1999/2000
Abbiamo dovuto attendere più del consueto per cimentarci nella disamina delle nuove squadre e per la stima di come i loro presidenti hanno operato in sede di campagna di rafforzamento. Perché ormai il mercato, che ha assunto una rilevanza e delle dimensioni che di gran lunga travalicano quelle degli stessi campionati, non ha più termine. Gli effetti perversi della sentenza Bosman hanno generato delle mostruosità che hanno finito per fare il gioco esclusivamente dei calciatori e dei loro procuratori, i quali, insieme, stanno proditoriamente profittando di quella enorme quantità di denaro che per la vendita dei diritti televisivi è piovuto sulle società di calcio. L’avvocato Agnelli, che ha definito questa quantità di denaro "immensa" (… e se lo dice lui!), da buon capitalista se ne è rallegrato, rammaricandosi solo del fatto che alla fine va a finire tutta in salari (in soldoni: 650 mld. di "monte salari" su 800 di maggiori introiti). S’è persa la ragione, s’è perso l’onore, s’è perso il senso delle proporzioni. S’è scatenata una vera e propria corsa all’eldorado, e i contratti valgono meno della carta ove sono stati stilati; ogni calciatore almeno una volta nel corso dell’anno, e regolarmente in estate, tramite i suoi procuratori va a chiedere, e minacciando d’incrociar le gambe ottiene, dei ritocchi all’ingaggio. Ed è per questo che quasi tutti vanno offrendosi a destra e a sinistra, incuranti degli impegni presi.
Significativi al riguardo appaiono i casi del terzino giallorosso Candelà, che pochi mesi dopo avere prolungato (previo adeguato ritocco dell’ingaggio) il contratto con la Roma, ha deciso, lusingato dall’Inter, d’andare alla stessa, e strepita contro il suo presidente che per accontentarlo chiede in contropartita al suo collega, il famigerato "rovinamatrimoni" Moratti, trenta miliardi, che se non è il prezzo giusto lo eccede di poco. Più eclatante è il caso del suo connazionale Anelka (che, ricordiamocelo, ha solo vent’anni), il quale, dopo i due gol segnati la scorsa primavera a Wembey, che diedero alla sua nazionale la vittoria sugli inglesi e a lui grande e improvvisa notorietà, ha improvvisamente deciso che l’Arsenal gli va stretto, per cui ha bandito una vera e propria asta di sè, interessando, a forza di fax e con l’ausilio d’uno squadrone d’avvocati e di procuratori e d’una turba di famuli affamati, contemporaneamente Olympic Marsiglia, Real Madrid, Juventus e Lazio. Caduta, si suppone dopo ponderati calcoli, la sua scelta sulla squadra del finanziere Cragnotti (che gli ha offerto gli ormai consueti 10 miliardi netti d’ingaggio l’anno per cinque anni, più altri quattordici di provvigioni al suo codazzo di rappresentanti) ha intimato all’Arsenal, al quale pur lo legano altri quattro anni di contratto, d’affrettarsi ad accordarsi con la Lazio, ché lui intanto raggiungeva Roma. Ma il commercio, si sa, lo hanno inventato gli inglesi, i quali stando bellamente al gioco hanno rilanciato, per cui ora il signor Cragnotti si trova nella imbarazzante situazione di dover scucire 70 miliardi, se proprio vuol comprarsi la sua testina di vitello (e secondo me lo farà, dato che Anelka è un buon centravanti e la vendita del bue Vieri all’Inter gli ha fruttato proprio quella cifra). Proprio il predetto bue è stato l’antesignano di questo nuovo modo di procedere, lui che aveva già cambiato in sette anni sette squadre e che quest’anno ha ritenuto di poter cambiare per l’ottava volta, incurante del fatto che non più di dodici mesi fa aveva firmato con la Lazio un impegno di cinque anni a 6,5 miliardi netti l’anno (ma bonaventura Moratti glie ne offriva 10 netti). Dieci miliardi netti l’anno, per cinque anni, al giocatore - e questo è lo standard attuale – voglion dire, per la società, un onere lordo di ben centodieci miliardi, che sono, da qualsiasi lato li si guardi, uno sproposito. Lungi da noi l’intenzione di fare discorsi moralistici; giudichiamo perniciosa questa folle corsa all’eccesso perché tutela solo i giocatori, i quali sanno che li percepiranno e continueranno a percepirli a prescindere da quello che sarà, o potrà essere, nel frattempo, il loro rendimento sul campo, incombendo anche il pericolo che questi ragazzini viziati, così presto così tanto ricchi, più prima che poi la smettano di correre e di dannarsi l’anima.
Anche la nostra amata Juventus ha avuto a che fare con un caso del genere, e, com’è ormai norma, ha dovuto cedere, anche se – dobbiamo dirlo, anche se noi eravamo contrari – questa "capitolazione" era un po’ obbligata dal fatto che il calciatore in questione (ci riferiamo ovviamente a Del Piero) era quasi a fine contratto e alla fine del prossimo campionato avrebbe potuto svincolarsi "a parametro zero". Nei suoi riguardi la Juventus seppure a denti stretti si è impegnata a scucire gli oramai fatidici 110 miliardi (più i premi, più i compensi pubblicitari), però ne ha riacquistato il cartellino. Noi, pur stimando molto come calciatore Alex Del Piero, in fondo al cuore coltiviamo la speranza che alla fine del prossimo campionato lo vendano, con tutto il suo mega contratto, al Milan di Berlusconi, per centoventi miliardi, e proficuamente si liberino di questa serpe.
E’ stato un calciomercato molto vivace dove han girato molti soldi. Dall’estero sono arrivati grossi talenti, e molti grossi nomi hanno cambiato maglia.
L’Inter ha fatto la consueta rivoluzione, ma quest’anno, a differenza degli altri anni, non l’han fatta ad occhi chiusi. Moratti – e non poteva fare diversamente! - ha dato carta bianca a Lippi e ciò che ne è venuto fuori potrebbe anche riuscire irresistibile, non è comunque una squadra che vuole aspettare per vincere. Han preso quale portiere il portiere della Juventus e della nazionale italiana (Peruzzi, pagandolo uno sproposito), come terzino destro schiereranno il terzino destro del Real Madrid e della nazionale italiana (ci riferiamo all’esoso Panucci, che personalmente non riteniamo quel fenomeno che altri ritengono sia, e che hanno pagato anche lui una barca di soldi), come terzino sinistro dovrebbe venire quel Candela del quale si è detto. Come libero schiereranno un libero di mestiere, il vecchio ed elegante Laurent Blanc, regista difensivo e capitano della nazionale francese campione del mondo. Davanti a lui giocherà il negro Domoroud, suo attuale compagno di reparto all’O.M., per far sì che certi meccanismi lì dimostratisi funzionali abbiano quasi automaticamente a dover ancora funzionare e/o il giovane Simic che l’anno passato non aveva sempre demeritato. Quale libero avanzato, o, che dir si voglia play-maker, o centromediano metodista (insomma, quel che Didier Deschamps faceva nella Juventus) verrà schierato il portoghese Paulo Sousa, che, salute permettendo, è uno dei migliori al mondo in quel ruolo, lo stesso attore che Lippi per le medesime incombenze volle allorché, cinque anni fa, arrivò alla Juventus (e che poi fece cacciare perché gli sciupò la bionda figliola, ma questa è un’altra storia). Per dargli forza e sostegno, e giocargli a fianco, è stato fatto rientrare dalla Spagna (ove avvedutamente lo aveva avocato Arrigo Sacchi, nella sua breve e sfortunata avventura all’Atletico di Madrid) Volodia Jugovic, un mediano tosto e buono per la difesa e per l’attacco, che anche lui, Lippi, aveva voluto per la sua prima Juventus. La fascia destra del campo sarà ancora appannaggio dell’argentino Xavier Zanetti, infaticabile cursore, essendo stati ceduti l’elegante Ze’ Elias e il poderoso Diego Simeone (grave perdita, quella del "chiolo"!). E tutti cercheranno di rifornir di palloni la stratosferica coppia d’attacco formata da Ronaldo e da Vieri, che potrebbero fare insieme, dicasi "potrebbero", cinquanta o sessanta gol. I quali quando sono stati acquistati dall’Inter sono costati, alla stessa, quanto allora nessun'altri mai (45 mld. tre anni fa Ronaldo, 70, più il chiolo, lo scorso mese di maggio Vieri). Vieri è un centravanti bestiale e prolifico, ovunque è andato non ha mai deluso. Ronaldo sappiamo tutti chi è, solo che forse nessuno sa più cosa sia. Certo è che sono tre anni che non riposa, e ne avrebbe un bisogno urgente, sempre che il suo misterioso male dipenda solo da questo. Giacché il problema del terzino sinistro poi alla fine l’hanno risolto, e con il greco dell’Olympiakos Georgatos anche abbastanza bene, gli manca solo l’undicesimo uomo, quello dell’ultimo passaggio, lo Zidane della situazione per intenderci. Che non c’è, a meno di ricorrere a Roberto Baggio, che gioca si e no un quarto d’ora e che farebbe bene ormai a dedicarsi con piena assiduità alla cura dei suoi latifondi. A meno di non ricorrere a "chino" Recoba, che però è ancora troppo giovane, e troppo "attaccante" per quel compito. I nerazzurri prima o poi ingraneranno, garantisce Lippi per questo. Sempre che gli diano il tempo e i giocatori ne accettino i modi bruschi ed autoritari. L’Inter ha molti giocatori da "rottamare", gente squalificata, che anche per i cospicui ingaggi nessuno vuole (Djorkaeff, Milanese, Galante, Moriero, Winter, West ). I migliori – il sopranominato Diego Pablo Simeone e il giovane Ventola – sono stati venduti. Il Milan ha acquistato un gran numero di giovani di talento (il mediano Gattuso, il tornante De Ascentis, l’ottimo portiere brasiliano Dida, l’attaccante Graffiedi, per citare solo i primi dei quali in questo momento ci ricordiamo) e, con il russo Shevchenko, un solo grande nome. Shevchenko è molto giovane, molto bravo e ormai molto famoso: capocannoniere dell’ultima edizione della Champions League (giocava nella Dinamo di Kiev), è stato pagato "solo" 45 mld. perché Galliani ebbe l’accortezza di prenderlo quest’inverno. Mi è sembrato essere un Ronaldo più "fresco": è molto tecnico e sullo scatto breve è micidiale. I rossoneri non godono nemmeno quest’anno, a nostro parere, dei favori del pronostico; lo scorso anno i laziali si suicidarono e non sempre la bravura del tecnico può fare la differenza. La Lazio quest’anno può disporre – a differenza dell’anno scorso – di un centrocampo sontuoso. Al valoroso Almeyda sono stati affiancati, come detto, Simeone (un trascinatore, una forza della natura), l’elegante Veron e l’esperto e duttile Sensini, tutti argentini. Riuscissero effettivamente a prendere Anelka (come da Londra pro-domo-sua pretende Gian Luca Vialli che l’anno prossimo verosimilmente prenderà in panchina il posto di mister Eriksson), che come uomo vale certamente poco ma che come centravanti ci sa sicuramente fare (e lo giura anche Platini, che in queste cose di solito non sbaglia), sarebbero i primi nei pronostici. Mi corre comunque l’obbligo di rappresentare il mio personale convincimento che tra Alen Boksic, Simone Inzaghi, Kenneth Anderson e Marcelo Salas almeno un uomo-gol buono lo trovano. I Laziali per me sono i favoriti nella corsa allo scudetto perché al Parma, ora che gli se ne è andato Veron, manca quel di più che fa di un’ottima squadra uno squadrone, anche se dispongono d’un complesso ricco di grandi individualità, dal portiere (l’ottimo Buffon, ormai destinato alla titolarità in azzurro), alla coppia centrale di difesa (Thuram e Cannavaro), alla coppia deputata al gol (Crespo e l’Amoroso fresco vincitore della classifica dei cannonieri, uno che pur mettendo il suo gioco al servizio dei compagni riesce sempre e comunque a fare molti gol). Le perdite di Chiesa e di Veron sono delle perdite gravi, acuite dal fatto che l’argentino è stato mal sostituito, essendo caduta, la scelta, sul suo connazionale Ariel Ortega che è un folle dribblomane e un individualista scriteriato. Buoni, perché coriaceo, il difensore nero Lassissi, e perché intelligente e generoso Walem, un ispiratore che nel difficile compito di equilibratore delle manovre, prima o poi, più prima che poi, soppianterà il burrito. Hanno anche preso un ragazzino di sedici anni (il colombiano Montano) sul quale si leggono mirabilie (da quel poco che ho potuto vedere non m’è parso affatto fenomenale). Grandi ambizioni si nutrono quest’anno dalle parti di Firenze, disponendo, quei bischeri, d’una batteria di bocche da fuoco antiche ma efficienti (Batistuta, Oliveira, Chiesa, Balbo e Mijatovic, quello che ci fece il gol che ci costò la sconfitta nell’ultima finale di CL), e che costringerà, nel caso che il Trap ceda alle lusinghe del tridente, Rui Costa a fatiche insostenibili. Comunque il meglio che hanno comprato si riassume in Chiesa e in Di Livio, che non è poco. Anche il presidente della Roma Sensi, costretto dai clamori che si levano dell’altra sponda tiberina, ha messo mani al portafoglio. Si è assicurato, alla buon’ora, con il doriano Montella, uno dei più validi uomini gol disponibili sul mercato; poi in mezzo al guado ha voluto cambiare timoniere licenziando quello stesso Zeman cui, non sono ancora due mesi, sfidando scribi e pubblicani d’ogni sorta, aveva rinnovato il contratto. E avendo preso proprio chi gli somiglia di meno, e cioè l’esoso Capello, ha dovuto di colpo rivedere tutte le strategie di mercato, disconoscendo accordi, dimenticando impegni, rifiutandosi di ricevere calciatori cui aveva già pagato il biglietto di sola andata. Vicende farsesche che possono succedere solo da quelle parti.
Quest’anno limitiamo la disamina alle sole squadre di vertice. Rimane la Juventus, che così ha operato:
In entrata:
Gian Luca Zambrotta, centrocampista, dal Bari per 30 mld.; Darko Kovacevic, centravanti, dalla Real Sociedad per 41 mld.; Ronnie O’Brien, centrocampista, dal Middlesborough, a parametro zero; Erwin Van der Sar, portiere, dall’Ajax per 18 mld.; Jonathan Bachini, mediano, dall’Udinese, per 15 mld. più le comproprietà del portiere De Sanctis e del terzino Zamboni rientrato dal prestito al Lecce; Espen Isaksson, portiere, dal Trelleborg, per 3 mld.; Sunday Oliseh, mediano, dall’Ajax per 18 mld.;
In uscita: Fabio Pecchia, centrocampista, rientrato dal prestito alla Sampdoria, viene dato in prestito al Torino; Marcelo Zalayeta, attaccante, rientrato dal prestito all’Empoli, viene dato in prestito al Paok di Salonicco; Raffaele Ametrano, mediano, riscattato dalla comproprietà col Genoa (2,7 mld.) viene ceduto, con altri 18 mld., al Cagliari per l’acquisto del centrocampista Fabien O’Neill, che verrà per il campionato 2000/01; Yocelin Blanchard, centrocampista, al Lens per 13 mld.; Angelo Peruzzi, portiere, all’Inter per 28 mld.; Angelo Di Livio, centrocampista, alla Fiorentina per 3,.5 mld, e mi è dispiaciuto moltissimo; mentre invece avrei senz’altro dato via, anche gratis, Conte; Simone Perrotta (centrocampista) al Bari in comproprietà per 5 mld.; Didier Deschamps (mediano) al Chelsea per 9 mld.; Thierry Henry (ala) all’Arsenal per 30 mld.; Ronnie O’Brien (mediano) prestato al Lugano; Nicola Amoruso prestato, il 30 settembre, al Perugia.
Per cui l’organico è così composto (a lato i numeri di maglia):
1 Erwin Van der Sar (olandese); 2 Ciro Ferrara (napoletano); 3 Mirkovic (serbo); 4 Paolo Montero (uruguagio); 5 Sunday Oliseh (nigeriano); 7 Gian Luca Pessotto (lombardo); 8 Antonio Conte (leccese); 9 Filippo (Pippo) Inzaghi (emiliano); 10 Alessandro Del Piero (di Conegliano Veneto); 11 Daniel Fonseca (uruguagio); 12 Michelangelo Rampulla (siciliano di Patti); 13 Mark Iuliano (calabrese di Cosenza); 14 Jonathan Bachini (probabilmente lombardo); 15 Alessandro Birindelli (toscano); 18 Darko Kovacevic (serbo); 19 Juan Eduardo Esnaider (argentino); 20 Alessio Tacchinardi (lombardo); 21 Zinedine Zidane (francese d’Algeria); 22 Isaksson (norvegese); 23 Gian Luca Zambrotta comasco); 26 Edgar Davids (olandese del Suriname); 27 Rigoni (dalla "primavera"); 28 Igor Tudor (croato); 29 Sculli (dalla "prim."); 30 Scardina (dalla "prim."); 31 Lavecchia (dalla "prim."); 32 Redavid (dalla "prim."); 33 Gasbarroni (dalla "prim.").
E’ un mercato sempre più difficile, e noi dobbiamo ritenerci fortunati se possiamo ancora continuare a giovarci dell’opera di Luciano Moggi, che del calciomercato è il re incontrastato. E’ difficile pianificare, ci si deve per forza muovere sentendo il vento in ogni momento, pronti sempre a cogliere in qualunque momento qualunque situazione che possa presentarsi, Ogni mattina, in ogni squadra, c’è il giocatore che si sveglia e ti comunica che vuole andar via, giacché tutto ribolle e tutto frigge, e non c’è più nulla di definitivo. Comunque Lucianone Moggi è un volpone d’antico pelo e un bugiardo di razza. Ha rifilato, per 28 mld., a quel babbeo del presidente dell’Inter un portiere mezzo zoppo, e con 18 di questi è andato a prendersi uno dei più esperti e quotati portieri d’Europa, il Van der Sar dell’Ajax. Altri 3 è andato a spenderli in Norvegia, dove ha trovato, in Isaksson, un portier giovane di tutta garanzia. Riguardo al problema della sostituzione del prode Deschamps, che se ne è voluto andare perché non più del tutto sicuro di reggere per intero gli impegni d’una italiana d’alta classifica, in un primo tempo alla Juve avevano puntato sul venticinquenne Flavio Conceicao regista difensivo del Deportivo La Coruna e della nazionale brasiliana, ma il prezzo richiesto, 55 mld., li spaventò. Idem col noto Seedorf del Real Madrid, sicuramente meno affidabile, come pensatore e organizzatore di gioco, di Conceicao anche se di questi più dinamico, per il quale il Real Madrid voleva o Zinedine Zidane o la bazzecola di 60 miliardi. No grazie, vendetelo a chi lo vuole (Inter? Lazio?, se non si trattava, come pare verosimile, di azioni di disturbo), fatto sta che l’estroso ed indisciplinato negro vorrebbero venderlo e non l’hanno ancora venduto. Mentre il Lucianone nostro tira fuori il coniglio dal cilindro e con soli 18 miliardi pesca e si porta a casa, col nigeriano campione olimpionico Sunday Oliseh, un centrale ventiquattrenne che di Conceicao e di Seedorf rappresenta la migliore sintesi possibile, il quale Oliseh nell’Ajax ha acquisito sicurezza ed esperienza). Secondo il mio parere lui e Davids potranno formare, alla destra e alla sinistra di Tacchinardi, una formidabile cerniera difensiva. L’altro grosso problema era quello dell’attaccante di peso, reso acuto dalle recenti performances sportive e commerciali del bue Vieri, dalla a volte esasperante leggerezza di Inzaghi e dai deludenti risultati di Esnaider. Un tentativo di riprendersi Vieri, nonostante l’alto prezzo e data l’intenzione dello stesso di stracciare il contratto che lo legava alla Lazio, sotto sotto probabilmente devono averlo fatto, anche se ovviamente lo negano. Un analogo tentativo devono averlo fatto anche con il ventenne centravanti francese, attualmente in forza all’Arsenal, Nicolas Anelka, che fino allo scorso mese di dicembre non era nessuno (non era stato convocato nemmeno per il mondiale) e che da gennaio, segnati lui i due gol con i quali la nazionale campione del mondo glorissimamente espugnò Wembley, è diventato un universale oggetto di desiderio, e l’Arsenal, che due anni fa lo pagò l’equivalente di un miliardo e mezzo di lire ora ne chiede cinquanta volte tanto. Costando entrambi troppo, sagacemente si sono risolti a prendere il serbo Darko Kovacevic, uno che in Spagna, nella Real Sociedad, nel ruolo di punta pesante ha ben figurato, e, segno di fiducia e avendolo anche dovuto strappare all’Atletico Madrid, lo hanno pagato anche abbastanza caro (41 mld., e pare che nessuno, nella storia della Juventus, sia stato pagato tanto, o l’equivalente di tanto). Speriamo che sappia reggere al "va e vieni" campo-panchina. Il problema della punta di peso sembrava essere stato risolto, realisticamente, nel modo migliore che, a luglio inoltrato e quando tutto sembrava fatto per la Lazio, riesplode il caso Anelka, nel senso che – come, nonostante le solite smentite di Moggi, sembrerebbe appurato - manovre oscure della Juventus avrebbero indotto l’Arsenal (che ambisce ad avere Thierry Henry e ad ottimizzare la vendita del suo centravanti, un tipo non facile da gestire!) a resistere alle offerte di Cragnotti, dopo che questi si era accordato col negro e con la sua pletora di procuratore e famigli, offrendogli la luna (ovvero i fatidici 10 mld. netti all’anno per i consueti 5 anni). Al che Anelkazzo s’è messo a dare in escandescenze insultando tutti i bianconeri di questo mondo e la terra che li sorregge (miserabile negro, come ti permetti!), ma rimane il fatto che gli inglesi non si sono commossi e hanno ritenuto i 55 miliardi di Cragnotti "not appetibles", per cui l’intera situazione appare al momento congelata e non si può prevedere, in atto, come evolverà. Per quel che riguarda la posizione della Juventus vi sono due ipotesi. La prima fa supporre che si tratti solo d’una manovra di disturbo ai danni della Lazio che, sia per poter rimpiazzare degnamente Vieri (venduto com’è noto all’Inter per settanta miliardi più Simeone stimato venti) che per eseguire una precisa disposizione di Gian Luca Vialli che ancora quest’anno allenerà il Chelsea ma che l’anno prossimo lascerà Londra per scendere a Roma per rimpiazzare mister Eriksson, fortissimamente vuole Anelka. Insomma, la Juve fa quel che può per non farglielo prendere, o al limite per farglielo pagare più caro (sì, perché c’è pure la questione del dottor Tencone, che il lattivendolo ha cercato scorrettamente di sottrarre ai bianconeri, che li ha avvelenati). L’altra ipotesi pretende che la Juve la sua testina di vitello la voglia sul serio e la voglia per farla giocare con la sua (vituperata) maglia, anche sacrificando Henry (strappato a febbraio proprio ai "gunners"), avendo Platini giurato all’Avvocato che l’Anelka, nonostante che come uomo sia un’emerita testa di cazzo, in effetti sia un grossissimo uomo gol (e dei consigli di Platini in piazza Crimea nessuno si è mai pentito). Secondo me le ipotesi sono ambedue attendibili, anche se la seconda ha l’handicap di essere tardiva, essendo arrivata dopo che si era cercata e trovata una buona soluzione di ripiego (Kovacevic) e dopo che si è tenuto Inzaghi che in tempi più propizi, verso aprile/maggio, si poteva vendere, senza colpo ferire, per una cinquantina di miliardi. Personalmente mi auguro che per quest’anno il negro rimanga dov’è e che l’anno prossimo la Juve lo prenda e s’attrezzi a costruirgli intorno una squadra idonea.
Alla fine è andata a finire che il negro non verrà (andrà al Real Madrid), non avendo, il selvaggio, in odio alla Juventus, accettato l’agreement di Moggi e Cragnotti che prevedeva l’acquisto da parte della Juve e l’usufrutto, per i primi due anni, della Lazio e Thierry Henry, molto amato dalla tifoseria, perché forse l’unico (l’ultimo) al mondo ancora capace di fare l’ala di vecchio stampo, è stato ceduto. C’è sicuramente lo zampino di Ancelotti che ad un’ala-ala (Henry) preferisce un’ala-terzino (Bachini).
Qualche grosso problema questa primavera hanno dovuto affrontarlo, in piazza Crimea, con la speranza che abbiano deciso al meglio. Il primo e il più spinoso riguardava il rinnovo del contratto di Del Piero del quale si tratta da due anni. Hanno aderito ai diktat della ditta Pasqualin-Del Piero cedendo su tutto il fronte e garantendo all’esoso, per cinque anni, che giochi o non giochi, che corra o che se la meni, un contratto faraonico, che ha già cominciato a stuzzicare le voglie dei compagni (Inzaghi, che alla fine si è accontentato di 6 e mezzo, Davids, che ne vuole otto o fa l’inferno, Peruzzi che l’han mandato per questo). Mi fa un certo effetto considerare che questa specie di Leonardo Di Caprio dei campi erbosi prenda il doppio di quel che guadagna il presidente della multinazionale della quale la Juventus è la più piccola partecipata, tuttavia mi rendo conto che, a come erano arrivate le cose, la proprietà non poteva agire diversamente. Il contratto-capestro della ditta Pasqualin-Del Piero non lo si poteva non firmare (per via del fatto che quello l'anno prossimo ci inculava tutti senza vaselina e se ne andava a parametro zero), ma ciò non toglie che io speri, vivamente speri, che l'anno prossimo lo vendano al Milan, lo stronzo, per centoventi miliardi (e lo sostituiscano con Rapajc, che costa poco ed ha estro e generosità da vendere). L’altra difficile decisione ha certamente riguardato il tenere o meno il signor Zidane. Che è un fuoriclasse ma che quest’anno si è rivelato abulico e scostante, indispettendo tutti. Se l’anno prossimo delude ancora il suo prezzo di mercato, che oggi tiene ancora abbastanza, si avvilisce. Nonostante le richieste hanno deciso di tenerlo. Speriamo bene. Poi han preso, a buon prezzo (eccezion fatta per Zambrotta, che han pagato ben 40 miliardi), dei giovani alquanto promettenti (O’Brien, Isaksson, Bachini) che vanno ad aggiungersi a quelli presi l’altr’anno. E sui quali fiduciosamente si conta (Iuliano e Tudor, essendo stato Henry, come detto, ceduto). Infine è saltata fuori, inaspettata, la notizia dell’acquisto dell’uruguaiano O’Neill, nel mentre che della sua acquisizione l’arguto Galliani, nel vantare la sagace campagna di rafforzamento del Milan, giustamente si gloriava (il Milan ha puntato su promettenti giovani di forte temperamento dai quale, nel futuro, non potrà che ricevere benefici). Invece l’astuto Moggi glie l’ha soffiato, probabilmente pensando di farne l’erede di Zidane (non per nulla O’Neill resterà un altr’anno al Cagliari). La Guida Mondiale del Calciomercato di lui dice: fantasista, nato in Uruguay il 14/10/73, alto 1,80 per 80 kg. Valutazione 12 mld. Al suo primo anno di titolare in seria A ha mostrato di che pasta è fatto. Un talento naturale, capace di giocare da attaccante e da centrocampista, l’importante è che in certe occasioni freni il suo temperamento. E’ un grosso giocatore perché al piede uruguagio unisce un temperamento irlandese. Il punto debole della Juventus, secondo me e molti altri osservatori, è la panchina, panchina nel senso di tecnico, di allenatore, di Ancelotti, per intenderci, ed è veramente un peccato che il feeling con Lippi si sia spezzato. Ancelotti è un pavido sul quale l’alto magistero sacchiano non ha lasciato alcuno dei suoi mirabili segni, diffida dei fuoriclasse e le sue squadre di rado impongono il loro gioco.
Staremo (fiduciosamente) a vedere. Nel frattempo abbiamo (ancora) rinnovato l’abbonamento alla "Pay per view".
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Precampionato:
Juventus:
08/07/99, partita amichevole contro una rappresentativa dilettantistica valdostana: 5 a 0 con gol di Birindelli, Pessotto e Amoruso (tre volte). I cronisti riferiscono che il giovane portiere Isaksson, schierato fra gli allenatori, si è distinto con grandi parate.
12/07/99, partita amichevole contro una rappresentativa dilettantistica valdostana: 6 a 0 con gol di Volpone (aut.), O’Brien, Henry, Rigoni (due volte) e Sculli.
18/07/99, I° turno Intertoto contro il Ceahlaul, squadra rumena: 1 a 1 – gol (del pareggio) di Tacchinardi.
19/07/99, partita amichevole contro una rappresentativa dilettantistica valdostana: 2 a 0 con gol di Rigoni e di Del Piero.
24/07/99, a Cesena, I° turno Intertoto contro il Ceahlaul: 0 a 0, ma i giocatori e il gioco mi sino piaciuti.
28/07/99, a Rostov, contro la squadra locale: vittoria per 4 a 0 con gol di Zambrotta, Inzaghi, Kovacevic e Inzaghi ®
04/08/99, a Cesena, ritorno contro i russi di Rostov: 5 a 1 con gol di Inzaghi ®, Duyun, Tacchinardi, Inzaghi, Del Piero e Inzaghi.
10/8/99, a Cesena, andata contro i francesi del Rennes: 2 a 0 con due gol di Inzaghi. Bella Juve! E’ proprio vero, con le ali si vola.
17/8/99, a Milano, 9^ edizione del trofeo L.Berlusconi: Milan – Juventus 0 a 1 con gol di Del Piero. Una partita combattutissima, una prova che ci ha confortati, una vittoria che ci riempie d’orgoglio (mancavano Van der Sar e Isaksson, Mirkovic, Tudor, Montero, Davids e Kovacevic). Ottimi Oliseh, Tacchinardi, Zambrotta, Conte, Ferrara, Iuliano e Del Piero; molto bene gli altri.
24/8/99, a Rennes, ritorno Rennes – Juventus: 2 a 2 con gol di nonricordochi, Conte, Zambrotta, Nonda. S’è vista una squadra mirabile per il vecchio mestiere e le infinite risorse; molto bravi Van der Sar e Zambrotta.
Altre:
Le partite d’agosto contano poco o niente, però, prendendo in considerazione quelle d’una certa pretesa, si può segnalare che il Milan ha perso il trofeo Berlusconi con la Juventus, la finale di Lega con il Parma e il trofeo Santiago Bernabeu con il Real Madrid; che l’Inter le ha perse tutte indistintamente (così che son corsi a rinforzarsi ancora col mediano della Roma Gigi Di Biagio); che i viola hanno perso il trofeo Cecchi Gori (e che comunque avendo superato il Widzew Lodz accedono ai turni successivi della Champions L.). Il Parma ha vinto, come detto la supercoppa di Lega ma anziché della C.L. dovrà accontentarsi della coppa Uefa (avendo ceduto ai Rangers di Glasgow); la Roma di Capello s’è risparmiata e la Lazio fra l’altro ha battuto addirittura il Manchester aggiudicandosi la supercoppa dell’Uefa (gol di Salas).
29/8/99: Juventus – Reggina: 1 a 1 con gol di Inzaghi e di Kallon. La Juve non solo non ha vinto una partita che sulla carta appariva di tutto riposo ma ha anche deluso come gioco, in specie nel secondo tempo, dopo che Ancelotti ha inopinatamente fatto uscire Zambrotta e Iuliano per Bachini e Mirkovic. Pippo Inzaghi ha segnato scattando tempestivamente a raccogliere un passaggio rasoterra verticale di Zidane, Oliseh su calcio fermo ha preso un palo. Delle cosidette grandi hanno vinto l’Inter che con tre gol di Vieri ha travolto a S. Siro i malcapitati veronesi, la Fiorentina faticosamente in casa col Bari (gol del benemerito Chiesa), e pur’essa con qualche fatica la Lazio il Cagliari (Veron, Inzaghi su rigore e O’Neill). Il Milan s’è fatto raggiungere due volte a Lecce (gol del definitivo pareggio di Lucarelli); il Parma ha solo potuto pareggiare col Perugia (Olive, bel gol, e Marione Stanic) e la Roma ha mediocremente giocato, e pareggiato, a Piacenza (Totti su rigore dubbio e Stroppa su punizione). Il Bologna non è riuscito a forzare il supercatenaccione del Torino. Han pareggiato anche Venezia e Udinese (Muzzi e Maniero; buone giocate del giapponese del veneziani).
12/9/99: Cagliari – Juventus: 0 a 1 con gol di Conte. Dopo l’insopportabile sosta per dar spazio a Zoff, spazio immeritato e inverecondamente sprecato, finalmente s’è ripreso. La partita clou si è giocata all’Olimpico e ha costituito il posticipo. Si trattava di Roma Inter che, l’una di fronte all’altra e ambedue guidate da allenatori di provate capacità, hanno misurato le loro ambizioni. Nel primo tempo si sono contate otto occasioni da gol (a zero) per i giallorossi, che hanno annichilito i nerazzurri, costretti a far muro davanti ad un ispirato Peruzzi, mentre che per l’assenza di Vieri e la presenza di uno spento Ronaldo le loro capacità offensive rasentavano lo zero. Dopo quasi un’ora Lippi ha chiamato fuori il dentone avvicendandolo appunto con Vieri, al quale ha dato il supporto di Moriero. La pericolosità di Vieri ha destato qualche preoccupazione nella difesa giallorossa, cosicché han cominciato a rallentare e a coprirsi un poco (anche perché nel frattempo e dopo il gran correre del primo tempo scadevano di ritmo). I migliori sono stati Peruzzi, Blanc e Paulo Sosa nell’Inter e Cafù, Totti e Aldair tra i romanisti. I peggiori in assoluto Ronaldo e Panucci. Un paio di episodi dubbi in area interista. Per le altre vorrei dire che la Juve che ho visto in televisione finalmente imporsi a Cagliari mi è piaciuta, almeno fino al gol (16° del s.t.), dopo il quale s’è fatta prendere dalla paura di non essere in grado di condurre in porto la vittoria. Del Piero, che molto si è impegnato, ha sprecato tre gol che uno come lui non dovrebbe sprecare mai sbagliando anche un numero impressionante di passaggi, di calci d’angolo e di punizioni dal limite (essendo stato fermo ben nove mesi è doveroso avere un po’ di pazienza). Il gol del capitato è scaturito da una sua capocciata su corner corto. Zidane ha giocato bene, come bene ha giocato il vigoroso O’Neill destinato, l’anno prossimo, a prenderne il posto. Bene ha giocato l’occhialuto Davids finalmente in campo, Inzaghi ha fatto quel che ha potuto. Bene tutti i difensori e Van der Sar nell’unica volta che è stato impiegato. Ancelotti non ha impiegato né Oliseh né Zambrotta, il che mi è dispiaciuto.
Il Milan si è imposto per 3 a 1 sul Perugia (Bierhoff, Schevchenko facile su servizio di Serginho e Leonardo). Mi ha grandemente impressionato il terzino Serginho, travolgente nei suoi affondi sulla sinistra. L’Udinese ha vinto bene (3 a 0) sul Piacenza del sopravalutato Simoni (molto bello il gol di Locatelli) e il Torino dell’odioso Mondonico di fortuna e su misura sul veloce Venezia. Chiara la vittoria del Verona su un combattivo Lecce. Poi solo pareggi. La Fiorentina (2 a 2 colla Reggina) per un errore del suo valoroso portiere (tutti, ingenerosamente, gli stanno dando la croce addosso ma la squadra non meritava i 3 punti, e non solo perché i suoi gol li hanno segnati due difensori); il Parma al Tardini ha raggiunto un forte Bologna grazie ad una autorete di Ingesson a pochi minuti dalla fine (i rossoblu erano andati in vantaggio con Signori che aveva bellamente uccellato un Cannavaro ancora stordito dalle girandole dei danesi). Lazio e Bari hanno concluso a reti bianche una combattuta partita. Le sette sorelle dopo la seconda giornata si trovano tutte appaiate a quota quattro, escluso il Parma che finora ha racimolato solo due pareggi. Stasera al processo di Biscardi si leveranno alti ululati per una decisione arbitrale favorevole alla Juventus (un gol annullato a Oliveira forse in fuori gioco) e l’irriconoscibile Ronaldo verrà fatto a pezzi, cucinato e dato ai cani.
16/9/99: C.U. Omonia Nicosia – Juventus: 2 a 5 con gol di Inzaghi, Inzaghi, Kovacevic, Esnaider, Kontolefhteros, Del Piero e Kontolefhteros. Non vista, niente da dire. Anche per la troppa disparità dei valori. Nella Champions L. il Milan e la Fiorentina pur molto soffrendo le rivali (rispettivamente Chelsea e Arsenal) sono riuscite, anche per le prodezze dei loro portieri, a racimolare dei pareggi. Mezzo passo falso casalingo del Parma (3 a 2 contro dei russi sconosciuti) mentre rotonde sono state le vittorie di Bologna e Roma (7 gol al Vitoria Setubal con un Aletnichev che ha esaltato tutti e segnato tre gol).
22/9/99: Juventus – Udinese: 4 a 1 con gol di Del Piero ®, Inzaghi ®, Inzaghi, Zambrotta, Bisgaard. Partita facile, con la strada spianata dai due calci di rigore (che c’erano ambedue). Però il gol al passivo m’è dispiaciuto quasi quanto nell’insieme mi abbiano compiaciuto i gol realizzati. Si sono distinti, ancora un’altra volta, per decisione e precisione, Montero e Tacchinardi. Non ho capito perché Ancelotti su un comodo e pacifico 3 a 0 non abbia fatto giocare il secondo tempo alla coppia Esnaider Kovacevic.
Nel posticipo si è giocata Inter Parma dove i nerazzurri hanno annichilito i rivali. Non so quanto la attuale debolezza dei gialloblù abbia potuto favorire la splendida Inter di questa sera che a buona ragione Ronaldo e Baggio hanno visto dalla lontana tribuna, ma posso senz’altro affermare che lo squadrone di Marcello Lippi ha giocato una partita favolosa. Cristone Vieri ne è stato l’anima e il corpaccione; ha segnato un gol favoloso e ha favorito la segnatura degli altri tre (in rete nell’ordine Zamorano, Crespo, Vieri, Moriero e aut. di Thuram). Mi ha dato un po’ di fastidio la becera esultanza ai gol di un Lippi solitamente composto, anche se umanamente lo capisco. Rotonda vittoria dei giallorossi di Fabio Capello a Venezia (gol di Del Vecchio ®, idem, Aletnichev e Pektovic). Anche la Lazio ha vinto bene, battendo per 3 a 0 il Torino. Rimarchevoli il gol di Salas (geniale, difficile: uno stupendo pallonetto misurato a scavalcare il portiere calciando seduto per terra) e un efferato calcione di Mendez nel basso ventre di Simeone (di Veron ® e di Inzaghi gli altri due gol). La Fiorentina che ha vinto con rotondo punteggio (4 a 1 sul Verona) invece non ha convinto: in difesa hanno ballato da pazzi e il risultato è bugiardo. Il Milan a Bari (1 a 1 Osmanowsky e Serginho) è stato salvato da un Abbiati ogni volta stupefacente. Per il resto importante vittoria (un po’ fortuita) della Reggina sul campo del Bologna e rotondo successo del Perugia sul derelitto Cagliari al cui allenatore i soliti sciacalli in s.p.e. han cominciato puntualmente a suonare il de profundis. Pari infine tra Piacenza e Lecce.
21 e 22/9: mercoledi di coppe. C.L. Milan Galatasaray 2 a 1 (parlo da turco) primo tempo deludente, con Georgiu Hagi immota statua alla sua passata grandezza; nel secondo quel bastardo del loro portiere, maledetto, li ha (ancora) salvati. Berlusconi, alla fine, nero in volto più di un Weah, andava esclamando "Grande Abbiati, piccolo Milan ". I fiorentini invece al Nou Camp sono stati letteralmente stesi ed arati (4 gol degli azul grana, 13 occasioni da gol, ancora un Toldo eroico), irresistibile risultando a tutti gli effetti la capacità di palleggio degli attaccanti del Barcellona, che entravano in area dribblando per presentarsi soli dinanzi al portiere (i gol di Figo, Luis Enrique e di Rivaldo due volte). I laziali infine hanno battuto per 2 a 1 a Roma la Dinamo di Kiev (gol della vittoria di Salas, bellissimo).
25/9/99 Lecce Juventus: 0 a 2 con gol di Lima (al 3 min.) e di Conticchio (al 95’). Prestazione vergognosa, risultato giusto, sconfitta (speriamo) salutare. Moggi alla fine ce l’aveva a morte con i giocatori (hanno giocato tutti in una maniera indecente, tranne i soli Montero e Zidane).
Nell’altro anticipo il Milan mezzo ammaccato mercoledì sera dai turchi ha rifilato quattro pappine al Bologna, rinvigorendosi nello spirito e in classifica (i gol di Weah, Leonardo, Bierhoff ® e Ganz). Mentre l’Inter di Marcello Lippi, che con i soli Peruzzi (che ha parato un rigore che Ferrante aveva calciato forte e angolato) e Vieri (gol risolutivo, subito dopo) ha battuto al Delle Alpi il Toro (una bella mezzaluna, il serbo Ivic) si proietta in cima alla classifica. Han vinto anche i giallorossi di Fabio Capello (senza fatica sul Perugia, di Montella, Assuncao, Totti ® e Olive i gol realizzati; tutti di Del Vecchio quelli sprecati), la Reggina sul fiacco Piacenza di Simoni e il Bari a Verona (molto bello il gol del sempre positivo Osmanosky) e il Verona e appunto col Piacenza mi sembrano le compagini più deboli dell’intero lotto. Pari al S. Elia tra il Cagliari (che molto ha sprecato) e il Venezia e ad Udine tra i bianconeri di Del Canio e i viola del mazzuolato Trapattoni e di san Toldo che non s’è ancora stancato di far miracoli (i gol del solito Batistuta e di Fiore). Nel posticipo giocavano, al Tardini, Parma Lazio. Hanno vinto i laziali forse anche meritatamente, comunque con un gol fortunato come un "sei" al Superenalotto (Almeyda ha assestato, all’"evviva il parrocco!" un aereo calcione ad un pallone che casualmente gli stava spiovendo addosso, spedendolo in cielo, dove è rimbalzato per finire nell’unico buco dove l’infelice Buffon non poteva proprio arrivare. Ora i laziali e i nerazzurri guidano la classifica.
28-29 e 30/9 : mercoledì di coppe: a Palermo Juventus – Omonia di Nicosia 5 a 0 gol di Kovacevic, Kovacevic, Tacchinardi, Kovacevic, Conte. Avversari poco agguerriti, buoni però le trame di gioco e l’impegno col quale i bianconeri si sono spesi in campo (avrei voluto vedere, dopo la figuraccia di Lecce!). Mi sono piaciuti molto Bachini, Tacchinardi e Mirkovic. Belli e diversi l’uno dall’altro i gol di Kovacevic (per il primo si è levato a colpire forte di testa ad un’altezza incredibile). Positivo l’impegno di Del Piero, non comunque ancora la sua lucidità. Per il resto: in Champions L. Milan e Fiorentina hanno pareggiato (contro l’Herta Berlino a Milano i rossoneri e contro la svedese AIK, un complesso tatticamente fortissimo, i viola). I laziali hanno vinto facile contro la slovena Maribor, la più debole del lotto. L’esoso e da me detestato calabro-lucano Nicola Amoruso va in prestito al Perugia, ma ci va da signore, non da quel merdoso mentecatto che è. Difatti ha guadagnato la porta solo dopo essersi assicurato una prosecuzione d’ingaggio per altri 5 anni (a 3,2 mld. netti l’anno). Il presidente Sanz ha chiesto alla Juve di scambiare Zidane con Anelka. Che a Madrid ha ignominiosamente fallito (ma come potevasi pensare che potesse togliere il posto ad uno come Morientes, che segna gol a raffica!). Ci offrono Seedorf per Zidane, possono offrirci anche la fontana di Trevi…!
3/10: 5^ : Juventus Venezia: 1 a 0 per un gol di Conte. I giocatori bianconeri avevano una forte voglia di vincere ma la scarsa lucidità e la buona difesa dei veneziani li han portati a raccattare la benefica vittoria nei minuti di recupero, quando tutto era saltato e si lottava alla baionetta. Ha risolto al 93° minuto un arrembante tiro di Conte. Dove non arrivano gli altri arriva sempre il capitano, così recitano gli aedi (Conte, 35 gol in carriera, di cui 16 risolutivi).
Uguali difficoltà ha avuto l’Inter contro il debole Piacenza, e ce l’hanno fatta a stento e di misura (2 a 1) grazie ai gol di Panucci (di testa su corner ben calciato da Georgatos) e di Ronaldo (in mischia, con due nerazzurri in evidente posizione di fuorigioco innanzi al portiere Roma). Una sontuosa Roma ha espugnato Firenze imponendosi per 3 gol a 1 (Cafù, Tommasi, Cafù e Batistuta). Giocatori ispirati e gioco scintillante. Han perduto Del Vecchio per uno strappo muscolare e Totti perché espulso (i due salteranno la partita con la Juve, ma io penso che Fabio Junior, Aletnichev e Di Francesco sapranno ben rimpiazzarli, anche perché Fabio Capello ha ormai ben messo in riga la squadra). Franche vittorie del Bologna (ove per loro fortuna è riapprodato Kenneth Andersson) sul Lecce e del Parma sul derelitto Verona (gol scacciacrisi di Amoroso, Ortega e Crespo e festa grande). In effetti i parmensi han dato spettacolo, ma fu vera gloria? Vittoria di misura del Perugia sulla Reggina. Pari tra il Cagliari, sulla cui panchina oggi esordiva Ulivieri (avendo quel buffone del presidente Cellino fatto subito fuori Tabarez), e il Torino per i gol di M’Boma e di Ferrante su rigore (poteva, il disgraziato, sbagliare quello di oggi e indovinarlo domenica scorsa!), rigore che l’arbitro ha letteralmente inventato e regalato ai granata, e tra Bari ed Udinese (equo codesto). Il posticipo Lazio Milan è finito con l’inisuale punteggio di 4 a 4 ma è stata una partita bellissima. Non soltanto per le numerose segnature e la loro altalenante sequenza e neanche perché le due squadre hanno cercato di vincere e avrebbero potuto riuscirvi, quanto perché si sono visti, a cura dei calciatori in campo, prodezze da antologia del calcio. I gol sono stati di Veron, di Weah, di Mihailovic, di Salas, di Shevchenko, di Shevchenko ®, di Shevchenko e di Salas. Il cileno e l’ucraino hanno fatto gol stupendi (in particolare il terzo di Schev), Veron e Abbiati hanno dato dimostrazioni di altissima classe (le prestazioni di quel portiere hanno dell’incredibile). Intanto i nerazzurri di Lippi sono i capintesta con 13 punti, seguiti da Lazio Roma e Milan che ne hanno 11. Segue (con fatica) la Juve con 10 punti.
17/10: 6^ - Scrivo nell’attesa che si inizi a giocare all’Olimpico giacché Roma Juventus costituisce il posticipo della giornata. La seguirò alla radio, non facendo parte, la Roma, della scuderia di Tele+. Mi sarebbe piaciuto poterla guardare in diretta anche se penso che i favori del pronostico siano da accreditare ai giallorossi di Capello, non tanto perché vincendo affiancherebbero i laziali in cima alla classifica, quanto per il fatto che obiettivamente costituiscono complesso solido, bene equilibrato e ricco di buoni mestieranti. Tra le partite che si sono già giocate sorpresa hanno destato la sconfitta della capolista Inter sul campo di quel Venezia che l’altra domenica a Torino ci fece dannare. La partita è stata risolta da un gol di Maniero, con Angelino Peruzzi migliore in campo e che il migliore in campo sia il portiere non è mai una buona cosa; il peggiore probabilmente è stato ancora una volta l’imbolsito Ronaldo, il mistero buffo di questo scorcio di secolo. La sconfitta dei nerazzurri tuttavia non ha sorpreso chi non abbia dimenticato come gli stessi contro il Torino e contro il Piacenza avessero vinto grazie alle prodezze del duo Peruzzi-Vieri, e senza assolutamente meritare. Analoga sorte stava per subire, sul suo stesso campo per mani del Cagliari, il Milan campione d’Italia, se non che l’hanno salvato un gol di Bierhoff quasi in chiusura (di Morfeo, di Schevchenko su rigore e di Berretta gli altri gol), le prodezze del solito Abbiati e gli errori di mira di M’Boma e compagni. I sardi hanno concluso in rete o nei pressi ben sedici volte (prendendo anche, nel finale, un palo col camerunense), mettendo impietosamente a nudo la debolezza di una difesa (quella dei rossoneri) che dopo quella del Verona e pur con un portiere che spesso para l’imparabile è la più perforata del campionato. I cagliaritani sono stati esaltati dalla forza e dal valore del duo O’ Neill e M’Boma, giocatori degni di palcoscenici più prestigiosi. Perentoria e brillante è apparsa a tutti la vittoria della Lazio sul campo dell’Udinese, travolta e distrutta già nel corso del primo tempo (di Veron, Boksic e Mihajilovoc i gol); un po’ fortunata invece quella del Parma a Firenze, dove un pari forse sarebbe risultato più equo (la vittoria è venuta a pochi minuti dalla fine per un gol trovaticcio di Di Vaio che era entrato in campo poco tempo prima, il quale ha approfittato di una papera collettiva del trio Padalino, Repka, Toldo). Infine, tra le minori il Lecce ha battuto la Reggina (quel Sesa è in vero proprio una bell’aletta), il Torino il Bari e il Verona il Perugia (di Cammarata il primo gol); grigio e senza gol il pari tra Bologna e Piacenza. La partita dell’Olimpico è stata vinta per uno a zero dalla Juventus, con un gol finalmente decisivo di Zidane ad inizio di ripresa (su punizione dal limite sinistro dell’area, con un tiro misurato e violento nello stesso tempo). Dunque ha finalmente trionfato Carlo Ancelotti, che ha portato, dopo tanti bocconi amari, i bianconeri a vincere contro la proterva Roma all’Olimpico, dove non erano riusciti né il Trap e né Lippi, ma soltanto Maifredi (!) nove anni or sono (gol di Pier Luigi Casiraghi). I romanisti erano in forma e baldanzosi; più di settantamila spettatori si erano dati convegno all’Olimpico per un giubileo anticipato e vedevano nitida l’occasione per agganciare la Lazio in testa alla classifica e proporre un campionato all’insegna di Roma Capitale. Purtroppo per loro non è andata così. Ha vinto la Juventus perché, senza strafare, ha controllato con forza e sagacia la partita, partendo proprio dall’attuazione di un fuorigioco spietato, come Ancelotti imparò da giocatore nel primo Milan di Sacchi. Con grande destrezza e puntualità Montero e i suoi compagni di linea mettevano in fuori gioco Montella e chi dei suoi compagni si avventurava da quelle parti, spezzando ogni volta il filo delle offensive giallorosse fino a demoralizzarli. Talché agli uomini di Capello le occasioni sono venute da due velenose punizioni di Candela, ma glie le ha spazzate via Van der Sar in una serata nella quale ha voluto ricordare a chi già frettolosamente lo criticava chi è e chi non è, e con le sue magnifiche parate ha confortato i compagni e esaltato i tifosi. In questa Juve forte e volitiva che ha giocato di più e meglio della rivale meritano una citazione particolare, oltre ai già citati Van der Sar e Montero, un Tacchinardi molto motivato e forte fisicamente nonché, al di là anche dei positivi condizionamenti che in chi giudica derivano dal fatto che abbia segnato, Zidane il quale ha preso in mano la squadra e l’ha guidata ad osare. Per effetto di questi risultati la Juventus è in classifica ad un punto dalla Lazio, e a 13 punti precede con l’Inter la Roma e il Milan che di punti ne hanno rispettivamente 11 e 10.
21/10: Levsky di Sofia – Juventus 1 a 3 con gol di Oliseh, Kovacevic, Yufi, Kovacevic. Buona prestazione, con uno Zidane bene in palla. Tra i risultati delle italiane è da segnalare la sconfitta del Milan contro l’Herta di Berlino, che ne compromette la conquista del secondo posto nel girone (sul primo c’è una forte ipoteca dei berlinesi). Dovrà spareggiarselo, questo secondo posto, e quindi il prosieguo in CL, martedì prossimo a Milano con il Chelsea.
24/10: 7^ Bari Juventus 1 a 1 con gol di Pessotto al 22° su azione condotta personalmente e conclusa dal limite dell’area con un forte tiro rasoterra; i padroni di casa pareggiano su punizione dal limite, a 4 minuti dalla fine, con tale Spinesi. Alla Juve mancavano Zidane e Montero, nonché Ferrara ed Esnaider (che sostituiva il francese) che per guai fisici son dovuti uscire molto presto. Tuttavia questo pari, che per noi rappresenta una disdetta, è da interpretare come giusta nemesi per il troppi gol sprecati. Una squadra tetragona avrebbe dovuto vincere per quattro gol a zero. Invece siamo qui a morderci le mani perché Del Piero è del tutto evanescente e le sue gambe pare che non debbano mai indurirsi. Perché Inzaghi da quando gioca a tutto campo e per costruire gioco retrocede e svaria ha smarrito la via del gol, come succede a chi non abbia mezzi tecnici e atletici supremi. Tuttavia la squadra non ha giocato male, difesa e centrocampo costituivano delle cerniere bene oleate anche se per l’assenza di Zidane lunga ci è parsa essere a volte la distanza che separava i centrocampisti e le punte (Esnaider è soprattutto un portatore di palla, e poi, come si è detto, è dovuto uscire prima del tempo). Migliore in campo Tacchinardi; molto bene anche Tudor, Iuliano, Birindelli e Pessotto.
Nel derby meneghino il Milan con un po’ della solita vecchia fortuna ma tuttavia non immeritatamente ha fregato i nerazzurri (uso il termine fregato e non il più comune battuto perché il gol della vittoria è arrivato esattamente al novantesimo e quello che pareggiava l’uno a zero che Ronaldo aveva segnato su rigore era stato realizzato (da Schevchenko) di stinco, su un fortuito rimbalzo. Penso che un pareggio sarebbe stato risultato più equo anche perché sia Lippi che Zaccheroni hanno commesso i loro errori. Il primo fino a quando non si è deciso, uscito per giusta espulsione Ronaldo, a dare, con Zamorano, una spalla al povero Vieri che da solo non ce la faceva a districarsi dal nugolo di difensori rossoneri che implacabilmente lo attorniava. Il secondo per avere tardato ad inserire l’ucraino e perché insiste su quella parodia di calciatore che è il mediocre Guglielminpietro, anziché sul creativo Boban. Agli effetti del risultato è da ritenere che la seconda sconfitta consecutiva debba costituire per Lippi un boccone ben amaro e pesante da digerire. E domenica prossima verrà a far loro visita la lanciatissima Lazio. Lazio che in casa col Lecce non poteva non vincere e difatti ha vinto. Quattro a due il risultato finale (con due gol di Stankovic), anche se non poca dev’essere stata, alla fine, la fatica. Così i biancazzurri, grazie al pareggio di Juventus e Roma e alla sconfitta dei nerazzurri, mette ben tre punti di distanza sulle seconde. Clamorosa la sconfitta della Fiorentina in casa del Piacenza, ultima in classifica e ancora a digiuno di vittorie. Trapattoni ha offerto delle ambigue dimissioni (l’ambiguità consisterebbe, penso, nel fatto che avrebbe invitato la società a licenziarlo, il che è ben altra cosa che un semplice dimettersi). Forse sarebbe ora che il vecchio Trap si regalasse un meritato riposo e si godesse i nipoti e i molti soldi guadagnati. Clamorosa anche la sconfitta che il Cagliari ha rimediato sul suo campo per opera di quell’Udinese che, a differenza dei sardi di quel bellimbusto di Cellino, par che non sbagli mai la scelta dei suoi allenatori. Importante la vittoria del Perugia su quel Venezia che domenica scorsa aveva battuto l’Inter. Ottima la prova del giapponese Nakata (il sospetto ch’egli sia effettivamente forte ha delle fondamenta reali, o invece nasce in me dalla visione della deludente prova di Del Piero?). Entrambi del redivivo Amoruso (sì, proprio di quel Nick Amoruso, che costituì la croce e la delizia di noi tifosi juventini) i gol degli umbri. Combattuta partita e giusto pareggio tra la forte Reggina e l’altolocato Parma (di Crespo i gol dei gialloblù e di Lucarelli e Pirlo quelli degli amaranto; due a uno per i calabresi il computo dei pali). Mediocre partita e grigio pareggio sia tra il Bologna e il Verona che, in serata, tra il Torino e la Roma. Con tutta evidenza Capello (pur potendo giovarsi del rientro dello strombazzatissimo Totti, quello che domenica scorsa col solo fiato avrebbe dovuto abbattere le colonne juventine) ha impostato la partita sul "primo non prenderle", e bene gli è andata essendo riuscito con Di Francesco a pareggiare il gol di Scarchilli a soli 7 minuti dalla fine. In classifica, come si è detto, la Lazio precede di 3 punti le seconde, inter quos noi. La juventus ieri a Bari ha graziosamente reso i due punti che aveva "trovato" due settimane prima col gol di Conte, contro il Venezia. La dea bendata li salda presto i conti con la Vecchia Signora!
Il mercoledì di coppe ha visto la inopinata vittoria della Fiorentina sul campo dell’Arsenal dove il vecchio Trapattoni ha dato il peggio di sé e Batistuta (gran bel gol) e il portiere Toldo (una incredibile parata su Kanu su forte tiro scagliato da due metri) il meglio di sé. E così i viola anche buscandone altri quattro mercoledì prossimo a Firenze dove attendono la visita del Barcellona, in ogni modo proseguiranno. Come certamente proseguiranno i laziali di Eriksson, prospettiva che i rossoneri di Zaccheroni (uno a uno a San Siro col Chelsea) vedono allontanarsi ancora di più (anche perché mercoledì dovranno andare a render visita ai forti turchi del Galatasaray).
31/10 – 8^ Juventus Piacenza: 1 a 0 gol di Del Piero su rigore alla mezz’ora della ripresa. Il fallo se lo erano guadagnato Zambrotta e Birindelli con una buona combinazione sulla destra dove il Biri, entrato in area, era stato atterrato dal terzino rivale Manighetti (arbitro Rodomonti; nessuno dei piacentini ha protestato, ma non escludo che stasera al processo di Biscardi qualcuno o più di uno invece lo faccia). La Juve, pur al cospetto di un’avversaria tutt’altro che irresistibile, ha giocato un gran brutto primo tempo, non creando, se mal non ricordo, neanche un’occasione da gol (una invece i piacentini, parata da un attento Van der Sar). Diversi la velocità e l’impegno nella ripresa, anche grazie all’innesto di Zambrotta sulla destra, in luogo di un opaco e disabile Conte (disabile solo nel senso di non abile o non adatto a fare l’ala) e, più in là, a dare rinforzo al comasco, proprio di quel Birindelli che, come ho già detto, doveva risultare essenziale per poter sbloccare il risultato. Dall’altra parte del campo hanno affiancato il rientrante Davids prima un volenteroso ma impreciso Bachini e poi, dopo il vantaggio, il più oculato Pessotto. Positivo il rientro dell’ancora occhialuto olandese, volitivo e intraprendente al solito suo e capace di recuperare sul breve decine di palloni, e a parte ciò gli si deve riconoscere anche il merito d’avere sfiorato il gol in due occasioni (in entrambe le situazioni il pallone veniva respinto dai pali, mentre un terzo lo colpiva Inzaghi). Poco ispirato e confusionario Zidane; non sempre capace di saltare l’uomo l’eterno convalescente Del Piero (che dopo la trasformazione del rigore sembrava avercela col mondo intero). I migliori della Juventus mi sono parsi i già citati Davids e Zambrotta, oltre che, come di consueto, l’eccellente Montero.
La partita clou della giornata era Inter Lazio. Ettolitri di lacrime miracolosamente mutantesi in inchiostri hanno pianto in settimana l’assenza, per giusta squalifica, del cosidetto fenomeno, dimenticando, gli scribi assisi a nord di quella che una volta fu la linea gotica, che i laziali facevano a meno del forte Nesta. La partita è finita con un uno a uno che non umilia nessuna delle due squadre e fa il gioco delle inseguitrici, anche se è da dire che forse i nerazzurri avrebbero meritato di vincerla, e che se (così come successe loro domenica scorsa contro il Milan) non fossero calati nell’ultima mezz’ora probabilmente l’avrebbero vinta (il gol del pari laziale, realizzato in mischia dal terzino Pancaro, è arrivato che era quasi il novantesimo, e dopo di esso una punizione dal limite del solito Mihajlovic avrebbe potuto sorprende un portiere meno esperto di Peruzzi). Lippi al posto di Ronaldo aveva schierato (sicuramente gioiendo in cuor suo) il più duttile Zamorano che gli ha realizzato il gol (un bel gol) e che ha vinto il duello alla distanza col connazionale Salas (deludente anche Boksic). Dovere di cronaca ci impone anche di rappresentare che ai nerazzurri è stato annullato un gol segnato di testa da Blanc in quanto il francese si sarebbe appoggiato su un difensore. Penso che si sia trattato di una decisione sbagliata e che nelle mischie in area susseguenti a calcio d’angolo i difensori vengano sempre tutelati oltre misura. Il Milan non è andato più in là di un incongruo pareggio senza reti a Verona (nella "fatal Verona") mentre i giallorossi romani si sono fatti raggiungere due volte dal volitivo Cagliari, e così entrambe, nonostante le forti ambizioni, poco a poco rinculano in classifica. Neanche i viola, sul conto dei quali e sulla sagacia tattica del cui allenatore da mercoledì sera si sono sprecate impudiche iperboli, hanno di che gioire, essendosi salvati, al campo di Marte (che blasfemìa, che spreco di nome!) contro il rapace e occhiuto Torino, al novantesimo con un gol di Balbo. Gioiscono invece il Perugia (vittorioso a Lecce con una bella combinazione Nakata-Olive), il Bologna che ha un po’ fortunosamente vinto a Venezia (su autogol) e la sempre più convincente Udinese (3 a 2 su una poco arrendevole Reggina; due gol di Poggi). Facile, in quanto facilitata da un gol in apertura di Cannavaro e poco dopo da un’autorete di Innocenti (uno che evidentemente ha il gol facile), vittoria del Parma, a Parma sul Bari (2 a 1 il risultato finale). La classifica a chiusura di stasera vede i laziali primi a 18 punti, con un punto di vantaggio sulla Juventus e tre su Inter e Milan (14 p.), seguono con 13 punti Roma e Perugia e con 12 il Parma. Domenica prossima i laziali potrebbero avere vita facile e forse anche allungare il passo, attendendo in casa il Verona. Mentre noi dovremo soffrire parecchio, e imprecare e maledire molto, dovendo vedercela con quelli del Torino che riuscissero a batterci ridiscenderebbero in B cantando.
4/11: Juventus - Levsky di Sofia: 1 a 1 con gol di Petrov e di Kovacevic. Partita incolore che l’entrata in campo di Zidane, al 20° del II tempo, vivacizza e raddrizza.
7/11 – 9^: Torino – Juventus 0 a 0. Stasera non voglio commentare ne la partita ne la domenica, sono troppo incazzato. Quel bastardo di arbitro ne ha falsato il risultato fischiando non soltanto i falli ma anche ogni contrasto o contatto di gioco, ammonendo a destra e a manca e per colmo di misura ci ha anche privati della possibilità di poter schierare, domenica prossima contro il Milan, Davids. Le continue interruzioni che il suo bestiale e spropositato zufolare ha imposto alla partita hanno finito per fare il gioco e il comodo del Torino, agevolandolo nel suo ostacolare, ostruire, contenere, respingere e magari ripartire. E come se non bastasse ha fischiato a Inzaghi tre o quattro fuori gioco inesistenti e negato ai bianconeri un rigore che altri arbitri hanno dato. Soffocandone l'estro, il signor Bazoli ha costretto i giocatori della Juve a misurarsi col Toro colle armi che lo stesso predilige: la nevrosi, la rozzezza, la brutalità, il tatticismo esasperato". In effetti con poco ho detto tutto (la felice lucidità che deriva dal furore).
D’altro la invereconda caduta dell’Inter di mastro Lippi a Bologna (2 di K. Andersson e 1 di Signori). Vittorie rotonde di Lazio (Verona) con un grandissimo Veron), della Roma (Reggina) e del Milan col Venezia (rotonda anch’essa ma meno facile di quanto non sembri). Il Parma continua a vincere e a recuperare posizioni (oggi ha vinto a Piacenza: gol di Crespo), vittoria casalinga del Lecce sull’Udinese e sul campo del Perugia del Bari. Pari infine tra Cagliari e Fiorentina.
21/11 - 10^: Juventus - Milan 3 a 1 con gol di Zidane (aut.), Conte, Inzaghi e Kovacevic. Una Juve superlativa, strepitosa, che io non essendo Omero né Gabriele D'Annunzio non sono in grado di cantare adeguatamente. Una Juve dove tutti hanno reso al massimo, che ha prima messo alle corde e poi ha demolito i forti rivali senza che alcuno in nessun luogo e per nessuna ragione possa togliere in dubbio la legittimità della vittoria e il valore della prestazione dei giocatori che l'hanno conseguita. La felice prestazione e la vittoria discendono: 1): da un discernimento tattico esemplare grazie al quale i nostri giocatori poco o nulla hanno lasciato agli avversari, con i centrocampisti messi a coprire i difensori (da qui la quasi ermeticità di quest'anno, e non per nulla la Juve è la squadra di serie A che ha subito meno gol) e con Zidane che col suo talento e con la sua straordinaria forza fisica sostiene e rifornisce di palloni (e che palloni!) gli attaccanti; 2): dalla superiorità, in senso fisico-atletico, dei singoli che nei contrasti e nei duelli sia aerei che con la palla al piede, nella mobilità e nei rientri, hanno surclassato gli avversari mostrandosi di loro ogni volta più pronti e più veloci; 3): dalla maggiore qualità generale del complesso, nel senso della classe e del talento che chi ce l'ha ce l'ha e chi non ce l'ha può solo arrabattarsi (vero Albertini?), cosicché ognuno degli juventini ha potuto disporre dell'avversario e della zona di campo di sua pertinenza e, soprattutto, offrire giocate che erano squarci di luce. Del Piero ha fatto a fette la difesa dei rossoneri, spargendovi ogni volta il panico e creando prelibatissime occasioni da gol; Zidane calamitava sui suoi illuminati e illuminanti piedoni tutti i palloni che ogni difensore avesse appena giocato, creando ogni volta micidiali ripartenze; Alessio Tacchinardi era il deus ex machina, il dominus del centrocampo; Inzaghi, che non poteva avere disimparato a segnare, ha risolto la partita segnando il gol decisivo grazie ad un perfetto assist di Del Piero (chissà quanta delusione, certuni!). Ferrara, Montero e Iuliano hanno surclassato gli avversari, con Ciro che ha sfiorato due volte il gol e Conte, il solito leone, che invece l'ha puntualmente realizzato (ed è stato, come al solito, importantissimo).
L'altra partita di cartello s'è giocata nel pomeriggio ed era il derby capitolino. Che s'è risolta in un franco trionfo dei giallorossi che hanno vinto per 4 reti ed una (doppiette di Del Vecchio e di Montella, su rigore, di Mihailovic, il gol dei biancocelesti quando il risultato già riposava sul quattro a zero per i capelliani). Una Roma stratosferica e una Lazio irriconoscibile specie in un primo tempo dove la difesa della squadra di Ericsson si faceva prendere d'infilata ogni volta che i giallorossi lanciavano il pallone in avanti. Rotondissima, addirittura pletorica la vittoria a San Siro dell'Inter sul Lecce. Si è trattato di una di quelle partite "facili" nelle quali al primo minuto si va in vantaggio e col tiro successivo, subito dopo, si raddoppia. Poi in genere viene il diluvio, perché i leccesi non hanno avuto la prudenza di difendere lo zero a due e si sono scriteriatamente lanciati in avanti. Tecnicamente assai bello, pur se confezionato e realizzato in una difesa di fantasmi, il gol (che era il sesto ed ultimo) di Chino Recoba, nonché quello (il secondo), per la forza fisica, di Zanetti. La squadra di Lippi mancava ancora di Vieri, ancora rotto (l'argomento meriterebbe un adeguato approfondimento, ma per farlo bene dovrebbero collaborare i presidenti, o quantomeno i medici, di Juventus, Atletico Madrid e Lazio) e oggi gli si è azzoppato Ronaldo, che pare debba star fuori per due mesi o tre. Importante vittoria di un arcigno Torino sul campo di un Verona che, a causa della scorrettezza e della consueta violenza agonistica dei suoi giocatori, ha giocato per circa un'ora in nove uomini. Gli scaligeri hanno fatto di tutto per rimontare il punteggio ma il non esservi riusciti, con quel doppio vantaggio numerico, giocando sul loro campo e col drammatico bisogno di punti che hanno, dovrebbe indurre la dirigenza veronese a qualche serio provvedimento. Una buona Reggina (veramente interessante quel Possanzini, un centravanti assai mobile e dotato di buoni piedi) si è fatta raggiungere dal Bari al 96 minuto al San Nicola, grazie ad un rigore non dissimile a quello che il signor arbitro Bazoli ci aveva negato col maledetto Toro appena l'altra domenica. E poi parlano di sudditanza psicologica degli arbitri verso i bianconeri! Pari anche tra il Venezia e il Piacenza con i piacentini che hanno sprecato a dismisura. Convincente vittoria del Parma su un Cagliari assai combattivo (sempre in buona luce O'Neill e M'Boma), piegato con fatica alla distanza grazie anche ad un calcio di rigore subito seguito al gol di M'Boma che aveva ristabilito il pari e tagliato le ali agli isolani (due gol di Di Vaio, uno di Crespo). I gialloblu stanno risalendo le posizioni clamorosamente perdute all'inizio di campionato. Faticate vittorie, infine, della Fiorentina sul Perugia (il gol del difensore Pierini è arrivato a pochi minuti dalla fine con i grifoni che avevano giocato senz'altro meglio). A proposito dei diversi punti che la squadra umbra pur giocando in genere sempre abbastanza bene sta perdendo qua e là, a me pare che la causa dipenda dal fatto che Mazzone, fidandosi troppo delle capacità risolutive di Amoruso, faccia giocare Rapajc troppo indietro. Comunque Carletto Mazzone è uno che ci mette molto poco a cambiare le cose. Altra vittoria sofferta è quella conseguita dall'Udinese sul Bologna, che dopo essere andata in svantaggio ha potuto, un po' per fortuna e un po' per virtù, pareggiare e andare in vantaggio quasi a fine partita (e pare anche che il gol della vittoria, realizzato da Muzzi, fosse viziato da fuori gioco). Ogni partita è una battaglia e nessuno (tranne in genere il Verona e il Cagliari che pur giocando abbastanza bene ancora non ne ha vinto una, e, almeno oggi, i laziali e i leccesi) regala niente a nessuno. La squadra più rognosa è il Torino: lottano con il coltello tra i denti e raramente si curano di giocare a calcio. In classifica la Juventus ha raggiunto a quota 21 punti i laziali, e domenica prossima le due squadre si incontreranno all'Olimpico (ma prima, per le coppe, i biancocelesti dovranno andare a Marsiglia e i bianconeri ad Atene). Mi pare di intravedere gli stessi scenari visti l'anno scorso, quando i laziali, che erano buoni primi in classifica, prima persero in malo modo il derby e la domenica successiva le buscarono, sempre all'Olimpico, dai bianconeri (due gol di Thierry Henry, ricordate?), avviandosi a perdere quello scudetto che pareva a tutti avessero già conquistato. Corsi e ricorsi storici?
24/11, ad Atene : Olympiakos – Juventus: 1 a 3 con gol di Iannakopoulos, Tudor, Kovacevic e Inzaghi. Juve al piccolo trotto, e senza Zidane. Ma contro questi graeculi poteva ben bastare. Ci sono piaciuti sovra gli altri Tudor, Oliseh, Tacchinardi e quel sempiterno diavolo di Davids.
28/11 – 11^ Lazio Juventus: 0 a 0. Partita vibrante, che l’ottimo Braschi (a differenza di quel nevrotico di Bazoli) non ha mai spezzettato o rotto, consentendo alle due squadre di darsi quella sana e sanguigna battaglia che hanno voluto darsi. I giocatori delle due squadre hanno accanitamente lottato a superarsi, senza risparmiare le energie, rischiando spesso, nei contrasti e negli interventi in acrobazia, l’incolumità personale. I laziali, paventando una nuova sconfitta che avrebbe avuto conseguenze psicologiche disastrose, hanno schierato una sola punta (Salas), rinforzando a dismisura il centrocampo (Veron, Stankovic, Mancini, Conceicao, Almeyda e poi Sensini) cercando di colpire con veloci contropiede. La Juve si è avvalsa di una migliore organizzazione tattica e dei suoi collaudati meccanismi di gioco (in ispecie nel comparto difesa-centrocampo). Arrigo Sacchi, competentissimo testimone e osservatore obiettivo, ha considerato che i bianconeri abbiano giocato meglio, tuttavia quella superiorità che l’occhio del competente ha pur colto non è stata mai, secondo me, del tutto schiacciante, avendo ambedue gli schieramenti cercato e sfiorato più di una volta il gol (molto importante, al riguardo, un bell’intervento in uscita da parte di Rampulla, quasi all’inizio della partita, su un Salas ben lanciato da Veron). Noi come tifosi juventini possiamo rammaricarci per un’occasione da gol banalmente sprecata da Zambrotta a porta spalancata, e per un altro paio ben portate da Inzaghi e da Del Piero e da loro concluse con tiri fiacchi. I migliori: tra i padroni di casa l’insuperabile Nesta che ha crudemente evidenziato i noti limiti di Inzaghi, e Montero, Zambrotta e Zidane per gli ospiti. Nessuno è sceso sotto la sufficienza piena, in ispecie tra i bianconeri, per cui ci limitiamo a citare soltanto i tre avanti indicati (a Sacchi, per esempio, sono piaciuti, più degli altri, Pessotto e Davids, ma si sa, a Sacchi piacciono molto i giocatori così detti tattici).
Adesso i bianconeri e i laziali sono stati raggiunti, in testa alla classifica, dai romanisti di Capello (che hanno espugnato il difficile campo di Udine con due gol del puntuale Del Vecchio). Staccati di 2 punti incalzano le due milanesi, ambedue fortemente spinte dal "fattore culo" (i nerazzuri hanno vinto a Reggio Calabria segnando in fase di recupero un gol con Recoba, mentre i rossoneri hanno potuto battere il Parma non solo con un gol assai casuale, anzi proprio involontario, di Boban, ma al 90° minuto il redivivo Sebastiano Rossi ha parato al quasi infallibile Crespo il rigore che avrebbe dato alla squadra di Malesani il meritato pareggio). Brevemente le altre: Bologna e Fiorentina hanno impattato con i viola che non hanno fatto che difendersi (bravo il portiere Toldo) e, nell’altro anticipo, il Lecce ha battuto il Venezia: i lagunari hanno un piede in B e l’effervescente presidente Zamparini ha ben pensato di dare il ben servito al tecnico Materazzi richiamando quello stesso Spalletti che aveva messo alla porta due o tre settimane fà (per Spalletti la storia si ripete, già l’anno scorso a Genova fu oggetto di un’analoga vicenda, l’altro protagonista fu Platt). E chissà che presto non faccia la stessa cosa anche quel bellimbusto del presidente del Cagliari richiamando Tabarez (peraltro ancora in libro paga) visto che gli isolani sono sempre più ultimi in classifica avendo perduto anche oggi, e ignominiosamente, sul proprio campo (si sono fatti rimontare il 2 a 0 e superare da un Bari ché Fascetti ancora non crede ai suoi occhi). Altra squadra già mezzo retrocessa è il Verona, colpevolmente non rinforzata quest’estate (per cui ora la colpa è solo del tecnico) sconfitta dal Piacenza a mezzo di un calcio di rigore. Infine, con mia grande soddisfazione e piacere, il Torino è stato sconfitto al Delle Alpi dal Perugia, così rendendo i 3 punti rubati la domenica precedente al Verona.
Non abbiamo altro da dire. Il campionato è ancora lungo. La Juve è forte e bene organizzata, se in primavera si svegliano Del Piero e Inzaghi e fanno i gol che servono ce la possiamo fare. Temo l’avarizia e il cinismo della Roma, che – come hanno detto ieri – gioca come la vecchia Inter di Velenio Herrera.
1/12/99 C.Italia – Napoli Juventus: 1 a 3 con gol di Inzaghi, Kovacevic, Turrini (rig.) e Kovacevic. Non c’è manco stato bisogno di spremersi nel pressing per superare questo Napoli, e menomale. I migliori: un Tudor gigantesco, poi Bachini e quindi Tacchinardi. Non c’è stata partita, quest’anno, nella quale Tacchi non si sia segnalato fra i migliori.
5/12/99 12^ Juventus Bologna: 2 a 0 doppietta di Inzaghi. Partita non facile, anche se questa definizione sta diventato ben monotona. Ma i bolognesi praticano in campo pressing e ragnatela, e in mezzo a tanti rognosi hanno anche qualche buon giocatore. Ha risolto, come ai vecchi tempi, Superpippo Inzaghi. Bene anche Montero, Iuliano, Tacchinardi, Pessotto e Del Piero. Stranamente molto impreciso Zidane.
La Lazio aveva, a Perugia col Perugia, una partita non meno difficile, e bisogna dire che l’ha superata con grande autorevolezza e in forza delle maggiori capacità tecniche dei suoi giocatori migliori (ci riferiamo in particolare a Salas e a Conceicao, che hanno siglato le due reti). Mentre i giallorossi romani, che col Lecce a Roma erano accreditati dell’impegno meno gravoso, hanno potuto vincere solo a quattro minuti dal termine grazie ad una autorete. Rotonda vittoria casalinga dell’Inter sull’Udinese, col solito Alvaro Recoba che gli toglie ogni castagna dal fuoco (del rientrante Vieri e dell’esordiente Russo gli altri due gol). Splendida vittoria del Parma sul Torino, con un quattro a uno che avrebbe potuto assumere dimensioni ancora più vistose (due gol di Crespo e due di Ortega, con un altro rigore sbagliato, questa volta dal "burrito"). Qui si segnala che nella rosa del Toro ci sono ben 22 giocatori diffidati per gioco duro. Rocambolesca vittoria del Bari sul Piacenza (3 a 2, di Negrouz i gol del 2 a 2 e del 3 a 2), mentre quella del Venezia sulla Reggina e del Verona sul Cagliari sono risultate abbastanza facili (e dagli effetti, è da ritenersi, abbastanza drammatici per le sconfitte). Posticipavano Fiorentina e Milan col Milan rimontato e macinato (Bierhoff, Batistuta e Heinrich). Domenica prossima invece posticiperanno Juventus e Inter, che si incontreranno a Torino. Rispetto alla scorsa stagione la Lazio ha otto punti in più, la Juventus sette, l’Inter cinque, la Roma tre, Milan e Parma uno in meno, la Fiorentina addirittura otto.
7/12, a Palermo: Juventus – Olympiakos di Atene: 1 a 2 con gol di Kovacevic, Djordjevic, Djordjevic ®. S’è perso perché il vantaggio conseguito nella partita di andata era incolmabile, e ci si è comportati di conseguenza, non perché le cosidette seconde linee non siano capaci di far meglio. Ho visto fare a Kovacevic delle ottime cose di natura tecnica, come controllo di palla e capacità di giocarla al meglio.
11/12/99 – Juventus Inter: 1 a 0 con gol di Inzaghi. 18 gol in 21 partite quest’anno; 64 gol in quasi due anni e mezzo di Juventus, Inzaghi, che il padreterno lo riguardi. Mi ha stancato scrivere, scrivere tanto. Mi faccio aiutare da Chico, del quale riproduco il pezzo scritto per la ML e per il NG (le note tra parentesi sono mie):
"Sono appena tornato a Bologna (dal Delle Alpi) e vi faccio una breve sintesi delle mie impressioni sulla partita di ieri sera. La Juve comincia alla grande costringendo l'Inter a restare chiusa dietro nella sua area. I primi venti minuti vedono solo una squadra in campo, quella bianconera poi, complice una palla ciccata da Montero, Zamorano si invola solo davanti al portiere che gli si butta ai piedi facendo fallo: giusta la punizione dal limite e anche l'ammonizione al bravissimo VDS (i nostri cari gazzettieri del giorno dopo, l’indomani – al solito loro - pretenderanno l’espulsione e la condanna a morte dell’arbitro Tombolini, che, qualcuno lo ha anche detto, fa rima con Ceccarini). L'Inter prende coraggio dall'episodio e la Juve resta apparentemente tramortita ma per pochi minuti. Lancio per Del Piero, che perde il tempo dopo lo stop e si fa soffiare il pallone. Passa un minuto, palla di nuovo a Del Piero che, con un paio di finte si beve due terzi della difesa nerazzurra, entra in area, si porta la palla sul sinistro e pennella un cross rasoterra al centro perfetto per Inzaghi che non perdona. Impressionante come Del Piero trovi Inzaghi senza guardare, perchè sa già dov'è (e come Inzaghi, sincreticamente, uccelli Fresi). La Juve continua a spingere e fallisce due palle gol nitidissime con Del Piero, che sfiora il palo dopo una piroetta in area piccola, e (con) Inzaghi, anticipato alla grande da un Peruzzi sempre prontissimo. Infine Inzaghi, in azione di contropiede, sbaglia l'appoggio su Del Piero e lo stesso Del Piero non arriva su una palla leggermente lunga di Zidane. E qui per poco (non) arriva la beffa. Vieri, smarcato splendidamente da Zamorano di testa, si trova a tu per tu con Van Der Sar, tira a colpo sicuro sul primo palo, ma VDS manda in angolo. Così si chiude il primo tempo. L'Inter torna in campo con Recoba al posto di Cauet e (il temuto) El Chino si posiziona sulla sinistra leggermente dietro le punte, in modo da crossare al centro, ma non lo farà mai. L'Inter confeziona una palla gol clamorosa. La Juve sbaglia il fuorigioco, lasciando Vieri solo davanti a Van Der Sar, cerca di dribblarlo ma il portiere olandese risponde alla grande, la palla finisce a Zamorano che tira da fuori, VDS è sulla traiettoria (e respinge). Il segnalinee chiama l'arbitro e segnala che VDS l'ha presa con la mano, ma le immagini televisive lo smentiscono. VDS comunque viene espulso, (quindi) dentro Rampulla e fuori Del Piero. Da questo momento in poi l'Inter non riesce più a concludere nulla di serio e (di) pericoloso (e) anzi, la superiorità numerica fa diventari i nerazzurri molto confusionari e capaci soltanto di tirare da fuori con conclusioni velleitarie tranne una di Zanetti molto pericolosa che va fuori di poco. L'ingresso di Roberto Baggio non fa neanche il solletico ad una Juve che lotta per difendere il risultato con i denti (io avrei scritto "ben’inquadrata e sicura di sé"), ed è proprio la Juve a sfiorare il gol clamorosamente con Kovacevic (entrato al posto di Inzaghi) e (con) Davids che <colpisce un palo> con una cannonata sul secondo palo a portiere battuto. I migliori in campo per la Juve sono stati Tudor, Pessotto, Tacchinardi e Zidane e VDS per due interventi decisivi. Nessuno ha meritato l'insufficenza anche se Davids e Montero sono sembrati al di sotto del loro standard (va detto pure che Montero stava male per la contrattura ad una coscia e che se ci fosse stato Ferrara probabilmente sarebbe stato risparmiato, e poi ha commesso solo un errore, quello appunto sopranarrato da Chico a proposito della palla concessa a Zamorano e poi respinta da VDS: è sempre assai difficile che Montero sbagli due volte. Sempre a proposito delle pagelle vorrei aggiungere che non ho visto un buon Conte e che con il veloce Zambrotta quando l’Inter attacchicchiava per cercare di rimontare avrebbe potuto risultare esiziale). Nell'Inter invece migliori in campo (un) Blanc sempre puntuale e preciso (anche se Del Piero quando ha servito a Inzaghi il pallone del gol si è bevuto proprio lui e il dandy Panucci), Peruzzi, Zamorano, Jugovic e Panucci (solo per qualche iniziativa in attacco, comunque sempre sterile). Inconcludenti Zanetti, Cauet, Dabo. Insufficienti nettamente Georgatos, Vieri (un solo spunto nel primo tempo, nessuno nel secondo), (quel criminale di) Di Biagio (che ha cercato di troncare la carriera a Davids con un proditorio calcione che se arrivava a segno gli amputava la gamba all’altezza del ginocchio), Recoba e Baggio (questi ultimi due più che insufficienti, ridicoli). L'arbitraggio è stato scandaloso. (Tombolini) ha sbagliato tutto (soprattutto perché nel secondo tempo fischiando a sproposito e a senso unico frenava sul nascere le ripartenze dei bianconeri). Ha fischiato a senso unico a favore dell'Inter e, l'unica volta che aveva visto bene, si fa consigliare dal guardalinee che aveva visto malissimo. Forse l'arbitro era in condizione di sudditanza psicologica nei confronti dei giudici di Firenze o della Federcalcio. Ciao a tutti, Chico".
Per il resto: la Lazio ha umiliato la Fiorentina (2 a 0 con gol di Boksic e di Stankovic ma avrebbero potuto essere sette o otto), mentre la Roma è stata sconfitta a Bologna (gol di Signori), ma probabilmente anche un pareggio sarebbe stato stretto ai giallorossi (suor Diletta Pagliuca e i suoi pali hanno parato l’inverosimile). Perentoria vittoria del forte Parma a Venezia (grande Crespo!) ed ennesima ladrata dei rossoneri (contro il Torino che è stato maltrattato dall’arbitro Braschi). Il resto non riguarda le posizioni d’èlite.
16/12 C.It.: Juventus Napoli: 1 a 0 con gol di Esnaider. La prossima sarà con la Lazio. Mentre per la coppa Uefa, l’avversaria designata è risultata essere il Celta Vigo, attualmente seconda nella Liga. I quali sono accreditati, a quanto si legge, di tre o quattro giocatori di sicuro rilievo (i russi Valery Karpin e Alexadr Mostovoj rispettivamente n. 8 e 10, l’honduregno Ivan Kaviedes punta col n. 12 l’anno scorso del Perugia con la cui maglia ci segnò un gol, Mario Turdò, n.22 un giovane attaccante molto promettente che Paolo Agliano ha definito un extraterrestre, e l’israeliano (?) Revivo. Costoro e questa squadra, nella precedente di Uefa nell’incontro giocato in casa distrussero il Benfica per 7 reti a zero. Ci vorrebbe un Lucano.
Due giorni dopo gli appunti di cui sopra, TMC per buona coincidenza ha dato la partita che il Celta ha giocato sul campo della prim’inclassifica Deportivo La Coruna (5 punti tra le due prima dell’inizio della gara). A prescindere dal fatto che la partita in questione è finita 1 a 0 per il DLC, e, secondariamente, anche del fatto che si è trattato di una partita alquanto mediocre, vorrei sottolineare che il c.d. extraterrestre non mi ha affatto incantato, che i due russi sono stati alquanto discontinui ( meglio comunque Mostovoj, più tecnico, più esperto). Kaviedes e l'israeliano non si sono visti, nemmeno quand’era tempo di rimontare. Migliore impressione mi hanno fatto i due mediani Giovannella (brasiliano) e Makelele (africano), e l’ala Gustavo Lopez. Comunque niente di avveniristico.19/12 – 14^ Fiorentina Juventus: 1 a 1, gol di Tudor (di testa su calcio d’angolo finalmente battuto alto da DP) e di Batistuta (una prodezza). Pareggio equo giacchè ad un gran primo tempo dei bianconeri è seguita (forse anche perché era uscito Zidane per acciacchi) un furibondo secondo tempo dei viola. Anche se di paratissime dei portieri se ne sono contate soltanto due: una di Toldo, nel primo tempo, su un azzeccatissimo colpo di testa di Conte e, nella ripresa, una di Rampulla su un forte tiro da distanza ravvicinata di Chiesa.
Per cui si va alla doppia pausa sindacale con i laziali che hanno avuto facilmente ragione del Piacenza (gol di Boksic e di Stankovic) solitari capolisti con due punti di vantaggio sulla Juve, solitaria inseguitrice. Ma gli appesamenti del turno lo giustificano. Sta rimontando bene invece il Parma che ha battuto la Roma, secondo molti giustamente anche se Capello al solito suo sta attardandosi a recriminare su un paio d’errori arbitrali. Più che l’arbitro penso che ad essere determinante sia stata la prodezza di Hernan Crespo al primo minuto di gioco. Crespo formidabile puntero come dicono dalle sue parti (o "artilhero") e capo dei cannonieri. Ennesima cattiva giornata per le milanesi, essendo stato il Milan costretto al pari casalingo con la neopromossa e vivace Reggina, che s’è concesso anche il lusso di sprecare gol (ma Schevcenko alla fine dell’abbondante recupero si è fatto parare un calcio di rigore, dato che, come ha sibilato un livido Galliani, "li tira sempre alla stessa maniera". E l’Inter del povero Lippi umiliata a Bari, dove infarcita di quarantenni vecchi e malati (Paulo Sousa, Roberto Baggio, Jugovic), è stata subito messa in castigo da un Bari al solito bene organizzato (sotto la eccellente guida di Daniel Andersson) e infine tramortita dalla forza e dalla fantasia di due ragazzini (il nigeriano Enynaya) e tale Cassano, un diciassettenne che ai meno giovani ha subito rammentato un certo Gianni Rivera (pare che Moggi lo abbia opzionato, speriamolo). Un Bologna niente male ha perduto a Perugia per una papera del suo Resegone Pagliuca, così come ha perduto anche il Torino (contro l’Udinese), e per il Toro stan veramente cominciando i meritati guai (d’altronde non si può pretendere di stare in A solo tirando calcioni sulle gambe dei giocatori avversari). Il Verona, che sta riprendendosi, ha battuto il Venezia, mentre chi proprio non ci riesce è il Cagliari (pari in casa con il Lecce).
Prima della ripresa del campionato s’aprirà la sessione riparatoria del calcio mercato. Chi è indietro s’affanna a cercar rimedi per uscire dai guai. Il Milan ha acquistato il fantasista spagnolo, ventunenne, José Mari (il Del Piero dell’Atletico di Madrid) che a me per la classe l’eleganza piace, e, dall’Inter che se ne è disfatta dandogli la lista gratuita, il truculento, cannibalesco Taribo West ("Taribo, mangiateli tutti!") che avesse un’altra testa non sarebbe male. E pare che stia cercando ancora (spendere molto è facile, vincere spendendo molto lo è un po’ meno, vincere spendendo poco o il giusto lo è assai di meno e riesce solo alla Juventus). L’Inter ha preso nientemeno che il madridista Clarence Seedorf, che dovrebbe dare forza e vigore al suo centrocampo (così che il Parma si è preso, anche spendendo poco, Dabo). Seedorf è un bellissimo atleta, ma è anche un testa di cazzo. Moratti ha preso anche il difensore argentina Cordoba e la mezz’ala rumena Mutu. La Lazio invece, pensando che in primavera perderà i suoi sudamericani, e quindi anche Salas, ci è coperta riimportando quel Fabrizio Ravanelli già della Juventus e poi in giro per l’Europa senza più fortuna (a dimostrare ancora che è la Juve che fa grande i giocatori e non viceversa). Sull’argomento ritorneremo nel prossimo futuro giacché il calderone ribolle, le tifoserie tumultuano, la stampa li aizza e altri grandi colpi s’annunciano, il più delle volte effettuati alla cieca, senza discernimento, solo per compiacere le folle. Buon Natale e Buone Feste ai miei venticinque lettori.
6/1/00, 15/a d’and., dopo la doppia pausa sindacale (come diceva quel tizio nella Prova d’orchestra di Fellini).
Juve Verona: 1 a 0 con gol di Inzaghi. Riportiamo dalla Stampa (Roberto Beccantini): "Il calcio del Duemila non dev’essere poi così diverso da quello che abbiamo lasciato nell’altro secolo se al comando della classifica balza la Juventus, società che ha vinto più scudetti di tutte. E’ un sorpasso che potrebbe avere il respiro breve di un agitato e frettoloso week-end , visti gli spasmodici intrecci che si profilano domenica, la Juve a Parma, la Lazio in casa col Bologna; (omissis) …la Juventus s’impone al Verona nella maniera più classica: guizzo rapinoso di Pippo Inzaghi in capo ad un primo tempo di indicibile mollezza. E’ la prima volta in questa stagione che la Signora si arrampica sola in testa. La Lazio mercoledì era crollata a Venezia, speronata da Ganz e Maniero. Vincono tutte le atre grandi: la nuova Inter di Seedorf, il Milan dell’antico Bierhoff, la Roma orfana di Totti, il chirurgico Parma di Malesani. Se squadre in sei punti. Splendido. Nel valicare il secolo il calcio strizza l’occhio alla Juventus, cinica quanto basta per liquidare il Verona e scavalcare la Lazio, che il Venezia, mercoledì sera, aveva mortificato sul piano del gioco, oltre che sculacciato a livello di scarto. In testa da sola, la Signora degli scudetti non figurava dal primo novembre 1998. Per episodico che sia è un messaggio da non trascurare. Filippo Inzaghi stende il Verona alla sua maniera. Carlo Ancelotti si coccola il sorpasso, non prima di avere censurato la qualità della manovra, di infima qualità almeno per un tempo. Gli stenti dell’attacco si accompagnano all’acciaio della difesa: e Alessandro Del Piero continua a non segnare su azione. (omissis).
9/1/00 - 16/a – Parma Juventus: 1 a 1 per i gol di Del Piero ® e Crespo (al 92°). Questa volta ci rifacciamo a Marco Ansaldo, sempre della Stampa): "Non avevamo mai visto, neppure in uno sport talvolta casuale com’è il calcio, una cosa come quella che s’è verificata ieri a Parma: cioè una squadra, la Juve, che crea una quantità a due cifre di palle gol, segna su rigore, ha in campo due uomini in più degli avversari e si fa raggiungere a tempo scaduto nell’unica azione che subisce in tutta la partita. Se sono gli effetti del pranzo ingurgitato all’ora della colazione la prossima volta levategli il vino. Se invece la Juve, che è stata tra le poche società a non inviare un cadeau natalizio agli arbitri, si è vergognata della tirchieria e ha voluto concedere un dono almeno agli avversari, la strenna è perfettamente riuscita: neppure Malesani, al culmine della propria esaltazione avrebbe sperato in un simile delirio. Con il pareggio di Parma si faranno i conti alla fine del campionato, perché dal Tardini la Juve esce con due indicazioni di segno opposto: la prima è che è una squadra assolutamente da scudetto, perché è raro vedere una superiorità più schiacciante di quella che ha esibito ieri contro una delle concorrenti dirette.; la seconda è che segna poco e corre sempre sul filo del rasoio, per cui se non impara come si ammazzano le partite (anche con scelte coraggiose che Ancelotti è restio ad adottare) perderà altri punti preziosi com’è successo a Bari e, in razioni monumentali, ieri. Il pareggio colto da Crespo va considerato un dettaglio. Grave, ma un dettaglio. Ci sta che il capocannoniere del campionato, un argentino che ha già dimostrato la propria classe, colga in 92 minuti un’occasione da gol e la sfrutti: non dovrebbe averla quand’è solo contro una difesa schierata ma, se uno è bravo davvero, una palla gol se la può procurare in qualsiasi momento. Il punto è che la prodezza di Crespo sarebbe stata un episodio ininfluente se la Juve si fosse portata in vantaggio di tre o quattro gol, come poteva. Invece, nonostante il dominio totale, il divario annichilente, l’assoluta superiorità ottenuta anche grazie alle gaffes di Malesani, la Juve al 90° stava vincendo soltanto per uno a zero e su rigore. C’è chi ha contato dodici palle gol, chi quattordici. Noi abbiamo visto Inzaghi tirare addosso a Buffon (al 10°), centrarlo ancora più colpevolmente dopo un’imbeccata di Zidane (12°), sbagliare un’altra occasione nitida (al 30° sempre della ripresa); Del Piero non è mai arrivato così nitidamente al tiro ma ci sono state almeno tre occasioni in cui, con uno sprazzo dei tempi belli, avrebbe superato Buffon. Senza esagerare, la Juve ha creato nel secondo tempo il triplo delle occasioni che costruì contro il Verona nel giorno dell’Epifania, a conferma che questa era la squadra giusta. Con l’ottimo Zambrotta e Pessotto di fascia. Il centrocampo è stato perfetto, la difesa impeccabile fino alla comica finale. Le potenzialità sono grandi, la manovra funziona, la squadra è compatta, Zidane è stellare. I risultati invece sono fragili. In sedici partite la Juve ha segnato più di un gol solo tre volte (con Udinese, Milan e Bologna), ha vinto sei volte per uno a zero, un punteggio che è sempre a rischio. Qualche volta, come contro il Verona, ha costruito poco; in altre occasioni, come ieri, si è imbarcata in soluzioni infruttuose nel primo tempo ma è dilagata verso la porta nella ripresa. L’effetto non è cambiato: un gol e non più di un gol. Ancelotti deve riflettere, le giustificazioni che ha offerto ieri sera al comportamento dell’attacco non convincono: al suo posto avremmo imposto Kovacevic nell’intervallo, al posto di Del Piero perché Inzaghi avesse una sponda (e Del Piero anche in area non tira più); invece l’avremmo infilato sull’uno a zero al posto di Inzaghi ormai nel pallone. L’unica cosa che avremmo evitato è non cambiare nulla.
Le pagelle: Van der Sar : 6 Solo le riprese televisive ci hanno convinto (è sempre M. Ansaldo che scrive) che non ha colpe sul tiro di Crespo, l’unico di tutta la partita. Stava nel posto giusto, lo beffa una traiettoria impossibile. Ferrara : 5,5 La sua valutazione era in linea col resto della difesa, prestazione perfetta che si macchia due minuti dopo il 90°: dovrebbe accompagnare Crespo sul fondo, invece si fa saltare. Montero : 7 La sicurezza nel contrasto e nel palleggio è quella di un tempo, e sa dirigere la difesa come un grande maestro. Iuliano : 7 Nel secondo tempo il suo contrasto preciso blocca, da ultimo uomo, un raro contropiede parmigiano; l’unico dubbio che ci attraversa è che potesse assistere Ferrara nella chiusura a Crespo e non l’abbia fatto. Zambrotta : 7 Doveva giocare Conte, come al solito. Lo sostituisce in extremis e dimostra ad Ancelotti (se lo vuol vedere) che è lui il vero esterno perché ha gambe esplosive e corre bene lungo l’out. Tacchinardi : 7 Se Zoff l’ha visto avrà capito chi è l’interno della Nazionale tra lui, Baggio e il resto della compagnia. Davids : 7 Un bel passo avanti rispetto all’ultimo Davids, ancora un passo indietro rispetto a quello che conoscemmo negli anni scorsi. Bravo nel contrastare e tenere palloni, mancano le sue proiezioni. Pessotto : 7 Un primo tempo come non gli abbiamo visto mai fare, in cui abbina tattica, corsa e tocco. Cala un po’ nella ripresa e fa salire Serena (al 43° del s.t. Birindelli). Zidane : 8 Ne ricordiamo poche di partite così, roba da Pallone d’oro, che sarebbe di platino se scegliesse al meglio i momenti in cui tirare. Nella ripresa Malesani gli appiccica un Cannavaro furioso e non basta. Inzaghi : 4,5 Quante sono le palle gol che spreca? Due enormi, le altre possibili per un cannoniere come lui. Non è davvero la sua giornata. Del Piero : 4,5 La freddezza con cui realizza il rigore non l’assolve dalla pochezza delle sue iniziative, addirittura inguardabili nel primo tempo. Il guaio è che lui s’impegna. Ancelotti : 5,5 Doveva cambiare l’attacco ma non sull’uno a zero, ma molto prima, quando ha capito la mala sorte di Del Piero e Inzaghi: così la sua incredibile lezione di calcio al Parma si conclude tra i pernacchi di chi lo mandò via.
16/1/00 17/a – Juventus Perugia: 3 a 0 con gol di Del Piero ®, Zidane e Kovacevic. Troppo marcato lo squilibrio delle forze in campo. In concomitanza del pareggio della Lazio a Reggio di Calabria la Juventus chiude il girone di andata al primo posto in classifica.
In settimana il Presidente del Consiglio, cui vogliamo del bene e al quale sinceramente auguriamo lunga salute politica, è caduto nella trappola di un provocatore ed ha esternato di calcio dando (abbondante) legna da ardere a coloro i quali, soprattutto nelle contrade romane, spargono quei fumi che stanno intossicando il campionato. Nella sostanza – lui tifoso della Roma – si è detto convinto che la Juventus vinca gli scudetti per dei favori arbitrali, e che il famoso condizionamento in suo favore esiste apparendo storicamente evidente che ogni tre scudetti che vince in effetti ne meriti uno, mentre la Romuzza sua (a proposito, Presidente, che ore sono?) per vincerne uno deve prima meritarne (e farsene rubare) tre. Noi non vogliamo polemizzare con chi vogliamo bene; ci sia solo consentito di stupirci che una persona così prudente, pragmatica e scaltra, uno che ha studiato alla scuola della Frattocchie e che nei suoi atti politici mostra sempre d’ispirarsi al grande realismo togliattiano (e leniniano?) e che pur di durare s’alleerebbe col il diavolo, abbia potuto comportarsi in maniera così stupida. Perché io a Massimo D’Alema voglio bene, ma guai a chi mi tocca la Juve!
23/1/00 1/r – Reggina Juventus: 0 a 2 con gol di Kovacevic e di Zidane. Questa volta attingiamo al Kataweb di Repubblica che titola: "Zidane e difesa d’acciaio. Due a zero a Reggio e Juve in fuga". Il commento:
"Una squadra è sola al comando della serie A, ha la maglia bianconera e la faccia feroce, una difesa impenetrabile e uno Zidane in più, può addirittura permettersi un Del Piero ombra di se stesso: la Juventus di Ancelotti è padrona del campionato, vince con autorità a Reggio e se ne va in fuga, portando a tre punti il suo vantaggio sulle seconde. Un'altra prova convincente, quella juventina. Di fronte a una Reggina prudente e rabbiosa, la squadra bianconera ha giocato con l'atteggiamento giusto: ha accettato il confronto sul piano agonistico e ha avuto la pazienza di aspettare che la retroguardia amaranto, in un modo o nell'altro, commettesse l'errore fatale. Non è stato un grande errore, ma una piccola sbavatura difensiva a propiziare il gol del vantaggio, firmato dal solito Kovacevic: colpo di testa al limite dell'area piccola, su angolo di Del Piero, e palla in rete (Taibi un po' distratto). Così, al 35' del primo tempo, la Juve aveva già risolto gran parte dei suoi problemi. Perché per la Reggina, scesa in campo con una punta e mezza, diventava quasi impossibile impensierire la difesa più forte del campionato".
Interessante anche quello che scrive, sempre su Repubblica, Gianni Mura:
"Precisione, velocità, assistenza reciproca. Ed è sempre più Juve.
Sospetto che fuori casa (la Juve) dia il meglio di sé. Non è facilissimo vincere a Reggio, fino a ieri c'erano riuscite solo due squadre: la Roma (alla grande) e l'Inter (all'ultimo minuto). Sul campo di una provinciale la Juve ha giocato come a Parma, occupando subito gli spazi necessari e non concedendo nulla agli avversari. Mancavano Montero e Inzaghi, non si sono notati squilibri. Anzi, Kovacevic dà più peso all' attacco, si fa sentire. E Zidane, una volta rinato, strappa applausi anche ai tifosi avversari. Punti forti della squadra di Ancelotti: l'assistenza reciproca e la velocità del gioco, abbinata alla precisione del fraseggio. In queste condizioni, può non essere un lusso eccessivo l'attesa del miglior Del Piero. Oppure, Kovacevic-Inzaghi appare ugualmente una coppia ben assortita. Altra caratteristica: nessuna polemica tra giocatori e tecnico, tra tecnico e società, tra società e arbitri. Facile, adesso, si dirà. Neanche prima, però. Come se le gerarchie fossero chiare, in una rosa pure meno brillante di altre, meno ricca di grossi nomi. Come se fosse più radicato il senso del collettivo".
Per completare proseguiamo noi:
Ciò mentre il Milan pareggiava in casa col Lecce (2 a 2, grazie a Maldini e a Bierhoff che alla fine pareggiavano la doppietta di Lucarelli) e la Lazio che impattava col Cagliari (0 a 0, continuando i cragnottiani a non segnare in trasferta), mentre uno stordito Parma perdeva in casa col redivivo Perugia (1 a 2 il punteggio, di Calori, Olive e Ortega i gol). L’Inter invece ha vinto (producendo buon gioco) a Verona, dove pur era andata in svantaggio (Larsen), grazie (per quanto riguarda i gol) a due felici giocate dei tanto discussi Recoba e Baggio (apriti cielo, ora!, fiato alle trombe). Sempre a proposito di redivivi, il Torino ha battuto il Bologna (doppietta di Ferrante e gol di Signori) prendendo un altro po’ di buon ossigeno. Il positivo e bel Bari di Fascetti ha battuto una Fiorentina che neppure l’eroico Toldo e il più bieco dei catenacci riesce più a tutelare (gol del giovane Spinesi), cosicché l’aria per il Trap comincia a farsi veramente brutta (ma perché non si ritira? Prima o poi apparirà chiaro lippis et tonsoribus che è solo un bluff), mentre l’Udinese ha sonoramente sconfitto il presuntuoso Venezia di Spalletti (5 a 2 i gol, e bellissimo quello del danese Jorgensen). Infine la Roma ha battuto con molti stenti, parecchia fortuna, l’aiuto dell’arbitro e con il gol risolutivo di Totti viziato da un evidente fallo di mano (Lippi ha ironizzato "gol di D’Alema) il derelitto Piacenza, cosicché adesso i giallorossi del velenoso Capello sono lì, ad appena 4 punti dalla capoclassifica (e ad uno soltanto dai demoralizzati cugini laziali).
26/1 – C.Italia – si esce dopo avere battuto la Lazio a Torino, quindici giorni fa, per 3 a 2 (gol di Zidane, di Conte e di Kovacevic; di Nedved e di Ravanelli su rigore per i laziali quand’erano sullo zero a tre) ed esserne stati battuti a Roma iersera (gol di Boksic, di Del Piero e di Simeone). Spiace, ma non più di tanto. Lo stesso Capello – buttato fuori dal Cagliari (splendido gol di O’Neill) non nasconde la sua soddisfazione avverso una competizione che da poco lustro e che può solo creare ulteriori affaticamenti e rischi d’infortuni. Determinante, a quel che ho visto nei 180 minuti, la presenza di Nesta (solo lui, marcandolo spietatamente ad uomo, ha potuto ridimensionare quanto bastasse Zidane; lo stesso Cannavaro, qualche settimana fa, non c’era affatto riuscito).
30/1 – 2/r : Juventus Cagliari : 1 a 1 i gol (Inzaghi, e sono 20, e Sulcis); 22 a 1 i calci d’angolo. Ma è stato inutile. Per abbattere quel muro ci sarebbero voluti il cancelliere Kohl dall’esterno e il buon Gorbaciov dall’interno, l’uno a spingere e l’altro a tirare.
Così la Lazio, che gratificata d’un rigore palesemente inesistente al primo minuto del primo tempo ha potuto ben disporre del Bari, ha ridotto le distanze al minimo. Ha vinto il Milan nell’amica Perugia. Ma stavolta non per merito di Mazzantini. Il merito oggi è da ascrivere tutto a Schevchenko che, piaccia o no, ha sui piedi tutte e bene evidenti le stigmate del fuoriclasse. E che con la tripletta di oggi ascende il vertice della classifica dei cannonieri (14 gol). Nel posticipo in scena a San Siro l’Inter è prevalsa sulla Roma al termine d’una partita spigolosa e cattiva (di Vieri, di Aldair e di Lazzaro Baggio i gol), cosicché nella parte alta della classifica vediamo i bianconeri con 40 punti, i laziali con 39 e con 35 punti i giallorossi e le due milanesi. Mentre che alla Juve non sono bastati ottanta minuti per trovare il gol della vittoria, pur tanto e tanto insistentemente cercato, a Venezia (ove si è giocata Venezia Torino) è successo qualcosa di inconsueto. I granata, sotto di due gol al 90’ hanno segnato il gol dell’uno a due al 47’ del II tempo e quello del pareggio al 49’ (e magari se continuava capace che vincevano). Ma a pensarci un attimo fu proprio la finale dell’ultima Champions League che più o meno finì così. Gli inglesi di Manchester raggiunsero i tedeschi del Bayern nel primo minuto di recupero e li superarono lasciandoli allocchiti nel successivo. Al Parma di Malesani dopo il pareggio-furto con la Juventus non ne va più bene una. Domenica scorsa le hanno buscate dal Perugia e oggi dal Bologna (grande, grandissimo, quel Kenneth Anderson).
Ragioni di salute ci hanno tenuto abbastanza a lungo lontani da casa e dalla tastiera. Di ritorno riassumiamo:
30/1 – 3/r : Udinese Juventus: 1 a 1 reti di Jorgensen e di Ferrara (risultato abbastanza giusto: due o tre grossi interventi di VdS e, sull’altro piatto della bilancia, il fatto che il gol dei friulani era viziato da un netto fuorigioco di Muzzi). Da annotare il fatto che l’Inter a Parma è stata raggiunta, come noi, al novantaquattresimo, e si lamentano e strillano, ritenendo ingiusto vedere così sfumare una (importante) vittoria. Sì, come capitò a noi; con la sola differenza che loro hanno subito per novanta (e quattro) minuti, mentre la Juve li surclassò nel gioco gettando letteralmente al vento otto palle gol otto.
13/2 –Juventus Lecce: 0 a 1 per un gol di Zidane su punizione dal limite. Partita non facile, bella prestazione. Il minaccioso Milan vince per tre a due a Bologna grazie a Schevchenko e ad una grossa svista arbitrale
20/2 – Venezia Juventus: 4 a 0 per i gol di Del Piero ®, Inzaghi, Inzaghi, Inzaghi. Anche la minacciosa Roma ha vinto per 4 a 0 (tre gol di Montella). Domenica scontro diretto. Risaliamo al vertice della classifica avendo il Milan (minaccioso ancor più della Roma) battuto la Lazio. In classifica: Juve 47; Milan 44 e Roma 43 (mi pare).
27/2 – Juventus Roma: 2 a 1 per i gol di Davids, Del Vecchio e Inzaghi. Riportiamo quel che scrive Roberto Beccantini su La Stampa :
"Una Juventus d'acciaio si sbarazza della Roma e allunga sul resto della concorrenza. Riconsegnata ai giocatori, dopo gli schiamazzi di una settimana vergognosamente strillata e discinta, la madre di tutte le polemiche si trasforma in un incandescente tamburello. Vince, la Juve, in dieci contro undici. L'espulsione di Montero al 40' e la superiorità tattica sin lì palesata dalla squadra di Fabio Capello avrebbero schiantato formazioni ben più navigate. La Juve si ribella al destino e lo forza. Ha la fortuna, ma anche il merito, di colpire a freddo, lungo l'asse Birindelli-Inzaghi, in apertura di ripresa. La Roma resta sul colpo, folgorata e poi disorientata: per tutto il secondo tempo non le riuscirà mai di sfruttare la superiorità numerica. Braschi se la cava con apprezzabile equilibrio. Gli sfugge soltanto un probabile rigore di Tacchinardi su Delvecchio, un attimo prima che Davids estragga dal suo esplosivo astuccio la stoccata che sblocca il risultato. Il pareggio di Delvecchio è un attestato, legittimo, al giocatore più strabiliante e all'orchestra più affiatata. L'ineccepibile rosso inflitto a Montero stravolge l'intreccio. Come già contro l'Inter, quando era stato espulso Van der Sar, la Juve sa inventarsi risorse fuori del comune. Tutti, a cominciare da Davids e Del Piero, sfoderano memorabili tesori, lasciando agli avversari uno sterile possesso-palla. Le sgradevoli picconate di Sensi moltiplicano il pressing e la furia della Juventus: non una zolla abbandonata all'incedere dei romanisti, non un ciuffo d'erba presidiato e difesa senza l'ardore di chi grande non è per diritto acquisito, ma per volontà e dedizione. Capello, che aveva dato lezione in undici contro undici, patisce l'azzardo tattico attraverso il quale Ancelotti - per indole, così prudente - costruisce il suo capolavoro. Non toglie una punta, come i sacri testi suggerirebbero, ma un centrocampista. Gli dei ne apprezzano l'improvviso gusto del rischio, telecomandando la beffarda parabola di Birindelli. E' nella gestione del prezioso gruzzolo che la Juve spinge la Roma alla periferia della notte. L'ultimo successo dei giallorossi in trasferta risale al 28 novembre. Nel calcio, come nella vita, non s'inventa nulla. Contratta e fallosa all'inizio (Tacchinardi e Iuliano ammoniti nel giro di nove minuti), Madama si ritrova a piccoli morsi. Le geometrie della Roma durano un tempo, il cuore della Juve di più.
Fin qui Beccantini. In classifica, i punti di vantaggio salgono da tre a quattro.
La Lazio ha scavalcato il Milan, salvato da Abbiati a Cagliari (quattordici le parate-miracolo del suo portiere contro solo mezza dei rossoneri con Schevchenko). All'Inter, che ha regolato il Venezia stanno acquistando baldanza e si sin messi a parlare, però hanno perso Vieri. In disfacimento infine il Parma che una Fiorentina, apparsa al Tardini una squadra di marziani, ha distrutto con quattro gol a zero).
In classifica abbiamo quattro punti di vantaggio sui laziali, cinque sul Milan e sei sull’Inter (domenica prossima Inter Milan e nella successiva Lazio Milan). I bianconeri incontreranno, prima di una sequenza impressionante di scontri diretti) Bari, Piacenza e Torino: sarebbe utile vincerle tutte.
5/3 – Juventus Bari: 2 a 0 per i gol di Conte e di Del Piero ®. Il primo gol è scaturito da un inserimento sulla destra di Zambrotta (parecchio spento quest’oggi) che Del Piero sublimava liberando con un sapiente colpo di tacco un retrosopraggiungente Conte che ben controllava e incuneandosi fino a giungere a tu per tu con Mancini, batteva a rete con facilità. Il rigore, trasformato dal Del Piero, è stato conquistato da Inzaghi alla fine di una volé Inzaghi-Del Piero-Inzaghi, quando essendosi destramente riappropriato del pallone volante, girandosi su se stesso, veniva a trovarsi alle spalle dell’uomo che lo marcava e al cospetto del portiere. Il difensore (Ferrari), vistosi superato, lo abbatteva platealmente con una spallata che avrebbe mandato a gambe levate anche tipi come Vieri, né altro poteva fare. Ha avuto anche il coraggio di protestare per cui l’arbitro (Bonfrisco) giustamente lo ha ammonito. Questo rigore l’avrebbe fischiato anche Biscardi. Poco Bari in attacco, è bastano un gigantesco Ferrara (mancavamo di Montero e di Tudor). Contro queste squadre votate al catenaccio è difficile brillare, ma talune giocate di Del Piero e di Zidane ci sono parse eminenti, comunque il complesso è tenace e continua a vincere.
Vincono anche (purtroppo) Lazio (a Lecce) e Roma (col Torino). In serata si è giocata Milan Inter dove è prevalsa l’Inter dopo un primo tempo assai scialbo e una ripresa dove il Milan è apparso la stessa indecorosa squadra di domenica scorsa a Cagliari: (di nuovo) non hanno tirato in porta una volta sola, solo che questa volta Abbiati non ha potuto parare anche l’imparabile. Comicamente grottesco a Controcampo, nelle intervista del dopopartita, Galliani (che alla vigilia aveva proclamato ai quattro venti che chi perdeva, lo scudetto poteva scordarselo) che per un nonnulla piantava tutti. In classifica i laziali ci seguono con 49 punti, staccati ancora di 4, seguiti a loro volta dagli imbaldanziti nerazzurri di Lippi (a 46 , se male non ricordo), e, a un punto dietro, dal Milan e dalla Roma.
Gli scriba e i farisei stanno levando impudici epinici in lode della squadra di Moratti. Premesso che essere inseguiti è sempre meglio che inseguire, mi viene alla mente il lontano ricordo di un Milan solitario fuggitivo in un campionato degli inizi degli anni sessanta, nonostante che il suo prode centravanti (José Altafini, per la cronaca) se ne fosse stato per molti mesi in Brasile per faccende sue di corna. Nonostante cotanta assenza lo squadrone rossonero era riuscito a mettere ben 7 punti di distacco fra sé e le inseguitrici, la prima delle quali era la famigerata Inter del mago Herrera (la Juve in quei tempi non andava bene; Boniperti si era ritirato e Charles e Sivori erano ormai piuttosto vecchi). A metà marzo finalmente ritorna il grande Josè: non c’era nessuno che puntasse un soldo bucato sull’eventuale successo di una delle inseguitrici, giacché – ragionavamo – se il Milan ha preso loro 7 punti di vantaggio (allora con la vittoria si conquistavano solo 2 punti) senza il suo centravanti titolare, adesso che tornava a giovarsene il suo vantaggio non avrebbe potuto che aumentare. Amisciiii (per dirla proprio con José), ci credete? Col suo valoroso José (che a fine stagione inferociti avrebbero sbolognato al Napoli del comandante Lauro, così come la Juve Sivori), che in effetti come goleador era assai più apprezzabile che oggi come telecommentatore, i rossoneri non vinsero più una partita tanto ché i cugini herreriani poterono sorpassarli e, sul filo di lana, superarli e fregar loro lo scudetto. Ecco perché – vi giuro - sono impaziente che ritorni, nelle file dell’Inter, il fenomenale Rognaldo, o come cavolo si chiama.
9/3 – a Vigo : Celta Vigo – Juventus 4 a 0 per i gol di Makelele, Birindelli (a), McCarthy, McCarthy. Bianconeri deconcentrati, spagnoli infoiati; qualche episodio sfortunato su tutti i gol (Makelele dopo soli dieci secondi, e sul suo tiro una deviazione di Mirkovic spiazza VdS; Birindelli che non interviene su un innocuissimo spiovente non permettendo a VdS il facilissimo intervento; a pochissimi secondi dall’inizio del secondo tempo Vds che uscendo perde la palla già abbrancata, che va a battere su McCarthy e rotola in rete; su una difficile parata a terra di Vds la palla che, respinta, rimbalza su un difensore e così finisce ancora a McCarthy che la spinge dentro con facilità), l’espulsione, nel primo tempo, di Conte e di Montero (ambedue giuste). E, soprattutto, dico io, quella traversa che all’andata impedì a Del Piero la realizzazione del gol sicurezza. Tutto questo solo per la cronaca, per il resto ho pochi rimpianti per questo torneuzzo dannoso più che utile.
12/3 – Piacenza Juventus 0 a 2 per due gol di Inzaghi (sempre lui). Juve non brillantissima ma vittoriosa anche perché l’importante era vincere.
Stante che lo scontro diretto fra le prime inseguitrici, Lazio e Inter, si era risolto, nell’anticipo del giorno prima, con un rocambolesco due a due (conclusioni a rete dei nerazzurri 2 (e due gol: Recoba e Di Biagio), conclusioni a rete dei laziali 20 (e solo 2 – e nel finale – (di Inzaghi e di Pancaro) i gol). Quella vipera del presidente dell’Inter sta strillando attribuendo il pareggio (raggiunto dai laziali solo nel finale, quando erano sotto di 2 gol a zero) ad una macchinazione della perfida Juve che intanto ha portato a 9 i suoi punti di distacco sui nerazzurri e a 6 quelli sui laziali ("alla Juve conveniva un pareggio e pareggio è stato", dimenticando che a farsi rimontare di due gol – e a farsi schiacciare in area per l’intera partita – sono stati i suoi pagatissimi giocatori). Il Milan dell’infuriato Berlusconi è in fase di completo disfacimento (3 a 3 in casa col Verona: con gol di Cammarata al 95’), mentre la Roma del velenoso Capello si è disfatta a Cagliari (‘Mboma ne ha fatto strame). La vile Fiorentina ha perduto ancora a Torino, coi granata (ancora di Ferrante il gol) mentre il Parma ha vinto a Bari (del rientrante Amoroso il gol). Udinese Reggina, Bologna Venezia e Perugia Lecce sono finite in parità. In classifica Juve a 56 punti, a 50 i laziali (che in effetti avrebbero potuto surclassare di gol di nerazzurri se la sfortuna e Peruzzi non vi si fossero opposti), a 47 punti gli interisti, e rispettivamente a 46 e a 45 milanisti e romanisti. Domenica c’è il derby e dopo una sequenza di scontri diretti. Poveri arbitri (e poveri noi!).
19/3 – Juventus Torino 3 a 2 per i gol di Tacchinardi (con deviaz. di Brambilla), di Ferrante ®, di Ferrara (con deviaz. di Lentini), di Del Piero ® e di Ferrante ®. Carichi ed ingaglioffiti dei loro stessi veleni, le inseguitrici si sono suicidate in massa, così che i bianconeri, ancora alla vigilia degli incontri diretti, possono attendersi il ventiseiesimo scudetto. Facciamo parlare la classifica: mai nulla può avere la sua eloquenza.
In casa, a Milano, una vergognosa Inter pareggia col Bologna. Ancora sul suo campo l’orgogliosa Roma. Perde per due gol a zero contro la Reggina. Il possente Milan è andato a perdere i tre punti (e la faccia) sul campo del derelitto Venezia, così come la fantascientifica Lazio sul campo dell’altrettanto retrocedenda Verona.
Così la classifica canta:
Juventus, la Juve di Moggi e di Girando, la Juve di Ancelotti, punti 59; Lazio (la Lazio di Nesta, Mihajlovic, Veron, Salas e Conceicao) punti 50; Inter (l’Inter di Lippi, di Ronaldo, Vieri, Peruzzi, Blanc, Recoba e Zamorano) punti 48; Milan (il Milan di Berlusconi e di Galliani, e di Shevcencko, Bierhoff, Maldini, Costacurta e Abbiati) punti 46; Roma (la Roma di Capello, di Totti, di Montella, di Delvecchio, di Cafù, di Candelà e di Nakatà) punti 45; Parma (il Parma dei Tanzi, di Crespo, di Amoroso, di Thuram, di Buffon, di Ortega e di Cannavaro) punti 43; Fiorentina (la Fiorentina di Trapattoni, di Batistuta, di Rui Costa, di Toldo, di Chiesa e di Mijatovic) punti 36. Finish yearns!
26/3 : Milan Juventus 2 a 0 per i gol di Shevchenko e Shevchenko ®. Partita persa non giocando neanche male (gli è anche che gli arbitri per rifarsi una verginità han preso a fischiarci rigori inesistenti, e a negarci quelli che ci spettano.
Comunque sconfitta, mentre la Lazio si aggiudicava il derby (Montella, Nedved e Veron). Adesso il vantaggio si è ridotto a sei punti e domenica c’è lo scontro diretto. Per adesso chiudiamo qua, non senza informare il lettore della ennesima sconfitta di un’Inter senza dignità (in quel di Lecce) e la catastrofica sconfitta del Torino (3 a 0 al delle Alpi, nell’incontro-spareggio col Verona).
1/4 : Juventus Lazio 0 a 1 per un gol di Simeone di testa. Brutta sconfitta che molto ci peserà (anche solo pareggiando si lasciavano i laziali a 6 punti e alle loro Coppe) e potrebbe crearci grossi disagi. Anche se la squadra (così come contro il Milan, venerdì scorso) ha giocato bene, creando numerose occasioni da gol. Solo che Indaghi, e soprattutto Del Piero, non sono stati capaci di concretizzare nemmeno il minimo concretizzabile, che sarebbe bastato ed avanzato, anche nonostante la cattiva …Farina arbitrale, che sullo zero a zero ha espulso Ferrara e poi ha letteralmente impedito ai bianconeri di giocare (come Bazoli nel primo derby). Piaccia o no il campionato si riapre e ci aspetta un calendario ben più difficile di quello dei laziali, che dal canto loro, invece, avranno la rogna della Champions L., a meno che il Valencia non li butta subito fuori e si mettono il cuore in pace. Ma confido in Eriksson, perdente di lusso…
Poche parole per le altre: Le inseguitrici di (ex) grandi ambizioni han tutte pareggiato in casa con squadre di minor rango, l’Inter a San Siro con la Reggina (i tifosi li han presi a sassate, e Moratti che non è nemmeno sceso negli spogliatori con chi se la prenderà ora?), la Roma che ha pareggiato in casa con l’Udinese. Il Milan invece ha perso a Parma per uno stupendo gol di Crespo, grandissimo centravanti. Ennesima sconfitta del Toro (a Perugina) e nuova vittoria del Verona. Sono destinati a retrocedere Piacenza, Cagliari, Venezia e appunto i granata. Almeno giù lex joeux son faits.
9/4 : Bologna Juventus 0 a 2 con i gol di Kovacevic, al 45° e di Zidane (Paganin) al 49°. Partita difficile contro una maledetta squadra che avrebbe venduto l’anima al diavolo pur di non perdere (di vincere non gli interessava), in ciò bene coadiuvata dall’arbitro De Sanctis. I bianconeri hanno giocato bene, con Davids e Zidane sopra tutti, e Inzaghi e Del Piero al di sotto, ma, visto che rigori non ce ne danno più nemmeno se sono grandi come una casa (e tre, quest’oggi…), la zuccata risolutiva di Kovacevic (su bella iniziativa e bellissimo cross di Pessotto, glie ne sia riconosciuto il merito) allo spirare dell’incontro ci è parso a tutti una liberazione.
Anche perché i laziali, in casa contro il pur accomodante Perugia, di riffe o di raffe il golletto l’avevano (già) trovato ad inizio di ripresa con il loro uomo meno versato al gol (quando si dice…), Attilio Popeye Lombardo. Così le distanze rimangono immutate al minimo. Le altre ex grandi han cominciato le vere vacanze. I rossoneri hanno pareggiato in casa con la Fiorentina (gol di Di Livio e di Lionardo), Il Parma ha lasciato il pareggio al moribondo Toro (ancora gol di Crespo), la Roma ha pareggiato contro un Lecce ridotto in nove e i senza dignità dell’Inter (cui domenica dovremo far visita a S.Siro) han perso per 3 gol a 0 a Udine (tripletta di Sosa, nuovo toro della Pampa, ma con quest’Inter anche i cordero avrebbero segnato). Pressoché salvo il brillante Verona, vittorioso a Cagliari. Sono destinati a retrocedere Piacenza, Venezia e Cagliari. Per la quarta poltrona il maggior candidato è il Torino. Sotto la Mole, quest’anno : uno scudetto e una retrocessione. Come sarebbe bello !
16/4 : Inter Juventus 1 a 2 per i gol di Kovacevic, Kovacevic, Seedorf. Il giorno prima la Lazio anticipava (al fine di potere arrivare più fresca all’incontro di mercoledì col Valencia – dal quale " lo scrivo a posteriori> verrà poi eliminata - sul campo della Fiorentina. Finale al cardiopalma, quello (Inter Juventus invece non ha avuto storie, tranne il fatto che, avendo quell’imbecille di Moratti raddoppiato il premio partita, i nerazzurri hanno sputato l’animaccia e ci tenevano a vincere).
Dicevamo della partita di Firenze, all’86° minuto della quale, sul 2 a 2 (Batistuta, Nedved, Boksic e Chiesa), l’arbitro " regalava " un rigore ai romani. Tira (bene) Mihajlovic e Toldo para. Tre minuti dopo (e cioè all’89°) li signor arbitro glie ne fischia un altro (che Mihajlovic realizza). Rabbia, sconforto (mie). Nel recupero, al 94° minuto, Batistuta, su punizione dal limite, fulmina Ballotta. Pareggiando, e sottraendo così ai laziali due (importantissimi) punti, che conteranno moltissimo nella lotta scudetto.
Tornando alla partita della Juve contro l’Inter c’è da dire che la Juve, mancando di Zidane (fermo per squalifica), retrocedeva Del Piero sulla trequarti inserendo in avanti il serbo Kovacevic (lode al coraggio di Ancelotti). Il Kova ha realizzato due gol splendidi (il primo con un misurato tocco a scavalcare il sopraggiungente cinghialone, se servizio di Inzaghi) e il secondo riuscendo ad elevarsi ancora più in alto delle mani protese del predetto cinghialone (una elevazione incredibile per un’uomo di novanta chili) e a colpire di testa un cross di Pessotto. Adesso i punti di distacco della Juve dalla Lazio salgono a cinque, con quattro partite ancora da giocare.
22/4 : Juventus Fiorentina 1 a 0 per il rigore realizzato da Del Piero per un fallo in area su Zambrotta. La odierna partita della Juve è stata penosa, magari sarà stato per il caldo, meno male che per battere i viola il poco è potuto bastare. I laziali che non potevano non vincere a Piacenza rimangono sempre a cinque punti. L’unica cosa da dire è che il dualismo (violentemente alimentato dai giornali) Inzaghi-Kovacevic, rientrando Zidane e permanendo la intoccabilità di Del Piero, è stato "risolto" da Ancelotti in favore di Kovacevic. Mi è dispiaciuto, ritenendo io intoccabile Inzaghi. Delle altre vicende oggi poco m'importa.
30/4 : Verona Juventus 2 a 0 (Cammarata Cammarata). Una disfatta che, per quel che i giocatori bianconeri hanno fatto vedere in campo, allarma e fa paventare catastrofi. Anche perché la Lazio battendo sul suo campo il retrocesso Venezia si è portata a soli due punti. Inserisco a questo punto, essendo di suo già molto eloquente, il messaggio che tramite posta elettronica l’indomani ho inviato al mister Ancelotti.
"Mister, sono seriamente preoccupato, anzi posso senz'altro dire che sono alquanto pessimista che si possa finire non sorpassati dalla Lazio. Avendo visto i contoottanta minuti giocati (si fà per dire) dai giocatori contro i viola e i gialloblù non si può non convenirne. Contro la Fiorentina come fu a tutti evidente prevalemmo senza affatto convincere, grazie alla latitanza di Batistuta, agli errori di mira e non di Rui Costa e compagni, alla non malevolenza dell'arbitro e alla complessiva forte inconsistenza di quel complesso. A Verona, contro una squadra in palla, abbiamo letteralmente visto i sorci verdi. Io sono rimasto senza parole di fronte alla lentezza e alla opacità dei giocatori, quasi mai in grado di far pressing o di saltare l'avversario. Sono peruaso che domenica prossima col Parma rivedremo la riedizione dell'amara partita della scorsa stagione, e se quella volta saltò il suo predecessore, quest'anno salterebbe (irrimediabilmente) lo scudetto (e chi li sente il signor Melli e la vezzosa signora Daniela Fini?). Io non dico che i giocatori siano dei brocchi e non sappiano giocare. Io sono persuaso che sono cotti, non ce la fanno più, sono bolliti, scoppiati. Con i primi caldi gambe e cervello si sono dissociati. Iuliano in tutta la stagione non aveva fatto tutti gli errori che ha compiuto ieri, in una sola partita. Zidane è irritantemente inconcludente; Inzaghi è solo patetico e non segnerebbe nemmeno su rigore. Del Piero è il solito ectoplasma e mi ha veramente rotto. Conte spende dell'inutile furore creando solo confusione, Zambrotta è frastornato e si limita al minimo. Neanche Ferrara ce la fà più, poveraccio. Fatta la diagnosi occorre fare indicare una terapia, se nò il malato, che già è grave, muore. Io sono del parere che ci voglia un atto di forza. A questo punto fuori tutti e dentro i vari Oliseh, Maresca, Bachini, Esnaider, Mirkovic, Rampulla, anche Redavid e ovviamente Kovacevic (e questo lo dice uno che ha sempre difeso Pippo Inzaghi). E che Dio ce la mandi buona. Dei cosidetti titolari lascerei i soli Montero, Davids e forse Pessotto). Perché - diceva don Vicente Feola vecchio tecnico del Brasile - "puoi essere Dio in terra ma se a calcio non corri tutti gli asini ti sorpasseranno sempre" (in vero lo disse - ahilui - dopo la sconfitta da parte dell'Uruguay nella finale al Maracanà nei mondiali del '50). Dentro forze nuove, forze fresche. Con coraggio, con risolutezza. Almeno ce la giochiamo alla pari. Così questi ragazzi avrebbero la chànche della vita, e se la giocherebbero alla morte. Non penso che i titolari siano giocatori da buttare, come non penso che di questo drammatico scadimento di condizione Ella abbia colpa, penso però che, a questo punto, soltanto Lei può rimediarvi. Io almeno farei così. Cordialissimi saluti da uno sfiduciatissimo Razumichin
7/5: Juventus Parma 1 a 0 per un gol di Del Piero al 15’ del II t. – Io, come il lettore sa, impressionato dalle penose prestazioni dei giocatori nelle ultime due partite, avevo auspicato per questa delicatissima partita un rinnovamento totale della formazione e il temporaneo accantonamento di quasi tutti i titolari. I fatti invece - stando al risultato, hanno dato ragione all’ultra conservatore Ancelotti (quell’ "ultra" perché quel suo ostinarsi a far giocare Conte a discapito di Zambrotta io lo trovo del tutto irragionevole) perché la squadra, come sempre poco pericolosa in attacco e con le sue due mezzeali al solito troppo svagate - alla fine ha vinto. E Del Piero in ragione del gol finalmente realizzato (il primo dopo 566 giorni di astinenza, contando, come erroneamente fanno i giornalisti, anche i mesi che era in stampelle) ha avuto voti subliminali, e se non ci fosse stata contemporaneamente la disgraziatissima questione Cannavaro, anche le prime pagine, e le seconde, le terze e le quarte di tutti i giornali. Ma non vorrei che si trattasse di una vittoria di Pirro…Già, appunto: la disgraziatissima questione Cannavaro.
E’ successo che al 44° minuto del secondo tempo - con la Juve in vantaggio per quel golletto di Del Piero che valeva tanto oro quanto quasi il suo contratto (e con la Lazio che vinceva facile contro un docile Bologna) - questo scugnizzo napoletano, questo bastardo, alto meno d’un fantino, metteva in rete di testa su un calcio d’angolo che l’arbitro aveva sbagliato a concedere loro. L’arbitro, il buon De Santis (che ci aveva fatto molto penare quattro settimane prima a Bologna negandoci due o tre rigori che perfino quell’ipercritico di Melli aveva riconosciuto esserci) forse riflettendo sulla svista relativa al calcio d’angolo inopinatamente fischiato (svista le cui conseguenze in quel difficile frangente sarebbero state irreparabili), sul pallone che s’indirizza verso la porta di Van der Sar interrompe il gioco fischiando un fallo (il c.d. fallo di confusione) che nessuna delle centomila moviole che poi hanno raschiato ogni centimetro dell’area è riuscita a vedere (se non si vuole considerare un ruzzolone di Kovacevic, ma non si capisce dove quel citrullone abbia potuto inciampare e cadere come un salame). Per cui gol annullato, o meglio non convalidato avendo il direttore di gara fischiato il fallo (?) qualche attimo prima che il pallone entrasse. In questo modo la Juve salva la vittoria (ripeto che si era al novantesimo minuto di gioco) e i due punti di vantaggio sui laziali.
A questo punto si è aperto il cielo, sono sprofondate le montagne, i mari si sono sollevati, tutte le nuvole hanno ruggito, il sole si è oscurato né sono apparse le stelle. E fulmini e saette ciclopiche, e nembi di cenere sono precipitati sulla squadra bianconera e sull’infelice arbitro, a loro dire suo prezzolato salvatore, cui dei facinorosi tifosi capitolini vogliono ancora bruciare la casa (De Santis vive a Roma). Ciò che abbiamo visto, letto e sentito nemmeno gli nicaraguegni ai tempi della loro guerra civile l’hanno mai visto, letto e sentito. La Gorgone, le Erinni, le Tre Furie sono venute a lezione dal presidente Cragnotti, dai suoi accoliti e portaborse, e da tutti quelli che scrivono per adularlo e riceverne laute prebende. Si è scatenata per tutti i canali e le reti della penisola una nuova guerra di religione dove, se il taglio delle lingue fosse di ferro, noi juventini, come gli Ugonotti ai tempi di Carlo X, saremmo stati passati tutti di spada. E tanto per dire anche un tipo mite come lo "svengo" Eriksson è arrivato ad augurarsi, stimolato da cento microfonisti e taccuinisti infoiati, che (cito testualmente) "la Fiat non venda più macchine in Svezia", e, per andare un attimo sul grottesco, con lo scimmiesco Simeone che strilla che "con questo sono due gli scudetti che la Juventus mi ruba", e con il mafioso Mancini che va raccontando a tutti che "l’ultimo scudetto vinto regolarmente è stato quello del ’89 della Sampdoria". A parte l’immancabile interpellanza parlamentare (questa volta da parte di una certa Maretta Scoca dell’Udeur) e l’irrinunciabile, fatale, intervento del solito Guariniello, che se invece di occuparsi di quel che succede sui campi di calcio cominciasse a preoccuparsi di quel che combinano gli albanesi nella sua città sarebbe una buona cosa. Senza dire che, per l’occasione, sono stati tirati fuori dagli armadi, ben spolverati e lustrati, l‘asserito ormai celebre fallo di Iuliano su Ronaldo, quel famoso gol dell’Empoli respinto dopo che aveva varcato la linea e, in un crescendo orgiastico, quel gol annullato più di vent’anni fa a Turone che tutte le antologie d’Italia ancora portano. Nonché, dalla loro visuale capitolina, il rigore negato l’anno scorso a Vieri in Fiorentina Lazio e i tanti favori che i milanisti usurpatori ricevettero, o avrebbero ricevuto.
Queste sono cose che succedono solo in questo Bel Paese mediatico, dove si pretende di giustificare i fallimenti con le autoassoluzioni e mai si sa dare onore al giusto merito. Così i soliti perdenti – l’infelice e patetico Moratti, il protervo Cragnotti, l’invidioso Sensi – potranno autoconvincersi d’aver perso dieci o venti scudetti a causa della protervia della Juventus, "della sudditanza psicologica a questa degli arbitri" (come dicono quando vogliono fare i fini), se non per il fatto che Agnelli si è comprato tutto il vertice della Federcalcio, della Lega e dell’Aia (quando parlano come l’ispirazione gli detta), e ciò urlando ai quattro venti pretendere che lo credano anche gli altri.
Adesso ci aspetta l’insidiosa trasferta di Perugia dove solo i tre punti possono garantirci lo scudetto, e dove ci sarà un ambiente di fuoco (spero che mandino Collina, solo lui come una salamandra potrà passare e ripassare tra le fiamme senza bruciarsi), mentre che i laziali incontreranno, all’Olimpico, la Reggina. Ritornando alla partita col Parma (ogni tanto dobbiamo parlare anche delle cose che si vedono in campo) è da aggiungere che i difensori bianconeri, con un Iuliano efficacissimo e con un Montero efficientissimo, hanno messo la museruola agli attaccanti gialloblù (che non sono sicuramente degli sprovveduti). Che dei centrocampisti si sono ben distinti Davids, Pessotto e soprattutto Tacchinardi, tornato ai livelli dell’andata; che un poco lucido Inzaghi si è al solito suo dannata l’anima correndo a vuoto (ma ha ignominiosamente sbagliato la palla che avrebbe portato i bianconeri sul due a zero e così avrebbe sterilizzato le tragiche vicende che sono poi successe e che ho sopra narrato); che Zidane e Del Piero, privi di mordente, hanno lasciato a desiderare. Zidane con i suoi giochetti sta diventando insopportabile e Pinturicchio ha avuto solo il merito d’aver saputo colpire di testa e mettere in rete, indisturbato, un comodo cross del prezioso, umile Pessotto.
Del resto poco o niente. L’ennesima mortificazione subita dagli interisti: quattro gol (a zero) in casa da una Fiorentina che, al loro cospetto, sembrava l’Honved di Puskass, Kocsis e Hydegkuti, e la solita Roma capace di vincere solo quando le regalano i rigori (uno a uno all’Olimpico con un Milan anch’esso molto spento che così potrà accedere alla C.L.). Dimenticavo: il Toro con mia somma soddisfazione retrocede in B.
14/5 : L’ultima, determinante partita finisce col Perugia che ci batte per un gol che il difensore Calori al 4^ minuto del II tempo segna quasi casualmente su maldestro e corto rinvio di Conte, che i bianconeri attaccando confusamente, confusissimamente, per tutta la ripresa non riescono a pareggiare. Il pareggio li avrebbe portati allo spareggio giacché la Lazio vinceva facilmente, con due rigori, in casa con la Reggina (ma da quel che s'è visto i laziali lo avrebbe vinto). Una vittoria li avrebbe portati al 26° scudetto; la sconfitta li condanna a questa incredibile brutta figura. Che costituirà macchia e rovello nei secoli
Quelli che seguono sono i commenti di Antonio La Rosa e di Paolo (Edgar Pitbull Davids) due dei più apprezzati frequentatori della ML. In ultimo il commento che ho inviato io alla lista :
Cominciamo con l'avvocato La Rosa:
"E' finita come doveva finire, o meglio come si temeva e si sapeva da tempo che doveva finire. L'ho postato già dopo la gara perduta contro la Lazio: dissi di accontentarci del secondo posto, essendo ormai chiaro che questo scudetto DOVEVA, andare a Roma, sponda Lazio. Inutile ripetere ancora le vicende di questo campionato, segnato da una costante aggressione sistematica nei confronti della Juve: appena si è visto che i bianconeri erano forti e competitivi, sono iniziate le aggressioni. In un campionato nel quale si è visto di tutto, gli unici fatti disdicevoli per la stampa e l'informazione televisiva sono stati l'episodio VDS - Zamorano e il non gol di Cannavaro, ossia proprio quel giocatore non espulso e squalificato per il fallaccio da ultimo uomo la partita precedente contro l'Udinese. Ma, si sa, i Guarinielli vengono avanti come i cretini, solo quando la Juve ladra chiama. Nessuno indagherà mai sul Bologna remissivo, sull'autogol volontario di Maniero, sui due rigori nel giro di pochi minuti a Firenze e nell'ultima di campionato; sulle feroci dichiarazioni di Cavasin e Fascetti, dopo avere giocato contro i neocampioni d'italietta. Nessuno indagherà sul fatto che all'Olimpico ieri il secondo tempo immotivatamente è iniziato con 20' di ritardo, o sul fatto che Collina dopo avere detto chiaramente che non si poteva giocare in ben due sopralluoghi (chi ha visto la diretta lo sa bene), dopo essere rientrato negli spogliatoi, è nuovamente uscito per fare un terzo tentativo e poi un quarto. E Bergamo era a Perugia! Qualche rigore dubbio per la Juve è un fatto delittuoso, ma quando Salas si getta fuori area ed ottiene un rigore (Lazio - Torino), tutto regolare. L'avrà capito il coglione nerazzurro chi ha pilotato questo campionato? L'avrà capito adesso che ha fatto da utile idiota in favore di Cragnotti? Temo di no, tanto è stupido il poveraccio: ma quel pareggio all'Olimpico, che secondo Moratti favoriva la Juve, ha dato il punto decisivo allo scudetto laziale. E' inutile che anche nel NG adesso si parli di calo fisico della squadra: QUESTO CAMPIONATO NON LO POTEVAMO VINCERE, ED ANCHE SE AVESSIMO GIOCATO AL MEGLIO, QUALCOSA SAREBBE PURE SUCCESSA. Qualcuno dimentica le dichiarazioni di Cragnotti dopo la sconfitta di Verona, ed il massimo distacco. Intervistato il galantuomo, ebbe testualmente a dire che nove punti potevano essere facilmente recuperati, "l'importante è che certe cose vadano come debbono e dovranno andare". Frase apparentemente scontata ma che celava un messaggio in codice: ossia, cari amici in federazione e lega, questo scudetto è e deve essere mio. Ed infatti sono arrivate le due sconfitte consecutive, Bologna (ricordiamo bene De Santis negarci tre evidenti rigori e non espellere Falcone già nel primo tempo), Verona (poi si è visto che un gol veronese era irregolare e che c'erano due rigori a nostro favore, oltre a dei fuorigioco inesistenti). Mentre nel frattempo, fioccavano i rigori fasulli e i gol dubbi alla Lazio. Poi il fattaccio contro il Parma, e le razioni mafiosquadristiche dei laziali: Cragnotti che parla da borgataro della peggiore specie, Mancini che paragonarlo ad un magnaccia mi costringe a scusarmi con i magnaccia, la tifoseria laziale che crea un clima da guerriglia, minaccia di bloccare il giro d'Italia, il tutto al cospetto di un pusillanime quale Nizzola che chiede scusa a Cragnotti. Il vero scandalo non è stato ieri: è stata l'insipienza della federazione e della lega, Cragnotti che aggredisce tutti e non viene deferito; Mancini che non viene deferito; una tifoseria che, già distintasi per essere la peggiore, la più delinquente, ottusa d'Italia, si permette di compiere spedizioni squadristiche davanti alla sede della Federazione, che impunemente si permette di minacciare di bloccare il Giro d'Italia, e nessuno che interviene. DOVE SONO FINITI I PARLAMENTARI CHE TEMPESTARONO DI INTERPELLANZE IL GOVERNO DUE ANNI FA DOPO JUVE - INTER? COME MAI NON SI SONO ACCORTI DI QUELLO CHE E' SUCCESSO QUESTA SETTIMANA A ROMA? Come mai nessun magistrato adesso indagherà sul clamoroso rialzo delle azioni della Lazio a fine campionato? E la cosa più grottesca è che nessuno dei cosiddetti galantuomini laziali ieri ha avuto la decenza quantomeno di scusarsi pubblicamente per le cazzate dette in settimana. Un imbecille che adesso dirige la "gazzetta dello sport", rimasto noto a Catania perché parlava bene o male del Catania calcio solo quando il presidente Massimino gli offriva qualche cena o gli mandava qualche obolo, in questa settimana ha insinuato che Moggi agevola le carriere degli arbitri: ebbene quest'anno Tombolini e De Santis sono stati linciati, mentre Farina, Paparesta & C., avranno gratificazioni, per avere puntualmente penalizzato la Juve. Insomma, la sudditanza psicologica alla rovescia: da questo momento in poi
gli arbitri hanno il terrore a sbagliare a favore della Juve. E questo è il secondo anno che arbitraggi immondi ci penalizzano: lo scorso anno, nonostante un campionato da dimenticare, non si raggiunse la CL, per due arbitraggi squallidi a fine campionato (chi ricorda la gara contro la Salernitana?); quest'anno ci è stato scippato uno scudetto, REGOLARMENTE STRAVINTO SUL CAMPO. E mezza Italia è contenta, come abbiamo potuto vedere nel NG. Bene: ripeto quello che dissi tempo addietro, ossia che dopo Atene e dopo quegli squallidi cortei antijuve, ero diventato faziosamente solo tifoso juventino. Ancor di più quest'anno, anche più tempo passa e più mi rendo conto che in questo ambiente di calcio malsano, la Juve è una delle poche cose rimaste veramente pulite ed efficienti. Cosa che gli avversari non ci perdonano".
Adesso Paolo (nome de plume Edgar PB Davids):"L'ultima giornata del campionato riserva la più incredibile delle conclusioni, la Juve perde in quel di Perugia e consegna uno scudetto praticamente già vinto alla Lazio.
Resta il rammarico per una partita che è stata giocata in un campo impraticabile, con il secondo tempo rinviato di un'ora. Si è voluto far concludere a tutti i costi il campionato nella giornata di oggi. E' certo che nessuno poteva sapere che il Perugia segnasse un gol senza che la Juve riuscisse a farne nessuno, ma resta il fatto che Collina si è preso una grossa responsabilità nel voler far disputare ugualmente la seconda parte della gara . Il dispiacere per questo epilogo è molto grande, ma parlando da sportivo bisogna ammettere che dopo la sconfitta interna contro la Lazio, la nostra squadra non era più la stessa. Passando da +9 a +3 è stata la stessa Juve a fare in modo che lo scudetto venisse assegnato per una casualità, per un episodio più o meno sfortunato, e così è stato. Avevamo la possibilità di chiudere almeno con 2 giornate di anticipo, ma l' abbiamo gettata al vento dopo quella sconfitta interna. Non farò la solita analisi della partita di oggi visto che non la si può giudicare una partita regolare, ma preferisco fare un consuntivo di una stagione che ci ha visti protagonisti fino all'ultimo. Vorrei comunque applaudire la Lazio che ha avuto il merito di crederci fino alla fine, e che beneficiando di un calendario più facile nell'ultima parte, non ha sbagliato un colpo. Credo che la svolta per i colori biancazzurri sia avvenuta quando sono stati eliminati dalla Champions League, infatti dopo quell'eliminazione hanno potuto concentrare le loro forze solo per il campionato riuscendo a vincere tutte le partite tranne quella di Firenze. La Juve, invece, ha ceduto nell'ultima parte dilapidando un vantaggio che si era meritatamente costruito. Come dimenticare la disfatta di Verona, il gol del pareggio di Cannavaro che è stato ingiustamente annullato, la partita contro la Fiorentina che è stata vinta, ma giocata da una squadra ormai alla frutta. Ora è facile puntare il dito contro Ancelotti accusandolo di non aver fatto ruotare la rosa dei giocatori con più frequenza, ma bisogna ricordarsi che la Juve era data dai pronosticatori fuori dalla lotta per lo scudetto ed il nostro Mister l'ha condotta comunque alla grande fino quasi alla fine. Per questo spero vivamente che la dirigenza Juventina lo confermi anche nella prossima stagione, ha condotto da grande allenatore una squadra che era sulla carta inferiore almeno ad altre 4 . L'ultimo pensiero lo riservo a quel giocatore che più di tutti verrà crocifisso per questa debacle e cioè Filippo Inzaghi. Egli non ha più segnato dalla trasferta di Piacenza, mangiandosi delle occasioni addirittura colossali nelle partite successive(Vedi contro il Milan), anche oggi ha avuto nei suoi piedi almeno 2 occasioni da poter trasformare, ma è stato molto sfortunato nell'occasione del primo tempo, ed invece ha sprecato in malo modo quella del secondo. Proprio questa è la dimostrazione che la Juve è stata troppo fragile in avanti, non segnando Inzaghi non segna nessuno. Ma sarebbe assurdo perdere un giocatore che tutti ci invidiano perché preso come capro espiatorio di una situazione che si è presentata per tutto l'anno e cioè la grande difficoltà della Juventus ad andare in goal. Voglio ringraziare tutti i giocatori comunque per le grandi emozioni che mi hanno regalato per tutto il campionato ed un ringraziamento particolare proprio a Pippo che sicuramente nelle prossime settimane sarà bersagliato dalle critiche degli stessi tifosi juventini. Un saluto a tutti quelli che hanno letto con grande pazienza le mie impressioni settimanalmente ed un arrivederci con rinnovato entusiasmo al prossimo campionato".
Adesso la mia:
"Quando un campionato lo si perde per un punto, per un misero gol, si può non finire mai di recriminare. E fermo restando che le responsabilità maggiori sono dei giocatori e dello staff tecnico della Juventus indubbiamente una buona spinta a perdere ce l'hanno data: 1): il belluino accanimento col quale la squadrucola di Mazzone e di quel cialtrone del suo presidente ha sostenuto l'ultimo incontro; 2): l'odio, rancoroso e senza tregua, dei vari Moratti, Petrucci, Sconcerti, Cannavò, Teotino, Melli e della Rai (che sprofondassero tutti all'inferno) che tanto hanno detto e fatto che ci hanno rivoltato contro l'intero Paese e l'intero palazzo; 3): la ribadita reale inconsistenza delle due mezzeali (che andassero entrambi e insieme al diavolo!); 4): l'incapacità di Ancelotti di inventare qualcosa di nuovo, di osare, di cambiare qualcosa, quando ha visto che la squadra era in ginocchio. A che servirebbe allargargli la rosa se rimanesse l'ultraconservatore che è? Ma la cosa che più di tutte mi brucia è che si è ripetuto, a nostro esclusivo smacco, la vicenda che appena dodici mesi fa, nonostante che il Milan avesse potuto sorpassarli anche per una spudorata dose di fortuna (diciamo fortuna ma tutti sappiamo che fu una fortuna riccamente locupletata), indubbiamente aveva coperto di ridicolo i laziali, che s'erano fatti bellamente uccellare. Dalle mie parti si dice che chi si fa fare fesso da un fesso è due volte fesso.
Tra i responsabili maggiori della sconfitta (desidero dirlo giacché se ne sta facendo il capro espiatorio) non metto Inzaghi, che pur ne ha di responsabilità. Ma quando non ha segnato lui, chi ha segnato? Quale delle nostre osannatissime mezze ali lo ha fatto? E’ noto anche ai balbuzienti e ai barbieri che nella Lazio quando non segnano Salas o Inzaghi lo fanno, e con molta lodevole costanza, Nedved, Simeone, Veron, Conceicao, Mihajlovic e persino Negro e Lombardo. Cordiali saluti da Razumichin".
Prima di chiudere vorrei scrivere qualcosa sul rendimento dei giocatori. Premetto col dire che Ancelotti ha utilizzato pochissimi uomini (in tutto quattordici o quindici), preferendo puntare, anche quando non era il caso, sempre sui soliti.
Titolari:
Van der Sar: Para il parabile, ma un miracolo non lo fa nemmeno ad ammazzarlo. Non mi convince, lo rimpiazzerei, ma non credo che lo faranno.
Ferrara: Sente il peso degli anni e non scatta più come una volta. Ha stretto i denti e spesso si è difeso col mestiere, non sempre riuscendoci. Rendimento appena sufficiente, da rimpiazzare.
Montero: Bravissimo, una sicurezza assoluta. Spesso, quando è mancato i compagni di reparto sono entrati in crisi. Insostituibile per antonomasia.
Iuliano: Molto preciso e sicuro e quasi sempre insuperabile; ha fatto vedere anche buoni capacità tecniche. Pienamente meritevole del posto in squadra.
Pessotto: Elemento tatticamente preziosissimo, capace di fare, sulla fascia sinistra del campo, con costante buon profitto il terzino e l’ala. Arrigo Sacchi, che di calcio se ne intende, stravede per lui.
Conte: E’ da pensionare al più presto. Non vuole mollare il posto di titolare e secondo me ha soggiogato Ancelotti. Viene impiegato sulla fascia destra ma non è lucido, non è veloce e non sa attaccare né difendere. Né ha trovato quei gol per cui i più sentimentali tanto lo amano (due soltanto quest'anno). Spedirlo mille o mille e duecento chilometri lontano porterebbe un po' d'aria nuova in cucina.
Tacchinardi: Per la prima volta titolare (anziché Oliseh) si è imposto quale elemento d’ordine e di forza. Campionato positivo. Da tenere.
Davids: Impressionanti i suoi "stop and go". Impareggiabili la generosità, il dinamismo, la classe, la velocità, il furore agonistico. Titolare indiscutibile e, possibilmente, vorrei, capitano della squadra.
Zidane: Ha classe da vendere, ma secondo me cincischia troppo. Cerca poco il gol e gli manca la continuità. Al di sotto di suoi stessi livelli massimi (primo campionato). Ha tuttora un buon mercato, lo si può vendere bene.
Del Piero: Molto si è impegnato e, forse per onorare il faraonico contratto, molto ha lottato e corso. Ma ha perso l’agilità di prima, e non riesce più a saltare l’avversario. Gli è riuscito di segnare solo alla penultima giornata. Poiché per la più greve struttura morfologica non è più in grado di fare (con profitto) l'uomo gol occorrerebbe impostarlo nel ruolo che è di Zidane, o, se si vuol tenere il francese, darlo via (alleggerendo così il conto economico e, anche se quest'anno si è svalutato non poco, recuperando una grossa plus valenza. Ma non credo che lo venderanno.
Inzaghi: Quando un giocatore divide la tifoseria così profondamente come lui, che ha fautori e detrattori accanitissimi forse è meglio che per il suo stesso bene cambi aria. Eppure è quello che ha segnato più gol (15), anzi, si può dire quasi che è il solo che ha segnato. Ha un senso del gol da autentico predatore d’area ma difetta molto tecnicamente. E siccome gioca sempre sulla velocità e con frenesia spesso accade che commette errori madornali. Penso che lo venderanno, e che lo rimpiangeremo. Negli ultimi quattro anni in Italia nessuno ha segnato come lui. Me ne priverei solo se venissero Crespo o Schevchenko.
Rincalzi:
Zambrotta: Ha dei grossi numeri ma non sempre li fa vedere. Forse difetta di carattere. Tenerlo.
Tudor: E’ molto giovane ma ha grandi qualità. E non potrà che migliorare. Tenerlo, anche se non può sostituire Ferrara, essendo, per le caratteristiche fisiche, più idoneo a giocare in centro area.
Birindelli: Oscuro gregario; sopperisce con la generosità e la velocità ai limiti tecnici. Utile in panchina.
Kovacevic: Quando è stato impiegato, poche volte e rarissimamente dall’inizio, ha quasi sempre fatto bene. Buoni i gol in rapporto ai minuti giocati. E' un mostro di incapacità tecnica, ma avrebbe meritato più fiducia. Buono per la panchina.
Dei vari Isaksson, Oliseh, Bachini, Maresca, Mirkovic, Esnaider e Fonseca non si hanno avute notizie. Penso che Oliseh e Maresca avrebbero meritato una maggiore attenzione.
Il giudizio sul tecnico (Carlo Ancelotti) non può essere positivo giacché mai può esserlo per il responsabile tecnico di una compagine che nelle ultime sette giornate, con tutte le attenuanti che si vogliono, dissipa un vantaggio di nove punti. Generali che si fanno uccellare in cotesto modo non possono più stare in prima linea.
La classifica finale vede:
Lazio 72
Juventus 71
Milan 61
Inter e Parma 58
Roma 54
Fiorentina 51
Udinese 50
Verona 43
Perugia 42
Bologna Lecce e Reggina 40
Bari 39
Torino 36
Venezia 26
Cagliari 22
Piacenza 21
La Lazio, la Juventus, il Milan e l'Inter (queste ultime due con i preliminari) giocheranno la C.L.. Il Parma (perdente nello spareggio con l’Inter), la Roma e la Fiorentina giocheranno la coppa Uefa. Il Torino, il Venezia, il Cagliari e il Piacenza retrocedono in B.
16/05/00