Revisione del 13 febbraio 2009
 
                                                                                                             

I principali tratti del mio carattere:

La tenacia e il senso del dovere, ciò che, per dirla con Oscar Wilde, come un’orribile malattia distrugge i tessuti del pensiero come certe malattie distruggono i tessuti del corpo.

La mia migliore qualità:

Nessuna che mi sia mai stata personalmente utile.

La qualità che più mi manca:

Un po' di sana arroganza.

Le qualità che apprezzo di più in un uomo:

Il saper mentire senza imbarazzi.

Le qualità che apprezzo di più in una donna:

La pudicizia, se fosse ancora possibile; se non, l’allegria e la grazia.

Quello che apprezzo nei miei amici:

Qual è il contrario dell’invadenza…?

Il mio principale difetto:

L’ansia e, ultimamente, una incontenibile, crescente, inarrestabile insofferenza verso l’effimero da una parte e il ridondante dall’altra.

La mia occupazione preferita:

La meno utile: il leggere e lo scrivere.

Il mio sogno di felicità:

Saper suonare uno strumento.

La vera infelicità:

Attendere l’esito di una diagnosi medica.

Quello che avrei voluto essere:

Un violinista, anche non di primissimo piano, da esser chiamato a suonare nelle feste di nozze e nei funerali.

Intellettualmente chi avrei voluto essere:

don Luigi Pirandello.

Ciò che mi fa più paura:

La mancanza di denaro.

Ciò che rimpiango:

Invidio chi vive anche a soli cento chilometri più a nord di me.

Ciò che non sopporto:

Gli sprechi, sopra tutti quelli del fiato e dell’acqua.

La cosa che ti riesca meglio:

Scrivere una lettera, un biglietto, una cartolina, un telegramma, un'epigrafe, un epigramma, un ditirambo, un'ode, un necrologio.

E la seconda?

Scriverne una di insulti.

L’errore che non rifarei:

Non essermi fatto avvocato.

Dove mi sarebbe piaciuto nascere:

Nella provincia francese.

Dove mi piacerebbe vivere:

In Francia, della regione del Giura, in quell’alta cuna dove nascono il Reno e il Danubio.

Un solo viaggio, dove:

Da Buenos Aires a Ushuaia.

Che cos’è l’amore?

Un fatto chimico, un allucinogeno.

Che cos’è il sesso?

Se non ci fosse sarebbe meglio.

Su questo mondo di vivi il paradiso dov’è:

Forse nella bellezza femminile.

E l’inferno:

Nella donna

Cinematograficamente parlando chi ti piace di più:

Oggi come oggi Margherita Buy.

Che cosa ti emoziona di più:

Solo qualche scena di cinema e qualche pagina di libro. Mai il dolore

I tuoi miti:

Giuseppe Stalin, ché nessuno sapeva trattare i comunisti come lui…

L’avvenimento che ti ha coinvolto di più:

Il bolscevismo, negli anni giovanili.

Un mito giovanile che con l’andare degli anni si è dissolto?

Gino Paoli che ora le volte che lo vedo o sento provo un senso di irritato fastidio.

Perché?

Perché si usa deprecare le morti premature, mentre nessuno depreca quelle tardive, ben più incresciose di tutte, specie quando, come nel caso in questione, da cinquant’anni non si dice più niente di nuovo.

Il quotidiano preferito:

Il Foglio di Giulianone Ferrara e Libero, limitatamente agli articoli del suo direttore e di Oscar Giannino. Del Corriere di Mieli, “troppo cerchiobottista” salvo le vignette di Giannelli, gli articoli di Gian Antonio Stella, certi articoli di Panebianco, qualcuno di Pietro Ostellino pur ché non critichi Putin,  e la stanza dell’ambasciatore Romano.  Con Repubblica non mi ci pulirei neanche il culo, fatta salva la sublime prosa di Francesco Merlo, che talvolta esagera, che scrive come solo noi siciliani sappiamo scrivere.

Il peggiore:

L’Unità, L’Espresso e Micromega in quanto troppo scopertamente e rozzamente schierati con le sinistre.

E sul versante opposto Il secolo d’Italia del revisionista Fini.

Come lo faresti tu un quotidiano?:

Chiamando Gian Antonio Stella, Aldo Cazzullo, Geminello Alvi, Maria Teresa Meli, Angelo Panebianco e Sergio Romano del Corriere; Augusto Minzolini, Giulietto Chiesa se si occupasse solo di politica estera, Lietta Tornabuoni, Mario Pirani, Giuseppe Turani, Vittorio Zucconi (che però dovrebbe occuparsi di America e non di calcio), Filippo Ceccarelli, Francesco Merlo (pel modo mirabilissimo nel quale scrive) e Gabriele Romagnoli di Repubblica. Non mi farei assolutamente mancare Massimo Fini che si spreca al Tempo di Roma, il geniale e lucidissimo Oscar Giannino, il suo quasi omonimo di Repubblica Massimo Giannini che però vorrei vederlo in un giornale meno fazioso di quello pel quale scrive ora, i commenti di Lanfranco Pace e i corsivi di Andrea Mercenaro. Chiamerei a scriver di sport Rinone Tommasi che purtroppo pare uscito per sempre dalla comune. L’editoriale lo affiderei nei giorni pari, e purché non tratti di Israele, a Giulianone Ferrara e in quelli dis-pari, purché ci parli di guerra, a Pierangelo Buttafuoco, mentre quelli della domenica e delle feste comandate li affiderei all’emerito presidente Cossiga purché spari al alzo zero contro i suoi ex compagni di partito. Chiamerei anche Paolo Guzzanti, se riuscisse a ritornare quel gran giornalista che era ai tempi della Stampa e affiderei delle rubrichette di prima pagina a Vittorio Sgarbi, a Guido Ceronetti, ad Aldo Busi (un similgenio!). Intervistatore principe Claudio Sabelli Fioretti, vignettisti Emilio Giannelli e solo per i testi Ellekappa. A difendere la mia amata Juve dalle nequizie di Farsopoli chiamerei Christian Rocca (anti-interista e filo.juventino) de Il Foglio, Piero Ostellino del Corriere, ma non Padovan perché l’ex direttore di Tuttosport mi piace leggerlo di più quando ci racconta le partite. Farei a meno dei servizi del dottor Ernesto Galli Della Loggia ché quello che scrive la metà di quelli che lo leggono non lo capisce mentre l’altra metà lo capisce al contrario e di Pigì Battista che con la Spinelli Barbara fu Altiero e mezzo coniugata Padoa Schioppa è rimasto l’unico a grattarsela con le ideologie e gli “ismi” del tempo passato. Mi piacciono molti infine i ritratti al vetriolo che Giancarlo Perna di tanto in tanto fa su Il Giornale dei nostri politici. A proposito di politici: adoro Renato Brunetta e mi piacciono i ministri Sacconi, uno che sta cercando di limitare lo strapotere dei sindacalisti che da cinquant’anni condizionano tutti i governi, la Maria Stella Gelmini che coraggiosamente vuol smantellare ciò che meno funziona in Italia, cioè la pubblica istruzione, il buon Maurizio Gasparri  sempre positivo e tagliente qualsiasi cosa dica e che ha pubblicamente definito Veltroni “incapace, arrogante e stupito”, e il leghista Roberto Maroni che sa comportarsi da persona seria nelle cose serie e (con qualche imbarazzo) da leghista negli avvenimenti di folclore. Detesto e disprezzo infine il revisionista, l’apostata Gianfranco Fini che cresciuto ad orbace e manganello d quando ha indossato il doppio petto, si è fatta l’amante e si è fatto circoncidere ha abiurato a tutto. Al Fascismo, al Movimento sociale del suo padre putativo Almirante, alla buonanima di Benito Mussolini, alla storia, alla geografia e per far scordare ai perbenisti e ai giudei le sue oscure vestigia tutti i giorni si strappa le vesti contro tutto ciò che non è “politycal correct” al 1000 per 100 o che non potrebbe uscire sul Jesusalem Post. Ora continuando la sua scalata al consenso dei perbenisti e degli anti Berlusconiani si è messo a tuonare contro il Cesarismo che fa tanto “amico della sinistra e di quelli che comprano Repubblica e l’Unità. Ritengo infido e politicamente inaffidabile anche quell’alcolizzato o apparente tale di Umberto Bossi.

Tornando al “mio” giornale. A chi lo affiderei? A Vittorio Feltri che per me è un gran direttore e che – il che è la cosa che più conta – nelle questioni politiche e istituzionali la pensa come me. Mi rendo conto che un quotidiano così fatto dovrebbe costare almeno 10 euro, ma non me ne importa, sarebbero una volta tanto soldi spesi bene.

La convinzione più convinta:

Che è solo questione di tempo, e che prima o poi passa tutto.

La citazione preferita:

Facciamo tre, ne ho diverse: A mia moglie: “Preferisco essere infelice con te che con un’altra”. Ai miei figli: “Homo sine pecunia humana imago mortis”. A me stesso: “Il cancro non lo si cura col bicarbonato”.

Come vorrei morire:

Da solo, senza che nessuno mi veda. Ma purtroppo difficilmente potrò scongiurare le solite pietose e schifose manfrine, ivi compresa la ipocrita portata della bara in chiesa e lo stomachevole predicozzo del prete che non avrebbe pudore ad invocare sul mio capo di miscredente e di peccatore la misericordia di Dio. A me piacerebbe scomparire di notte, tra i flutti, come il prof. Ettore Maiorana, ma non rinvenendosi il mio cadavere, le attività relitte resterebbero congelate e mia moglie della pensione di reversibilità non vedrebbe un euro... Quindi ci devo pensare…

Con cosa vorrei essere sepolto.

Come in effetti già ho disposto, col c.d. di “La passione secondo Matteo” di Johann Sebastian Bach, nel senso che vorrei che dentro la bara mi ci mettessero il c.d. di questa musica, insieme con la maglietta di Paolo Montero, il mio idolo calcistico.

La mia musica preferita:

La musica classica e certo folk (penso ai brigadoon irlandesi).

I musicisti preferiti:

Le tre B (Bach, Beethoven, Brahms).

La musica più bella:

La Messa in si minore di Bach, la “Eroica” di Beethoven, la prima e la quarta sinfonia di Brahms.

Quale musica per il mio funerale:

Il secondo movimento della terza sinfonia di Beethoven.

Quelli verso cui sono indulgente:

Con chi mi loda.

La mia debolezza più forte:

La lusinga culturale.

Il dono naturale che mi piacerebbe avere:

Una bella voce e il coraggio di esibirla.

IL mio attuale stato d’animo:

Di vigile inattività.

Chi vorresti non diciamo morti, ma quantomeno mortalmente feriti?:

Qui si tratta solo di viventi, se no l’elenco sarebbe dieci volte più lungo. In cima all’elenco, primi tra tutti pongo Romano Prodi e Walter Veltroni per il loro voler sembrare a tutti i costi migliori di quel che sono, che è il vizio storico e il difetto che mi fa detestare quelli della sinistra. Non mi va la loro spocchia di voler far credere a tutti e a tutti i costi d’essere giusti, virtuosi, belli e buoni, misericordiosi e persino capaci di guarire gli scrofolosi col solo tocco delle mani, come i re d’Inghilterra nell’alto Medioevo. Solo per fare un esempio quell’imbecille di Prodi nella campagna elettorale per le politiche del 2006 (poi purtroppo vinte) arrivò a dire che se avesse vinto lui “tutti saremmo stati più felici!”. Ma ce l’ho anche coi “cattivisti” che non fan tanto mistero di esserlo, per cui non posso tacere né di Cicciobello Rutelli che da quando l’han montato in serpa s’è montato la testa e non vuol scendere più, e nemmeno di Arturino Parisi detto il canino di Prodi, che è quello che vomita ciò che il Mortadella rimastica. Inizio adesso le chiamate per categorie. Con le donne che fanno politica. Detesto tutte le parlamentari della sinistra. A cominciare dalla Lucia Annunziata che anche se non siede in parlamento è comunista fin dentro le mutande e per finire – andando sempre in ordine alfabetico - con la senatrice Marina Sereni che ovunque ci siano una telecamera e un microfono lei è lì! Le più perniciose sono quelle che appaiono tutti i giorni in televisione, come, proprio per l’appunto le comuniste Marina Sereni, Manuela Palermi, l’Anna Finocchiaro così affetta da irsutismo femminile che avrei paura ad appartarmi con lei, la Meandri veltroniana di ferro che fu lei a darci il calcio giusto quando i suoi amici di Torino ci vollero mandare in serie B e poi sono tutte femministe, radicali e abortiste. Poi passo ai clericali iniziando con le poco pie persone del rubicondo cardinale, nonché usuraio di professione, nonché camorrista don Michele Giordano; quindi quei lestofanti del domenicano padre Frittitta cappellano delle cosche palermitane e del francescano (i poveri santi Francesco e Domenico si staranno rivoltando nei loro sacelli) frate Fedele Bisceglia da Cosenza, un monaco così lurido e sguaiato che neanche Tinto Brass regista e Giovanni Boccaccio sceneggiatore basterebbero a girargli un acconcio documentario. Quindi quell’ omosessuale dichiarato di don Gianni Baget Bozzo che ha visto il suo Dio prima in Craxi e poi in Berlusconi,, e con lui i vari don Mazzi, don Ciotti, don Tonini, don Di Noto e don Minchia..., tutti i preti televisivi che a guardarli proprio non si capisce che son preti, che, per Dio e per tutti i santi, altro che televisione, a zappare li manderei! A proposito di omosessuali e di culattoni... li manderei tutti al rogo, primo tra tutti il loro leader Franco Grillini che vive a Bologna ma le femmine gli fan schifo!.

Settore politica estera. In cima a tutti metto quel bugiardo, criminale e sanguinario imbecille di George W. Bush sia per i suoi personali demeriti e sia pel fatto d’essere l’attuale inquilino della Casa Bianca (ché se fosse un altro, chiunque altro, da quel mafioso di Kennedy in poi, per me non cambierebbe nulla) dietro a lui pongo Bill Clinton per la squallida storia con quella troia della Lewinsky e della guerra alla Serbia, al terzo quell’imbecille di Al Gore che vincendo il Nobel per la pace o per l’ecologia ha squalificato per l’eternità quella antica e una volta nobile istituzione. E con loro tutti o quasi tutti i segretari di stato che negli ultimi cinquant’anni hanno fatto la politica estera degli Stati Uniti, a iniziare dal dottor Robert McNamara per continuare con quel giudeo del dottor Kissinger, quindi col polacco guerrafondaio Breszinsky e via continuando, per finire, in ordine di tempo, con la signora Madeleine Albright e con la signorina Condoleeza Rice sua succedanea, sanguinaria quanto la prima ma della prima un po’ migliore non fosse altro che per il fatto che ama la musica e suona il pianoforte. Ci metto pure la iena ridens Tony Blair sia perché corresponsabile della politica imperialistica del “fratello maggiore” d’Oltreatlantico e sia perché riguardo alla Unione Europea e all’euro ci gioca palesemente contro, e nessuno che nel vecchio Continente (ah, dov’è quel vecchio incontinente di De Gaulle …?!!) abbia il coraggio di buttarlo fuori a calci in culo dalla comunità; spero che voglia farlo Sarkozy, ma è solo una flebile speranza). Detesto i gemelli polacchi Kaczynski perché sarebbero molto piaciuti a quel bastardo di Wojtila e perché da quei cattolici, integralisti, antieuropei, antirussi e filoamericani che sono detestano l’Europa Unita della quale fanno parte, e la Russia di Putin. Nonché, anche se per la fortuna dei loro connazionali sono usciti di scena (ché solo in Italia nessuno esce mai di scena) Lionel Jospen socialista francese, Gerhard Schroeder socialista tedesco (povera Germania, nel giro di pochi anni precipitata da Kohl a Schroeder!) e Joska Fischer suo braccio sinistro e distruttore delle finanze tedesche. Non sopporto inoltre chi non ne azzecca mai una e continua sempre a godere di buona stampa come quel lercio pidocchioso di Arafat, quell’altro lercio pidocchioso, morto di fame, straccione del Dalai Lama che col suo Tibet libero sta rompendo il cazzo a mezzo mondo e dinanzi al quale tutti i benpensanti si genuflettono. Non sopporto i quasi omonimi Musharraf di Pakistan e Mubarak d’Egitto, due sanguinari e inestirpabili satrapi protetti da padroni nemici delle loro genti e che le loro genti detestano. E gli ebrei, i loro eterni lamenti, le loro sterminate ricchezze e le stramaledettissime manie persecutorie, anche se dinanzi alla loro peculiarità di razza mi levo due volte il cappello. Detesto i guerrafondai in servizio permanente effettivo e, nella stessa identica misura, i pacifisti di professione, quindi i black bloc, i no-global e tutti i pubblici provocatori quali il Casarini, l’Agnoletto, il Francesco Caruso napoletano, il compagno Pancho Pardi, il Gino Strada africano, quell’Arlacchi dell’Antimafia e ogni categoria di sfilatori, fiaccolatori, fischiettatori e lenzuolatori, da quelli dell’anti-Tav a quelli che non vogliono il ponte sullo Stretto, da Grillini e dai rottiinculo come lui a quelli dei Pacs (che poi sono sempre gli stessi), e non importa che io stesso sia contrario al ponte. Mi hanno strarotto anche quel negro di merda di Nelson Mandela e il provocatore di professione Giacinto Pannella detto Marco, radicale e frocio, la sua “perpetua” Emma Bonino e quegli irrinunciabili loro punti di propaganda quali la moratoria universale sulla pena di morte (ma lasciate che li ammazzino...!), la campagna sulla bio-etica (vivere più a lungo, e perché…?!!!), Peppino Englaro snaturato padre della povera Eluana (che con quel che sta combinando, il provocatore Pannella e le belle anime della sinistra un seggio al Parlamento glie lo procureranno senz’altro, il radicale P.G. Welby che avrebbe fatto meglio a spararsi un colpo quando ancora poteva farlo senza invece creare problemi a tutti, l’altro, quello sardo che da poco ne ha seguito la sorte e con loro quel Luca Coscioni che non so chi sia ma che non ne posso più di sentirlo nominare. Poco o niente mi piacciono, infine, tutti quelli che devono le loro (tarde) fortune al cognome che portano, come la signora Rita Borsellino, ad Heidi Giuliani che invece di piangersi il figlio va a far sfilate col fischietto il bocca... E tutte le altre vedove che i di-esse portano in processione e quindi in Parlamento come se si trattasse di madonne pellegrine.    

Metterei la biblica macina intorno al collo di tutti i sindacalisti che questa provvida repubblica conserva e ingrassa, da Sergio D’Antoni e dal "dottor" Cofferati, cinese velenoso e ambiguo, al Pezzotta Savino (e non m’importa che siano passati ad altre più remunerative professioni), per continuare coi loro successori Epifani Guglielmo e Raffaele Bonanni, più quel Salvatore Mastrosimone che è riuscito a far mettere lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in cima ai rami secchi da tagliare (non dovrà aspettar molto che Marchionne lo accontenterà...) e che in tempo di vertenze blocca l’autostrada PA-CT nel tratto che da lì passa, ma solo fino a mezzogiorno ché poi a “magnà se deve anna’…!”. Senza dimenticare ovviamente Faustino Bertinotti, presidente della Camera e della cucina di Montecitorio; una ottima posizione occupano in questa dannata lista il Giuseppe Giulietti e il Serventi Longhi capi della cosca dei giornalisti radiotelevisivi il primo e della carta stampata il secondo. Non so dove metterlo ma siccome sindacalista lo o lo è stato pure lui ci metto anche Lec Walesa elettricista fallito, piede di porco di quel papa polacco che distrusse l’Unione Sovietica e rivoltò come un calzino l’Europa d’oltre Cortina (come ai tempi della guerra fredda definì l’Europa dell’Est quel criminale di Churchill).

Nel pianeta calcio detesto chi gode di perpetua immeritata buona stampa, quindi in primis Roberto Baggio insaziabile sanguisuga e buddhista miliardario (possiede dalle parti di Ignazù una riserva di caccia grande quanto la Svizzera), secundus Alessandruccio Del Piero suo succedaneo che farebbe bene a togliersi dai piedi e ad andarsene al più presto in Giappone o nel Qatar, quindi il noiosissimo Dino Zoff detto il sordomuto, il perniciosissimo Ce-Cesare t.d.c. Maldini  dove t.d.c. sta per ‘testa di cazzo’, quel mafioso di suo figlio Paolino che ha quarant’anni, non si vuol levare dai piedi e regolarmente detta la formazione a quell’imbecille del suo allenatore (Ancelotti, ovvero “un maiale non può allenare!”) e il quale Paolo Maldini prende 10 mila euro l’anno e conserva gelosamente la maglia titolare solo (quando è in campo) per passare il pallone al compagno più vicino; quel pecoraio di Andrea Pirlo; il grifagno Trapattoni, prototipo dell'italiano furbo che non affonda mai; l’ineliminabile sor Carletto Mazzone che-ha-sempre-ragione, quindi Resegone Pagliuca portiere già del Bologna e attualmente irrassegnato disoccupato, quindi l’ex atleta miliardario Bobbone Vieri e la sua sguinza l’attricetta Elisabetta Cagnalis che recita peggio d’una cagna in calore e che dopo averne visti di tutti i colori ha concluso che “a letto i negri sono meglio dei bianchi”, quindi il Moratti-denti-marci dell’Inter cui non darei a gestire neanche una tabaccheria dei Monopoli, quindi i perversi Mancini e Ancelotti, Stanlio e Ollio di quel pallone che parla troppo e non vince mai, quindi quel maiale di Ronaldo che in Spagna chiamavano El gordo (il ciccione) che fa schifo sia con i capelli lunghi che se rapato a zero...!. Nello sport ma fuori dal calcio indico il plurifallito di lunga lingua (e corta corsa) Max Biagi e l’Albertone Tomba di sci…munito e il (una volta) velocissimo evasore fiscale Rossi Valentino, che purtroppo per lui s’è fatto acciuffare da quella sguinza della Canalis. Lunga e nutrita (è proprio il caso di dirlo) è la lista dei politici che detesto. Procedendo col random (ma dovrei procedere col …randello,  piuttosto...) scartàti Prodi, Veltroni e Rutelli dei quali ho detto, non posso non cominciare da quel vecchi e mai usurati (secondo loro) vecchi arnesi della Prima Repubblica che si sono felicemente riciclati nella seconda: Primo tra tutti Giuliano Amato, uno che ha il vizio di cadere sempre all’impiedi; quindi il suo ex compagno di partito (nel Psi craxiano) Fabrizio Cicchetto che ha trovato il suo benefattore nell’altra parte dello schieramento, proseguo con Enzuccio Bianco instancabile homunculus televisivus, per proseguire con i due tele-procuratori (tele in quanto tutti i giorni appaiono in tivù Pietro Grasso e Pier Luigi Vigna. Riprendo con Leoluca Orlando antimafioso in servizio permanente effettivo, col filosofo Massimo Cacciari iettatore anticomunista, con don Antonio Bassolino ras napoletano che tutti gli anni nel giorno del miracolo del sangue di San Gennaro, lui, sedicente comunista, si china a baciare l’anello di don Michele Giordano (vedi alla voce), quindi Nichi Ventola (anti)mafioso con l’orecchino; l’Oscar Luigi Scalfaro la cui faziosità, il cui tono della voce e le cui madonnesche giaculatorie già ai tempi del suo settennato al Quirinale non sopportavo; e sempre a proposito di ex inquilini del Quirinale non sopporto il vecchio ex arnese dell’ex PCI Umberto Napoletano e il suo predecessore Carlo Azelio Ciampi che a me paiono la banalità fatta persona e la garrula consorte del secondo (quella del primo per fortuna tace). A proposito di ex presidenti della Repubblica e di senatori a vita: risparmio solo l’emerito presidente Francesco Cossiga; gli altri tutti all’ospizio! Tra i sindacalisti che non tramontano mai c’è da mettere don Ottaviano Del Turco, una bocca per tutte le tavole (imbandite). Quindi i baffi pieni di rancore di Achille Occhetto, quindi – mi ripeto perché la detesto sia da uomo della strada che da tifoso juventino, riccioli biondi della Melandrina in quanto antijuventina, veltroniana e prodiana di ferro e pertanto stronza di merda e madonna pellegrina dell’onnicomprensivo governo Prodi. Ancora a proposito di politici aborro quel denutrito sofferente di Fassino, che par che non si regga in piedi ma puntella in modo schifoso il governo di Mortadella Prodi, nel quale non lo hanno neanche voluto! Quel Casini Pierferdinando in Caltagirone per la palmare dimostrazione che i democristiani di oggi sono peggio di quelli di una volta (si guardino gli ex diccì ancora in servizio Rotondi, Lombardo, Giovanardi e Cirino Pomicino (e si stenta a capire se facciano più schifo quelli che si non buttati a destra o quelli che si son buttati a sinistra), nonché (forse mi ripeto, ma detesto gli ex fascisti come gli ex comunisti che hanno fatto abiura del loro passato) il segretario di Alleanza Nazionale Giancarlo Fini che così facendo si è guadagnato dall’ambasciatore di Israele a Roma, il via libera per la presidenza della Camera. Fini rimane sempre uno dei più infidi alleati di Berlusconi, dimenticando (lui che ha dimenticato tutto) che senza Berlusconi oggi lui e molti come lui farebbero un altro mestiere. Buoni ultimi (ma chissà quanti ne sto dimenticando!) il grillo parlante Macaluso Emanuele da Caltanissetta, il sindaco della mia città Totiuzzo Messana che sta massacrandoci di tasse e anche Emanuele Crocetta, sindaco postcomunista di Gela perché di sinistra e omosessuale dichiarato. Né gli strali del mio disprezzo potrà mai schivarli il sindaco di Torino, calabrese, comunista, torinista e antijuventino (tutti i torinisti sono antijuventini, vedansi Prodi e Amato) Sergio Chiamparino che quando la Juventus fu atterrata e precipitata in B disse (dopo) di non aver potuto far nulla (come se avrebbe potuto far qualcosa l’ipocrita…!) perché “in vacanza in Calabria” Nulla avrebbe fatto e nulla avrebbe potuto fare l’ipocrita, e meno che mai porsi contro i vertici della Fiat.  

Detesto infine giacché lo ritengo lercio, sporco e per niente credibile il Grillo Parlante Beppe Grillo. Infine quell’Antonio Di Pietro che agli inizi degli anni novanta infervorò l’Italia intera e immancabilmente anche un rivoluzionario d’istinto come me e che ora ch0e si è sistemato e impoltronito mi suscita, quando lo sento parlare, sgomento e imbarazzo. Pescando (a piene mani) nella così detta società civile troviamo il presidente del Coni Petrucci in quanto per i miei gusti giacobini troppo romano e troppo abbronzato, e, anche se milanese, il professore Veronesi troppo abbronzato anche lui. Giornalisti, giornalisti delle mie brame… Comincio con quel Sandro Curzi che nel rugoso sembiante, nell’eloquio finto buonista e nelle vezzose smorfie incarna quel che di più aborro nell’immarcescibile universo  mondo del “vogliamo-esserci-a-tutti-i-costi” e con lui, ex aequo, quei due incartapecoriti sputasentenze che sono Gianpaolo Pansa e Giorgio Bocca che se potessero si sparerebbero tra di loro e che se potessi sparerei io a loro. Subito dopo di loro la Bianca Berlinguer, figlia degenere dell’Enrico, la quale una volta in una Tribuna politica si dannò l’anima per distruggere l’immagine di un D’Alema che in quel periodo di tempo occupava la poltrona che era stata di suo padre. Quindi, subito dopo, l’inviata del TG2 Mariolina Sattanino livida carrierista e la Busi con la sua lunga faccia di una che abbia subito una “stupratione interrupta”. Nessuna indulgenza verso Michele Santoro (“Michele chi?”) e verso la sua omologa Lucia Annunziata (già citata, ma fa niente…!), faziosi e arroganti uno più dell’altro, due autentici cannibali di questa tivvù di stato proditoria e prodiana,, quindi quel tale Floris di Ballarò, mi pare (sto trattando di commentatori televisivi che fuggo come si sfugge il colera) voci, secondo quelli della sinistra, di quella insopportabile sedicente società civile. Detesto i pescatori nel torbido e i calunniatori di professione, quindi pollice verso nei confronti di quel velenosissimo Beha Oliviero, di quel Marco Travaglio che sputa su tutti i piatti dove mangia, lo strepitante, sudicio e rumorosissimo Beppe Grillo (già citato, già citato, ma fa niente…!) e, al pari di lui tutti, i conduttori che nel tempo si sono succeduti a condurre la trasmissione “Mi manda Rai 3”, da Marrazzo a quello di ora, Andrea Vianello. Non leggerei nemmeno sotto tortura un “pezzo” di Antonio Padellaro né di “In-Furio” Colombo, tranne, al limite, quelli dove attacca Bush, così come non vedrei mai una trasmissione di quel pingue nepotista, mafioso ed ex piduista che è Maurizio Costanzo o di quella Maria De Filippi con la quale, al pari che con la Finocchiaro, avrei terrore d'appartarmi. Farei sparare a vista, se si azzardassero ad avvicinarsi a me, a Socci e a Facci, l’uno la copia dell’altro. Parimenti farei con Gigi Sabani, col suo sodale Valerio Merola detto Merolone e quell’altro puttaniere Lele Mora , nonché col duo Giletti e Frizzi, dissimili per forma ma uguali per contenuto; il Fabiuccio nazionale (il Fazio) che come gli stronzi pieni d’aria ognora galleggia; il pontificatore pontificato Celentano re degli ignoranti (mai autodefinizione fu così azzeccata!); i comici di sinistra (che non fanno ridere nemmeno i polli) Luttazzi, e tutti quelli come lui (non li cito perché conosco la categoria ma mi sfuggono i nomi...). Via l’insopportabile Pippo Baudo capo della cupola televisiva; il “spenna polli” Bonolis, la Gruber Lilli da Trento che quando giovinetta scese a Roma per dare la scalata a Saxa Rubra montò (diciamo così, ma forse il verbo coniugato nella forma passivo-riflessiva renderebbe meglio l’idea) sul meglio ferrato dei vecchi cavalli, il comunista Giuseppe Giulietti; lo strepitante e mangia-pane-a-tradimento Enrichetto Mentana e quel mezzomorto di Paolo di Giannantonio spiritato mezzobusto del TG1, e con lui il Giorgino devoto di padre Pio e del suo direttore  Agostino Saccà. Ancora tra la fauna televisiva come non metterci l’incartapecorito Mike Buongiorno non perché sia peggiore di molti altri ma perché sarebbe francamente ora che si godesse la pingue pensione, e con lui l’eternamente ammiccante Luciano Rispoli, il nano obbrobrioso Magalli, i mangia-a-scrocco Sardella e Mencacci, e quel Diego Abatantuono che fa ridere solo i polli e forse più neanche quelli, il regista Gabriele Salvatores che non so come abbiano fatto a dargli l’Oscar e il suo collega Tornatore; il buonista Roberto Benigni e il cattivista Nanni Moretti, Crik e Crok del consenso a tutti i costi; la coppia Mara Venier e Renzo Arbore che la decenza mi vieta di definire compiutamente. Pollice verso anche per Albano Carrisi e le sorelle Lecciso, e per tutte le giornaliste televisive contigue all’Ulivo, da Alda D’Eusanio a Carmen Lasorella, da Anna La Rosa alla già citata Ritanna Armeni già ex portavoce del compagno Bertinotti e troppo puntuta per i miei gusti; quindi i/le negri/e venuti a togliere il posto , in nome di un malinteso ecumenismo mediatico, a noi italiani: l’egiziano Magdi Allam che è diventato vice direttore del Corriere della sera in omaggio al politycall correct e al fatto d’essersi ribattezzato cristiano; come la Rula Jebrael che pur non conoscendo né l’italiano e né la politica se ne sta a Roma a fare l’anchorwoman, continuamente sproloquiando, anziché imbottirsi di tritolo e fare a casa sua il suo dovere di palestinese; come la Tana De Zulueta e come il regista turco-ma-di-sinistra Oztepek. Tra gli indigeni la debordante Maria Giovanna Maglie se giornalista la si può ancora definire e Annuzza La Rosa, sua ‘editio minor’, mentre non dimentico il loschissimo e ancora craxiano Pietro Vigorelli. Quindi, ancora, l’eternamente ridanciano Gigi Proiettile, il disoccupato-assistito Paolo Liguori mantenuto di Berlusconi e pezzo di merda di antijuventino. Rimanendo ancora un momento nell’ampio campo dei pubblicitari dichiaro di aborrire quel Bartolino che tutte le mattine i mezzogiorno e le sere ci bombarda con la pubblicità d’una assicurazione telefonica che non sono mai riuscito a capire quale sia, quindi quel Lello Arena, un deficiente dislessico e strabico che attualmente fa la pubblicità all’Enalotto. Lunga sarebbe la lista dei comici televisivi per cui mi limito ad indicare chi pongo in cima ad essa, cioè a dire il sedicente comico Pino Insegno non perché egli sia il peggiore fra tutti (in cotesto settore al peggio non c’è fine) ma perché proprio, per quanto mi sforzi, non riesco ad immaginarmi cosa mai potrebbe insegnare uno siffatto. Il critico televisivo Aldo Grasso che da quando la Rai dei professori lo trombò spara livorosamente a zero su qualsiasi cosa si muova sul video; quel ciarlatano di Aldo Biscardi e la sua urlante e sgangherata baracca del “cesso-Pro” e, tra costoro, sopra tutti il Corno Elio la cui voce par’essere una scorreggia. Come non citare l’Enzo Biagi, prodiano, falso buonista e velenoso cripto-anti-comunista (cripto perché con Giulietti capo dell’Usigrai se non sei dei loro non lavori); e, sempre a proposito di anticomunisti, l’immarcescibile Forattini rozzo e monocorde. Della società così detta civile i primi nomi che mi vengono alla mente sono quelli di don Verzé ras dell’ospedale San Raffaele di Milano, industriale intonacato; del Fazio della Banca d'Italia, dell’orbo Andrea Bocelli specie da quando quelli della Rai lo chiamarono a commentare una partita di calcio e lui accettò, così come non mi piace quel grosso evasore fiscale che fu il recentemente scomparso Lucianone Pavarotti. Detesto Ferraro & Scattone assassini alla finestra, il negro congolese Patrick Lumumba, l’altro negro Rudy Guedé e il loro amico di pelle bianca Raffaele Sollecito, probabili scannatori della povera Margareth, così come detesto, per restare nel campo del delitto, l’Annamaria Franzoni e i suoi telepiagnistei a (tele)comando, Olindo e Rosa criminali efferati, quell’impunito che scannò la povera Chiara, ché per tutti loro ci vorrebbe la pena di morte e per i loro avvocati impudici favoreggiatori il carcere a vita. Massimamente detesto i due gemelli delle farse “fatwecioè a dire Salman Rushdie sudicio indiano, falso scrittore e autentico lestofante e il suo epigono (gli epigoni italiani sono sempre i peggiori di tutti perché uniscono al cinismo dei modelli originali la furberia tipica di noi italiani) il sedicente scrittore Roberto Saviano da Napoli che con quattro invereconde e inattendibili sconcezze sulla Camorra, una massiccia dose di ben pompato vittimismo e di piagnistei televisivi si è guadagnato le prime pagine dei giornali (di sinistra) e  non so quanti premi (ovviamente pure di sinistra). Sono mortalmente stanco, anche se non ha ucciso nessuno, del minimalismo alla Enzo Biagi (già citato, lo so…), cui il gruppo dei democratici di sinistra al comune di Milano vorrebbe assegnare l’Ambrogino d’oro. Spero che non ci riescano perché Biagi non ha mai scritto nulla di serio né di storicamente utile, essendosi limitato tutta la vita ad una sorta di giornalismo di basso profilo e di alto profitto. Ma non solo Biagi merita la doppia citazione! La meriterebbe anche il notaio (e montanelliano) mancato Beppe Severgnini da Cremona, un altro che sotto le alte volte di via Solferino una volta austere quotidianamente discetta sui massimi sistemi avendo cura però di tenersi puntualmente alla larga da quegli argomenti che possano minimamente offuscarne l’immagine o guastargli il ciuffo. Siccome qui possono essere citati solo i viventi non cito quella cagna perennemente in calore della Diana Spencer sposata Windsor e nemmeno il detestato Alberto Castagna, così come non cito il Karol Wojtila distruttore di imperi che per il solo fatto d’avere tolto da poco il disturbo mi han privato del piacere di porlo in cima a quest’elenco. Una fortissima antipatie mi fa il compositore di musiche da film (dai-facili-effetti-speciali) Morricone Ennio; chiuderei l’elenco col napoletano Luciano De Crescenzo e col bolognese Italo Cucci, due dalla barba pensosa, due che meno cose hanno da dire e più parlano. Ritornando per un momento nel pianeta calcio mi fa antipatia il duo Prandelli Guidolin. E ancora a proposito di calcio al così detto “nuovo che avanza” in Federcalcio (il presidente Abete, gli ex commissari straordinari Guido Rossi e Pancalli, il grande inquisitore Borelli, il responsabile dell’area tecnica Albertini e il tecnico Donadoni) preferisco di gran lunga il vecchio che non recede, cioè il vecchio inossidabile don Tonino Matarrese cattolico della sacre corona unita barese. Esprimo infine i segni della mia radicale antipatia nei confronti di Luca di Montezemolo e di Yaki Elkann o come cazzo si chiama, miserabili senza cuore, distruttori del mito Juventus. Chiedo perdono per quelli che ho dimenticato. Mi fanno una antipatia viscerale infine i tre che si fanno chiamare Aldo, Giovanni e Giacomo. Ritornando al gineceo televisivo presso il quale le postcomuniste e rimaste tale nell’animo sono le indiscusse e indiscutibili padrone di casa non posso tacere della mia fortissima antipatia (se già non le ho entrambe citate, il che mi parrebbe strano) la coppia Ilaria D’Amico di Sky e Daria Bignardi della 7, prepotentemente pettoruta la prima quasi piatta la seconda che quando han da attaccare la Destra e la Juventus raggiungono pubblicamente l’orgasmo. E nel nome del padre detesto Bobo Craxi e sua sorella Stefania, femmina il primo, maschio la seconda.

A proposito di politici e politicanti. Andando per un momento nel “politichese” ci sono frasi o modi di dire presi di quel mondo che ti fanno uscire dai gangheri…?

 

Dire “Uscir fuori dai gangheri” è riduttivo. Parafrasando il buon Goering posso tranquillamente affermare che quando le sento la mano mi corre irresistibilmente al cinturone. 

 

E qual è o quali sono queste frasi?

Sopra tutto tre: “Sediamoci intorno ad un tavolo e discutiamone” tanto cara ai sindacalisti della Triplice, “Riteniamo la proposta Irricevibile” molto cara al leader della GCIL” (Bestia; prima ricevila e poi casomai se sei capace la confuti!”. La terza, che è sempre sulla bocca dell’attuale inquilino del Quirinale il quale da lassù veglia sulle fortune e le sfortune del ceto politico del quale è inesausto portavoce, che le riforme devono essere “Condivide”. Io che già vedo come il fumo degli occhi il riformismo “all’italiana” figuratevi come posso vedere questa accanita pretesa a dover condividere sempre tutto con i perdenti, i frenatori e gli immobilismi. Ma così si va avanti in Italia: Per questo reggiamo il fanalino di coda tra tutti i Paesi ad economia avanzata (si fa per dire…). 

E è rimasto qualcuno a cui vuoi un po’ di bene?

Moltissimi: Cominciamo dai politici: Io sono sensibile al fascino che emana dai leader (dico i leader veri, non quelli alla maionese come Romano Prodi), quindi il primo nome che faccio è quello di Silvio Berlusconi, l’uomo più ricco e in quanto tale il più odiato d’Italia, cosa che quest’Italia di mantenuti, di mediocri e di miserabili falliti non riesce a perdonargli... Un altro che rispetto è Massimo D’Alema, purtroppo rimasto imprigionato a sinistra e fattosi scavalcare da quell’opportunista di Veltroni, nel quale (D’Alema) io vedo il nuovo Togliatti, nonché quel leader che la sinistra non ha mai fatto nulla e che continua a non far niente per valorizzare; il picconatore don Cecco Cossiga presidente emerito, il migliore degli inquilini del Quirinale da Einaudi in poi. E, quanto meno per gratitudine, il povero Antonio Di Pietro una volta l’uomo più potente d’Italia, ora scaduto a petulante e sputacchiante macchietta e trattato da scemo del villaggio. Nella politica estera il presidente ex cechista compagno Vladimir Putin, uno che ha saputo trarre il suo grande Paese dal fango e dalla ignominia nel quale lo avevano fatto cadere quell’idiota di Gorbaciov e quell’alcolizzato di Boris Elsin. Helmuttone Kohl, quale grave perdita la sua uscita dalla politica! Tra gli sportivi metto senz’altro il povero Arrigo Sacchi cui, come a D’Alema e a Berlusconi non viene perdonato d’essere il migliore, e Paolo Montero ex punto fermo della squadra per la quale tifo e insuperabile baluardo della sua difesa malvisto perché non la perdonava a nessuno. Tra i radiofonici e i televisivi in cima all’elenco metto senz’altro i due Angela, padre e figlio perché indiscutibilmente bravi e (perché non dirlo) chiari e comprensibili, Giulianone Ferrara e il suo “figlioccio” Pierangelo Buttafuoco, quindi l’ex conduttore di radio3 Nicola Campogrande, la giornalista di Rai News 24 Emanuela Falcetti e l’anchor man di La7 Antonello Piroso (ho invece espunto don Enrico Vaime sia perché i suoi interventi delle sette e mezza mi paiono un po’ troppo qualunquistici e sia perché (colpa assai più grave) pur se spudoratamente gaucciano ha avuto l’impudenza di lasciarsi andare a termini di dileggio verso Luciano Moggi e la Juventus per le disavventure delle intercettazioni. Stimo Milena Gabanelli e adoro la cara Elisabetta regina d'Inghilterra, che Dio la salvi!, e provo molta simpatia sia per la signora Letizia Moratti che per miss Rossella Sensi. Siccome qui possono essere citati solo dei viventi non cito Indro Montanelli e Umberto Agnelli (no, non l’Avvocato che era solo un geniale raccontatore di barzellette). Traendo dal mondo del calcio provo stima e simpatia per il rossonero Alessandro Nesta ormai purtroppo agli sgoccioli di una splendidissima carriera, per l’ex milanista Shevchenko (idem come sopra) entrambi bravi, professionali ed eleganti, a dimostrazione del fatto che so apprezzare anche quelli che non son dei nostri (a patto che siano generosi e onesti). Fuori dai terreni di gioco dichiaro di provare simpatia per il reprobo Ricucci e per i cc.dd. “furbetti del quartierino”. Mi piace la vilipesa Mara Carfagna, adoro Anna falchi, moglie o ex moglie del predetto Ricucci, una che è così bella che se solo gli parla in un orecchio fa resuscitare un morto! Tra i politici stimo Giulio Tremonti, Nicola Rossi e l’ex radicale (a-Pannella-inviso) Daniele Capezzone. E il direttore di Radio Radicale Massimo Bordin perché tutte le mattine ne seguo la pregevole rassegna stampa e sopra tutto perché so che anche lui, come Capezzone, è a Pannella inviso. Stimo e mi fa simpatia infine, perché massimamente inviso agli sputasentenze del gruppo editoriale L’Espresso-Repubblica , Marcello Dell’Utri, uomo colto e gentile. Stimo e mi è simpatico il dott. Guido Bertolaso, responsabile della Protezione civile in questo paese incivile e disastrato. Gettando per un attimo lo sguardo oltr’Alpe, guardo con fiducia e simpatia a Nicolas  Sarkosy, definito dalle sinistre di quel paese “nano maledetto”.  Il che è bastato a farmi sperare che potesse vincere alla corsa per l’Eliseo. Gettandolo invece oltre oceano devo dire che guardo con fiducia a Barak Obama che perché negro e (sopra tutto) comunista sarà un miracolo se riuscirà a superare il quadriennio.

C'è qualcuno sul quale hai cambiato idea dal male al bene?

Di Giulianone Ferrara ho completato, sfinito ma ammirato, l’intero periplo; un altro che ascolto con qualche infastidita attenzione è Rocco Bottiglione quando da quel cattolico oscurantista che è predica il primato della morale cattolica (io sono ateo e profondamente anticlericale, ma i tempi che forsennatamente corrono mi hanno purtroppo ridotto a guardarmi indietro, e anzi, sul punto, non posso escludere di potermi fare un giorno musulmano.  Provo rispetto per la ingenua fedeltà che Sandrone Bondi prova per il suo padrone, e ne provo - moltissima ne provo - ora che s’è liberato dall’opprimente giogo del padre padrone Pannella, ora che da radicale è diventato liberale e berlusconiano, per Daniele Capezzone, lucido, coraggioso, preciso, tagliente…. Sto cominciando a guardare con interesse alle calze autoreggenti della Michela Vittoria Brambilla che mi è simpatica e all’Alessandra Mussolini, anche se spara cazzate a tutto spiano, perché è la sola cosa oggi in Italia che fa ricordare il suo grande nonno, e non solo col cognome. Ho cambiato idea (dal cattivo al buono) su Moni Ovadia, ebreo sì, ma coraggioso cantore del mito della grande Rivoluzione d’Ottobre e di Stalin. Mi è piaciuto infine il fascista Storace quando si è messo a sparare ad alzo zero sul colle più alto e sul suo incartapecorito inquilino...  

Di quale categoria ripulirei il mondo:

Buonisti, giornalisti, sindacalisti, ulivisti, garantisti, preti e psicologi da televisione.

Il mio orientamento politico:

Non ho ancora capito se sono comunista di destra o fascista di sinistra.

Fossi dittatore per sei mesi quale sarebbe il tuo primo provvedimento?

Non uno ma cinque: Primo: Immediata revoca delle garanzie democratiche e poteri speciali e straordinari al presidente della C.E.I. Monsignor Camillo Ruini. Il secondo: una legge che chiuda i Tar e tutte le università aperte in Italia dopo il 1945. Terzo: una legge che imponga ai genitori di mettere il nome al nascituro non prima dei diciotto mesi dalla nascita e non dopo dei tre anni, così da potere avere realmente dei nomi commisurati all’aspetto fisico o alle caratteristiche dei soggetti. Quarto: un decreto che obblighi il signor Massimo Moratti ha versare al fisco, come surplus di liberalità, l’eguale esatto di quello che tutti gli anni spende per trastullarsi, senza riuscire mai a farlo funzionare, con quel costosissimo giocattolo che è l’Inter. Quinto: Ripristino immediato della pena di morte, revoca del secondo e del terzo grado di giudizio e abolizione della giustificazione delle sentenze.

Pena di morte? Ho capito bene...?

Sì hai capito benissimo. Pena di morte.

Perché?

Perché in questa Repubblica marxista e clericale si piange troppo per dei nonnulla  e alle cose serie e durature come il mestiere di vivere, l’onorabilità, la povertà, il bisogno, i sacrifici, l’impegno non si dà alcuna importanza. Tutto si consuma nello spazio di un servizio televisivo. Occorre far sì che la gente e in televisione si pianga per dei motivi, e si esorcizzi questo tabù che è diventato la morte, che ci lascia del tutto indifferenti purché non avvenga nei pressi di qualche telecamera. 

Perché sei così drastico?

Perché, come diceva, Indro Montanelli l’italiano è il popolo più cinico del mondo. E perché, come ha recentemente scritto il Daily Mirror, l’Italia è diventata una casa di tolleranza a cielo aperto. 

Ma non eri comunista una volta...?

E’ vero e non me ne vergogno. Perché come si suol dire “chi non è stato comunista in gioventù è senza cuore, ma chi continua a esserlo nell'età adulta è senza cervello. E poi...

E poi...?

E poi ai miei tempi i comunisti erano poveri e sognavano la palingenesi universali, e avrebbero mangiato pane e profumo d’aringa, mai mortadella...

C’è un anticristo nel mondo:

Sì, le tre b (Boldi, Baudo e Bonolis).

Il rosso o il nero:

Entrambi, nel senso del romanzo di Stendhal.

Il gatto o il cane:

Il gatto, meno antropodipendente.

Il capriccio che non mi sono mai tolto:

Assestare un sonorissimo e formidabile ceffone ad un cieco che stia facendo finta di guardare e con meditata partecipazione commenti un quadro o una partita di calcio (ce ne sono…, ce ne sono, Andrea Baccelli l’ha fatto...|).

Un sogno destinato a restare un sogno:

Come capitò al signor March di “Piccole donne” con le sue Meg, Gio, Beth ed Emily, mi sarebbe molto piaciuto avere quattro figlie femmine.

Qual è la cosa che ti fa più schifo?

Schifo in che senso?

Nel senso di nausea, ripulsa, repulsione, disagio a guardarla, istinto a vomitare solo a immaginarne il contatto…

Le bocche, certe bocche che sembrano sfinteri anali…! Non tutte, ma mi muovono al vomito la boccuccia a cul di gallina di Pierferdinando Casini, quella a salvadanaio di Romano Prodi, quella alquanto vaginale di Pannella e quella piuttosto emorroidica di Baget Bozzo. 

Hai mai pensato al suicidio:

Tutte le volte che di notte e solo, attendendo il cominciare d'un film, ho dovuto sorbirmi le interminabili elucubrazioni di Enrico Ghezzi.

Chi vorrei che fosse il mio angelo custode:

Il dio Denaro.

Quando mi sento o mi sono sentito fiero di essere italiano:

Non lo so, non mi è mai parso importante.

Quando me ne vergogno o me ne sono vergognato:

Trapattoni, Benigni e la Loren quando oltre confine li vedo comportarsi secondo la migliore tradizione napoletana: quella di Pulcinella.

Ricordi il primo libro che hai letto?

Il Giro del mondo in 80 giorni di Giulio Verne.

Gli ultimi che ti sono piaciuti?

Il Mulino del Po di Bacchelli, la Coscienza di Zeno di Svevo e Il Rosso e il Nero di Stendhal tra i maggiori; tra i minori senz’altro Cosa sognano i pesci rossi del dott. Marco Venturino. Non so se porli tra i maggiori o i minori ma vorrei citare anche Un anno sull’altipiano di Lussu e La Braci di Sandor Marai, una bellissima sorpresa.

 Il prossimo che leggerai?

La quadrilogia (o sono cinque?) di Thomas Mann sull’ebreo Giuseppe, se li troverò nella biblioteca comunale.

L’ultimo che hai comprato

Il Mussolini del francese Pierre Milza; mi è costato un fracco di quattrini ma ho tra le mani, sul duce, finalmente, un libro onesto.

Il prossimo che comprerai

I tre schiavi di Giulio Cesare. Imperdibile come può esserlo quel libro dove il tuo scrittore preferito tratta del tuo personaggio preferito. Peccato che è di difficilissima reperibilità.EBach e l’aritmetica di Margheret Thulin, anch’esso irreperibile.

I tuoi scrittori preferiti:

Amado, Bufalino, e in mezzo Mann e Bacchelli.

Il libro più divertente?

Dona Flor e i suoi due mariti.

Il libro più triste?

Non è triste, anzi è bellissimo e incredibilmente drammatico. Mi riferisco al già citato “Le Braci” di Sandor Marai

Il libro più difficile?

L’Ulisse di Joyce.

Il libro più noioso?

A lungo ho ritenuto esserlo “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov, poi l’ho riletto e ho ritenuto di poter cambiare un po’ idea. Ma solo un po’.

Il libro più erotico?

Il Cantico dei Cantici.

Il libro più originale?

Il Deserto dei Tartari.

Il libro più disperato?

Lolita di Nabokov.

Un libro “perfetto”?

I Buddenbrook o La Montagna Incantata di Thomas Mann.

Il libro che hai regalato di più?

Il Rosso e il Nero di Stendhal.

Quello che t’ha colpito come un pugno in piena faccia?

“Un calcio nel cuore”, la verità colata sui torbidi fatti di Calciopoli; per la sua veridicità potrei porlo tra i cinque che mi sono piaciuti di più.

E gli altri quattro?

Non è facile, così su due piedi e con tutti i libri che ho letto. Facciamo dodici, è il minimo trattandosi di uno che ne ha letti molti. Lasciando nel loro Empireo i Grandi (Omero, Shakespeare, Thomas Mann, Tolstoj, Proust, Stendhal, il Manzoni…), in cima alla lista metterei Il Mulino del Po di Bacchelli e Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, quindi, nell’ordine, Il bell’Antonio e Paolo il caldo di Vitaliano Brancati e Il Rosso e il Nero di Stendhal, Quindi l’impareggiabile, gustosissimo Dona Flor e i suoi due mariti di Jorge Amado, e con essi Oceano Mare di Baricco, Polvere del Messico di Cacucci, Argo il cieco di Bufalino, Il giorno dello sciacallo di Forsyte, Tsushima di Frank Tiess, Cristo si è fermato a Eboli di Levi, La coscienza di Zeno, Memorie di Adriano imperatore della Yourcenair, I Malavoglia e Mastro don Gesualdo di Verga, Lessico famigliare della Ginsburg, La cripta dei cappuccini dell’altro Roth, quello austriaco, quello vero, Il fu Mattia Pascal di don Luigi Pirandello, Il piacere dell’impareggiabile Gabriele D’Annunzio, Il Padrino di Mario Puzo. Sono quindici? Sono sedici…Sono Venti…?! Mandatemi la multa a casa ché non so chi togliere.

La più grande storia d’amore?

Il “Dracula” di Frank Langella portato al cinema da John Baldham dove finalmente il povero conte viene presentato come un uomo pieno di charme e di savoir faire ma anche, vivaddio, bellissimo.

La delusione più grossa?

Il Circolo Picwick di Dickens.

Un personaggio con cui identificarsi?

Il vecchio principe Nikolai Bolkonsky, in Guerra e Pace.

Il personaggio più spregevole?

Don Blasco, nei Viceré di De Roberto.

Un libro che dovrebbe avere un seguito?

Oceano Mare, di Alessandro Baricco.

Un autore che non ti ha mai tradito?

Thomas Mann.

Uno scrittore che usurpa questa definizione?

Salman Rushdie.

Uno scrittore che non conosci e che vorresti conoscere

Georges Simenon

Uno scrittore cui lo scrivere troppo ha nuociuto?

Jorge Amado.

Il libro da tenere sul comodino?

Il Principe di Machiavelli.

E quello da portare sull’isola deserta?

L’Odissea.

Lo scrittore più originale?

Luigi Pirandello.

Lo scrittore più sopravalutato?

Cesare Pavese.

Quello più ingiustamente sottovalutato?

Luigi Bacchelli.

E quello più noioso?

Il libro che non si riesce a finire di leggere. Ma la nomination di scrittori noiosi possono ben giocarsela gli scrittori “quasi emuli” Cesare Pavese e Italo Calvino.

Un classico che ti ha deluso?

Gargantua e Pantagruel.

Un classico che non hai ancora letto?

I Fratelli Karamazov di Dostojevski. Ma ho una irresistibile desiderio di leggere il “Fermo e Lucia”, solo che qui in biblioteca non ce l’hanno e comprarlo costa moltissimo.

L’Everest letterario?

Diciamo che Omero è l’Everest e la Réchèrche di Proust il K2.

Qual è il personaggio letterario che ami di più?

Ulisse.

A quale personaggio di romanzo faresti la corte?

Sicuramente alla signora col cagnolino di Cechov, nella rappresentazione cinematografica di Mikhalkov e alla Claudia Couchat de La Montagna incantata di Mann. Per coincidenza entrambe russe.

Un libro che sullo schermo ci ha guadagnato?

Le Relazioni Pericolose di Cholderoi de Laclos (Milos Forman).

E quello che ci ha più perso?

Il Nome della Rosa di Eco e Un anno sull’altipiano di Lussu.

L’autore più ricco di “forma”?

Gesualdo Bufalino.

L’autore più ricco di “contenuto”?

Stendhal.

L’autore ricco contemporaneamente e di forma e di contenuto?

Dante Alighieri.

Il più bravo a scrivere dialoghi?

Certamente William Shakespeare.

Uno scrittore dallo stile inconfondibile...?

William Shakespeare.

Un musicista dallo stile inconfondibile...

Ormai li riconosco tutti: alle prime 5 battute so già dire di chi si tratta, anche se poi nel sempre so individuare il brano.

Con quale libro vorrei essere sepolto:

Dona Flor e i suoi due mariti di Amado.

Il poeta più grande:

Per me l’Alighieri; chi non è d’accordo per favore lo legga o se lo faccia spiegare.

Un esempio di perfezione poetica:

Potrà sembrare banale, ma nell’Infinito di Leopardi c’è l’assoluto.

Un’opera intera che vorresti conoscere a memoria:

L’Orlando Furioso dell’Ariosto.

Gli ultimi due film che hai visto al cinema?

L’ultimo bacio di Muccino, ma vado poco al cinema.

Ti è piaciuto?

No, tolta la straordinaria Giovanna Mezzogiorno.

E l’altro?

La Caduta con Bruno Ganz, sugli ultimi 10 giorni di Adoph Hitler nel bunker sotto Berlino; un film ben girato, veridico e ben recitato.

L’ultimo film che hai visto in televisione?

Pane e tulipani.

Ti è piaciuto?

Moltissimo; mi ha fatto conoscere una Ida Maglietta strepitosa che mi ha distrutto il cuore (nel senso che me lo ha fatto diventare di strutto).

L’ultimo film che hai visto in videocassetta?

Un bacio appassionato di Ken Loach.

Ti è piaciuto?

Sì e no.

Puoi spiegarti meglio?

Sì perché si tratta d’un bel film. No perché non condivido la posizione mentale, ideologica, del regista.

Un film strano, originale, leggero, inconsueto?

Italiano per principianti, film danese sottotitolato.

L’ultimo che hai voluto rivedere?

East is east.

Perché?

Perché è un filmetto delizioso, assolutamente riuscito.

Un film che attendi di vedere?

I racconti di una Geisha (poi l’ho visto e mi ha fortemente deluso: un film americano, pensato in americano, girato con attrici cinesi americane da almeno quattro generazioni, in sostanza un obbrobrio holliwoodiano).

Un film “sèguito” che ti è parso migliore del primo?

Amici miei atto 2°

Invece un “seguìto” assolutamente non all’altezza del primo?

Agata e la tempesta, di Soldini (opera seconda dopo “Pane e tulipani”)

In assoluto, quale di più

Forse L’appartamento di Billy Wilder.

Salvane cinque in assoluto

 

L’appartamento, Oci Ciorni, Pane e tulipani, Dolls e Barry Lyndon.

Un film davvero impressionante?

I primi 20 minuti di “Salvate il soldato Ryan”.

Il film che non vedrai mai?

La vita è bella di Benigni e tutti i film di Chaplin

Il film più divertente?

Tutti i film di Billy Wilder sceneggiati con IAL Diamond.

Il film più disperato?

Dolls (Marionette) di Tagheshi Kitano.

Il film più triste?

La tenda rossa di Kalatazof.

Il film più difficile da realizzare?

Titanic di Camerun.

Il film più difficile da capire?

I film iraniani.

Il film più noioso?

Un pesce di nome Wanda.

Il film più erotico?

Lolita di Kubrick (ma non si vede niente, è tutto un erotismo di testa).

Il regista più pornografico?

Tutti dicono Tinto Brass, ma di più credo che lo sia stato, almeno in un film di molti anni fa sulla monaca di Monza, un tale Luciano Oldorisio.

E la regista femmina più troia?

Premetto che le registe femmina son così poche che possonsi contare sulle dita di una mano, ma insuperabile in questa prospettiva risulta la australiana Jane Campion.

Il film più elegante?

I film in costume di Milos Forman.

Il film più originale?

Le Iene di Quintin Tarantino.

Il film più strambo?

Pulp Fiction di Quentin Tarantino.

Il film meglio recitato?

Sleuth con L.Olivier e M.Caine.

La delusione più grossa?

Il nome della rosa di J.J. Annaud.

Un film importante che non hai capito?

Odissea nello spazio di Kubrick.

Il personaggio più straordinario?

Moustache di Irma la Dolce di Wilder.

Un film che dovrebbe avere un seguito?

Oci ciorni di Michalkov.

Il tuo “cult movie”?

West side story di Wise e Bernstein che tuttavia, non so perché, non amo riguardare. Tra i film non film al primo posto pongo “Alla conquista del West – La famiglia Machahans” ché più lo vedo e più mi piace. L’avrò visto ormai una diecina di volte...

Il peggior film?

Tutti pazzi per Mary

Un regista che non ti ha mai tradito?

Joseph L. Mankiewitz.

Chi rasenta la perfezione?

Luchino Visconti, Milos Forman.e Stanley Kubrick.

Un regista che ti pare sopravalutato?

Salvatores, Moretti, Tornatore e Benigni.

La migliore delle scuole cinematografiche?

Quella inglese.

Seguita da

La russa, l’australiana e la cinese.

Un titolo, un titolo e un titolo

I molto suggestivi “Quando volano le cicogne” (Urss 1957); “Pic-nic ad Hanging Rock” (Australia 1975); “La foresta dei pugnali volanti” (Cina 2004).

Il film che non ti stancheresti mai di vedere?

Barry Lyndon e Il Padrino dei quali conosco a memoria e posso declamare intere sequenze.

Quello che ami di più

Oci ciorni di Michalkov.

Il più grande regista italiano?

Sono indeciso tra Germi e Visconti.

Il più grande regista straniero?

Billy Wilder.

Il più originale straniero?

Stanley Kubrick.

Il più originale italiano?

Nel senso di innovativo credo che più lontano di Sergio Leone non si possa andare.

Il più promettente dei nuovi?

Kenneth Branagh, ma anche lui sta invecchiando.

Il più originale dei nuovi?

Silvio Soldini, quello di Pane e Tulipani, che nuovissimo non è, che poi è miseramente franato in Agata e la tempesta. Tra i nuovissimi mi ha colpito Eugenio Cappuccio col suo “Volevo solo dormirle addosso”.

Uno che non ne azzecca una?

Francesco Nuti.

Uno che ha sbagliato mestiere?

Tinto Brass.

Invece uno ingiustamente sottovalutato?

Sergio Rubini.

E quello più noioso?

Nanni Moretti.

E quello più antipatico?

Roberto Benigni.

E il più odioso?

Michele Placido.

Se tu fossi un produttore di film quali film non finanzieresti mai?

Quelli che venisse a propormi un certo Fellini, uno che sfonda tutti i budget e alla fine quel che ne viene fuori lo capisce solo lui. 

Qual è il personaggio maschile che ami di più?

Moustache, l'oste demiurgo di Irma la Dolce.

E quello femminile?

Anna, la protagonista di Oci ciorni.

E l’attrice più bella?

Marisa Berenson di Barry Lyndon.

E quella più brava?

Adoro Licia Maglietta (ma dopo Agata e la tempesta un po’ meno).

E una contemporaneamente bella e brava? (italiana)

Giovanna Mezzogiorno

E una contemporaneamente bella e brava? (straniera)

La leggera e leggiadra Zang Ziyi. E’ stato un amore a prima vista (Hero; La foresta dei pugnali volanti).

Un’attrice che avrebbe meritato di più?

Cibyll Sheperd.

E quella che avrebbe meritato di meno?

Ornella Muti.

Un’attrice per la quale nutri una simpatia particolare?

La deliziosa Charlotte Gainsbourg e la bellissima, invero una figura botticelliana, Cate Blanchett. Buona terza la sensualissima Angelina Jolie.

E tra gli attori?

Sergio Rubini; tra gli stranieri Kevin Spacey.

E quella per la quale nutri un’antipatia particolare?

Cameron Diaz.

Le attrici che non riesci a guardare?

Quelle che, come Meryl Strep, Shirley McLane e Stefania Sandrelli, belle da giovani si ostinano ad angosciarmi col loro tragico sfiorire.

Tra i maschi?

Trovo insopportabili Nicolas Cage e Harrison Ford.

Straniera?

Frances Mc Dormand, la poliziotta di Fargo.

Quella il cui nudo ti ha particolarmente colpito?

Shelley Duvall.

Il miglior attore in assoluto?

Non so, non è facile dirlo, forse sir Charles Laughton.

E tra i viventi?

Non mi delude mai, qualunque cosa gli facciano fare, Anthony Hopkins. Poi Kevin Spacey, Denzel Washington e, ad onta del risibile sembiante, Danny De Vito (bravissimo qualsiasi cosa reciti).

Il miglior attore italiano?

Totò; senza paragoni Totò.

E tra i viventi?

Sergio Castellitto ormai è una garanzia, anche se sta autoinflazionandosi; tra i nuovissimi mi è piaciuto moltissimo Giorgio Pasotti (il tagliatore di teste di “Volevo solo dormirle addosso).

Un attore sopravalutato?

Harrison Ford.

Un attore sul quale hai cambiato idea in positivo?

John Voight.

E uno sul quale l’hai cambiata in negativo?

Isabelle Adjani.

Il libro che vorrei vedere al cinema

La Montagna Incantata di Thomas Mann. E al pari il consimile Diceria dell’untore di Gesuardo Bufalino. Tra i die non so chi preferire.

Progetti di film purtroppo mai venuti alla luce?

Un Titanic di Hitchock e un Napoleone di Kubrick.

Un libro che sullo schermo ci ha guadagnato?

Il Giorno dello sciacallo di Fred Zimmerman.

E quello che ci ha perduto?

Il Nome della rosa di Jean Jacques Annaud.

I film preferiti:

Quelli di Wilder, di Mikalkhov, di Forman, di Kubrick, di Visconti e di Germi. Guardo sempre con interesse i film di Roger Donaldson

Uno in particolare:

Oci ciorni.

Una attrice amata, la più amata:

L'adorabilissima Meg Tyll del Valmont di Forman.

Il più bel finale di film:

Quello di Oci ciorni.

Il finale di film più agghiacciante:

Quello di L’ultimo bacio.

Con quale pellicola vorresti essere sepolto:

Oci ciorni, per l’amore che porto alla storia, ai luoghi e alla protagonista.

Il film che attendi con ansia di vedere?

Elisabeth, con Cate Blanchett

Esploriamo adesso il pianeta calcio

Con piacere; ci vivo appassionatamente da moltissimi anni.

Per quale società tifi?

Juventus

Juventini si nasce, o si diventa?

Credo che lo si diventi, per una qualche scintilla che ad un dato momento scocchi, e accenda una fiamma che mai si spegnerà.

Cosa ti suggestionò?

Il fatto che era la più forte, che aveva i giocatori migliori, perché è la più odiata, anzi la sola ad essere odiata. E perché nei secoli dei secoli così è sempre stato. Personalmente, forse per un fatto caratteriale, non sarei capace di sfegatarmi per una squadra che non mi consentisse, almeno in teoria, la domenicale possibilità della vittoria.

La il tragico è che è stato l’azionista-proprietario ma non dirigente a demolirne l’immagine e a reamortirla

Quando cominciasti a interessarti di pallone.

Son vecchio. Figurati che ho visto giocare vecchi arnesi con Enzo Bearzot (Torino), il barone Nils Liedholm e il grandissimo uruguagio Juan Alberto Schiaffino (Milan), il grande Boniperti anima della Juventus e il semi-nero (per allora uno scandalo) Montuosi e i sudamericani Omar Sivori (Juventus), Josè Altafini (Milan), Francisco Ramon Lojacono e Pedro Manfredini specialista in triplette.

E poi ho visto esordire in serie A giovani promesse che poi han smesso e dei quali si è perduto o quasi anche il ricordo come Rivera, Trapattoni, Mazzola e via salendo fino ai più recenti Platini, Zidane e Del Piero che sarebbe ora che anche lui smettesse. Ho visto esordire imberbe in serie A anche giocatori, come Giacomo Bulgarelli, che sono persino morti di vecchiaia. Questo per dire quanto son vecchio anch’io. 

Tra i suoi giocatori chi ricordi con più affetto?

Premetto che sono legato più alla maglia che a chi la indossa, comunque ho provato una simpatia e una stima particolari (simpatia senza stima non potrei provarne) per Sandro Salvadore fine e senza fine bello, per Bercellino quello detto Berceroccia, per Sergione Brio generosissimo broccone ma anima candida, per Roberto Bettega, sottile ed elegante punta di diamante; per Roberto Boninsegna nano malignazzo, per il geometra Capello tant’è che chiamai Fabio il mio ultimo nato; per Gaetanuzzu Scirea che il cielo lo ricompensi; per il primo Tardelli quello sottile come un giunco (ma detesto quello imbolsito e barbuto di adesso); per il Cabrini dei tempi migliori; per Romeone Benetti killer spietato; per il giovane leone Casiraghi degli esordi; per Luca Vialli quando, venuto Lippi al posto di Trapattoni, prese in mano la squadra e la portò a vincere ovunque; per Angelino Peruzzi che aveva un metro di girocoscia; per Gigi Buffon forte e spavaldo e tra quelli di adesso per Giorgione Chiellini, roccioso jolly difensivo, Mauro German Camoranesi, l’ultimo funambolo che ci è rimasto e David Trezeguet, spietato fuciliere. Tra gli stranieri Sivori e Charles, dei quali purtroppo ho ricordi confusi ma all'epoca la loro fama oscurava quella di tutti gli altri; per il tetesco Haller, genio e sregolatezza, purtroppo arrivato tardi, per il ciclonico Boniek e il beffardo Michel Platini, poeta del gol se mai ve ne fu uno; per Michelino Laudrup; per il povero Sasha Zavarov; certamente per il piccolo grande Rui Barros; per Jurgen Kohler e per Andreuccio Moeller cui ha nuociuto lo sciovinismo degli italiani la vicinanza col perfido Baggio, l’avarizia fatta calciatore; per Paulo Sosa e per Didier Deschamps fari e dighe del centrocampo; per l’impareggiabile, sublime, Zinedine Zidane; per l'adoratissimo Paolo Montero, il mio idolo; per Zlatan Ibrahimovic, cigno di incomparabile bellezza ma gangster nell’animo; e per il purtroppo ormai declinato ma una volta leonino Edgar Davids; per il piccolo Sabestian Giovinco di cui seguiamo con trepidazione la crescita e dell’altrettanto giovane e bravissimo Claudio Marchisio. Tra gli ex rammento la inarrestabile generosità di Gian Luca Zambrotta e, se non ne ho dimenticato altri, lo straordinario Thierry Henry. Tra i nuovi arrivati Momo Sissoko.

E chi hai amato di meno?

Trascurando le mezze figure, primi tra tutti, in questa classifica del rifiuto, senza dubbio metto Roberto Baggio e Paolo Rossi, seguiti a ruota da Zoff; quindi il Tacconi più lesto di lingua che di riflessi; il calabrese Mauro; il corpo estraneo Altobelli; il vecchio Marocchi; l'esoso Vierchowood; l'odioso Dino Baggio; il polemico Ravanelli e quest’Antonio Conte che pur se incapace di fare una O col bicchiere viene ritenuto dai suoi tifosi una sorta di maitre à penser. Quindi, in gruppo, tutti i campioni del mondo '82 quando si montarono la testa e si fecero cacciare da Boniperti (Gentile, Cabrini, Tardelli, il già citato Rossi, Causio). Non ho mai amato Giovanni Trapattoni. Detesto tutti quelli che, nonostante la tarda età e gli acciacchi, non vogliono saperne d'andare in pensione (gli antesignani sono Maldini e Del Piero, il quale Del Piero, oneroso e onusto ex atleta, è il più grosso parassita, il calciatore meno utile e la riserva meglio pagata che ci sia al mondo). Non amo i calciatori che parlano troppo, quelli che a tutte le domande rispondono premettendo l’avverbio “sicuramente”, quelli che si rapano a zero i capelli e quelli che li stan perdendo.

Azzarda una formazione dei migliori

Gigi Buffon in porta. Sandro Salvatore, Gaetano Scirea. Paolo Montero e Gian Luca Zambrotta da destra a sinistra in una difesa a quattro. A centrocampo il Marco Tardelli e l’Edgar Davids dei tempi migliori. Da destra e a sinistra di John Charles che schiererei come pivot di centrocampo porrei: Mauro Camoranesi sulla destra e Pavel Nedved largo a sinistra; con Zlatan Ibrahimovic e Michel Platini a fare impazzire i difensori avversari. Completerei l’organico con Angelino Peruzzi, Claudio Gentile, Helmutt Haller, Roberto Bettega, Roberto Boninsegna e Luca Vialli. Affiderei i tutti a Marcello Lippi.

Un giocatore che ruberesti a ciascuna delle rivali della tua squadra (massimo due per squadra)

All’Inter Ibrahimovic che era nostro e che l’Elkann regalò a denti marci Moratti per ringraziarlo della faccenda delle intercettazioni, e Adriano.

Milan: Clarence Seedorf, e Ronaldinho.

Roma: Julio Baptista detto “La bestia”,

Fiorentina Adrian Mutu per il quale vale il discorso appena fatto per Ibrahimovic e il portiere Frey. 

La gioia più grande?

Ogni vittoria e San Siro.

Il dolore più grande?

Indimenticabile, incancellabile, la sconfitta del 28 maggio ’03 all’Old Trafford di Manchester, dove per una inezia e un impareggiabile concorso di sfortune il vincente Lippi ha lasciato la Champions League al perdente Ancelotti; più ancora della sconfitta del 14 maggio ’00 nella piovosa Perugia.

L'allenatore più bravo?

Quelli che vincono (quindi Sacchi, Lippi e Capello)

E fuor di Juve?

Tra i nuovissimi Ballardini, Allegri, Marino e Giampaolo.

Chi dovrebbe cambiar mestiere e si ostina a non farlo?

Alcuni pluritrombati che in ragione del basso costo ancora trovan panchine dove poggiare gli avvizziti glutei: Sonetti, Mutti, Ulivieri, Simoni, Papadopulo e Mondonico, di tutti il peggiore. Ma chissà quanti ne ho dimenticati.

Chi invece è uscito ingiustamente dal giro?

Zdnenek Zeman

Fuor di Juve, gli spreferiti?

Detesto i perdenti con lingua lunga quali Mazzone, Simoni, Agroppi, Boniek e compagnia cantanti, ma ormai sono out. Hanno stancato tutti.

Juve a parte, quali i calciatori più grandi (italiani)

Gianni Rivera e Gigi Riva sicuramente, e innanzi a tutti. Ce ne sono stati degli altri, non ho mai visto nessuno al loro livello.

E tra gli stranieri (sempre non della Juve) venuti in Italia?

Nordhal e Schiaffino, anche se quando giocavano io ero troppo piccolo; don Alfredo Di Stefano al fare e al sentir fare del quale mi alzo sempre in piedi, Dennis Law, José Altafini; Luisito Suarez; Helmut Haller; Lothar Mattheus; Paolo Roberto Falcao l'ottavo re di Roma; l'uruguagio Enzo Francescoli; Daniel Passarella, detto il "caudillo"; il trio delle meraviglie Van BastenGullitRijkard. Aleksei Michailicenko, anche se qui da noi giocò poco e male; il grandissimo Maradona, probabilmente con don Alfredo Di Stefano il più grande in assoluto. Shevchenko che purtroppo abita a Milano. Infine, ma non ultimi, Tierry Henry che fu Lippi a volerlo alla Juve e Ancelotti purtroppo a farlo andar via e il grande, grandissimo Zlatan “abracadabra” Ibraimovic che fu la Triade a volerlo e la nuova dirigenza dei Banc e di Montezemolo a svenderlo alla grande Inter (…cettatrice).

Un giocatore assolutamente centrale nel calcio d’oggi?

Senza dubbio l’avvocato Guido Rossi, il miglior centravanti che l’Inter abbia mai avuto dopo il grande Antonio Valentin Angelillo; figuratevi che l’anno scorso, in soli 2 mesi, e pur non giocando neppure una partita, ha fatto vincere all’Inter, la sua squadra, due scudetti.

I personaggi del mondo del calcio che più detesti?

In primis e sovra un fitto bosco di personaggi per un motivo o per un altro detestabili cito Sensi, Moratti, Ronaldo e Roberto Baggio. E per principio e fissazione ideologica tutti i giocatori che han più di tren’anni con la sola eccezione di Pavel Nedved. 

Quale giocatore ruberesti ad una altra squadra?

Ronaldinho che sa fare cose incredibili a una velocità pazzesca, Alessandro Nesta e Andryi Shevchenko: tre fuori-classe.

E quale dei tuoi regaleresti ad un'altra squadra?

Del Piero, un Godot che non arriva mai, che sa vendersi con baggesca maestria perché parla troppo e troppo bene, non riesce più a fare la differenza e non rende in proporzione del moltissimo che percepisce.

Chi non venderesti?

Paolo Nedved. Grandissimo, unico, marziale. Ma ha 35 anni e, ahilui, ha corso troppo nella vita! Ormai è allo stremo e sta perdendo lucidità.

Chi è il personaggio “centrale” nel calcio d'oggi?

Nessuno. Il grande Piero Ostellino ha scritto che (Moggi) per circa 15 anni lo è stato, fuor di tutti i dubbi, il più grande di tutti, Ma gli han sparato a lupara, mentre in un paese serio lo avrebbero messo a capo della Figc!

E ieri?

Il vecchio Boniperti.

E questo cosa vuol dire?

Che la storia siamo noi, nessuno se ne senta offeso...