STAGIONE 1996/97
QUADRI:
Portieri:
Angelo Peruzzi, Michelangelo Rampulla e Falcioni;
Difensori e centrocampisti:
Moreno Torricelli, Ciro Ferrara, Giancarlo Porrini, Paolo Montero, Alessio Tacchinardi, Gianluca Pessotto, Antonio Conte (cap.), Didier Deschamps, l’Ametrano venuto da Udine, più qualche giovane ex primavera. A novembre è arrivato dal Benfica Manuel Xavier Dimas ventisettenne terzino sinistro.
Punte e mezze punte:
Angelo Di Livio, Zinedine Zidane, Alessandro Del Piero, Alen Boksic, Christian Vieri, Michele Padovano e Nicola Amoruso, se qualcuno non mi è sfuggito. Attilio Lombardo purtroppo rifiuta ogni ipotesi di trasferimento.
Allenatore: Marcello Lippi
Amministratore delegato: Antonio Giraudo
Vice presidente esecutivo: Roberto Bettega
Direttore generale: Luciano Moggi
Proprietario: Umberto Agnelli
Abbonati: 28.178
Rispetto alla stagione precedente:
Arrivati:
il giovane portiere Falcioni dall’Olbia; Paolo Montero, uruguayano, dall’Atalanta; Zinedine Zidane, algerino di passaporto francese, dal Bordeaux; Alen Boksic, croato, dalla Lazio; Christian Vieri, dall’Atalanta; Nicola Amoruso, foggiano, dal Padova, (in autunno prestato al Napoli); Ametrano, dall’Udinese (in autunno prestato al Verona); Manuel Xavier Dimas, (in autunno) dal Benfica.
Partiti:
il vecchio Vierchowod, libero s’ingaggerà al Milan. Povero Berlusconi: da Casini a questo parassita qui, tutti gli spillano denaro; Carrera all’Atalanta; Marocchi al Bologna; Paulo Sosa al Borussia Dtm; Luca Fusi già da metà dello scorso campionato, al Lugano; Pablo Sorin, adesso definitivamente in Argentina (River P.); Vialli (fine ingaggio) al Chelsea; Ravanelli al Middlesborough; Ametrano prestato al Verona.
Previsioni:
L’anno scorso il tormentone Baggio: parte, non parte; parte, non parte. Quest’anno il tormentone Vialli: parte, non parte. Ambedue iperspremuti, alla fine per fortuna sono partiti tutti e due. Meno male! Quand’ecco che, inatteso, all’ultimo momento è partito anche il Rava. Per la bazzecola di 19 miliarducci e con un sontuoso ingaggio di 109 milioni di lire la settimana. Gli inglesi del Middlesborough l’han visto (probabilmente a Roma il 22 maggio scorso), l’han voluto e se lo son preso. E chi poteva negarglielo a quel prezzo! Il calcio inglese s’è dato agli sponsor e per adesso guazza nell’oro. Anche a sempiterni scorfani come Silenzi, ex Napoli, ex Toro, ex tutto, han fatto ponti d’oro. Per cui s’assiste per la prima volta alla tendenza del calciatore italiano, anche nazionale, o comunque ancora virtuoso (Di Matteo, Zola, Minotti, Di Canio), che va a giocare all’estero. Riguardo alla inopinata cessione del grigio io plaudo e condivido. E’ ancora abbastanza prolifico, verus est. Ma s’avviava ai 28 anni, e cominciava a parlar troppo. Sintomo inequivocabile di (progressiva) perdita di sicurezza. Che mercato avrebbe avuto tra due o tre anni? Per effetto della sentenza Bosman, sgradevole brocco quando giocava, è stato un calciomercato particolarmente vivace. Adesso si può importare chiunque, da dove si vuole, quando si vuole. Quasi senza limiti. Moratti ha comprato tutto ciò che si muoveva sui campi in erba, in ispecie se tinto di nero. Ha preso Winter (ottimo), Angloma (quasi buono), il Kanu nigeriano dell’Aiax, un cristone di appena 19 anni alto due metri e agile come una gazzella, che si spende come centravanti tattico (ha fatto vedere, alla Olimpiade, cose così insigni da meritare, nonostante il nome, il generale rispetto dei critici), un suo fratello diciassettenne, Zamorano (ex grande centravanti del Real Madrid, ma ormai alla frutta), Ciriaco Sforza mente pensante della nazionale svizzera oltremodo caro a mister Hogdson, poi il franco armeno Diorkaeff una mezzala di cui si dice un gran bene e altri che adesso non ricordo, che verranno a far compagnia ai vari Branca, Ganz, Ince, Zanetti e Pagliuca. Staremo a vedere. Speriamo male, in difesa non mi sembrano fortissimi. Il Milan ha comprato poco ma ha comprato, come sempre, bene. Ciò che gli serviva lo ha preso nientedimeno che dall’Aiax. Ratzinger, giovane terzino bravo quanto brutto, e Davids, un mediano centrale giovane anche lui e bravissimo. Poi ha voluto prendere un’altra punta, nel caso che la scimmia liberiana gli si facesse male e Simone fosse fuori forma. E ha preso quello stesso Dugarry che tre mesi fa col Bordeaux lo cacciò fuori dalla Uefa con due memorabili gol. E poi, come soprappiù, l’ala tattica Blomquist. Infine ha sostituito Capello con Oscar W. Tabarez, tecnico uruguayano bene accreditato, nonché persona seria. Il Milan è una grande società, prima ancora di essere una grande squadra. Controllano il mercato europeo e nulla viene lasciato al caso. Le speranze dei concorrenti riposano nell’ipotesi che si fidino troppo di Baggio e dell’ormai decrepito Baresi (Batistuta nella finale di Supercoppa lo uccellò in maniera così indecente che fosse solo per la vergogna avrebbe dovuto appendere immediatamente le scarpe al chiodo). Fan credere di credere in Baresi e in Baggio, ma non credo che effettivamente ci credano. Baggio lo faranno entrare nei recuperi. Il Parma ha cambiato tutto. Dal presidente (via Pedraneschi, dentro il giovane Tanzi), al direttore generale (via Pastorello, dentro Sogliano), all’allenatore (via Nevio Scala, fiducia al giovane Ancelotti che, esordendo l’anno scorso in B seppe subito guadagnarsi nella vicina Reggio stima e A). Grandi acquisti anche tra i pedatori: intanto quell’Enrico Chiesa che l’anno passato mi parve veramente formidabile e a proposito del quale molto inchiostro ho versato, che han pagato ben 21 mld.; quindi il fenomenale argentino Hernan Crespo, uno sfracellatore di reti, e poi ancora altri due centrocampisti stranieri, uno avanzato (Bravo) e uno arretrato (un certo Amaral, che non conosco). Poi due difensori, uno certamente ottimo (il francese Thuram), e un altro (Ze' Maria, brasiliano) del quale nulla so dire, oltre a Zola che il nuovo tecnico sembra stimare poco, e agli altri che già avevano (Stoichkov invece l’han scacciato tra contumelie e bestemmie). Vedremo cosa verrà fuori. Spendere molto non è garanzia di successo (mister Parmalat ricco come un maiale ha sempre speso moltissimo), però se tutto gira per il meglio saranno dolori. Anche la Roma nutre grandi ambizioni, ma mi preoccupa di meno. Gli scriba e i microfonisti capitolini, al solito loro, esultano. Han preso un tecnico molto accreditato (l’argentino Carlos Bianchi, campione intercontinentale in carica con il Velez Sarfield il quale è uno cghe ritiene di averlo inventato lui il foot-ball, e mi pare difficile che in quell'ambientaccio che è la Caput mundi potrà farsi amare) e poi Dahlin (uno svedese negro, ma s’è visto mai?) e l’argentino Trotta, pupillo del tecnico, il quale ne parla come di un nuovo Passarella. Che si aggiungeranno a Balbo, a Fonseca e agli altri che l’anno scorso le permisero un buon girone di ritorno. I Laziali invece hanno perduto due pedine importanti (con le quali tuttavia, come forse giustamente dice Zeman, nulla avevano vinto): Di Matteo e Boksic, ma le hanno ben sostituite con il céco Nedved, messosi in bella mostra ai recenti europei, e, forse, col Protti che è capocannoniere in carica, ma del quale, secondo me, disponendo di Signori e di Casiraghi avrebbero potuto fare a meno. Hanno preso anche un paio di difensori centrali d’incerto passaporto e d’oscuro passato, un sudafricano che si chiama Fish, il che vuol dire pesce, e un altro che di nome fa Okon che è sudafricano. La Fiorentina dell’odioso Ranieri (spero sia il primo a saltare, presto seguito da Emiliano Mondonico) disporrà di due punte formidabili: Batistuta e Oliveira ex Cagliari, potenza e fantasia insieme. Dato che l’anno scorso con il svedese Schwarz s’assestarono egregiamente al centro non rimane che sperare nella debolezza della difesa perché non facciano un gran campionato. Certo è però che Batigol ormai è una garanzia. Il neopromosso Bologna può contare su un buon tecnico (il maghetto Ulivieri) e su due validi uomini gol: Kolyvanov e Andersen. Ma, così tanto per dire, poca fiducia mi ispira una squadra che ha fatto suo leader un certo Marco Antonio De Marchi, nostra vecchia conoscenza. E se tanto mi da tanto... Anche l’altra neopromossa, il Perugia, ha un ottimo allenatore, pur se un pò balzano (Galeone), ma ha un presidente -Gaucci- che essendo un porco sciagurato alla prima sicuramente lo caccerà. E’ stato vicinissimo a farlo quando il Galeùn ha messo alla porta il protervo Vierchowod che rivendicava il diritto alla titolarità. Il resto non mi interessa, anche se attendo di vedere se Aglietti nel Napoli saprà confermare quel che di buono ha fatto vedere nella serie cadetta, e il giovane brasiliano Caio (prestato dai nerazzurri dell’Inter ai partenopei) quel che di buono si dice di lui. La Sampdoria, se quel Veron gli riesce veramente e Montella si sincronizza con Mancini, può far vedere buone cose, come buone cose farà sicuramente rivedere il Vicenza dell’ottimo Guidolin, che il suo straniero eccellente ce l’ha già: Otero (perbacco, a volte fa giocate che mi sembra di rivedere Lajos Detari). Il resto vale poco: l’Atalanta ha raccattato gratuitamente il Lentini ex (o mai) rossonero, e magari terrà in panchina Morfeo, ma si sa, Mondonico i giocatori di classe li vede come il fumo negli occhi... Il Cagliari del presuntuoso commerciante Cellino ha preso così tanti stranieri che non so nemmeno contarli; l’Udinese s’è tenuto Bierhoff, perché secondo me chiedevano un prezzo troppo alto. Verona e Reggiana ritorneranno in B.
A causa della liberalizzazione della quale si diceva sono arrivati, fino ad ora, ben quarantadue stranieri. La maggior parte dei quali del tutto sconosciuti e destinati, quasi certamente, ad un precoce rimpatrio (oltre a quelli della B dove anche il Cosenza e il Palermo hanno il loro negretto da quattro soldi). Oramai scrivere un libro come quello, felicissimo, che scrivemmo nel 1992 sarebbe praticamente impossibile. Riesce già difficilissimo tenerne il conto. Parecchi sono arrivati nel caldo agosto sull’abbrivo di inedite videocassette e di raccomandazioni di mezzadri ladri e bugiardi. I dirigenti appena poi li han visti in faccia li hanno subito rispediti agli oscuri mittenti, o fortemente contano di farlo. Le squadre che quest’anno compongono la A sono: Atalanta (Mondonico), Bologna (Ulivieri), Cagliari (l’uruguayano Diaz, già assistente di Tabarez, Fiorentina (Ranieri), Inter (Hodgson), Juventus (Lippi), Lazio (Zeman), Milan (Tabarez), Napoli (Simoni), Parma (Ancelotti), Perugia (Galeone), Piacenza (Mutti), Reggiana (Lucescu), Roma (Carlos Bianchi), Sampdoria (Eriksson), Udinese (Zaccheroni), Verona (Cagni), Vicenza (Guidolin).
La nuova Juve mi piace. Montero è, prima ancora che un ottimo libero, un giocatore di classe e di carattere, e può rinverdire i fasti di Scirea. Peruzzi, Torricelli e Ferrara sono affidabili e collaudati. Il centrocampo riposa sui piedi e sui polmoni degli ottimi Conte e Deschamps, che per dinamismo e determinazione non hanno l’eguale, e quindi, a dettar le geometrie, l’incognita Zidane. Forse l’elemento, come giura Platini, ha effettivamente della classe, ma ai più, ai recenti europei, è parso impacciato e insicuro. Questi sono difetti che il campionato italiano non perdona. Ottime, agguerrite e bene assortite le punte, coraggiose e forti fisicamente. Delle buone impressioni sta suscitandomi il bue Vieri (che il lettore ricorderà che aborrivo), un torvo con un fisico bestiale, e il giovane Amoruso, più elegante ma più lento. Il lettore antico può confermare che l’ingaggio di Boksic lo auspicavo da tempo.
Risultati:
Amichevoli:
26/07/96: ad Aosta contro l’Aosta: 1 - 0 gol di Jugovic;
28/07/96: a Zurigo contro il Bayern di Monaco: 2 - 1 gol di Witgsche, Del Piero, Amoruso (vista: bene Montero);
29/07/96: a Zurigo contro lo Zurigo: 1- 2 gol di Nonda, Castillo e Boksic;
01/08/96: a Saint Vincent: contro lo Chatillon-Saint Vincent: 11 - 1 gol di Del Piero, Zidane, Vieri, Amoruso (3), Di Livio (2), Cingolani (2), Jugovic;
06/08/96: a Cesena contro il Middlesborugh di Ravenelli: 2 - 1 gol di Vieri, Del Piero, Pearson (efficace ed intraprendente Vieri);
09/08/96: a La Coruna contro l’Aiax: 6 a 0 gol di Padovano, Padovano (rig.), Padovano, Del Piero, Amoruso, Di Livio. Partita al piccolo trotto. Così giocando la Juve, molto più tecnica, non poteva non vincere. Sempre bene Montero, sempre evanescente Zidane.
10/08/96: a La Coruna contro il Botafogo: 4 - 4 gol di Vieri, pari di Tulio, gol di Amoruso, pari di Franza, gol di Amoruso, autogol di Ferrara, gol di Amoruso, gol di Tulio su rig. - poi ai rigori prevalgono, com’era pensabile, i brasiliani. Sembrava una finale dell’Intercontinentale. Molto bravo Del Piero ma Di Livio che nel secondo tempo lo ha sostituito è stato ancora più bravo. In attacco abbiamo delle ottime possibilità.
13/08/96: a Lugano contro la squadra locale: 1 a 1. Gol di Conte, pareggio di tale Brancol a pochi minuti dalla fine.
18/08/96: Juventus A contro Juventus B: 2 a 0 con gol di Boksic e Del Piero.
21/08/96: 7° Trofeo Luigi Berlusconi: a S.Siro contro il Milan: 0 a 1; a pochi minuti dalla fine gol risolutivo di quell’ammalato di Eranio. Ne so poco, giacché l’ha data Telepiùdue. Comunque è stata una gran bella partita, molto combattuta, con i due portieri che hanno fatto prodezze.
28/08/96: C.It.: a Brindisi contro la Fidelis Andria: 2 a 0, gol di Vieri e di Conte su splendido assist di Del Piero. La squadra gira che è una meraviglia.
08/09/96: 1^ di C.: a Reggio E. contro la Reggiana: 1 a 1 gol di Vieri (su veloce azione Zidane-Boksic) e di Tovalieri (bel gol). Lunghe pressioni, due pali. Due punti persi. Quel figlio di puttana di Moggi, serafico, ha detto che anche due anni fà, alla prima, pareggiammo uno a uno fuori casa contro una provinciale. E quella provinciale (il Brescia, per chi non se ne ricordasse) era allenata da Lucescu. Cabalate! Sta di fatto che Milan, Parma e Inter han vinto e noi no. Io mi diverto solo quando vinco.
11/09/96: C.L.: a Torino contro il Manchester di Cantonà, Poborsky, Smaichel, Neill etc.: 1 a 0 con gol di Boksic ben lanciato, in c/p, da Zidane. Una magnifica gara. Il meno quotato dei nostri ha surclassato il più famoso dei loro. Peruzzi non ha toccato un pallone. Conti e Deschamps mostruosi, Montero, Pessotto, Boksic strepitosamente efficaci. Bravissimo Lippi.
15/09/96: 2^ di C.: a Torino contro il Cagliari: 2 a 1 con gol di Boksic, molto bravo, Ferrara e Villa.
22/09/96: 3^ di C.: a Perugia, vittoria per 2 a 1 con gol di Padovano, Del Piero e Negri. Partita difficile, vittoria preziosa. Bravo Peruzzi, che nell’ultimo quarto d’ora ha risolto situazioni molto difficili pur con due costole fratturate.
25/09/96: C.L.: a Istambul contro il Fehnerbace. Vittoria per 1 a 0 con un gol di Boksic. Juve al risparmio ma questi turchi erano piuttosto dei mammalucchi, o dei ....Lazaroni.
29/09/96: 4^ di C.: a Torino contro la Fiorentina: 1 a 0 gol di Padovano. Un’altra battaglia. Vinta. Primi in classifica, da soli. Con 10 punti, 9 il Milan, 8 l’Inter.
13/10/96: 5^ di C.: a Vicenza, contro il Vicenza di Guidolin e Otero: sconfitta per 1 a 2. Mancavano Peruzzi, Conte, Del Piero e Boksic ma non si perso per questo. Piuttosto perché contro avversari così veloci e tatticamente agguerriti non ci si può permettere il lusso di giocherellare e di sprecare. Inter prima in classifica (ma domenica la riceviamo al Delle Alpi), seconde Juve, Roma (che ha sconfitto per 3 a 0 un Milan ormai senza difesa) il Parma (che ha vinto per 1 a 0 a Cagliari, gol in contropiede di Chiesa e poi furibonde barricate), e il buon Bologna del maghetto Ulivieri.
16/10/96: C.L. a Torino contro il Rapid di Vienna: 1 a 1 gol di Vieri, pareggio di Lesiak su tiro franco. Cristo, non si può continuare a sprecare così tanto! La squadra gioca bene, ma gli onanisti il vecchio dio della bibbia li maledisse. Ottimo Boksic, più che un giocatore è un apriscatole; ma accanto a lui ci vorrebbe un opportunista d’area, qualcuno come il Boninsegna d’una volta, che ogni due che ne tocca una la mette dentro. Loro han fatto un solo tiro in porta (su punizione) e han pareggiato i conti. Conduciamo il girone con 7 punti ma il Manchester incalza a 6. Seconda sconfitta (su 3) del Milan, forse un pò mi dispiace, pensando alle gioie che sta gustandosi al riguardo il velenoso Capello. Nel girone d (il loro, ma interessa pure perché le prime due classificate di questo e di quello più in là s’incroceranno) straconduce il Porto con 9 punti, e poi, sotto, con 3 Milan, Goteborg e Rosenborg. Altrove forti l’Aiax (a) e il Borussia Dtm (b). Vincere in Europa è molto più facile che vincere in Italia. Lo dico non pretendendo di scoprire l’acqua calda.
20/10/96: 6^ di C.: a Torino contro l’Inter: 2 a 0 con gol di Jugovic e di Zidane. Una Juve supersonica e supertonica surclassa la capinclassifica con un punteggio che solo i consueti errori di mira e i soliti tre pali a partita (ben quattordici in queste prime sei giornate di campionato) contengono nel punteggio. Una Juve perfetta ha dominato l’illustre avversaria non lasciandole nè il tempo e né il modo di apparecchiare una tattica. Conclusioni tredici contro tre, un Boksic travolgente che da solo ha fatto ammattire e ammonire tutti e sei i giocatori della difesa nerazzurra, un Zidane sempre prezioso ma finalmente anche appariscente, una difesa registrata alla perfezione e un centrocampo agguerritissimo (dove Deschamps, pur se senza Conte, impera sovrano). La squadra crea, in ogni partita, un numero impressionante di occasioni da gol, ma consuma tesori di energie. Probabilmente l’ergogenia le consentirà di tenere fino alla fine, ma, fisicamente parlando, è un sistema da usa e getta!
23.10.96: C. It. ad Avellino contro la Nocerina: 0 a 0. Non so cosa sia successo, né mi interessa. Li batteremo a Torino.
26.10.96: 7^ di C.: a Roma contro la Roma 1 a 1. gol di Padovano al 59°, pareggio di Del Vecchio al 94°. Lo score evidenzia il fatto che abbiamo perso due preziosissimi punti a tempo abbondantemente scaduto. Per l’incapacità a mettere al sicuro il risultato dopo che, subìto il gol, i giallorossi si sono riversati nella nostra metà campo per cercar di pareggiare. Ma la Juve quest’anno è la più forte. A Natale avremo fatto il vuoto. Milan e Parma hanno perduto a vantaggio di Fiorentina e di Inter, con la quale condividiamo la leadership. Ma cosa siano i nerazzurri in confronto a noi lo abbiamo visto domenica scorsa.
29.10.96: C.L. a Torino contro il Rapid Vienna: 5 a 0 con gol di Boksic, Montero, Del Piero, Boksic, Del Piero. Troppo forti noi, troppo deboli loro. Buona, e sempre bella a vedersi, l’intraprendenza di Zidane. A questo punto, visto come vanno le cose negli altri gironi (Ajax nel I°, Borussia Dtm nel 2°, Juventus nel 3° e il fortissimo Porto nel 4°) mi sa che negli scontri diretti incontreremo il Milan, dove c’è un Weah che fa paura, maledetto scimmione.
03.11.96: 8^ di C.: a Torino contro il Napoli: 1 a 1 gol di Zidane e pareggio di Aglietti. Brutta prestazione. Col Napoli non è ammesso non vincere.
06.11.96: C.I. a Torino contro la Nocerina: 2 a 1 con Montero che pareggia il loro gol e poi si vince su un tiro di Del Piero semideviato. Cattiva prestazione, ma si passa il turno. Non so se stimare conveniente uno scambio Del Piero Totti, di cui in questi giorni molto si parla. Di queste mezze seghe nè carne nè pesce ne ho le palle piene.
13.11.96: C.I. a Torino contro l’Inter: 0 a 3 con gol di Zamorano, Ince e Djorkaeff. Pessima Juve, vedo nero. Rischiamo di perdere uno scudetto facile per la mancanza di una punta capace di far gol. Domenica c’è il Milan, subito dopo si va a Manchester e quindi a Tokyo per l’Intercontinentale con il River Plate. Vedo nero. Occorre prendere una punta capace di finalizzare le occasioni senza costringere il complesso a costruzioni defatiganti.
17.11.96: 9^ di C.: a Torino contro il Milan: 0 a 0. Partita combattuta con diverse occasioni da gol da ambedue le parti; ottimi interventi di Peruzzi e di Rossi, palo a portiere battuto di Padovano, entrato pochi minuti prima a rilevare uno spento e deludente Vieri (col senno di poi potrebbesi dire: ma perché non lo ha fatto giocare fin dall’inizio?). Il frustrato e frustrante Del Piero è rimasto in panchina, con gran scandalo degli esteti. Bene Zidane, che al predetto sta soffianto in via definitiva il ruolo di trequartista. Si sente, e molto, la mancanza di Conte, che per tutto questo campionato purtroppo non giocherà più. Questo campionato avremmo potuto vincerlo in scioltezza, non fosse altro che per la pochezza delle rivali. Invece siamo nel gruppone, a contar pali e gol mancati. Mercoledì a Manchester e il martedì dopo a Tokyo. Con gli inglesi vinciamo, con gli argentini perdiamo. Ai rigori.
20.11.96: C.L.: Manchester Utd. Juventus: 0 a 1 gol di Del Piero su rigore. Questa l’ho indovinata, spero di sbagliare la prossima. Grande squadra, cui manca - sono costretto a ripetermi - un implacabile realizzatore. Con una spina dorsale straordinariamente efficace: Peruzzi, Montero, Ferrara, Deschamps, Jugovic (ma forse Conte è ancora meglio), l’ottimo Zidane. Boksic stava male e s’è visto, Del Piero ha giocato di punta (come predica di voler giocare) ma ha sbagliato un paio di gol, ché se ne avesse realizzato uno avrebbe risparmiato al complesso lo stress del tamponamento. Pare che il Newcastle abbia offerto per lui la bazzecola di 10 milioni di sterline. Io glie lo darei. Zidane come trequartista pare che possa offrire più sostanza, e con parte dei soldi potrebbesi comprare la vera punta che ci occorre. Il Manchester ha giocato un ottimo secondo tempo, in buona evidenza l’agile punta Giggs e il dinamico Keane. Ai quarti incontreremo il Milan, che non potrà per fortuna giovarsi di Weah, in quanto, avendo fracassato a partita finita il naso a un avversario, si beccherà una lunga e giusta squalifica.
26.11.96: a Tokyo finale intercontinentale contro gli argentini del River Plate: contrariamente alle (mie) previsioni vittoria per uno a zero con gol di Del Piero a dieci minuti dalla fine, e sopratutto una magnifica prestazione. La partita avremmo potuto stravincerla, il risultato minimo scaturisce dai soliti grossi sprechi in zona gol, frammisti agli ottimi interventi del portiere avversario, (Boksic, Boksic, sempre Boksic, Zidane anche), da una velenosa traversa di Ortega quattro minuti prima del gol di Del Piero, da tre difficili interventi di Peruzzi sui soli tre tiri in porta dei bonearensi, scaturiti dalla loro furente reazione dopo lo svantaggio . La prestazione del complesso, come detto, è stata di grosso spessore. Il merito e l’occasione ci inducono a citarli uno per uno, con i voci loro attribuiti dagli inviati de La Stampa: Peruzzi 7,5 ("il cinghialone è sempre, in ogni occasione, di una bravura sbalorditiva" recita Roberto Beccantini); Torricelli 7; Ferrara 7,5; Montero 8; Porrini 7; Di Livio 7; Zidane 7,5 ("silenziosamente, si è impadronito del gioco della squadra" ibidem); Deschamps 7,5; Jugovic 6,5; Boksic 6,5 ("è andata a finire che ormai tutti vedono solo i gol mancati"); Del Piero 8 (sopratutto per merito del gol). Non fossero stati infortunati, al posto di Porrini e di Jugovic avremmo visto Pessotto e (sopratutto) Conte. Da non dimenticare i grossi meriti di Lippi (e di Moggi, Giraudo, Bettega e del preparatore atletico Ventrone).
1.12.96: 11^ a Torino col Bologna: 1 a 0 con gol del sempre più positivo Zidane. Non è Platini ma Platini aveva ragione. Oggi ha esordito, pare bene, il portoghese Dimas. Guardando i tabellini ho visto che la Juve è la squadra che ha subito meno gol (7 contro gli 11 dell’Inter). Quasto è il miglior viatico verso lo scudetto. Anche se si spreca maledettamente troppo. Comunque giornata favorevole alla parrocchia. Le pretendenti han chi perduto (malamente) come il Milan a Piacenza (e il buon Tabarez quasi sicuramente salta; non può non saltare, l’han negato troppe volte) e chi pareggiato su rigore al 90°, come l’Inter.
4.12.96: C.L. Juventus - Fehnerbace: 2 a 0 con gol di Padovano e di Amoruso. Partita facile, senza importanza. Tutta l’attenzione piuttosto era rivolta alla partita di Milano dove i rossoneri ricevevano il Rosenborg alle cui spese, con un pari, si sarebbero qualificati per il mortale spareggio con la Juve. Hanno perduto in casa, così per fortuna - pur avendo, in settimana, cacciato Tabarez ed assunto Sacchi - vanno fuori dalla Coppa dei Campioni (in marzo, ai quarti così sarà la Juve ad incontrare i norvegesi).
8.12.96: 12^ a Genova, contro la Sampdoria: 1 a 0 per la Juve, con gol di Ferrara. Pochi gol e difesa ermetica, par di essere tornata alla Juve dei Fanna, dei Brady e dei Marocchino. Ottimi Montero, Deschamps e, ancora, Zidane. Dice Lippi che è ottimo come persona e ottimo come giocatore, che mette il suo grande talento sempre al servizio del collettivo. Siamo primi in classifica, col Vicenza, e mercoledi recuperiamo la partita con l’Udinese.
11.12.96: 11^ a Udine, contro l’Udinese: vittoria per 4 a 1 con gol di Boksic, Del Piero (rig.), Del Piero (rig.), Cappioli, Deschamps. Sono 35 anni che seguo la squadra bianconera. Lungo questi anni le ho visto vincere qualcosa come undici campionati. Ma mai avevo avuto la sensata convinzione - in questi tempi come quest’anno - della vittoria finale. Vuoi per la pochezza delle avversarie (delle grandi la più alta in classifica è l’Inter, figuriamoci!), vuoi per la forza intrinseca del complesso e per il valore degli uomini (tecnico compreso) io sono persuaso che già a pasqua sarà tutto finito. A Udine chi l’ha vista ha potuto vedere una squadra terrificante. Peruzzi, al quale personalmente assegnerei il pallone d’oro, ha dovuto compiere due o tre interventi, ma s’è trattato di parate che nemmeno spiderman avrebbe potuto compiere (le pagelle dell’inviato del Corriere della Sera, questi milanesi sono sempre un po' avari nei confronti della Juventus: Peruzzi 8, Torricelli e Ferrara 7, Porrini, Juliano e Tacchinardi 6, Di Livio, Deschams, Zidane, Boksic, Del Piero 7).
15.12.96: 13^ a Torino contro il Verona: 3 a 2 con gol di Maniero, Maniero, Porrini, Del Piero (rig.)e Del Piero. Come nell’anno dello scudetto, in casa contro la Fiorentina. Super rimonta e gol apoteosi di Del Piero. A giustificazione di quanto c’è da giustificare è da dire che mancavano (oltre a Conte) Montero, Jugovic, Dimas e Boksic.
18/12/96: C.It. a Milano contro l’Inter: 1 a 1 con gol di Amoruso e pareggio di Ganz. Juve (battuta all’andata con un 3 a 0 che non lasciava speranze) piena di riserve, giovani e comprimari. Tuttavia ben messa in campo. L’Inter si è rivelata pericolosa in attacco e aggressiva a centrocampo. Ma gioca senza libero e con la difesa troppo alta. Per questo prende sempre troppi gol.
22/12/96: 14^ a Piacenza: 1 a 1 gol di Padovano e di Delli Carri. Mentre il Milan perdeva in casa col derelitto Parma e l’Inter si salvava a stento a Reggio. Peccato, non ci fossimo fatti raggiungere avremmo otto punti sulla seconda (Vicenza, sconfitto a Marassi).
5/01/97: 15^ a Parma: 1 a 0 per il Parma (gol di Chiesa). Giornata amara, per aver perduto una partita che nessuna delle due squadre ha cercato di vincere. Sporadiche e di scarso significato le conclusioni a rete e il gol stesso, al secondo minuto del primo tempo, è scaturito da un tiro franco molto telefonato sul quale Peruzzi s’è impaperato in maniera incredibile (incredibile nel vero senso del termine, come se avessi sorpreso Dio a bestemmiare). Poi solo risse, ma questa è una costante, quando tra gli avversari c’è Crippa, torinista bastardo.
12/1/97: 16^ a Torino, contro l’Atalanta: 0 a 0 com’era prevedibile, contro questi rognosi maledetti che hanno armato un Mondo…catenaccione indecoroso quanto efficace, data anche la scarsa lena di questi ultimi tempi. La situazione in attacco è desolante. Secondi come l’Inter a due punti, invece i sampdoriani ogni cosa che fanno la trasformano in gol ("quod faciebat versus erat" si diceva di Orazio, così può dirsi di Mancini e di Montella). Avevano Vialli che gli faceva molti gol, appena cominciò ad imbolsire lo rifilarono per 20 miliardi al vecchio rancoroso Boniperti, e con una piccolissima parte di quei soldi comprarono, dalla Cremonese, Enrico Chiesa, semisconosciuto ai più; e Chiesa gli fece una caterva di gol finendo in nazionale; lo vendettero per più di 24 miliardi all’ambizioso giovane Tanzi e colle briciole presero, dall’Empoli, in b, il giovane Mondella, che con due e tre gol a partita già è capocannoniere. Lo venderanno per 30 miliardi. Questi genovesi il risparmio ce l’hanno nel sangue! Noi, invece sempre a sospirare il golletto...
15/1/97: a Parigi andata della Supercoppa dell’UEFA contro il Paris-Saint-Germain vainqueur de la Coupe des Coupes: 1 a 6 con gol di Porrini, Padovano, Ferrara, Padovano, Rai (rig.), Lombardo e Amoruso. Partita farsa, dove anche il colpo di tosse si trasformava in gol. Speriamo che domenica con la Lazio tengano i piedi per terra e rimediino questo titolo di campioni d’inverno già stravinto e, ora, sul traguardo, gravemente pericolante.
19/1/97: 17^ a Roma contro la Lazio: bella vittoria per 2 a 0 con due gol di Padovano che gli scribi e i farisei ne parlano come se fosse il nuovo Cruijff.
26/1/97: 1^ di ritorno a Torino contro la Reggiana: 3 a 1 con gol di Padovano, Jugovic, Tacchinardi e Parente.
02/2/97: 2^ rit. a Cagliari contro il Cagliari: deludente 0 a 0. Quando non si vince qualunque risultato per me è una sconfitta. Anche perché la Sampdoria non molla, oggi ha battuto (a Milano) anche il derelitto Milan del povero Arrigo, e ci insegue a soli due punti. Hanno una facilità ad andare in gol stupefacente, tale che possono permettersi qualsiasi leggerezza difensiva. Sono però persuaso che alla fine lo scudetto lo vincerà la Juve perché ha la difesa più forte (solo dodici gol, nessuna ne ha presi di meno, contro i venticinque dei doriani).
05/2/97: a Palermo contro il Paris Saint Germain per partita di ritorno della Supercoppa Europea: 3 a 1 con gol di Del Piero, Raì (rig.), Del Piero e Vieri. Bella partita, ben vinta. Si è evidenziato, ad onore del conducator (ma non bisogna dimenticare lo staff dirigenziale voluto da Umberto Agnelli), che la Juve di Lippi nei due anni e mezzo che c’è lui, ha vinto sei trofei: Scudetto (sul Parma), Coppa Italia (sul Parma, con Coppa Uefa persa in finale per un nonnulla), Coppa dei Campioni (sull’Aiax), Coppa Intercontinentale (sugli argentini del River Plate), Supercoppa Italiana (sul Parma) e Supercoppa Europea (sul Paris S.G.).
16/2/97: a Torino contro il Perugia: 2 a 1 con gol di Del Piero (rig.), Del Piero e non so chi di loro, a tempo scaduto. Mentre la Samp perdeva in casa con la Roma. Lo scudetto si avvicina, com’è giusto che sia, come si pensava che dovesse essere. Com’è ineludibile che accada. Quì occorre parlare del signorino Del Piero Alessandro, un tipo avido come Baggio, al quale somiglia per la discontinuità, e al quale comincia a somigliarmi, per quel che mi riguarda, sopratutto per l’antipatia. Questo signorino or’è passato circa un anno e mezzo (era il tempo di quei famosi quattro gol in Campions L.) che chiese ed ottenne, ovviamente in anticipo sul corrente (ma in effetti, è da riconoscerlo, quello che il vecchio taccagno gli dava allora non era un granché, essendo ancora sotto il contratto che gli fecero quando lo prelevarono dal Padova dove ancora non era nemmeno titolare fisso) un ingaggio principesco e un contratto che, studiato e soppesato da stormi di agguerriti legulei ed avidi procuratori, prevedeva, anzi prevede giacché è tuttora vigente, e lo sarà fino al duemila (in Italia, normativamente parlando, i contratti ai calciatori non possono avere una durata più lunga di cinque anni), una forma di indicizzazione - quasi una sorta di scala mobile - su una base di partenza di 1300 milioni (tanto quanto prende il buon Torricelli, con la cifra però fissa e inchiodata per sempre) degli scatti annuali variabili da 300 a 500 milioni, secondo il seguente piano di ricchezza mobile (se la memoria non mi tradisce): nel 1995: 1300 milioni; nel 1996: 1600 milioni; nel 1997: 2 miliardi; nel 1998: 2 miliardi e 400 milioni; nel 1999: 3 miliardi. Fatti nelle settimane scorse quattro golletti di fila ecco che, tramite il suo procuratore Pasqualin (un serpente uscito dalla cesta dell’avvocato Campana), chiede una revisione del contratto, se no perde la tranquillità, dice l’ineffabile Pasqualin, e poi, appena si libera, s’indirizza verso altri lidi (presumibilmente inglesi, visto costoro quanto pagano). Tale è l’avidità di questi giovinastri, tale è la protervia dei loro procuratori. Così vanno le cose nel mondo del calcio. Tanto per dire: l’Inter di bonaventura Moratti quest’anno è stata prima in classifica solo il breve spazio d’una settimana, di sette giorni esatti (ora è fuori dalla lotta per lo scudetto), settimana nella quale, per colmo di buona sorte, battè anche la Juve, estromettendola dalla Coppa Italia. In quel brevissimo lasso di tempo, breve (per citare Marty Feldman) come la scorreggia d’una farfalla, mister Hodgson, che mai prima d’allora era stato primo in classifica, né mai aveva vinto nulla, strappò al suo presidente un contratto principesco valido fino al 1999. Non si era ancora asciugato l’inchiostro col quale l’oneroso contratto era stato vergato che i nerazzuri di mister Hodgosn ripresero l’indecorosa la solfa di sempre, ed oggi sono lontani di ben nove punti dalla testa della classifica. Mentre quel ricco-scemo del suo presidente non sa, per l’anno prossimo (e, spera lui, per i successivi) a quale nuovo santo votarsi fra Capello, Guidolin, Zaccheroni, Crujiff e chissà quanti altri, mister Hodgson - come el senior Suarez, come sciur Ottavio Bianchi e come forse ancora l’Osvaldo Bagnoli della Bovisa - dalla tribuna continuerà a gravare pesantemente, come quegli altri, sui suoi libri paga. Noi latini nel calcio ci facciamo menare per il naso persino dagli inglesi, che Dio li stramaledica. La stessa cosa con quel mercenario di Marco Branca, un trentaduenne che nella sua (lunga) carriera ha cambiato una quindicina di squadre, mai stazionando in ognuna di esse più di un anno (sarà per il fatto che è sindacalista: la classica mela marcia che rovina gli spogliatoi). Quattro golletti e il solito Moratti - che al mitico genitore cerca di somigliare almeno nella munificenza, non riusciendo di somigliargli nei successi - gli ri-rinnova il contratto, al vecchio Branca, con un pingue ritocco della pingue cifra. Ma la Juve non è l’Inter, alla Juve la buona amministrazione è regola aurea. La pretesa del duo Del Piero-Pasqualin è indecente, se si discute un contratto (quinquennale) mentre che l’inchiostro col quale lo si è firmato non s’è ancora asciugato vuol dire che i patti valgono ancor meno della carta ove sono scritti. Per cui Umberto Agnelli asciutto asciutto gli ha fatto sapere che del rinnovo del contratto si discuterà solo quando lo vorrà la società. Luciano Moggi parlando dalla taverna di Biscardi ha ribadito al Pasqualin le stesse cose, cantandogliele - nonostante che la sua lingua sia sempre biforcuta - ancora più chiaramente. Quest’esoso principino mi fa una forte antipatia: per me prima viene la Juve, poi i giocatori, fra i quali il mio affetto va sempre, innanzitutto, a chi parla poco (come Torricelli, come Zidane, come Deschamps, o, nella storia, come l’indimenticabile Scirea che i contratti li firmava sempre in bianco). Questo stronzetto colle basettine a guisa di scimitarra non deve tirare troppo la corda. Farebbe bene a ricordarsi, piuttosto, cosa deve lui alla Juve, che è la Juve che l’ha fatto grande e ne sostiene la grandezza, come i compagni (tutti meno pagati di lui) glie ne sostengono l’estro. Son finiti i tempi dello scialacquo. Adesso (come per Baggio) c’è, fino a che dura, l’emigrazione.
23/2/97: 3^ di rit. a Firenze contro la Fiorentina: 1 a 1 con gol di Del Piero poi pareggiato da Robbiati. Buon pareggio, ma avremmo potuto vincere.
01/3/97: 4^ di rit. a Torino contro il Vicenza: 2 a 1 con gol di Di Livio, di Padovano (rig.), gol dei veneti a tempo scaduto. Juve tetragona, terribile. Di Livio non finisce di stupire: ha fatto un gol alla Del Piero!
05/3/97: C.d.L.: Rosenborg - Juventus: 1 a 1 con gol di Soltvedt e pareggio di Vieri, dopo un minuto. Loro sono alti e forti come armadi, tenaci e inesauribili, non stupisce che abbiano eliminato il Milan e siano dove sono. Ma la Juve dispone di un impianto tattico e mentale di prim’ordine. I suoi giocatori cercano sempre di vincere, lottando su ogni pallone, in ogni zona del campo. Eccezionale Deschamps, eccellenti Zidane, Ferrara, Montero, Peruzzi, Di Livio, Jugovic. Lippi supererà, nel decennio, il palmarès del Trap.
09/3/1997: 5^ di rit. a Milano contro l’Inter: 0 a 0. Abbiamo giocato senza metà dei titolari (mancavano Torricelli, Pessotto, Conte, Boksic e Del Piero) ma abbiamo giocato meglio dei nerazzurri. Il che non era poi tanto difficile. Il risultato ad occhiali (come scrivevano gli immaginifici cronisti degli anni cinquanta) si spiega con la broccaggine del duo Vieri-Amoruso. Il fuoriclasse del decennio in effetti c’è, circola e segna. Costa quanto un grattacielo ma (a quanto si legge: io non l'ho mai visto con i miei occhi) s’inserisce benissimo nella linea Rivera-Cruijff-Muller-Platini-Maradona-Van Basten. Si chiama Ronaldo e gioca nel Barcellona. Il Parma ci insegue a cinque punti e arriverà secondo, come avevo previsto ad inizio di campionato allorché scrissi che quando finalmente si fosse amalgamato avrebbe creato problemi a chiunque. Ha ottimi giocatori, da quello stronzetto del portiere a Thuram, a Zè Maria, a Stanic, a Crespo, a Chiesa. Per quest’anno non mi preoccupo ma l’anno prossimo (pare che abbiano già acquistato, oltre all’amalgama, anche Figo e, sopratutto, Guardiola) può sbaragliare le rivali. Il dottore Umberto non voglia.
15/3/1997: 6^ di rit. a Torino contro la Roma che all’andata ci raggiunse a tempo abbondantemente scaduto: 3 a 0 con due gol del bue Vieri e uno di Amuruso. Osanna, peana alla nuova coppia gol. Ma, onestamente parlando, questa Roma è grande solo per i (mille) giornalisti che sfama e che le danno (immeritata) fama. Anche il Parma ha vinto (1 a 0 sull’Inter) per cui non molla. Dato il distacco di (soli) cinque punti ci appare opportuno visualizzare la tenzone e il suo svilupparsi: comunque è sempre meglio essere inseguiti che stare ad inseguire.
19/3/97: C.d.L. ritorno a Torino contro il Rosenborg: 2 a 0 con gol di Zidane e di Amoruso (rig.). La squadra ha giocato benissimo. E’ un complesso formidabile, che annienta ogni rivale in forza d’una organizzazione tattica e d’un vigore atletico incredibili. I norvegesi, sempre molto tetragoni, sono stati annichili, e se il risultato è rimasto scarno fino alla fine è stato a causa della eterna incapacità a concludere in gol come Dio comanda. Molto bene la coppia centrale di difesa, che per me e per Lippi non ha l’eguale nel mondo, assai bene Deschamps, che secondo me non ha, nel mare magno dei centrocampo, chi lo eguagli. Abbastanza bene pure Amoruso, gollofagia a parte. Sette o otto gol ignobilmente sprecati, contro nessuno da parte loro. In semifinale incontreremo l’Ajax, e in finale la vincente tra il Borussia Dtm. e il Manchester Utd., vecchie conoscenze.
23/3/97: 7^ di rit. a Napoli contro i locali: 0 a 0. Il san Paolo con tutti i suoi mortaretti e putipù non è mai un campo facile; i murtarielli ‘e fame ambiscono a batterci, e se anche ci sono riusciti solo poche volte ogni volta ci provano. Nel primo tempo situazione sotto controllo, con il vantaggio sfiorato con una fiondata di Zidane stampatasi sulla traversa; all’inizio della ripresa l’ottimo (il vigoroso, il valoroso, il meraviglioso, il facinoroso, il permaloso Montero) si fa cacciare; il che, oltre che privarci di uno dei punti di forza e farci giocare in dieci, ringalluzzisce i napoletani che volevano partenope far lieta. S’arriva comunque senza eccessivi imbarazzi anche al cinquantasimo minuto della ripresa, cioé alla fine della fine del lungo recupero, e mentre l’arbitro sta per fischiare lo zero a zero che è peggio d’una vittoria ma è meglio d’una sconfitta, un tal dei loro butta sconvinto l’ultimo pallone in mezzo all’area: son cose che non dovrebbero succedere ma che, a volte, succedono anche nelle migliori famiglie. Solo come un eremita, libero come una rondine, leggermente defilato sulla sinistra, a due metri dalla linea di porta stazionava, non rassegnato, il famelico Aglietti ancora rancoroso d’un mancato ingaggio (ah, questi giornali del sud!). Il pallone gli plana docile sul velenoso piede; se ne avvede, lo ferma, prende la facile mira, ingobbisce e a colpo sicuro spara un missile terra-aria con destination sotto la traversa. Ecco, quì si vede la grande squadra: una grande squadra ha sempre un grande portiere. Poiché può esistere un grande portiere senza una grande squadra, ma non può esistere una grande squadra senza un grande portiere. Peruzzi incredibilmente, fantasticamente ci arriva, ci mette le unghia e respinge. Scongiurando la sconfitta. Nel mentre che il Parma cadeva sotto il ferro fiorentino. Domenica prossima si va a San Siro per la consegna scudetto dal Milan. Anche se ci mancherà il prode Montero; il che, contro Weah, non è cosa da poco.
Domenica 6/4 - 8^ di rit. a San Siro: Milan - Juventus: 1 a 6 con gol di Jugovic, Zidane (rig.), Vieri, Amoruso, Jugovc, Simone, Vieri. Le dimensioni del punteggio ci esimono dal dover commentare. I migliori: Jugovic, Di Livio, Vieri, Zidane, Peruzzi, Boksic, Ferrara e Tacchinardi. Mancavano, dei c.d. titolari: Deschamps. Montero, Del Piero, Conte, Padovano e Torricelli, tutta gente che gioca o ha giocato in nazionale. Per la piccola cronaca, inutile il bel 3 a 0 del Parma, guidato da Crespo, sulla Sampdoria.
Mercoledì 9/4 - andata semifinale Ch. L. ad Amsterdam Aiax - Juventus: 1 a 2 con gol di Amoruso, Vieri e Litmanen. Parate strepitose di Van de Sar, qualche errore di mira. Avrebbe potuto essere 6 a 1. Ma se il Milan era ben poca cosa, l’Aiax è e rimane fortissimo. I migliori Deschamps, Di Livio, Montero, Zidane e Ferrara. La Juve di stasera m’è parsa superiore al miglior Milan di Sacchi. Del povero Sacchi che sembrava dover essere l’allenatore del duemila e invece forse s’è fermato al 1990. Come Gigione Maifredi.
15^ settimana dell’anno di grazia 1997: dal Corriere della Sera di giovedi 10 aprile: "In tre giorni e due notti - con otto gol fatti e appena due subiti - il calcio di Marcello Lippi si è finalmente liberato degli ingombranti residui della storia recente, issandosi in tutta la sua volontà di potenza sopra ogni momento attualmente comparabile. Dopo il Milan, e con un fragore solo in apparenza attenuato dalla dimensione della vittoria (2 a 1, ma sarebbe potuto essere il 6 a 1 di domenica), abbiamo visto la Juventus sgretolare senza pietà il teorema della bilateralità tecnica (il 3 - 4 - 3 che si può verificare sia in senso verticale che orizzontale), solidificare le paure di Van Gaal ("affrontiamo la squadra più forte del mondo", ma anche Sacchi, domenica mattina, prima di salire nel suo Golgota, aveva detto la stessa cosa), togliergli l’illusione di superarla ("soltanto l’Ajax può riuscirci"). - Sempre Van Gaal (dalle interviste del dopo partita): "La Juve è stata migliore dell’Aiax, solo con il Parma tre anni fà in coppa delle Coppe subimmo una sconfitta altrettanto netta e dolorosa, ma allora non ero convinto di avere una squadra inferiore. Quì, invece, ero preoccupato dei duelli con i bianconeri, e difatti li abbiamo persi tutti. Nella mia carriera non ho mai trovato un avversario così superiore a noi. Non ho mai visto una squadra così forte".
13/4/97 - 9^ di rit. a Torino contro gli Udinesi: sconfitta per 0 a 3 con gol di Amoroso (rig.), Bierhoff e Amoroso mentre il tenace Parma vinceva a Roma. La situazione si fa critica; il vantaggio si è assottigliato a soli 3 punti. Non credo alla deconcentrazione, dev’essere stata la fatica. O una sinistra coincidenza. Nella notte tra il 12 e il 13 aprile del 1912, cioè esattamente ottantacinque anni or sono affondò il Titanic.
19/4/97 - 10^ di rit. Bologna - Juventus: 0 a 1 con gol di Boksic. Non abbiamo difficoltà ad ammettere che abbiamo trascorso una settimana difficile, non solo per i lazzi e i sberleffi dei tanti frustrati dell’altra Italia, ma perché sentivamo che stava ripetendosi la sinistra situazione dell’ottantacinque, quando la Roma - il lettore lo ricorderà - dopo un sostenuto inseguimento ebbe a colmare un divario consistentissimo, raggiungendoci quasi sul filo di lana, né poteva legittimamente supporsi che anche questa volta il risultato finale dovesse darci ragione. I giocatori han ragione d’essere stanchi, si può essere forti quanto si vuole ma se le tossine non si riesce a smaltirle con prontezza non c’è santo che possa tenere. Il momento era difficile e come auspicava dentiera che uccide, tenendo a mente la partita con l’Aiax di mercoledi prossimo, si rischiava di perdere tutto. La vittoria di Bologna al riguardo è risultata risolutiva, determinante, decisiva. Prendendo tutti e tre i punti in palio in quel difficile campo abbiamo tolto vigore e fiducia ai parmensi che sull’abbrivio del risultato di domenica scorsa (noi sconfitti in casa con l’Udinese, loro vincenti fuori casa con la Roma) pensavano già d’aver vinto il campionato. Il colpo alle loro convinzioni è stato così forte che hanno perso fiducia forza ed equilibrio, fino al punto di perdere in casa (anche loro) col gli udinesi, ritornando ai sei punti di quindici giorni fa. La partita è stata utilitaristica, ed è stata risolta da un gol bellissimo, alla sudamericana, di Alen Boksic, fatto tecnicamente inedito in un cavallone come lui. Determinanti anche un paio di parate di Peruzzi, il miglior portiere del mondo. Spettacolare un’uscita con tuffo "a pesce", di testa, fuori dall’area; incredibile la respinta - a terra, fuori dall’area, per gli effetti di quel tuffo - sul tiro a seguire verso la porta sguarnita, effettuata sempre con la testa. Ecco uno che la testa non la usa solo per pensare. Un buon portiere è determinante alle fortune di una squadra: il migliore gioca nella squadra migliore, buoni sono anche il giovane Buffon del Parma e resegone Pagliuca dell’Inter, e non per nulla Parma e Inter seguono nello stesso ordine i bianconeri. Ottimo portiere è l’olandese Van der Sar e delle fortune dell’Aiax sappiamo tutti. Noi auspicammo l’ingaggio di Angelo Peruzzi quando non ancora diciottenne esordì con il Verona.
23/4/1997 ritorno semifinale C.L. a Torino Juventus Ajax: 4 a 1 con gol di Lombardo, Vieri, Melchiot, Amoruso e Zidane. Di nuovo Van Gaal, riportiamo integralmente: "Ribadisco quanto già detto dopo la gara d’andata: mai ho affrontato un avversario che così ci ha dominato come la formazione bianconera. Ha tutto: qualità individuale, organizzazione collettiva, forza atletica e, sopratutto, personalità per approfittare di ogni sbandamento avversario. Le reti ne sono state un esempio: sia nel primo sia nel secondo tempo la Juve ci ha rifilato un micidiale "uno-due" in un paio di minuti. Eppure devo anche complimentarmi col mio Aiax che ha fatto tutto bene tranne concretizzare le sue fasi di superiorità". Dalla Gazzetta dello sport riportiamo le pagelle dei giocatori bianconeri: Peruzzi: ha voluto anche lui esser protagonista nella serata trionfale della Juve. Una sola parata ma enorme, come ci ha abituati negli ultimi tempi. Ha cavato fuori dalla porta una palla che sembrava già dentro. Ferrara: schierato a destra, ha avuto qualche difficoltà all’inizio per prendere le misure, più che all’avversario, a quella zona di terreno che non è più di sua competenza. Poi il solito inesorabile difensore che conosciamo. Tacchinardi: anche lui all’inizio ha avuto qualche sbandamento. Poi è uscito alla grande con molta autorità e molto tempismo. E’ un giovane sul quale Lippi può contare sempre come difensore d’emergenza. Montero: nonostante non avesse più al suo fianco Ferrara ha esibito un’altra prestazione di grande sicurezza e determinazione. Dalla sua parte gli olandesi non sono mai passati. Juliano: sofferta la prima mezzora, con Babangida scatenato, poi pian piano si è rifatto e nella ripresa ha voluto prendersi delle rivincite partendo spesso per andare all’attacco. Lombardo: anche lui in difficoltà all’inizio ma poi è stato determinante a mettere k.o. l’Aiax. Suo il gol che ha sbloccato il risultato e sua l’azione mirabile che ha mandato Vieri in rete dando la sicurezza della qualificazione. Deschamps: ancora una partita mirabile; aggrediva tutti coloro che s’avvicinavano all’area della Juve, in special modo Litmanen, con una precisione e un tempismo incredibili. Ha recuperato molti palloni e ha dato respiro alle azioni di rilancio. Zidane: era apparso un po' impreciso, ha mancato la misura in qualche passaggio, poi si è riscattato nella ripresa con due gol che portano la sua firma. Il primo quando ha messo Amoruso nelle condizioni di andare a rete indisturbato e il secondo quando con una grandissima finta si è tolto la soddisfazione di andare a rete a sua volta. Giocate d’autore, da vero talento. Conte: è entrato negli ultimi minuti per partecipare anche lui alla festa. Ingiudicabile. Di Livio: ha cominciato a sinistra cercando di dare una mano a Juliano per chiudere su Babangida ma non ha trovato né il passo né la sicurezza delle sue giornate migliori. Quando si è spostato a destra si è rivisto il solito Di Livio inesorabile per gli avversari. Vieri: decisivo come Lombardo nello schedare il risultato e nel chiudere la gara; prima ha costruito quel corner dal quale è venuto il gol di Lombardo e poi ha segnato la seconda rete con una girata imperiosa. Si è battuto sempre con molta generosità anche se a volte ha sbagliato qualcosa per imprecisione. Amoruso: a partita ormai finita ha segnato un gol facilissimo e ne ha sbagliato un altro che si era costruito molto bene. Ormai è una certezza. Boksic: una sola volta è stato davvero incontenibile, quando poi ha servito il pallone a Vieri per la sua bellissima girata. Poi ha corso molto e ha impegnato anche i difensori avversari pressandoli da vicino ma non ha creato nulla d’importante.
4/5/97: - 6 alla fine: a Torino contro la Sampdoria: 0 a 0. Nefasto risultato nel mentre che il Parma vincendo sul difficile campo dell’Atalanta per 2 a 1 conquistava i tre punti così quasi dimezzando il distacco. E’ da dire che la Juve ha fatto l’impossibile per vincere, con un palo, con due respinte sulla linea a portiere blucerchiato battuto, occasionissime sprecate o parate e, in mezzo a tutto questo, anche segnando, con Vieri, un gol sacrosantemente regolare che l’arbitro Messina ha ignobilmente annullato inventandosi un cervellotico fuorigioco. Troppo dispendio di energie, sono deluso e arrabbiato. In effetti sono abbastanza preoccupato perché la Juve è composta da indomiti combattenti, non da fenomeni, e il Parma con Chiesa e con Crespo ha una maggiore facilità a realizzare. Poi penso a Zidane, a Montero, a Jugovic, a Peruzzi e a Lippi e mi torna la fiducia.
11/5/97: -5 alla fine: a Verona contro il Verona: 0 a 2 con gol di Ferrara (al 45’) e di Jugovic (al ‘93), uno o due minuti prima, a tempo regolamentare scaduto, Peruzzi aveva salvato l’uno a zero. Meno male. Il Parma ha distrutto il Vicenza con tre gol di Crespo. Ha dato piuttosto rumore alle cronache settimanali la notizia dell’(avvenuto) accordo tra la Juventus e l’Athletico di Madrid per il trasferimento agli spagnoli di Christian Vieri per l’esorbitante cifra di trentacinque miliardi. Noi che fummo senz’indugi d’accordo sul trasferimento di Ravanelli al Middlesbrorough e di Dino Baggio al Parma per cifre assai alte, e che auspicammo che Roberto Baggio e Vialli, dati gli esosissimi ingaggi, senz’altro se ne andassero, questa volta siamo molto perplessi. E anche nel palazzetto di piazza Crimea devono esserci state delle forti discussioni. Pare che tra un Bettega che voleva realizzare il cospicuo utile (il torello l’anno scorso fu pagato otto miliardi) e un Moggi che invece ha il timore d’indebolir la squadra abbia deciso il ragionier Giraudo privilegiando, com’era pensabile, l’aritmetica e il conto economico. Io parlo da tifoso, anche se lavoro il banca; a me dei trentacinque miliardi di don Jesus Gil non entra e non esce nulla però mi pare inopportuno vendere un giocatore di ventitre anni che è già nazionale e mostra di possedere un potenziale di crescita di prim’ordine. Si potrebbe vendere, piuttosto, Del Piero, anche se ha anche lui ventitre anni, se è vero che gli inglesi hanno offerto trenta miliardi. E’ troppo incostante e avido, per cui mi sta anche sulle palle.
15/5/97: 31^ a Torino contro il Piacenza: 4 a 1 con gol di Zidane, Vieri, Luiso, Vieri e Jugovic. Alla vigilia dello scontro diretto di domenica prossima ristabiliamo col Parma nel frattempo fermato sul pari in casa dal Milan la preesistente distanza di sei punti. A risolvere la partita (0 a 0 alla fine del primo tempo mentre gli avversari ancora vincevano) l’entrata, nella ripresa, di Zidane e di Amoruso al posto degli spenti Del Piero (se ne andasse!) e Boksic. Zinedine sblocca, con un bel gol, il risultato e poi tutto viene facile. Ottimo Deschamps. Per onestà di cronaca dobbiamo dire che al Parma è stato ingiustamente annullato il gol del 2 a 1 (Chiesa), esattamente come a noi, due settimane prima, contro la Sampdoria (Vieri). Domenica, si diceva, lo scontro diretto. Una vittoria vorrebbe dire la matematica certezza dello scudetto, un pareggio quasi.
18/5/97: 32^ a Torino contro il Parma: 1 a 1 per un’autorete di Zidane e un gol su rigore di Amoruso. Partita deludente, il cui risultato non sarebbe cambiato neanche se le due squadre avessero deciso di fare a meno dei portieri. Tiri in porta nessuno. Il Parma è venuto a difendere il suo secondo posto dall’assalto dell’Inter dato che da quest’anno anche il secondo posto vuol dire Champions League. La Juve non ha inteso rischiare in vista della prossima finale di Monaco.
23/5/97: 33^ a Bergamo contro l’Atalanta: 1 a 1 con gol di Inzaghi e di Mark Iuliano, e con questo il punto che assicura il ventiquattresimo scudetto. Parleremo dell’evento in sede di commento finale. Intanto mercoledi ci aspetta il Borussia Dtm. dei cinque ex (Moeller, Kohler, Reuter, Julio Cesar e Paulo Sousa), e di Sammer, Riedle, Chapuisat per la finale di Champion League.
28/5/97: a Monaco di Baviera, finale Champions League: Borussia Dtm - Juventus: 3 a 1 con gol di Riedle, Riedle, Del Piero e Ricken. Con il che, in sostanza, il Borussia vince la Coppa dei Campioni. Forte è la delusione e poca la voglia di scrivere. Poiché il dovere di cronaca ci obbliga a farlo ci aiuteremo attingendo alla facile penna di Tosatti (dal Corriere della Sera del 29/5/97):
"Streghe e fantasmi aleggiavano su questa finale di Coppa dei Campioni di cui la Juve era l’indiscussa favorita, avendo sconfitto tre volte negli ultimi anni il Borussia Dortmund e venendo da una stagione trionfale, in cui nessuna squadra straniera era riuscita a batterla... La Juve sembrava troppo solida per farsi impaurire da streghe e fantasmi. Ma altri, assai più pericolosi, si materializzavano sul campo. L’arbitro Puhl confermava i miei timori sullo scarso potere italiano nell’Uefa, dove cresce l’influenza tedesca. Dopo le ingiustizie patite dall’Inter con lo Schalke 04, alla Juve toccava la stessa amara medicina. L’ungherese negava subito un clamoroso rigore ai torinesi e, verso la fine del prino tempo, annullava un gol per un involontario fallo di mano di Vieri. Neppure questo sarebbe bastato, se proprio nella sfida più importante il reparto migliore di Lippi non fosse andato in tilt prendendo due gol su corner e facendosi poi infilare in contropiede, peraltro nel ribaltamento di un’azione che aveva visto l’arbitro ungherese ancora negarle un altro rigore (che se realizzato avrebbe portato i bianconeri alla clamorosa rimonta) per un macroscopico fallo su Del Piero. Nessuno, neppure Peruzzi, è stato all’altezza della sua fama. Neppure Zidane era lucido come il solito. Quando provava a scrollarsi di dosso le ombre, il suo tiro-gol colpiva il palo. Sembrava che Del Piero, il principe ritrovato, potesse riaprire la partita, ma era proprio destino che le streghe dovessero vincere."
Erano scesi in campo: Peruzzi (tre tiri - tre gol; nessun errore, nessun miracolo), Porrini (disastroso, il velenoso Chapuisat lo superava pressoché tutte le volte), Ferrara (al di là di ogni altra considerazione rimane che Riedle, nel primo tempo, gli fa due gol; nella ripresa Lippi lo schiera a destra dove se la cava meglio di Porrini; ma di Porrini, non di Djalma Santos), Montero (non ha commesso evidenti errori ma certo non è stata una buona serata neanche per lui), Iuliano (il migliore della retroguardia, cresce in autorevolezza; nel secondo tempo ha ben avvicendato Ferrara al centro), Di Livio (generoso come sempre, non smette mai di correre ed è l’ultimo ad arrendersi; nel secondo tempo Lippi lo schiera terzino sinistro. Prestazione positiva anche se ha dovuto vedersela con un ottimo Heinrich, giocatore di fascia dinamico e assai tecnico), Deschamps (sovrastato numericamente dai centrocampisti tedeschi -Lambert, Sousa e Reuter- cerca di tenere cucita la squadra, riuscendo ad essere ordinato e puntuale), Zidane (ha lottato caparbiamente, contrastando, facendosi trovare sempre pronto al passaggio, cercando ogni volta di far ripartire al meglio la squadra, cercando il gol e colpendo anche un palo), Jugovic (parte bene, si procura anche un rigore, se l’arbitro Puhl avesse voglia di vedere. Spinge molto ma spesso Deschamps era troppo indietro o Zidane troppo avanti. Sfiora il gol anche all’8’ della ripresa, ma Klos glielo nega con grande bravura), Vieri (partenza lanciata, però fallisce una grande opportunità al 6’. Il gol lo trova al 43’, ma l’arbitro glie lo annulla per il più involontario dei falli di mano. Colpisce pure l’incrocio dei pali a inizio ripresa. Stremato, nel finale lascia il posto ad Amoruso), Boksic (lotta al solito suo strenuamente, correndo come un forsennato sulle fasce, anche se il più delle volte senza gran profitto, però nell’azione del gol di Del Piero è travolgente sulla sinistra. Ma si vede che non è in gran forma, dopo un’ora di gran correre la fatica lo spegne; lascia, a pezzi, a tre minuti dalla fine a Tacchinardi), Del Piero (prende il posto di Porrini e va a formare il tridente d’attacco con Vieri e Boksic. Grandissimo il suo gol, di tacco, tra tre avversari, segno di una classe assolutamente superiore). Loro: Klos, Reuter, Kohler, Sammer, Kree, Heinrich, Lambert, P. Sousa, Moeller, Chapuisat (Ricket), Riedle (Herrlich).
Il dolore è forte, la delusione è immensa. Obnubliano la memoria e rendono pesante il pensiero e greve la mano. Con quale spirito commenteremo, dopo l’ultima di domani, le belle imprese di quest’anno? Il ventiquattresimo scudetto, la coppa Intercontinentale, la supercoppa d’Europa?
1/6/97, 34^: a Torino Juventus - Lazio: 2 a 2 con gol di Vieri, Amoruso, Casiraghi e Protti. Partita ormai inutile, buona sola a far festeggiare i beceri corti di memoria, e consolar gli idioti nostalgici che ritengano che "a Dino si possa ben risparmiare una sconfitta". A parte il fatto che per me Zoff potrebbe ben sprofondare in serie D, e che se ci andasse ne sarei strafelice, rimane che la sconfitta con i tedeschi di mercoledi scorso mi ha tolto tutto il piacere. Nel calcio non si vive di ricordi, e la vittoria più importante è sempre quella che non si è potuto conseguire. Abbiamo vinto il campionato. Secondo il Parma che in forza delle nuove regole l’anno prossimo pur non avendo vinto lo scudetto giocherà (purtroppo) la coppa dei Campioni, terza l’Inter, poi Lazio, Sampdoria, Udinese se mal non rammento. Disastroso il campionato di Milan, Roma e Fiorentina. Retrocedono Reggiana, Verona, Perugia mentre Piacenza e Cagliari dovranno spareggiare. Capocannoniere con 24 gol Pippo Inzaghi dell’Atalanta.
Commento finale
Lo scudetto lo ha vinto, come sa chiunque abbia letto quel che ho scritto, la Juventus. Secondo, non molto lontano, il Parma, che è stato penalizzato da un difficile avvio e che nel prosieguo ha potuto risollevarsi in virtù del valore dei suoi elementi più rappresentativi (Chiesa, Crespo, Thuram, Stanic, Buffon). La Juventus si è mostrata complesso più affidabile, ha offerto un rendimento più continuo che ha portato alla significativa conseguenza che ha perduto solo tre volte contro le sette della rivale e ha subito meno gol di tutti. Il che in Italia, in serie A, ha sempre un’enorme importanza. La coppia parmense Chiesa & Crespo è una fabbrica di gol, giacché se non segna l’uno quasi sempre segna l’altro (13 e 12 i gol dei due). Meno prolifici, se presi individualmente, gli attaccanti bianconeri, ma è da sottolineare che i vari Boksic, Vieri, Padovano, Del Piero e Amoruso hanno preso la via della rete uno per volta, nel senso che entravano nello stato di grazia e si mettevano a far gol quando all’altro gli si bagnavano le polveri o usciva di scena per infortunio (p.e. Del Piero e Padovano). Il che è stata una buona fortuna. La Juve tranne che in un paio di volte goleade non ne ha mai fatte, segnando sempre quanto bastava. La sua forza è il collettivo; la sua spina dorsale è costituita dalla direttrice Peruzzi, Ferrara-Montero, Deschamps-Zidane, capace di sostenere con profitto ogni variabile tattica. Con qualche sostanziale differenza col complesso col quale due anni fà Lippi conquistò il 23°. Quello s’impose in forza di un’aggressività e d’un pressing feroci, che lo fece molto somigliare al miglior Milan di Sacchi. Quest’anno, meglio coperti in difesa grazie al buon acquisto di Paolo Montero che con Ferrara ha costituito una coppia centrale di difesa difficilmente superabile, il gioco s’è dipanato su ritmi più tollerabili, e con maggior sagacia tattica. Merito anche del duo registico Deschamps-Zidane, che ha costantemente assicurato al complesso la migliore assistenza sia nel versante difensivo che in quello offensivo. Detto del portiere che per molti (inter quos ego) è stato per rendimento il migliore fra tutti, detto delle due coppie di difesa e di centrocampo, diremo anche delle ottime prestazioni dei due esterni Di Livio e Jugovic (sei preziosi gol il serbo). Una più articolata considerazione meritano gli attaccanti. Boksic è stato encomiabile per l’impegno profuso, ma è un’apriscatole, non è un uomo gol. Al contrario di Padovano che prima che a febbraio s’infortunasse e uscisse di scena aveva fatto vedere cose molto belle risolvendo diverse partite. Sicuramente positivo, ottimo, il girone di ritorno di Vieri, dopo che nel corso del primo la società aveva cercato (invano) di dar via. In primavera è esploso in tutto il suo enorme potenziale. E’ una forza della natura non sprovvista di tecnica; è giovane, coraggioso, forte di testa e scarica botte tremende senza pensarci sopra due volte. Amoruso, giovine anche lui, invece è tecnico ed elegante. Una discreta seconda punta. Che quando ha giocato ha sempre ben figurato. Rimane da dire del fenomeno Del Piero. Che a me non piace. Perché sa fare cose eccelse ma è un apitico discontinuo, dannoso tatticamente, un secondo Baggio. Che io senz’altro venderei guadagnandoci una barca di sterline. A me ogni fine campionato mi pervade un incontenibile furore iconoclasta: voglio che vendano il pezzo grosso, il pesce grasso: Baggio due anni fà, Vialli l’anno scorso. Quest’anno spero vivamente che mi liberino di quest’esoso abatino, avido e freddo. Che a Monaco di Baviera, nella sera (infausta) di Juve Borussia disse, nelle interviste del dopo partita, di essere complessivamente soddisfatto dell’andazzo complessivo delle cose (si consideri che il tecnico lo teneva in panchina e la squadra perdeva, poi a venti minuti dalla fine lo aveva fatto entrare in campo e lui aveva segnato l’unico gol, un gran gol, salvando se non il risultato certamente il suo personale onore, e perdendo, dovevano star quì le ragioni del suo rammarico, l’ambito premio di coppa). Nonché aborto tattico sempre più evidente. A maggior ragione adesso che è stato preso Superpippo Inzaghi, capocannoniere del torneo appena concluso, eccellente uomo gol. Il predetto e Christian Vieri (che per fortuna pare che ci abbiano ripensato e che non venderanno) formeranno una eccellentissima coppia gol. Tanto che giocare col cosidetto tridente sarebbe un’assurdità tattica, uno spreco, un suicidio. Anche perché, se le situazioni contingenti lo richiedessero, a far da mezza punta potrebbe ben provvedere l’ottimo (e generosissimo) Zidane. Ho fiducia nel pragmatismo del trio Giraudo, Moggi e Bettega e se è vero che per il "caro" talentino i Rangers di Glasgow hanno offerto qualcosa come una trentina di miliardi confido che finiranno per darlo via. Anche per non avere più a che fare con l’avvocato Pasqualin, l’avido e untuoso suo procuratore. Andrà sicuramente via invece il positivo Jugovic. Spiace perché si tratta di un elemento bravo, simpatico ed eclettico. Ma hanno offerto un prezzo che per un elemento di ventotto anni non poteva non valutarsi buono. Verrà rimpiazzato, pare, nel modo migliore, col ventiquattrenne Fabio Pecchia del Napoli. E poi si potrà sempre contare sul forte Conte del quale quest’anno non abbiamo potuto giovarci in quanto presto immolatosi sull’altare patrio. Di converso risulta un po' carente la situazione all’altezza dei terzini dove si sono alternati i vari Torricelli (generoso e posivito, che terrei senz’altro anche se la Roma e l’Inter lo vorrebbero), Porrini (grezzo e greve, che darei via, e difatti lo stanno dando via), Pessotto (diligentino), Dimas (niente di straordinario). Occorre cercare e trovare qualcosa di straordinario (mi piacerebbe molto Roberto Carlos); così come occorrerà cercare una sicura alternativa al povero Di Livio, tatticamente preziosissimo ma ormai logoro. Molto convincenti le prestazioni del giovane Iuliano, difensore centrale spesso più volte impiegato a sinistra. Del Parma abbiamo detto. Si tratta di un complesso molto forte destinato a migliorare, se è vero che hanno acquistato o stanno per acquistare l’argentino Veron, eccellente regista e uomo d’ordine, all’esordio, quest’anno, tra i doriani. L’Inter nonostante i molti giocatori acquistati e i moltissimi miliardi spesi ha condotto un campionato assai modesto. L’anno prossimo nuovo ribaltone: un nuovo tecnico (Simone, ormai anziano ma inesperto delle grandi platee, al posto di tacchino freddo Hogdson) e - pare ormai certo - l’attaccante più forte, e più caro, della galassia. L’arcifamoso Ronaldo, un fenomeno, una macchina da gol, cui dovrà essere asservito, sine conditione, tutto il complesso, snellendolo di molto e ripulendolo da chiunque, in autosospetto di divismo, nutra delle riserve mentali ad asservirsi al campione (cui la contemporanea presenza di gente come Djorkaeff, Ganz, Zamorano, Branca sarebbe di nocumento). In zona Uefa anche la Lazio (ormai è il quinto anno di fila che vi si apparecchia) perché Zoff col suo giochetto prudentino-micragnoso ha racimolato i punticini necessari allo scopo. In Italia solo di tre persone è proibito parlar male: sono Garibaldi, Pertini e Zoff. Per cui prudentemente ci asteniamo, sperando che Zeman, che dal punto di vista atletico sa preparare i giocatori in modo eccellente (ecco dove, più verosimilmente, risiede la ragione del buon girone di ritorno dei laziali), l’anno prossimo alla Roma possa lavorare più serenamente. Anche se, conoscendo il presidente Sensi e l’ambiente, è lecito dubitarne. L’affarista Cragnotti - ritorniamo a dire della Lazio - rimetterà in soffitta monumento Zoff, chiamando in panchina Eriksson, il quale porterà con sè, dalla Sampdoria, Mancini, il quale quest’anno, confidando - nonostante i suoi trentadue anni - in un nuovo lauto ingaggio da parte di una qualche grande ha giocato un gran bellissimo campionato. Arriveranno inoltre gli juventini Boksic e Jugovic. Mentre andrà via, credo, avendo fatto il suo tempo, Signori, incalzato dall’ottimo Casiraghi e da quel Protti che le poche volte che ha giocato ha sempre segnato. Ottima quinta l’Udinese di Zaccheroni: un eccellente campionato. Complesso solido e veloce, sublimato dalla bravura, in attacco, di Bierhoff e di Amoroso, una sorta di Ronaldo in sedicesimi. In Uefa, infine, anche la Sampdoria, nonostante la difesa troppo allegra (ben 46 gol al passivo) ma grazie allo scintillante attacco, dove le magìe di Mancini e la buona vena dell’esordiente Montella (22 gol, secondo in classifica dietro a Inzaghi) le hanno consentito di segnare, complessivamente, più gol di ogni altra (sessanta contro i cinquantaquattro dei laziali). Sarà probabilmente merito di Mancio se tutti i numero nove blucerchiati (Vialli, Chiesa e dopo di loro Montella) fanno tutti gli anni caterve di gol? Il Vicenza ha condotto un buon campionato, meglio all’andata (grazie sopratutto all’estroso Otero) che nel ritorno (dove la società è incappata in delle vicende giudiziarie finendo, come tutte le attività del suo presidente Delle Carbonare, nelle mani del curatore fallimentare). Ha vinto la coppa Italia (sul Napoli) e l’anno prossimo, come le altre delle quali si è trattato, giocherà in Europa. Non sono riuscite a tanto il Bologna, che pur ha condotto un buon campionato; la Fiorentina, pur se in possesso di qualche buona individualità (Gabriel Batistuta, innanzi tutto, grande centravanti, formidabile uomo gol, ma forse un po' stanco dell’ambiente, e poi il tetragono Schwarz e l’estroso Rui Costa) ma l’ambiente dirigenziale è abbastanza pulcinellesco e il suo allenatore (il superlodato Ranieri) un emerito, cronico incapace. Abbastanza buono il campionato dei nerazzuri di Bergamo, buon complesso dotato di qualche rilevante individualità (in primis il capocannoniere Inzaghi, secundus il classico Morfeo, e anche il "povero" Lentini si è rivelato, più volte, all’altezza del compito). Il campionato di Milan e Roma è stato disastroso. Entrambe, che avevano speso fior di quattrini, han fatto a lungo penare i loro tifosi ed entrambe sono invano ricorse, nella speranza di poter migliorare le cose, al cambio dell’allenatore, col risultato che dovranno cambiarli ancora (Tabarez-Sacchi-Capello / C.Bianchi-Liedholm-Zeman). Entrambe hanno subito più gol di quanti non siano riusciti a realizzarne. Entrambe stanno ri-rifondando il parco giocatori. Il povero Berlusconi ha dovuto bere la cicuta del ritorno dell’esoso Capello, il quale in spregio ad ogni parola data, e scritta, ha stracciato il contratto con il Real (dopo aver puntualmente vinto il campionato) e ritorna a Milano da trionfatore. Sul suo cocchio verranno agganciati i corpi senza vita degli odiati Sacchi e Galliani. Il titolo di "dittatore" per il trionfatore e, sempre per lui, un assegno con un numero impressionante di zeri. Estero su estero. Ha preteso la rifondazione della squadra e difatti gli stanno comprando il meglio (Kluivert, Ziege, Ba - la scimmia canuta -, Andersson, Cruz, Taibi ed altri che verranno) e togliendo di torno il peggio (Baresi, Vierchowod, ed era ora! Baggio e Savicevic, nonché Raizinger e Dugarry che andranno al Barcellona, etc. etc.). Due parole sul Napoli. Andamento abbastanza buono fino a gennaio, tanto che il suo allenatore, Simoni, viene illustrato di un contratto, per l’anno che verrà, con l’Inter. Ma da allora venne a verificarsi una drammatica inversione di tendenza. Sconfitte di ogni tipo e su ogni campo, intervallate, quà e là, da qualche pareggio. Allora tutti a strillare: "cacciate l’allenatore, s’è montata la testa, è il nemico in casa". Simoni viene puntualmente fatto fuori ma la musica non cambia. Solo la trentaquattresima partita del torneo ha potuto finalmente porre fine ad un calvario che li aveva visti scivolare fin sull’orlo del precipizio. Precipiteranno in B invece, Reggiana e Verona (da subito e quasi da subito), il Perugia, passato inopinatamente di mano da Galeone, geniale ma pubblicamente inviso a Gaucci, a Scala e - se ne attende lo spareggio - la perdente tra il Piacenza e il Cagliari. Il Piacenza può giovarsi di un’ottima difesa ma segna molto poco (29 i gal fatti /45 quelli subiti), il Cagliari, al contrario, dispone di un forte attacco (45 gol) ma è molto debole in difesa (55 i gol subiti). In casi del genere quasi sempre vince la squadra con la difesa più forte.
Per finire sulle individualità: Portieri: Peruzzi, Taibi, Guardalben, Taglialatela, Pinato, Antonioli, Buffon, Pagliuca, Mondini, Italia, terra di portieri!. Terzini: a destra Helveg, Ze’ Maria, Negro, Mirkovic, Sartor; a sinistra Torrisi, Nesta, Franceschetti, Pancaro, Pistone. Stopper: Ferrara, Cannavaro. Liberi: Montero, Thuram, Paganin. Mediani: Deschamps, Nedved, Pecchia, Conte del Piacenza, Di Carlo, Jugovic, Sensini, Marocchi, Laigle. Mezze ali di copertura: Veron, Ince, Maini, Jugovic, Giunti, Paramatti. Ali di copertura: Di Livio, Di Francesco, Zanetti. Mezz’ali: Zidane, Mancini, Otero, Morfeo, Robbiati, Djorkaeff, Rui Costa. Centravanti: Inzaghi, Montella, Crespo, Chiesa, Bierhoff, Ganz, Vieri, Batistuta, Kolyvanov, Padovano, Amoroso, Muzzi, Totti.
Capocannoniere, come s’è detto, il giovane Inzaghi dell’Atalanta, con 24 gol (6 su rigore), dopo di lui Montella della Sampdoria, con 22 gol (4 su rigore), Balbo della Roma con 17 gol (5 su rigore), Tovalieri del Cagliari, con 16 gol (3 su rigore); con 15 gol Signori della Lazio (4 su rigore), Negri del Perugia e Mancini della Sampdoria; con 14 reti Djorkaeff (5 su rigore), Luiso del Piacenza (3 su rigore) e Chiesa del Parma (1 su rigore); con 13 reti Weah, Bieroff (1), Poggi, Otero (4); con 12 gol Batistuta (2), Crespo, Amoroso (1), Maniero (1); con 11 reti Kolyvanov (4), Robbiati, Ganz; con 10 reti Muzzi.
10 giugno 1997