cose che fa Filippo Inzaghi senza lo strepito e l’antipatia di quello. Shevchenko anche se corre come un forsennato è il capocannoniere del torneo. Il cavaliere Berlusconi che se capisse di politica come capisce di calcio l’Italia sarebbe più ricca della California alla fine ce l’aveva con Ancelotti, reo d’avergli procacciate nel primo tempo immeritate sofferenze per l’aver voluto giocare con una punta sola (il troppo divagante Shevchenko), anziché le due ripetutamente invocate dal suo munifico presidente. Tant’è – puntualizzava alla fine della partita l’Illuminato - entrato ad inizio di ripresa Tomasson son venuti subito il gol del 1 a 2 (ad opera dello stesso Tomasson) e poi, in sequenza, quello del 2 a 2 col luminoso Kakà e con l’arrembante Seedorf quello della bella, giusta, solare, rimarchevole vittoria che fa onore al cavaliere e a noi che inseguiamo ci colma di tristezza .
- Roma Siena 6 a 0 per i gol di Cassano, Cassano, Mancini, Cassano, Del Vecchio, Totti. Non ho visto la partita ma c’è da credere che i giallorossi, in gol dopo pochissimi minuti, abbiano letteralmente passeggiato.
- Le altre: Brescia Lecce 1 a 2 (Chevanton, Cassetti, Baggio); Chievo Lazio 0 a 0; Modena Empoli 1 a 1 (Amoruso, Rocchi); Reggina Perugia 1 a 2 (Ze’ Maria. Cozza ®, Hubner); Udinese Ancona 3 a 0 (Fava, Jankulovski, Pizarro); Sampdoria Parma 1 a 2 (Gilardino, Bresciano, Floro Flores).
Con Giraudo Moggi e Lippi (quindi sotto la gestione di Umberto Agnelli) abbiamo vinto:
5 scudetti,1 coppa dei campioni,
1 coppa intercontinentale,
1 super coppa europea,
3 super coppa di Lega,
1 coppa Italia.
Abbiamo giocato 4 finali di coppa dei campioni (vincendone una)
3 finali di coppa Italia (vincendone una)In 8 campionati abbiamo conquistato 5 primi posti 2 secondi posti e 1 sesto posto. Quest’anno siamo l’unica squadra italiana ad essere in corsa per tutti e tre i traguardi.
I ragazzi della "primavera" si sono aggiudicati per la quarta volta (la seconda consecutiva; l’anno scorso in finale batterono il Slavia Praga con un gol di Chiumiento) la 56° edizione del prestigioso torneo di Viareggio. Delle otto partite che hanno portato alla vittoria finale i ragazzi di Chiarenza (le eliminatorie con Arsenal A., Messina e Werder Brema, gli scontri diretti con Torino, Vicenza e Roma e le due finali contro l’Empoli) ho visto solo la partita di semifinale vinta per 2 a 0 contro i giallorossi e le due finali giocate contro l’Empoli (3 a 3 la prima, 3 a 0 la seconda). Abbastanza per farmi un’idea delle qualità degli elementi sui quali si confida per il futuro. Quel che si chiede alle formazioni giovanili non è tanto di vincere e convincere quanto di costituire il giusto supporto (ma le due cose sono tutt’altro che in contraddizione) a dei giovani talenti destinati un domani e dopo le necessarie trafile ad affacciarsi alla prima squadra. Di questi ragazzi (Mirante, Luci, Konko, Bartolucci, Urbano, Masiello, Caretto, Fumasoli, Scicchitano, Bentivoglio, Boudianski, Chiumiento, Palladino, Benjamin, La Vecchia e Zeytulaev, ma Zeytulaev che avrei voluto ben vedere perché se ne dice un gran bene a causa di un infortunio non ha giocato) ne ho visto un paio che, ne sono certo, tra qualche anno si affacceranno con prepotenza alla grande ribalta. Ricordate i loro nomi, gente, ricordateli. Ricordatevi soprattutto del 19/enne Davide Chiumiento, svizzeretto di chiare origini partenopee, un campioncino che già adesso, se Lippi ci tenesse alla sua panchina e non avesse smarrito il coraggio che aveva una volta, potrebbe miracolosamente farci guarire dei molti mali (delpietrite acuta e cronica) che attualmente affliggono la nostra prima squadra. Carattere, estro, velocità, capacità balistiche di prim’ordine: è un fantasista come forse mai ne visti. C’è poi l’ucraino Viktor Boudianski, centromediano metodista e uomo d’ordine di …prim’ordine, se mi è consentito di giocare con le parole. Personalità, grande senso tattico, ottima visione di gioco, notevole capacità di lancio. C’è quindi Antonio Mirante, portiere di Castellammare di Stabia: colpo d’occhio e rapidità di riflessi strabilianti. Dovete considerare che in sette delle otto partite giocate non ha preso gol, nell’unica finita ai rigori (quella con il Torino) ne ha parati tre. Un gradino più sotto dei sopracitati tre colloco il centravanti, molto tecnico, quasi un centravanti di movimento, Raffaele Palladino, anche lui figlio di Partenope: grande eleganza, e una eccellente tecnica al servizio dei compagni. Il mediano laterale Luci, cursore generosissimo e non del tutto sprovvisto di mezzi tecnici. Lo stopper Masiello, di 17 anni, che per il suo fisico poderoso mi ha ricordato Massimo Carrera. E La Vecchia, attaccante guizzante e veloce. Invece Konko e Benjamin, anche se qualche volta già aggregati alla prima squadra, mi hanno deluso. Modesto tecnicamente il primo, troppo leggero e nullo di testa il secondo.
Il sopracitato Chiumiento è uno che farà sicuramente parlare di sé. Riferendomi agli estranei, mi ha colpito Cerci, il giovane centravanti della Roma.
25/2: Deportivo La Coruna Juventus 1 a 0, gol di Luque al 37’. Stasera, qui sul campo del Riazor che ogni volta mostrano di patire oltre misura, i giocatori della Juventus, e qui il povero Lippi non c’entra o c’entra poco, si sono resi colpevoli di atti aggravati e continuati di flagrante broccaggine. Errori sesquipedalici, errori che nei cortili arsi dal sole nemmeno i ragazzini con la palla di stracci, errori che commettevano anche quando erano fermi e non pressati da nessuno quali palloni goffamente perduti, passaggi facili malamente sbagliati. Incapaci di scattare, incapaci di inseguire, incapaci di smarcarsi, incapaci di vedere quali nei dati momenti potessero essere le soluzioni più convenienti, incapaci anche di calciare almeno decentemente, per cui occasioni gettate al vento, errori che veniva di piangere. Che se il Deportivo fosse quello squadrone che sembra essere e non è, o, più semplicemente, avessero avuto ancora quell’infallibile realizzatore che era (ed ancora è, dalle parti di Monaco) Roy Makaay, ci avrebbero spezzato le ossa. I galiziani hanno sì ancora un centrocampo superbo ma i loro attaccanti non sono un granché (gli manca l’elemento che sappia ottimizzare, a beneficio delle punte, gli interminabili tric-trac dei centrocampisti, un tipo alla Deco per intenderci) e i la maggior parte dei difensori sono modesti tecnicamente e di una lentezza imbarazzante. Che se al posto della scombiccherata e autolesionista Juve di stasera avessero incontrato il Milan che ho visto ieri sera a Praga ne avrebbero preso così tante da svuotare di ogni interesse la partita di ritorno. Nella quale invece i nostri, e primo fra tutti il povero Lippi, confideranno in toto per riabilitarsi e ribaltare le sorti della contesa. Gli basterà solo giocare, aggettivi non ne servono. Gli basterà giocare, ché stasera ci hanno fatto venire, a cospetto dell’intera Europa, la vergogna di essere loro tifosi. Il Depor è alla loro portata. Stasera la mediocrità dei loro difensori gli ha offerto, ai nostri svogliati attaccanti, quasi non richieste 3 occasioni da gol che due volte lo sciagurato Del Piero e una volta l’intontito Miccoli hanno ignobilmente sciupato. La modestia dei loro attaccanti – sto parlando degli attaccanti del Depor, ché i nostri non sono stati modesti, sono stati ignobili - ci avrebbe consentito di portare a casa, e senza neanche soffrire troppo, la porta inviolata, se Thuram non gli avesse regalato con un rinvio bislacco che nemmeno Legrottaglie il più facile dei gol. Questo zero a uno potrà rivelarsi insormontabile se i vari Del Piero, Nedved e Tacchinardi non si svegliano dal torpore nel quale questa sera sono caduti. Potrà essere invece facilmente superato se vorranno dimostrare, o qualcuno vorrà cominciare a dimostrare, di essere da Juve. Lippi aveva mandato in campo Buffon (incolpevole sul gol), Thuram, Legrottaglie, Montero (uscito al 56’ per strappo inguinale, sostituito da Birindelli) e Pessotto (uscito al 63’ per palese inadeguatezza, ma Lippi avrebbe dovuto sostituirli tutti; sostituito da Conte); Zambrotta, Tacchinardi, Appiah, Nedved, Del Piero e Trezeguet (infortunatosi al 42’ alla solita spalla, ne avrà per i soliti due mesi: li utilizzi per favore per cercarsi un’altra squadra; sostituito dal 46’ da un Miccoli travolto anche lui dal generale grigiore). Parlare di chi possa essere stato il migliore dei nostri in una partita come quella di questa sera sarebbe una palese contraddizione con quello che ho scritto, tuttavia faccio il nome del povero, vecchio Montero che s’è dannato l’anima a far stare all’impiedi una retroguardia di zombi. Il gol di Luque è colpa di Thuram e dell’imbarazzante Legrottaglie, lui non c’entra, purtroppo non ha il dono dell’ubiquità.
"Vergogna, schifosi!…!", una volta urlava dai cartelloni - si era negli anni del mitico ’68 - il titolo d’un film che allora purtroppo non potei vedere. Beh, l’ho visto stasera!
Pubblicato sul forum di Juventus.1897 il 27/2/04:
Da cinque anni in quà appare evidente che Del Piero è diventato il problema più grosso della Juventus da che ne era una delle risorse principali. Un problema oltretutto costosissimo, che ci ha prodotto, continua a produrci e ci produrrà ingenti danni.
Per quanto riguarda il passato la perdita di due scudetti perché quando si perdono una prima volta per un punto e la seconda per due due campionati nei quali il nostro inamovibile e conclamatissimo eroe non fa un gol o ne fa uno soltanto è lecito che lo si dica.
Sta producendocene fresco di rinnovo perché ormai è una sorta di convitato di pietra col quale volenti o nolenti tutti devono fare i conti, e la sua canonica elevazione a simbolo societario e i notevoli i privilegi che per ciò gli sono stati consentiti non contribuiscono di sicuro a migliorare le cose (viene sempre spontaneo nei gruppi di lavoro comparare la qualità e la qualità delle prestazioni di ciascuno con il rilievo della posizione e la entità dei suoi guadagni, e a nessuno dei suoi compagni può sfuggire lo stridere della posizione.
E temo che ce ne produrrà ancora di danni. Perché il rilievo e la inamovibilità che gli sono stati dati impediscono alla società di programmare possibili alternative nel suo delicato ruolo, così che si perdono, nel fluttuare incessante delle occasioni di mercato, interessanti possibilità quali quelle di D’Alessandro e Mutu (che sono persuaso la dirigenza non abbia preso per non dargli ombra e perché i sopra nominati mal si sarebbero adattato a fargli da rincalzo). C’è infine il perdurante equivoco costituito dalla sua pretesa di giocare da seconda punta, ruolo per il quale da quando ha perduto agilità e scatto non è adatto, mentre dovrebbe spendersi in ruoli più adatti alle sue possibilità attuali (quale quello di play alto).
Da anni io invoco la sua cessione. Fin da quando, tra il 98 e il 99, pel rinnovo del suo primo contratto impegnò per quasi due anni una estenuante trattativa nella quale si fece assistere da un nugolo di procuratori italiani, di avvocati americani e di pubblicitari giapponesi, che gli procacciarono un contratto la cui onerosità solo il prode Moratti fu capace di superare con Recoba due anni dopo.
Antevedevo che l’ex "Pinturicchio" stavasi trasformando, anche perché è intelligente e parla assai bene, in una macchina finanziaria, in un veicolo pubblicitario, in un ex atleta che, troppo ricco, repentinamente imbolsiva, in un soggetto troppo lesto di lingua per potere esserlo anche di gambe. I fatti mi hanno dato ragione su tutti i punti. Negli ultimi 4 anni, cioè per il corso della durata di quel contratto, il suo rendimento è stato costantemente inferiore alle aspettative e al dovuto, le sue pretese superiori al consentito, le sue esibizioni in campo quasi sempre penose col risultato che per colpa sua abbiamo perduto due o tre coppe dei campioni, due scudetti e un terzo stiamo per perderlo.
Per cui lo scorso autunno, ai tempi dell’ultimo rinnovo del contratto, quello che tuttora onerosamente vige e che per lui costituirà una sinecura fino al 34/mo anno di età, ancora di più m’agitavo e strepitavo. Vedevo di avere avuto ragione già una volta, vedevo che l’errore di rinnovargli il contratto per altri cinque anni sarebbe risultato ancora più pernicioso e irrimediabile. Del Piero non è più capace di saltare l’uomo, ha dimenticato come si calcia il pallone, non sa più tirare i calci d’angolo e calciando le punizioni dal limite spesso non gli riesce neanche di far superare al pallone la barriera. Questi sono i fatti, le restanti cose son chiacchiere di inguaribili romantici. O leggende metropolitane. Come quella della modestissima riduzione del suo ingaggio che a mio parere è servita alla dirigenza da pretesto per far la voce grossa con i deboli quali Zambrotta, Camoranesi, Tacchinardi e via dicendo.
Dobbiamo ricordarci del soprannome di Godot che stanco d’attenderlo genialmente gli appioppò l’avvocato Agnelli, che il cielo lo abbia in gloria! Lui sì che se ne intendeva! Alessandro Del Piero ha abbacinato tutti con degli esordi mirabolanti. Dopo si è perduto, vivendo impudicamente di rendita e di promesse non mantenute.
Questa non è letteratura! Sono dati, numeri, cifre. Contabilità. Pesate sulla bilancia il dare e l’avere e tirate le somme. I piemontesi i conti sanno ben tirarseli quando vogliono! Non si rende conto Lippi che rischia di fare la fine di Ancelotti? Non che Lippi e Ancelotti siano comparabili, solo che Ancelotti i suoi due scudetti li perse per avere continuato a puntare su un cavallo che non si reggeva in piedi. Lippi sta ripetendo lo stesso tragico errore. Ma da quelle parti sempre "tutto va ben, madama la marchesa!". Non lo vedono che Miccoli che l’anno scorso a Perugia e due anni fa a Terni era una autentica folgore di guerra sta immalinconendosi e sbaglia le sporadiche occasioni che ogni tanto gli si offrono per dimostrare tutto il suo valore? Non lo vedono quanto vale il piccolo Chiumiento che nel recente Viareggio ha incantato tutti? Mai preferire un professore morto ad un asino vivo! E i buoni giocatori bisogna buttarli nella mischia subito se no li si perde.
Del Piero è per me un enigma increscioso. Io non mi ci raccapezzo. Più gioca male, e più persone che, vi giuro, per interesse sarebbero capaci di vendersi le madri, lo tutelano e lo vezzeggiano. Son ciechi loro o lo sono io?
29/2, 6^ di ritorno: Juventus Ancona 3 a 0 per i gol di Camoranesi al 7’ (Camoranesi, Miccoli, Di Vaio, Camoranesi con un bellissimo destro al volo), di Miccoli al 41’ (Del Piero a Di Vaio, fuga sulla destra con passaggio al centro a Miccoli) e di Del Piero al 46’ (Miccoli, Tacchinardi, passaggio profondo con Del Piero che scatta e si presenta dinanzi al portiere). Paradossalmente parlando. Paradossalmente parlando la Roma e il Milan giocano bene e vincono; la Juve gioca male ma vince; l’Ancona in quanto squadra allenata dal "garibaldino" Galeone gioca bene ma perde; l’Inter, chiunque la alleni, gioca male e … perde.
La Juve oggi pomeriggio ha pienamente (ri)dato ragione al dottor Umberto che non avrà la verve e il carisma del compianto Avvocato ma è da dimostrare che di calcio non ne capisca. Il quale dottor Umberto l’altro giorno, ai margini di un convegno industriale, aveva dichiarato che quest’anno la Juve non gioca affatto bene, anche se continua a raccogliere una messe considerevolissima di punti. Bene, benissimo! A parte la ululante canea della antijuventinità in s.p.e. che dalla predetta dichiarazione ha tratto i suoni a sé più graditi (quali per esempio "Agnelli riconosce che la sua squadra ha più punti di quelli che le spettano", da dove facilmente sono scivolati nel solito, immancabile, volgare "Agnelli dice che la Juve ha più scudetti di quelli che le spettano", ci rimane, parlando più seriamente, di capire se l’illustre didimo così dicendo intendesse fare un complimento a Lippi, oppure garbatamente lagnarsene. Il bel Marcello ovviamente l’ha girata a suo vantaggio; io che senza essere uno di loro credo di conoscere abbastanza i vezzi di lor signori e le frivolezze del loro parlare, penso che abbia voluto dire che, sì, il massimo sarebbe giocare bene e vincere ma che anche il giocar male e vincere può andar bene. L’unica cosa da non fare è il giocare bene e perdere.
Dirà poco della partita di oggi. Le squadre di Galeone, come quelle di Malesani, come quelle di Zeman, si sa, giocano, fanno giocare (e vanno in B). Niente pressing, niente gioco duro, … e niente gol. E così lietamente s’andava e si veniva da una parte del campo all’altra. E’ chiaro che in situazioni del genere chi ha i piedi migliori ci va a nozze e così ci è bastato un tempo per chiudere il discorso e trasformare la ripresa in una blanda seduta di allenamento. Lippi aveva fatto scendere in campo: l’inoperoso Buffon; Thuram, Ferrara, Iuliano e lo Zambro. Poi Camoranesi a destra (che in serata l’ho sentito dare, parlando dai microfoni della Domenica sportiva, vividi esempi di acume ed equilibrio), Tacchinardi al centro e il gobbo della malora (dico Conte) a sinistra, a discapito del povero Appiah che la partita l’ha vista dalla panchina. Del Piero e Miccoli leggermente arretrati e Di Vaio di punta. Al ’59 ha richiamato Del Piero facendo entrare, tra la felicità degli spettatori sugli spalti, di quelli dinanzi ai televisori e di quelli attaccate le orecchie alle radioline (ma ce ne sono ancora?), il diciannovenne svizzero partenopeo Davide Chiumiento, virtuoso virgulto della "Primavera" fresca vincitrice, in gran parte per suo merito, del torneo di Viareggio. In panchina, data la assenza dell’autosqualificatosi Nedved ("meglio scontare la penalità contro il docile Ancona che correre il rischio di doverla scontare, tra due settimane, contro il già beneficiato Milan", si sarà giustamente tirato il conto Lippi) e quella del povero Maresca che domenica scorso il bolognese Nervo per poco non ha reso perennemente invalido, aveva portato anche Boudianky, l’altra giovane promessa, con Palladino e Mirante, della formazione di Chiarenza. Al 74’ Birindelli ha avvicendato uno svagato e svogliato Thuram e al 77’ con Pessotto faceva rifiatare Tacchinardi. La palma del migliore la conferisco niente di meno che a Marco Di Vaio. Perché anche se molto ha sbagliato si è dato un daffare d’inferno, risultando utile in due dei tre gol e in parecchie altre (ma non troppe, alla fine) azioni d’attacco. Restando lui all’asciutto.
- Parma Roma 1 a 4 per i gol di Gilardino (di splendida esecuzione), di Cassano (di splendidissima esecuzione), di Emerson, di Totti e di Mancini. Splendida Roma, irresistibile! Che quando tutto le gira a dovere (il che invero le capita di frequente) surclassa qualsiasi avversaria. E’ con sollievo che accogliamo la notizia della decisione di un gruppo di malavitosi russo-caucasici di recedere dall’intenzione di rifinanziarla e acquisirne il controllo, sì come fece l’anno scorso col Chelsea Roman Abramovic. La Roma costituisce così formidabile complesso che aggiustatile i conti e ripianatile i debiti non vedo chi avrebbe potuto scalzarla da un destino di lunga prepotenza. Anche se i dollari gli escono dalle tasche, son fuggiti questi prediletti nipotini di quell’ubriacone di zio Boris, non tanto per la ingente entità dei debiti che la gestione Sensi ha caricato sulla società (si parla di qualcosa come 260 o 300 milioni di euro) quanto perché temevano, ritenendo che in Italia al reato consegua una pena, che un domani la squadra potesse essere gravata di sanzioni sportive tipo retrocessione o penalizzazioni in punti. Meglio così, che la Roma fallisca! E’ facile comprare i Chivu, i Samuel e i Cassano truccando i bilanci e non pagando i debiti!
- Lazio Milan 0 a 1 per il gol di Ambrosini a circa 10 minuti dalla fine. Lazio effervscente, Milan tremendamente tetragono che le volte che si distendeva ad attaccava incuteva terrore. Non ingannino i 15 calci d’angolo (a 3, mi pare) in favore della Lazio, i biancocelesti ai rossoneri non ha fatto, alla fine, neanche il solletico. Ci vuole ben altro! Così che quando, volgendo al termine la partita, Pirlo e i suoi si son decisi a chiudere la pratica, l’han subito chiusa, lasciando con un palmo di naso i romanisti e noi juventini.
- Le altre: Empoli Udinese 2 a 0 (Buscè, Cribari); Inter Brescia 1 a 3 (Stankovic, Caracciolo, Del Nero, autorete di Helveg); Lecce Modena 1 a 0 (Chevanton ®); Perugia Bologna 4 a 2 (Hubner, Bellucci, Codrea, Ze’ Maria ®, Fresi ®, Bellucci); Sampdoria Chievo 1 a 0 (Diana); Siena Reggina 0 a 0.
6/3, 7^ di ritorno: Brescia Juventus 2 a 3 per i gol di Mauri al 3’ (a causa di un’uscita avventurata di Buffon), di Caracciolo al 39’ (su una "bambola" complessiva dei nostri difensori, Thuram e lo sciagurato Legrottaglie innanzi agli altri), di Miccoli all’8’ su rigore (per fallo su Nedved), di Di Vaio al 54’ (lancio lungo di Thuram, correttogli al volo da Miccoli, Marco tira al volo e segna) e di Nedved al 75’ (il ceko intercetta la respinta di Castellazzi a seguito d’un calcio d’angolo, ferma il pallone, se l’aggiusta e tira). C’è poco da dire, i giocatori bianconeri hanno di nuovo dato ragione al dottor Umberto: questa squadra gioca male ma vince (o vince ma gioca male?). Nel primo tempo anzi malissimo, e i difensori, da Thuram (un altro cervellotico intervento come quello che propiziò il gol di Luque a La Coruna ha stavolta propiziato il gol di Caracciolo) all’inguardabile Legrottaglie (francamente un giocatore di serie inferiore) e anche il magno Buffon stavolta si ci è messo, con un’uscita che francamente poteva risparmiarsi (ma poi è arrivato ad evitare, con un colpo di reni straordinario, che un tiro di Matuzalem che maldestramente intercettato dal solito Legrottaglie aveva repentinamente mutato direzione, entrasse in porta; sarebbe stato il 3 a 0!). Lippi in vista della difficile partita di martedì sera col Deportivo aveva voluto risparmiare Ferrara, Montero, Zambrotta e Tacchinardi così che là dietro si ballava come sulla tolda d’un veliero dalle parti di Capo Horn. Fortuna che nell’intervallo, sotto già di due reti, si è ravveduto ed è corso ai ripari chiamando in campo Paolo Montero che l’ha servito con la dignità dei vecchi soldati riservisti. Idem a centrocampo dove i bresciani schieravano un manipolo di ben’assortiti coraggiosi. Nel primo tempo i nostri (privi come detto di Tacchinardi e, a causa del grave infortunio patito a Bologna, di Maresca) non sapevano né difendersi e neanche costruire gioco. Nedved ritornava a vagare svagato e Del Piero se ne stava in panchina per caricarsi le pile al fine di immancabilmente fulminare, martedì prossimo, i galiziani (campa cavallo che la muffa cresce!). Quei due poveracci in attacco si rovinavano l’anima e il fisico facendo, senza che gli arrivasse un pallone utile, un forsennato movimento (ma, ciò nonostante, trovando tre volte il tiro ed impegnando altrettante volte Castellazzi, come a dire che se avessimo avuto un attaccante come Henry, come Makaay o come Van Nistelrooy due gol li avremmo segnati anche noi). Nell’intervallo nessuno avrebbe puntato un euro sulle fortune della squadra bianconera, nemmeno chi scrive (anzi m’immaginavo che a fine partita un Lippi furibondo li avrebbe sputtanati come fece dopo quel Reggina Inter che gli costò il posto). Invece, puntellata la difesa con Montero (secondo logica avrebbe dovuto uscire Legrottaglie, invece a causa d’un colpo al ginocchio esce Iuliano), i bianconeri si trovano all’improvviso, dopo pochi minuti che il secondo tempo era cominciato, bell’e pareggiati. Non senza merito, per carità! Ma con un’indubbia dose di fortuna. Grazie ad un rigore che, come si dice oggi, "poteva starci e non poteva starci" (una poderosa spallata di quel rustico di Di Biagio a Nedved che vola per le terre a gambe all’aria). Fortuna che Del Piero e Trezeguet erano fuori, per cui al dischetto va il piccolo Miccoli: rincorsina, cambio di passo, tiro di destro alla destra del portiere e gol imparabile. Esultanza strozzata dall’arbitro Bertini che nel rapido cambio di passo aveva intravisto uno ‘stop and go’. Si riaccinge al dischetto il piccolo Miccoli: rincorsina, cambio di passo, tiro di destro alla destra del portiere e gol imparabile. Ma il sig. Bertini intravede di nuovo nel rapido cambio di passo lo stop and go. Quella bestia di Di Biagio nel dopo partita dirà che sarebbe stato il rimorso e la speranza che Miccoli sbagliasse a determinare nell’arbitro tanta pignoleria, ma, rimorso o non rimorso, non convalida. Esultanza di nuovo strozzata e il piccolo Miccoli che per la terza volta si accinge al tiro. Stavolta niente rincorsina, tiro di destro alla destra del portiere e gol imparabile. Gli piacesse o non gli piacesse stavolta non ci sono ragioni perché il gol non venga convalidato. Esultazioni e palla al centro. Subito dopo lancio lungo di Thuram, Miccoli corregge al volo, Di Vaio calcia al volo e infila di nuovo Castellazzi. Un gol lampo! Due a due nel giro di un minuto! I bresciani accusano il colpo (e la fatica di quel gran primo tempo). Puntualmente mastro Lippi dà ordine a Kagemusha Del Piero di indossare le armi. Si va a vincere! Ma il prode guerrierino non fa in tempo a scendere nell’agone che Nedved (unico acuto in una partita opaca; non mi pare, checché se ne voglia dire, che i cinque giorni di strombazzata rigenerazione gli abbiano giovato) trova il gol del 3 a 2. Nei venti minuti finali assistiamo al serrate dei giocatori allenati dal bravo De Biase e vediamo con raccapriccio, e tra gli strepiti dei commentatori televisivi, un Caracciolo fermato dall’arbitro per un fuorigioco dubbio. Sono cose che succedono dieci volte in una partita, non è il caso di far tanto chiasso! I bianconeri grazie a Montero e, un po’ più avanti di lui, a Tacchinardi, si difende bene, ma, per l’inconsistenza di un Del Pierino che è l’ombra di quel grande che è supposto essere anche contro una squadra sbilanciata ad attaccare, non appalesa nessuna capacità di mettere al sicuro il risultato. Tre punti trovati, quando uno forse sarebbe stato troppo! Lippi aveva schierato Buffon, Thuram, Legrottaglie, Iuliano (dal 46’ Montero), Pessotto (dal 60’ Tacchinardi) Camoranesi, Conte, Appiah, Nedved, Miccoli e Di Vaio (dal 29’ Del Piero). Il migliore dei nostri (ma perché quest’anno mi sono caricato questa croce?) lo trovo (con qualche fatica) nel Romarietto del Salento che, confusionario, sprecone, piccola palletta rotolante presa a calci da tutti che non segna più neanche ammazzato, crea turbinosi scompigli nelle difesa avversarie (bene anche il generoso Di Vaio, il classico Camoranesi e l’inossidabile Montero. Nulla ha concluso Del Piero nei venti minuti che il troppo fiducioso Lippi gli ha regalato. Tanto che ho persino rimpianto di non avere ancora, dentro la maglietta numero dieci, l’alto magistero calcistico di Roberto Baggio, io che lo detesto.
- Milan Sampdoria 3 a 1 per i gol di Pirlo, Doni, Inzaghi e Kakà. Con questo Milan non ce la può nessuno, la stessa forte Sampdoria per poco non è stata travolta e umiliata. La vedo brutta per domenica, molto brutta. Al punto che fossi Lippi mi risolverei di schierare tutta intera la "Primavera", da Mirante a Schicchitano o, se preferite l’ordine alfabetico, da Bentivoglio a Zeytulaev. Magari ne prendiamo sei. Ma di sicuro salviamo l’onore. Mi sembra, il Milan, complesso estremamente tetragono e nello stesso tempo acutissimo, scintillante. Il suo deus ex machina è Andrea Pirlo ma tutto attorno gli ruota alla perfezione. Solo un crollo fisico verticale può pregiudicare, sic stantibus rebus, la conquista dello scudetto.
- Roma Inter 4 a 1 per i gol di Cassano, Mancini, Vieri, Totti ® e Mancini. Ben sette palloni i giallorossi han messo dietro le spalle del povero Toldo! I primi tre glie li ha annullati il signor Rosetti, non è chiaro perché. Ma non c’erano Rosetti che alla lunga potessero tenere! Con quei due davanti che si divertivano divertendo la Roma è complesso forse meno forte dei rossoneri in difesa ma, quando si tratta di costruire gioco e finalizzarlo nelle giuste maniere, altrettanto irresistibile, anzi forse più irresistibile ancora. Inter e Roma dispongono (disponevano ieri sera) di coppie d’attacco di grande valore anche se tecnicamente del tutto diverse, basando Vieri e Adriano quasi tutto sulla forza fisica e tutto sulla fantasia ballerina Totti e Cassano. Non voglio dire che i fantasisti ballerini siano meglio degli energumeni forzuti, forse è più vero il contrario. Ma la Roma ha un gioco, degli schemi, mentre i nerazzurri sono dei pellegrini i cui portatori di palla vanno sempre a buttarla nell’imbuto del limite (centrale) dell’area di rigore dove districarsi convenientemente riuscirebbe difficile finanche a Ercole e a Maciste. Apprezzo moltissimo il gioco del Milan e la bravura dei suoi giocatori, ma questa Roma quando ai Dioscuri gli gira per il verso giusto incanta.
- Le altre: Ancona Reggina 1 a 1 (Ganz, Di Michele); Bologna Lazio 2 a 1 (Signore, Fiore, Amoroso; Chievo Empoli 0 a 0; Lecce Siena 0 a 0; Modena Parma 2 a 2 (Pivotto, Gilardino ®, Dionigi, Ferrari); Udinese Perugia (Iacquinta, Di Loreto).
9/3: Juventus Deportivo La Coruna 0 a 1 per il gol di Pandiani al 12’. Per cui è giocoforza dire addio alla Coppa con le Orecchie, quella di maggior prestigio, quella che l’anno scorso il Milan ci soffiò per un’inezia, per la forzata assenza di Nedved e per l’errore dal dischetto di Trezeguet; quella sulla quale la dirigenza, dopo 4 finali perdute, fortemente puntava; quella che in questo periodo di vacche madre avrebbe potuto rendere, se si fosse proseguito verso la finale, più tonico il nostro bilancio. Ma né la sconfitta e neanche l’eliminazione mi addolorano quanto mi addolora (anzi, mi indispettisce) la fortuita circostanza che alle prime battute di gioco ha tolto di mezzo Del Piero che, per la centoquarantesima o centocinquantesima volta chiamato a salvare la patria, avrebbe di sicuro, per la centoquarantesima o centocinquantesima volta (di questo, stanco d’aspettare e di sperare, mi sono ormai fortemente persuaso), avrebbe fallito. E’ la volta che agli assenti verrà data ragione, anziché l’antico torto. Perché soavemente, puntualmente, egli saprà, con le sue scintillanti capacità di adattamento mediatico, chiamarsi fuori da questa disfatta, evitando la giusta chiamata a correo (dico giusta perché ci fu anche, non dimentichiamolo, una partita d’andata nella quale egli fallì completamente la prova). Non mi sfiora pertanto la mente il pensiero che con l’apporto del loro giocatore più rappresentativo i bianconeri avrebbero giocato una gara migliore e (probabilmente) battuto il Deportivo. No, per due motivi. Primo perché ci sarebbe voluto ben più del Del Piero abulico impreciso e lento di questi ultimi anni per potere avere ragione di uno squadrone solido e bene organizzato come il Deportivo (non dobbiamo dimenticare neanche che l’anno scorso riuscimmo ad estrometterli dalla competizione grazie ad un gol di Tudor al 94’). Secondo motivo perché con tutti i suoi limiti il povero Miccoli ha compiuto, stasera, al posto suo, cose che il magno Del Piero non sarebbe riuscito a fare, dannandosi l’anima e correndo come un disperato.
Noi il confronto l’abbiamo perduto 15 giorni fa a La Coruna quando loro giocarono male e noi, pur con Del Piero in campo, così tanto più male di loro che non sapemmo approfittarne. Questa sera che noi abbiamo giocato non benissimo ma abbastanza bene, loro, per nostra disgrazia, hanno giocato (un po’) meglio di noi. Come a dire che nell’arco dei 180 minuti hanno fatto sempre qualcosa in più di noi. E che forse se a La Coruna avessimo giocato come stasera qui avremmo posto, già allora, una seria ipoteca sul passaggio del turno, psicologica se non pratica.
Stasera ci hanno concesso poco, sia loro che la fortuna, e non soltanto per lo stupido gol che due marpioni come Ferrara e Montero non sono riusciti ad evitare quanto per il fatto che 90 minuti di costanti costruzioni offensive (o pseudo offensive) hanno prodotto, alla conta finale, solo 6 conclusioni (o tentativi di conclusioni) non pericolose: Nedved, Nedved, Nedved, Ferrara, Miccoli e Appiah; 3 conclusioni pericolose: Camoranesi (fuori di pochissimo su bellissimo spunto a sinistra di Di Vaio), Miccoli (su punizione dal limite) e Appiah (un tiro da 20 metri che si è stampato sull’incrocio dei pali). E una (sola) parata di Molina, su tiro ravvicinato di Miccoli servito da Camoranesi. Anche se è vero che 2 volte Miccoli e 2 volte Di Vaio sono stati fermati per dei fuori gioco inesistenti.
Lippi, cui mancavano Trezeguet, Zambrotta, Birindelli, Iuliano, Maresca, Tudor e Conte, aveva fatto scendere in campo Buffon (che non ha toccato un pallone, neanche l’unico che avrebbe dovuto e forse potuto toccare), Thuram e Camoranesi sulla fascia destra; Ferrara e Montero al centro; Appiah e Del Piero sulla fascia sinistra. Legrottaglie davanti ai difensori per marcare Valeron, nel ruolo che Lippi aveva disegnato per Tudor. Accanto a lui Tacchinardi, quindi Nedved libero di specifici compiti e Di Vaio disperata punta. Dopo 6 minuti di gioco Del Piero crossando col sinistro si fa male al polpaccio della gamba destra (stiramento ai gemelli). Fa subito cenno di non farcela e lascia il terreno di gioco saltellando sulla gamba sana. Si dice che ne avrà per un paio di mesi (più un altro paio d’anni – permettetemi di aggiungerlo - per riprendersi completamente). Me ne compiaccio; mi nasce nel fondo del cuore il piccolo barlume di speranza che domenica sera contro il Milan assente lui e presente Miccoli si possa (anche) vincere. Giacché nel gioco del calcio un asino vivo vale sempre più di un professore morto, ammesso che si possano chiamare asino il piccolo Miccoli e (soprattutto) professore il grande Del Piero. In vero il Romario del Salento non sta ripetendo il brillante campionato che giocò l’anno scorso col Perugia (dove era titolare indiscusso e leader incontrastato), ma è altrettanto vero che egli quest’anno è, con Zambrotta e Camoranesi, uno dei pochi che sta meritandosi l’applauso dei tifosi e l’apprezzamento dei competenti. Detto dell’ingresso in campo di Miccoli, per l’infortunio di Del Piero, c’è da aggiungere che lo stesso Miccoli al 70’ ha dovuto lasciare il campo, anche lui per un malanno muscolare, al giovane Chiumiento. All’inizio del 2° tempo Lippi aveva chiamato fuori Legrottaglie rivelatosi inadatto (anche) nei nuovi compiti, chiamando in campo Pessotto e riportando Appiah a centrocampo.
Il migliore dei nostri è stato Camoranesi che ha dato moltissimo sia quantitativamente che qualitativamente, con giocate di grande tenacia e d’alta fattura. Subito dopo Miccoli che s’è dannata l’anima a costruire e a cercare di concludere. Dietro di loro il diluvio. Nedved una frana; urge venderlo per farci un po’ di soldi ché ormai è logoro.
Champions league: accedono ai quarti (infra parentesi le squadre eliminate) Monaco (Lokomotiv Mosca); Arsenal (Celta Vigo); Real Madrid (Bayern di Monaco); Milan (Sparta Praga); Chelsea (Stoccarda); Porto (Manchester utd); Lione (Real Sociedad); Deportivo La Coruna (Juventus). I sorteggi hanno stabilito: Arsenal e Chelsea; Milan e Deportivo La Coruna; Real Madrid e Lione; Arsenal e Porto.
15/3, 8^ di ritorno: Juventus Milan 1 a 3 per i gol di Shevchenko al 25’ (di testa su Ferrara), di Seedorf al 63’ (da fuori area, con deviazione che spiazza Buffon), di Seedorf al 74’ (come nel caso precedente, ma senza deviazione), di Ferrara all’81’ (botta al volo su calcio d’angolo). Ai bianconeri correndo per tutta la partita (14 o 15 le conclusioni a rete, o i tentativi di conclusione a rete, ma nessuna che abbia mai impegnato seriamente Dida) è riuscita una volta sola quel che il sontuoso Milan di quest’anno è riuscito di fare tre volte, passeggiando. Che di più non gli serviva fare per prendersi i 3 punti e compiere con i nostri, come scrivevano i cronisti di una volta, il fatidico passaggio di consegne.
I nostri, cui mancavano 6 o 7 titolari o quasi tali (ma non è stato questo a fare la differenza, avremmo perduto anche con Del Piero e Trezeguet), opposti allo squadrone rossonero in formazione tipo, mi son parsi un ammucchiamento di festuche che fronteggiassero uno schieramento di vascelli di Sua Maestà britannica. Prosit, anno felice, circostanze fortunate, distanza incolmabile, scudetto certo, applausi meritati. Per la cronaca (e le consuetudini) riporto la formazione che Lippi aveva fatto scendere in campo: Buffon, Thuram, Ferrara, Legrottaglie, Pessotto (dal 56’ il piccolo Miccoli), Conte, Tacchinardi, Appiah, Camoranesi, Nedved, Di Vaio. Ma mi astengo dall’indicare un migliore. Stendiamo un pietoso velo, non tanto all’impegno dei vari Tacchinardi, Appiah e Camoranesi, quanto sulle carenza tecniche di questa squadra scopertasi improvvisamente povera e vecchia. Indicherò il peggiore, che e facilmente individuabile nella torva figura di un Antonio Conte più dannoso che inutile. Il quale ha pensato solo a litigare (non so se lo stranamente paziente Collina non lo abbia espulso per farci del bene o del male) e non si è mai curato né delle ambasce dei compagni né di marcare Seedorf che libero come una rondine ha fatto ciò che ha voluto e, in modo diretto o indiretto (perché anche il servizio a Shevchenko in occasione del primo gol è suo), anche i tre gol. Caienna, maledetto gobbo. La rivoluzione dovrà cominciare da quelli molli di gambe e lesti di lingua. E lui è il primo (o il secondo?).
- Reggina Roma: 0 a 0. Enorme, in teoria, la disparità di forze in campo, ma per poco due motosiluranti reggine (condotte , entrambe le volte dal veloce Di Michele) non affondavano la corazzata romanista, così che la Reggina opposta alla grande Roma circense di questi tempi ci ha fatto una figura migliore dei campioni d’Italia in carica opposti a quel Milan chi gli succederà. Questo pareggio dei giallorossi e l’esito dello scontro di Torino aprono voragini tra lo squadrone del presidente del Consiglio e le inseguitrici (+ 7 punti sui giallorossi, + 9 sui bianconeri).
- Le altre: Empoli Lecce 0 a 0; Inter Chievo 0 a 0; Lazio Udinese 2 a 2 (Muzzi, Inzaghi, Castroman, Iacquinta); Parma Brescia 2 a 2 (Carbone, Di Biagio, Marchionni, Baggio); Perugia Modena 1 a 1 (Vignaroli, Ze’ Maria ®); Siena Ancona 3 a 2 (Chiesa, Bucchi, Vergassola, Taddei, Rapajc); Sampdoria Bologna 3 a 2 (Volpi ®, Signori, Diana, Cipriani, Nervo).
17/3 finale di andata di coppa Italia: Lazio Juventus 2 a 0, doppietta di Fiore al 59’ e all’80’ (al 53’ Chimenti ha parato un rigore calciato da Cesar).
Dopo un buon primo tempo purtroppo vanificato dalla incresciosa inconcludenza sotto porta di Di Vaio (due volte) e del Nedved di questi tempi, nella ripresa la squadra bianconera, non appena la squadra di Mancini ha aumentato il ritmo, si è dissolta. Forse si potrebbe addurre che i gol subiti erano quasi fortuiti, ma a che servirebbe? Sempre così sono, o paiono, i gol di Fiore, ma son gol che entrano nella conta, per quanto fortuiti possano essere o sembrare, per quanto odioso egli mi riesca. Questo stramaledettissimo calabrese contro di noi trova il gol con una facilità che se anche ci incontrasse ogni due domeniche di sicuro batterebbe il record dei gol segnati da Angelillo (suoi sono 5 dei 6 gol che i laziali ci hanno segnato nelle ultime 4 partite). Meglio non insistere, "adda’ passa’ ‘a nuttata!" diceva Eduardo. Stasera un primo tempo pregevolmente accademico non suffragato da segnature, cui è seguita una ripresa dove ci siamo arresi senza condizioni sfiorando l’ennesima umiliazione (è raro quest’anno che la squadra faccia bene entrambi i tempi, in genere o sballa il primo o sballa il secondo). Non so fare diagnosi, ma c’è di sicuro un male oscuro che trascende le innumerevoli assenze di questi tempi (oggi a parte Buffon, tenuto fuori per premiare il buon "Zucchina", oggi erano 8: Birindelli, Ferrara, Iuliano, Montero, Zambrotta, Del Piero, Miccoli, Trezeguet), o forse è stata sbagliata la preparazione. O forse i vecchi voglion liquidarsi di nuovo Lippi. Questo, almeno questo, potremmo assodarlo osservando l’impegno dei giocatori da qui alla fine del campionato, ché si spera che se non la coppa Italia almeno il secondo posto alle spalle del Milan siano in grado di conquistarlo e di difenderlo. Basta, da oggi, volgendo le cose come sono volte, sarò breve. Lippi ha fatto scendere in campo Chimenti, Thuram, Tudor (espulso all’82’), Legrottaglie, Pessotto, Camoranesi (Bertolucci all’83’), Conte (Maresca al 72’), Tacchinardi, Appiah, Nedved e Di Vaio (Palladino al 76’), con le sostituzioni indicate tra le parentesi. Il migliore dei nostri: secondo me Appiah, che sbaglia la metà dei passaggi ma corre e si danna l’anima come nessuno dei suoi compagni.
20/3, 9/na di ritorno: Udinese Juventus 0 a 0. Così come tre giorni fa contro la Lazio, ad un buon primo tempo nel quale le occasioni costruite non sono state finalizzate (sei conclusioni, nessuna delle quali irresistibile, quattro di Maresca e due di Nedved) ha fatto seguito un secondo nel corso del quale i bianconeri non per carenza d’impegno - si vedeva dal come si caricavano a vicenda - , bensì per debito d’ossigeno, per carenza di fiato, sono arretrati non riuscendo più a costruire un’azione da gol, correndo anzi qualche rischio (palo di Jankulovski). Per nostra fortuna nessuno dei bianconeri friulani ha avuto la fortuna che mercoledì scorso ha assistito il laziale Fiore, o Seedorf , la domenica prima, nell’occasione del gol deviato fortuitamente, o Pandiani nel mercoledì di coppa quando Ferrara e Montero si ostacolarono tra di loro lasciandogli campo libero. Così che è finita con un pareggio a reti inviolate anziché con la ennesima sconfitta che sarebbe stata la 4/ta di fila. Ma è un pareggio più dannoso che inutile, che taglia alla radice il tenero virgulto di qualche speranzuccia dei più ostinati nel caso che Carlo Ancelotti avesse rinverdito i suoi antichi fasti di perdente di successo. S’intende che vincere a Udine non è cosa tra le più facili, anche se negli ultimi due campionati ci eravamo riusciti.
Lippi ha fatto scendere in campo Buffon, Ferrara sulla destra e Thuram centrale (soluzione non molto convincente, nessuno a 37 anni può più fare il difensore di fascia), Legrottaglie l’altro centrale (buona prestazione, ma nell’intervallo è rimasto, a causa d’un malanno muscolare, negli spogliatoi e l’ha sostituito Igor Tudor) e il prof. Pessotto sulla sinistra. A centrocampo, da destra a sinistra: Camoranesi, Maresca (sostituito dopo un’ora di gioco da Birindelli, Enzino aveva finito la benzina. Certo Birindelli al posto di Maresca è un po’ come il Gattuso al posto di Del Piero made in Trap, ma credo che Lippi "sapesse" del calo atletico che da lì a poco si sarebbe verificato), Tacchinardi e Appiah; l’ancora spento Nedved (sostituito nelle battute finali dall’inconsistente Di Vaio) flottante e il rientrante Trezeguet stucchevole nella consueta sua stucchevole mossa dell’appoggio all’indietro e dell’inutile scatto in avanti, unica punta. Il migliore in campo: Appiah per quantità, Maresca per qualità, Camoranesi per l’una e l’altra. La palma la diamo quindi auindi l felpato Camoranesi.
- Milan Parma: 3 a 1 per i gol di Tomasson, Tomasson, Shevchenko e Gilardino. L’irresistibile, grandissimo, Milan di quest’anno e l’eccellente Parma che ho visto stasera mi hanno fatto venire alla mente le apodittiche parole che il bieco Ramòn (Gian M. Volontè) rivolgeva al "biondo" (Clint Eastwood) in uno dei primi spaghetti-wester di Sergio Leone: "Quando uno con la pistola incontra uno col fucile, quello con la pistola è un uomo morto". Come a dire: amen e avanti il prossimo! Come a dire, ritornando a noi, che contro il Milan l’esito è segnato a priori, chiunque l’affronti. Anche se il signor Farina di Novi Ligure (che dopo il ritiro dei suoi colleghi Bazoli e Cesari è l’arbitro più inquietante che c’è nel paniere) non avesse annullato ai giallo blu il gol valido segnato nei primi minuti, anche se poco dopo, ancora sullo zero a zero, il tiro di non ricordo chi fosse entrato in porta anziché stamparsi sulla traversa. Questo volevo dire: tra questo Milan ed ogni altra rivale c’è, come potenza e precisione, a volgerla di nuovo in chiave balistica, la stessa differenza che corre tra un fucile e una pistola. Bellissimi i rosso-neri, anche Pancaro e Gattuso sembrano dei cigni! Kaka’ da spettacolo ovunque si trovi, Seedorf e Pirlo non gli sono da meno, i due terzini sono due furie, Nesta e Maldini insuperabili e chi li superasse non supererebbe comunque Dida. Del quale comunque l’anno prossimo potranno tranquillamente fare a meno, avendo già preso Stam (e a parametro zero Zebina). Oh, i soldi di Berlusconi! Noi ci arrangiamo con gli scarti, anche se Gilardino (un Inzaghi con i piedi buoni) non è male.
- Lazio Roma: è stata sospesa all’inizio di ripresa quando le due squadre si trovavano sullo 0 a 0. E’ stata sospesa perché dei capibastone giallorossi hanno voluto fare intendere alle istituzioni che se vogliono possono fermare qualsiasi partita. Si tratta d’una palese minaccia all’ordine pubblico nel caso che il governo volesse dare retta alle Lega Nord e all’opinione pubblica generale e non concedere alle squadre pesantemente indebitate (proprio la Roma in primis) il decreto spalma debiti. Giocata il 21 aprile è finita 1 a 1 per i gol di Corradi e di Totti ®. I giallorossi che hanno individualità ben migliori che i biancocelesti che oggi, a peggiorar le cose, mancavano del roccioso Stam e del guastatore Cesar), come complesso (parlo di schemi, di geometrie in campo, di varianti tattiche) sono parsi inferiori alla rivale. Tranne che nei 20 minuti scarsi che sono intercorsi tra i due gol quando per rimontare lo svantaggio Totti e i suoi hanno giocato rabbiosamente mettendo a ferro e a fuoco la squadra di Mancini. Raggiunto il pareggio (con un rigore che ci voleva Argo per vederlo) i Capelliani stranamente si sono ri-afflosciati. Peccato per loro che così il Milan s’invola verso lo scudetto, meglio per noi per la conquista del consolatorio 2* posto.
- Le altre: Ancona Inter 0 a 2 (Recoba, Adani); Bologna Brescia 3 a 0 (Tare, Nervo, Signori); Chievo Siena 1 a 1 (D’Anna ®, Ventola); Empoli Sampdoria 1 a 1 (Belleri (aut.), Rocchi); Lecce Perugia 1 a 2 (Brienza, Di Loreto, Dalmat); Modena Reggina 1 a 2 (Bonazzoli, Di Michele, Kamara ®).
28/3, 10/a di ritorno: Juventus Modena 3 a 1 per i gol di Maresca al 57/mo (di testa, su calcio d’angolo di Camoranesi); di Trezeguet al 63/mo (di testa, su calcio d’angolo di Camoranesi corretto di testa da Tacchinardi), di Marazzina al 68/mo (anche lui di testa) e infine al 83/mo di Trezeguet (di destro dopo un rapido controllo col sinistro, su passaggio di Nedved).
Trezeguet dei tre palloni che ha toccato (tutti e tre nella ripresa, nessuno nel corso del primo tempo) due li ha messi dentro il sacco e con il terzo ha impegnato severamente Zancopé. Però continua a non piacermi, confermando egli ogni volta d’essere del tutto incapace di costruirsi da solo le occasioni da gol e dipendendo di conseguenza in toto dall’opera dei suoi compagni (chi abbia visto proprio in questi giorni le prodezze di Luque opposto a un Nesta o quelle di Drogba contro l’interista Cordoba può capire cosa debba saper fare un attaccante che voglia essere definito completo). Per cui le mani il pubblico sugli spalti, e non solo quello, se le spella, ha continuato a spellarsele, per Enzino Maresca che ha eletto a nuovo idolo. E al quale invece Moggi sta facendo molte questioni per l’allungamento del contratto. Il fatto è che nel calcio d’oggi è rimasto ben poco spazio per i giocatori estrosi e festosi come l’Enzino. Alla Juve meno che in ogni altra, essendo la nostra squadra la dependance d’una casa automobilistica dove, come si vede nella ipervincente Ferrari, alle cose si guarda col massimo della scientificità. Improvvisazione zero, e inventiva solo quel poco che può bastare. In una squadra come l’Udinese o la Sampdoria, al Brescia o nel Bologna, ovvero all’estero, Enzino sarebbe visto come gli Atzechi videro Hèrnan Cortès, ed egli vi regnerebbe come un nuovo Quatzalcoatl. I piemontesi che vedono il calcio come vedono il cibo ne diffidano, mentre lui dà spettacolo loro continuano a pelarsela con l’infortunio di Del Piero. Che perché non li diverte e gli costa un cofano di soldi gli piace più di ogni altro. Forse finirà che lo daranno (dico Maresca non Del Piero) agli udinesi per farsi dare l’euclideo Pizarro. Ma sarebbe come togliere dalla parete un Picasso per mettervi un De Chirico.
Tornando alla partita mi limiterò a dire che i modenesi non ancora disintossicati dal morbo malesaniano (il povero Bellotto ne ha preso il posto sulla periclitante panchina solo alla vigilia di questa partita) hanno sfidato i campioni d’Italia con fiero cipiglio anziché col più accorto dei catenacci. Per cui è stato un bel vedere e (per noi juventini) un bel godere. Lippi aveva fatto scendere in campo Buffon, Birindelli, Ferrara (che infortunatosi al 25/mo minuto è stato sostituito da Igor Tudor), Thuram (schierato centrale) e Zambrotta (cui per fortuna hanno rinnovato il contratto fino al 2008), Camoranesi, Tacchinardi, Maresca (Pessotto dal 73/mo), Nedved, Trezeguet e Di Vaio (Appiah dal 53/mo). Chiudo perché di Maresca ho detto. E’ stato lui il migliore in campo.
- Milan Chievo 2 a 2 per i gol di Sculli, Perrotta, Pierlo e Shevchenko (al 52/mo minuto della ripresa). Indico il minuto del gol che ha salvato i rossoneri da una eclatante sconfitta perché a San Siro oggi pomeriggio s’è ripetuto, sotto la barese direzione del signor Gian Luca Paparesta, pari pari quel che accadde nella Inter Juventus dello scorso campionato, quando l’ineffabile Collina per dare ai nerazzurri il tempo per pareggiare (con un gol irregolare) ritardò il fischio finale oltre ogni plausibile comprensione. Oggi a Milano non c’è stata partita: gli apprendisti giocatori agli ordini del bravo Del Neri hanno letteralmente surclassato gli aspiranti campioni d’Italia. Oh, per carità!, un passo falso può starci sempre. Solo che con Ancelotti in panchina è bene non dormire troppo sugli allori.
- Roma Bologna 1 a 2 per i gol di Pecchia, Cassano e Tare. I bolognesi hanno vinto e convinto dominando la partita. Si aprono per la Juve spiragli per la conquista di quel secondo posto che le permetterebbe di saltare i preliminari di Champions League.
- Le altre: Brescia Ancona 5 a 2 (Baggio, Mauri, Rapaic, Maini ®, Colucci, Caracciolo, Baggio); Parma Empoli 4 a 0 (Barone, Gilardino ®, Gilardino, Bresciano); Perugia Lazio 1 a 2 (Fiore, Brienza, Giannichedda); Reggina Inter 0 a 2 (Bonazzoli (aut.), Adriano); Sampdoria Lecce 2 a 2 (Flachi, Chevanton ®, Flachi, Konan); Siena Udinese 1 a 0 (Flo).
4/4, 11/ma di ritorno: Inter Juventus 3 a 2 per i gol di Martins al 6/o minuto; autorete di Kily Gonzales al 25/mo che di testa ha deviato in rete un passaggio di Camoranesi a Trezeguet; di Vieri al 45/mo e di Di Vaio di testa al 92/mo.
Allo squadrone del giovin signore Moratti che in 9 anni, come ha fatto notare il sindaco Albertini, per non vincere neanche un tubo ha speso qualcosa come metà del prodotto interno lordo della città di Milano, gli sta venendo la sindrome dei torinisti e dei fiorentini che, quando giocavano contro di noi sputavano l’anima al grido di "battiamo la vecchia e poi scendiamocene felici in B". Altro non gli importava, a quei malnati. Un campionato di schifo (anche) quest’anno, quello degli interisti. Però ci han tolto 6 punti su 6, quest’anno.
La loro vittoria di oggi, che a molti sarà anche parsa legittima e normale, in effetti, a vedere le cose così come vanno effettivamente viste, glie l’ha confezionata con perfida scientificità l’arbitro Collina. Che sarà anche l’arbitro più bravo del mondo, che sarà pure che non sbaglia mai e seduce, seduce, seduce tre volte, ma che, tutte le volte, quando può piantare un chiodo nelle carni della Juve glie ne pianta sempre due. Non ce ne perdona mezza che sia mezza: contro di noi la sua conclamata fiscalità diviene protervia, il suo accanimento vessazione. I suoi arbitraggi sono intrisi della maligna scientificità di chi vuol far male a tutti i costi e sa di poterlo fare impunemente. Ogni intervento dei nostri viene punito con la massima severità: al primo fallo, comunque esso sia, egli tira fuori il cartellino giallo, e il secondo, subito dopo, immancabilmente, è rosso. Ogni contatto dei nostri difensori dentro l’area, anche il più fortuito e leggero, viene punito con il fatidico calcio di rigore, mentre quasi mai questo stesso metro viene usato a vantaggio dei nostri attaccanti. Così che anche oggi, puntualmente, al secondo fallo (ché solo il secondo era da ammonizione, e non, e assolutamente non, il primo), egli ha cacciato dal campo Montero. Tra la prima e la seconda ammonizione aveva trovato l’agio di fischiarci (contro), al primo contatto in area, l’immancabile rigore. Come si può giocare con una siffatta spada di Damocle tra il capo e il collo?
I bianconeri, subìto il gol di Martins a freddo, a poco a poco, aggiustandosi un po’ meglio in difesa, si stavano riprendendo, e, raggiunto con un po’ di fortuna il pareggio, avevano addirittura sfiorato un paio di volte il gol del 2 a 1. Ma il Giove Pluvio di Viareggio subito gli ha tagliato le ali, prima col rigore e subito dopo – non si sa mai, con la Juve c’è sempre poco da fidarsi – con l’espulsione del nostro perno di difesa. Il calcio di rigore è di quelli che otto o nove volte su dieci nessuno fischia mai, essendo franato su Stankovic Zambrotta dopo avere allontanato il pallone. Né più giusto è parso l’intervento contro il povero Montero giacché la prima ammonizione era stata del tutto gratuita e immotivata. Solo che l’espulsione di reprobo come l’uruguagio equivale nel campo del diritto mediatico corrente alla cattura di un Bin Ladel, per cui anche con questo provvedimento il Demiurgo viareggino ha dato ancora maggior lustro, al di là delle motivazioni tecniche che non esistevano o erano esilissime, alla sua pelata.
Spiace, spiace fortemente. Per la sconfitta in sé, per la violenza che per l’ennesima volta il signor Collina ci usa e per il fatto che così declinano del tutto anche le residue speranze d’una rimonta che il nuovo passo falso del Milan rende, o poteva rendere, se non probabile almeno possibile. Lippi aveva cominciato la partita, allo scopo dichiarato di costituire in mezzo all’area un blocco compatto idoneo a neutralizzare i due temibilissimi centrali d’attacco della squadra di Zaccheroni, con la difesa a tre. Ma uno Stankovic in serata di grazia che molto facilmente s’inseriva come quarto attaccante ora sulla destra e ora sulla sinistra gli scompaginava i piani, tant’è che il gol di Mertins nasceva proprio da un suo spunto sulla sinistra del suo schieramento d’attacco con un passaggio a Martins che il lento Legrottaglie non sapeva intercettare. Marcello Lippi se ne avvedeva e tornando alla tradizionale difesa a quattro riusciva a coprire meglio le avanzate del serbo. Se ne avvedeva, come ho detto, anche il bieco Collina che con due folgori delle sue ci annichiliva.
Inizialmente Lippi aveva dato le sue preferenze a Buffon, Birindelli (Moggi gli ha allungato il contratto fino al 2007, ne son contento), Legrottaglie, Montero (espulso al 15/mo minuto del 2° tempo), Zambrotta, Camoranesi (dal 73/mo il decrepito Conte; avvicendamento pazzesco e assolutamente ingiustificabile); Tudor; Tacchinardi, Appiah (dal 46/mo Maresca; ritengo che Enzino andasse impiegato fin dall’inizio. Il centrocampo senza di lui manca totalmente di fosforo e le ali e gli attaccanti delle sue illuminanti aperture); Miccoli (dal 57/mo un Di Vaio irritantemente sterile, nonostante che il suo nome figuri nello score dei marcatori) e Trezeguet.
Il migliore dei nostri: Guardando la partita pensavo a Montero, considerando quanto egli s’affannasse a tamponare, cucire, legare e governare una difesa alquanto squattrinata opposta a degli attaccanti (dico gli attaccanti, non la squadra) assai agguerriti. Ma si può dare la palma di migliore in campo ad uno che non ha finito la partita? Se la risposta è sì la palma di migliore in campo è sua, se è no la assegno a Igor Tudor, che dei giocatori alla fine superstiti mi è parso il più lucido e positivo.
- Modena Milan 0 a 0. Rossoneri ancora in bambola; non hanno fatto nulla per vincere e se i canarini avessero avuto un’altra quadratura avrebbero potuto perdere.
- Lecce Roma 0 a 3 per i gol di Emerson, Bovo (aut.) e Totti ®. Perentoria e inaspettata vittoria dei Capelliani sul difficile campo del Lecce. Si sente anche a Roma l’odore di bruciato che parte da Milano?
- Le altre: Ancona Sampdoria 0 a 1 (Bazzani); Bologna Reggina 2 a 2 (Di Michele, Stellone, Locatelli, Bellucci); Chievo Parma 0 a 2 (Marchionni, Gilardino); Empoli Perugia 1 a 0 (Rocchi); Lazio Siena 5 a 2 (Cesar, Guigou, Taddei, Fiore, Cesar, Cesar, Corradi); Udinese Brescia 4 a 3 (Iacquinta, Fava, Baggio, Di Biagio, Iacquinta, Maniero; Fava).
Dal Corriere della sera del 24 marzo 2004:
"La crisi del calcio in Italia": ricavi, costo giocatori, incidenza in percentuale:
Sampdoria 13 / 25 / 198% - Lazio 101 / 106 / 106% - Lecce 15 – 14 – 92% - Chievo 24 / 21 / 87% - Milan 204 / 157 / 77% - Bologna 28 – 22 – 77% - Inter 164 / 124 / 76% - Ancona 10 / 7/ 72% - Empoli 20 / 14 / 69% - Roma 139 – 94 – 68% - Reggina 22 / 13 / 62% - Juventus 218 / 132 / 60% - Siena 14 / 8 / 58% - Udinese 32 / 18 / 56% - Brescia 27 / 15 / 55% - Modena 22 / 11 / 50% - Perugia 21 / 10 / 49% - Parma 76 / 34 / 45%. Totali 1.148 / 825 / media generale 72%-
"Gli ingaggi più alti del campionato":
Christian Vieri (30 anni- Inter) 12 milioni di euro / Francesco Totti (27 anni – Roma) 11 mln. / Alessandro Del Piero (29 anni – Juve) 11 mln. / Alessandro Nesta (28 anni – Milan) 10 mln. / Andriy Shevchenko (27 anni – Milan) 9,4 mln. / Filippo Inzaghi (30 anni – Milan) 9,4 mln. / manuel Rui Costa (31 anni – Milan) 9 mln. / Lilian Thuram /31 anni – Juve) 9 mln. / Gianluigi Buffon (26 anni – Juve) 9 mln. / Vincenzo Montella (29 anni – Roma) 8 mln.
Marcello Lippi: "Da quando sono alla Juve ho conchiuso 7 campionati, ché uno l’ho lasciato a metà. Di questi sette 5 li ho vinti e in 2 sono arrivato secondo".
Palmarès di Marcello Lippi alla Juventus: 5 Scudetti, 1 Coppa Campioni, 1 Coppa Italia, 1 Coppa Intercontinentale, 4 Supercoppa Italiana, 1 Supercoppa Europea (più 3 secondi posti in Champions League, 1 secondo posto in Coppa Italia, 1 secondo posto in Coppa UEFA)
Palmarès dell’Inter nei suoi 96 anni di vita: 13 Scudetti, 2 Coppe Campioni, 3 Coppa Italia, 3 Coppa UEFA, 2 Coppe Intercontinentali, 1 Supercoppa Italiana. Il peggior piazzamento di Lippi in Campionato equivale al miglior piazzamento raggiunto dall'Inter negli ultimi 16 anni.
Non occorrono commenti. Mi auguro fortemente che Lippi resti con noi anche l’anno prossimo. Non merita di andare via dopo un’annata così sfortunata.
10/4, 12^ di ritorno: Juventus Lazio 1 a 0 per il gol di Trezeguet al 87/mo minuto (di testa, su insistito spunto sulla destra di Camoranesi, in bella e durevole elevazione). Bella Juve, ispirata, caparbia, volitiva. Si vedeva che avevano preparato bene la partita e che ci tenevano a sfatare la tradizione di questi ultimi anni che vede i laziali sempre vincenti, anche in vista dell’incontro del prossimo 12 maggio quando per strapparle la coppa Italia dovranno segnarle 3 gol senza subirne. Molti gli attacchi, diverse le occasioni da gol, parecchi gli sprechi sia per gli errori di mira e sia per l’incapacità delle punte (di Trezeguet e di Nedved sopra tutti, del primo stupisce, del secondo no) di saltare col pallone tra i piedi l’avversario. Lippi aveva fatto scendere in campo Buffon (cui è stato allungato il contratto fino al 2008 con una opzione per il 2009 con una decurtazione degli emolumenti del 20% a partire dal 2006), Thuram, Legrottaglie, Iuliano, Pessotto, Appiah, Tacchinardi, Camoranesi, Nedved, Trezeguet e uno Zambrotta schierato più avanzato. Al 70/mo minuto Tudor ha avvicendato Iuliano e al 78/mo Miccoli Pessotto. La palma del migliore va di diritto a Gian Luca Zambrotta che con Pessotto che gli copriva le spalle e quindi giocando più avanti ha letteralmente ridicolizzato il roccioso Stam che ceffi meno raccomandabili del suo in giro non se ne vedono. Lo sopravanzava nello scatto, nel dribbling, nella velocità, creando ogni volta situazioni estremamente critiche per i difensori e il portiere della Lazio. Visibilmente frastornato, l’olandese restava negli spogliatoi; Mancini lo sostituiva col mediocre Oddo cui il superturboZambro riservata un analogo trattamento. Col di più che essendo un generoso spesso retrocedeva a dare una mano in difesa e in uno di questi frangenti ci ha salvati da un gol pressoché certo. Molto buona anche la partita di Tacchinardi, ma imparagonabile a quella dello Zambro sopra descritto.
- Milan Empoli 1 a 0 per il gol di Pirlo su rigore a 5 minuti dalla fine. Dopo i due fortunosi pareggi col Chievo e il Modena e, sopra tutto, dopo la tremenda batosta di La Coruna cospicua appare la crisi del Milan, e questo sarebbe stato il terzo pareggio consecutivo se di nuovo, come due settimane fà contro il Chievo, l’arbitro Paparesta, di nuovo lui!, non lo avesse amorevolmente soccorso. Forse è nel d.n.a. di noi meridionali prestarci ai potenti, ma il barese Paparesta esagera: il signor Adriano Galliani non dirigerà di certo la Lega Calcio in eterno! Comunque quando il pubblico deluso aveva già cominciato a sfollare e i Pirlo e i Maldini il fiato della arrembante Roma se lo sentivano sul collo, il recidivo ha tirato fuori dal cilindro un fantastico coniglio che inaspettatamente ha preso le gradite sembianze del più salvifico dei calci di rigore. Per un fallo in area non visto da nessuno sia perché il portiere su Tomasson era entrato pulito (casomai c’era un fallo del danese sul portiere) e sia perché lo stesso Tomasson era in fuorigioco. Pirlo dal dischetto realizza e sia ringraziato il cielo.
- Roma Chievo 3 a 1 per i gol di Carew, Cossato, Cassano e l’autorete di Barzagli. Dopo un primo tempo impacciato i Capelliani nella ripresa ingranano la quarta e per i clivensi è subito sera. Peccato quel Paparesta… Dio ce ne scansi se al posto del Milan ci fosse stata la Juve!
- Le altre: Ancona Bologna 3 a 2 (Nakata ®, Rapajc, Bucchi, Rapajc, Tare); Brescia Modena 0 a 0; Parma Lecce 3 a 1 (Carbone, Gilardino, Chevanton, Gilardino); Reggina Udinese 0 a 1 (Iacquinta); Siena Sampdoria 0 a 0; Perugia Inter 2 a 3 (Adriano, Di Francesco, Hubner, Adriano, Martins).
Accedono alle semifinali di Champions League quattro squadre che nel corso della loro storia mai erano arrivate a tanto: il Chelsea che ha inaspettatamente eliminato l’Arsenal (1 a 1 all’andata, 2 a 1 nella partita di ritorno); il Monaco di Didier Deschamps che ha eliminato nientemeno che il Real Madrid (2 a 4 all’andata, 3 a 1 al ritorno); il Porto che ha avuto ragione del Lione (2 a 0 all’andata e 2 a 2 nel ritorno) e il Deportivo La Coruna che dopo essere stato sconfitto all’andata dal Milan per 4 a 1, nella partita di ritorno ha inflitto ai rossoneri un 4 a 0 che li elimina dal torneo.
Gli accoppiamenti di semifinale saranno Monaco Chelsea e Porto Deportivo la Coruna.
18/4, 13/a di ritorno: Parma Juventus 2 a 2 per i gol di Carbone al 35/mo minuto, di Di Vaio al 78/mo (intercetta di petto con un poderoso slancio in avanti col quale fa fuori il mediocre Bonera un lungo spiovente di Iuliano, e da destra, appena dentro l’area, spara una bordata terrificante che Frey nemmeno vede), di Gilardino all’80/mo (triangolazione con Morfeo e tiro da destra) e al 92/mo di Tudor (ricaccia in rete di testa un pallone violentemente calciato da Miccoli sulla traversa). Io non scriverò mai, trattando di calcio, che un risultato è giusto o non è giusto. La giustizia attiene (sì e no) alle aule dei tribunali, di certo non alle effimere vicende di un pallone che rotola sbattuto da piedi trafelati. Quindi non dirò e non scriverò, come stan facendo tutti, che il pareggio conseguito oggi pomeriggio al Tardini dalle due squadre è un risultato equo. Io ragiono da tifoso e da tifoso juventino sto mangiandomi le mani per quel gol "fatto", che anche un paraplegico su una sedia a rotelle lo avrebbe realizzato, che invece quel caprone di Di Vaio proprio allo spirare della partita ha sprecato ignominiosamente. Quel gol ci avrebbe dato la vittoria, e nel competere nulla vale quanto la Vittoria, giusta o ingiusta che sia. Per non dire che essa ci serviva maledettamente per la conquista del secondo posto. E irrilevante risulta a mio parere il fatto che in precedenza il "loro" Bresciano si fosse mangiati due gol quasi (ma "quasi") altrettanto fatti (il secondo anche grazie a Buffon) e che il gol di Tudor sia venuto nel secondo dei 5 minuti di recupero. Perché io allora ci butto sull’altro piatto della bilancia le due o tre occasioni sprecate da un Trezeguet stranamente impreciso nel tiro, e l’eclatante rigore su Maresca non visto dall’arbitro Trefoloni. Sono episodi ai quali nel prosieguo tutte e due le squadre per virtù o per fortuna avrebbero potuto porre un qualche rimedio. Nessun rimedio invece avrebbero potuto porre i parmensi a quel nostro terzo gol se lo scellerato Di Vaio avesse fatto, sul servizio di Miccoli e con Frey fuori causa, quel "minimo" che avrebbe dovuto fare.
Non è stata una partita facile per nessuna delle due squadre. Han creato un numero spropositato di occasioni da gol, lottando caparbiamente tutto il tempo per superarsi. Lippi puntando di nuovo sull’unica punta ha sbagliato l’approccio alla partita. Si può giocare con un solo attaccante quando questo "solo" si chiami Adriano, Vieri, Shevchenko, Henry o Martins (oh, sì), non con un Trezeguet dalla ridottissima mobilità che due difensori che metodicamente gli si applichino addosso nove volte su dieci ingabbiano. A parte il fatto che ieri la forzata assenza di Camoranesi lo privava di quella decina di misuratissimi palloni che la abilità dell’argentino gli procura nel corso di ogni partita. Come sempre succede poi il Marcello se ne è avveduto e ha rimediato, facendo entrare prima Di Vaio (formidabile il gol; da fucilazione l’errore a cinque secondi dalla fine) e poi il piccolo Miccoli che nel poco tempo che ha potuto giocare ha compiuto le cose più belle, risultando determinante, con giocate di grande destrezza, nell’occasione del gol di Tudor e in fine servendo allo sciagurato Di Vaio quel pallone che come ho detto bastava solo toccarlo per spingerlo in fondo al sacco.
Il Parma è un gran bel complesso che Prandelli fa muovere armonicamente. Di Prandelli si insiste a dire che è buono anche per la Juve. Non lo so. E’ sicuro che a guardare a come giocano i suoi giocatori così può sembrare. Però a me invece pare, se le apparenze non m’ingannano, che egli non mostri d’avere sullo stomaco la giusta quantità di "pelo" per potersi imporre su giocatori di alto livello e grossa remunerazione. Desidero comunque ripetere, stiano come vogliono stare le cose, che questo suo Parma sta giocando benissimo e sta ottenendo dei risultati del tutto rimarchevoli.
Lippi aveva fatto scendere in campo Buffon, Thuram ("Ho ancora due anni di contratto che intendo pienamente onorare", così aveva detto in settimana Lilian, come fanno tutti coloro che sentono che la società li darebbe via gratis se solo trovasse un presidente che s’accollasse l’onere dell’imbarazzantissimo ingaggio), Legrottaglie, Iuliano, Pessotto. Nel secondo tempo, uscito Pessotto, Iuliano s’è spostato a sinistra allontanandosi da Legrottaglie che, restato solo, non ha saputo evitare, come giovandosi dell’aiuto di Mark nel corso del primo tempo aveva saputo fare, che il Gila segnasse. A centrocampo, assente l’infortunato Camoranesi, da destra a sinistra giostravano Nedved, Maresca, Tacchinardi, Appiah e lo Zambro, con Tudor che quasi subito, correva il 7/mo minuto, subentrava a Tacchinardi che a causa d’uno scontro con Blasi aveva dovuto lasciare il campo in barella (il "nostro" Manuele Blasi è un vero e proprio killer. Moggi ci pensi: con la nostra maglia addosso e Collina arbitro non durerebbe mai più di dieci minuti. Per poco non ha mandato in ospedale anche Nedved). Come ho detto unica punta Trezeguet, sul quale dopo il gol partita di domenica scorsa contro i laziali molto si confidava, anche se non c’era, stavolta, quel Camoranesi che quella volta gli mise sulla zucca quel pallone che chiedeva solo d’essere spinto dentro.
Ad inizio di ripresa, allo scopo di rimontare il gol di Carbone, Lippi affidava la fascia sinistra a Iuliano e a Zambrotta e togliendo Pessotto faceva entrare in campo Di Vaio. Che poteva assurgere ad eroe della giornata se nel finale non avesse letteralmente buttato al vento il gol della vittoria. Riandati in svantaggio pel gol di Gilardino (che da tempo tutti danno per prossimo bianconero; mi starebbe bene perché è un Inzaghi con i piedi buoni), Lippi avvicendava l’esausto Maresca con lo scalpitante Miccoli. Del prezioso contributo del Romario del Salento nelle fasi del concitato finale, quando, forse anche a dispetto di Lippi, s’è portato in area, già ho detto.
Decidersi pel migliore non è facile. Maresca ha fatto un primo tempo strabiliante: correndo come un pazzo era su tutti i palloni, in difesa, a centrocampo e all’attacco. Un suo irresistibile spunto sulla sinistra veniva stroncato, appena dentro l’area, da quello scarpone di Castellini con una falciata che reclamava il rigore. Protestava il caliente Maresca, ma come da prassi non Lippi e non i panchinari. Dal che i nostri pelosi commentatori, iene microfonate amiche di tutti i giaguari di questo mondo piuttosto che della mia amata zebra, traevano contezza che il rigore non c’era (se invece avessero protestato avrebbero deplorato che così facendo Lippi e la Juve accendevano gli animi e incitavano alla follia). Troppo correndo, Enzino ha finito per bruciare tutta la benzina, così che dopo un’ora Lippi l’ha fatto uscire. Dovrebbe farlo giocare Lippi come lo faceva giocare Gigi Cagni nel Piacenza, dove, senza correre, Enzino sapientemente faceva correre gli altri. Bene anche Zambrotta, che nel corso della partita s’è dannata l’anima in tre ruoli diversi. Bene finalmente anche Nedved, ritornato risoluto, rabbioso e caparbio. Incisivi gli ultimi dieci minuti di Miccoli ed eclatante lo spunto nell’azione che ha concluso tirando sulla traversa e dal quale è nato il gol di Tudor: correndo ha agganciato col tacco, e col tacco rapidamente se l’è portato avanti, il pallone che Trezeguet gli aveva servito un po’ indietro piuttosto che dinanzi. Positiva la partita di Tudor che non è più il gigante d’una volta ma a poco a poco va riprendendosi.
Dei futuri (o potenziali) nostri. Di Prandelli e di Gilardino ho detto. Ferrari m’è piaciuto più di Bonera che mi ha alquanto deluso.
Siena Milan 1 a 2 per i gol di Shevchenko, di Chiesa ®, di Kaka’. Vittoria della prudenza e della pazienza che avvicina sensibilmente i rossoneri allo scudetto. I senesi hanno pensato solo a difendersi, ma non potevano pensare di scamparla ogni volta. Sono una squadra di serie B che inopinatamente gioca in A, e l’anno prossimo con la inopinata riforma Gaucci il numero delle squadre di B che giocheranno in A si allargherà sensibilmente.
Modena Roma 0 a 1 gol di Totti. Un po’ lo stesso discorso di poco sopra, anche se i modenesi, ora che lo scioperato Malesani è stato sostituito dal pragmatico Bellotto, un po’ meglio dei senesi ci sono. Complimenti piuttosto a Francesco Totti, un grande trascinatore, un vero leader, un campione.
Le altre: Chievo Reggina 0 a 0; Empoli Brescia 1 a 1 (Ficini (aut.), Gasparetto); Inter Bologna 4 a 2 (Recoba, Cannavaro, Stankovic, Bellucci, Martins, Bellucci); Lazio Ancona (Bucchi, Couto, Anderson, Fiore, Couto, Zauri); Lecce Udinese 2 a 1 (Jorgensen, Cassetti, Chevanton); Sampdoria Perugia 3 a 2 (Diana, Flachi, Ze’ Maria, Ravanelli, Flachi).
Christian Vieri carico d’anni e ancora per due altri anni d’un ingaggio spropositato (all’incirca 30 miliardi delle vecchie lire per ognuno dei due anni) ha "sentito" che all’Inter (giustamente anche perché per fortuna loro hanno Adriano, Martins e Cruz) vogliono scaricarselo e sta dando fuori di testa. Molti lo vorrebbero alla Juve. Io mi auguro di no. Perché per regola non ingaggerei nessuno che abbia più di 28 anni e guadagni più di 3 miliardi di lire l’anno.
25/4, 14/a di ritorno: Juventus Lecce 3 a 4 per i gol di Trezeguet al 3/mo (su bell’affondo di Zambrotta sulla sinistra), di Franceschini al 24/mo, di Konan al 30/mo, di Konan al 43/mo, di Chevanton al 52/mo, di Maresca al 56/mo (di testa su cross dalla sinistra di Del Piero) e di Del Piero al 79/mo (a conclusione di un insistito spunto con doppio dribbling e tiro angolato).
Clamorosa vittoria dei leccesi al "delle Alpi". In queste drammatiche ore turbe di medici fintamente o realmente preoccupati si accalcano al capezzale dell’ammalata e le diagnosi ovviamente si sprecano. C’è chi parla di dispetto dei giocatori all’odiato Lippi del quale non sopporterebbero la spocchia, chi di un eccesso di fatica che avrebbe messo in (ulteriore) risalto la broccaggine dei centrocampisti e dei difensori. I più seri addebitano la (sonora) sconfitta al tipo di formazione messo in campo da Lippi nel primo tempo, una sorta cervellotico di 4-2-4 con Birindelli, Legrottaglie, Iuliano e Zambrotta a difendere; Di Vaio, Nedved, Miccoli e Trezeguet ad attaccare. E i soli Tudor e Appiah a remare nel mare magno del centrocampo. Ovvio che i velocissimi levrieri dell’attacco leccese dovessero avere ragione dei nostri lenti e modesti difensori. Sembravano, i poveri disgraziati, degli inermi missionari attaccati da nugoli di selvaggi. E’ ovvio che il fattore broccaggine c’entra pure perché difensori modesti come quel Legrottaglie gloriosamente strappato quest’estate alla Roma ce ne sono in giro pochi, ma neanche l’illustrissimo signor Buffon è esente da colpe. Così è accaduto che le due squadre al riposo ci sono andate con il Lecce in vantaggio per 3 a 1 (4 a 1 ad inizio di ripresa). Lippi ha cercato di rimediare, dato che il povero Zambrotta da solo non ce la faceva, rispolverando il vecchio e saggio Pessotto e facendolo entrare al posto dell’inutile e triste Di Vaio, Maresca al posto del pernicioso Legrottaglie e sua maestà Del Piero (buona la sua prova) che rientrava dopo un mese e mezzo al posto dell’incolpevole Miccoli. Innervata dall’innesto del combattivo Maresca (piccolo ma gladiatorio) la Juve cercava di risollevarsi ma lo svantaggio era troppo forte e troppo forti (e giovani, età media 23 anni e mezzo) i giocatori della squadra salentina perché il tentativo potesse avere il risultato sperato. Il migliore dei nostri: senza dubbio Maresca senza il quale non c’è gioco, non c’è né arte, non ci sono geometrie.
Moggi fuori dalla grazia di Dio ha comminato ai giocatori (al tecnico) un ritiro punitivo (in altri termini una reclusione) di una settimana, rinnovabile nel caso che domenica prossima non spezzino le reni al derelitto Perugia. In effetti quel terzo posto che la squadra s’accinge a conseguire sarà il peggior piazzamento degli ultimi 10 anni. Che venga ai dirigenti la voglia di rinforzare effettivamente la rosa. Che comprino dei difensori e dei centrocampisti all’altezza delle nostre e loro ambizioni, ché una squadra del rango della Juventus non può subire 40 reti! Vorrei che facessero fuori i vari Legrottaglie, Conte, Iuliano, Di Vaio, Thuram, Nedved, Del Piero e Trezeguet . Ma di questo ci occuperemo più a fondo in sede di commento finale.
- Udinese Milan 0 a 0. Ancelotti che deve avere una paura folle di perdere (anche) questo scudetto sta procedendo con i piedi di piombo. Avrà pensato che se è vero che una vittoria è meglio di un pareggio è altrettanto vero che un pareggio (ad Udine, ché gli udinesi solo i soli che li hanno sconfitti) è meglio di una sconfitta. La Roma si è avvicinata ma anche il traguardo si fa più vicino. Domenica ci sarà lo scontro diretto, ma con un punto sarà scudetto.
- Roma Empoli 3 a 0 (Totti, Carew, Totti). ‘sto Totti è un fenomeno! C’è chi sta paragonandolo a Valentino Mazzola, chi a Johann Cruijff, chi addirittura a don Alfredo Di Stefano. C’è del vero. Totti è fenomenale sia dal punto di vista tecnico (20 gol!, solo uno in meno di Shevchenko) che dal punto di vista caratteriale. Di questa squadra è l’anima d’oro. Quello che fallacemente si pretende che l’ectodelpiero sia della Juve. Lasciamo perdere.
Le altre: Ancona Chievo 0 a 2 (Sala, Semioli); Bologna Siena 3 a 1 (Della Bona, Bellucci, Mignani, Nervo); Brescia Perugia 1 a 1 (Ravanelli, Baggio); Inter Lazio 0 a 0; Modena Sampdoria 0 a 1 (Kamara); Reggina Parma 1 a 1 (Bresciano, Torrisi).
2/5, 15/a di ritorno: Perugia Juventus 1 a 0 per il gol di Fabrizio Ravanelli al 4° minuto del 2° tempo. Anche oggi come domenica scorsa col Lecce i bianconeri hanno ceduto senza combattere. Stanno sprofondando indecorosamente, non ci sono ritiri punitivi né minacce di viaggi in treno che tengano. Non ci resta, a tutti, che sperare che il campionato finisca e si sciolgano finalmente le righe. Allo stato delle cose non riesco ad immaginare come dei giocatori così molli e disorientati possano rovesciare, il prossimo 12 maggio, lo 0 a 2 che i laziali ci inflissero nella partita d’andata della finale di coppa Italia. Lippi l’aveva capito che i giocatori, lo volessero o non lo volessero, avevano mollato, e secondo me proprio per questo giovedì scorso, con una prematurità alquanto illogica, ha voluto annunciare la fine del suo rapporto con la società, con ciò chiamandosi fuori, a mio parere, dal rapporto con i giocatori. Mi dispiace, Lippi è un grandissimo allenatore che non meritava di finire così. La partita l’avevano cominciata (lo scrivo solo per dovere di cronaca, ché in verità la cosa da fare sarebbe stendere un pietoso velo su tutti) Buffon, Thuram, Ferrara, Iuliano, Pessotto, Nedved, Maresca, Appiah, Zambrotta, Trezeguet e Del Piero; facendo entrare ad inizio di ripresa, il giovane Boudiansky al posto di Maresca, il piccolo Miccoli al posto di un Nedved irriconoscibile e il rientrante Camoranesi al posto di Pessotto. Non è proprio il caso di distinguere sulle prestazioni di chi ha lasciato il campo alla fine del 1° tempo e chi, in ragione del contenuto numero delle sostituzioni possibili, lo ha fatto al triplice fischio del signor Pieri: sono stati uno peggio dell’altro, salvo il solito eroico Zambrotta ché tutti dovrebbero prendere consiglio da lui sul come si onorano maglia e stipendio e vergognarsi, specie chi guadagna più di lui e in particolare i francesi.
- Milan Roma: 1 a 0 per il gol di Shevchenko al 2° min. del 1° tempo. Degna chiusura da parte dei rossoneri d’un campionato straordinario. Onore a dei giocatori che hanno dominato il torneo in lungo e in largo raccogliendo 21 vittorie in 24 partite e vincendo, tranne la partita giocata con la Juve a Torino, tutti gli incontri giocati con le squadre rivali, o presunte tali, nella corsa allo scudetto. Onore al rubicondo Carletto Ancelotti che li ha sagacemente guidati dalla panchina. Onore al sulfureo Galliani che li ha guidati dalla scrivania di presidente della Lega Calcio. Onore al dottor Berlusconi che 7 dei 17 scudetti dei rossoneri son suoi. I giallorossi, che se avessero saputo vincere avrebbero ridotto a soli tre punti il distacco dei rossoneri e giocarsi nelle due partite che mancano da qui alla fine la gran volata, sono stati stracciati ben più di quanto il risultato non dica. I rossoneri hanno impresso alle inseguitrici una andatura insostenibile, per prima ha ceduto la Juve, infine la Roma. Delle altre non si ha notizia. Onore a (questi quest’anno i titolari) Dida, Pancaro, Nesta, Maldini, Cafu’, Gattuso, Pirlo, Seedorf, Kaka’, Inzaghi (Tomasson) e Shevchenko formidabile capocannoniere.
- Le altre: Chievo Modena 2 a 0 (Sala, Amauri); Empoli Bologna 2 a 0 (Belleri, Vannucchi); Lazio Reggina 1 a 1 (Lopez, Cozza ®); Lecce Inter 2 a 1 (Adriano ®, Tonetto, Bovo); Parma Ancona 3 a 1 (Gilardino, Carbone, Bresciano, Bucchi); Sampdoria Udinese 1 a 3 (Jankulowski, Bazzani, Pizzarro ®, Iacquinta); Siena Brescia 0 a 1 (Brighi).
8/5, 16/a di ritorno: Juventus Sampdoria 2 a 0 per i gol di Legrottaglie al 36° minuto (di testa, su calcio d’angolo calciato da Del Piero) e di Appian al 43 (triangolazione con Maresca e forte tiro da fuori area). Oggi è stato di nuovo un bel vedere, e anche la formazione era abbastanza logica. In porta Chimenti (giusto premio, spero che Lippi gli dia lo stesso onore anche mercoledì prossimo), i terzini Birindelli e Pessotto a fare i terzini. Thuram e Legrottaglie a fare i difensori centrali con Tudor davanti a loro a fare il perno basso di centrocampo. A fare il perno alto fungeva Maresca con Appiah a destra e Zambrotta a sinistra. Del Piero a far l’ala sinistra con Di Vaio punta avanzata (sostituzioni: al 58° Nedved al posto del super acciaccato Appiah; al 65° Miccoli al posto di Del Piero e all’80° Iuliano al posto dello spremutissimo Maresca. Il migliore. Fermo restando che le cose più belle nascono sempre dai piedi di Maresca, oggi mi è piaciuto il sempre calmo e ordinato Tudor. Speriamo che dalla vittoria di oggi i giocatori acquistino convinzione e forza per battere, mercoledì scorso, la Lazio e aggiudicarsi la coppa Italia. Sarebbe il 13° trofeo dell’era Lippi. Computisticamente lo appatterebbe al Trap, ma non ci sono paragoni tra i due!
- Le altre: Ancona Empoli 2 a 1 (Milanese, Vannucchi, Sommese ®); Bologna Lecce 1 a 1 (Tare, Chevanton); Brescia Lazio 2 a 1 (Mauri, Baggio, Cesar); Inter Parma 1 a 0 (Adriano); Modena Siena 1 a 3 (Taddei, Taddei, Marazzina, Chiesa); Reggina Milan 2 a 1 (Di Michele, Cozza ®, Shevchenko); Roma Perugia 1 a 3 (Cassano, Ze’ Maria, Ze’ Maria ®, Ravanelli); Udinese Chievo 1 a 1 (Amauri, Iacquinta).
Nelle semifinali di Champions League il Monaco di Deschamps elimina il Chelsea di Ranieri mentre il Porto dello scienziato Mourinho fa fuori il Deporivo La Coruna dell’altro scienziato Irureta. Nessuna squadra che giochi contro il Porto riesce mai a giocare come vorrebbe. Finale, a Gelsenkirchen, nel bellissimo stadio dello Schalke04, il 26 maggio. Porto Monaco. Tiferò Monaco ma vince il Porto.
12/5 finale di ritorno di coppa Italia: Juventus Lazio 2 a 2 per i gol di Trezeguet al 20’ (di testa su cross dalla destra di Zambrotta), di Del Piero al 46’ (che mette in porta un pallone che Trezeguet in quanto pressato da Stam aveva ciccato davanti a Sereni), di Corradi al 69’, di testa, e del solito Fiore all’82’. Avendo detto a tutti che lascia, Lippi ci teneva in modo speciale a vincerla questa coppa. Ma niente, neanche a parlarne! Gli osservatori più superficiali hanno dato la colpa di questa ennesima dèbacle alla modestia dei difensori, invece che a Nedved, a Trezeguet e soprattutto a Del Piero che sono loro che con delle prestazioni assolutamente deludenti ci hanno precipitati così in basso. Basta, chiudiamola qui; ne riparleremo in sede di commento alla stagione. Lippi aveva schierato Chimenti, Ferrara, Thuram, Legrottaglie, Birindelli, Zambrotta, Maresca (Di Vaio dal 75’), Pessotto (Appiah dal 46’), Nedved, Trezeguet, Del Piero (Miccoli dal 78’).
16/5 17/a di ritorno, ultima del campionato: Siena Juventus 1 a 3 per i gol di Tudor al 32’ (di piede, su calcio d’angolo battuto a destra da Miccoli), di Flo’ al 37’, di Miccoli al 40’ (con un forte tiro da fuori area), di Di Vaio al 60’ (su un bel passaggio di Miccoli). Contro i modestissimi senesi si vinceva in ogni caso ma con fuori Nedved, fuori Trezeguet e fuori Del Piero è stato un bel giocare, cosa che ormai succede raramente. Migliore in campo il piccolo Miccoli che ha confezionato le occasioni realizzate e quelle sprecate (soprattutto da Di Vaio). La formazione: Chimenti, Birindelli, Ferrara, Thuram (Nedved dal 61’), Pessotto, Maresca, Appiah, Tudor, Zambrotta (Boudiansky dal 33’), Di Vaio e Miccoli (Del Piero dal 66’; ma sinceramente non se ne sentiva il bisogno). Basta, sciogliamo le righe.
- Le altre: Chievo Bologna 2 a 1 (Pecchia, Amauri, Zanchetta); Empoli Inter 2 a 3 (Lucchini, Adriano, Adriano, Recoba, Rocchi); Lazio Modena 2 a 1 (Corradi, Cesar, Amoruso ®); Lecce Reggina 2 a 1 (Chevanton, Dall’Acqua, Franceschini); Milan Brescia 4 a 2 (Tomasson, Shevchenko, Matuzalem, Tomasson, Rui Costa, Matuzalem); Parma Udinese 4 a 3 (Kroldrup, Gilardino, Gilardino, Iacquinta, Gilardino, Gilardino, Jankulowski); Perugia Ancona 1 a 0 (Bothroyd); Sampdoria Roma 0 a 0.
Classifica finale (posizione, punti, vittorie, gol fatti, gol subiti):
1) Milan 82/25/65/24; 2) Roma 71/21/68/19); 3) Juventus 69/21/67/42; 4) Inter 59/17/59/37; 5) Parma 58/16/57/46; 6) Lazio 56/16/52/38; 7) Udinese 50/13/44/40; 8) Sampdoria 46/11/40/42; 9) Chievo 44/11/36/37; 10) Lecce 41/11/43/56; 11) Brescia 40/9/52/57; 12) Bologna 39/10/45/53; 13) Siena 34/8/41/54; 14) Reggina 34/6/29/45; 15) Perugia 32/6/44/56; 16) Modena 30/6/27/46; 17) Empoli 30/7/26/54; 18) Ancona 13/2/21/70. Quindi scudetto ai rossoneri; vanno in Champions L. Roma (senza i preliminari), Juventus e Inter (con i preliminari). Vanno in Uefa Parma, Lazio e Udinese. Retrocedono Ancona, Empoli e Modena. Il Perugia, quartultimo, se la giocherà con la 6/a della serie B.
Classifica dei cannonieri (infra parentesi i gol su rigore):
Schevchenko 24 (1); Gilardino 23 (4); Totti 20 (6); Chevanton 19 (4); Adriano 17 (2); Trezeguet 17 (1); Cassano 14; Vieri 13 (2); Bazzani 13; Caracciolo 12; Baggio 12; Fava 12; Tomasson 12 (1); … Di Vaio 11 (1); Kaka’ 10; Miccoli 8 (1); Del Piero 8 (2); Recoba 8 (1).
Vincitori nazionali: Arsenal in Inghilterra, Valencia in Spagna, Werder Brema in Germania, Lione in Francia, Ajax in Olanda e Porto in Portogallo.
Finale di Champions League: Porto 3 Monaco 0.
Commento al campionato.
Ha vinto meritatamente il Milan che ha battuto la Roma tutte e quattro le volte che l’ha incontrata, anche se la squadra di Capello senza una punta di ruolo ha segnato più gol di ogni altra, subendone meno di tutte. I rossoneri comunque hanno ragiunto un traguardo di numero di vittorie e di punti impressionanti, che mai altra squadra aveva raggiunto. L’Inter ha conquistato (a stento) il quarto posto solo per essere riuscita, a gennaio, a indebolire le sue dirette concorrenti, Parma e Lazio, togliendo loro due campioni come Adriano e Stankovic (quest’ultimo in un primo tempo s’era promesso a Moggi ma poi davanti ai molti miliardi di Moratti ha cambiato idea). Ottimo il campionato del Parma che Prandelli ha fatto girare quasi alla perfezione grazie anche alle prodezze finalizzative del giovane Gilardino che si è laureato vice capo cannoniere del torneo ad un solo gol da Shevchenko. Abbastanza buono, anche in considerazione delle mille difficoltà economiche, il campionato dei laziali, con Mancini che per il secondo anno ha fatto vedere di avere nella propria faretra buone frecce. Delle restanti squadre non mette in conto parlare.
Negativa l’annata della Juventus, chè solo così può essere definita dalle nostre parti una stagione nella quale non si ha vinto nulla. Ma di chi è la colpa? Ognuno ha le sue opinioni. Io per quel che ho potuto vedere mi son fatto convinto che la squadra ha giocato con un Del Piero inconcludente, con un Trezeguet poco incisivo e, dopo gennaio, con un Nedved irriconoscibile così che, insistendo Lippi con loro, ne hanno patito la qualità del gioco e alla fine anche i risultati (anzi, come ha giustamente fatto notare Umberto Agnelli, la squadra ha raccolto più punti di quanti ne abbia veramente meritati).
A ciò si aggiunge che la difesa, che negli ultimi quattro anni è stata il punto di forza della squadra e sempre la meno battuta fra tutte, non ha saputo assicurare la sufficiente copertura, sia per il fatto che le è sempre mancato l’apporto di Edgar Davids (che fin dall’inizio, essendo a termine di contratto, ha provocatoriamente tirato i remi in barca), sia per l’invecchiamento di Montero e Ferrara, sia per lo scandaloso scadimento di forma di Thuram, sia per la modestia di Legrottaglie nel ruolo fondamentale di difensore centrale. A ciò aggiungerei che Lippi s’è sclerotizzato, a voler insistere con i soliti nomi (Del Piero soprattutto) a discapito di soluzioni alternative più affidabili e che la tifoseria costantemente invocava (Miccoli, Maresca, e anche Bartolucci volendo). Ciò nonostante, ripeto, ciò nonostante, la Juventus, giocando male e perdendo tutti gli scontri diretti meno quello con la Roma a Torino, alla fine si è piazzata a soli 2 punti dalla seconda classificata, appunto la fantasmagorica Roma di Fabio Capello, con una cifra di punti inferiore solo di due da quei 72 punti che l’anno scorso e due anni fà la fecero prevalere su tutti. Questo attiene ai numeri nudi e crudi, la realtà del campo ci ha fatto vedere una Juve che come ho detto ha perduto tutti gli scontri diretti, circostanza che smorza ogni discussione. Volevo solo dire che pur giocando male la squadra, almeno fino alla sconfitta col Milan e poi con l’Inter nel girone di ritorno, "ha retto". Magari le bastava che Del Piero, Nedved e Trezeguet avessero giocato meglio, che avessimo lasciato Legrottaglie alla Roma e avessimo preso Chivu noi e non loro, e magari, chissà, siccome da cosa nasce cosa, vincevamo anche quest’anno.
Come hanno giocato: Buffon non ha colpe gravi né ha fatto miracoli. Un portiere può salvare alcune partite, non un campionato. Thuram è stato un costosissimo peso morto, una sciagura che dovremo tenerci (caro) fino alla fine dell’oneroso contratto. Invece sono contento dell’onesto Birindelli, se non altro per l’indefesso impegno. Meno di lui ha dato Pessotto che quando viene preso d’infilata non sa più difendersi. Magnifico lo Zambro, encomiabile per generosità e risultati, e sempre formidabile sia come ala che come terzino. Ci si rammarica a considerare il rapporto tra il poco che guadagna (poco almeno in rapporto a quel che danno a Del Piero) e i chilometri che percorre ogni volta. Molto bene anche Camoranesi. Sulle fasce eravamo aguerritissimi, peccato che lì in mezzo Trezeguet e Di Vaio se ne beccavano una dieci le sbagliavano. Ferrara e Iuliano hanno giocato poco e forse sarebbe stato meglio puntare un po’ di più su di loro e meno su Legrottaglie che ha molto ha giocato e moltissimo ha sbagliato. Per tutti ha pagato il povero Paolo Montero che non so perché ad un certo punto Lippi ha mollato dimenticando la sperimentata affidabilità, la classe e l’orgoglio di Paolo.
Poco ha giocato perché travagliato da diversi infortuni Igor Tudor, ma quando è stato bene ha mostrato le sue potenzialità di centrocampista "basso". Sono contento del campionato di Appiah in considerazione dello spaventoso numero di chilometri che in lungo e in largo ha corso e percorso in ogni partita; dicono che sbaglia troppi passaggi: vorrei vedere, a quella velocità! Il merdoso Conte ha fatto il parassita anche quest’anno non mancando però mai d’illustrarsi la lingua ovunque glie ne capitasse l’occasione. Giunto finalmente a termine di contratto si toglierà dai piedi. Edgar Davids, giunto anche lui a fine contratto, ha volontariamente tirato i remi in barca dopo che Moggi gli ha detto di ritenere che la sua richiesta (di rinnovo del contratto) era troppo onerosa. Nedved preso il pallone d’oro si è letteralmente afflosciato, e ci ha fatto a tutti una grande impressione vedere un Nedved giù di corda che non cava un ragno del buco. Ne sono rimasto così scioccato che gli darei senz’altro il benservito (anche in considerazione di quel che prende d’ingaggio). Non esaltante ma neache negativo il campionato di Tacchinardi, a nessuno può venire in mente di appioppargli la responsabilità del cattivo rendimento del centrocampo. Del Piero ha rotto le palle! E’ un altro Antonio Conte: molta chiachiera poca sostanza. Il tragico è non potremo mai liberarcene perché non ha mercato. Lippi s’è scavata la fossa puntando, così come Ancelotti prima di lui, pervicacemente su di lui. Avesse dato fiducia al piccolo e scalpitante Miccoli le cose avrebbero preso una piega senz’altro migliore. Ma non ha voluto o non ha potuto? Io ho il tremendo sospetto che non abbia potuto. Non è così cieco, Lippi, da non vedere che circa l’ex Pinturicchio ormai si vive solo di ricordi. Ormai è un giocatore del tutto comune con un ingaggio da marziano. Di Vaio è un emerito broccaccio che solo gli ampi spazi possono rendere pericoloso in qualche misura. Lo dice uno che quando lo vedeva giocare nel Parma lo aveva erroneamente supposto centravanti di valore. Un altro e ben maggiore bluff è Trezeguet che non sapendo condurre un’azione, non sapendo saltare l’uomo, non sapendo tirare da fuori area, non sapendo trattare convenientemente il pallone segna, sì e no, solo se gli mettono la sfera sul piede dinanzi al portiere. C’è poi che da un po’ di mesi s’è messo a bussare a denari minacciando di darsi, se non gli raddoppiano l’ingaggio, a questo e a quello. Magari se lo prendessero pagandocelo per quel che si crede valga! Ho lasciato in ultimo Enzino Maresca perché lo amo sconfinatamente. Tutte le volte che Lippi gli ha dato un po’ di fiducia (ma sempre col cucchiaino, facendolo tutte le volte uscire prima o entrare dopo) ha dato alla squadra spirito euclideo e giovanile creatività. Fosse straniero di sicuro giocherebbe accanto a Zidane!
Lippi dunque, Lippi che prende il cappello e se ne va via. Marcello Lippi è un grandissimo allenatore ma solo se le cose gli girano per il verso giusto. Perché quando le cose cominciano a girar male perde regolarmente la trebisonda. Non è in grado di gestire le situazioni critiche, Lippi. Quando ritornò, tre anni fa, comunicò al colto e all’inclita che tutto poteva succedergli ma non che lasciasse di nuovo volontariamente la Juventus, ché certi errori si fanno una sola volta nella vita e di quello di sei anni fa lui si era già amaramente pentito il giorno dopo averlo fatto. Uno scudetto il primo anno dopo il ritorno, uno scudetto l’anno successivo. quest’anno niente. Ed ecco che subito Lippi dichiara di andarsene. Non allenerà né la Juve né nessun’altra squadra. Ha assolutamente bisogno di staccare la spina, anche rimettendoci un bel po’ di quattrini. dev’essere un po’ paranoico Lippi; non sa reggere alle critiche, quando intimamente le ritiene fondate. Non sa reggere al "tradimento" dei giocatori, quando non sanno o non possono o non vogliono più "morire"per lui.
Questo è il mio giudizio in base a quello che della situazione è arrivato a noi tifosi. Ma chissà come stanno realmente le cose? La verità la conoscono solo lui, la Triade e Umberto Agnelli. A me che l’ho sempre stimato essere un allenatore risoluto e vincente (e che molto festeggiai quando Umberto Agnelli gli ridiede il posto che gli spettava e che senza alcun utile per due anni era stato affidato ad Ancelotti) in verità quest’ano è caduto dal cuore non perché non si sia vinto nulla (non si può vincere sempre) ma per via del fatto che invecchiando si è sclerotizzato. Suvvia, non si posssono tenere in panchina gente come Maresca e Miccoli e puntare sempre su un Del Piero che come Godot non arriva mai, o su altri come Tacchinardi che più di quel che hanno dato non possono dare.
Lippi se ne va, onore a Lippi (ma che bisogno c’era di sbandierarlo ai quattro venti ben un mese prima!). Questo il suo palmarès negli otto anni di Juve: 5 scudetti (più 2 secondi posti e il terzo posto di quest’anno); 1 coppa dei Campioni (più 3 finali perdute, oltre la finale di coppa Uefa); 1 coppa Intercontinentale; 1 supercoppa Uefa; 4 supercoppe di Lega; 1 coppe Italia (più 3 finali perdute). Si consideri per favore che un allenatore iperpagato, iperstimato e ipervincente come Fabio Capello ha vinto 5 scudetti in 11 anni (4 nei 6 anni sulla panchina del Milan e 1 nei 5 anni alla Roma), più una sola coppa dei Campioni. Adesso, per la panchina bianconera si parla con insistenza di Prandelli, di Deschamps e (un po’ meno) di Del Neri. Dipendesse da me prenderei Gigi Del Neri che negli anni trascorsi nel Chievo dell’ultrasparagnino Campetelli coi fichi secchi ha sempre celebrato fior di nozze, e poi è sufficientemente cattivo. In ragione della (mancanza di) cattiveria non prenderei invece Cesarino Prandelli, nonostante i buoni risultati con squadrette di pochi soldi. Secondo me è un mite con non sufficiente pelo sullo stomaco per vedersela coi mostri sacro dello spogliatoio juventino e probabilmente neanche con quell’ambiente. Scarterei pure l’ipotesi Deschamps perché in quanto francese avrebbe costantemente puntati addosso migliata di fucili italiani che non glie ne perdonerebbero una (si sono visti i fiumi di gioioso inchiostro che si sono sparsi quando ha dovuto lasciare la Ch. L. nelle lusitane mani di Josè Mourinho).
Basta, buon calciomercato e buone vacanze a tutti.
P.s.: Ci piomba addosso, inattesa e repentina, la mattina del 28 maggio, lasciando tutti increduli e con un palmo di naso i giornalisti che davano per certo l’ingaggio di Deschamps, la notizia della assunzione di Fabio Capello, l’esoso don Fabio, quello che aveva pubblicamente giurato che mai si sarebbe seduto sulla panchina dei bianconeri. L’allenatore più costoso, carismatico ed esigente che ci sia oggi al mondo. Hanno fatto bene? Hanno fatto male? Non lo so. So solo tre cose. La prima è che con Fabio Capello la proprietà e il dottor Giraudo possono scordarsi i conti in ordine e i bilanci in regola, la seconda è che Moggi finirà di fare lui la campagna acquisti ché don Fabio pretende di farla lui la squadra, costi quel che costi. E terzo (e questa è secondo me la sola cosa positiva) con Capello chi mena il torrone finisce presto in panchina. Indipendentemente dal come si chiama. Perché c’è lui è venuto Jonathan Zebina, sta venendo "il puma" Emerson e forse verrà anche Bobone Vieri. Con don Fabio non si scherza. Vuole vincere tutto, vuole vincere subito. Per subito dopo andare a guadagnare di più altrove. Tra tre anni andrà all’Inter (nei 9 anni di moratti 110 giocatori diversi, 12 tecnici, 1500 miliardi buttati al vento).
2/6/04