STAGIONE 1994/95

QUADRI:

PORTIERI: angelo peruzzi, michelangelo rampulla, squizzi.

DIFENSORI E CENTROCAMPISTI: jurgen kohler, massimo carrera, roberto porrini, giancarlo marocchi, moreno torricelli, andrea fortunato (indisponibile per malattia, deceduto il 25 aprile, a ventitre anni), antonio conte, angelo di livio, paulo sousa, didier deschamps, ciro ferrara, luca fusi, robert jarni, alessandro orlando, alessio tacchinardi, tognon, fantini, morelli.

ATTACCANTI: roberto baggio (cap.), alessandro del piero, gianluca vialli, fabrizio ravanelli, grabbi.

ALLENATORE: marcello lippi;

AMMINISTRATORE DELEGATO: antonio giraudo;

DIRETTORE GENERALE: luciano moggi;

PRESIDENTE: avv. vittorio chiusano;

VICE PRESIDENTE ESECUTIVO: roberto bettega

PROPRIETARIO: famiglia agnelli con delega operativa al dott. umberto agnelli;

ABBONATI: 35.306

Rispetto al campionato precedente:

ARRIVATI: ferrara (difensore dal napoli), p. sousa (centrocampista dallo sporting di lisbona), deschamps (centrocampista dal marsiglia), fusi (difensore dal torino), robert jarni (difensore centrocampista dal torino), tacchinardi (centrocampista dall'atalanta), alessandro orlando (terzino dal milan).

PARTITI: galia ceduto all'ascoli, dino baggio venduto al parma, andy moeller e julio cesar venduti al borussia dortmund, il giovane cammarata prestato al verona. paolo di canio prestato al milan (scambio con orlando), il portiere micillo prestato al genoa, sartor al vicenza, gianluca francesconi al genoa.

GUIDA AL CAMPIONATO:

Bari (Materazzi): Col senno di prima: Dicono bene del colombiano Guerrero ma la squadra mi pare assai debole. Col senno di poi: S'è salvata bene; il citato non è male ma non è un uomo gol; moltil provvidenzialmente glie li ha fatti Tovalieri.

Brescia (Lucescu/Maifredi/Marchioro/Moro): Col senno di prima: Tra quartultimo e quintultimo posto, per la stima che ho del suo tecnico, che comunque certo non potrà fare pure i gol. Col senno di poi: Alla fine ultimissima, con un cumulo impressionante di record negativi: una vergogna).

Cagliari (Tabarez): Col senno di prima: Ha perduto Matteoli e Moriero ma rimane una discreta squadra, forte in attacco. Col senno di poi: Bel campionato, Tabarez è un gran pragmatico e Oliveira un gran giocatore. Deludente invece l'altro negro, Dely Valdez.

Cremonese (Simoni): Col senno di prima: Dovranno lottare fino all'ultimo, ma hanno un buon tecnico, almeno prudente. Col senno di poi: Così in effetti è stato.

Fiorentina (Ranieri): Col senno di prima: Buoni in avanti, non so dietro. Col senno di poi: Batistuta capocannoniere con ben 26 gol, un buon Rui Costa ma dietro sono dei polli; Ranieri è un fatuo incompetente.

Foggia (Catuzzi): Col senno di prima: Non so, senza Zeman. Vedremo. Col senno di poi: Scendono in B dopo un campionato per diversi aspetti apprezzabile; l'ha condannato la lunga ed irrimediata serie di infortuni (grave quello, assai lungo, di Kolyvanov.

Genoa (Scoglio/Marchioro/Maselli): Col senno di prima: E' debole, il professore potrà salvarla solo a forza di supercatenacci. Col senno di poi: L'averlo sostituito con Marchioro perché non gli faceva giocare lo sponsorizzato Miura gli è stato fatale. Scende in B per colpa del suo presidente, un imbecille a tutto tondo, che nello spareggio salvezza col Padova massaggiava i polpacci ai suoi dipendenti (i giocatori).

Inter (Bianchi): Col senno di prima: Grossissimi nomi, anche troppi, e il tecnico giusto, Può lottare per il titolo. Col senno di poi: Una desolazione, la ennesima (completa) delusione, tanto che il buon Pellegrini, che in nulla ha mai risparmiato pur di poter competere con dignità, è dovuto fuggire travolto dal fallimento di una compagine di lavativi che nemmeno il truce Bianchi è riuscito a far vergognare di sè.

Juventus (Lippi): Col senno di prima: precampionato tutto sommato scialbo, probabilmente perché il tecnico punta, nella preparazione, più sul fondo che sull'agilità. Spicca comunque la vittoria nell'amichevole di Parma. Col senno di poi: E' stato scudetto, vedi servizio particolare.

Lazio (Zeman): Col senno di prima: Un complesso terrificante in attacco e grazie a Chamot anche sufficientemente solido in difesa; e poi c'è Zeman... Col senno di poi: Chiudono con un onorevole secondo posto, grazie ad un ottimo finale (tre soli gol al passivo nelle ultime sedici partite!), quando Zeman finalmente ha capito che in questo gioco il prima non prenderle è fondamentale).

Milan (Capello): Col senno di prima: Il grande Milan, ma adesso forse finalmente un pò troppo logoro... Col senno di poi: In effetti si son ripresi un pò troppo tardi, e se ciò si aggiunge il fatto che non hanno un uomo gol si spiega il quarto posto. Li abbiamo battuti due volte, sia a Torino che a Milano.

Napoli (Guerini/Boskov): Col senno di prima: Squadra raccogliticcia, fatta in economia; non so, vedremo. Col senno di poi: Ne han fatto vedere di tutti i colori, tra retrocessione e zona Uefa; adesso, finito il campionato abbastanza dignitosamente, sono sull'orlo della bancarotta....

Padova (Sandreani): Col senno di prima: Debolissima, da retrocessione certa. Col senno di poi: Invece si sono salvati, e direi anche con merito; buono il contributo dato dagli stranieri Kreek, Vlaovic e Lalas.

Parma (Scala): Col senno di prima: Molto forti, potenzialmente da scudetto. Non so però se a livello di sistema nervoso... Col senno di poi: Perdenti con la Juve su due fronti su tre, hanno forse patito oltremisura l'indisponibilità di Brolin e la desuetudine del suo allenatore alle alte quote.

Reggiana (Marchioro/Ferrari): Col senno di prima: Buono quell'Oliseh; tra le più deboli forse la più acconcia. Col senno di poi: Una delusione, nonostante alcune buone individualità, per esempio il russo Simutenkov.

Roma (Mazzone): Col senno di prima: Piena di grossi nomi e di costosissimi doppioni. Ma l'ambiente è isterico. Col senno di poi: Bel campionato: forti in difesa grazie ad Aldair e pericoli in attacco grazie a Balbo.

Sampdoria (Eriksson): Col senno di prima: La squadra, ben guidata. Ambiente sereno. Col senno di poi: Senza mordente, deludenti: mister Eriksson è troppo signore per questi giovani pelandroni in perpetua vacanza....

Torino (Rampanti/Sonetti): Col senno di prima: Da B certa. Hanno venduto il vendibile e l'invendibile. Col senno di poi: Invece no, maledizione! Gli è esploso Rizzitelli (16 gol!), il vecchio Pelè a momenti sembrava quello vero: insomma un campionato quasi maiuscolo e un bilancio quasi risanato: basti dire che ci han battuti sia all'andata che al ritorno....

In particolare sulla Juventus

Non essendo sortito alcunché dal ribaltone di tre anni fà (la così detta restaurazione, quando l'Avvocato richiamò il Boni e il vecchio Trap dando il benservito a Montezemolo e a Maifredi che lui stesso aveva voluto) l'Avvocato, coerentemente, onestamente (chissà quanto dev'essergli costato in termini di dolore umano) si tira da parte lasciando scettro e corona al fratello Umberto che pertanto riassume poteri decisori dopo una quarantena durata quasi trentacinque anni (nell'ultimo scorcio degli anni cinquanta, proprio in Juve fece le sue prime esperienze dirigenziali, e fù la Juventus degli Hamrin, dei Charles, dei Sivori, una Juve da tre scudetti in cinque anni). Dirigente nuovo aria nuova: un'altro ribaltone epocale. In società hanno cambiato tutto, tutto; nulla che c'era prima è rimasto. Hanno cambiato tutto, perfino il cuoco, perfino il magazziniere, anche le cravatte e i calzini. Al posto del Giampiero, personaggio unico, persona insostituibile, tre nomi tre: Roberto Bettega (vice presidente esecutivo, responsabile tecnico); il dottor Giraudo (amministratore delegato alla gestione finanziaria) e Luciano Moggi quale direttore sportivo operativo in calciomercato (e probabilmente anche a procacciar troie agli arbitri, specialità nella quale eccelle). E' andato via anche l'immarcescibile inutile Morini; sono cambiati anche il medico e il massaggiatore e ovviamente è cambiato anche l'allenatore: hanno chiamato il giovane Lippi reduce da positive esperienze a Cesena, a Bergamo e a Napoli, col quale si vorrebbero ripercorrere le fortunate esperienze trapattoniane e picchiane. Il Marcello è persona seria e severa e saprà sicuramente far bene. Ovviamente s'è data anche una ridisegnata alla squadra. Via tutti i doppioni, gli esteti e le mezze seghe (meno uno). Si sono irrobustiti centrocampo e difesa con l’ingaggio dei difensori Ferrara, Fusi, del cursore Deschamps e del mediano Sousa che parecchi hanno definito il nuovo Falcao; e dando il viatico all'estroso Moller immolato a Moloch Baggio.

Adesso la squadra si presenta con in porta il miglior portiere fra quelli in circolazione (che alla fine vale, da solo 6 o 8 punti), un libero esperto e sagace (Fusi) con di rincalzo il giovane e valido Torricelli; difensori d'area gli espertissimi Ferrara e Kolher, mentre sulle fasce giocheranno, a destra, l'umile ed instancabile Di Livio e, a sinistra, il rozzo e vitale Orlando (preso dal Milan data la perdita di Fortunato colpito da una grave malattia). Faranno muro a centrocampo l'ottimo e già sperimentato Conte, il suo omologo Deschamps e, nel mezzo, quale pivot, il predetto Paulo Sousa. Il compito di far gol è deputato ai piedi di Vialli, dal quale ogni anno molto ci si attende e che finora per una ragione o per un'altra poco ha fatto, e quelli di Sua Divinità Roberto Baggio che rendesse quanto viene pagato saremmo perfettamente a posto. Non si vincesse niente anche quest'anno penso che verrebbe cacciato, e sarebbe anche ora (ma chi ha il denaro per pagarlo?). Personalmente ne sarei contentissimo. Per non dire del perduto Moeller che per me è e rimarrà sempre un autentico fuoriclasse, altri, a cominciare dal giovane Del Piero, potrebbero dare maggiori e più continuative soddisfazioni. Comunque sulla carta la squadra mi convince e molta fiducia mi danno gli arrivi di Paulo Sousa e di Ferrara. E’ stata costruita in funzione di Vialli e di Baggio, a sostegno del loro miglior rendimento. Potrebbe essere l'anno buono perché il Milan mostra evidenti segni di logorio, anche se altrettanti ne mostra, ahinoi, il signor Baggio, che ha sempre la bua (nel campionato italiano non è come ai mondiali: dove toccò in tutto dieci palloni e fece 5 gol) e sempre meno voglia di soffrire.

Partite:

04/9/94: 1 - Brescia - Juventus: 1 - 1 gol di Conte, pareggio di Schenardi. Partita deludente.

11/9/94: 2 - Juventus - Bari: 2 - 0 gol di Vialli e di Kohler, sull'uno a zero, a dieci minuti dalla fine Peruzzi para un rigore.

13/09/94: - CSKA Sofia - Juventus: 3 - 2 gol di Porrini, Mitharski, Mitharski, Radukanov, Del Piero.

18/09/94: 3 - Napoli - Juventus: 0 - 2 gol di Ravanelli e di Del Piero.

21/09/94: - Juventus - Chievo: 3 - 1 gol di Del Piero, Ravanelli (rig.), Antonioli e Ravanelli (rig.).

25/09/94: 4 - Juventus - Sampdoria: 1 - 0 gol di Di Livio.

27/09/94: - Juventus - CSKA Sofia: 5 - 1 gol di Ravanelli, Ravanelli, Ravanelli, Ravanelli, Ravanelli, Mitharski.

02/10/94: 5 - Juventus - Inter: 0 - 0.

11/10/94: - Juventus - Reggiana: 2 - 0 gol di Baggio e di Marocchi.

16/10/94: 6 - Foggia - Juventus: 2 - 0 gol di Bresciani.

18/10/94: - Maritimo - Juventus: 0 - 1 gol di Ravanelli.

23/10/94: 7 - Cremonese - Juventus: 1 - 2 Vialli, Baggio, Perroni, Peruzzi ha parato un altro rigore.

25/10/94: - Reggiana - Juventus: 2 - 1 Vialli, Sgarbossa, Accardi.

30/10/94: 8 - Juventus - Milan: 1 - 0 gol di Baggio.

02/11/94: - Juventus - Maritimo: 2 - 1 gol di Ravanelli, Ravanelli, gol di Paulo Alves: Peruzzi determinante.

20/11/94: 10 - Juventus - Reggiana: 3 - 1 gol di Padovano, di Vialli, di Vialli, di Del Piero.

24/11/94: - Admira Wacker - Juventus: 1 - 3 gol di Conte, due bei gol di Baggio, gol di Binder.

27/11/94: 11 - Padova -Juventus: 1 - 2 gol di Baggio, Kreek, gol vittoria di Ravanelli.

01/12/94: - Juventus - Roma: 3 - 0 gol di Vialli, Vialli, Ravanelli (rig.): ottima Juve, padrona del campo.

04/12/94: 12 - Juventus - Fiorentina: 3 - 2 gol di Baiano e di Carbone,poi la riscossa: Vialli, Vialli, Del Piero!

07/12/94: - Juventus - Admira Wacker: 2 - 1 gol di Ferrara, pareggio di uno di loro, gol del 2 a 1 di Vialli.

11/12/94: 13 - Lazio - Juventus: 3 - 4 gol di Rambaudi, Del Piero, Marocchi, Del Piero, Grabbi, Casiraghi, Fuser. Grande Juve! questo è l'anno buono. Sono forti, determinati e giocano sempre per vincere. Pinturicchio Del Piero muove a meraviglia il mondo intero.

14/12/94: - Roma - Juventus: 1 - 3 gol di Giannini, pari di Ravanelli (rig.), poi Totti e Cappioli. Approdiamo ugualmente alle semifinali di C.Italia.

18/12/94: 14 - Juventus - Genoa: 1 - 1 gol di Ravanelli, e a tre minuti dal termine infausto pari per un pallone di Galante avviato al gol ma visibilmente respinto da Sousa un metro prima che varcasse la linea fatale, arbitro (cieco) Rodomonti. Peccato, ricediamo la testa della classifica al Parma.

21/12/94: - Velez Sarfield - Juventus (amichevole): 2 - 1 i nostri gol di Vialli e di Carrera.

23/12/94: - San Lorenzo de Almagro - Juventus (amichevole): 2 - 2 (3 - 5 dopo i calci di rigore), i nostri gol di Vialli e di Conte.

08/01/95: 15 - Parma - Juventus: 1 - 3 gol di Dino Baggio (P.), pari di Paulo Sousa, gol del 2 a 1 e del 3 a 1(rig.) di Ravanelli. Partita delicatissima, in casa della spavalda capolista. Vittoria senza ombre; una vittoria "pesante". Senza il furto del gol-non gol col Genoa e la vittoria col Toro (partita non giocata perché rinviata) saremmo a sette punti dalla seconda. La squadra cresce assecondata dalla generosità e dalla sapienza tattica di Sousa. Determinante il Rava (in campionato 5 gol: punteggio 15), non meno Vialli (6 gol, punti 18) e Del Piero (5 gol, 14 punti). Baggio sta giocando poco (4 gol, ma "pesanti": 12 punti).

15/01/95: 16 - Juventus - Roma: 3 - 0 gol di Ravanelli, Ravanelli (rig.), Vialli. Juve spietata macchina da gol ferrigna in difesa.

22/01/95: 17 - Cagliari - Juventus: 3 - 0 gol di Oliveira (rig.), Dely Valdes, Muzzi (rig.). Poco da dire, siamo caduti proprio male.

25/01/95: 9 - Torino - Juventus: 3 - 2 gol di Rizzitelli, di Vialli, di Rizzitelli, di Vialli, gol della sconfitta di Angloma; successivamente Ravanelli spreca un calcio di rigore. Bianconeri a puttane; i tre punti ai porci. Ciò nonostante chiudiamo il girone di andata primi con un solo punto sul Parma.

30/01/95: 18- Brescia - Juventus: 1 - 2 gol di Corini (rig.), pari di De Piero (puniz.dal limite), gol della vittoria di Vialli, su rigore. Juve convalescente ma rabbiosa. Vittoria fortemente voluta.

12/02/95: 19- Bari-Juventus: 0 - 2 gol di Del Piero (rig.) e Ferrara. Vittoria molto importante su un campo molto difficile. Siamo sempre in testa, con il Parma a tre punti. Dopo, il vuoto.

19/02/95: 20- Juventus - Napoli: 1 - 0 gol di Brenno-Ravanelli che ha forzato, mentre il tempo volgeva al termine e il Parma perdeva a Cagliari, il supercatenaccione messo sù da Boskov. Ormai la squadra dà garanzie, il Parma si allontana e lo scudetto (finalmente) si avvicina.

26/2/95: 21- Sampdoria - Juventus: 0 - 1 stragol di Vialli, cazzo! E poi proprio uccellando l'odiosissimo Vierchowod.

01/3/95: Eintracht di Francoforte - Juventus: 1 - 1 gol di Marocchi, pareggio di Furtok, che col cognome che si trova non può che essere socialista. Juve padrona del campo.

05/3/95: 22 - Inter - Juventus: 0 - 0 accanito certame che avremmo potuto perdere ma più legittimamente vincere. Gridano vendetta, per esempio, il palo di Ravanelli e, ancora di più, l'occasione, topica, capitata al '92 al prode Torricelli. Avesse segnato lui ne sarei stato felice ancor di più che per la vittoria in se stessa.

08/3/95: Lazio - Juventus (semifinale di Coppa Italia): 0 - 1 gollazzo di Ravanelli. Seguita in tv. Tutti i bianconeri, nessuno escluso, praticano un pressing asfissiante, che impedisce agli avversari il pensiero e financo il respiro. Ma resisteranno? Sul filo di lana (sempre più vicino) non stramazzeranno, come stramazzavano quelli di Sacchi? La finale la giocheremo col Parma.

12/3/95: 23 - Juventus - Foggia: 2 - 0 gol di Ravanelli e di Baggio.

14/3/95: Juventus - Eintracht F/forte: 3 - 0 gol di Conte, Ravanelli e Del Piero, che è stato determinante su ambetré. Adesso la semifinale: o col Parma (uffa!) o col forte Borussia di Dortmund che è primo nella Bundesliga forte di giocatori quali Moeller, Julio Cesar, Reuter, Sammer, Riedle e Chapuisat.

19/3/95: 24 - Juventus - Cremonese: 1 - 0 gol del cremonese Vialli, giocatore forte e valoroso. E' quasi una costante che la squadra sblocchi i risultati e vinca quasi alla fine. Segno di buona lena atletica. Precediamo il Parma di 6 punti.

01/4/95: 25 - Milan - Juventus: 0 - 2 gol di Ravanelli e di Vialli. Sontuosa vittoria-passaggio di consegne tra i campioni uscenti e i nuovi. Vittoria rotonda, schiacciante, meritata, con due gol da manuale. Occorre evidenziare che i rossoneri da diverse domeniche sembravano proprio essere tornati quello dei bei tempi. Adesso spruzzano veleno da tutti i pori, con l’acido Capello che insulta Sacchi perché, a suo parere pro-domo-Juve-, ha risparmiato Baggio e Vialli (ma fa finta di non sapere che ha fatto giocare Peruzzi, Conti, Del Piero e Ravanelli, questo non lo dice, lo stronzo), e testa-di-cazzo Galliani che, a denti stretti, riconosce che "può anche starci che ogni nove anni i bianconeri vincano uno scudetto". Più in là disamineremo con dovizia di particolare i meriti della squadra, ci pare comunque fin da ora giusto segnalare una nostra impressione: questa Juve somiglia, pur col non indifferente limite di non disporre di quei grandi noti tre olandesi che ne sublimarono le gesta, al miglior Milan di Sacchi.

04/04/95: Juventus - Borussia Dortmund (prima semifinale di Coppa Uefa): 2 - 2 gol di Stephen Reuter, pareggio (su rigore) di Roberto Baggio, 1 a 2 di Andy Moeller, pari a poche battute dal termine di herr Kohler. Questa avrebbe potuto benissimo essere, e con piena legittimità, la finale della Champions League, trovandosi di fronte le capintesta nei due maggiori tornei d'Europa, le due squadre destinante a vincere gli scudetti d'Italia e di Germania; facile che l'anno prossimo lo stesso evento abbia a ripetersi in Coppa dei Campioni. Partita molto bella, guidata da tecnici d'ingegno e giocata da attori degnissimi. Dominio territoriale dei bianconeri, ma i tedeschi ogni volta che potevano lanciare il contropiede facevano davvero male, tanto che nella bagarre che doveva precedere il pareggio finale io, trepido spettatore, ritenevo cosa conveniente, avessi potuto consigliare Lippi, difendere la sconfitta piuttosto che rischiare il disastro. Invece Kohler per fortuna ci ha messo una pezza. Si deciderà tutto tra quindici giorni, in terra di Germania, ove nessuna delle due squadre farà sconti all'altra. Comunque questi Borussi sono tremendi, e possono giovarsi d'un giovanissimo, gagliardo portiere (Klos), autore di due interventi d'istinto su tiri di Roberto Baggio in vero rimarchevoli, giganteggiano al centro della difesa il nostro ex Julio Cesar, solenne, principesco, inscalfibile, e l'ex interista Matias Sammer eccezionale per prontezza di riflessi e acume tattico, insuperabile; deus della squadra è quel Moeller del cui talento non è lecito dubitare, che ora, investito della ledership, pare essere ulteriormente migliorato (noi che tanto lo amammo detestiamo chi cedendolo lo ha sacrificato a Baggio,), coadiuvato dal podismo d'un Reuter, anche lui ex bianconero, che adesso non cade più nemmeno tanto; micidiali punte sono, per le conclusioni acrobatiche, il noto, ex laziale, Riedle e per quelle più generiche lo svizzero Chapuisat, parimenti bravo e altrettanto noto. Nella gara di ritorno gli avversari mancheranno di Sammer (il cielo sia lodato), di Moeller (fratello dio ti ringrazio!), di Riedle e di Chapuisat (fortuna imperatrix mundi!). A noi però mancherà Viax, guerriero pugnax.

9/04/95: 26: Juventus - Torino: 1 - 2 gol di Rizzitelli, di Baggio, di Rizzitelli. Il lettore sappia che a me una vittoria del Toro, in concomitanza d'eventi, arreca solitamente un dispiacere che pareggia la gioia della vittoria della mia Juve inevitabilmente annullandomene sull'umore i positivi effetti. Per me la domenica canonica, almeno fino a quando i torinisti continueranno a rovinare i manti erbosi degli stadi della massima serie, prevede solo una vittoria dei bianconeri che concomiti con una bruciante sconfitta, da goleada, dei beceri rivali della Torino operaia e grezza. Il paziente lettore può pertanto immaginare come mi sento stasera. Mi sento come un pallido esploratore che con la patata in bocca e il rametto di rosmarino nel buco del culo cuocia dentro un pentolone mentre neri cannibali infoiati gli girano tutt'intorno, ululando e brandendo forchettoni. Les pauvres d'èsprit consolansi col fatto che oggi, nello stesso tempo, il Parma perdeva in casa col grande Milan, ma vuolci ben altro per un trinariciuto come me. E siccome le disgrazie non vengono mai sole, c'è pure un altro ferro rovente che stammi trapanando la mente e torcendo le budella. Si sappia anche questo, in un osceno deliquio di disgusto. La maggior parte degli attori partecipanti al teatro del quale stiamo trattando mi sono più o meno indifferenti, qualcuno mi è perfino simpatico (Gascoigne, Rui Costa, Oliveira, Balbo, Platt, Mancini). Ma per molti di essi ho finito per accumulare in tutti questi anni di passione, come in genere capita, sensi di grande insofferenza, se non di vero e proprio astio. Tra i destinatari di questa sorta di odio sono certamente da annoverarsi l'atalantino Ganz per quello che fù capace di farsi uscire di bocca, in televisione, una volta che contro di noi gli negarono un mezzo rigore, l'interista Berti per quella sua aria da stronzo e per le minchiate che dice, i laziali Marchegiani perché mediocre e pur preferito a Peruzzi, Rambaudi per il gran nasone, in vero osceno e, sopratutto Cravero perché grasso, semicalvo, disastroso in campo e presuntuoso in testa; i milanisti Rossi perché, pur bravo, quando becca un gol apriti cielo!, vorrebbe strangolare chi glielo ha fatto, il giovane Albertini perché si sta montando troppo la testa, Panucci perché, venduto due anni fà dal suo presidente alla Juve (dico alla Juve!), si rifiutò di onorare il contratto, Eranio perché ha la faccia e il climax dell'ammalato grave, idem il suo compagno di maglia Filippo Galli, e i vecchi Tassotti, Massaro, Gullit e Baresi (sopratutto quest'ultimo) perché non vogliono arrendersi, ormai contro ogni evidenza, alla tardissima età e agli acciacchi, e pretendono ancora di lucrare onerosissimi contratti in forza della capacità di intimidazione che tuttora gli rimane; il napoletano Agostini, detto il condor, e l'ex torinista Padovano perché fanno pochi gol e quando ne fanno uno esultano in maniera becera e in misura sproporzionata; il parmese Bucci per lo stesso motivo per cui Marchegiani, i suoi terzini di fascia -Benarrivo e Di Chiara (specialmente quest'ultimo)- perché cercano troppo il rigore nelle aree avversarie; quel cane del loro compagno Crippa, ché nessuno - vecchio cuore torinista- sputa come lui e il portoghese Fernando Couto, ottuso muscolare senza cervello, criminalmente violento; il romanista Giannini, ormai un rottame, ché quando vede bianconero s'invigorisce; poi ancora Vierchowood, che detesto, perché quand'era giovane e forte più volte rifiutossi di vestire la maglia della Juve, palesemente poco considerandola, anzi pubblicamente sprezzandola, mentre ora, a trentasett'anni, ora che nessuno lo vuole e ogni avversario gli scappa via, manda messaggi a Torino che "vorrebbe chiuder la carriera giocando la Coppa dé Campioni"; ultimi ma non meno importanti, ma chissà quanti ne avrò dimenticati!, il torinista Silenzi che gode d'una buona stampa assolutamente spropositata ai (modestissimi) risultati che da sempre (non) ottiene, e gli ex torinisti Policano e Pasquale Bruno perché dei volgari assassini. Questa ampia disanima sentimentale non ha il cuore di tralasciare di segnalare le ragioni d'odio dirette a chi pur facendo parte del mondo del calcio non veste o non veste più le scarpette bullonate; tra di costoro vedo come il fumo negli occhi e mi auguro che sprofondino nelle categorie dilettantistiche: l'allenatore della Fiorentina Ranieri, troppo ipocrita e perbenista; l'allenatore dei granata Sonetti che pur avendo sul groppone, e sulla coscienza, una decina di retrocessioni e una ventina di trombate continua a godere d'una magnificentissima buona stampa; il suo collega milanista Capello, pur bravo, perché astioso, velenoso, isterico, presuntuoso e permaloso; nonché, e quì per ragioni di spazio mi fermo, tralasciando di trattare, giacché quest’anno è in B, dell’odiatissimo Mondonico. Ah, ci metto pure il d.s. del Parma, pecora bianca Pastorello, che si crede Richelieu perché è riuscito scorrettamente a soffiarci quel Figu del quale pur abbiamo un gran bisogno, che pertanto adesso andrà a rinforzare il Barcellona, pur sapendo che così facendo non sarebbe riuscito a prenderlo neanche per sé. E "sordomuto" Zoff, sul quale potrei scrivere un tomo (Dinosauro Zoff: un mito da sfatare), anche se in Italia è proibito parlar male di lui. Portiere mediocre (da lontano non ne parava uno!, e per colpa della sua cecità perdemmo partite importantissime, ivi comprese due finali di Cappa dei Campioni), tecnico ottuso (ma come poté, per tutto un campionato - il secondo - far giocare Zavarov di punta e Rui Barros centrocampista?), dirigente inesistente e senza dignità (prende, da Cragnotti, uno stipendio da presidente ma forse si occupa solo di spegnere le luci, la sera in sede). Ma chi detesto, ma chi detesto sopra ogni altro italiano o straniero, chi aborro di più al mondo, per un ricambiatissimo odio, per le oscenazze esultazioni in occasione dei suoi rari gol (vecchia scuola romanista) è il granata Rizzitelli. Il grande Satana che sa leggere nel cuore degli uomini mi è testimone, non odio nessuno come odio lui: per me l’Anticristo è lui. Ogni sua esultazione è una pugnalata nel mio cuore. Ebbene: i due gol oggi (e quello determinante nella partita dell'andata) ce li ha fatti lui. Lui. Lui, Rizzitelli Ruggiero da Santa Margherita di Savoia, Foggia. Pugliese di merda.

11/4/95: Juventus - Lazio (rit. semif. C.It.): 2 - 1 gol di Signori, di Marocchi, di Baggio su rigore (se nò niente!) Partita molto deludente, con la Lazio frenata da una difesa oscena e dalla assenza di Gascoigne; bianconeri sulle ginocchia con un Baggio superlatitante; vittoria stentata e fortunosa. Finale - così come in Coppa Uefa - col maledetto Parma che alla lunga - temo - almeno un dispiacere finirà per darcelo.

15/4/95: 27: Reggiana - Juventus: 1 - 2 gol di Baggio, Padovano (rig.), Baggio. Siamo undici punti sopra il Parma. E' il ventitreesimo scudetto. Bisteccone Galeazzi ieri (falsamente) giulivo strepitava: E' il ventiduesimo! è il ventiduesimo! Merdoso romanista: sono ventitré, non ventidue.

18/4/95: Borussia D. - Juventus: 1 - 2 gol di Porrini, pareggio di Julio Cesar, gol della vittoria (e della qualificazione) di Baggio con un ben assestato tiro su punizione. Il quale Baggio tenendosi al largo nel duro contendere aveva tocchicchiato si e no quattro palloni. E che ora volteggia nell'empireo della carta stampata e suonata.

23/4/95: 28 Juventus - Padova: 0 - 1 gol di Kreek. Meritata ed indiscutibile sconfitta. La fatica ha piegato le ginocchia di chi ha corso tanto; chi non lo ha mai fatto non ha trovato, questa volta, il jolly. Adesso il vantaggio è sceso a otto punti e domenica noi andremo a trovare i viola (che contro di noi giocheranno alla morte) mentre il Parma andrà a vincere facile contro i derelitti bresciani. Meno cinque?

29/4/95: 29 Fiorentina - Juventus: 1 - 4 gol di Vialli, di Baggio (rig.), di Batistuta, di Ravanelli, di Marocchi. La Juventus sceglie la strada più nobile ed autorevole per tenere a debita distanza le guarnigioni di Gianfranco Zola quando ormai non mancano che cinque rounds allo scudetto. Polverizza la Fiorentina nella sua tana, là dove non vinceva da tredici anni, e costringe al silenzio un'arena che, per tradizionale livore, non aspettava altro che vederne rotolare la testa. "E' una vittoria larga e strameritata, frutto di una schiacciante superiorità a centrocampo" (Roberto Beccantini, nella Stampa del 30/4/95).

3/5/95 - finale di andata della UEFA: Parma - Juventus: 1 - 0 gol di Baggio (Dino) dopo cinque minuti. Spiace perché abbiamo tenuto il campo con molta autorevolezza, facendo del loro portiere un protagonista (Bucci su due splendide conclusioni di Marocchi e di Vialli), sprecando anche più del giusto (Ravanelli, due volte). Difesa improvvisata con il giovane Tacchinardi ottimo libero e Fusi bene su Zola che poco ha fatto ma ha fatto più di Baggio (il nostro). Gigantesco pivot Paulo Sosa, leader della squadra, nuovo Falcao (e con questo ritengo d’aver detto tutto). La Juve ha ridimostrato d'essere ben superiore al pur forte Parma ma la partita di ritorno sarà maledettamente difficile. Se perderemo la Coppa l'avremo persa quì, stasera, non essendo riusciti quantomeno a pareggiare.

7/5/95: 30 Juventus - Lazio: 0 - 3 gol di Di Matteo al 78' e di Boksic e di Venturin dopo il 90°. Bianconeri: 24 conclusioni a rete, di cui 12 nello specchio della porta, nessun gol; laziali 10 cocnclusioni, di cui 3 nello specchio della porta, i 3 gol. Deconcentrazione?, stanchezza?, sfortuna? Un pò di tutto, un pò di più.

13/5/95: 31 Genoa - Juventus: 0 - 4 gol di Baggio (rig.), Ravanelli, Jarni e Vialli. La regola trapattoniana è stata stravolta: fuori casa siamo intrattabili. Su ventotto partite complessive, ben diciannove vittorie! L’ottimo Lippi ha infuso ai giocatori una mentalità vincente, e questa peculiarità si è rivelata determinante col nuovo sistema di contazione dei punti. Per il ventitreesimo quasi è fatta; per la coppa fra quattro giorni il feroce, definitivo, corpo a corpo col Parma. Francalberto sarà su quegli spalti. Che San Siro ci protegga.

17/5/95: Finale Uefa: Juventus - Parma: 1 - 1 gol (molto bello) di Vialli vanificato da uno (uffa!) di Dino Baggio. L'abbiamo perduta per il troppo sprecare, in ispece nella partita di quindici giorni fà. Duole, ma occorre anche riconoscere che i parmigiani, o come cazzo si chiamano, hanno lottanto alla morte. Domenica lo spumante avrà un gusto amaro.

21/5/95: 32 Juventus - Parma: 4 - 0 gol di Ravanelli (splendido!), di Deschamps, di Vialli, di Ravanelli. Gli abbiamo rifilato i quattro gol ch'avevamo sbagliato nelle due partite del tre e del diciassette scorsi, e che ci son costati la coppa Uefa. Oggi comunque, con questi, si è sancita la vittoria nel campionato e la vincita del ventitreesimo. Che commenteremo adeguatamente a tempo opportuno.

28/5/95: 33 Roma - Juventus: 3 - 0 gol di Aldair, Fonseca e Balbo. I romanisti come di consueto ce l'hanno messa tutta, ma ormai chi se ne frega....

4/6/1995: 34 Juventus - Cagliari: 3 - 1 gol di De Piero, di Allegri, poi di Vialli e del Rava(nelli). Il Cagliari che l'anno passato ci impedì d'accedere alla semifinale Uefa ha perduto quest'anno, per effetto della odierna sconfitta, il diritto a giocare, l'anno venturo, in coppa Uefa. E Cellino se ne pubblicamente lamentato, definendo (a scudetto già vinto) spropositato l'impegno dei bianconeri ed eccessiva la loro prestazione. Ciò per dire che la Juve ha giocato (pur a scudetto già vinto) come è sempre solita fare. Bel gol e bella prestazione di Del Piero.

7/6/1995: 1^ finale C.IT.: Juventus - Parma: 1 - 0 gol di Porrini. Portieri ripetutamente impegnati, vittoria che avrebbe potuto (e dovuto) essere più ampia. Destino che con questo Parma si deve soffrire fino all'ultimo. Bella e convincente prestazione di Del Piero, che oramai si sente la titolarità sulle gracili spalle.

11/6/95: 2^ finale di C.IT.: Parma - Juventus: 0 - 2 gol di Porrini e di Ravanelli. E così è vittoria anche nella Coppa Italia, un'accoppiata affascinante perché rara a verificarsi (solo la Juve del 60-61 quella di Boniperti, Charles e Sivori, e uno dei Napoli del grande Maradona), e ennesima vittoria sui malcapitati gialloblù, sconfitti, quest'anno, cinque volte su sette (per me rimane desolante la circostanza che le sole due non vittorie ci sono costate la coppa Uefa o, se preferite, il grande slam. Nemmeno la partita di oggi ha avuto storie, pur mancando di giocatori essenziali.

COMMENTO

L’agognato conseguimento del risultato massimo non ci ha indotti a precipitarci sulla tastiera. Ci ha a lungo frenati la querelle Baggio, e poiché il suo esito ci ha tenuti ansiosi abbiamo voluto attendere. Fattasi finalmente chiarezza, eccoci oggi a commentare passato e futuro prossimi, non senza segnalare, a mo’ di notazione personale e riguardo a quanto in premessa, che era dai tempi nei quali si dava per probabile un trasferimento alla Juve del grande Gigi Riva rombo di tuono (1968) che non seguivamo con tanta trepidazione e impazienza notizie e notiziari. Ma stavolta non per sperare che qualcuno venisse, bensì auspicando che se ne andasse. Roberto Baggio, rivestito d’oro, onusto di gloria, affamato di ricchezze, va al Milan. Al Milan, l’unico posto dove, prevalendovi considerazioni più da circo Barnum che eminentemente atletico sportive, o più semplicemente di efficienza agonistica, potessero prenderlo. Si è constatato, nello sviluppo del viluppo, che il codino praticamente non ha mercato; non si è scatenata nessun’asta, da nessuna parte sono pervenute congrue e concrete proposte d’ingaggio. Tanto che abbiamo seriamente temuto che alla fine della fiera finisse per restare juventino. Invece no, per fortuna lo prende il Berlusca, che Dio lo benedica, per farlo giocare insieme con Savicevic, un altro lavativo! Il dottor Giraudo che è uno che non regala niente a nessuno ha dovuto abbozzare: 2 miliardi e 700 milioni di sconto su un parametro di 22.700 milioni, e pagamento in due anni senza interessi, come se fosse una Y 10, pur di toglierselo dai piedi. Già, perché questo scudetto l’hanno vinto senza di lui, e senza di lui, fortificata ulteriormente la squadra e in buona parte risanato il bilancio, vogliono continuare. E’ stata una bellissima stagione, infiorata da un numero strepitoso di vittorie fuori casa (mi pare undici o dodici su diciassette: un record!), il che ha fatto la differenza non solo con le vecchie squadre di trapattoniana memoria che di regola e per regola in trasferta non vincevano mai, ma erga cunctores. Lo stesso Parma, innalzato dall’anti juventinità in servizio permanente effettivo al settimo cielo ci ha resistito fino a gennaio, fino a quando lo abbiamo sconfitto in casa (sua) insegnandogli l’educazione. Merito del nuovo allenatore, Marcello Lippi, che ha subito ben’inquadrato le cose, sia dal punto di vista tattico atletico, sia sotto l’aspetto psicologico e del training.

Nel commento di diverse partite abbiamo avuto modo di rilevare come questa Juve molto somigliasse, e nella disposizione in campo e nella feroce applicazione ai compiti, e nello straordinario spirito di sacrificio, al grande Milan di Arrigo Sacchi. Quest’anno tutti hanno dato l’anima a inseguire avversari, a pressarli, a premerli, a spremerli; tutti facevano tutto, con giuliva ferocia: una gioiosa macchina da guerra, direbbe il neghittoso Achille (Occhetto). Ecco che quindi non può trovarvi più posto il malinconico Baggio, colmo di anni, di acciacchi e di ricchezze, con un carico di contratti pubblicitari che schienerebbero un cammello. Non discutiamo il suo talento: ha fatto e saprà ancora fare gol bellissimi; come rifinitore ha intuizioni uniche al mondo, ma su questa terra tutto è relativo. Ormai ha ventotto anni, ha i muscoli logori, un ginocchio malconcio, e alla fine sono sempre più le volte che sta fuori di quelle che sta dentro. E questa, data appunto l’età e il fatto che pretende sempre contratti lunghi, era l’ultima occasione per venderlo senza perderci. Nove miliardi (netti) per tre anni di esclusiva (ma quante partite?) glie li darà Galliani, che ancora non capisco come si sia convinto a ciò, e meno ancora capisco un pragmatico come Capello, che dice di esserne contento (Baggio e Savicevic insieme faranno grandi cose!). Le facciano (le poche volte che potranno scendere in campo). Noi gli risponderemo con una squadra superpragmatica, che Paulo Sousa, sapientissimo regista, orgoglioso, ricco di classe e di spirito di sacrificio, sa far girare a meraviglia. Con un Vialli rabbioso trascinatore, leader tutto muscoli e sangue, autore di gol determinantissimi. Con il Rava vagante e pericoloso come una mina vagante, autore di gol bellissimi. Col piccolo Del Piero che del codino sembra essere il più appropriato epigono, che quest’anno ha costituito la più lieta sorpresa. A sostenerli, col fosforo di Paulo Sousa, i muscoli di un centrocampo vigoroso dove si sono dannata l’anima Deschamps (poco appariscente ma preziosissimo nel pressing), l’inesauribile e tenace Di Livio, Conte e, senza differenziazioni significative, i difensori e gli stessi attaccanti. All’altezza delle attese la difesa, forte di un eccellente Ferrara, di un Torricelli invero bravissimo qualsiasi cosa facesse, di un Peruzzi che non ha mai commesso errori e, in ultimo, di un felicissimo Tacchinardi libero. Deludente Kohler sopratutto perché troppo lento a smaltire gli acciacchi, e quelli che si sono avvicendati nella corsia di sinistra, appunto Jarni e Orlando che non si sono mostrati all’altezza del compito.

La Juve ha vinto, come detto, il campionato dopo nove anni di digiuno e di bocconi amari. Esattamente i nove anni che sono stato in Piemonte; ritornato in Sicilia ecco che ha ripreso a vincere. Le abbiamo viste tutte: la Juve di Marchesi sempre disorientata e incerta, incapace di armare uno sfracellarore di reti come Rush; le due date in mano a un’inadatto come Zoff il quale oltre che sordo e muto era anche cieco sì ché non s’accorse di possedere, in ispecie nel secondo anno, un complesso di prim’ordine che con pochissimi ritocchi avrebbe potuto divenire realmente competitivo (fù la Juve che, quinta o sesta in campionato, fu capace di vincere coppa Uefa e coppa Italia, quella Juve che il sordomuto sciagurosamente e contro ogni logica s’ostinava a far giocare con Zavarov di punta e Rui Barros a centrocampo, quella Juve che, resa solida e razionale da quel grandissimo metodista che era, all’epoca, Aleinikov, bastava prendesse, come in effetti l’aveva preso, Michailicenko (il nuovo Di Stefano: un atleta straordinario, un giocatore completo) perché tornasse ad essere grandissima (però con il portoghese Artur Jorge in panchina). Invece l’Avvocato si sconvinse a modo suo e in quarantottore sfasciò tutto. Incapricciatosi del gioco colle bollicine ingaggiò una mezza dozzina di gracili fantasisti (inter quos Baggio, che pagò un cofano di soldi) e li affidò ad un rappresentante di vini: Gigione Maifredi. Fù una tragedia. Non entrammo neanche in zona Uefa. A fine campionato nuova virata a tutto tondo e rieccoci di nuovo a Boniperti e a Trapattoni, una malinconica riedizione di una tradizione ormai finita. Esperimento fallito, con una squadra senza slanci e senza fantasia. L’Avvocato onestamente e coerentemente ne ha preso atto e alla fine del triennio ha passato la mano. Il resto è storia recente. Abbiamo vinto scudetto e coppa Italia. La coppa Uefa l’abbiamo mancata solo per i troppi gol mancati nella prima delle due finali col Parma, cui, per ciò, purtroppo l’abbiamo dovuto lasciare.

L’ulteriore rinforzamento della compagine lo si è attuato con l’acquisto di un’ala assai solida e dinamica (Attilio Lombardo), di un centrocampista idem come sopra (il serbo Jugovic, uno che non fà prigionieri) e di un difensore aggiunto (Vierchowod) di grosso mestiere, pur se a me antipaticissimo. Più un paio di giovani da mettere alla prova (l’ex torinista Pessotto e l’argentino Sorin, entrambi terzini di fascia sinistra).

6/7/95