STAGIONE 1997/98

Quadri:

Portieri: Angelo Peruzzi, Michelangelo Rampulla e Morgan De Sanctis (20 anni, proveniente dal Pescara: il terzo portiere è sempre un giovanissimo, che arriva, sta un anno a guardare e poi regolarmente se ne va);

Difensori e centrocampisti: Moreno Torricelli, Ciro Ferrara, Paolo Montero, Alessio Tacchinardi, Gianluca Pessotto, Antonio Conte (cap.), Didier Deschamps, Mark Iuliano, Manuel Dimas, Fabio Pecchia (24 anni, proveniente da Napoli), Alessandro Birindelli (22 anni, da Empoli), , Edgar Davids (24 anni, dalle Antille olandesi, prelevato a dicembre dal Milan), Pelegrin (18 anni, proveniente dal Penarol di Montevideo);

Punte e mezze punte: Angelo Di Livio, Zinedine Zidane, Alessandro Del Piero, Michele Padovano, Nicola Amoruso, Daniel Fonseca (28 anni, dalla Roma), Filippo Inzaghi (24 anni, dalla Atalanta, capocannoniere in carica), Marcelo Zalayeta (19 anni, proveniente dal Penarol di Montevideo).

Allenatore: Marcello Lippi

Amministratore delegato: Antonio Giraudo

Vice presidente esecutivo: Roberto Bettega

Direttore generale: Luciano Moggi

Proprietario: Umberto Agnelli

Abbonati: 40.338 (record, in ragione dei bassi prezzi, ma nel novero non sono compresi i certamente numerosissimi home-abbonats, inter quos ego).

Arrivati:

il giovane portiere Morgan De Sanctis dal Pescara; il giovane difensore Alessandro Birindelli dall’Empoli; il giovane difensore Marco Zamboni dal Chievo Verona; Fabio Pecchia dal Napoli; Filippo (Pippo) Inzaghi dall’Atalanta; Daniel Fonseca dalla Roma; Raffaele Ametrano dal Verona per fine prestito; Edgar Davids dal Milan; Marcelo Zalayeta (19 anni, attaccante) dal Penarol di Montevideo; Pelegrin (18 anni, terzino sin.) dal Penarol di Montevideo.

Partiti:

Porrini al Rangers Glasgow; Michele Padovano al Cristal Palace; Alen Boksic alla Lazio; Christian Vieri all’Atletico Madrid, per 20 milioni di dollari USA; il giovane portiere Falcioni alla Salernitana; Vladimir Jugovic alla Lazio; Attilio Lombardo al Cristal Palace; Ametrano in prestito all’Empoli; Zamboni in prestito al Napoli.

Previsioni:

La Juve è un atto di fede. E tale deve restare. Anche dopo la vendita (non del tutto condivisa) di Vieri e di Jugovic. Peraltro (lo si deve riconoscere senza remore) almeno sulla carta rimpiazzati egregiamente con Inzaghi (capocannoniere in carica) e con Pecchia (mediano di belle speranze fiorito in quel di Napoli). D’altronde le eclatanti cessioni effettuate nei quattro anni di presidenza umbertina (Kohler, Moeller, Sosa, i due Baggio, Vialli e Ravanelli, solo per citare i più famosi) hanno reso pingue il conto economico senza mai indebolire il complesso. Per insaziabilità di tifoso scriverei che anche sulla carta e non soltanto sul campo i bianconeri restano i più forti se soltanto scambiassero Tacchinardi con il ceko Nedved, scambio di cui pur s’è trattato.

Noi quì giudichiamo sulla carta. Il giudizio del campo quasi sempre è un’altra cosa, specialmente per gli altri (!).

Sul bianco papiro fa innanzitutto paura il Milan che molto ha cambiato (in: Kluivert, Andersson, Ba, Maini, Ziege, Smoje, Cruz, Cardone, Bogarde, Taibi, Leonardo /out: Roberto Baggio, Franco Baresi, Raizinger, Dugarry) con la costante che si ritrova con un paio di dozzine di cristoni per lo più neri, alti due metri e larghi come armadi, dotati di buoni piedi. La squadra dalle prime uscite pare assai forte in attacco, abbastanza bene assortita a centrocampo e, a me è parso, fragile in difesa. Ma a guidarla, e a tutelarla, è ritornato il velenoso Capello, uno capace di far spremer sangue anche alle rape. Può far paura l’Inter che molto ha comprato sull’ordinario (in: Zé Elias, Sartor, Recoba, Moriero/ out: Pistone, Paganin, Ince) e, con temerarietà quasi folle, anche sullo straordinario, cingendosi, col sacrificio di circa un centinaio di miliardi, del fenomenale Ronaldo. Che sia un fuoriclasse è probabile, che possa bastare per vincere non è detto (vedasi l’anno scorso in Spagna dove il Real di Capello vinse il campionato precedendo il Barcellona del predetto, capocannoniere con 34 gol in 32 partite). Molto s’è armata la Lazio moltissimo spendendo (in: Mancini, Boksic, Jugovic, Almeyda, Pancaro) che adesso presenta un complesso molto agguerrito (Marchegiani, Pancaro, Negro, Nesta, Chamot, Fuser, Nedved, Jugovic, Boksic, Mancini, Casiraghi, Almeyda, Signori - ma son 13 e tutti meritevoli della prima maglia) Staremo a vedere se al signor Mancini continuerà a girare per il verso giusto. Se ciò avvenisse ci sarebbe veramente di che preoccuparsi. Molto ha cambiato la Roma (in: Vagner, Gautieri, Cafù, il portiere austriaco Konsel...) che finalmente ha scelto un buon tecnico (Zeman). Ma quando sopravverranno le prime difficoltà sapranno difenderlo? Dubitarne, conoscendo l’ambiente, i precedenti (ultimissimo caso quello di Carlitos Bianchi fatto fuori già a novembre) e il presidente Sensi, è lecito. Che santo Aldair lo protegga ognora! Comunque se lo faranno lavorare avranno di che bearsene. Fortissimo rimane, poiché sostanzialmente nulla ha cambiato, il Parma, l’anno scorso buon secondo nonostante il pessimo avvio. Per non compromettere i buoni equilibri finalmente raggiunti Ancelotti ha giustamente rifiutato, a rischio della propria panchina, il Baggio col codino. In effetti dopo che l’anno scorso aveva ripudiato Zola era il minimo che potesse fare. Molto ha cambiato, e pare bene, anche l’ambiziosa Sampdoria finalmente sottrattasi alla tutela dell’esoso Mancini. Aria nuova anche in panchina: vi si poggeranno gli scarni ma gloriosi glutei di don Julio Cesàr Menotti, detto il flaco (il magro). L’Argentina che gli vedemmo in mano (quella degli Ardiles, dei Kempes e dei Passarella) era forte e feroce, e i difensori picchiavano come fabbri. Se il flaco riuscirà a fondere forza e talento arriveranno in zona Uefa. Il suo faro è il formidabile Veron. Ben 14 stranieri si posano sul libro paga dell’Udinese, che ripresenta la stessa bella squadra dell’anno scorso, con in più un certo Walem (belga), una mezz’ala che è da tenere d’occhio. Il Roberto Baggio del quale si diceva poi alla fine l’ha raccattato "quasi gratis" (solo l’ingaggio: ma non è poco) il Bologna. Peggio per loro. Leggo che Kolyvanov si sfila la maglia numero dieci e glie la porge in omaggio. Gliela dia pure (ah, questi russi e i loro eterni complessi di inferiorità!) ma si tenga stretto il posto in squadra. Renzino Ulivieri ha stretto i denti e ha risposto "obbedisco!". Tanto lo sa che è per gli abbonamenti. Occhio, tra i rossoblù, al diciottenne nero Kallon, che di fatto appartiene all’Inter. Più che al suo omonimo milanista di molti anni fa (quello che Brera chiamava lo sciagurato Egidio) questo mi par che somigli ad un Altafini giovine. La bergamasca Atalanta si è molto indebolita (l’anno scorso diede via Montero, quest’anno Inzaghi, Morfeo e Lentini) e spero che sia la volta giusta (che si tolga dai piedi). ‘O Napule, gira e rigira, rimane lo stesso, troppo debole e senza soldi. Nel Vicenza ho notato dei giovani molto interessanti (la mezz’ala Ambrosetti e il centravanti De Napoli, proprietà Inter, che m’è parso possedere dei numeri fenomenali). I destini della Fiorentina (che ha finito per tenersi il troppo costoso Batistuta) riposano nelle capacità del suo nuovo tecnico, tale Malesani. Che l’anno scorso a Verona, col Chievo, seppe ben meritare. Delle altre non mi ricordo o non mi pare il caso di dire qualcosa.

Faranno parte del torneo di serie A:

Atalanta (mondonico), Bari (fascetti), Bologna (ulivieri), Brescia (materazzi, lucescu, ferrario, salvi), Empoli (spalletti), Fiorentina (malesani), Inter (simoni), Juventus (lippi), Lazio (eriksson), Lecce (prandelli, pereni, sonetti), Milan (capello), Napoli (mutti e poi mazzone, galeone e montefusco), Parma (ancelotti), Piacenza (guerini), Roma (zeman), Sampdoria (menotti, boskov), Udinese (zaccheroni), Vicenza (guidolin).

Ancora sulla Juve: si diceva dell’abitudine, che pare che sia diventata regola, di vendere ogni anno taluni dei pezzi più in vista realizzando grossi guadagni, senza con ciò indebolire la squadra. Questo che sta diventando un luogo comunque merita di venire analizzato. A me, veramente, non è mai parso che le vendite siano state dissennate. Non è stato dissennato vendere gli anziani Julio Cesar e Kohler, come non lo è stato - checché pretendessero i nostri ameni scriba - l’aver venduto Roberto Baggio e Vialli, elementi ormai a fine carriera. Dino Baggio (24 anni) e Ravanelli (28 anni) ci furono pagati cifre così esorbitanti (14 e 21 mld.) che sarebbe stato stupido non venderli. Moeller, elemento di gran classe, lo si dovette vendere per non soffocare l’astro nascente Del Piero (e pare che si sia trattato di una scelta sagace); Sosa era rotto e ormai giocava solo una partita su quattro. Quest’anno han fatto scalpore le vendite di Vieri (grossissimo uomo gol) e di Jugovic (elemento di classe e di grande sapienza tattica). In ispecie del primo, in ragione della giovane età. Ma sono stati pagati cifre altissime (34 e 14 mld.) e inoltre Vieri, un ombroso dal carattere cupo e collerico, non voleva più rimanere, o meglio, per rimanere pretendeva di guadagnare a Torino quel che avrebbe potuto prendere trasferendosi a Madrid (3,5 mld. netti all’anno invece degli 800 o magari 1200 che gli dava, o gli avrebbe potuto dare la Juve). Il non più giovane Jugovic è stato rimpiazzato, al prezzo di otto mld., col giovane Pecchia. Probabilmente non vale Jugovic, ma dopo il cèco Nedved era il migliore tra quelli che potevansi prendere. Se avessero avuto la mente solo a far soldi avrebbero potuto vendere Zidane (per il quale il Manchester Utd. ha più volte offerto ben quaranta miliardi) o Deschamps (per il quale è stata rifiutata la bazzecola di trentacinque miliardi) oppure Peruzzi. O Montero, concupito da un paio di squadre spagnole. O, accogliendo la madre di tutte le offerte (46 mld, se è vero), addirittura Pinturicchio Del Piero (ecco, forse - teoricamente parlando - sarebbe stato meglio - io penso - tenere Vieri e vendere Del Piero, se il primo non insisteva a voler andar via a tutti i costi). Secondo ogni evidenza la dirigenza non agisce dissennatamente e non è accecata dalla bramosia del guadagno. D’altronde l’esperienza insegna che più si spende e meno si vince (vedasi quel che fu speso invano, negli anni prima della conquista del ventunesimo scudetto, per Rush, per Zavarov, per Hassler, per Baggio e compagnia cantanti! E quanto hanno speso, tutte le estati tutti i presidenti dell’Inter?). Comunque io sono tranquillo anche perché al di sopra dei singoli c’è il complesso. C’è il concetto di squadra. C’è gente capace, c’è una società che funziona. C’è Marcello Lippi, un uomo capace di dare giuste motivazioni allo spogliatoio, sempre e comunque: in una finale di Coppa come in un torneo di fine stagione. Per Lippi, come per Sacchi, più dei solisti, cioè dei fuoriclasse, contano lo spirito di gruppo e gli stimoli: si vince con la testa prima che coi piedi. Chiaro che la testa deve impartire ordini a un fisico in perfetta efficienza: da quì l’importanza del preparatore atletico, di Ventrone. La filosofia dell’allenatore si è perfettamente coniugata con la gestione della società: Umberto Agnelli è meno "romantico" del fratello Gianni - che ormai è un illustre patriarca privo, almeno nel calcio, di poteri effettivi - e perciò ha scelto tre uomini - Giraudo, Bettega, Moggi - pronti a cogliere al volo gli affari, a tenere in ordine i bilanci, perché il tempo dei mercenari è tramontato da un pezzo. Sicché alla Juve non ci sono giocatori incedibili: basta pagare il giusto prezzo, appunto come ha fatto l’Atletico Madrid per Vieri, e si può avere qualsiasi bianconero. Infatti Del Piero non è partito (così mi piace pensare giacché io sono uno dei suoi più fervidi e tenaci disistimatori) sol perché, dopo una stagione così così (ottimo avvio, arrivo in sordina), nessuno era disposto a svenarsi per lui. Certo ha suscitato perplessità il sacrificio di Cristian Vieri: 34 miliardi son tanti ma l’ariete della nazionale, al contrario di Vialli e di Ravanelli, è in fase ascendente, a 24 anni può crescere ancora. Ma Lippi ha concesso il via libera al suo centravanti appunto per seguire una linea coerente: il ragazzo era allettato dai miliardi spagnoli - che la Juve non intendeva scucire ritoccando il contratto - e trattenerlo così avrebbe comportato il pericolo di ritrovarsi in campo un giocatore insoddisfatto. Diversi i motivi che hanno ispirato il ritorno alla Lazio di Boksic: il croato, fortissimo in progressione - un tornado - ma poco incisivo in area e sopratutto condizionato da muscoli di cristallo, non aveva convinto appieno lo staff bianconero. Semmai Lippi si è privato a malincuore di Jugovic, cursore poderoso e intelligente che potrebbe essere rimpianto: in questo caso la società ha prevalso sull’allenatore, che non si è impuntato, come avrebbe potuto dato che una Juve senza Lippi è al momento impensabile. Come si diceva, parecchi si sono soffermati, prima del raduno precampionato, a sottolineare le perdite dell’organico bianconero ma in tal modo sono caduti nell’errore di dare poco risalto agli acquisti: eppure Pippo Inzaghi è stato il capocannoniere, con 24 gol, della scorsa stagione, Fonseca, prima di litigare alla Roma con Carlos Bianchi, era considerato uno degli attaccanti stranieri più temibili (e con Lippi aveva lavorato benissimo a Napoli), mentre di Pecchia da tempo si auspica la chiamata in Nazionale, evento che il passaggio del centrocampista alla Juve di sicuro favorirà. Senza Boksic e Vieri i campioni d’Italia avranno minor potenza in attacco; con Inzaghi e Fonseca in compenso aumenterà il tasso di velocità e di tecnica. La stessa staffetta tra Jugovic e Pecchia riduce il peso del centrocampo a vantaggio di una più elevata mobilità. Ma non dobbiamo dimenticare che la Juve - stavolta assente dal mercato internazionale e pronta piuttosto ad investire sui giovani temprati della B, come i difensori Birindelli e Zamboni - avrà una preziosa pedina in più, rispetto all’anno passato: capitan Conte, giocatore che Cesare Maldini invoca per la sua nazionale. Conte è dinamico, ha gran forza, tira da fuori area, segna ed è tatticamente intelligente. Circa l’assetto tattico Lippi deve decidersi se ripristinare il tridente, con Del Piero e Fonseca ai fianchi (magari leggermente arretrati) d’un Inzaghi che è un incursore e non uno sfondatore, o puntare su due attaccanti (Del Piero e Inzaghi, un marchio giovane del made in Italy) rimpolpando il centrocampo. Lippi è un pragmatico e sceglierà di volta in volta, anche se non ha mai fatto mistero di ritenere "eccezionale", nel senso di occasionale, la soluzione delle tre punte. Ma gli impegni sono tanti e ci sarà spazio per varie formule. Punto fermo del complesso rimangono l’intoccabile asse difensivo Peruzzi-Ferrara-Montero e il diamante di centrocampo Deschamps-Zidane ("unico - atipico - un fuoriclasse impareggiabile" l’ha di recente definito l’Avvocato). Il primo obiettivo della Juve è la Champions League, pur nella versione "volgarizzata" che partirà quest’anno), sfuggita a Monaco di Baviera per "colpa" d’un concorso irripetibile di fattori avversi, il secondo obiettivo lo scudetto che sempre intriga. Per spuntarla su tutti i fronti la garanzia resta Lippi: ecco perché sulla griglia di partenza la Juve è, secondo me, in prima fila. Seguita da Parma e Milan.

PARTITE:

27/7/97: amichevole con una rappresentativa valdostana: 6 a 1 con gol di Zidane (2), Del Piero (2), Fonseca (2);

30/7: amichevole contro lo Chatillon: 2 a 0 con gol di Amoruso e di Padovano;

03/8: amichevole contro il Newcastle: 3 a 2 con gol di Ferrara, Inzaghi, Inzaghi, Asprilla (r), Asprilla;

07/8: trofeo Moretti, contro Udinese: 0 a 0 (4 a 3 dopo i c.d.r.) e contro l’Inter 0 a 0 (5 a 4 dopo i c.d.r.) coppa vinta tra gran sbadigli. Mancava Zidane, insostituibile play maker.

11/8: amich. contro il Bayern di Monaco (squadra campione di Germania, allenata da Giovanni Trapattoni): 1 a 0 con gol di Inzaghi. Magnifica Juve; avesse Mehmet Scholl al posto di Del Piero sarebbe perfetta.

17/8: amich. con lo Sparta Novara: 8 a 0 con gol di Zidane, Zidane, Del Piero, Del Piero, Amoruso, Giandomenico, Pecchia, Padovano.

19/8: trofeo Luigi Berlusconi a Milano (la odierna è la 7^ edizione, Berlusconi invita a sfidare il suo Milan la squadra classificatasi seconda in campionato se il campionato l’han vinto loro, o la prima quando, come quest’anno, non lo vincono. Di queste sette edizioni, cinque le han vinto loro): Milan - Juventus 3 a 1 con gol di Conte, Cruz, Kluivert, Weah. Nel secondo tempo in forza della loro terrificante forza fisica quasi ci hanno fatto a pezzi. Per ora niente da dire.

23/8: Supercoppa di Lega (la supercoppa di Lega la giocano la squadra che ha vinto lo scudetto e quella che ha vinto la coppa Italia e la odierna è la 10^ edizione. Delle dieci giocate nove le han vinte le vincitrici del campionato, con la sola eccezione dello scorso anno quando a S.Siro - la si gioca sempre il casa della squadra scudettata - la Fiorentina bellamente sconfisse il Milan). Oggi a Torino la Juventus ha battuto il Vicenza per 3 a 0 con gol di Inzaghi, Inzaghi e Conte.

31/8/97: 1^ di campionato: Juventus Lecce: 2 a 0 con gol di Inzaghi (85’) e di Conte (90’). Le grandi o aspiranti tali hanno vinto tutte, tranne il Milan che ha pareggiato. Hanno fatto impressione la Lazio e la Roma. Formidabili i due gol di Recoba che hanno tratto dalle peste l’Inter (a S.Siro vinceva bellamente il Brescia, poi, a un quarto d’ora dalla fine Simoni ha fatto uscire Ganz e fatto entrare il chino...).

04/9/97: coppa Italia: Brescello Juventus: 1 a 1 con gol di tale Franzini e di Conte.

14/9/97: 2/C: Roma - Juventus: 0 a 0 che al 92° avrebbe potuto diventare 0 a 1 se Inzaghi che stasera aveva le polveri bagnate non l’avesse sprecata grossa. Avesse centrato lo specchio della porta sarebbe stato trionfo per lui e per tutti. Della partita, vista in diretta, i primi venti minuti sono stati appannaggio dei giallorossi dove ho visto un Vagner (carioca, nonostante il nome) veramente impressionante per fisico, per idee e per piedi. Fino a quando la Juve un po' compassata di stasera, nonostante la serata nera di Zidane, ha finito per imporre le sue ordinate geometrie, portando a contatto di Konsel sempre l’Inzaghi di stasera. E’ da segnalare una eccellentissima doppia parata di Peruzzi su una micidiale doppia conclusione di Totti. Il Milan ha pareggiato in casa con la Lazio (rigore di Signori a tempo scaduto) mentre l’Inter (vista in diretta) ha vinto vistosamente contro lo squinternato Bologna di quest’anno che costretto a giocare con le tre punte (bella polpetta avvelenata gli han propinato a Ulivieri!) ha alleggerito il centrocampo e scoperchiato la difesa (4 a 2 domenica scorsa a Bergamo e 4 a 2 stasera con i nerazzurri). Molto bene ha vinto, a Bari, la Fiorentina che Malesani ha messo in sesto e che Batigol ogni domenica esalta (domenica prossima c’è Inter Fiorentina). Vedo favoriti i viola anche perché l’Inter non mi pare che abbia un gioco. Palle lunghe e che ci pensi Ronaldinho, povero figlio... Bene l’Udinese (che è andato a vincere a Lecce) male la Sampdoria (che ha pareggiato col Brescia prendendo 3 gol), male il Parma che ha pareggiato in casa con la rognosa Atalanta. Primi a punteggio pieno Fiorentina e Inter, inseguono, indietro di due punti, Juve, Parma, Roma e Lazio, a quattro punti il Milan.

17/9/97: CL: Juventus - Feyenoord: 5 a 1 con gol di Del Piero, Del Piero (rig.), Inzaghi, Van Gastel (rig.), Zidane e Birindelli. Ad una Juve ben registrata da un’ispirato Zidane, oltretutto in vantaggio dopo 3 min., non poteva certo resistere un Feyenoord ben messo in campo e quadrato a centrocampo ma desolantemente disastroso in difesa.

21/9/97: 3/C: Juventus - Brescia: 4 a 0 con gol di Zidane, Conte, Inzaghi e Del Piero. Zidane fortissimo: Juve irresistibile. E’ un piacere vederlo giocare. Invece Del Piero mi piace sempre di meno e mi fa sempre più antipatia. C’è inoltre un’altra cosa da segnalare, e cioé che trovo deplorevole e perniciosa l’abitudine di cercare Inzaghi con dei lanci lunghi in avanti, costringendolo a cento scatti sul filo del fuorigioco, a tentare controlli spesso impossibili, a lottare, su palloni aerei spesso imprendibili con stopper e libero. Disponendo di gente di grande tecnica Lippi dovrebbe esigere una manovra più ragionata, col pallone per terra. La difesa comunque è una caisse d’èpairgne. Delle avversarie: l’Inter è capintesta a punteggio pieno, avendo sconfitto a San Siro, molto immeritatamente, la Fiorentina (3 a 2 col gol risolutivo segnato da Djorkaeff in netto fuori gioco) che l’aveva dominata umiliandola nel gioco (3 traverse che ancora tremano, il pericoloso Kanchelskis proditoriamente massacrato dal cannibale West); mi rimane però il sospetto che Malesani, come peraltro Zeman, Sacchi, Ulivieri, Maifredi e gli zonisti puri, consideri la prudenza tattica un’umiliazione. Ha vinto il Parma a Bergamo con due gol di Crespo, ha vinto la Roma a Lecce. Hanno perduto la Lazio (con l’Empoli dove il portiere locale ha parato anche l’imparabile) e - udite, udite - il Milan a Udine, che pertanto rimane a 2 punti (due gol di Bierhoff, il secondo profittando d’una colossale castroneria di quell’altro cannibale di Bogarde).

24/9/97: C.I.: Juventus - Brescello: 4 a 0 a mezzo di un’autorete, gol di Amoruso (rig.), Fonseca, Fonseca.

28/9/97: 4/C: Sampdoria -Juventus: 1 a 1 con gol di Morales e di Inzaghi. La Juve se l’è vista brutta, in ispecie nel primo tempo, sul campo d’una Sampdoria micidiale perché velocissima. Mi hanno bene impressionato Balleri, Laigle, Veron e Montella. La Juve, sempre un po' troppo compassata a centrocampo e in difesa, e con un Inzaghi, poveraccio, lontano e mal cercato con i soliti lanci lunghi, ha pareggiato a tempo scaduto e con un pò di fortuna. L’Inter rimane capofila a punteggio pieno, d’altronde oggi l’aveva facile (5 a 1 a Lecce con doppiette di Djorkaeff e Ronaldo), seguita dal Parma che ha battuto la forte Udinese (Crespo), la Lazio ha vinto sul difficile campo di Bari (Nedved) e domenica andrà a far visita all’Inter. Sorpresissime a Firenze dove lo straordinario Empoli di Spalletti ha battuto (dopo la Lazio) la Fiorentina, e a Milano dove la corazzata Milan è stata riaffondata, questa volta dal Vicenza corsaro (gol del giovane promettentissimo De Napoli). A Milano sono ammutoliti e ovunque si cercano spiegazioni, a Berlusconi viene da piangere in diretta televisiva; Capello è riuscito solo a sussurrare "scordiamoci lo scudetto": hanno solo 2 punti contro i 10 dell’Inter, ma, al di là di questo, appaiono demoralizzatissimi. Come l’anno scorso.

1/10/97 C.L.: Manchester Utd. - Juventus: 3 a 2 con gol di Del Piero, Sheringam, Scholes, Giggs e Zidane. Manchester: velocità e potenza; un complesso di armadi da un metro e novanta con due piccoli meravigliosi fantasisti (Giggs e Scholes): Il Manchester, quattro campionati vinti negli ultimi cinque anni, ci ha letteralmente spezzati in due: gli attaccanti della Juve non sono riusciti ad entrare con la palla al piede una sola volta nella loro area! I centrocampisti e i difensori, pur se eroici, hanno potuto contenere i danni ricorrendo a un numero spropositato di falli (Deschamps espulso per doppia ammonizione; ammoniti, sempre per falli da tergo, Pecchia, Ferrara e Del Piero). Sconfitta bruciante, che il buon piede di Zidane ha reso, a tempo pressoché scaduto, solo meno pesante nel punteggio. Giusta sconfitta, come fu ingiusta quella coi Borussi che ci costò il trofeo. Ripeto ed insisto a dire che dovevansi vendere Del Piero (che quando li fa fà gol d’autore) e tenere il bue Vieri. All’Old Trafford mancavano Conte e Di Livio. Può bastare a giustificare, non dico la sconfitta, che contro un Manchester può sempre starci, ma la pessima prestazione? Idem sabato scorso a Marassi con la Samp; vedremo domenica prossima con la Fiorentina.

5/10/97 5/C: Juventus - Fiorentina: 2 a 1 con gol di Pessotto (aut.), Inzaghi e Del Piero. Quando si incontrano due squadre una delle quali è forte in difesa e deboluccia in attacco e l’altra è forte in attacco e debole in difesa, per legge di calcio e con buona pace dei zonaroli vince sempre la squadra forte in difesa. Per questo la Juve ha vinto. Finalmente ha vinto anche - inaspettatamente - il Milan in casa di quell’aggressivo Empoli che aveva battuto la Lazio e la Fiorentina, per una papera del suo portiere Pagotto. Stupisce che il signor Spalletti non faccia giocare il secondo portiere che contro la Lazio parò anche l’iradiddio. Hanno pareggiato il Parma, col Vicenza (menomale) e l’Inter (in casa con la Lazio, idem come sopra). Ha vinto di goleada la Roma di Zeman contro il Napoli, che è ben poca cosa, il Brescia e il Bari fuori casa (sulle contigue Atalanta e Lecce) nonché l’Udinese sulla Sampdoria. In classifica l’Inter ha 13 punti, Juve, Parma e Roma inseguono con 11 punti.

15/10/97 C.It. Juventus - Lecce: 2 a 0 con gol di Amoruso e di Del Piero. Partita facile, molto più facile di quella di campionato. Fonseca e Lorieri hanno scongiurato la goleada. Le grandi hanno vinto tutte. Il Milan, sulla Sampdoria a Milano, con un gol di Kluivert a tempo scaduto, dopo avere rimontato uno 0 a 2. Il Milan è debole in difesa, Costacurta non si regge in piedi. Ma i blucerchiati hanno un modulo difensivo del tutto disastroso.

Sono stati resi noti i dati della "pay-per-wiew": Inter 5.000 abbonati; Milan 6.040; Juventus 12.635, inter quos ego.

19/10/97 6/C: Bari - Juventus: 0 a 5 con gol di Ingelsson (aut.), Zidane, Zidane, Del Piero e autorete di un altro barese del quale non mi sovviene il nome. Ma non è stata così facile come i titoli dei giornali strillano e come i commentatori televisivi, sempre molto superficiali, pretendono. La partita si è sbloccata un po' fortunosamente al 48° del I tempo, poi ovviamente è stato facile. Al centro della difesa dei baresi protervamente dominava un marocchino di nome Neqrouz, duro e feroce come un saladino. Forte, falloso e invalicabile. Fino a che l’arbitro non lo ha buttato fuori. Belli i due gol di Zidane. A me dispiace sempre quando il mister fa uscire Inzaghi, perché mi rendo conto che gli schemi e l’egoismo di Del Piero non gli rendono giustizia. Delle altre grandi c’è chi ha vinto convincendo (Parma, sul derelitto Bologna), e c’è chi ha vinto non convincendo (Inter, sullo straderelitto Napoli). L’Inter è alla quinta vittoria su sei e alla terza esterna su tre, ma la Juve non molla. Zemanlandia ha sprecato a Firenze dove avrebbe potuto ben vincere (e per i viola sarebbe stata la quarta sconfitta consecutiva). Ma il grande Milan stellare ha perduto in casa con gli ultimi in classifica, col Lecce, squadra materasso. Prima o poi Capello renderà bianchi i neri e neri i bianchi e raddrizzerà tutto; è solo da sperare che ciò avvenga il più tardi possibile. La Lazio stranamente è caduta in casa con l’Atalanta di quel trucido di Mondonico, squalificato per un turno per (recita la sentenza) aver rivolto frasi ingiuriose e minacce a due suoi giocatori. Adesso il campionato si ferma di nuovo per quella camurria della nazionale: c’è l’incontro-spareggio con la Russia. La cacciassero fuori e con essa quell’imbecille di Maldini!

22/10/97 C.L. Kosice - Juventus: 0 a 1 con gol di Del Pietro. Partita mosciarella, con un gran Zidane, tuttavia. Mi ha richiamato alla mente il divino Falcao. Mi fa pena il povero Inzaghi, così fragile, così smunto, così sofferente, così soccombente.

02/11/97: 7/C - Juventus Udinese: 4 a 1 con gol di Locatelli, pari di Conte il leone del salento, provvidenziale gol del due a uno di Inzaghi, poi Del Piero su rig. e infine Amoruso (quello nostro, non Amoroso il brasiliano, il loro). Ricorrevano in punto i 100 anni di fondazione della società e bisogna dire che adesso siamo tutti contenti. Anche del risultato finale, in specie se si considera a come si erano messe le cose. Quella friulana è una gran bella squadra, in specie in attacco, e poi praticano (anche loro, uffa!) un pressing asfissiante. La Juve non lo fa più (lo faceva, terribilmente, quella del primo scudetto di Lippi) in quanto si son resi conto che di quel passo sarebbero morti tutti, non solo Paulo Sousa. Sanno di esser forti e che prima o poi qualcosa viene fuori. Non visto un pallone di Bierhoff, che aveva anticipato Rampulla, respinto da Ferrara oltre la linea (per poco non si sciancava per sempre, Cyrus). Ma la prodezza del difensore meritava "il regalo" della svista (gli inimici si ricordino piuttosto di quel pareggio che nel novantacinque il Genoa ci rubò in casa per un pallone di Galante contato gol che l’appena citato Paulo Sosa invece aveva respinto mezzo metro al di quà della linea di porta, e poi di un analogo caso verificatosi con la Roma e di un altro ancora con il Foggia, e sempre a nostro svantaggio). Comunque è stata una partita che ha messo a dura prova le coronarie dei tifosi. Molto bene Zidane, che è l’unico giocatore che quando ha il pallone tra i piedi mi da sicurezza e serenità; molto bene per la vivacità e anche per l’impegno l’attuale Del Piero; bene Iuliano, Birindelli e Ferrarone. Inzaghi è pagato per mettere dentro quel pallone che più o meno decentemente circa ogni ora gli arriva nei paraggi. A Milano una forte Inter ha meritatamente battuto un isterico Parma, con un bel gol su punizione dal limite del fenomeno Ronaldo, che sta segnando quanto ci si attendeva. I nerazzurri stanno crescendo per effetto del progressivo affermarsi, quale play maker, di Ze’ Elias, in classifica hanno 19 punti, noi la seguiamo con 17. Terzo con 14 il Parma. La Juve è la squadra che ha segnato più gol (18) e ne ha subiti di meno (3). Qualche parola sulle altre. Il molto lunatico Milan ha vinto per 3 a 0 sulla ancora più lunatica Sampdoria. Ma ha vinto in forza di episodi fortuiti (affrettata espulsione dell’ottimo Mihailovic sullo 0 a 0; il primo gol assai casuale di Weah, il secondo in fuorigioco desertico, pure di Weah). Il Vicenza ha vinto 3 a 1 a Bergamo (con 3 gol dell’eccezionale Ambrosetti, un ragazzo che farà strada). Il derby capitolino è finito 3 a 1 per i laziali, oggi sicuramente superiori. Gol di Mancini, di Casiraghi (gol bellissimo) e dell’ottimo Nedved. Ai zemaniani mancava Aldair. Ho avuto la ventura di vedere, l’altra sera, su Italia Uno, uno dopo l’altro in sequenza, una trentina o una quarantina dei gol segnati da Casiraghi; non li ho contati nè, purtroppo, registrati. Che il bisontino segni molti gol lo sapevo, che ne segni di molto belli lo avevo visto. Ma quella sequenza mi ha impressionato. Cazzo, i migliori li diamo sempre via, lui l’abbiamo dato via, a ventitre anni, per prendere l’imbolsito Vialli. Che non segna più nemmeno in Inghilterra, mentre bisontino fa ancora sfracelli. Come in Spagna, con la maglia dell’Athletico Madrid, il suo emulo Vieri, detto il bue. Puntualmente venduto pure lui.

5/11/97 C.L. : Juventus - Kosice: 3 a 2 con gol di Del Piero (bello, su perfetto lancio di Zidane), Amoruso e Fonseca, poi due degli slovacchi (Liutbarskij e su un tiro franco dal limite deviato da Ferrara) partita giocata male, o distrattamente. Mentre il Manchester continua a vincere.

9/11/97 8/C: Napoli - Juventus: 1 a 2 con gol di Zidane (bello, su perfetto lancio di Del Piero), pari di Bellucci e gol partita, a pochi minuti dalla fine, di Fonseca. Non entusiasma, la Juve che ha lo stesso privilegio d’imbattibilità dei nerazzurri, ma alle critiche - che a Lippi provocano una forte acidità - replica coi risultati. I bianconeri non stanno certo andando piano (sei successi e due pareggi), è l’Inter che tiene un ritmo vertiginoso. Ma come e forse più della squadra di Simoni, i campioni d’Italia hanno avuto finora il vento a favore. Il vento, un paio di spunti di Zidane, il ritorno in forma di Alex Del Piero, la tenuta della difesa, che è - insieme con quella del Parma - la meno battuta del campionato, con appena quattro gol al passivo: ecco le risorse juventine. Ma Ronaldo e la dea bendata (in qualche parte la chiamano anche culo o fortuna) stanno con Simoni (a Bergamo hanno subìto per novanta minuti, tre volte i pali li han salvati, ma a poche battute dalla fine han vinto con un gol di West <Taribo, mangiateli tutti!> uno che con la porta avversaria ha la stessa confidenza che i suoi nonni con le posate). Il Parma in regresso, la Lazio in ascesa, la Roma forte ovunque tranne che nel derby. Domenica ci si ferma per la nazionale, il che mi da sempre molto fastidio. Alla ripresa delle ostilità si giocheranno Milan Inter (vince il Milan) e Juve Parma (vince la Juve).

19/11/97: C.I. Lecce Juventus: 0 a 1 con gol di testa, su calcio d’angolo, di Birindelli. Mancavano parecchi titolari, com’è giusto che fosse. Questi gli accoppiamenti per i quarti: Inter Milan, Lazio Roma; Parma Atalanta e Fiorentina Juventus.

23/11/97 9/C: Juventus Parma: 2 a 2 con gol di Chiesa, di Del Piero, di Hernan Crespo e di Amoruso. Il Parma gioca con i centrocampisti a ridosso dei difensori. Non hanno mezze ali che costruiscano gioco. Le vaste praterie in avanti sono terreno fertile per le sgroppate di Crespo e sopratutto di Chiesa, che negli spazi larghi diviene micidiale. I bianconeri ce l’hanno messa tutta, ma la solidità del complesso avversario, la bravura di Buffon, la leggerezza e fragilità di Inzaghi che pare incapace di entrare negli schemi e di dialogare profittevolmente con le mezze ali, certe scempiaggini tattiche (i traversoni alti), la stronzaggine dell’arbitro Treossi che in favore dei parmensi si è prodigato facendo finta anche di non vedere un rigore grande quanto una casa per un fallo che Thuram e Cannavaro hanno perpetrato su Fonseca strattonandolo e tirandolo giù che stava per far gol, un gol sbagliato dallo stesso Fonseca in pieno recupero han voluto che finisse così. Un pareggio con i tempi che corrono è poco meno che una sconfitta, ma è lo stesso, identico risultato col quale ieri si è chiuso il derby di Milano (gol di Simeone, Weah, Ronaldo ® e Leonardo ®). Ma è da dire che Milan e Inter (in specie il Milan) in attacco sono assai meglio attrezzate della Juve (quel Weah è inarrivabile, per me è meglio di Ronaldo; speriamo che il giovane Zalayeta che fisicamente gli somiglia gli somigli anche nelle prestazioni). Classifica al vertice dunque invariata. Il Napoli, sette sconfitte in nove giornate è ultimo in classifica, Mazzone, quattro giornate quattro sconfitte, si è dimesso. Un po' di B gli farà bene, a quell’ambiente e a quella specie di presidente pulcinella.

26/11/97 C.L.: Feyenoord - Juventus: 2 a 0 per doppietta di Cruz (già puntero di quel River Plate gloriosamente sconfitto esattamente un anno fà a Tokyo). Mercoledì di coppa infausto: siamo con una scarpa e mezza fuori dalla C.L., così come il Parma e l’Inter. Solo un sacrosanto miracolo potrà salvarci, visto che nemmeno una vittoria col Manchester Utd. (peraltro tutta da conquistare) potrebbe bastare (delle seconde ne passano soltanto due). Pessima partita, la difesa da quando non c’è Montero è divenuta tremendamente fragile, ed era il punto di forza della squadra), ma tutto il complesso ha giocato male. Potremmo salvare i soli Iuliano, Torricelli e Amoruso; non Zidane, non Del Piero, non Deschamps, non Di Livio, non Ferrara (Conte non c’era). E domenica si va a San Siro contro il ben riposato e forte Milan. Ora pro nobis. La Sampdoria ha preso Signori, pur avendo, come attaccanti, Montella, Klinsmann e Tovalieri. La verità è che la Samp ha solo due grandi giocatori: Mihailovic e Veron. Gli altri sono tutti dei mediocri. O’ Napule ha dato la sua panchina alle nervose terga di Giovanni Galeone, partenopeo pure isso, quindi zonista. La vedo brutta! (come ebbe ad esclamare la vecchia marchesa camminando sugli specchi).

30/11/97 10/C Milan Juventus: 1 a 1 con autogol di Ferrara, involontariamente, per un rimbalzo, pareggio di Inzaghi. Posticipo. Nel pomeriggio l’Inter, a Vicenza, così come a Bergamo quindici giorni prima, subisce il gioco avversario per 90 minuti (gol regolare annullato a Zauli, rigore di Di Carlo sul palo) ma poi vince e si porta via i tre punti, per cui adesso ci precede di quattro. Pare proprio il suo anno. Praticano un gioco striminzito, ma ce la fanno sempre. Sontuosa vittoria della Roma di Zeman a Parma. Adesso i giallorossi sono terzi insieme con gli udinesi che quest’oggi hanno vinto sul campo della Lazio (gol del 3 a 2 di Marcio Amoroso). Tornando al posticipo si diceva che s’è trattato d’una partita assai combattuta. Giusto, alla fine, il pareggio, ma risultato sempre aperto e molte azioni d’attacco dall’una e dall’altra parte. Un gigantesco Desailly tra i rossoneri, che ha fatto da muro su tutti, una cosa incredibile. E pensare che quando avevo saputo che Cruz non avrebbe giocato m’ero fatto contento! Sempre pericolosi Weah e Ba. Tra i bianconeri giganteschi Iuliano e Torricelli, insuperabile il primo, incontenibile il secondo. Mancava Deschamps, evanescente Del Piero. Non capisco perché mister Lippi non l’ha sostituito con Fonseca. Ah, avessimo ancora il bue Vieri!

6/12/97 11/C Juventus Lazio: 2 a 1 con gol di Del Piero, Marcolin (rig.), Del Piero (rig.). Assenti, tra i maggiori, Deschamps, Zidane (punito da Lippi, giustamente, perché aveva giocato troppo bene e sopra tutto troppo a lungo - gli interi novanta minuti - mercoledì scorso nell’incontro Euròpe - Rèste du monde) e Montero, che tuttavia, a un mese dall’operazione al menisco, negli ultimi dieci minuti è riapparso. Prestazione vigorosa, con molti gol sprecati e pochi rischi corsi. I migliori: Del Piero e Inzaghi, che han fatto buona coppia (Superpippo ha determinato le due reti di Pinturicchio e ha colpito due fragorosi pali), Torricelli: trascinantissimo, generosissimo, poderosissimo: un treno!, Iuliano e Conte (Iuliano cresce di partita in partita acquistando sempre maggiore autorevolezza, e capitan Conte ha suscitato i due gol con due bei lunghi lanci a Inzaghi) e il vivace Pecchia (di Peruzzi non occorre parlare: con lui tutto è ordinaria amministrazione). Tra i laziali si è distinto solo l’ottimo Nedved, che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, era da scambiare, come volevano fare i dirigenti laziali, con il lento e concettuoso Tacchinardi, e il giovane e valoroso Nesta, quest’oggi troppo solo. L’Inter nel frattempo pareggiava a Marassi con la Sampdoria una partita anch’essa vigorosamente combattuta, ch’avrebbe potuto perdere ma anche vincere. Due gran belle azioni di Ronaldo, una conclusa in rete e l’altra che han salvato diosolosacome. Adesso Ronalduccio ripartirà per il Brasile e salterà le partite (difficilissime) che i nerazzurri giocheranno contro la Roma e l’Udinese (lanciatissime terze dal gol facile in una classifica che vede prima l’Inter con ventisette punti, seconda la Juve con venticinque e terze appunto Roma e Udinese con ventidue). Io come tifoso della Juve mi dichiaro fiducioso nel futuro, primo perché l’Inter pur vincendo molto finora non ha mai effettivamente convinto e secondo perché non posso non pensare che Zidane, Inzaghi e Del Piero (e perché no Zalayeta?) facciano caterve di gol. E’ sicuro che col tempo il Milan verrà fuori, speriamo solo che ciò avvenga il più tardi possibile. Atalanta, Bologna e sopra tutto Napoli sono con l’acqua alla gola. Domenica prossima la Juve va a Piacenza (tre punti) e Inter riceve la Roma (con la speranza che vincano i giallorossi e si operi il sorpasso). Ma mercoledì, col Manchester, ci sarà da soffrire molto e forse anche da piangere.

10/12/97 CL Juventus Manchester Utd.: 1 a 0 per un gol all’83’ di Pippo Inzaghi su perfetta assistenza di Zidane, dopo avere dominato la gara e non avere mai realizzato, sia per una serie imperdonabile di sprechi e sia per il valore del portiere Schmeichel e dei suoi difensori (su tutti Pallister e Berg). Formazione e voti: Peruzzi 6 (poco impegnato), Birindelli 6, Iuliano 7 (cresce in autorevolezza di partita in partita), Ferrara 7 (eccezionale, nel finale, un suo recupero su di un Cole lanciato al gol), Tacchinardi 5 (le mie riserve su di lui sono note: è troppo lento e falloso; comunque sta arrivando Davids che è forse più falloso di lui ma che certo è ben più veloce), Torricelli 8 (un treno!), Conte 7, Di Livio 7, Inzaghi 7 (dà l’anima e il corpicino, e quest’anno non è nemmeno tanto fortunato), Zidane 8 (che stile, che classe, che eleganza, che visione di gioco: vederlo muoversi è un godimento per gli occhi e per il cuore), Fonseca 6. Sono subentrati: Pecchia al posto di Tacchinardi (voto 7: ha dato brio e vivacità alla manovra), Montero è entrato dopo due mesi di assenza a un quarto d’ora dalla fine al posto di Conte (poco impegnato: 6), Dimas al posto di Birindelli (cosa ci veda in lui e in Tacchinardi mastro Lippi ancora non l’ho capito). Si rammenta che mancavano Deschamps (per stiramento, ne avrà ancora per un mese) e Del Piero (squalificato). La Juve ha giocato una partita molto intensa, nel secondo tempo è stata addirittura epica anche perché giocava sotto il rischio d’uscir fuori dalla competizione, sicurissimamente se solo avesse pareggiato, molto probabilmente (dato l’andamento della partita Olimpiakos Rosenborg che contemporaneamente si giocava ad Atene dove i norvegesi conducevano) se anche avesse vinto. Per cui il gol del vantaggio di Inzaghi, finalmente raggiunto a pochi minuti dalla fine, in sostanza non risolveva niente. Se non che, con la squadra vittoriosa ma sostanzialmente sconfitta, all’89° un greco azzeccando su calcio piazzato la botta del 2 a 2 rivoltava le cose riassumendo la Juve ai fasti dei quarti di finale (con Real Madrid, Manchester, Paris S.G., Borussia Dtm, Bayern di Monaco, Bayern Leverkusen e Dinamo di Kiev: i sorteggi mercoledì 17 dic.). Entusiasmo a non finire, commozione, retorica, articolesse come diceva Brera. Abbracci (a Cocacola, a Luisa, a Totò Di Cristina, e perbacco perfino a Martinez, ma è stato lui a buttarsi su di me, lo giuro). Il giorno prima anche gli interisti avevano fatto il loro bravo miracolo, rimontando lo 0 a 2 dell’andata. Partita bellissima, prestazione vigorosa e 3 a 0 finale (gol di Ronando, Zanetti e Simeone). Ho sentito Renato, anche lui è per l’allungamento del contratto a Simoni. Io invece fossi in Moratti aspetterei, il campionato è lungo e difficile, e poi, senz’andare tanto lontano, nei prossimi tre turni dovranno vedersela con Roma e Juve e nel mezzo andare a Udine. Si vedrà la sera del 4 gennaio se sono di canapa, di lino o di seta. Ancora a proposito della partita del Delle Alpi, nulla dirò - mi sia consentito - di Giovannino Agnelli.

14/12/97 C/12 - Piacenza Juventus: 1 a 1 con gol di Fonseca e di Piovani. Mala partita, con nelle gambe la fatica di mercoledì scorso. Poca lucidità, poca velocità, Zidane appannato. Positivo il debutto in bianconero di Davids. Nel frattempo l’Inter catenacciara e contropiedista distruggeva la Roma zonista. Il distacco sale di nuovo a meno quattro.

22/12/97 C/13 - Juventus Empoli: 5 a 2 con tre gol di Del Piero fra uno di Inzaghi (quello di apertura) e uno di Davids (l’ultimo). Chi ha segnato i gol degli empolesi non lo ricordo, rammento che il primo è stato segnato su punizione dal limite (sul 3 a 0, imparabile) e il secondo su rigore (sul 4 a 1). Tutto facile. Ottimi Del Piero, che quest’anno appena starnutisce la mette dentro (dieci gol, uno in più di Ronaldo, per dir solo del campionato) ma non mi va che debba tirarli sempre lui i rigori (oggi l’ha sbagliato, segnando poi sulla ribattuta); Iuliano, Torricelli e Davids. Si giocavano anche Udinese Inter. Potevano vincere l’una e l’altra; ha risolto, al novantunesimo, sceriffo Bierhoff. L’Inter, dal quel poco che ho potuto vedere, mi è parsa pericolosa in attacco ma abbastanza in difficoltà nelle retrovie. Il confronto diretto alla ripresa, fra quindici giorni. Buon pari (buono dal mio punto di vista, giacché i rossoneri dell’isterico odioso velenoso smorfioso esoso Capello io li temo sempre) tra Milan e Bologna. Capello è uno che se giocasse a poker vorrebbe giocare con sette carte. Al povero Berlusconi gli sta facendo comprare di tutto. Ogni volta che non vince una partita chiede un rinforzo di qualità. Dopo tutto quello che gli han dato quest’estate (dico, a parte i soldi) A palla in movimento gli han dovuto prendere Donadoni, Leonardo e adesso Ganz. Non è leale. Facesse il boxeur pretenderebbe di pugilare con tre braccia.

1/1/1998 amichevole: Pavia - Juventus: 1 a 5 con gol di Del Piero, Inzaghi (3 gol) e Fonseca.

4/1/1998 C/14 - Inter Juventus: 1 a 0 con gol di Djorkaeff, su spunto di Ronaldo ad inizio di ripresa. Così è finito il macht clou, dopo che i bianconeri, nel corso di tutto il primo tempo, giocando in maniera veemente (bravissimo Davids) avevano più volte costretto all’angolo gli avversari. Ma una grande squadra quella gran supremazia avrebbe dovuto sancirla con almeno due gol di vantaggio. Non parleremo ancora di Vieri, ma se dobbiamo dirla tutta dobbiamo ammettere che proprio il giocatore che amiamo di più, e cioè Zidane, è stato l’anello che ieri sera è mancato alla Juve per completare la catena necessaria a strangolare i nerazzurri. Al riposo a reti inviolate, con una Juve scatenata e un’Inter trafelata e mezzo mortificata, al quarto minuto del secondo tempo uno spunto imperioso di Ronaldo sulla destra, su Montero e su Iuliano (ma è stato l’unico in tutta la partita) forniva a Djorkaeff, su un distratto Birindelli, la facile palla dell’uno a zero. A quel punto, per la delusione e la stanchezza, ai bianconeri saltava la concentrazione. I nerazzurri si mettevano a scalciare all’evviva il parrocco, a perdere tempo, a non giocare, e risalivano indenni il novantesimo. Questa è la storia della partita. Dalle quale entrambe le squadre escono male. Ma di più la Juve, che avendo giocato assai meglio, ha perduto. Per cui torna ad inseguire a meno quattro punti, affiancata dalla Udinese del micidiale Bierhoff (ieri due gol alla Roma di Zeman). Anche il Milan, come avevo preconizzato, bussa alla porta dell’alta classifica.

7/1/98 C.It.: Fiorentina Juventus: 2 a 2 con gol di Rui Costa, Batistuta, Inzaghi e Zidane. Alla fine del primo tempo la Juve era sotto di due gol ed era lecito nutrire qualche preoccupazione non fosse che per il potenziale offensivo della squadra viola, anche se i due gol che i viola avevano segnato non erano stati irresistibili. Ma io vedevo in campo una buona Juve, veloce e volitiva. Buono il centrocampo, buoni specialmente Birindelli, Pecchia, Montero e Davids. Ma in attacco non mordeva. All’inizio della ripresa Lippi faceva entrare quegli Inzaghi e Zidane che aveva tenuto in panchina e che avrebbero preferito continuare a tenerglierli per non affaticarli ulteriormente. La squadra ha pareggiato il punteggio sprecando, per sopramisura, due belle palle per vincere la partita (ahi Pippo, Pippo). Determinante sopratutto la prestazione del mio campione preferito, che quando gira risulta impareggiabile sotto tutti gli aspetti (è l’unico che, a quel che posso ricordare, pareggi per classe ed eleganza Gianni Rivera, e fisicamente gli è ben superiore). Dico di Zidane che ha splendidamente servito ad Inzaghi il pallone del primo gol (bravissimamente realizzato da Superpippo), e segnato il gol del 2 a 2. Un gol di straordinaria bravura: dribbling stretto con il pallone alto mezzo metro da terra: sinistro-destro e sempre a palla alzata tocco preciso all’angolo della porta. Non facile da spiegare, un gol che solo uno con le stigmate del fuoriclasse poteva ideare e realizzare.

11/1/98 C/15 Juventus Vicenza: 2 a 0 con gol di Del Piero e di Ferrara. Vittoria tutto sommato non difficile. Ma ha vinto anche l’Inter, con lo scarto minimo, sul difficile campo del Piacenza dove però, a sua differenza, la Juve venne raggiunta. Ma può essere sempre solo fortuna quella dei milanesi?

18/1/98 C/16 Bologna Juventus: 1 a 3 con gol di Inzaghi, Inzaghi, Del Piero e Kolyvanov. Della partita poco da dire: superiorità schiacciante (sopra tutti Davids: un diavolo nonché un acquisto felice, poi Del Piero e, come sempre, l’impietoso Montero). Per dirla con un tizio dei telegiornali: Inzaghi - Del Piero, "le punte leggere che fanno gol pesanti". Frasi fatte a parte la Juve quest’anno ha ben cinque punti in più dell’anno scorso, la miglior difesa e il miglior attacco. La notizia del giorno piuttosto è che l’Inter è caduta in casa contro il pericolante Bari, e così ci ha ceduto tre dei quattro punti di vantaggio. Sarà un girone di ritorno avvincente. Il Milan le ha prese in quel di Parma che puntando sul solo Chiesa potrebbe anche rimontare lo svantaggio (pare che stian convincendosi dell’opportunità di cedere Crespo che a Chiesa pesta i piedi, che sostituirebbero con lo sperimentato Asprilla, che è nero e molto clericale, e che per questo giocherebbe giusto all’ala. Quale punta di rincalzo c’è sempre il giovane Adailton). Bene la Lazio che ha vinto a Firenze dove, nell’ultimo quarto d’ora, ha esordito il brasiliano Edmundo, definito per la rissosità "l’animale" e bene la Samp che zio Vujadin sta cercando di tirar sù. O’ Napule è in B, col cordoglio di tutti i mandolinisti.

21/1/98 CI Juventus Fiorentina: 0 a 0 La partita (antonomasticamente - per antonomasia - quando dico "la partita" intendo la prestazione della Juve) mi è piaciuta molto, e non solo perché il risultato ci consente il passaggio alle semifinali (dove molto probabilmente incontreremo la Lazio; l’altra semifinale la giocheranno, credo, il Milan e il Parma). Mi è piaciuta perché ho visto una bella Juve, pericolosa in attacco e solidissima in difesa. Mi sono piaciuti molto il vivace Inzaghi (nonostante i gol sprecati), Zidane per la fantasia, Montero come al solito autorevole e insuperabile, Pecchia per la vivacità e Dimas per la puntualità. Per la cronaca, a quindici minuti dalla fine ha esordito Marcelo Zalayeta.

26/1/98 C/17 Juventus Atalanta: 3 a 1 con gol di Conte, Caccia, Zidane e Zidane. Le squadre di Mondonico sono sempre rognose e scorbutiche. Comunque la Juve di questi tempi gode di gran salute. Adesso trascrivo da Giuseppe Siragusa, poiché ne condivido i concetti e ne apprezzo lo stile. "Il girone di andata ha tirato le sue somme: campione d’inverno è con trentasei punti la Juventus, la squadra che ha segnato di più (trentanove gol) e subìto di meno (quattordici), l’unica a perdere una sola volta e per giunta ingiustamente a San Siro con l’Inter... La Juve ha chiuso l’andata con cinque punti e quindici gol in più di un anno fà; ha altresì incassato due reti in più ma il dettaglio è marginale (il trascrittore rammenta che un anno fa la Juve non giocò un campionato sottotono, lo vinse). Mai, durante il ciclo di Lippi i bianconeri avevano tenuto un simile vertiginoso ritmo; questo genere di prestazioni e il primato sono corroborati da una crescita generale del gruppo e da qualche modifica all’assetto tattico: Lippi ha sfruttato l’inserimento di Davids per concedere maggiore libertà a Zidane ma non parliamo di difesa a tre (né Torricelli, né Birindelli né Dimas difatti sono centrocampisti). Stanno sollevando il consueto scalpore della novità le difficoltà di un’Inter che in genere ha sopperito con le prodezze individuali dei suoi solisti agli squilibri del gioco. Nelle ultime tre giornate l’Inter ha segnato due gol, con Moriero e Recoba, frutto di invenzioni personali. E Ronaldo, che aveva spopolato ai suoi esordi italiani, vive un momento di riflusso: gli hanno preso le misure e le difese del nostro campionato non sono come quelle di Spagna; quì ci sono maestri (come Fascetti, come lo stesso Mondonico, come Zoff quando non va in tribuna autorità ma in panchina) nell’imprigionare i talenti altrui. Scavalcata dalla Juventus, l’Inter attraversa una fase delicatissima sul piano psicologico: deve inseguire i bianconeri ma guardarsi pure dall’Udinese e dalla Lazio perché ricordiamoci che il secondo posto vale la Champions League, una vetrina troppo importante perché un personaggio multimediale come Ronaldo vi rinunci a cuor leggero. Se la Milano nerazzurra soffre, d’altronde la Milano rossonera piange: il Milan di Capello sta andando peggio - nonostante gli ingenti investimenti estivi - del Milan che Tabarez e Sacchi traghettarono verso la rifondazione".

Mie brevi note: Zidane ha segnato due gol e gli scriba e i farisei finalmente lo hanno scoperto e lo stanno osannando con le solite forzature: meglio toccare ferro. A noi che di Zinedine nutriamo una stima sconfinata può meravigliare solo la loro meraviglia. Seconda nota: ogni volta che il Milan perde una partita Capello pretende l’acquisto di un nuovo giocatore. Per la sconfitta col Parma Nilssen, stopper del Rosenborg, per quella di ieri con la Fiorentina Maniero del Parma (che esordità domenica prossima con dietro la schiena il numero 38), prima di loro, sempre nel corso di questo mese, se non ne dimentico qualcuno, Maurizio Ganz; poco prima di loro Andreas Andersson (che poi hanno venduto a prezzo di realizzo al Newcastle, mentre che stanno sondando Olimpyque M. e Athletico M. per Ravanelli e Christian Vieri), oltre al già noto Leonardo, tutti pagati un’iradiddio di soldi. Non è più lecito nutrire dubbi: Capello è proprio uno stronzo. Terza nota: invece l’Inter ha preso dal Borussia Dtm. il portoghese Paulo Sousa, nostra vecchia conoscenza. Gran centrocampista non c’è che dire (indosserà la maglietta col numero 40), ma ha i muscoli di seta; in un campionato non gioca più di sei o sette partite. D’altronde se era sano quelli della Juve mica lo davano via ...

1/2/98 1/r Lecce Juventus: 0 a 2 con gol di Iuliano e di Del Piero. Vinta anche questa pur non giocando molto brillantemente (le partite di mercoledì di Catania e di Parigi qualche segno devono averlo lasciato). Nel primo tempo i pugliesi si sono difesi con ordine (buoni Cyprien e il coriaceo Stoijc, o come cavolo si chiama), nel secondo larghi territori e grossi sprechi o ingenerosità (nevvero Pinturicchio, che pur di non far segnare Pippo venderesti l’anima al diavolo?). Ciro Ferrara ha riportato la frattura composta della tibia e del perone della gamba sinistra e se non è del tutto sfortunato lo rivedremo in campo nel secondo tempo dell’ultima, a Bergamo, in tempo solo a festeggiare il venticinquesimo... Grave disdetta, gravissima. Ciro è una sicurezza e partite tremende ci attendono, in Italia e in Europa. L’Inter ha vinto a Brescia, con un gol di Ronaldo a pochi minuti dal termine su ottimo spunto di Recoba; il Milan ad un solo minuto dal termine a San Siro sul Piacenza con un gol fortuito del nuovo Maniero. Hanno vinto anche il Parma, la Roma, la Fiorentina di quell’antipatico di polifemo Malesani. Nel posticipo televisivo ho visto la Lazio sprecare gol e vittoria su un Napoli pieno di buona volontà ma tecnicamente assai modesto. Per essere già da tempo (virtualmente) retrocessi devo dire che anzi corrono molto. Vorrebbero che tornasse Maradona. A far che? Non credo alle resurrezioni. Comincerei a temere un’Inter che impiegasse continuativamente Paulo Sosa e Recoba.

8/2/98 2/r Juventus Roma: 3 a 1 con gol di Zidane, Del Piero, Paulo Sergio e Davids. Più è il bordello che fanno questi romanisti del cazzo che la sostanza dei fatti. Hanno perso meritatamente, e adesso strepitano per un rigore negatogli. Il fatto è che il 100% dei giornalisti della RAI è romanista o laziale, comunque antijuventino. Questo mentre che l’Inter perdeva in casa col Bologna. Che pertanto distanziamo di quattro punti. La Lazio ha battuto il Milan. Boksic quest’anno non è un apriscatole: è un punteruolo. E la Lazio è con la Juve la squadra meglio messa in campo. Pratica un ottimo calcio e possiede un complesso molto agguerrito. I suoi punti di forza sono il giovane difensore Nesta, i centrocampisti Jugovic e Nedved e le punte Boksic e Casiraghi. Supportati dal lunatico Mancini, da Almeyda e dal portiere che in questi ultimi tempi è alquanto migliorato. Il tecnico ha dato alla squadra equilibrio e buoni schemi. L’anno prossimo avranno pure il cileno Marcelo Salas che han pagato più di Ronaldo, il sampdoriano Veron che ha ventanni ed è più che una promessa e, a quanto si dice, anche il diciannovenne talento della Stella Rossa Dejan Stankovic, uno che somiglia al miglior Mancini (giovane).

11/2/98 3/r Brescia Juventus: 1 a 1 con gol di Inzaghi e di Savino. Brescia fortissimo nel pressing e nelle marcature, ciononostante la Juve avrebbe avuto buoni titoli per far sua la gara. Glie lo hanno negato Cervone con due o tre parate del tutto risolutive e uno dei gemelli Filippini che ha respinto sulla linea uno splendidissimo spunto personale di Zidane (con sponda di tacco di Del Piero). Pazienza, non sempre si può vincere. L’Inter ha pareggiato a Firenze per cui il vantaggio di quattro punti rimane immutato. I migliori Montero, Torricelli, Davids, Del Piero e Zidane, al quale molto opportunamente la dirigenza ha rinnovato il contratto fino al 2004. Potrei scrivere, e poche volte lo si può fare, che questa squadra è così forte che non necessita di alcun nuovo titolare.

15/2/98 4/r Juventus Sampdoria: 3 a 0 con gol di Del Piero (spunto personale), Inzaghi (su spunto di Del Piero) e di Fonseca. L’evento, pregonfiato a dismisura da scribi e farisei d’ogni specie (il più giullaresco fra di essi, Mosca, aveva addirittura preconizzato un 2 a 3 per i genovesi) è stato ridimensionato a lotta impari tra una Juve forte ed autoritaria e un manipolo di commedianti denutriti. Spiace solo aver perduto, per una interpretazione troppo fiscale del regolamento, il prode Juliano, che ci mancherà, domenica prossima, contro l’agguerrita avanguardia viola. L’Inter, la Lazio e il Milan hanno vinto; le milanesi di goleada contro rivali inconsistenti (in evidenza Ronaldo e l’attesissimo Kluivert, il primo con tre gol ed il secondo con due). Percentuali scudetto: Juve 60%, Inter 15%, Lazio 25%, le altre 0.

19/2/98 s/f C. It. Juventus Lazio: 0 a 1 gol dell’immancabile Boksic di quest’anno; dopo la Lazio ha saputo ben contenere la prevedibile reazione di una Juve priva di alcuni titolari.

22/2/98 5/r Fiorentina Juventus: 3 a 0 con gol di Firicano, Oliveira e Robbiati. Poco da dire, non ci aggrappiamo nemmeno alle (pesanti) assente di Ferrara e Iuliano. I viola hanno meritato di più. A Roma contemporaneamente l’Inter cedeva, sotto lo stesso punteggio, ai laziali (Fuser, Boksic e Casiraghi). Tre a zero pure degli udinesi a Genova contro la Sampdoria. Classifica: Juve 48 punti, Inter e Lazio 44, Udinese 42 punti.

28/2/98 6/r Juventus Bari: 1 a 0 con gol di Inzaghi. In grande evidenza il duo Zidane-Inzaghi (con Del Piero stavolta molto in ombra) che ha risolto e, sempre in tandem, ha impegnato Mancini almeno cinque volte. I baresi non hanno mai disturbato Peruzzi. Vince l’Inter a S.Siro sul Napoli (gran gol di Zamorano), fa invece zero a zero la Lazio a Bergamo.

4/3/98 C.L. quarti di f. Juventus Dinamo di Kiev: 1 a 1 con gol di Gusin e di Inzaghi. Partita infernale e porta avversaria stregata. Poche volte ho visto una Juve così in palla e così determinata, massimamente nel secondo tempo. Han giocato bene tutti, anche Del Piero, e Zidane e Inzaghi si sono levati su tutti. Anzi si può affermare senza alcun tema d’essere smentiti che Zidane, con Shovkovsky, il guardaporte ucraino, è stato il migliore fra tutti. Non so con quanta soddisfazione del colonnello Lobanovsky che nelle dichiarazioni della vigilia aveva detto di preferirlo senz’altro al tanto conclamato Del Piero in quanto di lui "più moderno". Condivido in pieno. Il famoso Schevchenko m’è parso essere un pericolosissimo contropiedista, anche se la sua squadra non pratica affatto questo tipo di tattica. Comunque m’è parso essere un tipo estremamente guizzante, un tipo alla Ronaldo. La Juve ha cercato il gol con molta insistenza, né, occorre dirlo, i suoi attaccanti mi pare abbian commesso errori di mira marchiani (tranne una volta nel finale con Del Piero che al termine di un’azione personale ubriacante, giunto a tu per tu con il portiere avversario rabbiosamente sparava alto), ma lo stesso Del Piero in precedenza con un tiro sublime aveva colpito l’incrocio dei pali, e più volte, prima e dopo, Inzaghi e Zidane si erano resi protagonisti di azioni rimarchevoli e di apprezzabili conclusioni. La Juve colpita a freddo, al 13° del secondo tempo, su un calcio d’angolo rimpallato (che era la prima conclusione a rete degli ucraini) s’avventava rabbiosamente sugli avversari che si chiudevano a riccio e ciò nonostante sfiorava il gol per ben sette volte. La Dinamo di Kiev è squadra assai tetragona, applica con impegno il credo predicato da decenni dal suo allenatore, che adesso somiglia, m’è parso, a quello, alquanto macchinoso, dell’Ajax; ma è evidente che ai tempi di Zavarov e di Michailicenko era tutta un’altra musica. A Torino l’ha salvata il suo formibabile portiere. A Kiev la Juve potrà batterla se solo, stasera, si sarà convinta d’esser di essa (molto) più forte.

8/2/98 7/r Udinese Juventus: 1 a 1 con gol di Bachini e di Del Piero. Andati in svantaggio a 15 minuti dalla fine per un gol alquanto fortunoso ha pareggiato Alex a due minuti dalla fine. Pareggio equo. Occorrerebbe tirare un po' il fiato, troppa pressione, troppi impegni, troppe partite da dover vincere a tutti i costi. Alle spalle qualcosa è cambiato. L’Inter sconfitta a Parma scivola a cinque punti (il portiere Buffon ha parato un rigore, peraltro ben tirato, a Ronaldo, ma ho il sospetto che il pallone abbia battuto sul palo), mentre la Lazio, che ha annichilito la Roma, s’è fatta sotto a quattro punti. Mercoledì c’è il ritorno di coppa Italia proprio con i laziali. Hanno già vinto a Torino, che passino pure il turno.

11/3/98 C.I. Lazio Juventus: 2 a 2 con gol di Fonseca, Nedved, Nedved e Amoruso.

Lippi, opportunamente, ha lasciato a casa ben sette titolari (Peruzzi, Torricelli, Conte, Davids, Zidane, Del Piero ed Inzaghi) facendo esordire il giovane Zalayeta (nelle movenze, nella morfologia e nel modo di trattare il pallone mi pare che somigli al grande Weah) e schierato al centro della difesa, accanto a Montero, il giovane Birindelli (che contro il forte Casiraghi se l’è cavata bene, mentre l’uruguayano teneva Boksic). I guai sono venuti dal cèco Nedved (due gol bellissimi e un fragoroso palo). Viene da bestemmiare perché quest’estate per i dirigenti laziali egli era considerato un soprannumerario e per ciò volevano farlo fuori, tant’è che le prime partite, che i biancocelesti forse proprio per questo non vinsero quasi mai, lui le vide dalla tribuna. In sede di calcio mercato Nedved venne più volte offerto alla Juve per uno scambio con Tacchinardi (che essendo italiano almeno poteva andare in panchina: i laziali hanno un sacco di extracomunitari, appunto Nedved, e poi Boksic, Jugovic, Almeyda, Chamot, Gottardi e probabilmente anche qualcun altro che ora mi sfugge). Qualcuno alla Juve disse di no, non valutando che schierato sulla fascia destra avrebbe potuto far meglio di Conte e di Di Livio, ormai declinanti. Oggi Paolino Nedved ci ha esclusi, pressoché da solo, dalla finale, giocando una partita maiuscola, ma è tutto l’intero campionato (o almeno da quando si son risolti ad estromettere Almeyda e a far posto a lui) che sta giocando in maniera sublime. Ma lasciamo perdere; Lippi ha fatto bene a giocare al risparmio. Troppi impegni, troppa fatica. Buon pro ci faccia.

14/3/98 8/r Juventus Napoli: 2 a 2 con gol di Del Piero, Turrini, Zalayeta e Protti. La prima contro l’ultima, distante quarantuno punti, un abisso! Partenopei in balìa dei campioni d’Italia: frastornati, confusi, perdevano quasi tutti i contrasti. Però le poche volte che gli riusciva di distendersi per Peruzzi sono stati dolori: traversa quasi gol di Bellucci sullo 0 a 0, bell’azione in contropiede di Turrini e gol del primo pareggio, poi nuovo palo di Bellucci a porta pressoché vuota, e infine il definitivo pareggio di Protti - un bel gol! - al novantatreesimo, pochi attimi prima del fischio finale. La Juve molto ha costruito ma ha troppo sprecato: Del Piero ha realizzato un gol capolavoro e a scrivere quello che penso forse rischio un’incriminazione per lesa maestà, però per me Alex, che quest’anno sta giocando alla grande, è troppo individualista, ad Inzaghi dà solo palloni stracotti, quando ormai sono divenuti ingiocabili. Il gol del 2 a 1 è di Zalayeta, chiamato in campo da Lippi subito dopo il pareggio di Turrini. Zalayeta si muove bene ed ha un gran fisico, mi spiace assai che la sua prodezza sia stata vanificata dalle scempiaggini dei difensori. Nel frattempo la Lazio e l’Inter seppellivano di gol le rivali. Il margine di vantaggio si accorcia: Juve 53, Lazio 51 e Inter 50. Mercoledì si andrà a soffrire a Kiev, che la grande porta ci sia propizia.

18/3/98 C.L.: Dinamo di Kiev - Juventus 1 a 4 con gol di Inzaghi, Rebrov, Inzaghi, Inzaghi e Del Piero. Grande, grande, grande JUVE gridano tutti. Un minimo di competenza e quel po’ di pudore che ci sforziamo di conservare ci impediscono dall’unirci ai frenetici e deliranti cori che da ogni parte d’Italia, quasi sempre per amor di tiratura o di share, alti si levano. Noi che scriviamo per testimonianza intingiamo il pennino nel calamaio della coerenza. "Grande, grande, grande Juve" lo facciamo dire agli altri, a quelli avvezzi (ma oramai fanno tutti così) a scriver di calcio solo dopo che han saputo com’è andata a finire. Mi aiuto, per esemplificare, con le recenti gare di campionato che i bianconeri han pareggiato con l’Udinese e col Napoli. Contro la squadra di Zaccheroni stavasi perdendo quando proprio al novantesimo minuto pareggiò Del Piero, e lì tutti a dire: bianconeri granitici, spietati: tolgono ai friulani l’illusione della vittoria e alle inseguitrici quella dell’aggancio: una partita in meno al traguardo scudetto. Contro i napoletani stavasi vincendo quando un gol di Protti anch’esso al novantesimo ci raggiunse. E lì tutti a cantare de profundis. Mi pare un po' la storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Con l’Udinese era mezzo pieno, con i napoletani lo stesso bicchiere agli stessi commentatori, pennivendoli, mezzibusti e sputasentenze da quattro soldi sembrò mezzo vuoto. "Juve sprecona butta via mezzo scudetto: Lazio ed Inter ad un soffio", così scrissero tutti. Rimanendo del tutto estraneo ad ogni considerazione il fatto che i giocatori della Juve contro il Napoli avevano giocato bene (e sprecato sei o sette gol) e contro gli udinesi male rimediando un pareggio proprio in extremis. La Juve a Kiev ha giocato bene, come molto bene aveva giocato, contro loro stessi, quindici giorni prima, a Torino. Solo che a Torino aveva sprecato (o s’era fatti parare da un portiere in vena di miracoli) caterve di gol mentre a Kiev su cinque quattro sono andati dentro la rete (e uno è stato sbagliato). Invece su tutti i giornali di oggi la Juve, e Lippi, e Superpippo, e Zidane, e Davids, e tutti, vengono descritti come dei marziani, invece sono solo dei replicanti. Nel senso che hanno solo replicato la prestazione di quindici giorni prima contro gli stessi avversari, quando, ottenuto solo un pareggio (e, come scrissi io "la convinzione d’essere più forti", ma i nostri scribi e i nostri farisei queste cose non le capiscono) vennero subissati da critiche e ritenuti pressoché eliminati. Altro che colonnello Lobanovsky (a quest’ora l’avranno retrocesso a brigadiere!), altro che calcio del duemila, altro che astro nascente Schevchenko! Solo il più bieco catenaccio gli ha consentito di contenere i danni. La Juve di Kiev non è stata diversa dalla Juve di Torino; forse l’unica differenza (di non poco conto) sta nel fatto che stavolta s’è sprecato di meno. Pippo Inzaghi ha segnato una folgorante tripletta (dopo i gol, determinanti, di Manchester e quello dell’andata contro gli stessi ucraini) e s’è presa una bella soddisfazione contro chi perennemente lo critica perché troppo leggero, perché sbaglia troppo, perché non segna mai di testa. Edgar Davids sembrava un pit-bull che si fosse fatta una pera: un forsennato, un indemoniato. Dove c’era il pallone c’era lui: piedi buoni e velocità pazzesca. Impressionante Didier Deschamps: regista di straordinario acume e forza fisica. Insuperabili Iuliano e Montero. Del Piero nel complesso meno continuo del solito ha segnato un gol da par suo, con una folgorante rasoiata su un pallone (di Zidane) che in quel momento e in quella posizione non poteva che essere colpito in quel modo. Ma il più grande, il più grande di tutti è stato proprio lui, Zinedine Zidane. In lui c’è l’essenza del fuoriclasse, ha detto Platini. I genii possono essere spiegati solo dai genii; io non ne sono capace. So solo che vederlo muoversi per il campo è un piacere; so solo che, con il pallone, è capace di far cose che gli altri nemmeno si immaginano. So solo che strappargli la palla è impresa quasi impossibile, e che la sua generosità, la sua abnegazione, la sua lealtà, così come la sua bellezza e il suo vigore atletico sono straordinari. Sono solo un modesto imbrattacarte (che però è capace di incantarsi del bello), vedrò di "raccontare" il primo e l’ultimo gol (il secondo e il terzo sono scaturiti da due calci d’angolo che il Pippo, lui così piccolo e fragile, ha perentoriamente incornato). Nel primo, Zizou dal cerchio del centrocampo (raccogliendo un disimpegno della difesa, mi pare di Deschamps), lanciava lungo Del Piero, raggiungendolo nella sua posizione canonica di mezz’ala sinistra. Il quale Del Piero, raggiunta la sfera, con grande facilità aggirava il terzino ed entrava in area. Questione di tre o quattro secondi. Nel frattempo Zinedine, correndo sulla mediana centrale raggiungeva l’area piccola. Ricevuto da Alex il pallone, in brevissimo spazio superava un altro difensore d’area e dopo di questi il portiere che disperatamente gli si catapultava incontro, e intanto, ciò facendo e vedendo che un altro difensore s’appostava sulla porta lasciata sguarnita, allungava a Inzaghi che con facilità, solitario (visto che lui e Del Piero avevano calamitato su di loro tutti i difensori) toccava in rete. Non meno bella l’azione del quarto gol, scaturito anch’esso da una sua geniale intuizione. Pallone respinto lungo, di rimessa, del portiere degli ucraini, che Mark Iuliano fuori dalla sua area inzuccava respingendo in controtendenza. In controtendenza a Zinedine e agli altri che per effetto della rimessa in gioco di Shovkovsky stavano ritornando a centrocampo. Quì Zidane s’appella al genio e inventa una giocata alla Platini: giacché trovandosi nella zona del cerchio grande, con le spalle all’area avversaria (dalla quale come s’è detto si era allontanato) nulla o nulla di diverso poteva fare. Con una torsione del corpo e della gamba destra fulminee (col rischio che gli partiva il ginocchio, dirà poi Lippi) inventò, da una ventina di metri, per Del Piero un perfetto assist, che l’Alex raccolse al volo (solo la mamma capisce la figlia muta!) fulminando a rete con la rasoiata di sinistro di cui s’era detto sopra. Mi compiaccio sempre grandemente a veder giocare Zidane, solo a Rivera (che tuttavia aveva limiti fisici e caratteriali che il francese non ha) ho visto fare cose del genere. La grandezza della Juve, il valore dei suoi giocatori e del suo tecnico mi rallegrano questi affannati anni. Viva la Juventus. Semifinale con il Monaco (mentre l’altra se la giocano il Borussia Dtm. e il Real Madrid). Il colonnello Lobanovsky scuotendo il testone alla fine mormorava "Non c’era niente da fare: la Juventus è la squadra più forte d’Europa" (qualcosa di analogo, se la memoria non mi tradisce, l’anno scorso l’aveva detta anche Van Gaal). Un’ultima cosa: con la prossima, che si giocherà nel Principato di Monaco il 1° aprile, la Juventus di Lippi si fa recordman europeo per partite consecutivamente giocate in competizioni europee. Il precedenza tale onore era stato del superMilan di Sacchi e di Capello. Sic transit gloria mundi.

22/3/98: 9/r - Parma Juventus: 2 a 2 con gol di Stanic e di Crippa, poi di Tacchinardi e di Inzaghi. Si loda, da ogni canto, il carattere dei giocatori e le capacità, diciamo così, taumatugiche di mister Lippi. Tutto giusto, tutto vero. La partita volgeva al peggio e la squadra nel secondo tempo l’ha bravamente raddrizzata. Ma io sono rimasto deluso. Primo perché da quando Ciro Ferrara s’è fatto male, non so perché - non lo so perché Iuliano, Montero e gli altri individualmente stanno giocando benissimo - si subiscono troppi gol; secondo perché con le nuove regole un pareggio è poco meno d’una sconfitta (specie concomitando l’odierno passo falso con la vittoria dell’Inter nel derby, dove i nerazzuri hanno brutalizzato i rivali <e io detesto così tanto i capelliani che ne sono persino contento>, così riducendo le distanze ad un’inezia), terzo perché i giocatori della Juve nella buona mezz’ora che gli rimaneva non sono stati capaci, avendone anche bisogno, di vincere la partita. Nell’anno del primo scudetto dell’era Lippi ci riuscirono (dico, a trasformare uno 0 a 2 in un 3 a 2 ) in quell’epica partita giocata con la Fiorentina a Torino (Vialli, Vialli e gol della vittoria di Alex Del Piero con quella mitica voleé di destro che il buon lettore ricorderà); nell’anno del secondo scudetto ci riuscirono di nuovo, fu col Verona (Porrini, Del Piero e Del Piero). Questa era l’occasione ideale, topica, per un fantastico tris. Ma Alex, che pure quest’anno ha segnato caterve di gol, non ci ha nemmeno provato. Gli eroi erano stanchi. E mercoledì i francesi dovranno andare a giocare un’amichevole contro la Russia, poi sabato c’è la (delicatissima) partita con i capelliani; il mercoledì dopo si dovrà andare a Monaco per la prima semifinale della C.L., e, subito dopo, dovranno volare a Roma per regolare i conti con la Lazio. Chi vedrà vivrà.

28/3/98: 10/r - Juventus Milan: 4 a 1 con gol di Del Piero (rig.), Boban (rig.), Del Piero, Inzaghi e Inzaghi. Ci siamo accinti alla visione di questa classica, giocata in notturna, sapendo delle pomeridiane vittore dell’Inter in casa sul Vicenza e della Lazio ad Udine. La classifica provvisoria, prontamente sbandierata da tutti i notiziari, vedeva gli interisti primi con cinquantasei punti, secondi i laziali con cinquantacinque e, con la partita ancora da giocare, terza la Juventus con cinquantaquattro punti. Perentoria e indiscutibile era stata la vittoria dei biancocelesti sugli udinesi: quel due a zero può e deve far paura, anche perché quello friulano è un complesso di grande valore. Ha destato in me invece molto disappunto la vittoria dei nerazzurri di Simoni, essendosi non solo concretizzata al novantacinquesimo minuto, e quindi a tempo abbondantemente scaduto (Moratti era già uscito smoccolando), ma anche a mezzo d’un calcio di rigore. Per buona giunta, come se tutto questo non bastasse, detto rigore era alquanto fesso, anzi pressoché inconsistente (una pedatina di Stovini sul sedere di un Ronaldo che, confuso, circondato da un nugolo di avversari, cercava, poco dentro l’area, di controllare un difficile pallone: un contatto lievissimo, quasi un soffio di vento). Comunque le avversarie avevano messo, a differenza di noi che dovevamo ancora giocare, i tre punti in cassaforte. Le mie personali preoccupazioni sono aumentate quando ho visto che l’arbitro chiamato a dirigere al Delle Alpi era Braschi, uno che dopo la partita col Parma dell’andata ho avuto motivo di ritenere, oltre che antipatico anche antiiuventino certo. Comunque, Braschi o non Braschi, era una partita da vincere a tutti i costi. Siccome i motivi di ansia io me li vado cercando col lanternino aggiungerò che temevo i milanisti, avendoli sempre temuti. Uomo di poca fede! Alessandro Del Piero prende per mano la Juventus e la scorta, superbo ammiraglio, al di là del Milan, sopra l’Inter e Lazio. Due reti (rigore classico, punizione strepitosa) a tracciare il solco e a rintuzzare il pareggio di Boban, anch’esso dal dischetto. Poi, nella ripresa, il doppio suggello di Pippo Inzaghi, a conferma di quanti e quanti gol, tutti pesanti, continui a sfornare la coppia più leggera del campionato. Straordinario il contributo dell’ex Davids. Eccellente l’apporto di Tacchinardi, schierato al posto di Zidane (perché sì, mancava anche Zinedine, che Lippi non rischia perché sofferente ad una caviglia). La Juve sfodera un calcio esplosivo, tutto ardore e velocità. In casa ribadisce di essere un rullo compressore: 38 punti in quattordici partite. Juve di slancio: da Tacchinardi a Inzaghi, solo: pallonetto alto, fra i tentacoli di Rossi. Al 12’ i campioni d’Italia sbloccano il risultato: Davids detta il lancio a Del Piero, Del Piero lo serve, Rossi gli rovina addosso. Rigore, flebili proteste. Alex spiazza il portierone. La Juve ha un altro passo. Sprigiona un pressing furibondo, attacca il Milan - troppo statico - sul filo del fuorigioco. Come per esempio al 17’: da Deschamps a Pessotto, difesa squarciata, cross, Del Piero s’avventa e da tre metri spara a colpo sicuro. Sventa di faccia il povero Carbone. Ogni tanto Ba si sporge a sinistra, ma farebbe meglio, piuttosto, a non perdere di vista Pessotto. Il Milan fa acqua ai lati. Al centro Desailly e Maldini sono costretti a moltiplicarsi. Tacchinardi e Deschamps a centrocampo sovrastano Boban e Donadoni, Di Livio mortifica Ziege. Il Milan pareggia al 30’ con Boban per un fallo in area di Pessotto su Weah, susseguente ad una leggerezza difensiva di Iuliano, peraltro in tutte le altre occasioni assolutamente impeccabile. Disarcionata, la Juve rimonta in sella con un balzo che accoppia il furore del gruppo al talento del suo principe. Al 40’ Tacchinardi sradica un gran pallone e imbecca Del Piero che un trafelato Daino abbatte da penultimo-quasi-ultimo uomo. Ammonizione e punizione. L’interno destro di Pinturicchio è una carezza, una pennellata. Capello e i suoi giocatori in campo, taluni si demoralizzano (la maggior parte), altri s’innervosiscono (Boban, e naturalmente lo stesso Capello). Boban appunto, già ammonito, abbatte l’indiavolato Davids falciandolo da tergo. Siamo a metà campo, è un raptus che gli costa l’espulsione. La superiorità numerica, la evidente debolezza dei rossoneri e il pensiero alle partite di mercoledì e di domenica prossima inducono i bianconeri ad una gestione calibrata del secondo tempo, e il Milan si lascia docilmente rimorchiare verso un pietoso 4 a 1 (volendo avrebbe potuto essere un altro 6 a 1). Il terzo gol arriva al quarto d’ora della ripresa. Deschamps sguinzaglia Inzaghi che elude il fuorigioco ed infila dopo avere scartato Rossi. A babbo morto Leonardo rimpiazza il mediocre Ba. C’è gloria anche per Birindelli: gli fa posto il tenace Montero, uscito per un infortunio. Capello, lingua velenosa, si agita troppo, l’ottimo Braschi lo caccia al 24’. Povero Milan. Ci prova Nilssen calciando, su una punizione, da distanza siderale: Peruzzi si guadagna la pagnotta. Pecchia rileva Tacchinardi, Dimas dà respiro ad un brillante Pessotto. Al 38’, Madame raccoglie un altro gioiello fra le macerie degli avversari. L’assist, lungo, è di Pecchia, il guizzo - controllo e tiro - di Inzaghi. Niente sorpasso, niente aggancio. La Juve resta sola, com’è giusto che sia al culmine di una notte ardente e di una partita - di possesso e di qualità - azzannata con il piglio dei forti e la fame degli umili. Le pagelle (tratte da La Stampa) Peruzzi 6,5: Nulla da segnalare nel primo tempo; ripresa in fotocopia per il cinghialone, con una sola parata, ma decisiva, su una botta di Nilssen. Torricelli 6,5: Torna e si fa sentire, tamponando alla grande sulla fascia destra. Iuliano 6,5: A gonfie vele fino al momento in cui una sua ingenuità porta al rigore del pari milanista. Ma si fa perdonare in seguito. Montero 6,5: Libera l’area senza andare per il sottile. Ma è quello che ci vuole. Pessotto 7: Inflessibile su Ba, si offre con proiezioni offensive di grande spessore. Di Livio 6,5: Argina Ziege, ci mette brio e determinazione a ricucire la manovra. Tacchinardi 7: Prosegue sull’onda dei trionfi parmigiani. Gioca con cattiveria e grinta, come da tempo non si vedeva (anche perché non gioca mai). Deschamps 6,5: Solito argine, smista, contrasta, si propone perfino per il tiro, ovvero il suo numero peggiore. Ammonito, salterà la Lazio. (Alla notizia s’arrabbia moltissimo, dando un’altra prova lampante dell’entità della carica nervosa che sostiene il complesso di Lippi). Davids: 7,5 Rabbia da ex, (l’ex mela marcia) si catapulta come un ossesso su ogni pallone. Rossi lo atterra in area negandogli un possibile gol. Fa espellere Boban, lo si trova ovunque. Un mostro di bravura. Inzaghi 7,5: Due conclusioni sballate, ma è sempre lì che mette la fifa addosso a Desailly e a Maldini. Infatti nella ripresa li beffa entrambi e rende corposa la vittoria. Del Piero 8: Vita dura con Maldini, ma al gol arriva lo stesso con giocate da fermo. Stacca Ronaldo e affianca Bierhoff in testa alla classifica dei marcatori.

Una notazione, diciamo così, statistica: in questa stagione Superpippoinzaghi, escludendo le partite amichevole, ha segnato finora 24 gol.

1/4/98 C.L. s/f Juventus Monaco: 4 a 1 con gol di Del Piero, Da Costa, Del Piero (rig.), Del Piero (rig.), Zidane. Seduto in poltrona dinanzi al televisore, in ispecie nel corso del secondo tempo consideravo che molti e accaniti sono gli affanni con i quali la vita diuturnamente m’affligge e che solo una visione della Juventus di questi tempi riesce a suscitare in me un effetto lenitivo o, per usare una parolona, taumaturgico. Appunto me ne beavo mentre veniva a constatarsi in una delle sue formulazioni accademicamente meglio riuscite l’ennesima dimostrazione del primo postulato di questa Juventus, che è com’è noto quello che vuole che "se Zidane gioca bene tutta la squadra gioca bene e se Zidane gioca male tutta la squadra gioca male". Il Monaco di s.a.r. il serafico principe Alberto e di sua ringhiosa proletarietà monsieur Tigana si è rivelato essere, sul campo, squadra molto agguerrita, quasi maligna, pur se, come sempre i francesi, desolantemente sterile in attacco. Per cui alla fine la differenza più che gli schemi l’hanno prodotta i fuoriclasse, che noi abbiamo e loro no. I fuoriclasse: Del Piero, che ha perforato tre volte il loro bunker, prima con una punizione dal limite e poi con due tiri dal dischetto mirabolanti che se non fossero stati così assolutamente perfetti il loro portiere li avrebbe certamente intercettati; Zidane, che per restare nell’essenziale suscitò la punizione sopradetta e solo trenta secondi dopo il loro avventurato pareggio seppe presentarsi dinanzi alla loro porta e costringere Barthèz, una delle teste più lucide dell’intero universo calcistico, ad abbatterlo; come Inzaghi che, sempre per restare nell’essenziale, ricostrinse il povero Barthèz all’atroce dilemma "gol o rigore?". Nel diremo di più, solo che si aprono le porte della terza finale di Coppa Campioni in tre anni.

Impegnate anch’esse nell’agone europeo, avevamo visto il giorno prima sia la Lazio che l’Inter. I biancocelesti hanno visto sull’Atletico Madrid addirittura a Madrid (con un bel gol di Volodia Jugovic) dando ancora un’ottima impressione di sè. Fermo rimanendo che la Lazio è una grande squadra, forte in tutti i reparti, mi hanno molto deluso gli spagnoli. Per un complesso d’accattoni come quello messo sù dal roboante don Jesus Gil fregiarsi d’un Vieri è un oltraggio alla decenza. Anche l’Inter ha vinto (a S.Siro contro gli spartani di Mosca, 2 a 1 con un gol a tempo scaduto). Nell’Inter la confusione impera sovrana ma praticano un gioco arrembante, per questo le partite molto spesso le vincono nelle ultimissime battute.

Domenica sera Lazio Juve, con l’Inter a Genova contro la flaccida Sampdoria. La Juve nel parere dei due tecnici che le contendono il titolo di campione d’Italia: Simoni "...tutte e tre (a proposito di Juve, Inter e Lazio) applichiamo gli schemi in base ai giocatori che abbiamo: noi non potremo avere mai la qualità del gioco della Juve, lo spettacolo lo fanno quelli che possono". Eriksson "...ma la Juventus resta la favorita (per lo scudetto), e credo che basti guardare la faccia di un Di Livio durante le partite per capire che i bianconeri hanno ancora fame di risultati".

Spigolando quà e là nella carta stampata (dalla Stampa del 30 marzo): "Il bottino di gol del duo Del Piero Inzaghi è già superiore ai 31 gol collezionati nell’intero campionato scorso dalle punte schierate da Lippi: Del Piero (8), Vieri (8), Padovano (8), Amoruso (4), Boksic (3); l’arrivo di Inzaghi è costato 21 miliardi, la cessione del terzetto (Vieri-Padovano-Boksic) ne ha portati in cassa 60".

5/4/98 - 11/r: Lazio Juventus: 0 - 1 con gol di Inzaghi. Inzaghi (sedicesimo gol in campionato, un’altra rete decisiva) batte Boksic, Davids (ogni sua movenza è ispirata da cattiveria agonistica impressionante. Si sobbarca un lavoro di fatica e di qualità, per lui mai nessun pallone è irrecuperabile. E’ diventato determinante in tutte le zone del campo) meglio di Jugovic. Una Juve tosta, non brillante. Reattiva, non enciclopedica. Fedele al suo timbro tattico, e ad una personalità mai ondivaga ha ridimensionato in via definitiva la maggiore delle sue rivali (per un motivo o per un altro, viceversa, le squadre di Eriksson falliscono sempre le cosi dette partite della vita, dal famigerato Lecce in poi). Nel momento in cui il gioco s’è fatto duro, il mestiere della squadra, l’approccio glaciale e letale ai match che decidono una stagione, si sono rivelati ancora determinanti. Metà scudetto è stato conquistato oggi; l’altra metà il 24 aprile prossimo, quando ce la vedremo con l’Inter (seconda ad un solo punto). Formazione: Peruzzi (7), Birindelli (7), Iuliano (7,5), Montero (7,5), Pessotto (7), Di Livio (7), Conte (6,5), Zidane (7), Davids (7,5), Inzaghi (7,5), Del Piero (6,5).

Nota del 10/4/98: Con una precisione da artificiere è riesploso il caso Del Piero. Le scintillanti prestazioni di quest’anno, le tre reti (a palla ferma) di mercoledi scorso costituivano un’occasione troppo ghiotta perché l’accorto avvocato Pasqualin se la facesse sfuggire. Per cui Pinturicchio rapidamente portatosi oltremanica (l’Inghilterra per il calciatori in cerca di congrui ingaggi è oggi l’eldorado) davanti a taccuini e microfoni ha dichiarato "Non valgo meno di Ronaldo per cui voglio guadagnare quanto lui (per la cronaca 7 mld. netti all’anno). Se la Juve ritiene di non poterlo fare è giusto che mi ceda". Non abbiamo mai fatto mistero dell’antipatia che quest’elfo della filigrana ci suscita. La Juve farebbe bene a venderlo. Per fargli fare la stessa fine che prima di lui e per lo stesso motivo, smessa la maglia della Juventus, fecero Gentile, Tardelli, Rossi e Baggio.

11/4/98 - 12/r Juventus Piacenza: 2 - 0 con gol di Zidane e di Del Piero. Con la pazienza, la calma (e con Zidane) prima o poi il gol arriva, anche nelle partite più rognose. Piuttosto bravi gli inseguitori dell’Inter ad andare a vincere a Roma sui giallorossi di Zeman (con 2 gol di Ronaldo).

15/4/98 - C.L. s/f: Monaco Juventus: 3 - 2 con gol di Amoruso, di Leonard, di Henry, di Del Piero e di Spehar. Anche su un aggregate di 1 a 5 i monegaschi l’hanno giocata alla morte (con ogni evidenza Jean Tigana è un’ottimo tecnico) per cui il risultato finale è giusto. Per fortuna nessuno dei tanti diffidati è stato ammonito e salterà la finale. Che giocheremo il 20 maggio prossimo ad Amsterdam contro il glorioso Real Madrid. Che non la vince da 34 anni ma che, forte dei suoi Mijatovic, Suker, Karembeu, Seedorf, Roberto Carlos, Raul, Morientes (del quale, nonostante il nome, si dice un gran bene), Almavisca, Manuel Sanchiz e Fernando Hierro, del portiere Illgner (di Redondo, troppo lento e di Panucci, troppo antipatico, non mi preoccupo più di tanto) fà sempre paura. Ci soccorre la memoria e (quasi volentieri) ricordiamo che le due volte che la Juve ha vinto la coppa dei Campioni la partita di ritorno della semifinale l’ha giocata sempre fuori casa (a Bordeaux il 25/4/1985, a Nantes il 17/4/1996 come a Monaco quest’oggi), sempre contro squadre francesi (appunto Monaco e prima il Bordeaux e il Nantes), sempre perdendo e perdendo sempre con lo stesso punteggio di due gol a tre.

19/4/98 - 13/r Empoli Juventus: 0 - 1 con gol di Pecchia (su assist di testa di Zalayeta). Ma ha vinto anche l’Inter (sull’Udinese) mantenendo la distanza al minimo (66 contro 65 punti). E domenica ci sarà lo scontro diretto. Siamo a venti chilometri dal traguardo e abbiamo solo un litro di benzina.

Un’indecorosa gazzarra sta suscitando l’episodio del pallone respinto da Peruzzi al di là della linea di porta e che l’arbitro Rodomonti nell’incertezza (e per nostra fortuna) non convalidò. Umanamente, e onestamente, non vedo come avrebbe potuto, visto che lo stesso medesimo arbitro Rodomonti Pasquale il 18 dicembre del 1994 in un Juventus Genoa a pochi minuti dalla fine convalidò in gol un pallone che Paulo Sosa aveva respinto, con incontrovertibile evidenza e alla luce della prova di mille telecamere, un metro di quà della linea. Per cui pareggiammo una partita che altrimenti avremmo vinto, molto rischiando, in quel momento, nella lotta per il titolo, tant’è che - così scrivevo - :

"1 - 1 gol di Ravanelli, e a tre minuti dal termine infausto pari per un pallone di Galante avviato al gol ma visibilmente respinto da Sousa un metro prima che varcasse la linea fatale, arbitro (cieco) Rodomonti. Peccato, ricediamo la testa della classifica al Parma".

Visti gli stranguglioni che gli han preso a tutti gli antijuventini in servizio permanente effettivo sarei felice se l’incontro spareggio di domenica prossima lo vincessimo per un rigore fasullo a tempo abbondantemente scaduto. Come disse Mae West "quando faccio il buono mi sento bene ma quando faccio il cattivo mi sento meglio".

26/4/98 - 14/r Juventus Inter: 1 - 0 con gol di Del Piero. Le due squadre non sono riuscite a superarsi. Ha risolto una prodezza (molto) individuale di Del Piero (che poi ha sprecato un calcio di rigore) al ventesimo minuto del primo tempo. Tre punti fondamentali per la conquista del 25° scudetto.

Rifacendoci a quel che disse Mae West c’è da dire che peggio di com’è andata non poteva andare. Già vi si era arrivati navigando tra velenosissimi flutti e spinti da procelle tempestose, con Moratti che dopo Lazio Juve aveva conclamato d’augurarsi che "a Torino, il 26 aprile, si giocasse in undici contro undici" (alludendo al fatto che secondo lui l’arbitro è il dodicesimo giocatore della Juve), figuriamoci dopo il gol-non gol di Empoli, la settimana dopo! Del povero Rodomonti s’è fatto strame: il fatto che non avesse visto o avesse potuto veder male non è stato nemmeno preso in considerazione. Il punto fermo sul quale durante la settimana hanno ruotato le roventissime accuse di tutti, e le vibrantissime proteste, e gli insulti più violenti, e le sanguinosissime ingiurie, era che era sicuro che avesse visto bene, deliberatamente decidendo però di non dare il gol per tutelare i bianconeri a dispetto proprio dei nerazzurri (ma mi faccino il piacere! direbbe Totò: l’hanno dimenticato il rigore regalato loro a Vicenza, sull’ uno a uno e al minuto novantottesimo, per un affettuoso buffetto di Stovini ad un Ronaldo boccheggiante al limite dell’area e con le spalle rivolte alla porta, o per scendere più nel diretto, il gol e il rigore, regolarissimi e sacrosantissimi, che l’arbitro Braschi negò ad Inzaghi proprio nella partita di andata vinta da loro per uno a zero!). Malauguratamente in quel tanto atteso e fatidico 26 aprile è successo che al venticinquesimo minuto della ripresa, sull’uno a zero per la Juve, l’arbitro - Ceccarini - l’unico che potesse ancora arbitrare la Juve, escludendosi (il venduto) Cesari per causa della respinta di Ciro Ferrara oltre la linea di porta in Juventus Udinese; escludendosi quell’altro del quale non mi sovviene il nome che arbitrò Roma Juve (che ovviamente era un venduto anche lui) per via di quel preteso fallo da rigore di Deschamps su Gautieri; escludendosi anche Collina che non sbaglia mai ma che in Lazio Juve guardacaso sbagliò anche lui in favore della Juventus non vedendo o facendo finta di non vedere quel mani di Iuliano; escludendosi appunto Rodomonti per la vicenda di Empoli e, se permettete, escludendosi anche Messina di Bergamo per l’episodio pro Inter di Vicenza e altri tre o quattro per altre ragioni, non restava appunto che Ceccarini. Il quale Ceccarini, arbitro internazionale, assicuratore in quel di Livorno ("comprereste una polizza da uno come lui?!" ), al minuto venticinquesimo della ripresa - dicevamo - giudicava di non dover punire uno scontro (probabilmente fortuito, ma in questo campo ogni opinione che non sia quella dell’arbitro vale un’altra, e cioè nulla) tra Ronaldo e Iuliano. Scatenossi l’apocalisse scatenossi, in campo e fuori. Arbitro inseguito, spintonato, insultato, ingiuriato, sputazzato. Interisti con il sangue agli occhi, con in testa a tutti Resegone Pagliuca che, nonostante avesse la fascia al braccio, invece di moderare i compagni glie li aizzava contro, e con lui Simoni che a palla in gioco attraversava di corsa il terreno di gioco per andare ad afferrarlo (a Ceccarini, non a Pagliuca), con Moratti che platealmente abbandonava la tribuna dichiarando ai quattro venti che non aveva motivo di restarci in quanto tutto era una farsa e che lo scudetto alla Juve era ineluttabile, a prescindere dall’entità dei valori in campo e dai punti in classifica. Questo per quel che riguardava il campo, cioé gli spadaccini e la fanteria leggera. Tempo che entravano in campo i bombardieri e l’artiglieria pesante, con i mortai e i gas venefici. Comincia, la stessa sera di domenica, rossomalpelo Biscardi, con i vari Cucci, Menicucci e la sua coorte di prostitute e magnaccia. Le strilla salgono al cielo, la Juve e la dignità umana vengono fatti a pezzi, all’unanimità asseriscono che occorrono terne arbitrali straniere perché quelle nazionali sono tutte sul libro paga degli Agnelli (e quando c’è da sparare sugli Agnelli il quotidiano La Repubblica non si fa mai pregare: sulla sua prima pagina quel bastardo di Forattini l’indomani partorisce una stupida vignetta che non fa ridere nemmeno i polli di Peppino Prisco raffigurante un grinzoso Avvocato che dice "non abbiamo potuto compvave i giocatovi che evano tvoppo cavi pev cui abbiamo compvato gli avbitvi". Nelle intere giornate di lunedì e di martedì si registra un intenso fuoco di sbarramento su Torino con uso di armi chimiche contro tutti i tifosi della squadra campione d’Italia (ripetute moviolazioni anche di quel famigerato gol di Turone di sedici anni fà che, temo, mai riuscirà a trovare pace negli archivi). Ma martedì sera escono i tanks: il duo Mentana-Costanzo su Italia 1 organizza un speciale che inizia alle venti e trenta e finisce dopo la mezzanotte. Ai giornalisti milanesi capeggiati dal solito velenosissimo Cannavò si aggiungono i bardi dell’antijuventinità romana capeggiata dal direttore del Corriere dello sport Sconcerti (più che sconcerti dovrebbe chiamarsi vomito). All’unisono si cerca di dimostrare con calunniose insinuazioni e con testimonianze di facinorosi che il designatore Baldas è amico di un tizio che - si afferma - è vicino all’entourage juventino. Il nemico è stato avvistato: cerchio si stringe. Ecco che difatti mercoledì scende in campo - maestosa - la supercorazzata. Che porta le inquietanti fattezze, nientedimeno, che di quel bastardo di Michele Santoro, ex comunista e linciatore in servizio permanente effettivo. Si può organizzare il gran processo finale, il padre di tutti i processi. Non un processo sommario, ma un sordido pretenzioso processo stile Lubijanka, senza avvocati difensori e con la sentenza già scritta, uno di quelli che poi si concludevano con l’immancabile colpo alla nuca. Nel banco degli imputati siede (ma non fisicamente perché per sua fortuna era contumace) l’Anticristo, cioè Luciano Moggi, il grande corruttore, l’avvelenatore dei pozzi, il propagatore della peste. Responsabile, oltre che di tutte le vittorie che la Juve ha rubato, di tutti i delitti finora attribuiti al mostro di Firenze, nonché di quelli che sta commettendo quello che gira sui treni della Liguria uccidendo le prostitute, poveracce, e fors’anche del ratto delle Sabine. E’ lui - Moggi, quello che procurava le troie agli arbitri - il responsabile della nostra perduta innocenza e di ogni male che ci percuote; non ci fosse lui torneremmo tutti ad essere ingenui, lieti e felici, in una nuova età dell’oro. E’ l’obliquo Moggi la rovina del calcio italiano e la sola disgrazia delle rivali della Juve (... tre anni fà quand’era stipendiato dalla Roma per prendere Paulo Sosa e trattare Ferrara se li lasciò scappare entrambi in direzione Juve, dove - a volte il destino è imprevedibile - finì pure lui ...), Moggi che è amico di centoquindici allenatori, di trentasei arbitri e di tutti i loro designatori, di nove presidenti e di quarantadue procuratori. Nemmeno contro Craxi fu detto quel che mercoledi sera si disse di Moggi. Ma non abbiamo ancora finito. Scendono in campo i nostri benemeriti parlamentari. Con interpellanze ed interrogazioni al governo nella persona del ministro dello sport Veltroni, sospetto di (tiepida) juventinità (mentre, è bene saperlo, bestialmente antijuventino si è appalesato essere, nell’occasione, il compagno Cossutta). Mentre in quella severa aula che fu di Pannella e di Cicciolina, di De Michelis e di Sgarbi i custodi della moralità pubblica si stracciano scandalizzati le vesti invocando su Torino il sacro fuoco distruttore, nell’emiciclo scoppiano dei tumulti e il noto avanguardista e picchiatore Gramazio aggredisce quel Massimo Mauro ora deputato della SD ma prima peregrinante calciatore che nel suo lungo girare toccò anche le sponde bianconere. Volano pugni, calci e sputi, fino a che i commessi non li separano. Il presidente Violante alza la voce e minaccia di sospendere la seduta; poi, vista la malaparata e valutati i fatti, decide di comminare al fascista Gramazio, a causa delle sue intemperanze, una sospensione (parlamentare) di quindici giorni. Al che l’onorevole Gianfranco Fini, presidente di AN, persona che i suoi stimano per l’alto senso della misura, la lodevole moderatezza e il fatto d’essere un tifoso della Lazio, si leva dal suo scranno e gli sibila, al presidente della Camera onorevole Violante, come se volesse incenerirlo un velenosissimo, mortale "Ceccariniiii!!!". Nemmeno dalla sfrenata fantasia del Vate, ai tempi delle sue intemperanze contro cagoja Giolitti, uscì mai ingiuria più efficace.

Mercoledi 29/4 si è giocata la partita di ritorno della finale di coppa Italia (la partita di andata, giocatasi a Milano quindici giorni prima, si era chiusa con un uno a zero per i rossoneri). Hanno vinto i laziali per 3 a 1, aggiudicandosi il trofeo. Penosa è stata l’esibizione dello squadrone rossonero, ma la cosa che mi ha impressionato di più è stata la rassegnazione, in panchina e dintorni, di Capello, stasera stranamente mogio. Non disponesse di un contratto superblindato l’avrebbero già buttato fuori, invece è lì che sta industriandosi a come far spendere altri cento miliardi al suo povero presidente. Berlusconi inghiotte fiele ("una sconfitta cercata, voluta, trovata" lapidariamente ha commentato): i Mercoledì dell’anno prossimo vedrà, a mezzo delle sue televisioni, le partite degli altri. Eroe della serata è stato Alessandro Nesta che non solo non ha fatto vedere palla a Weah (il che non è mai facile) ma ha anche realizzato il gol decisivo.

3/5/98 - 15^/r Vicenza Juventus: 0 a 0, così come l’Inter a San Siro contro il Piacenza, per cui i punti di distacco fra le due squadre a due giornate dal termine permangono immutati. La Juve ha controllato agevolmente la partita in una sorta di saggio patto di non aggressione mentre l’Inter ha numerose volte cercato il gol facendo risaltare la compattezza della retroguardia piacentina e (sopratutto) la bravura del giovane portiere Sereni. Il Milan, invece, ne ha presi cinque dai giallorossi di Zeman. L’esoso Capello si sarà mangiate ambedue le mani per essersi convinto a lasciare Madrid (e Berlusconi per averlo chiamato). Capello in un anno ha pressoché dilapidato un solido capitale di fama meritatamente accumulato nei cinque anni precedenti e Berlusconi con questi grami risultati sta seriamente rischiando di rovinarsi economicamente.

Nella finale parigina d’Uefa scontro "fratricida" (sarò polytical incorrect ma a me solo una reciproca e contemporanea sconfitta d’entrambe mi avrebbe appagato) fra Lazio e Inter. Finisce con i nerazzurri che mortificano i biancazzurri con tre gol e tre pali.

11/5/98 - 16^/r Juventus Bologna: 3 a 2 con gol di Kolyvanov, Inzaghi, Baggio, Inzaghi, Inzaghi. Partita drammatica e dall’andamento rocambolesco, alla fine della quale, data anche la contemporanea sconfitta degli interisti, che negli ultimi minuti, dopo il gol risolutivo di Inzaghi, demoralizzati mollavano facendosi rimontare dal Bari (m’è piaciuto immaginare che da parte nostra s’abbiano sconfitte, in una contemporanea battaglia campale, nello stesso tempo, e il Bologna e l’Inter) s’è conclusa la corsa di quest’anno verso lo scudetto. Con questi tre gol di Inzaghi, realizzati, nello stile del miglior Paolo Rossi, sfruttando, per il primo e il secondo, due iniziative di Zidane e per il terzo una di Fonseca; Inzaghi, che il destino ha chiamato con trombe e tamburi all’appuntamento fatale; Inzaghi, che chiude alla grande una stagione che aveva aperto con una doppietta nella supercoppa italiana; il fragile Inzaghi: diciotto gol in campionato (diciannove, giacché la deviazione del leccese Neqrouz fu del tutto ininfluente) e quindi 27 in tutta la stagione, senza calciare alcun rigore. Inzaghi si inserisce bene nel giorno dell’affermazione massima, nel giorno del sigillo al venticinquesimo". Del Piero sarebbe stato un testimone esagerato: in questa stagione in cui tutto gli è girato a dovere, tanto da imporre alla società una sofferta e costosissima riconferma, un’ultima vetrina sarebbe parsa ai più giusti un abuso e uno sproposito (e probabilmente il suo ingaggio sarebbe lievitato ancora). Un gol di testa, un gol di destro e un gol di sinistro oggi Superpippo. Così, con tre colpi d’un repertorio completo ha dimenticato tutte le sue disavventure (compreso il labbro sberciato di Monaco) e ha messo definitivamente (definitivamente? c’è qualcosa di definitivo oggi in Italia?) a tacere quanti (tra i quali noi) l’estate scorsa erano pronti a giurare che con lui al posto di Christian Vieri la Juve ci avrebbe rimesso. In peso senz’altro, in rendimento si direbbe di no. Capocannoniere nella passata stagione con 24 gol (di cui 6 su rigore e con il classico Morfeo che gli giocava a favore), quest’anno superpippo con i suoi 19 gol nella classifica dei cannonieri del campionato formalmente dovrà accontentarsi del settimo posto dietro Bierhoff (27 di cui 2 su rigore), Ronaldo (25/6), Baggio (22/12), Del Piero (21/4 più 4 sbagliati), Batistuta (21/0) e Montella (20/5). Ma se mondiamo questi gol dei rigori la graduatoria cambia aspetto e ci mostra in testa sempre il tedesco Bierhoff (che adesso ovviamente passerà al Milan) con 25 gol, seguìto, con i suoi 21 gol, dalla costante Batistuta, e quindi, insieme con Ronaldo, dal nostro Superpippo con i suoi 19 gol. Del Piero con 17 reti scala al quinto posto; sesto e settimo Montella e Oliveira rispettivamente con 15 e 14 gol.

16/5/98 - 17^/r Atalanta Juventus: 1 a 1 con gol di Caccia (rig.) e di Fonseca. A scudetto già vinto, al fine di scongiurare improvvidi infortuni per la finale di mercoledì, hanno giocato i rincalzi. Il risultato condanna, con mia grande soddisfazione, i bergamaschi alla B (il mio odio viscerale verso Mondonico si perde nella notte dei tempi, l’onta della retrocessione non lo tocca: si riaccasa, il maledetto, col Torino, che nella massima serie sta risalendo) che raggiungeranno insieme con il Napoli (mi fa molto piacere: a calcio la pizza e i mandolini non bastano, ci vogliono serietà, organizzazione e possibilmente anche qualche buon giocatore), il Lecce e il Brescia. Ne sono invece alla fine scampate il Piacenza (per il terzo anno di fila, e sempre senza giocatori stranieri) e l’Empoli (complimenti a Spalletti, che si è meritata la Sampdoria).

A noi nulla più ci stupisce, specie se si tratti dell’incoerenza umana. Che l’italiano corra sempre in soccorso del vincitore è ormai una trita battuta, che la casta giornalistica brilli per fellonia e viltà non lo scopro certo io ("non credere né agli specchi nè ai giornali" ebbe a dire il commediografo inglese John Osborne). Ma quello che domenica sera, a scudetto vinto, è uscito dalla bocca di Biscardi m’ha lasciato senza parole e con gli occhi iniettati di sangue. L’imparruccato trombone abruzzese che da diciott'anni col più efferato cinismo pervicacemente si autoadùla prendendo per il culo i poveri tifosi, zittendo con ampio gesto della mano la canaglia che gli fa il consueto codazzo, accordata la voce alla solennità dei grandi eventi, scandendo le parole una a una anche al fine di non incocciare negli "scilla" dei congiuntivi e nei "cariddi" dei condizionali, ha avuto la faccia tosta di stigmatizzare, con parole pesanti come la spada di Brenno, "le vili accuse, gli attacchi proditori - da codice penale -, il clima da crociata, e l’arrembaggio che una parte certamente malsana di addetti ai lavori, a discapito di chi come noi svolge il difficile impegno di documentare con onestà e riferire con obiettività, ha forsennatamente colpito la settimana scorsa la Juventus, la quale sentendosi oltraggiata da tanta gratuita violenza s’è rifugiata in un silenzio stampa che ingiustamente ha finito per porre sullo stesso piano i molti che meritavano questa forma di ritorsione e chi come gli Amici del Processo avevano invece fin dall’inizio assunto una posizione che se poteva essere obiettivamente critica nei confronti di qualche arbitro non lo era certamente nei riguardi di questa nobile, antica e gloriosa società. Un applauso degli amici del Processo alla grande Juventus, e un altro anche alla sua fiera e valorosa rivale, all’Inter dell’appassionato e generoso presidente Moratti". Sic! Aveva ragione il grande, pur se abruzzese, Flaiano: "a forza di leccare qualcosa sempre rimane ..." .

Biscardi o non Biscardi c’è da dire che questo scudetto, conquistato nell’anno del centenario, rappresenta, in un paese come il nostro che non si può paragonare ad una Scozia o ad un’Olanda, dove a spuntarla sono sempre le stesse due squadre, un numero sbalorditivo. Un numero che quì nessuno avvicina: è comprensibile pertanto il fatto che la Juve sia la società più odiata. I pronostici estivi indicavano nelle milanesi le squadre da battere: perché con Ronaldo l’Inter s’era assicurato (a un prezzo che allora parve esagerato ma che poi s’è rivelato persino modesto, a confronto con altri trasferimenti) il più accreditato attaccante in circolazione, e perché con il protervo Capello il Milan era precipitosamente tornato sui suoi passi, cioé a una formula vincente e collaudata. Oltre a Ronaldo e a Capello Milano sciorinava come credenziali gli ingenti investimenti compiuti da Moratti e Berlusconi. E il terzo incomodo veniva individuato nel Parma che l’anno prima aveva conteso fino all’ultimo ai bianconeri la conquista del ventiquattresimo. Anche la Lazio, che moltissimo denaro aveva speso, godeva di buona considerazione. C’era, verso la Juventus, invece una palpabile diffidenza. I motivi dello scarso credito risiedevano, oltre che nella naturale, perversa, storica, insopprimibile e più o meno celata antipatia del giornalismo romano e milanese (che in Italia è quello che fa testo) nei confronti delle squadre degli Agnelli, nelle cessioni di Vieri, di Boksic e di Jugovic; nella difficoltà a ripetersi che è sempre una caratteristica costante (salvo assai poche eccezioni) del nostro calcio; e, sosteneva chi pretendeva di saperne anche di psicologia, nella dominante volontà del gruppo di conquistare, dopo la beffa di Monaco e a costo anche di trascurare il resto, la Coppa dei Campioni. Invece la squadra di Lippi che pareva essere troppo leggera in attacco è quella che ha segnato più gol. Si credeva che si fosse indebolita ed invece ha marciato ad un passo più rapido (quattro vittorie e otto punti in più) di quello del campionato precedente (di solito, nove volte su dieci, la quantità di punti che l’Inter quest’anno ha racimolati basta per conquistare un scudetto). Dalla panchina Lippi l’ha governata con ingegno e sagacia, con continui piccoli aggiustamenti tattici, avvicendando gli uomini con intelligenza. L’Inter di lingua-velenosa Simoni e del ricco-scemo Moratti non ha mai saputo imporre il suo gioco e nella sostanza è mancata negli appuntamenti topici (Piacenza, Bari, Torino); la Lazio dopo la sconfitta del 5 aprile s’è letteralmente liquefatta, perdendo in rapida successione il secondo, il terzo, il quarto, il quinto, il sesto posto e, nella sostanza, l’intera faccia, segno che nel complesso (e in panchina) non c’era effettiva sostanza; il Parma di Ancelotti non ha saputo mai proporsi; del disastroso Milan diremo qualcosa di più in chiusura. I numeri del quadriennio umbertino sono formidabili (nove vittorie su sedici partecipazioni): tre scudetti, una coppa Italia, due supercoppe di Lega, una supercoppa d’Europa, una coppa Intercontinentale, una (finora) coppa dei Campioni e, dettaglio non trascurabile, quattro finali europee di fila, record italiano assoluto. Ritornando alla squadra c’è da dire che un grosso contributo (tecnico-tattico) alla qualità delle prestazioni glie lo ha dato l’innesto di Davids (un gentile omaggio del Milan) che ha esordito a metà dicembre, il cui martellante apporto (altro che "mela marcia"! fosse solo per espiare questa castroneria, il signor Billy Costacurta dovrebbe darci in comodato gratuito per un anno la sua leggiadra mogliettina, peraltro tifosa della Juve) si è rivelato fondamentale per assestare gli schemi della squadra e consentirle una migliore quadratura (l’avanzamento di Zidane ha fatto da corollario alle strepitose prestazioni della coppia Inzaghi-Del Piero e spiega perché il complesso abbia segnato più di ogni altro e nel torneo nazionale ben quindici gol in più rispetto all’anno scorso). Come detto Lippi sì è dimostrato maestro nella gestione del gruppo, e nemmeno difficoltà impreviste come l’indisponibilità di Ferrara per l’intero girone di ritorno (o, strada facendo, quelle meno lunghe ma non per questo meno "difficili" di Montero e di Deschamps) lo hanno smontato. Ha azzeccato gli uomini, i cambi, le mosse: è il primo artefice dello scudetto. Fra i giocatori non v’è dubbio che Del Piero e Inzaghi, per i loro gol, Peruzzi per le sue parate e Davids e Zidane per l’importanza tattica, abbiano collezionato più meriti degli altri. Del Piero ha disputato una stagione favolosa, ma sopratutto hanno vinto la squadra e il suo permaloso allenatore.

Qualcosa nel dettaglio: Peruzzi (31 presenze) Fisico potente, prontezza di riflessi, esperienza: repertorio completo, lo standard rimane da specialista, tra i migliori al mondo. Rampulla (5 presenze) Quando tocca a lui è sempre pronto, ma l’apporto migliore lo dà in panchina e nello spogliatoio, con il suo carattere goliardico e partecipativo. Birindelli (30 presenze) Esordiente nella massima serie, costituisce una delle più belle sorprese, sia per qualità che per carattere. Tenace ed eclettico, si adatta a giocare in fascia o centrale. Veloce e, benché un po’ bassino, discreto in elevazione, deve migliorare ancora un po' nella tecnica. Ferrara (17 presenze). Difensore di classe e di esperienza, venuto a mancare per uno sciocco e nello stesso grave infortunio capitatogli a Lecce nella prima di ritorno. Iuliano (25 presenze). Un mastino che non si distrae mai, ha sostituito prima Torricelli, poi Montero e poi ancora Ferrara, sempre ben figurando, meritandosi persino la chiamata in nazionale. Montero (26 presenze) Perno di tutte le difese, Arrigo Sacchi lo vuole con se a Madrid; grintoso, essenziale, preciso, illuminato da un senso della posizione magistrale. Chi scrive confessa di avere un debole per Montero, lo vendessero gli dispiacerebbe moltissimo. Pessotto (21 presenze) Non è né superman né Cabrini, che dal ‘78 all’83 furono la stessa cosa, ma è sufficientemente rapido e tosto, è duttile (sta indifferentemente a destra, a sinistra, a centrocampo). Non ha impennate, ma neppure tonfi epocali: è insomma un giocatore che torna utile, con il difetto però di non segnare mai. Torricelli (20 presenze) Tornato in squadra dopo otto mesi di assenza per un grave infortunio è tornato ad essere l’idolo degli umili e degli onesti. E’ un mostro di generosità, un ciclone, il treno dei desideri: sulla fascia, al centro, quale mediano e anche ala, un jolly prezioso al quale, se è stato disponibile, Lippi il posto lo ha sempre assegnato. Sarei del tutto felice se una importantissima partita venisse risolta da un suo (improbabile) gol. Conte (28 presenze) Non è più brillante come una volta, anche perché spodestato nel ruolo di centrale da Deschamps e in quello di trascinatore da Davids, e poi perché il troppo gran correre alla lunga pesa. Troverà senza difficoltà posto altrove (Roma?, Atletico Madrid?, Inghilterra?) e un ingaggio che gli lenirà il rimpianto di lasciare la Juventus della quale per anni è stato il fiero capitano. Davids (22 presenze) L’uomo della svolta, ha dato alla squadra la forza, l’aggressività e il dinamismo che prima non aveva, ed entrato lui la signora ha preso il volo per lo scudetto. I compagni lo tengono in grande considerazione. Deschamps (25 presenze) Regista della squadra, negli schemi bianconeri si muove sempre con grande naturalezza. Di Livio (30 presenze) Preziosissimo elemento di raccordo tra la difesa e il centrocampo e tra il centrocampo e l’attacco, ha messo al servizio della squadra, e spesso del compagno Birindelli, il suo eccezionale generosità. Forse è un po' logoro, ma per cambiarlo bisognerà trovare di meglio, e in Italia non vedo chi lo sia. Ba? Moriero? Ma non fatemi ridere! Pecchia (20 presenze con 19 subentri, soltanto una volta è rimasto in campo per l’intera partita). Quasi sempre subentrando nel finale, ingabbiato più in compiti di quantità che di qualità. Eppure quando è stato in campo ha sempre dato vivacità alla manovra. Gli si deve il grande merito d’avere siglato il preziosissimo gol di Empoli (in ogni stagione, se considerate, c’è sempre un gol che vale quasi quanto tutti gli altri: ricordate quello di Boksic l’anno scorso al comunale di Bologna?). Tacchinardi (23 presenze) Il ragazzo prodigio non è decollato come magari avrebbe voluto, ma il momento della verità si avvicina. Molte apparizioni "part-time" ma può giocare sia in difesa che a centrocampo e quest’anno il suo apporto si è sempre appalesato prezioso, in ispecie nel girone di ritorno, in specie dopo il rabbioso gol di Parma col quale lanciò la squadra ad una importantissima rimonta (poi concretizzata da Inzaghi). A 22 anni, giocando a spizzichi e a bocconi ha acquisito in Italia e in Europa esperienze fuori del comune. Dimas (20 presenze) Sa crossare bene e ha un bel tiro, ma se ne serve con parsimonia. Con più personalità uscirebbe dal ruolo triste di comparsa usata per coprire le assenze o per concedere fiato a chi è stanco. Zidane (32 presenze) Chi gli rimprovera qualcosa in fatto di continuità è un incompetente incapace di comprendere che differenza passi tra un Rivera e un Lodetti. Si tratta di un giocatore di genio, dell’unico, come dice Platini, per il quale oggi valga la pena di pagare il biglietto d’ingresso in uno stadio. Inzaghi e Del Piero insieme hanno segnato più di sessanta gol ma non hanno formato una coppia (i servizi dell’uno all’altro possonsi contare sulle dita della mano di un monco). Ambedue sono tributari di Zizou, che tutte le volte li ha serviti di palloni sontuosi: voto 8. Amoruso (10 presenze) Con la frattura del perone a San Siro contro il Milan l’ultimo giorno di novembre s’è spezzata la stagione della conferma, dopo un’incoraggiante annata di lancio. Ha una tecnica raffinata, mai barocca, ideale per il fraseggio con Zidane e con Del Piero, ma quali prospettive può avere nella Juve del futuro? Del Piero (31 presenze) Neppure lui, che ha una comprensibile dote di autostima immaginava una stagione tanto fatata. Il suo record in campionato era di 8 gol e ne ha realizzato 21. Era l’alternativa povera a Ronaldo e ora gli sta alla pari, era il 17° giocatore europeo nella classifica del pallone d’oro ed è in corsa per vincerlo. Il fenomeno Del Piero è stato dirompente. Lippi l’ha sciolto dai troppi compiti per consegnarlo ad un ruolo di punta. Al resto hanno provveduto la sua grande classe e la sua fame di gloria, come classifica dei cannonieri ed entità del nuovo contratto chiariscono. E’ stata per lui un’ottima annata: senza infortuni a intralciarne il passo s’è realizzato come seconda punta di valore mondiale. Suo il gol - difficilissimo - che tagliando le mani dell’Inter ha liberato lo scudetto. Fonseca (15 presenze con 14 subentri) Quattro gol in campionato, tre dei quali determinanti: ha assolto con profitto il suo ruolo di riserva, ma non ha dato quel che era necessario per ritornare nell’empireo dei titolari. Inzaghi (30 presenze) Gol pesantissimi, a cominciare dai due utili alla conquista della supercoppa, a quello contro il Lecce alla prima di campionato quando pareva che la Juve inciampasse al primo ostacolo, a quelli al Parma, al Milan, al Manchester, ai quattro alla Dinamo di Kiev, a quelli della straordinaria partita col Bologna. Lippi l’ha paragonato ad un lupo affamato di gol. Dove non l’ha aiutato il senso tattico e la convivenza con Del Piero l’hanno soccorso l’istinto del gol e, mi pare, la predilezione di Zidane. Zalayeta (5 presenze e sempre a subentro). Giovanissimo, potente, è un ragazzo che fa tutto in fretta: è esploso bambino in sud America, è arrivato in Europa poco più che adolescente, ha segnato il primo gol in serie A dopo quattro minuti da l debutto (contro il Napoli a Torino), a Empoli ha consegnato la palla giusta a Pecchia pochi secondi dopo essere entrato in campo. E’ un attaccante ancora da scoprire: bella tecnica, un’altezza che lo agevola nel gioco aereo, l’incognita a me pare che sia la lentezza. Penso che di lui sentiremo parlare.

Concludo traendo dall’alata prosa di Beccantini (un altro nemico sul generoso libro paga degli Agnelli: Beccatini è milanista) che "La Juventus è un colpo di forbice, un taglio netto e profondo sulla pelle del tifo. O con lei o contro di lei. Solleva passioni, alleva rancori, semina invidie, che non di rado sono un tributo al merito. Per quanto possa essere stata spinta, l’energia e gli stimoli li ha sempre moltiplicati dall’interno. Protagonista in Italia e in Europa. Da quattro anni è così. (Come detto il cuore del buon Beccantini gronda di sangue rossonero, per questo scrive "da quattro anni è così", altrimenti avrebbe scritto "da un secolo è così"). Troppi, - conclude - per buttare tutto in congiure e porcherie".

La vigilia della partita col Real somiglia sinistramente alla vigilia della partita col Borussia: tutti ci danno per favoriti. Tocchiamo ferro ed auguriamoci che herr Krug arbitri onestamente.

20/5/1998 finale ad Amsterdam: Juventus 0 - Real Madrid 1, con gol di Mijatovic al 66’. Una squadra gioca come l’altra le consente di giocare. Il Real ha vinto con merito; stavolta non c’è niente da dire. Il perché non lo so, potrei stare delle settimane a scrivere senza giungere ad una conclusione. Si sono conteso il massimo trofeo: Peruzzi, Torricelli, Iuliano, Montero, Pessotto, Di Livio, Deschamps, Davids, Zidane, Inzaghi e Del Piero (all. Lippi) da una parte e Illgner, Panucci, Roberto Carlos, Sanchiz, Hierro, Redondo, Karembeu, Seedorf, Raul, Mijatovic e Morientes (all. Heynkes) dall’altra.

Commento finale:

Della Juve non dirò altro. A proposito delle altre, brevemente:

Il Milan ha condotto, anche quest’anno, nonostante Capello e i molti miliardi spesi, una stagione altrettanto disastrosa che quella dell’anno scorso. E’ sfumato persino il piazzamento per l’Intertoto; i tifosi sono inferociti che nemmeno nell’anno della seconda retrocessione in B; Capello, nonostante il suo contratto triennale superblindato, è stato esautorato (lo sostituirà, l’anno prossimo, quel Zaccheroni che bene ha figurato ad Udine). A questo punto però io penso che sarebbe lecito chiedersi una cosa: avendo bruciato in due anni i rossoneri tre allenatori uno più accreditato dell’altro (Tabarez, Sacchi e Capello) non è che da cacciare non siano piuttosto il management al completo o, meglio ancora, l’intero blocco giocatori? Dell’Inter abbiamo detto quasi ogni settimana; si lagnano d’essere arrivati secondi ma in verità dovrebbero dirsene soddisfatti; la squadra, bloccata in difesa come la vecchia Inter di Herrera, ha vinto spesso ma raramente ha imposto un suo gioco. La Lazio è stata formidabile per diciassette giornate, da Juve a Juve. Forte di un Boksic realizzativo quanto mai, di un Nedved felicissimo anche sotto porta, di una coppia centrale di difesa (Nesta e Negro) pressoché imbattibile, era arrivata ad accreditarsi, per qualche momento, persino quale legittima pretendente allo scudetto. Ma invano, perché le squadre di mister Eriksson sul più bello si squagliano sempre. I romanisti invece, pur se sconfitti dai laziali quattro volte su quattro, alla fine hanno concluso un punto sopra i rivali, ma, ad onor del vero, mai hanno dato l’impressione di potersi inserire nel circolo che conta. Per via dei troppi gol subiti, quì da noi poco contando che ne abbiano segnati moltissimi (si vede, la mano di Zeman). Ha ben figurato, tra di loro, Paulo Sergio, buon realizzatore. Invece l’osannatissimo Totti ha reso meno di quanto non verrebbe da pensare se si desse ascolto a tutto quel che di buono, in partis infidelium, si dice di lui. Il forte Parma che per non compromettere i buoni equilibri raggiunti l’anno prima aveva rinunciato a cambiare, ha anch’esso (stranamente) deluso, per cui ad Ancelotti a fine campionato è stato dato il viatico (lo sostituirà, proveniente da Firenze, l’effervescente Malesani). Anche l’ambiziosa Sampdoria ha fatto fiasco, anche se il suo centravanti Montella le ha fatto un sacco di gol. Il flaco non arrivò al panettone; il vecchio Boskov è solo un patetico barzellettiere, divoratore di microfoni. Benissimo l’Udinese, classificatasi terza, con Bierhoff re del gol. Molti, come si diceva, i suoi stranieri, oscuri di nome ma sufficientemente validi. Particolarmente apprezzati il rendimento e la classe del belga Walem, fine regista. Il Bologna ha condotto un girone d’andata abbastanza scadente, quando Baggio doveva fungere da regista, e un apprezzabile un girone di ritorno, quando lo stesso Baggio, ritornato in squadra, si è messo a giocare da opportunista d’area, facendo diversi gol. Siccome quì da noi valgono solo le cose ultimamente accadute, e non si capisce il resto, Baggio è stato riportato a furor di popolo (giornalistico) in nazionale. Dell'Atalanta che molto si era indebolita (aveva dato via Montero, Inzaghi, Morfeo e Lentini) si è appena detto. Idem del Napoli, troppo debole e senza soldi. Il Vicenza non ha ripetuto le buone prestazioni dell’anno prima.

La Fiorentina dell’esordiente Malesani si è comportata bene (non per nulla è stata la sola squadra che ha realmente messo sotto i bianconeri). Meravigliosa in attacco con il trio Oliveira Batistuta Edmundo, ha chiamato, per il prossimo campionato, il vecchio Trapattoni per assumere una quadratura durevolmente competitiva. Dignitoso, quando non orgoglioso il campionato di Bari, Empoli e Piacenza, salvatesi a discapito di Atalanta, Brescia, Lecce e Napoli. In B frattanto i giochi sembrano fatti. Salgono Salernitana, Venezia, Cagliari e Torino. Mi spiace moltissimo che salgano i torinisti, l’anno che retrocessero (il primo dell’era Lippi) ci presero sei punti su sei. Secondo il televideo, che settimana dopo settimana raccoglie i voti di pagella che i principali giornali danno ai giocatori e ne fa media, i migliori, dopo la trentaquattresima e ultima, sarebbero stati i seguenti:

Portiere il romanista Konsel (buone le sue prestazioni ma non penso che sia stato il migliore di tutti; in Italia ottimi portieri in Italia ce ne sono diecine, compreso il giovane Roccati (classe ‘75) che quest’anno ha giocato nell’Empoli); difensori Thuram, Torricelli, Nesta e Bergomi (scusatemi, ma io ho un debole per Montero, che prepongo a tutti. Nesta non lo si può discutere, ma perché Bergomi e non il sempre positivo Juliano?); centrocampisti Winter, Nedved e Davids (d’accordo per Nedved e per Davids, non per Winter al cui posto metterei il compagno di squadra Simeone). Punte Bierhoff, Baggio e Totti (va bene per il tedesco, anche perché ha vinto la classifica dei cannonieri, non certo per Baggio e per Totti). Al loro posto Inzaghi e Del Piero (o Ronaldo). In assoluto i migliori (sempre secondo Televideo, e quindi secondo i giornalisti sportivi) sarebbero: primo Davids, secondo Totti, terzo Baggio, quarto Nedved, quinto Bierhoff, sesto Konsel, settimo Nesta, ottavo Ronaldo, nono Winter, decimo Buffon, undicesimo Del Piero, dodicesimo Pagliuca, tredicesimo Toldo, quattordicesimo Serena e quindicesimo Bergomi. Ridicolo. Di questi quindici ne salverei soltanto sei (Davids, Nedved, Bierhoff, Nesta, Ronaldo e Del Piero); vi aggiungerei Inzaghi, Zidane, Peruzzi, Montero, Batistuta, Chiesa, Oliveira e Chiesa).

I migliori stranieri sarebbero stati: Davids, Nedved, Bierhoff, Konsel, Ronaldo, Winter, Boksic, Batistuta, Thuram, Rui Costa, Cauet, Jugovic, Cafù, Walem, Oliveira. Non capisco questa cocciuta antipatia per Zidane e Montero. Riguardo al miglior giovane, se la memoria non m’inganna facendomene dimenticare di più buoni, a mente mi vengono solo i nomi di Morfeo (che, inorridisco, starebbe per passare al Torino), dello juventino Tacchinardi e dei vicentini Ambrosetti e Zauli. Non si tratta comunque di esordienti. Tra gli esordienti mi viene in mente solo il nome dell’onesto Birindelli.

E’ stato un campionato difficile, vinto con qualche fatica; non del tutto soddisfacente nel consuntivo finale. L’anno prossimo sarà ancora più dura. E’ stata rilevata una sorta di costante, e cioè che la coppa dei Campioni la vincono squadre che non abbiano vinto il campionato.

E se, dato che la lingua batte dove il dente duole, l’anno prossimo si facesse anche noi così?

23 maggio 1998